Contro la sepsi neonatale ogni minuto conta
Contro la sepsi neonatale ogni minuto conta. È un’emergenza che può colpire soprattutto i neonati prematuri e quelli con peso molto basso alla nascita e che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, continua a essere una delle principali cause di morte nei primi 28 giorni di vita. Riconoscerla rapidamente è fondamentale: la sepsi, infatti, può essere curata con successo, ma anche poche ore di ritardo nella diagnosi possono cambiare significativamente la prognosi.

In occasione del World Sepsis Day, che si celebra il 13 settembre, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) accende i riflettori sulla necessità di prevenire le infezioni, riconoscere tempestivamente i segnali della sepsi e migliorare sempre di più gli strumenti a disposizione dei medici.
Nel neonato, però, la sepsi può essere particolarmente difficile da individuare perché i primi sintomi possono essere sfumati: il bambino può avere difficoltà a mangiare, apparire meno reattivo, presentare alterazioni della temperatura, difficoltà respiratorie oppure un colorito pallido o marezzato. Proprio per questo il tempo diventa un fattore decisivo.
Una delle difficoltà è legata alla diagnosi. L’emocoltura resta il riferimento principale, ma per ottenere il risultato possono essere necessarie anche 36-72 ore. Nel frattempo, i medici devono decidere rapidamente se iniziare una terapia antibiotica e quale trattamento sia più appropriato.
La ricerca, però, sta aprendo nuove possibilità. “Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi strumenti diagnostici basati su: PCR multiplex, metagenomica, trascrittomica, metabolomica, profilazione genica dell’ospite”, spiega il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste tecnologie potrebbero consentire di identificare l’infezione molte ore prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di iniziare precocemente la terapia antimicrobica e, al tempo stesso, di personalizzarla utilizzando le molecole più adeguate caso per caso e riducendo l’uso improprio di antibiotici”.
Un tema importante è infatti quello dei batteri resistenti agli antibiotici. Per questo è necessario trovare un equilibrio tra la tempestività delle cure e l’utilizzo corretto dei farmaci, attraverso una costante sorveglianza delle infezioni e protocolli condivisi.
Anche in Italia la rete delle Terapie Intensive Neonatali svolge un ruolo importante. “L’Italia dispone di un’efficiente rete di Terapie Intensive Neonatali (TIN) che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “Le attività di ricerca e le reti collaborative promosse dalla SIN, tra cui INN-SIN (Italian Neonatal Network della SIN), consentono oggi di raccogliere dati epidemiologici nazionali sulle infezioni neonatali, confrontando gli indicatori di qualità tra le TIN, monitorando i pattern microbiologici e le resistenze agli antibiotici, promuovendo protocolli condivisi di prevenzione e trattamento, sviluppando progetti di miglioramento continuo della qualità assistenziale. Grazie a queste reti è stato possibile migliorare negli ultimi anni la qualità dell’assistenza, promuovere l’uso appropriato degli antibiotici e monitorare l’epidemiologia delle infezioni neonatali”.
Prevenire, prima di tutto. Igiene delle mani, prevenzione delle infezioni materne, assistenza ostetrica qualificata, allattamento al seno e uso appropriato degli antibiotici sono alcuni degli strumenti fondamentali per ridurre il rischio di infezioni nei neonati.
Il problema riguarda in particolare i bambini più fragili. Nei neonati prematuri ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale, infatti, le infezioni invasive rappresentano ancora una delle complicanze più importanti. Nei neonati a termine la sepsi precoce è oggi relativamente rara, anche grazie allo screening materno per Streptococcus agalactiae e alla profilassi antibiotica durante il parto nei casi a rischio.
“La sepsi, se pur raramente, può colpire anche un neonato apparentemente sano. Conoscerne i segnali significa salvare vite. La ricerca ci offre oggi strumenti sempre più sofisticati, ma il fattore più importante rimane il riconoscimento precoce e l’accesso tempestivo alle cure”, conclude il Presidente SIN Agosti.
Per i genitori il messaggio è di non sottovalutare segnali insoliti in un neonato e rivolgersi rapidamente al pediatra o ai servizi di emergenza quando il bambino appare gravemente malato.
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