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Priorità allattamento al seno

Set 30
Scritto da Annamaria avatar

Priorità allattamento al seno è il claim lanciato dall’edizione 2025 della Settimana Mondiale dell’Allattamento (Sam), che ricorre dall’1 al 7 ottobre e che racchiude anche tutto l’impegno che la Società Italiana di Neonatologia (Sin) dedica a quello che rappresenta un investimento non solo sulla salute, ma anche in ambito economico, sociale ed ecologico. Ed è in questa direzione che quest’anno si muove la Sam, con l’obiettivo di “creare reti sostenibili”, perché allattare è fondamentale anche per la sostenibilità ambientale. E’ quanto si legge in una nota Sin, Società Italiana di Neonatologia .

priorita allattamento al seno

Per l’individuo allattato al seno, è oramai ampiamente confermata dalla letteratura scientifica la riduzione del rischio di varie importanti patologie, fra le quali asma, obesità e leucemia. Così come sono noti i benefici anche per la mamma. La Società Italiana di Neonatologia, attraverso la Com.A.Sin Commissione Allattamento e Blud (Banche del Latte Umano Donato), ha intensificato negli ultimi anni l’impegno per l’allattamento, rendendosi capofila di un progetto nazionale inter-societario ed interprofessionale di promozione dell’allattamento nelle Maternità Italiane: il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (Paa).

Dei 104 Punti Nascita arruolati nel 2023, 97 hanno completato un percorso per dimostrare l’impatto di un pacchetto di interventi. Il Progetto PAA è risultato efficace nel migliorare non solo gli indicatori di processo (come la definizione di una policy aziendale ad hoc, l’istituzione di un gruppo di lavoro aziendale, l’incremento delle pratiche del rooming-in e del pelle-a-pelle, la copertura formativa del personale), ma anche l’indicatore di esito, cioè il tasso di allattamento al seno alla dimissione della Maternità.

“In particolare, il tasso di allattamento alla dimissione di oltre 33.000 neonati di buon peso, sani ed a termine, è aumentato dal 67% al 71%. Sembrano incrementi piccoli, ma bisogna precisare che questo dato statistico riguarda un numero di neonati considerevole, pari a circa il 9% dei nati in Italia nel 2024. I 97 Punti Nascita nel loro insieme hanno fatto significativi progressi nel promuovere l’allattamento e ben 57 di questi sono riusciti a raggiungere gli obiettivi richiesti per poter ottenere il riconoscimento ‘Punti Nascita per l’Allattamento’, la cui nomina ufficiale è prevista in occasione del XXXI Congresso Nazionale Sin, a Montesilvano (Pescara), il 7 ottobre, nel corso della sessione d’apertura interamente dedicata all’Allattamento materno”, commenta il Dott. Riccardo Davanzo, Presidente Com.A.SIN.

Il Progetto PAA ha, inoltre, creato opportunità di aggiornamento sull’allattamento mediante nuove FAD (in particolare per medici ed infermiere/i) e l’elaborazione locale guidata dal coordinamento nazionale di 20 protocolli assistenziali relativi all’allattamento, come il protocollo sull’ittero e le indicazioni sulla promozione dell’allattamento nella gestione dell’ipoglicemia neonatale. Ha contribuito, infine, all’implementazione in molti Centri della scheda SIN di prevenzione di un grave evento avverso il collasso neonatale (Sudden Unexpected Postnatal Collaps – SUPC), strumento essenziale per migliorare la sicurezza del neonato fisiologico nelle Sale Parto italiane. Tra gli impegni futuri della SIN c’è la realizzazione della Position Statement sull’Allattamento, sull’allattamento al seno e l’uso del latte materno, come aggiornamento della precedente edizione del 2015.

“La promozione dell’allattamento materno e di quanto questo sia vitale per il neonato e per la sua mamma è da sempre al centro delle attività della nostra Società. Allattare è una partita che si vince con ‘gioco di squadra’, facendo rete intorno alle mamme, sostenendole e affinché non si arrendano alle prime difficoltà. In occasione della SAM 2025, abbiamo dedicato proprio a loro ‘le 7 regole d’oro per l’Allattamento’, sette semplici consigli per accompagnarle in questa pratica così preziosa per neonati e mamme”, afferma il Presidente SIN Prof. Massimo Agosti.

Proprio per questo, in occasione della SAM 2025, la SIN diffonde le “sette regole d’oro per l’allattamento”, un vademecum semplice ed efficace:

  1. Inizia subito – il contatto pelle a pelle stimola ossitocina e avvio precoce.
  2. Allatta a richiesta – no agli orari fissi, sì alle poppate libere.
  3. Allattamento esclusivo per i primi sei mesi – raccomandato da OMS, Ministero e società scientifiche.
  4. Evita la bilancia-mania – conta di più il pannolino bagnato e la crescita dopo il calo fisiologico.
  5. Il tuo latte basta – niente acqua o tisane, sì a idratazione e dieta equilibrata per la mamma.
  6. Non sei sola – chiedere aiuto a papà, familiari, pediatra, ostetrica o consultori è sempre possibile.
  7. Un gesto ecologico – il latte materno è naturale, sostenibile, sempre pronto e senza sprechi.

Dermatite da pannolino: come curarla

Set 20
Scritto da Annamaria avatar

La dermatite da pannolino è uno dei problemi più comuni nei primi anni di vita dei bambini. Si manifesta con arrossamenti, piccoli puntini o irritazioni nella zona coperta dal pannolino ed è causata soprattutto dal contatto prolungato con urine, feci e umidità. Anche il calore, lo sfregamento o detergenti troppo aggressivi possono peggiorare la situazione. Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo facilmente gestibile con piccoli accorgimenti quotidiani. Ecco come curarla.

Il primo rimedio è cambiare spesso il pannolino, senza aspettare troppo a lungo tra un cambio e l’altro, così da mantenere la pelle asciutta e pulita. Durante il cambio, è meglio lavare la zona con acqua tiepida e detergenti delicati, evitando salviette profumate o troppo aggressive. Dopo aver lavato, è importante asciugare bene, tamponando con un panno morbido e non strofinando.

Un altro alleato fondamentale è la crema protettiva a base di ossido di zinco, che crea una barriera sulla pelle e riduce il contatto con l’umidità. In alcuni casi può essere utile lasciare il bambino per qualche minuto senza pannolino, così da far “respirare” la pelle.

Se l’irritazione non migliora in pochi giorni, o se compaiono lesioni, pustoline o infezioni, è sempre consigliabile consultare il pediatra, che potrà suggerire creme specifiche o terapie mirate.

Con un po’ di attenzione e una routine di cura costante, la dermatite da pannolino può essere prevenuta e affrontata senza grandi difficoltà, restituendo al bambino comfort e serenità.

Prevenzione VRS

Ago 05
Scritto da Annamaria avatar

La Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno redatto e trasmesso al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un documento congiunto di raccomandazioni per la prevenzione dell’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (VRS).

prevenzione vrs

L’obiettivo è quello di promuovere una strategia nazionale uniforme di immunizzazione dei neonati e dei lattanti alla prima stagione epidemica, utilizzando Nirsevimab, l’anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione, per garantire la massima protezione possibile contro il VRS, indipendentemente dal luogo o dal mese di nascita.

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) è una delle principali cause di infezioni respiratorie nei bambini sotto i 5 anni. A livello globale provoca ogni anno 3,6 milioni di ricoveri e oltre 100.000 decessi, soprattutto nei Paesi a basso reddito. In Italia, la stagione epidemica si estende da ottobre ad aprile, con un picco tra gennaio e febbraio. Durante questo periodo, il VRS esercita una forte pressione sui Pronto Soccorso pediatrici e causa un elevato numero di ricoveri ospedalieri, talvolta anche in terapia intensiva.

Il Nirsevimab, approvato da EMA nel 2022 e da AIFA nel 2023, è stato introdotto in Italia per la prima volta nella stagione epidemica 2024-2025. La Delibera della Conferenza Stato-Regioni del 17 ottobre 2024 ne ha previsto la somministrazione gratuita e su base volontaria a tutti i neonati a partire dal 1° novembre 2024, estendendo la copertura in modo variabile anche ai nati nei mesi precedenti e ai bambini sotto i due anni con condizioni di fragilità.

Tuttavia, un’indagine condotta da SIP e SIN ha evidenziato forti disomogeneità regionali nell’implementazione del programma, sia per le diverse tempistiche di avvio sia per l’accesso limitato dei bambini nati fuori dalla finestra epidemica (prima di novembre e dopo marzo).

Le raccomandazioni per la stagione 2025-2026 per la prevenzione da VRS 

Nel nuovo documento, SIP e SIN raccomandano che:

  • Tutti i neonati e lattanti alla loro prima stagione epidemica siano immunizzati con Nirsevimab. L’immunizzazione è consigliata anche nei bambini nati prima della stagione epidemica, ossia nel periodo che va da aprile a settembre, per i quali è raccomandato il richiamo nel mese di ottobre in modo che la protezione possa essere massima (la copertura di somministrazione è di 5-6 mesi). 
  • Per i nati prima di ottobre, la somministrazione avvenga preferibilmente nel mese di ottobre o comunque prima dell’inizio della stagione epidemica presso gli ambulatori dei Pediatri di famiglia o i Centri vaccinali. 
  • Per i nati durante la stagione epidemica (ottobre-aprile), la profilassi sia somministrata prima della dimissione dal Centro di Neonatologia ospedaliero.
  • Le donne in gravidanza tra la 32a e la 36a settimana, con parto previsto nella stagione epidemica, ricevano il vaccino proteico ricombinante bivalente anti VRS per proteggere se stesse e i propri neonati nei primi mesi di vita. 
  • I bambini sotto l’anno di vita che hanno già contratto l’infezione da VRS ricevano comunque Nirsevimab. 

Particolare attenzione è posta anche ai bambini con patologie croniche medicalmente complesse, per i quali si raccomanda la profilassi anche all’inizio della loro seconda stagione epidemica. 

SIP e SIN sottolineano inoltre che la co-somministrazione con gli usuali vaccini dell’infanzia è possibile e non presenta controindicazioni. 

Le due Società scientifiche chiedono che il documento sia recepito dalle Istituzioni per armonizzare i criteri di somministrazione a livello nazionale, assicurando pari opportunità di prevenzione per tutti i bambini e favorendo un’organizzazione più efficace e capillare. “E’ fondamentale che ogni bambino e in ogni regione abbia lo stesso diritto alla protezione dal VRS – dichiarano SIP e SIN – Solo attraverso una strategia condivisa e omogenea possiamo ridurre i ricoveri e garantire una tutela reale ai più piccoli”.

Autosvezzamento

Lug 13
Scritto da Annamaria avatar

L’autosvezzamento è una scelta sempre più diffusa tra i genitori moderni. Si basa sull’ascolto dei bisogni del bambino e sul rispetto dei suoi tempi, coinvolgendolo attivamente al momento del pasto. Una delle domande più frequenti riguarda come tagliare i cibi per evitare rischi e favorire l’autonomia. Ecco tutto quello che c’è da sapere per iniziare in sicurezza.

autosvezzamento

L’autosvezzamento – detto anche “alimentazione complementare a richiesta” – è un approccio che consente al bambino, intorno ai 6 mesi, di iniziare a mangiare gli stessi alimenti della famiglia, opportunamente adattati. Non si parte con pappe frullate, ma con cibi solidi e consistenze morbide che il bambino può manipolare e portare alla bocca da solo, imparando a conoscere gusto, consistenza, odore e forma.

I principi chiave sono:

  • Il latte (materno o formula) rimane la fonte principale di nutrimento fino all’anno.
  • I pasti si condividono con il resto della famiglia, seduti a tavola insieme.
  • Il bambino è libero di scegliere cosa e quanto mangiare.
  • E’ importante non forzare e lasciare che esplori il cibo a modo suo.

Come tagliare i cibi in modo sicuro?

Una corretta preparazione dei cibi è fondamentale per evitare il rischio di soffocamento. Ogni alimento va proposto in forma e consistenza adeguata all’età e allo sviluppo del bambino.

Linee guida pratiche:

A 6-9 mesi

  • I cibi devono essere morbidi e schiacciabili tra le dita.
  • I tagli ideali sono a bastoncino, lunghi circa 5-6 cm, che il bambino possa afferrare facilmente con il pugno (presa palmare).
  • Alcuni esempi sicuri: patate lesse, banana matura, zucchine cotte, polpette morbide, fette di avocado, pasta corta ben cotta.

Dai 9-12 mesi

  • Man mano che migliora la presa a pinza, si possono offrire cibi tagliati a cubetti o a fettine sottili.
  • I bambini cominciano a gestire consistenze più compatte ma sempre morbide (es. pezzetti di frutta, verdure al vapore, pezzettini di carne tenera).

Attenzione ai cibi a rischio soffocamento. Alcuni alimenti non devono essere mai offerti interi prima dei 4-5 anni:

  • Uva, ciliegie, pomodorini (vanno sempre tagliati in quarti).
  • Frutta secca intera (solo tritata finemente o come crema).
  • Olive, carote crude, wurstel (da evitare o tagliare a listarelle sottili).
  • Popcorn, caramelle dure, pezzi di pane troppo duro o croccante.

Durante l’autosvezzamento, il bambino deve stare seduto in sicurezza, ben dritto, idealmente in un seggiolone con schienale e poggiapiedi. Mai offrirgli cibo:

  • mentre è sdraiato,
  • in macchina,
  • mentre cammina o gioca.

La supervisione di un adulto attento e tranquillo è sempre fondamentale.

Neonati in aereo

Giu 30
Scritto da Annamaria avatar

I neonati di pochi giorni possono volare? Sì, in aereo possono andare, ma non immediatamente dopo essere venuti al mondo. “Per quanto riguarda quelli sani e nati a termine no, possono volare a partire da 48 ore dopo la nascita”, spiega la vicepresidente della Società Italiana di Pediatria, Antonella Di Stefano, a Vanity Fair.

La pediatra, però, consiglia ai neogenitori per quel che riguarda i neonati in aereo di attendere qualche giorno in più: “Anche se non ci sono pericoli nel farli imbarcare prima è preferibile aspettare almeno fino al settimo giorno di vita per permettere loro di vivere più serenamente la prima settimana di adattamento alla vita extrauterina”.

Il discorso cambia quando si parla di neonati prematuri o con patologie polmonari e cardiache in aereo. “Per loro andrebbe richiesto un parere medico prima di intraprendere il volo. Così come in caso di malattie infettive acute, interventi chirurgici recenti o malattie respiratorie croniche severe”, chiarisce l’esperta.

Come regolarsi col jet lag? “Se si parte per destinazioni a Est, ad esempio, nei giorni precedenti si può provare ad anticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la mattina; mentre per i viaggi a Ovest si dovrebbe fare il contrario, ovvero posticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la sera”, precisa Antonella Di Stefano.

Bagnetto neonato

Giu 12
Scritto da Annamaria avatar

Il bagnetto al neonato è uno di quei momenti coccolosi che tanto piacciono a noi mamme. Molte glielo fanno quotidianamente: ma è davvero giusto? E’ possibile che così si irriti l’epidermide? La dermatologa Pucci Romano spiega quanto frequentemente fare il bagnetto al neonato sulle pagine del Corriere della Sera.

bagnetto neonato

La docente di Tecniche dermatologiche applicate alla cosmetologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente Skineco è chiarissima. “Non è necessario detergere la pelle di un bambino con sostanze antisettiche e antibatteriche che possono modificarla e impoverirla, rendendola più vulnerabile. Così come non occorre usare prodotti eccessivamente ‘sgrassanti’. E questo è un principio valido per la detersione in generale, che diventa imperativo per la pelle dei più piccoli, già così povera nel suo film idrolipidico, ma proprio per questo ha sempre un buon odore e nessuna imperfezione”, sottolinea. 

“La domanda è: cosa fa il neonato per sporcarsi al punto tale da meritare un bagnetto quotidiano? Di certo non lavora in miniera – prosegue il medico – E’ opinione comune che il bagnetto faccia benissimo, che rilassi il bambino e gli permetta di dormire meglio. Ma è davvero così? Intanto, quando si lava un neonato la paura di fare qualcosa di sbagliato è enorme. Solitamente il bimbo sbraita, si arrossa, piange fino a diventare paonazzo e la mamma si agita, perché la sua inesperienza la spaventa. Inizia poi la sequenza di saponcini e shampoo, facendo attenzione agli occhi. Il neonato viene infine avvolto nel telo di spugna e sfregato per asciugarlo bene e in fretta. Tutte azioni eccessive che danneggiano la sua pelle”.

Con il neonato “l’obiettivo deve essere rimuovere le secrezioni di feci e urine, nel pieno rispetto dell’equilibrio cutaneo. Detergere eccessivamente, soprattutto con prodotti aggressivi, schiumogeni, profumati o ricchi di conservanti, può alterare il film idrolipidico, il pH fisiologico, il microbiota cutaneo. L’utilizzo quotidiano di tensioattivi come SLES o SLS (sodium lauryl ether sulfate / sodium lauryl sulfate) è sconsigliato, poiché rimuove i lipidi epidermici e danneggia la barriera cutanea, predisponendo in futuro a irritazioni, dermatiti e reazioni infiammatorie”.

“In inverno un bagnetto a settimana è più che sufficiente. In estate, si può arrivare fino a 2-3 a settimana se fa molto caldo – consiglia Romano –. Poiché il neonato non ha termoregolazione, lavarlo con acqua tiepida potrà rinfrescarlo. Con la crescita, poi, si aumenterà la frequenza. Il bambino, infatti, inizierà ad andare all’asilo, a giocare al parco, a fare sport, a frequentare la piscina con acqua clorata, suderà e si sporcherà. A quel punto il bagnetto sarà necessario”.

“Per una corretta igiene si possono utilizzare syndet delicati, tensioattivi non ionici come cocoglucoside, sodium cocoyl glutamate, lauryl o decyl glucoside – conclude –. Tutte sostanze che rispettano il film idrolipidico, sono poco schiumogene e non alterano pH cutaneo. Sì anche a detergenti oleosi o latti detergenti, ideali per il cambio pannolino quando non sono presenti feci”.

Latte materno contro la NEC

Mag 15
Scritto da Annamaria avatar

In occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sull’Enterocolite Necrotizzante (NEC), celebrata il 17 maggio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) richiama l’attenzione su una delle patologie più gravi che possono colpire i neonati prematuri. L’enterocolite necrotizzante, o NEC, è una vera e propria emergenza neonatale, caratterizzata da un’infiammazione intestinale che, nei casi più gravi, può portare alla necrosi e alla perforazione dell’intestino. Il latte materno è importantissimo contro la NEC.

latte materno contro la nec

La malattia si manifesta solitamente nelle prime settimane di vita, e la sua comparsa è tanto più probabile quanto minore è l’età gestazionale del neonato. Colpisce fino all’8% dei bambini con peso inferiore a 1000 grammi, ma può riguardare anche i nati a termine in presenza di fattori di rischio come cardiopatie congenite o complicanze perinatali.

Le opzioni terapeutiche variano dalla sospensione dell’alimentazione enterale e dalla somministrazione di antibiotici, fino all’intervento chirurgico nei casi più complessi. Ma è sul fronte della prevenzione che la medicina neonatale punta sempre più con decisione.

“Gli sforzi preventivi si sono concentrati sull’identificazione di interventi che possano ridurre il rischio, la frequenza e la gravità della NEC”, afferma Simonetta Costa, segretaria del Gruppo di Studio del Neonato Chirurgico della SIN. “Poiché la NEC si verifica prevalentemente nei neonati pretermine, la prevenzione della nascita pretermine avrebbe un impatto significativo sulla sua incidenza”, aggiunge.

Un ruolo cruciale contro la patologia è svolto dal latte materno, la cui efficacia preventiva è oggi sostenuta da un ampio consenso scientifico. La somministrazione di corticosteroidi prenatali alle donne a rischio di parto prematuro è già un importante strumento per ridurre l’incidenza della NEC, ma è l’alimentazione con latte umano a rappresentare un vero e proprio scudo naturale.

“Un altro strumento di grande importanza per la prevenzione della NEC è il latte umano”, sottolinea Massimo Agosti, presidente della SIN. “Secondo le raccomandazioni della nostra Società Italiana di Neonatologia e delle altre società scientifiche nazionali ed internazionali che si occupano di nutrizione neonatale, il latte della propria mamma è la prima scelta anche per i neonati prematuri”, aggiunge. Il latte materno contro la NEC è efficace.

“Se il latte materno non è disponibile, il latte umano donato – prosegue Agosti – rappresenta la prima alternativa, pur offrendo benefici protettivi leggermente minori a causa delle procedure cui è soggetto di congelamento, pastorizzazione e conservazione”.

I benefici del latte materno sono molteplici: abbassa il pH gastrico, migliora la motilità intestinale e contrasta la disbiosi, grazie alla presenza di componenti prebiotici e probiotici. La protezione, inoltre, è dose-dipendente: più latte materno viene somministrato, maggiore è la copertura offerta contro la NEC.

Una pratica emergente che sta guadagnando terreno è la terapia orale del colostro: piccole gocce del primo latte materno somministrate nella bocca del neonato entro le prime 24 ore di vita. Un gesto semplice, ma che secondo diversi studi può contribuire in modo significativo a ridurre il rischio di NEC.

Kangaroo Care riduce mortalità e infezioni

Mag 12
Scritto da Annamaria avatar

La Kangaroo Care è attualmente considerato uno dei migliori interventi in termini di efficacia e di costi per promuovere il benessere dei neonati pretermine, per i suoi tantissimi benefici. E’ realmente “un abbraccio che cura”. Come ribadito dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN). E come evidenziato anche dal claim di quest’anno della giornata mondiale, che ricorre il 15 maggio. “Tra le mie braccia, cresci”, con l’obiettivo di proteggere e nutrire ogni bambino attraverso il potere del contatto e il riconoscimento del profondo impatto della KC nel promuovere la guarigione, la stabilità e il benessere per tutta la vita del neonato. Riduce la mortalità e le infezioni del neonato, come sottolineato dalla SIN.

kangaroo care ridice mortalita e infezioni

“La Kangaroo Care è una delle misure più efficaci che possono essere adottate per migliorare le prospettive di sopravvivenza dei bambini nati prematuri o di basso peso. Questo in tutti i contesti, nei paesi ad alto e basso reddito”. E’ quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) nel Global Position Paper dal titolo: “KMC A trasformative innovation in neonatal health care”. In occasione della Giornata Mondiale della Kangaroo Care, che, come ogni anno, si celebra il 15 maggio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ribadisce l’importanza di questa attività. Ed il suo impegno nel promuovere, insieme con le associazioni dei genitori, le strategie di implementazione e tutte le modalità operative per il corretto svolgimento di questa cura. E sostenere la sua più ampia diffusione presso tutti i punti nascita in Italia. 

E’ un vero e proprio metodo di cura. Si realizza attraverso il contatto pelle-a-pelle, tra mamma/papà e neonato, continuo e prolungato (da 8 a 24 ore al giorno, per quante più ore possibile). Va iniziato immediatamente dopo il parto. O quando le condizioni cliniche del neonato lo consentono. L’OMS raccomanda fortemente la KC per tutti i neonati pretermine o di basso peso come cura di routine. L’inizio il prima possibile dopo la nascita. Secondo le più recenti evidenze e numerose revisioni della letteratura, la KC iniziata in ospedale o a casa riduce la mortalità durante il ricovero alla nascita o a 28 giorni di età e, probabilmente, riduce le infezioni gravi tra i neonati pretermine e di basso peso alla nascita. 

La KC, inoltre, comporta maggiori benefici, a medio e lungo termine, se dura almeno 8 ore al giorno. E se viene iniziata quanto prima possibile. Ormai diversi studi sostengono che la KC deve essere inserita nei bundle di miglioramento assistenziale e di outcome dei neonati prematuri per il livello di impatto a breve e lungo termine che essa ha. Nonostante i suoi comprovati benefici, le esperienze dirette di alcuni ospedali mostrano una grande variabilità nell’inizio della Kangaroo Care. E, spesso, difficoltà logistiche e professionali nell’eseguirla, soprattutto nei neonati pretermine. Per i neonati prematuri, infatti, è fattibile anche prima della stabilizzazione. Ma richiede formazione professionale, adattamento degli spazi e attrezzature per la rianimazione. 

Tutto questo non può che confermare la necessità di un ulteriore impegno. Non solo per la promozione culturale e organizzativa dei punti nascita, ma anche nel promuovere azioni concrete presso i decisori delle politiche sanitarie. Ciò affinché la KC venga considerata una attività di cura essenziale tra gli standard di cura per tutti i neonati e per le loro famiglie. 

“Purtroppo, sappiamo di casi di Terapie Intensive Neonatali che ancora impongono limitazioni di orari per l’accesso ai genitor. Addirittura alcune solo poche ore al giorno”, afferma il presidente SIN Luigi Orfeo. “Da anni sosteniamo l’apertura h24 delle TIN e il diritto di tutti i genitori di poter stare accanto al proprio figlio ricoverato per tutto il tempo che lo desiderano. I genitori sono parte integrante della cura. La kangaroo care ne è una dimostrazione concreta”. Il Gruppo di Studio della Care neonatale della SIN ha messo a disposizione di tutte le TIN italiane il documento Kangaroo Care – Le Indicazioni nazionali della SIN”, con precise istruzioni per una corretta e sicura implementazione di questa importante pratica.