IA a scuola: come insegnare a usarla
L’IA è entrata nelle case, negli smartphone e ormai anche a scuola. Per molti genitori rappresenta una grande opportunità, per altri una fonte di preoccupazione. La domanda è sempre la stessa: se un ragazzo può chiedere all’intellegenza artificiale di fare una versione di greco, risolvere un problema di matematica o scrivere una ricerca in pochi secondi, che fine farà lo studio? La risposta, forse, non è così semplice come sembra. E soprattutto non passa dal vietare la tecnologia. Cristiano Corsini, docente di Pedagogia Sperimentale all’Università Roma Tre, a Leggo spiega come insegnare a usarla per imparare davvero.

“Il vero rischio è la finzione quotidiana in classe: se la didattica continua a premiare solo la riproduzione mnemonica dei contenuti, finiremo in un loop alienante in cui gli studenti fanno i compiti con l’IA e i docenti li correggono con l’IA. La tecnologia deve servire a sviluppare il pensiero critico, non a sostituirlo”, sottolinea Corsini
Molti genitori temono che i figli smettano di studiare, affidandosi completamente alle risposte generate dai chatbot. Il rischio è reale, ma secondo l’esperto la soluzione non è demonizzare la tecnologia: “Dipende dalle scelte di docenti e genitori. Se abbiamo il terrore della tecnologia e siamo convinti che impoverisca l’apprendimento, questo è ciò che avverrà perché ci rifiutiamo di farci i conti. Il rischio di impigrirsi c’è, ma si scongiura non delegando lo sforzo. Non dobbiamo rassegnarci a figli meno colti, ma a ragazzi allenati a pensare diversamente”.
La tentazione di chiedere all’IA una ricerca già pronta o la soluzione di un esercizio è forte. Ma è proprio questo l’errore. Secondo Corsini, l’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata come uno strumento di confronto, non come un sostituto del lavoro personale: “Utilizzandola all’interno di un dialogo. Chiedere alla macchina una ricerca preconfezionata non ha senso. Bisogna usarla come un ‘amico critico’ a cui sottoporre un lavoro già svolto o un’ipotesi personale: ‘Dov’è che ho sbagliato? Come posso migliorare?‘”.
Per i ragazzi l’intelligenza artificiale può diventare un valido alleato se viene utilizzata per:
- verificare una ricerca già svolta;
- chiedere spiegazioni alternative di un argomento difficile;
- allenarsi con quiz e domande;
- individuare errori in un testo scritto;
- confrontare diverse interpretazioni di un tema storico, letterario o scientifico.
In tutti questi casi il lavoro di pensiero resta nelle mani dello studente.
“Noi apprendiamo davvero quando usiamo le nozioni appena lette per fare ipotesi, e l’IA è un ottimo alleato per testarne la tenuta. Produce plausibilità, non verità, e questo costringe i ragazzi a verificare le risposte sviluppando il pensiero critico”, sottolinea ancora Corsini. L’IA può fare molte cose, ma non può sostituire la curiosità, il dubbio, la capacità di ragionare e di scegliere.
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