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L’Oms: “Le punizioni corporali non fanno crescere”

Set 15
Scritto da Annamaria avatar

Le botte non educano. Non migliorano il comportamento dei bambini, non favoriscono lo sviluppo e non portano alcun beneficio. È quanto emerge dallo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Understanding and Preventing Child Corporal Punishment, che analizza il fenomeno a livello globale e mette in guardia sui danni a lungo termine. L’OMS è chiaro: “Le punizioni corporali non fanno crescere”.

l oms le punizioni corporali non fanno crescere

Cosa si intende per “punizioni corporali”? Secondo il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, rientra in questa categoria “qualsiasi punizione in cui venga utilizzata la forza fisica e destinata a causare dolore o disagio, per quanto lieve”. Nel concreto significa:

  • colpire con la mano o con oggetti (cinture, scarpe, bastoni)
  • dare calci, strattonare o scuotere violentemente
  • graffiare, pizzicare, mordere, tirare capelli o orecchie
  • costringere a posizioni dolorose
  • bruciare o scottare
  • obbligare a ingerire sostanze, come il sapone

Accanto alle violenze fisiche, ci sono poi le punizioni psicologiche, che umiliano, spaventano o ridicolizzano i bambini, con effetti altrettanto devastanti.

Lo studio dell’Oms non. lascia spazio a dubbi: le punizioni corporali non insegnano nulla di positivo. Al contrario, i bambini picchiati sviluppano paure e fragilità che si trascinano nell’età adulta. Tra gli effetti più comuni:

  • danni fisici diretti e lesioni
  • paura, ansia e stress cronico
  • depressione e bassa autostima
  • difficoltà di concentrazione e risultati scolastici scarsi
  • relazioni familiari danneggiate
  • problemi comportamentali, autolesionismo e dipendenze
  • tendenza a riprodurre la violenza da adulti

Non tutti i bambini sono esposti allo stesso modo. L’Oms individua tre livelli di rischio:

  • individuale: disabilità, differenze di genere, motivi culturali
  • familiare: genitori che hanno subito a loro volta punizioni, depressione, dipendenze
  • sociale: povertà, discriminazione, razzismo, tradizioni che legittimano la violenza

Molti Paesi hanno introdotto leggi che vietano le punizioni fisiche. Ma le norme, da sole, non riescono a scalfire la convinzione radicata che “una sculacciata” possa essere educativa.

Per cambiare rotta servono azioni coordinate. L’Oms indica sette campi di intervento, raccolti nel quadro INSPIRE:

  • applicare e far rispettare le leggi
  • promuovere norme sociali non violente
  • creare ambienti sicuri in casa, a scuola e in comunità
  • offrire supporto concreto a genitori e caregiver
  • ridurre la povertà e sostenere economicamente le famiglie
  • garantire servizi di risposta e supporto alle vittime
  • investire in educazione e competenze di vita

Tra gli esempi: corsi di genitorialità positiva, programmi scolastici per ridurre la violenza tra insegnanti e studenti, campagne di sensibilizzazione sui danni delle punizioni fisiche.

Cosa dire a un bimbo in sovrappeso

Mar 16
Scritto da Annamaria avatar

Se nostro figlio mangia troppo cosa fare? Cosa dire a un bimbo in sovrappeso?  Il Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatri, coordinato da Vita Cupertino e Rita Tanas, ha realizzato una guida per supportare le famiglie nel dialogo con i bambini e i ragazzi in sovrappeso tra i 4 e i 14 anni.

A volte è complicato capire cosa dire a un bimbo in sovrappeso, senza che si sente offeso o discriminato. Ecco perché è importante agire con empatia e delicatezza, tatto.

Ecco qui cosa dire a un bimbo in sovrappeso, alcuni dei consigli della guida SIP “Parlare di peso con tuo figlio”:

  • Evitare di deridere, anche se in modo affettuoso o giocoso, il bambino. Frasi come “Basta mangiare, non vedi che pancia hai?”, “Tra un po’ scoppi”, “Non stai più nei pantaloni” feriscono anche se in apparenza sembrano ben tollerate. 
  • Incentivare la comunicazione con frasi che stimolino l’adozione di sane abitudini (es. “Mi piace parlare con te a tavola, spegniamo la tv?”“Che bella passeggiata, mi fa stare meglio, anche a te?”, “Scegliamo insieme la merenda?”).
  • Essere uniti e coerenti. Decidete delle regole per condividere il momento dei pasti in modo sereno. Un’ottima abitudine è iniziare il pasto con delle verdure e, da bere, solo acqua. 
  • Iniziare la conversazione sul cibo gradualmente, in modo “naturale”, commentando una pubblicità in tv, mentre si fa la spesa o cucinando insieme. Valgono di più semplici scambi di opinione quotidiani che un “grande” discorso.
  • Coinvolgere i bambini nella conversazione, chiedendo loro cosa ne pensano, come vivono di fronte a certe esperienze con il cibo, li aiuta a esprimersi e a maturare nuove consapevolezze.
  • Non avere paura di parlare di peso, ma meglio focalizzarsi su “crescita”, “salute”, “benessere”. Se tuo figlio chiede informazioni sul suo peso o taglia, o su quella di qualcun altro, se dà della “balena”, del “ciccione” a qualcuno, è un’occasione per iniziare a parlare. 
  • Se pensi che tuo figlio sia preoccupato o imbarazzato per la sua corporatura, trova un momento tranquillo in cui, facendogli delle domande aperte (evitando quelle con risposte si/no) tipo “Cosa ne pensi di…?”, “Sei preoccupato…”?, spieghi che il valore di una persona non passa dal peso e che può contare su di te. L’importante è non spingerlo a parlare se non è a suo agio.
  • I bambini si devono sentire liberi di parlare e gli adulti non devono sempre avere una risposta, si può anche dire “Non lo so proviamo a leggere, parliamone con il pediatra”.
  • Se l’eccesso ponderale è un problema famigliare, evita di parlare di diete e di malattie legate all’eccesso di peso e sii di buon esempio

Bambini più autonomi: 5 consigli

Gen 15
Scritto da Annamaria avatar

Molti di noi a volte si interrogano sul come fare a crescere bambini più autonomi e indipendenti. La terapeuta americana Joanna Seidel regala 5 utili consigli.

bambini piu autonomi 5 consigli

L’indipendenza, per avere bambini più autonomi, deve ovviamente essere proporzionata all’età e al livello di coscienza che hanno i piccoli. I 5 consigli della psicologa riguardano azioni quotidiane che possono aiutarci.

Tra i 5 consigli della Seidel c’è il primo che parla chiaro nel rendere i bambini più autonomi: insegnare loro a prendersi cura di se stessi. Come? Iniziare facendogli lavare i denti e scegliere a soli gli abiti da indossare per andare a scuola, poi, magari, coinvolgerli in lavoretti domestici alla loro portata. In questa maniera si sentiranno responsabilizzati e acquisiranno anche qualche competenza pratica.

Consentire di scegliere piccole cose: se lavarsi i denti prima o dopo aver messo in pigiama, la musica da ascoltare per un breve tragitto. Così accresce la loro fiducia. Se più grandicelli fargli scegliere di andare e/o tornare da soli nel tragitto per la scuola.

La Seidel ricorda che dagli errori si impara, quindi non essere giudicanti, ma farli riflettere sugli sbagli per poi trovare una soluzione.

Il nostro intervenire continuamente non li aiuta, come anche la ricerca della perfezione. Dobbiamo far sì che svolgano da soli i compiti che possono svolgere: è esperienza.

Abbiamo il compito difficile ci coltivare la loro mentalità in crescita: ogni competenza va migliorata, così che anche da grandi vedranno una sfida come uno stimolo per superare i proprio limiti e non si abbatteranno.

Essere bravi genitori

Giu 22
Scritto da Annamaria avatar

Si può imparare a essere bravi genitori? Secondo gli esperti sì, assolutamente. Si può migliorare il rapporto coi figli, anche nel periodo terribile dell’adolescenza. Questo apporta benefici all’intera famiglia: gli attriti, infatti, generano un allontanamento e sono fonte di grande preoccupazione e stress.

essere bravi genitori

Essere bravi genitori non è sempre semplice, è bene ascoltare i consigli che l’esperta dà sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. “I genitori devono essere degli ‘allenatori’ che favoriscono una crescita sana dei figli attraverso l’amore, la comprensione e la capacità di ascolto”, spiega Roberta Cesaroni, mental coach e psicologa del lavoro esperta in relazioni fra genitori e figli. 

Il periodo più difficile per i ragazzi sono i primi 2-3 anni dell’adolescenza, quelli in cui nascono conflitti, ci sono forti contrasti con mamma e papà e alcune volte delle vere e proprie ribellioni. E’ il momento in cui alcune regole vengono prese come impoisizioni ingiuste. Questo periodo è importantissimo perché fa parte del percorso di crescita e fa aumentare nei ragazzi la loro autoconsapevolezza. Per essere bravi genitori è necessario comprenderlo e confrontarsi con loro: la famiglia deve essere un’alleata, non il nemico.

“Se i genitori non capiscono ciò c’è il rischio che si creino incomprensioni. A quest’età si ha bisogno di qualcuno con cui confrontarsi e se i ragazzini non trovano una sponda nella famiglia possono far affidamento su coetanei con le loro stesse difficoltà, sui social e sul web, con tutti i pericoli che ciò comporta”, avverte l’esperta.

A volte è anche il gap generazionale a incidere: “Emerge chiaramente che in famiglia sono presenti gap culturali e generazionali dovuti anche a modalità di comunicazione molto diverse fra loro. Da un lato ci sono le generazioni dell’era digitale, dall’altro quelle dell’era analogica. Parlando un linguaggio differente, è difficile comprendersi tra genitori e figli. Nella costruzione di un rapporto sano, però, il dialogo è fondamentale”, sottolinea Cesaroni.

I genitori non devono diventare degli ‘amici’, la definizione dei ruoli è fondamentale, devono imporre regole, chiaramente, ma non dettate da litigi. Non devono neppure essere infinite. “E’ sufficiente porre pochi paletti, su cui però non bisogna transigere. Un sano no fa crescere più di tante facili vittorie, ma una severità ingiustificata non porta a nulla” osserva Cesaroni. “Il cambiamento dei teenager è frutto del cambiamento di mamma e papà, che deve basarsi sull’amore e non sulle punizioni. Infatti, la punizione porta vendetta, mentre l’amore porta a questa riflessione: i miei genitori mi amano, non li posso tradire”, conclude l’esperta.

Bambini: regola dei 3 minuti

Gen 07
Scritto da Annamaria avatar

Bisogna insegnare ai bambini a raccontarsi, a svelare le proprie emozioni e i sentimenti più nascosti: per questo è importante imparare e mettere in pratica la regola dei 3 minuti.

La regola dei 3 minuti è fondamentale nella crescita dei bambini. In cosa consiste? Quando vediamo il nostro piccolo dopo una giornata di lungo lavoro o all’uscita di scuola, ma anche dopo essere uscite a fare shopping per poco tempo, dobbiamo dedicare 3 minuti a salutarlo con grande affetto, abbracciandolo e salutandolo con enfasi, abbassandoci al suo livello di altezza e guardandolo profondamente negli occhi, abbracciandolo e chiedendogli quel che è successo mentre noi non eravamo presenti. (altro…)

Salute mentale minori: disturbi raddoppiati

Mag 12
Scritto da Annamaria avatar

La salute mentale dei minori è a rischio. Uno studio condotto dall’Agia, l’ISS e il Ministero dell’Istruzione ha rivelato che i disturbi negli ultimi anni sono addirittura raddoppiati.

E’ colpa soprattutto della pandemia e il conseguente lockdown, ma le tendenze che mettono in pericolo la salute mentale dei minori sono allarmanti: secondo i ricercatori, le patologie più diffuse sarebbero tendenze suicide, autolesionismo e disturbi alimentari. Secondo l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, i problemi che riguardano il neurosviluppo e la salute mentale dei minori si stanno diffondendo, i disturbi sono raddoppiati rispetto al passato e potrebbero divenire cronici. (altro…)

Bambini dicono parolacce? Cosa fare

Nov 23
Scritto da Annamaria avatar

I bambini dicono le parolacce? Ecco cosa fare se usano parole profondamente sbagliate, che mai dovrebbero ripetere, soprattutto da piccolini. Ci sono regole da seguire per risolvere il problema ed evitare pure di fare brutte figure con gli altri.

Sono molti i genitori che si domandano cosa fare se i bambini pronunciano parolacce, innanzitutto è sempre bene scoprire la fonte, se ad esempio arriva da tv o video visti in Rete, è bene porre subito rimedio e far sì che il bimbo guardi solo cose adatte alla sua età. (altro…)

Gestire ansia da rientro a scuola in pandemia

Ago 31
Scritto da Annamaria avatar

L’anno scolastico è alle porte, si spera, come assicurato , in presenza, come gestire l’ansia da rientro a scuola in pandemia? Con i bambini non sempre è tutto semplice…

E’ opportuno sapere in che modo gestire ansia da rientro a scuola in pandemia. Noi genitori dobbiamo avere le armi adatte per gestire la situazione. Elizabeth Reichert, professoressa associata di psichiatria e scienze comportamentali dello Stanford University Medical Center, ha una sua semplice idee: ritrovare orari regolari e creare un’atmosfera di novità. (altro…)