Capelli in gravidanza d’estate: i rimedi
Il gran caldo, la salsedine e il mare mettono a dura prova la chioma di tutti, ma i capelli d’estate in gravidanza hanno bisogno di qualche attenzione in più. Il mix di ormoni, temperature ‘hot’, raggi UV, salsedine e cloro può infatti renderli più secchi, crespi o, al contrario, più grassi del solito. Ci sono alcuni rimedi naturali con cui è possibile mantenerli forti, morbidi e brillanti per tutta la stagione.

Gli estrogeni influenzano il ciclo di vita del capello. Molte future mamme notano una chioma più folta e lucente, perché i capelli cadono meno. Altre, invece, possono avere una cute più sensibile, un aumento della produzione di sebo oppure capelli più secchi e difficili da gestire. Con il caldo estivo questi cambiamenti possono accentuarsi.
Così come proteggiamo la pelle, anche i capelli hanno bisogno di una protezione contro i raggi UV. Per evitare che si disidratino:
- indossate un cappello di paglia o una bandana nelle ore più calde;
- raccogliete i capelli in una treccia morbida o in uno chignon basso per limitare nodi e sfregamenti;
- utilizzate spray protettivi specifici per capelli con filtri UV, scegliendo formule delicate.
Il mare e la piscina sono un piacere durante la gravidanza, ma possono rendere la chioma più fragile. Un piccolo trucco consiste nel bagnare i capelli con acqua dolce prima del bagno: in questo modo assorbiranno meno sale o cloro. Dopo ogni tuffo è importante risciacquarli accuratamente e lavarli appena possibile con uno shampoo delicato.
Per nutrire i capelli senza appesantirli si possono utilizzare alcuni ingredienti semplici.
Olio di cocco
Applicato sulle lunghezze prima dello shampoo, aiuta a contrastare la secchezza causata dal sole e rende i capelli più morbidi.
Gel di aloe vera
È perfetto per lenire una cute irritata o accaldata e dona una piacevole sensazione di freschezza.
Olio di argan
Qualche goccia sulle punte asciutte aiuta a prevenire doppie punte e effetto crespo.
Maschera allo yogurt
Mescolare yogurt bianco naturale con un cucchiaino di miele crea un impacco nutriente da lasciare in posa per circa 15 minuti prima del lavaggio.
Con il caldo si tende a lavare i capelli più spesso. Va bene, purché si utilizzino shampoo delicati, senza detergenti troppo aggressivi, e acqua tiepida invece che molto calda. Dopo il lavaggio è meglio tamponare delicatamente i capelli con un asciugamano in microfibra, evitando di strofinarli.
La salute dei capelli parte anche da ciò che si mette nel piatto. Durante la gravidanza è importante seguire un’alimentazione equilibrata ricca di:
- proteine;
- frutta e verdura di stagione;
- cereali integrali;
- frutta secca (se consentita dal proprio medico);
- alimenti ricchi di ferro, zinco e vitamine del gruppo B.
Anche bere acqua a sufficienza aiuta a mantenere idratati cute e capelli, soprattutto nelle giornate più afose.
Durante la gravidanza la cute può diventare molto più sensibile. Per questo motivo è consigliabile limitare:
- piastre e ferri ad alte temperature;
- decolorazioni frequenti;
- trattamenti chimici particolarmente aggressivi.
Se si desidera colorare i capelli, è sempre opportuno confrontarsi con il proprio ginecologo e scegliere prodotti delicati, preferibilmente senza ammoniaca.
Parto libero
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di parto libero, una scelta che incuriosisce molte future mamme e che alimenta un acceso dibattito tra sostenitori e medici. C’è chi lo considera il modo più naturale per mettere al mondo un bambino e chi, invece, richiama l’attenzione sui possibili rischi legati all’assenza di assistenza sanitaria. Prima di prendere in considerazione qualsiasi decisione è importante sapere esattamente di cosa si tratta, distinguendo tra il desiderio di vivere un parto rispettoso e la scelta di affrontarlo senza personale medico.
Con l’espressione parto libero (freebirth) si intende un parto pianificato senza la presenza di ostetriche, ginecologi o altri professionisti sanitari. Nella maggior parte dei casi avviene in casa e la donna affronta travaglio e nascita con il solo supporto del partner o dei familiari, oppure completamente da sola. È diverso dal parto in casa assistito, che invece prevede la presenza di ostetriche esperte e una selezione accurata delle gravidanze considerate a basso rischio.
Perché alcune donne lo scelgono? Le motivazioni possono essere diverse e spesso molto personali:
- desiderio di vivere un’esperienza il più possibile naturale;
- volontà di evitare interventi medici ritenuti non necessari;
- esperienze negative vissute durante precedenti parti in ospedale;
- ricerca di un ambiente familiare, intimo e rilassante;
- desiderio di sentirsi protagoniste delle proprie scelte.
Chi sostiene il parto libero evidenzia alcuni benefici:
- maggiore libertà di movimento durante il travaglio;
- ambiente tranquillo e privo di stress;
- rispetto dei tempi fisiologici del parto;
- maggiore senso di controllo e autonomia;
- possibilità di vivere la nascita in totale intimità.
Dal punto di vista psicologico, alcune donne riferiscono un forte senso di empowerment e una maggiore connessione con il proprio corpo.
Ci sono però i rischi da conoscere. Le principali società scientifiche e ostetriche invitano però alla massima prudenza. Anche una gravidanza perfettamente fisiologica può infatti trasformarsi in pochi minuti in un’emergenza. Tra i possibili rischi ci sono:
- emorragia materna;
- sofferenza fetale improvvisa;
- distocia di spalla (quando il bambino resta bloccato durante il parto);
- prolasso del cordone ombelicale;
- mancata respirazione del neonato alla nascita;
- necessità urgente di un taglio cesareo.
In queste situazioni ogni minuto può fare la differenza e la presenza di personale qualificato permette di intervenire rapidamente. Desiderare un parto dolce, rispettoso e il meno possibile medicalizzato è una richiesta sempre più diffusa e assolutamente legittima. Tuttavia è fondamentale ricordare che la sicurezza della madre e del neonato resta la priorità.
Sudore in gravidanza
Durante la gravidanza il sudore aumenta fisiologicamente a causa dei cambiamenti ormonali e dell’innalzamento della temperatura corporea. Se da un lato è un meccanismo naturale, dall’altro può mettere a dura prova la pelle, favorendo irritazioni, arrossamenti, prurito e fastidiose dermatiti da sfregamento, soprattutto sotto il seno, nell’inguine, tra le cosce e nelle pieghe cutanee. La buona notizia è che con qualche rimedio naturale e alcune semplici attenzioni quotidiane è possibile prevenire molti di questi disturbi, senza ricorrere a prodotti aggressivi. Ecco come rimediare al sudore eccessivo in gravidanza.

Asciugare sempre bene la pelle
Il primo accorgimento è mantenere la pelle asciutta. Dopo la doccia o quando si suda molto, tamponate delicatamente con un asciugamano morbido, senza strofinare, insistendo sulle pieghe della pelle dove l’umidità tende a ristagnare.
Aloe vera per calmare rossori e bruciore
Il gel puro di aloe vera è uno dei migliori alleati in gravidanza. Ha un effetto lenitivo, rinfrescante e idratante che aiuta a ridurre rossori e irritazioni provocati dal sudore. È preferibile scegliere un prodotto con un’elevata percentuale di aloe e senza profumi o alcol.
Amido di riso, un classico sempre efficace
L’amido di riso è un rimedio delicatissimo, ideale anche per la pelle dei neonati. Può essere aggiunto all’acqua del bagno oppure utilizzato in crema per calmare la cute irritata. Aiuta ad assorbire l’umidità e lascia una piacevole sensazione di freschezza.
Impacchi di camomilla
Preparare un infuso di camomilla, lasciarlo raffreddare e applicarlo con una garza o un panno morbido sulle zone arrossate può contribuire a ridurre prurito e infiammazione grazie alle sue proprietà calmanti.
Olio di cocco per le zone soggette a sfregamento
Nelle aree dove la pelle tende a sfregare, come l’interno coscia, una piccola quantità di olio di cocco biologico può creare una barriera protettiva naturale. Inoltre possiede proprietà emollienti e contribuisce a mantenere la pelle morbida.
Creme barriera all’ossido di zinco
Quando il sudore provoca arrossamenti persistenti, le creme all’ossido di zinco possono essere molto utili. Formano una pellicola protettiva che isola la pelle dall’umidità e limita gli sfregamenti. Sono le stesse spesso utilizzate per il cambio del pannolino dei neonati e, salvo diversa indicazione del medico, possono rappresentare un valido aiuto anche in gravidanza.
Evitare prodotti troppo aggressivi
Meglio rinunciare a deodoranti contenenti molto alcol, profumi intensi o ingredienti irritanti, soprattutto se la pelle è già sensibile. Anche detergenti troppo schiumogeni possono alterare il film idrolipidico e peggiorare il problema.
Indossare biancheria traspirante
Reggiseni e slip in cotone, senza cuciture troppo rigide, aiutano la pelle a respirare e riducono il rischio di sfregamenti continui. Se il sudore è abbondante può essere utile cambiare gli indumenti durante la giornata.
Fare docce frequenti, ma delicate
Una doccia con acqua tiepida aiuta a eliminare sudore, batteri e residui che possono irritare la pelle. È preferibile utilizzare detergenti delicati, con pH fisiologico, evitando lavaggi troppo frequenti con saponi aggressivi.
Se gli arrossamenti non migliorano, compaiono vescicole, cattivo odore, dolore, secrezioni o intenso prurito, è importante rivolgersi al ginecologo o al dermatologo. In alcuni casi, infatti, il sudore può favorire infezioni da funghi o batteri che richiedono una terapia specifica.
Mom Nose
Tra i tanti cambiamenti che accompagnano la gravidanza ce n’è uno che negli ultimi mesi ha conquistato TikTok e Instagram: il cosiddetto “Mom Nose“, o “Pregnancy Nose”. Sempre più future mamme condividono foto e video del “prima e dopo”, mostrando un naso che appare più largo, gonfio o pronunciato rispetto a prima del pancione. Un cambiamento che può sorprendere e, in alcuni casi, preoccupare, ma che nella maggior parte dei casi è del tutto normale e temporaneo.

Anche se il termine “Mom Nose” non appartiene al linguaggio medico, il fenomeno è ben conosciuto dagli specialisti. Si tratta infatti di uno dei tanti cambiamenti fisiologici che il corpo affronta durante la gravidanza, soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre.
Ma perché il naso cambia forma? La spiegazione è legata soprattutto agli ormoni. Durante la gestazione aumentano notevolmente gli estrogeni, che favoriscono la vasodilatazione, cioè l’allargamento dei vasi sanguigni. Questo permette di sostenere il maggiore afflusso di sangue necessario per la crescita del bambino, ma ha effetti anche sul resto del corpo, compreso il viso. I tessuti del naso ricevono più sangue e possono quindi apparire più gonfi.
A questo si aggiunge la classica ritenzione idrica della gravidanza. L’organismo trattiene più liquidi per supportare lo sviluppo del feto e questi tendono ad accumularsi nei tessuti molli. Proprio perché il naso è costituito in gran parte da cartilagine e tessuti soffici, può apparire più grande rispetto al solito.
Un altro fattore è la cosiddetta rinite gravidica, una congestione nasale che interessa circa una donna su quattro e che non è causata da un raffreddore. Il naso può risultare chiuso, più infiammato e leggermente più voluminoso, rendendo anche la respirazione meno confortevole.
La buona notizia è che il “Mom Nose“ è quasi sempre un fenomeno passeggero. Dopo il parto, quando gli ormoni tornano gradualmente ai livelli precedenti e il corpo elimina i liquidi trattenuti durante la gravidanza, il gonfiore tende a diminuire spontaneamente. Nella maggior parte delle donne il viso ritrova il suo aspetto abituale entro sei-otto settimane dalla nascita del bambino.
Nel frattempo si può fare qualcosa per alleviare il gonfiore. Bere molta acqua aiuta l’organismo a eliminare i liquidi in eccesso, mentre limitare il consumo di sale può contribuire a ridurre la ritenzione idrica. Anche dormire con la testa leggermente sollevata, utilizzando un cuscino in più, può favorire il drenaggio dei liquidi durante la notte.
Caldo estremo: più rischio di partorire prima
Le temperature roventi di queste settimane non rappresentano solo un disagio per le future mamme. Secondo un importante studio internazionale, il caldo estremo potrebbe addirittura anticipare il momento del parto. C’è più rischio di partorire prima. A riportare i risultati della ricerca è Salute e Benessere, che riassume i dati di un’analisi pubblicata sulla rivista scientifica Environment International, la più ampia mai realizzata su questo argomento.
Lo studio ha preso in esame ben 36,6 milioni di nascite avvenute durante la stagione estiva in 250 città di 13 Paesi, tra cui anche l’Italia, nell’arco di quarant’anni. I risultati sono chiari: più le temperature aumentano, maggiore è il rischio di andare incontro a un parto prematuro.
I ricercatori hanno osservato che nelle giornate di caldo moderato il rischio di partorire prima della 37ª settimana cresce del 2,8%, mentre durante le ondate di calore più intense arriva al 3,8%. In termini pratici, gli esperti stimano che circa 855 parti prematuri ogni milione di nascite estive siano direttamente collegati allo stress provocato dal caldo.
L’effetto, però, non riguarda soltanto i parti prematuri. La ricerca evidenzia che anche le gravidanze arrivate ormai a termine possono subire un’accelerazione. Le settimane più delicate sembrano essere quelle comprese tra la 31ª e la 40ª settimana, quando il caldo intenso potrebbe indurre l’organismo ad avviare il travaglio con qualche giorno o settimana di anticipo.
Ma perché succede? Come spiega l’articolo di Salute e Benessere, durante la gravidanza il corpo della donna produce già naturalmente più calore a causa della crescita del bambino e della placenta. Quando le temperature esterne diventano molto elevate, l’organismo fatica a disperdere il calore in eccesso. A questo possono aggiungersi disidratazione, alterazioni ormonali e processi infiammatori che, insieme, possono favorire la comparsa delle contrazioni.
L’Italia rientra tra i Paesi europei maggiormente esposti a questo fenomeno. Le estati sono sempre più lunghe e afose e, soprattutto nelle grandi città, l’effetto “isola di calore” causato da asfalto e cemento rende ancora più difficile trovare sollievo, anche durante la notte.
Per questo motivo gli esperti invitano le future mamme a prestare particolare attenzione nei giorni in cui le temperature sono elevate. Bere molta acqua durante tutta la giornata, evitare di uscire nelle ore più calde, preferire ambienti climatizzati o ben ventilati, indossare abiti leggeri in fibre naturali e concedersi momenti di riposo sono semplici accorgimenti che possono aiutare a ridurre lo stress da calore.
È importante ricordare che lo studio individua un’associazione tra temperature elevate e aumento del rischio di parto anticipato, ma non significa che il caldo provochi automaticamente un parto prematuro. Tuttavia rappresenta un ulteriore motivo per prendersi cura di sé durante la gravidanza, soprattutto nei mesi estivi. Se compaiono contrazioni regolari, perdite di liquido, sanguinamenti o una riduzione dei movimenti del bambino, è fondamentale contattare subito il proprio ginecologo o recarsi al punto nascita di riferimento.
Family Fatigue
L’estate è da sempre associata a vacanze, relax e tempo da trascorrere in famiglia. Eppure, per molte mamme, la realtà è molto diversa. Con la chiusura delle scuole e degli asili, mentre il lavoro continua a richiedere presenza e organizzazione, il carico mentale rischia di diventare ancora più pesante. È quello che gli esperti chiamano Family Fatigue, un fenomeno sempre più diffuso che descrive lo stress emotivo e organizzativo vissuto dai genitori durante i mesi estivi.

A dare un nome a questa condizione è Unobravo, piattaforma di psicologia online, che ha condotto un’indagine tra i professionisti che collaborano con il servizio. I risultati raccontano una situazione che molte famiglie conoscono bene: il 68% degli psicologi osserva un aumento dello stress genitoriale proprio durante l’estate.
Secondo Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo, “quello che emerge con chiarezza da questa indagine è che il carico mentale continua a gravare in misura maggiore sulle donne, che spesso si trovano ad affrontare da sole l’organizzazione familiare, soprattutto nei periodi in cui i punti di riferimento, come la scuola e la rete di supporto parentale e/o amicale, vengono meno”.
In altre parole, quando finisce la scuola non viene meno soltanto un luogo di apprendimento per i bambini. Viene meno anche un importante sostegno organizzativo per le famiglie. Da un giorno all’altro occorre trovare soluzioni per coprire intere giornate, organizzare attività, gestire centri estivi, nonni, babysitter e, contemporaneamente, continuare a lavorare.
Non sorprende quindi che il 73% dei genitori segnali difficoltà nella conciliazione tra lavoro e famiglia, mentre il 67% lamenta i costi sempre più elevati di centri estivi e servizi di assistenza. A questo si aggiunge un altro dato significativo: il 40% delle famiglie dichiara di non poter contare su una rete di supporto stabile.
A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le mamme. Ben l’85% degli psicologi coinvolti nell’indagine riferisce infatti che il peso maggiore della Family Fatigue ricade sulle donne. Un dato che conferma come la gestione della vita familiare continui ancora oggi a essere distribuita in modo poco equilibrato.
Le conseguenze non riguardano soltanto l’umore. Lo stress prolungato può tradursi in stanchezza mentale, irritabilità, frustrazione, difficoltà nel sonno e perfino sintomi fisici come mal di testa, tensioni muscolari e disturbi gastrointestinali. Tra i sentimenti più frequentemente riportati in terapia durante i mesi estivi emergono la stanchezza mentale, segnalata dal 75% degli specialisti, la frustrazione e l’irritabilità.
C’è poi un altro aspetto che molti genitori conoscono bene: il senso di colpa. La sensazione di non riuscire a fare abbastanza, di non essere sufficientemente presenti o di ricorrere troppo spesso agli schermi per intrattenere i figli. Non a caso il 71% dei terapeuti osserva un aumento dell’ansia legata al tempo che i bambini trascorrono davanti a tablet, smartphone e televisione durante l’estate.
Come affrontare allora questo periodo senza sentirsi sopraffatti? Gli esperti di Unobravo suggeriscono alcune strategie semplici ma efficaci. La pianificazione anticipata delle settimane estive può alleggerire il carico organizzativo. Anche il coinvolgimento attivo del partner, dei nonni o di altre figure di supporto è fondamentale per evitare che tutto ricada su una sola persona.
Un altro concetto importante richiamato dagli psicologi è quello della “good enough parenting”, la genitorialità sufficientemente buona. Non esistono genitori perfetti e non è necessario organizzare attività straordinarie ogni giorno per essere una mamma o un papà presenti e amorevoli. Accettare i propri limiti e concedersi qualche imperfezione può fare una grande differenza.
Infine, come ricorda Valeria Fiorenza Perris, “riconoscere la propria fatica è il primo passo per prendersene cura con maggiore consapevolezza”. Un messaggio prezioso soprattutto per le mamme, che spesso mettono i bisogni di tutti davanti ai propri. Anche durante l’estate, prendersi cura di sé non è un lusso: è una necessità.
3 esercizi per spegnere il cervello
Siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, sempre pronti a rispondere a un messaggio, una mail o una notifica. E così, paradossalmente, anche le vacanze rischiano di trasformarsi in un periodo in cui il corpo è lontano dalla scrivania, ma la mente continua a lavorare senza sosta. Ecco 3 esercizi per spegnere il cervello.

Non sorprende che sempre più persone tornino da un viaggio sentendosi stanche quasi quanto prima di partire. Il problema ha persino un nome: “always on culture”, la cultura della reperibilità continua. Una condizione che mantiene il cervello costantemente in allerta e il corpo in uno stato di tensione cronica. Quando siamo esposti senza sosta a stimoli digitali, infatti, il nostro organismo continua a produrre cortisolo e adrenalina, gli ormoni dello stress. Il risultato? Sonno meno riposante, difficoltà di concentrazione, irritabilità e una sensazione costante di affaticamento mentale.
Per contrastare questo fenomeno, Richard Romagnoli, formatore e coach, ha elaborato una guida pratica al “reset mentale”, basata su 3 tecniche che aiutano a rallentare il flusso dei pensieri e a ritrovare uno spazio di quiete interiore, come riporta Leggo.
1. Dieci minuti di silenzio e una pagina bianca
Il primo esercizio è tanto semplice quanto efficace. Nei giorni che precedono una vacanza, o in qualsiasi momento particolarmente stressante, concedetevi almeno dieci minuti di silenzio assoluto. Niente smartphone, niente televisione, niente musica di sottofondo. L’obiettivo non è controllare i pensieri, ma lasciarli emergere liberamente.
Subito dopo, prendete carta e penna e scrivete tutto ciò che vi passa per la testa: preoccupazioni, impegni, idee, paure, cose da ricordare. Mettere i pensieri nero su bianco aiuta il cervello a liberarsi dal bisogno di tenerli costantemente attivi. È una sorta di “svuotatasche mentale” che permette di alleggerire il carico emotivo accumulato durante la giornata.
2. Creare ogni giorno una piccola oasi di quiete
Il secondo esercizio consiste nel ritagliarsi dei micro-spazi di silenzio. Bastano venti minuti al giorno, possibilmente al mattino, per interrompere il bombardamento continuo di informazioni che accompagna le nostre giornate. mNiente podcast, niente social, niente televisione. Solo silenzio.
Può sembrare difficile all’inizio, perché siamo abituati a riempire ogni momento vuoto con uno stimolo. Eppure è proprio in quei minuti di apparente inattività che il cervello riesce a rallentare davvero. Una passeggiata senza telefono, una colazione in tranquillità o semplicemente qualche minuto seduti all’aperto possono diventare preziosi alleati del benessere mentale.
3. Tre minuti di respirazione lenta per ricominciare
Il momento più delicato arriva spesso al rientro dalle vacanze, quando notifiche, appuntamenti e impegni sembrano travolgerci nuovamente. Per evitare di perdere subito la serenità conquistata, Romagnoli suggerisce un piccolo rituale quotidiano: tre minuti di respirazione lenta e consapevole.Sedetevi comodamente, chiudete gli occhi e concentratevi sul respiro. Inspirate lentamente dal naso ed espirate con calma.
Solo tre minuti possono aiutare a riportare l’attenzione al presente, ridurre la tensione accumulata e favorire una sensazione immediata di calma. A volte bastano pochi minuti di silenzio per ritrovare ciò che cerchiamo da tempo: un po’ di pace.
Mini-me mania: l’estate 2026 è di mamma e figlia
C’è una tendenza che ogni estate torna a conquistare Instagram, le vacanze e perfino le passeggiate sul lungomare: la mini-me mania. L’estate 2026 è di mamma e figlia coordinate. Attenzione, però: non significa indossare capi identici dalla testa ai piedi.

Se c’è un capo che mette d’accordo mamme e bambine è sicuramente il vestito floreale. Lungo e romantico per lei, più corto e sbarazzino per la piccola. Le stampe liberty, i piccoli fiorellini colorati e i tessuti leggeri come cotone e lino sono perfetti per le giornate più calde e regalano immediatamente un effetto coordinato dolce e raffinato.
Il bianco è uno dei colori simbolo dell’estate e funziona benissimo nei look mini-me. Una camicia oversize con shorts per la mamma e un abitino in sangallo per la figlia creano un abbinamento semplice ma d’effetto. Il risultato è luminoso, fresco e perfetto sia per una giornata al mare sia per una cena in vacanza.
Il jeans non va mai in ferie. Gonne in denim, salopette leggere, camicie di jeans morbide: sono tutti pezzi facili da abbinare e amatissimi da grandi e piccole. La regola è giocare con lo stesso materiale senza necessariamente scegliere lo stesso modello.
Le righe bianche e blu sono un grande classico dell’estate e rappresentano uno dei modi più semplici per creare un look coordinato. Una t-shirt a righe per la mamma e un vestitino marinaro per la figlia bastano per ottenere quell’effetto “wow” che fa impazzire le foto di famiglia.
Tra le tendenze più amate della stagione ci sono i costumi matching. Molti brand propongono bikini e costumi interi per mamma e figlia nelle stesse fantasie tropicali, floreali o coloratissime. Perfetti per le vacanze, ma senza trasformare il coordinato in una divisa: basta una stampa uguale o un dettaglio in comune.
Spesso non serve vestirsi uguali per creare un effetto mini-me. A volte bastano gli accessori. Cappelli di paglia coordinati, occhiali da sole simili, borse in rafia o sandali dello stesso colore possono creare un richiamo discreto e super chic.
La vera essenza della tendenza mini-me non è copiare il look della mamma, ma celebrare la complicità tra madre e figlia attraverso la moda. Niente outfit troppo rigidi o studiati al millimetro. I look più belli sono quelli che raccontano spontaneità, gioco e affetto.

Scritto da Annamaria e postato in