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Niente ossessione ‘compiti delle vacanze’

Set 01
Scritto da Annamaria avatar

Niente ossessione ‘compiti delle vacanze’. Secondo Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, “un buon libro vale più di mille esercizi”. Bisogna trovare un equilibrio. Le sue parole arrivano a pochi giorni dal rientro a scuola dei bambini: sono quelli più caotici in cui, i piccoli che hanno fatto poco e nulla durante l’estate, si scapicollano, pungolati dai genitori, per rimediare al tempo perduto. 

niente ossessione compiti delle vacanze

“Un buon libro, capace di suscitare emozioni e riflessioni, vale più di mille esercizi. Un ottimo compito da assegnare? Far leggere un paio di libri e chiedere al bambino ‘Cosa ti ha lasciato questa lettura?”, sottolinea il medico.

“Siamo l’unico Paese in Europa dove si sta a casa così tanto tempo. Tre mesi sono un perido prolungato. La mente va tenuta allenata, ma non bisogna andare all’eccesso opposto con due ore di compiti al giorno – precisa ancora l’esperto – Bene dedicare un tempo limitato all’esercizio, ma che non diventi un’ossessione”.

Per Agostiniani le mamme e i papà devono mantenere la calma e non essere eccessivi coi compiti dei figli: “Bisogna responsabilizzare, certo, ma senza minacciare o trasformare i compiti in un’ossessione. L’educazione è un percorso, non una forzatura”. 

Per lui la qualità del tempo in famiglia si costruisce anche semplicemente facendo colazione tutti insieme. Sulla routine che si spezza in estate dice: “Perderla gli fa solo bene. Non per sempre: va poi ripresa. Ma se c’è un periodo della vita che è dedicato ad altro, ben venga. Poi arriva la gradualità: alla fine delle vacanze bisognerà riprendere un po’ alla volta”.

Agostiniani conclude: “Non credo che i compiti per le vacanze siano una componente rilevante nel percorso formativo. Anzi, una pausa vera fa bene”. I bambini dovrebbero dedicarsi ad altre cose: “Stare fuori, correre, giocare insieme, discutere, fare errori e rischiare qualcosa sono esperienze che rafforzano il carattere e le relazioni sociali. Ma oggi tutto è troppo programmato. I bambini devono avere anche il diritto di perdere tempo, di esplorare senza uno scopo preciso”.