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Social freezing

Ago 27
Scritto da Annamaria avatar

Fino a qualche anno fa sembrava una pratica da film o da serie tv. Oggi, invece, il social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti per motivi non legati a una malattia, è entrato sempre di più nel linguaggio comune. Se ne parla sui social, nelle interviste delle celebrities e tra le giovani donne che vogliono lasciare aperta una porta sul futuro. Ma attenzione: non è una moda beauty, né una sorta di assicurazione sulla maternità. È una possibilità offerta dalla medicina riproduttiva che va valutata con consapevolezza, insieme a uno specialista.

social freezing

Che cos’è esattamente il social freezing? Il procedimento consiste nel prelevare gli ovociti dopo una stimolazione ovarica e congelarli attraverso la vitrificazione, una tecnica di congelamento rapido che permette di conservarli per un eventuale utilizzo futuro. L’idea è semplice: conservare gli ovociti quando la donna è più giovane, per poter eventualmente provare a utilizzarli più avanti, quando la fertilità naturale potrebbe essere diminuita.

Badate bene però: congelare gli ovociti non significa congelare la fertilità e tantomeno avere la certezza di diventare madre in futuro. L’età al momento del congelamento è uno dei fattori che maggiormente influenzano le possibilità di successo e, in generale, gli esiti sono migliori quando la crioconservazione viene effettuata in età più giovane.

Perché una donna decide di farlo? Le ragioni possono essere molte e molto personali. C’è chi non ha ancora trovato il partner con cui desidera avere un figlio, chi vuole semplicemente rimandare la maternità, chi sta attraversando un periodo particolare della propria vita e non si sente pronta. E poi ci sono le ragioni mediche. La crioconservazione degli ovociti è, per esempio, una strategia consolidata per preservare la fertilità nelle donne che devono affrontare trattamenti potenzialmente dannosi per l’apparato riproduttivo, come alcune terapie oncologiche.

Il social freezing, invece, nasce dalla volontà di guadagnare tempo. Una possibilità che l’American Society for Reproductive Medicine considera eticamente ammissibile, sottolineando però la necessità di spiegare con chiarezza alle pazienti benefici, limiti, costi e rischi.

Perché oggi sembra quasi una moda? Perché se ne parla molto di più. Il tema è uscito dagli studi di medicina della riproduzione ed è arrivato nei podcast, nelle interviste, su Instagram e TikTok. Alcune donne raccontano pubblicamente di aver scelto di congelare i propri ovociti. Questo ha contribuito a rendere una pratica fino a poco tempo fa poco conosciuta molto più familiare.

C’è anche un cambiamento sociale. Oggi molte donne studiano più a lungo, costruiscono una carriera, desiderano indipendenza economica e spesso incontrano più tardi il momento in cui si sentono pronte per avere un figlio. 

Quando farlo? Non esiste un’età universale perfetta per tutte. Le linee guida dell’ASRM sottolineano che non ci sono dati sufficienti per indicare un’età ottimale valida per ogni donna. È però chiaro che gli esiti tendono a essere migliori quando gli ovociti vengono congelati in età più giovane.