Compiti durante le vacanze di Natale: vademecum
Le festività dovrebbero essere una pausa, un tempo sospeso fatto di famiglia, ritmi più lenti e piccoli rituali. E invece, puntuali come il panettone, arrivano anche loro durante le vacanza di Natale: i compiti. Non sono il male assoluto, ma se gestiti male rischiano di trasformare giorni di festa in un continuo “hai fatto i compiti?” che mette tutti di cattivo umore. La buona notizia è che si può trovare un equilibrio. Serve solo un po’ di strategia. Questo vademecum nasce per aiutare i bambini a portare a termine i compiti senza sacrificare la magia del Natale e per evitare ai genitori la sensazione di passare le feste a fare i supplenti.

Partire con un piano. Il primo passo è guardare i compiti nel loro insieme, possibilmente il primo o il secondo giorno di vacanza. Sapere cosa c’è da fare ridimensiona l’ansia e permette di distribuire il lavoro. Non serve un calendario militare, ma una visione d’insieme sì: meglio poco alla volta che tutto il 5 gennaio.
Stabilire un tempo breve e fisso. I compiti non devono occupare l’intera giornata. Un’ora, massimo due per i più grandi, possibilmente sempre alla stessa ora, è più che sufficiente. La mattina funziona meglio: i bambini sono più riposati e il resto della giornata resta libero per giocare, uscire, stare con i nonni.
Proteggere i giorni “speciali”. La Vigilia, il giorno di Natale e Santo Stefano, appena passati, dovrebbero restare (quasi) intoccabili. Se proprio serve, meglio anticipare o rimandare. Le feste sono fatte anche di memoria emotiva: ricordare un Natale passato sui quaderni non aiuta nessuno.
Alternare compiti e piacere. Dopo i compiti, deve esserci qualcosa di bello: un gioco, un film, una passeggiata, un laboratorio in cucina. Il messaggio è chiaro: si fa il proprio dovere, ma poi si torna a essere in vacanza. Senza ricatti, senza promesse esagerate.
Non trasformarsi in insegnanti. Durante le vacanze i genitori non devono spiegare tutto, correggere tutto, controllare tutto. Meglio essere presenti, disponibili, ma non sostituirsi agli insegnanti. Se un esercizio viene sbagliato, non è una tragedia: il rientro a scuola serve anche a questo.
Valorizzare i compiti “nascosti”. Leggere un libro sul divano, scrivere una cartolina ai nonni, cucinare seguendo una ricetta, raccontare una storia ascoltata dai più grandi: sono tutte attività che allenano competenze importanti. Se possibile, aiutare i bambini a collegare i compiti a ciò che vivono davvero.
Accettare che non tutto sarà perfetto. Le vacanze non sono il momento della performance. Se la calligrafia è meno ordinata o la concentrazione dura meno, va bene così. Natale non è una verifica.
Ricordarsi perché esistono le vacanze. Servono a riposare, a ricaricarsi, a tornare a scuola con un po’ più di energia e voglia. I compiti dovrebbero accompagnare questo obiettivo, non sabotarlo.
In fondo, salvare le feste ai bambini non significa eliminare i compiti, ma rimetterli al loro posto. Un posto piccolo, gestibile, che non rubi spazio alle risate, al tempo insieme e a quella sensazione unica che solo questo periodo dell’anno sa dare.
“Compiti vacanze inutili e dannosi”
La scuola è appena finita e già sul registro, ormai elettronico, compaiono i compiti per le vacanze. Secondo Italo Farnetani, saggista e professore ordinario di Pediatria dell’università Ludes-United Campus of Malta, sono “inutili e dannosi”. A Fanpage spiega il motivo del suo pensiero.
Quando gli si chiede perché consideri i compiti per le vacanze inutili e dannosi, il pediatra spiega: “Le vacanze nascono per dare agli alunni la possibilità di recuperare dalle fatiche scolastiche e sviluppare resilienza, riprendendosi dallo stress dell’anno appena vissuto. Studiare è infatti un lavoro mentale considerevole e dopo lo sforzo si richiede necessariamente una pausa”.
Inutili e dannosi, Farnetani non ha alcun dubbio sui compiti per le vacanze. Per lui “il cervello ha bisogno di riposo”. “Oltre a ciò, i compiti impediscono ai ragazzi di staccare davvero la spina, costringendoli a trascinarsi dietro lo stress scolastico e il pensiero degli esercizi ancora da finire lungo tutta l’estate. Con le alte temperature, poi, è ancora più difficile studiare, e il risultato è che, quasi sempre, ci si applica svogliatamente e male. E poi, parliamoci chiaro, a settembre sono molto pochi gli insegnanti che, con tutto quello che c’è da fare, si mettono a controllare gli esercizi svolti durante l’estate, quindi chi si è impegnato finisce anche per sentirsi preso in giro”, aggiunge.
L’esperto dice che è un “timore infondato”, che, senza le assegnazioni, i ragazzi dimentichino tutto. “L’apprendimento si basa sulla memoria a lungo termine, che non svanisce in tre mesi. Durante l’anno scolastico, nelle ore pomeridiane in cui si studia davvero, si fissano le nozioni a lungo termine. Se un ragazzo è stato promosso, significa che ha imparato bene. Chi non ha imparato, invece, non lo farà certo con qualche compito estivo, anche perché non ci sarà nessun insegnante che potrà affiancarlo e aiutarlo correggendone gli errori. La memoria a lungo termine si chiama così proprio perché non scade a giugno”.
Per Farnetani i ragazzi in estate devono dedicarsi allo sport o alla lettura. Quest’ultima, però, deve essere un piacere. E poi a visitare, conoscere, fare nuove amicizie. A questo serve la bella stagione, non a stare sui libri chini a studiare.
Compiti per le vacanze subito sì o no?
I compiti per le vacanze vanno iniziati subito sì o no? E’ la domanda che ci affligge tutte ora che è finita la scuola. Gli esperti, ormai sempre più, dicono che è meglio aspettare.

Ai nostri figli serve una pausa. Alla domanda se i compiti per le vacanze vanno fatti subito sì o no, è necessario rispondere di no.Dopo mesi di scuola, orari, zaini pesanti e interrogazioni, i bambini hanno bisogno di staccare davvero. Non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale. Il cervello ha bisogno di recupero per ricaricarsi, elaborare quanto ha imparato, e tornare più pronto. Iniziare i compiti il giorno dopo la fine della scuola rischia di essere controproducente: non lascia spazio alla decompressione e può alimentare un senso di fatica e rifiuto.
Giugno è un momento speciale: le giornate sono lunghe, si respira la libertà appena conquistata, ma si resta comunque a casa o in città per un po’. È il mese perfetto per rallentare, dormire di più, giocare, inventare. E anche per fare cose che allenano comunque il cervello. Qualche esempio? Letture, uzzle, giochi da tavolo, passeggiate in mezzo alla natura o in riva al mare.
Molti genitori temono che, rimandando troppo, i figli si ritrovino ad agosto con montagne di esercizi da fare in fretta e furia. Vero. Ma iniziare subito non è l’unica alternativa. L’ideale è organizzare un ritmo leggero e sostenibile, da iniziare con calma a fine giugno o inizio luglio, dedicando magari solo 30 minuti al giorno.
Nei primi giorni di vacanza, è anche sano annoiarsi un po’. È proprio da quei momenti di vuoto che nascono idee, giochi inventati, storie nuove.
Bambini: è tempo di compiti
Ormai ci siamo. Manca meno di un mese all’inizio della scuola, quando la campanella suonerà e le lezioni prenderanno il via. Qui nel Lazio si comincia il 12 settembre. Per i bambini è tempo di compiti. Se non li hanno ancora fatti, devono darsi da fare!

L’estate che finisce porta malinconia. Il caldo continuerà ancora per un bel po’, nella Capitale capita sempre così, ma i bambini devono riprendere a studiare: è tempo di compiti, non si scappa.
Se finora non c’è stato spazio per ripassare, allora cominciate a dare loro una routine quotidiana. E’ tempo di compiti, che possono anche rompere gli schemi e non fare cedere alla noia, che i bambini spesso non sopportano proprio. Si deve fissare un momento della giornata in cui ci si deve sedere alla scrivania e iniziare. Le pause, ricordate, devono esserci: una decina di minuti tra una materia e l’altra va più che bene.
E’ importante che i piccoli rispettino l’ordine delle priorità, senza confusione, che svolgano gli esercizi assegnati in un ambiente tranquillo e silenzioso, non al mare, ad esempio, o in montagna insieme a molte altre persone. Se saranno a casa, la tv deve essere spenta, come anche i tablet o gli altri Devices. Telefonino lontano da loro. Io consiglio sempre di farli fare al mattino, prima che la temperatura si alzi troppo. Così sono più freschi e concentrati.
Noi genitori siamo chiamati a visionare, eventualmente correggere, ma non a fare il lavoro per loro. E’ concesso studiare con un altro amichetto, ma non deve essere tutti i giorni. Si può alternare. Devono finire entro un certo orario, poi, come premio, i bimbi potranno dedicarsi ad altre attività, in cui si può ovviamente giocare.

Scritto da Annamaria e postato in