Dire “ti amo” ai figli è sbagliato?

Mag 15
Scritto da Annamaria avatar

Dire “ti amo” ai propri figli è sbagliato, può davvero essere un errore? La domanda, negli ultimi giorni, ha infiammato social, programmi tv e gruppi di genitori dopo le dichiarazioni della psicoterapeuta e scrittrice Stefania Andreoli, intervenuta durante la trasmissione Agorà. La professionista ha definito “del tutto sbagliata” l’abitudine di alcuni genitori di dire “ti amo” ai figli, sostenendo che quell’espressione apparterrebbe al linguaggio della coppia e rischierebbe di “confondere i ruoli”. Apriti cielo.

dire ti ami ai figli e sbagliato

Nel giro di poche ore il dibattito è esploso ovunque. Da una parte chi concorda con Andreoli, convinto che tra genitori e figli sia più corretto usare il “ti voglio bene”. Dall’altra mamme e papà che rivendicano il diritto, e persino la necessità, di esprimere apertamente il proprio amore ai bambini.

E come spesso accade quando si parla di genitorialità, il rischio è che tutto si trasformi in una guerra ideologica fatta di “giusto” e “sbagliato”, dimenticando che i rapporti umani non funzionano come formule matematiche.

Proprio questo è il punto sollevato dal pedagogista Luca Frusciello, intervistato da Fanpage. Secondo l’esperto, il problema non starebbe tanto nelle parole usate, quanto nel voler trasformare ogni scelta educativa in una regola assoluta. “La pedagogia non è chimica”, sottolinea, ricordando che ogni relazione familiare ha equilibri, sensibilità e modalità comunicative diverse.Ed è forse proprio qui che il dibattito diventa interessante davvero.

Perché un conto è riflettere sul linguaggio emotivo dentro la famiglia, altro è pensare che una frase, da sola, possa automaticamente creare danni psicologici. Molti psicologi e psicoterapeuti intervenuti nella discussione hanno infatti ricordato che ciò che conta davvero per un bambino è il contesto relazionale: il rispetto dei confini, la qualità della presenza emotiva, la sicurezza affettiva. Non semplicemente due parole pronunciate o meno.

Anche perché, nella realtà quotidiana delle famiglie, l’amore passa continuamente attraverso mille linguaggi diversi: carezze, ascolto, pazienza, tempo condiviso, coccole prima di dormire, rassicurazioni dopo una paura.

C’è chi dice “ti amo” ai figli ogni giorno e chi non l’ha mai detto apertamente pur amando profondamente i propri bambini. E probabilmente nessuna delle due cose, da sola, basta a definire la qualità di un legame.

Molti genitori, soprattutto sui social, hanno raccontato di aver trovato conforto proprio nel sentirsi dire “ti amo” durante l’infanzia. Altri invece preferiscono distinguere nettamente il linguaggio romantico da quello familiare. Ed entrambe le posizioni possono convivere senza bisogno di trasformarsi in tifoserie. Forse il rischio più grande oggi non è dire troppo amore ai figli, ma vivere la genitorialità sotto pressione continua, con la sensazione che ogni parola possa essere “sbagliata”. E invece i bambini, molto spesso, crescono bene soprattutto dove si sentono accolti, ascoltati e amati. Che sia con un “ti voglio bene”, con un “ti amo” o semplicemente con un abbraccio dato al momento giusto. 

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