Compiti a casa: quanto aiutare i figli
“Genitori, il vostro ruolo è sostenere senza sostituirvi: vostro figlio deve imparare ad affrontare i compiti in autonomia”. La pedagogista Maria Cristina Boccacci con Leggo centra uno dei temi più discussi tra scuola e famiglia: quanto è giusto aiutare nei compiti a casa i figli e dove, invece, comincia l’eccesso di ingerenza? Secondo un’indagine di Skuola.net su 1.100 studenti tra medie e superiori, il 33% dedica 2-3 ore al giorno ai compiti, e nel 12% dei casi si arriva persino a cinque. Quasi la metà dei ragazzi li ritiene utili per consolidare ciò che ha imparato, ma per un terzo servono a poco o nulla.

Per Boccacci, i compiti restano uno strumento prezioso: “Sono necessari per sviluppare competenze cognitive personali e a fornire una strutturazione cognitiva dell’apprendimento, che accompagnerà l’individuo per tutta la vita”. In altre parole, non sono solo esercizi, ma allenamento all’autonomia mentale: pianificare, ricordare, organizzare il tempo, imparare a cavarsela da soli.
Naturalmente, tutto questo funziona solo se il carico non è eccessivo e se i compiti non servono a colmare lacune mai spiegate in classe. E, aggiunge l’esperta, “i compiti devono anche generare dubbi nutritivi, stimolando domande e curiosità che mantengano vivo l’interesse verso l’apprendimento”.
Nel 37% dei casi i genitori considerano i compiti fondamentali, ma non sempre riescono a trovare il giusto equilibrio tra aiuto e autonomia. Solo il 7% dei ragazzi delle medie e il 6% delle superiori riceve un supporto costante, mentre la maggior parte affronta da sola il pomeriggio di studio.
“I ragazzi hanno bisogno del sostegno di un adulto anche con l’avanzare del percorso”, spiega Boccacci, “ma l’adulto non deve sostituirsi. Serve una co-regolazione: un confronto costante che li aiuti a sentirsi sicuri e compresi”. Gli estremi da evitare? Due: “L’ingerenza totale, che deresponsabilizza, o il completo disinteresse, spesso giustificato come incentivo all’autonomia”. E quando il figlio non fa i compiti? “È giusto che il genitore non intervenga, lasciandolo andare a scuola senza aver rispettato la consegna. È una questione di responsabilizzazione”.
Oggi i compiti non si fanno più solo con l’aiuto dei genitori. Cresce infatti l’uso dell’intelligenza artificiale come nuovo “alleato” di studio. “Può essere utile solo se lo studente ha già sviluppato funzioni esecutive e cognitive solide”, avverte la pedagogista. “Se usata troppo presto, impedisce lo sviluppo del pensiero critico e creativo”.
Per Boccacci, la parola chiave è “routine”: “Il bambino deve imparare che c’è un tempo per tutto. Meglio fare i compiti appena tornati da scuola, quando la mente è ancora attiva, per un’ora e mezza o due al massimo”. E poi, spazio al tempo libero “nutriente”: “Passare tempo insieme ai figli non per fare qualcosa, ma per stare insieme. Riscoprire la meraviglia delle piccole cose, disconnettersi dai dispositivi e restituire alla famiglia il suo vero ruolo: un luogo di relazioni e presenza, non un’agenda piena di impegni”.
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