IA a scuola: come insegnare a usarla
L’IA è entrata nelle case, negli smartphone e ormai anche a scuola. Per molti genitori rappresenta una grande opportunità, per altri una fonte di preoccupazione. La domanda è sempre la stessa: se un ragazzo può chiedere all’intellegenza artificiale di fare una versione di greco, risolvere un problema di matematica o scrivere una ricerca in pochi secondi, che fine farà lo studio? La risposta, forse, non è così semplice come sembra. E soprattutto non passa dal vietare la tecnologia. Cristiano Corsini, docente di Pedagogia Sperimentale all’Università Roma Tre, a Leggo spiega come insegnare a usarla per imparare davvero.

“Il vero rischio è la finzione quotidiana in classe: se la didattica continua a premiare solo la riproduzione mnemonica dei contenuti, finiremo in un loop alienante in cui gli studenti fanno i compiti con l’IA e i docenti li correggono con l’IA. La tecnologia deve servire a sviluppare il pensiero critico, non a sostituirlo”, sottolinea Corsini
Molti genitori temono che i figli smettano di studiare, affidandosi completamente alle risposte generate dai chatbot. Il rischio è reale, ma secondo l’esperto la soluzione non è demonizzare la tecnologia: “Dipende dalle scelte di docenti e genitori. Se abbiamo il terrore della tecnologia e siamo convinti che impoverisca l’apprendimento, questo è ciò che avverrà perché ci rifiutiamo di farci i conti. Il rischio di impigrirsi c’è, ma si scongiura non delegando lo sforzo. Non dobbiamo rassegnarci a figli meno colti, ma a ragazzi allenati a pensare diversamente”.
La tentazione di chiedere all’IA una ricerca già pronta o la soluzione di un esercizio è forte. Ma è proprio questo l’errore. Secondo Corsini, l’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata come uno strumento di confronto, non come un sostituto del lavoro personale: “Utilizzandola all’interno di un dialogo. Chiedere alla macchina una ricerca preconfezionata non ha senso. Bisogna usarla come un ‘amico critico’ a cui sottoporre un lavoro già svolto o un’ipotesi personale: ‘Dov’è che ho sbagliato? Come posso migliorare?‘”.
Per i ragazzi l’intelligenza artificiale può diventare un valido alleato se viene utilizzata per:
- verificare una ricerca già svolta;
- chiedere spiegazioni alternative di un argomento difficile;
- allenarsi con quiz e domande;
- individuare errori in un testo scritto;
- confrontare diverse interpretazioni di un tema storico, letterario o scientifico.
In tutti questi casi il lavoro di pensiero resta nelle mani dello studente.
“Noi apprendiamo davvero quando usiamo le nozioni appena lette per fare ipotesi, e l’IA è un ottimo alleato per testarne la tenuta. Produce plausibilità, non verità, e questo costringe i ragazzi a verificare le risposte sviluppando il pensiero critico”, sottolinea ancora Corsini. L’IA può fare molte cose, ma non può sostituire la curiosità, il dubbio, la capacità di ragionare e di scegliere.
Scuola: la bocciatura può essere un’opportunità
La fine dell’anno scolastico porta con sé pagelle, ansie e aspettative. Per alcuni ragazzi, però, arriva anche una notizia difficile da accettare: la bocciatura. Un evento che spesso viene vissuto come una sconfitta, ma che potrebbe trasformarsi in un’importante occasione di crescita. La bocciatura a scuola può essere un’opportunità.
A sostenerlo è il giornalista e scrittore Federico Mello, autore del libro Elogio della bocciatura, nato proprio dalla sua esperienza personale. Aveva 15 anni quando fu bocciato e ricorda ancora perfettamente quel momento. “Non è possibile, non posso essere io”, pensò quando vide il risultato. Oggi, a distanza di oltre trent’anni, guarda a quell’episodio con occhi diversi e ha deciso di raccontarlo per aiutare ragazzi e famiglie ad affrontare il fallimento scolastico senza vergogna e lo spiega al Corriere della Sera.
Secondo Mello, il problema non è solo il voto insufficiente. Spesso un ragazzo che viene bocciato è un ragazzo che si sente solo, incompreso o schiacciato dalle aspettative. Nel libro trova spazio anche la riflessione di Alberto Bonfanti, insegnante da oltre quarant’anni e presidente di Portofranco Milano, centro che sostiene gratuitamente studenti in difficoltà. “Dietro una bocciatura si può trovare molta solitudine – spiega Bonfanti – Intorno al ragazzo che molla la scuola o che smette di studiare spesso non c’è nessun adulto che lo aiuta ad affrontare le difficoltà”.
Uno dei concetti più forti espressi da Mello riguarda il valore personale dei ragazzi. “Tu non sei i tuoi voti. Tu non sei il tuo percorso scolastico. Tu sei tantissimo altro”, scrive nel libro. Parole che dovrebbero essere appese in ogni cameretta. Perché un’insufficienza o una bocciatura non definiscono il carattere, le capacità o il futuro di una persona. Anche molti genitori, sottolinea l’autore in un’intervista, vivono i risultati scolastici dei figli come un giudizio su se stessi. Un peso enorme che rischia di aumentare la pressione sui ragazzi.
Dietro molte difficoltà scolastiche si nascondono ansia, insicurezze e fragilità emotive. “Ho parlato con tantissimi ragazzi bocciati, l’ansia è generalizzata. Alcuni studenti fanno scena muta alla cattedra e invece sono preparatissimi”, racconta Mello. Tra social network, confronti continui, aspettative elevate e paura di sbagliare, molti adolescenti vivono la scuola con una pressione che spesso gli adulti faticano a comprendere.
Secondo l’autore, il primo passo è cambiare prospettiva. Un brutto risultato non deve diventare un’etichetta: “Chi fallisce deve uscire dall’idea di essere uno che non vale niente”. Per questo è importante aiutare i ragazzi a distinguere tra il giudizio su una prestazione e il valore della loro persona. Un anno andato male non cancella talenti, passioni e potenzialità.
Nel libro si parla anche del concetto di daìmon, una sorta di vocazione personale, quella passione che ogni ragazzo dovrebbe avere la possibilità di scoprire e coltivare. Sport, musica, arte, lettura, tecnologia: trovare ciò che accende entusiasmo e motivazione può fare la differenza nel percorso di crescita: “È importante coltivare una passione, fare più esperienze possibili in modo tale da intercettarla e trovare la propria strada”.
Per aiutare i ragazzi a ridimensionare la delusione, Mello ricorda che molte persone di successo hanno conosciuto il fallimento scolastico prima di raggiungere traguardi straordinari. Tra questi cita nomi come Alberto Angela, Umberto Veronesi, Albert Einstein e Winston Churchill. La lezione finale è forse la più importante di tutte: gli errori fanno parte della vita e non rappresentano necessariamente un ostacolo. Anzi, come scrive Federico Mello, “l’errore, la bocciatura, non rappresentano un ostacolo sulla via, ma la via stessa”. Un messaggio prezioso da ricordare in questi giorni di pagelle.
Scuola quasi finita: come aiutare i bambini
Le giornate si allungano, il sole scalda sempre di più e nell’aria si respira già profumo d’estate. Eppure, per molti bambini, questi ultimi giorni di scuola possono essere tra i più faticosi dell’intero anno. La concentrazione cala, la stanchezza accumulata nei mesi si fa sentire e la voglia di vacanze cresce di giorno in giorno. In più, i giorni di festa già finiti rischiano di creare una sorta di “effetto fisarmonica”: qualche giorno di relax, seguito però dal ritorno tra i banchi per le ultime verifiche, le recite, le feste di classe e gli ultimi impegni scolastici. Scuola quasi finita e il ponte lungo appena passato possono far danni: come possiamo aiutare i bambini a vivere questo periodo senza stress?

La prima cosa da fare è comprendere che il rientro dopo un ponte lungo richiede un piccolo periodo di riadattamento. È normale che i bambini siano più distratti del solito, che facciano fatica ad alzarsi la mattina o che mostrino poca voglia di aprire libri e quaderni. Non si tratta di pigrizia, ma di un meccanismo naturale: dopo giorni di libertà il cervello ha bisogno di ritrovare gradualmente il ritmo.
In questi ultimi giorni è utile evitare pressioni eccessive. Se ci sono ancora compiti o verifiche da preparare, meglio organizzare brevi sessioni di studio intervallate da momenti di pausa. La qualità della concentrazione conta molto più delle ore trascorse alla scrivania.
Anche il sonno merita particolare attenzione. Con il caldo e le serate più lunghe è facile andare a letto più tardi, ma mantenere orari regolari aiuta i bambini ad affrontare meglio le giornate scolastiche e a gestire la stanchezza accumulata durante l’anno.
Un altro aspetto importante è valorizzare ciò che è stato fatto. Invece di concentrarsi soltanto sugli ultimi voti, può essere bello ripercorrere insieme il cammino degli ultimi mesi: le cose imparate, le amicizie nate, le paure superate e i traguardi raggiunti. Per un bambino sentirsi riconosciuto per il proprio impegno è spesso più importante di qualsiasi pagella.
Questo è anche il momento giusto per iniziare a parlare dell’estate. Programmare una gita, scegliere qualche libro da leggere sotto l’ombrellone o immaginare le attività delle vacanze può trasformare l’attesa in qualcosa di positivo e motivante.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che la fine della scuola porta con sé emozioni contrastanti. Alcuni bambini non vedono l’ora di salutare i banchi, altri vivono con nostalgia il distacco da insegnanti e compagni, soprattutto se li attende un cambio di ciclo scolastico. Ascoltare ciò che provano, senza banalizzare i loro sentimenti, è il modo migliore per sostenerli.
Ormai manca davvero poco. Ancora qualche giorno di impegno, qualche mattina di sveglia presto e poi arriveranno le tanto attese vacanze. Il compito di noi genitori, in questa fase, non è pretendere l’ultimo sprint perfetto, ma aiutare i nostri figli ad arrivare al traguardo con serenità, entusiasmo e la soddisfazione di aver concluso un altro importante anno di crescita.
Esame di terza media: vademecum
L’esame di terza media rappresenta il primo vero appuntamento importante nel percorso scolastico dei ragazzi. Per molti genitori è naturale voler aiutare i propri figli a prepararsi al meglio, ma il rischio di trasformare il ripasso in una fonte di stress è sempre dietro l’angolo. La buona notizia è che non servono maratone di studio o interrogazioni continue. Molto più utile è costruire un metodo efficace e sostenibile, che permetta ai ragazzi di arrivare all’esame preparati e sereni. Ecco un pratico vademecum per organizzare le settimane che precedono le prove.

1. Creare un calendario realistico
Il primo passo consiste nel suddividere il programma da ripassare in piccoli obiettivi giornalieri. Meglio evitare programmi impossibili da rispettare. Un calendario troppo ambizioso rischia di scoraggiare il ragazzo già dopo pochi giorni. L’ideale è alternare materie più impegnative a quelle più leggere.
2. Non studiare tutto insieme
La tentazione di concentrare ore e ore di studio negli ultimi giorni è forte, ma poco efficace. La memoria lavora meglio con ripassi distribuiti nel tempo. Anche 60-90 minuti ben organizzati possono essere più produttivi di un intero pomeriggio passato sui libri senza pause.
3. Fare pause regolari
Dopo 40-50 minuti di studio è importante concedersi una pausa di 10 minuti. Bere un bicchiere d’acqua, fare due passi o prendere una boccata d’aria aiuta il cervello a recuperare energie e mantenere la concentrazione.
4. Curare il sonno
Dormire poco per studiare di più è una cattiva strategia. Durante il sonno il cervello consolida le informazioni apprese durante la giornata. Un ragazzo riposato apprende e ricorda meglio.
5. Simulare il colloquio orale
Molti studenti temono soprattutto l’esame orale. Può essere utile fare qualche prova in famiglia, chiedendo al ragazzo di esporre un argomento come se fosse davanti alla commissione. Non bisogna però trasformarsi in esaminatori severi: l’obiettivo è aumentare la sicurezza, non creare ulteriore tensione.
6. Preparare bene la tesina o il percorso multidisciplinare
Se la scuola prevede una presentazione personale, è importante aiutare il ragazzo a costruire collegamenti semplici e logici tra le varie materie. Meglio pochi argomenti ben conosciuti che percorsi troppo complessi e difficili da ricordare.
7. Limitare le distrazioni digitali
Smartphone, videogiochi e social possono rubare tempo prezioso. Non serve vietarli completamente, ma stabilire momenti dedicati allo studio e momenti dedicati allo svago può aiutare a mantenere il giusto equilibrio.
8. Curare alimentazione e idratazione
Nei giorni che precedono l’esame è importante fare pasti regolari, bere molta acqua e privilegiare frutta, verdura e alimenti nutrienti. Anche il cervello ha bisogno del giusto carburante per funzionare al meglio.
9. Evitare paragoni con altri ragazzi
Ogni studente ha tempi e modalità di apprendimento diversi.Frasi come “tuo cugino studia di più” o “la tua amica è già pronta” non aiutano la preparazione e rischiano solo di aumentare l’ansia.
10. Ricordare che un esame non definisce una persona
È probabilmente il consiglio più importante. L’esame di terza media è una tappa significativa, ma non determina il valore di un ragazzo. I figli hanno bisogno di sentire che l’affetto e la fiducia dei genitori non dipendono da un voto.
Esami alle porte: come aiutare i figli
Ci siamo. Con l’arrivo di giugno, in migliaia di case italiane si respira la stessa atmosfera: libri aperti sul tavolo, ripassi dell’ultimo minuto, appunti sparsi ovunque e una certa dose di ansia che aleggia nell’aria. Per chi affronta l’esame di terza media o la nuova maturità, questo è uno dei primi veri banchi di prova della vita. E spesso, a vivere la tensione quasi quanto i ragazzi, sono mamma e papà. Con gli esami alle porte come aiutare i figli?
La tentazione di controllare tutto è forte: chiedere continuamente se hanno studiato, verificare ogni programma, ricordare ogni scadenza. Eppure gli esperti sono concordi: il modo migliore per aiutare un figlio durante gli esami non è aumentare la pressione, ma diventare un punto di riferimento stabile e rassicurante.
Per molti ragazzi la paura più grande non è l’esame in sé, ma il timore di deludere le aspettative degli adulti. Frasi come “Devi prendere un bel voto”, “Con tutto quello che hai studiato non puoi sbagliare” oppure “Questo esame è fondamentale” possono sembrare innocue, ma rischiano di trasformare una normale preoccupazione in un vero carico emotivo. Molto più utile è ricordare ai figli che un esame misura una preparazione scolastica, non il loro valore come persone.
Anche l’organizzazione delle giornate merita attenzione. Nei giorni che precedono le prove non serve trasformare la casa in una caserma. Meglio aiutare i ragazzi a costruire una routine equilibrata, alternando studio, pause, attività fisica e momenti di svago. Una passeggiata, una corsa al parco, una pedalata o perfino una partita a pallone con gli amici possono essere alleati preziosi. Muoversi aiuta a scaricare la tensione e migliora la concentrazione.
Attenzione anche al sonno. Nelle settimane degli esami molti adolescenti tendono a fare le ore piccole per ripassare. In realtà dormire poco riduce memoria, attenzione e capacità di apprendimento. Un buon riposo vale spesso più di qualche pagina studiata alle due di notte.
Anche l’alimentazione può dare una mano. Colazioni complete, pasti regolari e tanta idratazione aiutano il cervello a lavorare meglio. Meglio evitare di compensare la stanchezza con bevande energetiche o quantità eccessive di caffè.
Per i ragazzi che affrontano l’esame di terza media, il ruolo dei genitori resta ancora molto importante. È il primo esame della loro vita e l’emotività può giocare brutti scherzi. In questo caso può essere utile simulare l’orale, ascoltare una presentazione o semplicemente incoraggiarli a raccontare ciò che hanno studiato.
Con i maturandi, invece, occorre spesso fare un passo indietro. A 18 o 19 anni molti ragazzi desiderano gestire autonomamente il proprio percorso. Essere presenti senza invadere i loro spazi può rivelarsi la strategia più efficace. La nuova maturità, poi, porta con sé un’attenzione particolare al percorso svolto durante l’anno scolastico, alle competenze maturate e alla capacità di collegare conoscenze diverse. Per questo non serve imparare tutto a memoria. È più importante comprendere, ragionare e saper costruire collegamenti.
E se arriva un momento di crisi? Può capitare. Qualche lacrima, un attacco di panico, la sensazione di non ricordare più nulla sono esperienze molto comuni. In quei casi la cosa migliore da fare è ascoltare senza minimizzare. Evitiamo frasi come “Non è niente” o “Non hai motivo di agitarti”. Per chi sta vivendo quell’emozione, invece, il motivo esiste eccome. Meglio accogliere la preoccupazione e ricordare che sentirsi agitati prima di un esame è assolutamente normale.
Tra qualche settimana tutto questo sarà già un ricordo. I voti passeranno, le prove finiranno, ma resterà il modo in cui i ragazzi si saranno sentiti accompagnati durante questo percorso. Forse il regalo più grande che un genitore può fare in questi giorni non è un aiuto nello studio, ma la certezza di avere accanto qualcuno che crede in lui a prescindere dal risultato finale.
Scuola 2026-2027: il calendario delle regioni
L’estate è appena alle porte, ma molte famiglie stanno già iniziando a guardare a settembre. Tra vacanze da organizzare, centri estivi, attività sportive e nonni da coinvolgere, conoscere le date del ritorno a scuola può essere un aiuto prezioso per programmare i prossimi mesi. Anche per l’anno scolastico 2026-2027 saranno le singole Regioni a stabilire il calendario ufficiale. In linea generale, gli studenti italiani torneranno sui banchi tra il 7 e il 16 settembre 2026, mentre la fine delle lezioni è prevista tra l’8 e il 12 giugno 2027. Ecco il calendario delle regioni.

Abruzzo
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 10 giugno 2027
- Vacanze di Natale: dal 23 dicembre al 6 gennaio
- Vacanze di Pasqua: dal 25 al 30 marzo
Basilicata
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
- Scuole dell’infanzia aperte fino al 30 giugno
Calabria
- Inizio lezioni: 15 settembre 2026
- Fine lezioni: 8 giugno 2027
Campania
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 8 giugno 2027
- Possibile apertura anticipata per alcune scuole dell’infanzia
Emilia-Romagna
- Inizio lezioni: 15 settembre 2026
- Fine lezioni: 6 giugno 2027
- Previsti alcuni ponti durante l’anno scolastico
Friuli Venezia Giulia
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
- Scuole dell’infanzia aperte fino al 26 giugno
Lazio
- Inizio lezioni: 15 settembre 2026
- Fine lezioni: 8 giugno 2027
- Vacanze natalizie dal 23 dicembre al 6 gennaio
Liguria
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 10 giugno 2027
Lombardia
- Scuole dell’infanzia: dal 7 settembre 2026
- Tutte le altre scuole: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 8 giugno 2027
Marche
- Inizio lezioni: 15 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
Molise
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
Piemonte
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 10 giugno 2027
- Confermate le pause per Carnevale, Natale e Pasqua
Puglia
- Inizio lezioni: 16 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
Sardegna
- Inizio lezioni: tra il 10 e il 12 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
Sicilia
- Inizio lezioni: 11 settembre 2026
- Fine lezioni: 12 giugno 2027
Toscana
- Inizio lezioni: 15 settembre 2026
- Fine lezioni: 10 giugno 2027
- Scuole dell’infanzia aperte fino al 30 giugno
Provincia Autonoma di Trento
- Possibile inizio nella prima settimana di settembre
- Calendario autonomo
Provincia Autonoma di Bolzano
- Possibile inizio nella prima settimana di settembre
- Calendario autonomo
Umbria
- Inizio lezioni: 14 settembre 2026
- Fine lezioni: 9 giugno 2027
Valle d’Aosta
- Inizio lezioni: 9 settembre 2026
- Fine lezioni da definire
- Tradizionale lunga pausa invernale
Veneto
- Inizio lezioni: intorno al 10 settembre 2026
- Fine lezioni: 12 giugno 2027
- Possibili ponti aggiuntivi durante l’anno
Per quasi tutte le regioni restano confermate le vacanze di Natale dal 23 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027 e la pausa pasquale dal 25 al 30 marzo 2027, oltre alle festività nazionali e alla giornata dedicata al Santo Patrono.
Una raccomandazione per mamme e papà: queste date rappresentano le indicazioni regionali attualmente previste. Ogni istituto scolastico potrebbe apportare piccoli aggiustamenti legati alle proprie esigenze organizzative. Prima di prenotare vacanze o attività extrascolastiche, sarà quindi opportuno attendere le comunicazioni definitive della scuola frequentata dai propri figli.
Scuole aperte anche in estate? La rivoluzione
In Emilia-Romagna sta per partire un esperimento che potrebbe davvero cambiare il modo in cui immaginiamo la scuola in Italia. In 42 Comuni della regione, dal 31 agosto al 14 settembre, gli istituti scolastici resteranno aperti anche prima dell’inizio ufficiale delle lezioni, accogliendo bambini dai 6 agli 11 anni con laboratori culturali, attività sportive, musica, giochi e momenti di socializzazione. E se fosse seguito da tutte le regioni? Le scuole aperte anche in estate potrebbero essere la piccola-grande rivoluzione che tutti si auspicano.

Non si tratta di “lezioni anticipate”, ma di un progetto completamente diverso, pensato per trasformare la scuola in uno spazio aperto alla comunità, vivo anche durante l’estate. A organizzare le attività saranno educatori esterni e professionisti del terzo settore, mentre i Comuni potranno gestire il tutto in autonomia, adattandosi alle esigenze del territorio e alle possibilità concrete delle strutture.
La Regione Emilia-Romagna ha investito 3 milioni di euro nell’iniziativa e il presidente Michele De Pascale ha già spiegato che l’obiettivo è ampliare progressivamente il progetto fino a coinvolgere tutte le scuole del territorio tra il 2027 e il 2028. Un piano che segue quello già avviato a gennaio con “Scuole aperte”, dedicato agli studenti delle medie e superiori con attività extracurriculari all’interno degli istituti.
L’idea di fondo è semplice, ma potentissima: aiutare le famiglie in un periodo spesso molto complicato, anche dal punto di vista economico, e allo stesso tempo offrire ai bambini occasioni di crescita, incontro e apprendimento. E se questo modello venisse seguito anche dal resto delle regioni italiane, le conseguenze potrebbero essere enormemente positive.
Per moltissimi genitori, infatti, le settimane tra la fine dei centri estivi e la riapertura delle scuole rappresentano un vero problema organizzativo. Le ferie spesso sono finite, il lavoro ricomincia a pieno ritmo e non tutti possono contare su nonni disponibili o babysitter. Avere scuole aperte con attività strutturate significherebbe alleggerire concretamente il peso che ogni estate ricade sulle famiglie.
Ma non sarebbe importante solo per gli adulti. Anche per i bambini potrebbe rappresentare una piccola rivoluzione. Oggi l’estate rischia spesso di trasformarsi in lunghissime giornate davanti a tablet, smartphone e televisione, soprattutto per chi resta in città. Ritrovare invece gli amici, fare sport, partecipare a laboratori creativi e vivere la scuola in modo più leggero e libero aiuterebbe tantissimo anche sul piano emotivo e relazionale.
C’è poi un altro aspetto fondamentale: le disuguaglianze. Non tutti i bambini durante l’estate hanno accesso alle stesse opportunità. C’è chi viaggia, frequenta campus, corsi e attività, e chi invece trascorre mesi senza stimoli. Progetti come questo potrebbero offrire occasioni educative anche a chi normalmente non potrebbe permettersele, trasformando la scuola in un vero presidio sociale e culturale.
E forse la parte più interessante è proprio questa: l’idea di una scuola diversa. Non solo luogo di verifiche, interrogazioni e compiti, ma spazio aperto, creativo, inclusivo. Un posto dove stare bene anche fuori dall’orario tradizionale e dove imparare possa significare anche giocare, socializzare, sperimentare. L’Emilia-Romagna sta facendo il primo passo. E se il resto d’Italia decidesse di seguirla, la scuola potrebbe davvero diventare qualcosa di molto più vicino alla vita reale delle famiglie di oggi.
Scuola dell’infanzia: le nuove indicazioni
Si torna a parlare di scuola dell’infanzia e di come sta cambiando, tra STEM e corsivo. Più spazio alle competenze scientifiche, attenzione alle nuove metodologie, ma anche il rischio, molto sentito dai genitori, di “correre troppo”. Nell’intervista rilasciata a Leggo, la pedagogista Maria Cristina Boccacci invita a guardare alle novità con equilibrio, senza perdere di vista ciò che davvero conta nella crescita dei bambini. Ecco le nuove indicazioni da tenere a mente,

STEM sì, ma senza trasformare i bambini in piccoli adulti
Le nuove indicazioni spingono verso un primo approccio alle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) già nella scuola dell’infanzia. Una novità che può spaventare, ma che va letta nel modo giusto.Come chiarisce l’esperta: “Non si tratta di insegnare contenuti complessi, ma di stimolare curiosità e pensiero”. Questo significa che non vedremo bambini alle prese con formule o esercizi complicati, ma piuttosto con esperimenti semplici, giochi di logica, osservazione della natura. In pratica, si tratta di allenare la mente a farsi domande, non a dare risposte perfette.
Il corsivo resta (giustamente) protagonista
In un mondo sempre più digitale, qualcuno aveva ipotizzato un passo indietro della scrittura a mano. Ma la pedagogista è molto chiara su questo punto: il corsivo non è affatto superato. “La scrittura a mano è un processo cognitivo importante, non solo un esercizio grafico”, dice. Scrivere a mano aiuta i bambini a sviluppare memoria, concentrazione e coordinazione. Non è solo “imparare a scrivere bene”, ma imparare a pensare in modo più strutturato. Ecco perché resta una tappa fondamentale.
Niente corse: prima le basi, poi tutto il resto
Uno dei rischi più grandi oggi è quello di anticipare troppo. Voler far imparare ai bambini cose da “grandi” quando non è ancora il momento. “L’infanzia non è il momento delle performance, ma della costruzione delle competenze di base”, chiarisce l’esperta. E quali sono queste basi? Linguaggio, capacità motorie, relazioni, gestione delle emozioni. Tutto ciò che servirà davvero nel lungo periodo. Senza queste fondamenta, anche le competenze più avanzate rischiano di essere fragili.
Il gioco non è tempo perso (è apprendimento puro)
In mezzo a tutte queste novità, c’è una certezza che non cambia: il gioco resta centrale: “Si impara attraverso l’esperienza e il gioco, non attraverso schemi rigidi”. Giocando, i bambini esplorano, fanno tentativi, sbagliano e riprovano. È così che costruiscono autonomia e sicurezza. Inserire nuove competenze non significa riempire le giornate di attività strutturate, ma arricchire il gioco con nuovi stimoli.
E a casa? Il ruolo dei genitori è fondamentale
La scuola fa la sua parte, ma la crescita passa anche (e soprattutto) da casa. E qui arriva un messaggio molto importante per tutte le mamme: “I genitori devono accompagnare, non anticipare”. Niente ansia da prestazione, niente confronti con altri bambini. Meglio offrire occasioni di scoperta, ascoltare, rispondere alle curiosità, lasciare spazio ai tempi naturali.

Scritto da Annamaria e postato in