Capelli bianchi in vacanza in gravidanza
L’estate è la stagione delle vacanze, ma anche quella in cui la ricrescita dei capelli bianchi sembra comparire all’improvviso. Tra sole, bagni in mare, piscina e shampoo più frequenti, il colore tende infatti a perdere brillantezza e i capelli bianchi diventano più evidenti. Se poi si è in vacanza, trovare il tempo o il parrucchiere giusto non è sempre semplice. per i capelli bianchi in vacanza esistono alcuni trucchi per nascondere la ricrescita, anche in gravidanza.

Esistono diversi modi per sentirsi curate anche senza ricorrere necessariamente alla tinta. Tra le soluzioni più pratiche ci sono gli spray copriricrescita e i mascara specifici per capelli. Si applicano in pochi secondi direttamente sulle radici, resistono abbastanza bene fino allo shampoo e sono perfetti per una cena, una passeggiata sul lungomare o una serata speciale. In estate è meglio applicarli sui capelli completamente asciutti e lasciarli fissare qualche minuto prima di esporsi all’umidità.
Può sembrare un dettaglio, ma modificare la riga dei capelli aiuta spesso a rendere la ricrescita molto meno evidente. Anche acconciature morbide, onde naturali, trecce spettinate o raccolti bassi permettono di camuffare le radici bianche senza fatica. Un foulard colorato, inoltre, resta uno degli accessori più chic dell’estate e diventa anche un ottimo alleato contro il sole.
Molte donne continuano a tingere i capelli anche durante la gravidanza, soprattutto dopo il primo trimestre, ma è sempre opportuno confrontarsi con il proprio ginecologo prima di qualsiasi trattamento. Se si preferisce evitare le colorazioni permanenti, le alternative non mancano. Si possono utilizzare prodotti temporanei che non penetrano nel capello oppure scegliere soluzioni vegetali come l’henné puro, purché sia di qualità e privo di additivi chimici. Anche in questo caso è consigliabile chiedere il parere del medico, perché non tutti i prodotti naturali sono uguali.
Il sole ossida il colore, mentre salsedine e cloro possono renderlo più opaco. Per questo è utile proteggere i capelli con cappelli a tesa larga o foulard e utilizzare shampoo delicati e maschere nutrienti dopo l’esposizione al sole. Anche un semplice olio specifico con filtro UV aiuta a preservare la luminosità del colore e a mantenere i capelli più morbidi.
La ricrescita dei capelli bianchi non deve diventare una fonte di ansia, tanto meno durante una vacanza o una gravidanza. Bastano piccoli accorgimenti per sentirsi curate senza inseguire la perfezione.
Pipì a letto dopo i 5 anni: errori da evitare
La pipì a letto dopo i 5 anni è un problema molto più comune di quanto si pensi. L’enuresi notturna interessa infatti molti bambini in età scolare e, nella maggior parte dei casi, non dipende da pigrizia, dispetti o cattive abitudini. Eppure, spesso sono proprio le reazioni degli adulti a far sentire il bambino in colpa, peggiorando il disagio. Ecco gli errori da evitare se vostro figlio continua a bagnare il letto durante la notte.
1. Non sgridarlo
La prima regola è semplice: mai rimproverare il bambino. Non lo fa apposta e non può controllarlo durante il sonno. Frasi come “Sei troppo grande” oppure “Devi impegnarti di più” rischiano solo di aumentare ansia, vergogna e senso di colpa.
2. Non umiliarlo davanti agli altri
Può sembrare una battuta innocente, ma raccontare a nonni, amici o fratelli che il bambino fa ancora la pipì a letto può ferirlo profondamente. L’enuresi è un tema molto delicato e va affrontato con discrezione e rispetto della sua privacy.
3. Non punirlo
Niente castighi, niente giochi tolti e nessuna punizione. L’enuresi è un disturbo involontario: punire un bambino per qualcosa che non può controllare non serve a risolvere il problema, ma rischia di compromettere la sua autostima.
4. Non svegliarlo ogni notte per farlo andare in bagno
Molti genitori impostano la sveglia nel cuore della notte pensando di prevenire l’incidente. In realtà questa soluzione non insegna al bambino a riconoscere lo stimolo e può disturbare il sonno di tutta la famiglia. Se il problema persiste, è meglio confrontarsi con il pediatra per valutare le strategie più adatte.
5. Non limitare drasticamente l’acqua
Far bere poco durante la giornata è un errore. Il bambino deve mantenersi ben idratato. È sufficiente evitare grandi quantità di liquidi poco prima di andare a dormire e limitare le bevande zuccherate o contenenti caffeina.
6. Non ignorare il problema
Se dopo i 5 anni la pipì a letto continua con una certa frequenza, è opportuno parlarne con il pediatra. Nella maggior parte dei casi si tratta di una fase destinata a risolversi, ma il medico può escludere eventuali cause mediche e suggerire il percorso più adatto.
7. Non confrontarlo con altri bambini
Ogni bambino ha i propri tempi di maturazione. Dire frasi come “Tua sorella alla tua età non lo faceva” oppure “I tuoi amici dormono già senza problemi” non aiuta e aumenta solo la pressione emotiva.
8. Non trasformare il letto in un motivo di ansia
Cambiare le lenzuola con serenità, usare un coprimaterasso impermeabile e rassicurare il bambino sono piccoli gesti che fanno una grande differenza. L’obiettivo è fargli capire che può contare sull’aiuto dei genitori, senza sentirsi giudicato.
La buona notizia è che nella maggior parte dei casi l’enuresi notturna tende a risolversi spontaneamente con la crescita. Affrontarla con pazienza, comprensione e senza colpevolizzare il bambino è il modo migliore per aiutarlo a vivere questa fase con serenità. Se gli episodi sono frequenti o persistono nel tempo, una visita dal pediatra permetterà di individuare le eventuali cause e trovare insieme la soluzione più adatta.
“È importante che i genitori riferiscano al più presto il disturbo al pediatra – spiega Manuela Trinci, psicoterapeuta dell’età evolutiva e referente scientifico di Ludobiblio, IRCCS Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze-. Non c’è nulla di cui vergognarsi, ma è necessario aiutare il bambino a superare questa fase. Talvolta l’enuresi si manifesta in concomitanza con un disagio a scuola, difficoltà con gli amichetti o la separazione dei genitori. Il pediatra valuterà il bambino e potrà consigliare, se necessario, il supporto di uno psicologo. Creare una rete di sostegno composta da genitori, pediatra, insegnanti ed eventualmente psicoterapeuta è la strategia migliore per supportarlo in un momento di difficoltà”.
Crisi ipotensiva in estate
Il caldo intenso di questi giorni può mettere a dura prova l’organismo, soprattutto quello dei bambini, degli anziani e dei genitori che trascorrono molte ore sotto il sole. Tra i disturbi più frequenti c’è la crisi ipotensiva in estate, un improvviso calo della pressione che può provocare debolezza, capogiri e persino svenimenti. A parlarne è l’infettivologo Matteo Bassetti, che nei giorni scorsi ha raccontato sui social di aver vissuto personalmente un episodio di ipotensione. “Avevo giramenti di testa, mi sentivo veramente fiacco, molle, non riuscivo davvero a fare niente”, ha spiegato, cogliendo l’occasione per ricordare quanto sia importante riconoscere i segnali e intervenire subito.

Secondo Bassetti, durante l’estate il principale responsabile è il caldo: “Principalmente dalla vasodilatazione periferica indotta dal caldo e dalla perdita di liquidi e sali minerali attraverso la sudorazione”. Quando le temperature sono elevate, infatti, i vasi sanguigni si dilatano per disperdere il calore corporeo. Se a questo si aggiungono sudorazione abbondante e una scarsa idratazione, la pressione può abbassarsi rapidamente.
Anche se la crisi ipotensiva è più frequente negli adulti e in chi assume farmaci per l’ipertensione, i bambini possono accusare malesseri legati al caldo, soprattutto dopo molte ore trascorse al sole, attività fisica intensa o se bevono troppo poco. I segnali da non sottovalutare sono:
- pallore improvviso;
- debolezza;
- capogiri;
- nausea;
- sonnolenza;
- vista offuscata;
- difficoltà a stare in piedi;
- svenimento.
Se il bambino manifesta questi sintomi, è importante spostarlo subito in un luogo fresco e chiedere assistenza medica se il malessere non migliora rapidamente.
L’infettivologo ricorda che è fondamentale intervenire tempestivamente: “Riconoscere i segnali d’allarme e agire tempestivamente è fondamentale per evitare giramenti di testa, svenimenti e cadute traumatiche”. In caso di lieve crisi ipotensiva è consigliabile: far sdraiare la persona in un luogo fresco e ventilato; sollevare leggermente le gambe; offrire acqua a piccoli sorsi, se è vigile; allentare eventuali indumenti stretti; evitare di rialzarsi bruscamente. Se compare una perdita di coscienza, il malessere persiste o i sintomi sono importanti, è necessario contattare immediatamente il medico o il 112.
Secondo Bassetti, la prevenzione parte da piccoli gesti quotidiani. Bere prima di avere sete: “Bevi almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, anticipando lo stimolo della sete”. Per i bambini significa offrire acqua frequentemente, anche quando non la chiedono, soprattutto durante il gioco o in spiaggia. Scegliere pasti leggeri Meglio preferire pasti piccoli e frequenti. Bassetti consiglia di evitare “digestioni lunghe e pasti ricchi di carboidrati, che causano ipotensione post-prandiale” e di consumare frutta e verdura ricche di potassio e magnesio, come banane e albicocche. Tra le 11 e le 16 è preferibile evitare l’esposizione diretta al sole, soprattutto con i più piccoli. Il medico invita anche a dire “no ad alcol e calore estremo”, evitando saune, bagni turchi e lunghe esposizioni nelle ore centrali della giornata.
Anche un gesto semplice può fare la differenza. “Passa dalla posizione sdraiata a quella eretta per gradi, soffermandoti qualche istante seduto”, raccomanda Bassetti. Tra i rimedi fai-da-te ce n’è uno molto diffuso che, secondo l’infettivologo, non è la soluzione: “Non fare l’errore di prendere acqua e zucchero”. Molto meglio reintegrare correttamente liquidi e sali minerali seguendo le indicazioni del proprio medico, soprattutto nei soggetti più fragili.
Estate: vademecum per i bambini celiaci
L’estate è sinonimo di gelati, giornate al mare, cene all’aperto e vacanze in famiglia. Ma per i genitori di un bambino celiaco questo periodo richiede anche un pizzico di attenzione in più. La buona notizia? Con qualche accorgimento è possibile godersi ogni momento senza rinunce. A ricordarlo è Adnkronos Salute, che riporta i consigli degli esperti dell’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri), sottolineando come il vero nemico non sia soltanto il glutine, ma soprattutto il rischio di contaminazione quando si mangia fuori casa. Ecco un vademecum per i bambini celiaci.

Molti alimenti estivi sono naturalmente privi di glutine: frutta fresca, insalate, carne e pesce alla griglia, legumi. Il rischio nasce, invece, durante la preparazione. Un esempio? Un gelato artigianale può contaminarsi se vengono utilizzate le stesse palette per gusti con e senza glutine. Anche le patatine fritte sono sicure solo se cotte in una friggitrice dedicata, mentre perfino una semplice fetta d’anguria può diventare un problema se tagliata sullo stesso tagliere usato per pane o focacce.
La celiachia è una malattia autoimmune cronica che colpisce circa una persona su cento e il numero delle diagnosi continua a crescere. La gastroenterologa Maria Carla Di Paolo, vicepresidente nazionale Aigo, ricorda un aspetto fondamentale: “Nel sospetto di celiachia è importante non sospendere autonomamente l’assunzione di glutine, perché la dieta senza glutine può far regredire le alterazioni laboratoristiche e istologiche, rendendo più difficile o ritardando la diagnosi”. Per questo motivo, se il bambino presenta sintomi sospetti è sempre necessario rivolgersi al pediatra o allo specialista prima di modificare l’alimentazione.
Quando si è in vacanza, la prevenzione passa soprattutto dalla comunicazione. Come spiega la Di Paolo: “È importante comunicare chiaramente la propria condizione al cameriere e al cuoco, chiedere se esiste un menù senza glutine e informarsi sulle procedure adottate per evitare la contaminazione”. Sempre più ristoranti e stabilimenti balneari sono preparati ad accogliere clienti celiaci: chiedere informazioni non è un capriccio, ma una necessità.
Le regole? Per affrontare le vacanze con serenità può essere utile seguire alcune semplici abitudini:
- scegliere ristoranti che propongano un menù senza glutine;
- chiedere sempre come vengono preparati i piatti;
- controllare attentamente le etichette dei prodotti confezionati;
- portare con sé pane, cracker o snack gluten free, soprattutto durante gite o escursioni;
- evitare possibili contaminazioni con utensili, taglieri e oli di frittura condivisi.
La sensibilità al glutine non celiaca è una condizione diversa dalla celiachia. Come precisa l’esperta: “La sensibilità al glutine non celiaca è una diagnosi di esclusione. Comprende disturbi digestivi ed extra-digestivi legati all’assunzione di frumento, non necessariamente solo al glutine”. In questi casi non è richiesta la stessa rigorosa eliminazione del glutine necessaria invece per chi è affetto da celiachia.
Il messaggio degli esperti è rassicurante: avere un bambino celiaco non significa rinunciare alle vacanze o ai momenti di convivialità. Di Paolo conclude: “Il consiglio per i soggetti celiaci è affrontare con serenità la sfida estiva, senza limitare la propria socialità, ma comunicando il proprio stato, responsabilizzando i ristoratori e continuando a leggere le etichette.”
La longevità si impara da piccoli
La longevità è una delle parole più abusate degli ultimi anni. Un tempo vivere a lungo era soprattutto una questione di fortuna e genetica, oggi la scienza è sempre più concorde su un punto: ciò che facciamo ogni giorno può fare una grande differenza. Molte delle abitudini che favoriscono una vita lunga e in salute si imparano fin dall’infanzia. La longevità si impara da piccoli.
Educare i bambini alla longevità non significa parlare loro di vecchiaia e morte, ma insegnare uno stile di vita che permetta di crescere in equilibrio. La prima lezione riguarda il movimento. I bambini devono viverlo come un piacere. Correre al parco, andare in bicicletta, nuotare, o semplicemente trascorrere ore all’aria aperta, aiuta a sviluppare muscoli, ossa e cuore,. Imparano a prendersi cura del loro corpo.
Un’altra abitudine fondamentale è quella di mangiare bene. La longevità nasce da un rapporto sano con il cibo: tanta frutta e verdura di stagione, cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine d’oliva e pochi alimenti ultraprocessati. Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, portarli al mercato o far crescere qualche erba aromatica sul balcone li aiuta a sviluppare e consapevolezza verso quello che si porta in tavola.
Anche il sonno è un vero alleato della salute. Durante il riposo il cervello consolida ciò che ha imparato, il sistema immunitario si rafforza e l’organismo produce gli ormoni della crescita. Stabilire orari regolari e limitare gli schermi prima di andare a letto sono piccoli gesti che regalano col passare del tempo anni di vita.
Tra i pilastri della longevità c’è anche il benessere emotivo. I bambini devono imparare fin da piccoli a riconoscere le emozioni, a parlarne senza vergogna e a chiedere aiuto quando qualcosa li fa stare male. Crescere in un ambiente familiare sereno, ricco di ascolto e affetto, contribuisce a costruire quella resilienza che accompagnerà per sempre.
Allenare il cervello con la curiosità è un altro beneficio. Leggere libri, fare domande, costruire, disegnare, imparare una lingua straniera o suonare uno strumento musicale lo stimola e crea nuove connessioni neuronali.
Un altro insegnamento prezioso è il valore delle relazioni. Le persone che vivono più a lungo nel mondo hanno spesso una caratteristica comune: coltivano amicizie sincere, trascorrono tempo con la famiglia e fanno parte di una comunità. Anche i bambini hanno bisogno di imparare l’importanza della condivisione, dell’empatia e del prendersi cura degli altri.
Poi c’è il rapporto con la natura. Passeggiare in un bosco, osservare gli animali, giocare in spiaggia o semplicemente trascorrere del tempo in un giardino riduce lo stress, migliora l’umore e insegna il rispetto per l’ambiente.
Educare alla longevità significa aiutarli a vivere ogni fase della loro vita nel migliore dei modi,. Perché la longevità non inizia dopo i cinquant’anni: comincia molto prima.
Maschere doposole fai da te
Dopo una giornata trascorsa al mare o in piscina, tra sole, salsedine o cloro, la pelle ha bisogno di essere rigenerata. Le maschere doposole fai da te possono darci una mano. Sono trattamenti semplici, economici e delicati. Eccone qualcuna.

Aloe vera
Il gel di aloe vera pura è il rimedio naturale più conosciuto per calmare la pelle accaldata. Ha un’immediata azione rinfrescante e favorisce l’idratazione. Come usarla: applicate uno strato abbondante di gel di aloe vera puro e lasciatelo agire per 20-30 minuti prima di massaggiarne l’eccesso.
Yogurt e miele
Lo yogurt bianco naturale regala una piacevole freschezza, mentre il miele aiuta a trattenere l’idratazione e rende la pelle più morbida.La ricetta? Prendete 2 cucchiai di yogurt bianco intero e 1 cucchiaino di miele. Mescolate e distribuite sul viso. Lasciate in posa circa 15 minuti e risciacquate con acqua fresca.
Cetriolo e camomilla
Il cetriolo è ricchissimo d’acqua e ha un effetto decongestionante. Abbinato alla camomilla fredda diventa un vero sollievo. Frullate mezzo cetriolo con due cucchiai di infuso di camomilla ormai freddo, applicate il composto e lasciate agire per 15-20 minuti.
Avocado e olio di mandorle
Per la pelle “che tira”, questa maschera è ideale. Servono mezzo avocado maturo e un cucchiaino di olio di mandorle dolci Schiacciate tutto fino a ottenere una crema morbida, applicatela sulla pelle e lasciatela agire per una ventina di minuti.
Fiocchi d’avena
L’avena ha proprietà lenitive e calmanti. Frullate qualche cucchiaio di fiocchi d’avena e aggiungete acqua o yogurt fino a ottenere una crema da stendere sul corpo per circa 15 minuti.
Acqua di cocco e aloe
L’acqua di cocco reintegra l’idratazione superficiale della pelle e unita al gel di aloe crea una maschera leggera e molto fresca.
Capelli in gravidanza d’estate: i rimedi
Il gran caldo, la salsedine e il mare mettono a dura prova la chioma di tutti, ma i capelli d’estate in gravidanza hanno bisogno di qualche attenzione in più. Il mix di ormoni, temperature ‘hot’, raggi UV, salsedine e cloro può infatti renderli più secchi, crespi o, al contrario, più grassi del solito. Ci sono alcuni rimedi naturali con cui è possibile mantenerli forti, morbidi e brillanti per tutta la stagione.

Gli estrogeni influenzano il ciclo di vita del capello. Molte future mamme notano una chioma più folta e lucente, perché i capelli cadono meno. Altre, invece, possono avere una cute più sensibile, un aumento della produzione di sebo oppure capelli più secchi e difficili da gestire. Con il caldo estivo questi cambiamenti possono accentuarsi.
Così come proteggiamo la pelle, anche i capelli hanno bisogno di una protezione contro i raggi UV. Per evitare che si disidratino:
- indossate un cappello di paglia o una bandana nelle ore più calde;
- raccogliete i capelli in una treccia morbida o in uno chignon basso per limitare nodi e sfregamenti;
- utilizzate spray protettivi specifici per capelli con filtri UV, scegliendo formule delicate.
Il mare e la piscina sono un piacere durante la gravidanza, ma possono rendere la chioma più fragile. Un piccolo trucco consiste nel bagnare i capelli con acqua dolce prima del bagno: in questo modo assorbiranno meno sale o cloro. Dopo ogni tuffo è importante risciacquarli accuratamente e lavarli appena possibile con uno shampoo delicato.
Per nutrire i capelli senza appesantirli si possono utilizzare alcuni ingredienti semplici.
Olio di cocco
Applicato sulle lunghezze prima dello shampoo, aiuta a contrastare la secchezza causata dal sole e rende i capelli più morbidi.
Gel di aloe vera
È perfetto per lenire una cute irritata o accaldata e dona una piacevole sensazione di freschezza.
Olio di argan
Qualche goccia sulle punte asciutte aiuta a prevenire doppie punte e effetto crespo.
Maschera allo yogurt
Mescolare yogurt bianco naturale con un cucchiaino di miele crea un impacco nutriente da lasciare in posa per circa 15 minuti prima del lavaggio.
Con il caldo si tende a lavare i capelli più spesso. Va bene, purché si utilizzino shampoo delicati, senza detergenti troppo aggressivi, e acqua tiepida invece che molto calda. Dopo il lavaggio è meglio tamponare delicatamente i capelli con un asciugamano in microfibra, evitando di strofinarli.
La salute dei capelli parte anche da ciò che si mette nel piatto. Durante la gravidanza è importante seguire un’alimentazione equilibrata ricca di:
- proteine;
- frutta e verdura di stagione;
- cereali integrali;
- frutta secca (se consentita dal proprio medico);
- alimenti ricchi di ferro, zinco e vitamine del gruppo B.
Anche bere acqua a sufficienza aiuta a mantenere idratati cute e capelli, soprattutto nelle giornate più afose.
Durante la gravidanza la cute può diventare molto più sensibile. Per questo motivo è consigliabile limitare:
- piastre e ferri ad alte temperature;
- decolorazioni frequenti;
- trattamenti chimici particolarmente aggressivi.
Se si desidera colorare i capelli, è sempre opportuno confrontarsi con il proprio ginecologo e scegliere prodotti delicati, preferibilmente senza ammoniaca.
Caldo e alimenti: vademecum per conservarli
Con il caldo torrido bastano poche ore perché un alimento conservato nel modo sbagliato diventi un potenziale rischio per la salute. Le alte temperature, infatti, favoriscono la proliferazione di batteri come salmonella, listeria ed escherichia coli e aumentano il pericolo di tossinfezioni alimentari. Per questo, soprattutto in estate, è fondamentale adottare qualche accorgimento in più quando si fa la spesa, si cucina o si conservano gli avanzi. Secondo gli esperti, seguire poche semplici regole permette di ridurre notevolmente i rischi. Caldo e alimenti spesso non vanno d’accordo, ecco il vademecum per conservarli.

Leggere sempre la data di scadenza. La prima distinzione da conoscere è quella tra le diciture riportate sulle confezioni.
- “Da consumarsi entro il” indica una vera data di sicurezza: oltre quel termine gli alimenti freschi, come affettati, latticini o pesce, non dovrebbero essere consumati.
- “Da consumarsi preferibilmente entro il” riguarda invece prodotti come pasta, riso, biscotti o cracker: superata la data possono perdere qualità, ma non diventano automaticamente pericolosi.
Mai interrompere la catena del freddo. Durante l’estate il frigorifero diventa il miglior alleato.
Quando si fa la spesa è consigliabile acquistare per ultimi i prodotti refrigerati e surgelati, utilizzando, se possibile, una borsa termica per il trasporto. Una volta arrivati a casa, vanno riposti immediatamente in frigorifero o nel congelatore.
Anche pochi minuti sotto il sole, specialmente in auto, possono compromettere la sicurezza di alcuni alimenti.
Attenzione agli avanzi. Con il caldo gli avanzi non possono restare sul tavolo per ore. Gli esperti consigliano di:
- lasciarli raffreddare solo per il tempo necessario;
- conservarli in contenitori puliti e ben chiusi;
- riporli rapidamente in frigorifero;
- consumarli entro due o tre giorni.
Se un alimento è rimasto a temperatura ambiente per più di quattro ore, è più prudente eliminarlo.
Occhio alla contaminazione incrociata. Uno degli errori più frequenti in cucina è utilizzare lo stesso coltello o lo stesso tagliere per alimenti crudi e cotti. Per evitare contaminazioni è importante:
- lavare accuratamente mani, utensili e superfici con acqua calda e sapone;
- utilizzare strumenti diversi per carne, pesce e alimenti già pronti;
- conservare i cibi crudi nei ripiani inferiori del frigorifero, ben separati da quelli pronti al consumo.
Carne e pesce: fidatevi anche dell’olfatto. Non sempre il colore racconta tutta la verità.
La carne, ad esempio, può assumere una tonalità più scura senza essere deteriorata. Un odore sgradevole, invece, è un segnale da non ignorare.
Il pesce dovrebbe essere consumato preferibilmente entro 24 ore dall’acquisto e cotto accuratamente. Se si desidera mangiarlo crudo, è fondamentale verificare che sia stato preventivamente abbattuto secondo le norme di sicurezza.
Frutta e verdura: il bicarbonato non basta. Lavare frutta e verdura sotto acqua corrente è il metodo più efficace.
Il bicarbonato, contrariamente a quanto si pensa, non elimina i microrganismi patogeni. Se un frutto presenta una piccola parte ammaccata o leggermente deteriorata, spesso è sufficiente eliminarla, purché non vi siano segni estesi di marciume.
Uova crude e creme: massima prudenza. Tiramisù, maionese fatta in casa e altre preparazioni con uova crude richiedono particolare attenzione durante l’estate.
È consigliabile utilizzare uova freschissime e consumare questi alimenti subito dopo la preparazione, evitando di lasciarli a lungo fuori dal frigorifero.
Formaggi: non sono tutti uguali. Se compare una piccola muffa su un formaggio stagionato a pasta dura, spesso è sufficiente eliminarne una parte abbondante. Diverso il discorso per i formaggi molli: in presenza di muffe non previste è meglio non consumarli. Particolare attenzione va riservata ai formaggi prodotti con latte crudo, soprattutto se destinati ai bambini piccoli.
Conserve: mai sottovalutare un tappo gonfio. Le conserve fatte in casa e alcuni alimenti sott’olio richiedono molta cautela.
Se il tappo appare rigonfio, fuoriesce gas all’apertura o il contenuto presenta odori insoliti, il prodotto va eliminato senza nemmeno assaggiarlo. Sono segnali che possono indicare la presenza del batterio responsabile del botulismo, una malattia rara ma molto grave.
Per ridurre al minimo i rischi basta ricordare alcune semplici abitudini:
- mantenere il frigorifero tra 0 e 4 °C;
- non lasciare alimenti deperibili fuori dal frigo troppo a lungo;
- trasportare i cibi in borse termiche durante picnic e giornate al mare;
- cuocere accuratamente carne, pesce e prodotti che lo richiedono;
- evitare di assaggiare alimenti che presentano odori, consistenza o confezioni anomale.

Scritto da Annamaria e postato in