La Gen Z riscrive le regole dell’errore
Per anni, in Italia, l’errore è stato un tabù. Un fallimento da evitare a tutti i costi, segno di debolezza più che di crescita. Ma le nuove generazioni stanno ribaltando la prospettiva: oggi, per quasi la metà degli studenti italiani (42%), sbagliare non è più una vergogna, bensì un’occasione per migliorare. La Gen Z riscrive le regole dell’errore.

A dirlo è una ricerca di Skuola.net, realizzata con Tipp-Ex, che ha coinvolto 2.500 ragazzi delle scuole superiori e dell’università. Il 32% descrive l’errore come “frustrante ma utile”, un altro 10% lo vede come uno stimolo concreto a fare meglio. Solo una minoranza, il 22%, lo considera ancora un fallimento senza alcun lato positivo.
Il cambiamento c’è, anche se non mancano i retaggi del passato. Quasi un ragazzo su due (45%) confessa di sentirsi agitato o sotto pressione quando sbaglia a scuola, e tra le ragazze il senso di dover “fare meglio” è ancora più forte. Segno che l’idea dell’errore come colpa, eredità della vecchia scuola “Gentiliana”, non è del tutto superata.
C’è però un nuovo vento che soffia tra i banchi: quello del “fail and learn”, l’arte di sbagliare per crescere. I giovani stanno imparando a guardare i propri inciampi con occhi diversi, persino con un pizzico di ironia. E se il 65% si limita a barrare un errore, molti preferiscono strumenti come il correttore a nastro o il bianchetto: piccoli gesti simbolici per trasformare lo sbaglio in una ripartenza.
“Le nuove generazioni sono molto più esposte rispetto al passato all’ansia da prestazione a scuola, come del resto avviene nello sport e sui social: 9 su 10 la percepiscono in maniera tangibile nel loro quotidiano – spiega Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, a Leggo – Ma la loro reazione è rivoluzionaria, specie se raffrontata alla mentalità tipica italiana: invece di flagellarsi per l’errore o viverlo come uno stigma da evitare a tutti i costi, preferiscono usarlo come lezione per ripartire”.
Aggiunge Giada Canestrelli di BIC Italia: “Vogliamo aiutare i ragazzi a vivere l’errore con serenità e leggerezza, trasformandolo in un’occasione di crescita. L’errore non è un fallimento, ma un passaggio naturale del percorso di apprendimento: correggerlo con semplicità, e magari con un pizzico di ironia, significa imparare a guardarlo con occhi nuovi e a ritrovare fiducia in sé stessi”.

Scritto da Annamaria e postato in