L’Oms: “Le punizioni corporali non fanno crescere”
Le botte non educano. Non migliorano il comportamento dei bambini, non favoriscono lo sviluppo e non portano alcun beneficio. È quanto emerge dallo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Understanding and Preventing Child Corporal Punishment, che analizza il fenomeno a livello globale e mette in guardia sui danni a lungo termine. L’OMS è chiaro: “Le punizioni corporali non fanno crescere”.

Cosa si intende per “punizioni corporali”? Secondo il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, rientra in questa categoria “qualsiasi punizione in cui venga utilizzata la forza fisica e destinata a causare dolore o disagio, per quanto lieve”. Nel concreto significa:
- colpire con la mano o con oggetti (cinture, scarpe, bastoni)
- dare calci, strattonare o scuotere violentemente
- graffiare, pizzicare, mordere, tirare capelli o orecchie
- costringere a posizioni dolorose
- bruciare o scottare
- obbligare a ingerire sostanze, come il sapone
Accanto alle violenze fisiche, ci sono poi le punizioni psicologiche, che umiliano, spaventano o ridicolizzano i bambini, con effetti altrettanto devastanti.
Lo studio dell’Oms non. lascia spazio a dubbi: le punizioni corporali non insegnano nulla di positivo. Al contrario, i bambini picchiati sviluppano paure e fragilità che si trascinano nell’età adulta. Tra gli effetti più comuni:
- danni fisici diretti e lesioni
- paura, ansia e stress cronico
- depressione e bassa autostima
- difficoltà di concentrazione e risultati scolastici scarsi
- relazioni familiari danneggiate
- problemi comportamentali, autolesionismo e dipendenze
- tendenza a riprodurre la violenza da adulti
Non tutti i bambini sono esposti allo stesso modo. L’Oms individua tre livelli di rischio:
- individuale: disabilità, differenze di genere, motivi culturali
- familiare: genitori che hanno subito a loro volta punizioni, depressione, dipendenze
- sociale: povertà, discriminazione, razzismo, tradizioni che legittimano la violenza
Molti Paesi hanno introdotto leggi che vietano le punizioni fisiche. Ma le norme, da sole, non riescono a scalfire la convinzione radicata che “una sculacciata” possa essere educativa.
Per cambiare rotta servono azioni coordinate. L’Oms indica sette campi di intervento, raccolti nel quadro INSPIRE:
- applicare e far rispettare le leggi
- promuovere norme sociali non violente
- creare ambienti sicuri in casa, a scuola e in comunità
- offrire supporto concreto a genitori e caregiver
- ridurre la povertà e sostenere economicamente le famiglie
- garantire servizi di risposta e supporto alle vittime
- investire in educazione e competenze di vita
Tra gli esempi: corsi di genitorialità positiva, programmi scolastici per ridurre la violenza tra insegnanti e studenti, campagne di sensibilizzazione sui danni delle punizioni fisiche.
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Scritto da Annamaria e postato in