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Febbre e scuola: quando tenere i bimbi a casa

Feb 05
Scritto da Annamaria avatar

Nelle ultime settimane la polemica è esplosa sui social: Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, si è pubblicamente scagliato contro quei genitori che mandano i figli all’asilo o a scuola nonostante la febbre o sintomi influenzali, definendoli “irresponsabili”. Le sue parole, durissime, arrivano in un momento in cui l’influenza stagionale è particolarmente diffusa e le famiglie si confrontano quotidianamente con il dilemma di mandare o no il bambino malato in collettività. Ma oltre ai toni forti dei messaggi social, cosa dicono i pediatri su febbre e scuola? Quando tenere i bimbi a casa per non mettere a rischio la sua salute e quella dei compagni?

febbre e scuola quando tenere i bimbi a casa

Secondo Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, che ne ha parlato al Corriere della Sera, è importante guardare oltre la semplice presenza o assenza di febbre. In questa stagione influenzale, soprattutto nei bambini sotto i 5 anni, fascia che si ammala di più, è buona regola non mandare a scuola un bambino che non sta bene, anche se non ha la febbre alta.

Il motivo? Le malattie influenzali e virali deprimono le difese immunitarie, rendendo il bambino più vulnerabile a ricadute e a infezioni secondarie. Inoltre, molte di queste infezioni si trasmettono proprio nei giorni precedenti la comparsa dei sintomi e durante tutto il periodo in cui i piccoli sono sintomatici, aumentando il rischio di contagio tra i compagni.

Una regola pratica, ripresa anche da diverse indicazioni pediatriche internazionali, è semplice:
restare a casa almeno 24 ore dopo che la febbre è scomparsa senza l’uso di antipiretici. Come spiega Agostiniani, se un bambino ha recuperato il suo comportamento abituale, è attivo, gioca, si idrata bene e ha perso i segni di malessere, è presumibilmente pronto a tornare in classe. In altre parole, non basta che la temperatura rientri nei valori normali grazie a un farmaco: è importante che l’intero quadro clinico sia migliorato.

Mantenere a casa i bambini malati non è soltanto una questione di comfort o di evitare che “stiano male di nuovo”: ha un valore più ampio di tutela collettiva. Le infezioni respiratorie si diffondono facilmente in ambienti chiusi come aule e asili. Un bambino influenzato può essere fonte di contagio anche quando i sintomi sono lievi. La scuola non è un sostituto della convalescenza: tornare troppo presto rischia di allungare i tempi di guarigione.

Giunta nelle sue storie ha sottolineato che “quello che per qualcuno è ‘solo febbre’, per altri può significare complicazioni o ospedale”: un richiamo forte alla responsabilità non solo individuale, ma collettiva.

La legge in molte regioni italiane non richiede obbligatoriamente un certificato medico per il rientro dopo una semplice febbre o un’influenza, ma le indicazioni pediatriche suggeriscono sempre di confrontarsi con il medico di famiglia per un quadro personalizzato. Il buon senso, infatti, rimane la bussola più utile nei casi in cui i sintomi non sono netti o quando si torna troppo rapidamente alla vita di comunità.

Iscrizione scuola 2026/2027: vademecum

Feb 03
Scritto da Annamaria avatar

Se sei genitore e ancora non hai completato l’iscrizione alla scuola per l’anno 2026/2027, è il momento di organizzarsi: la procedura telematica è aperta dal 13 gennaio e si chiude il 14 febbraio 2026 alle ore 20.00. Ecco una guida semplice per non farsi trovare impreparati. Un vademecum.

 1 – Le domande vanno inviate esclusivamente online:
dalle ore 8:00 del 13 gennaio 2026
alle ore 20:00 del 14 febbraio 2026

Questa scadenza vale per le classi prime di:

  • scuola primaria
  • scuola secondaria di primo grado
  • scuola secondaria di secondo grado
    e anche per altri percorsi di istruzione come IeFP e alcuni percorsi quadriennali. 

L’ordine temporale con cui presenti la domanda non influisce sull’accoglimento: tutte saranno trattate allo stesso modo.

2 – La procedura si svolge tramite la Piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione, raggiungibile all’indirizzo dedicato alle iscrizioni online. Per accedervi avrai bisogno di una identità digitale tra queste:
SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
CIE (Carta d’Identità Elettronica)
 CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
eIDAS (per identificazioni digitali europee)

3-  Le iscrizioni online riguardano le classi prime di:

  • scuola primaria
  • scuola secondaria di I grado
  • scuola secondaria di II grado
    Non comprende invece (in genere) la scuola dell’infanzia, che per la maggior parte dei casi richiede ancora domanda cartacea direttamente alla scuola scelta. 

4 – Per completare la procedura online ti serviranno:
 i dati anagrafici del bambino/ della bambina
il codice fiscale (del bambino e dei genitori)
la scuola (o scuole) a cui vuoi iscriverlo
le credenziali di identità digitale validi come SPID o CIE per accedere alla piattaforma

Ricorda: puoi indicare più preferenze di scuole nella stessa domanda (es. prima, seconda e terza scelta), così la piattaforma tenterà di inserirti anche se la prima scuola non ha posti disponibili.

5 – Se in una scuola ci sono più richieste di posti disponibili, si procede con criteri di priorità decisi dal Consiglio d’Istituto della scuola stessa (come residenza nel bacino, fratelli già iscritti, situazioni familiari particolari, ecc.). La pubblicazione delle graduatorie avviene dopo la chiusura del periodo di iscrizioni.

Non serve affrettarsi il primo giorno: la data di invio non dà precedenza, quindi puoi compilare con calma entro il 14 febbraio. 

Supporto per chi ne ha bisogno: se non hai un computer o hai difficoltà tecniche, molte scuole offrono supporto per la compilazione direttamente in segreteria. 

Iscrizioni scuola dell’infanzia: restano cartacee nella maggior parte dei casi e vanno consegnate alla scuola prescelta, sempre entro il 14 febbraio.

La scuola giusta dopo la terza media

Gen 21
Scritto da Annamaria avatar

E’ il momento cruciale dell’anno per quei genitori che insieme ai propri figli sono ‘costretti’ a optare per l’una o per l’altra: come scegliere la scuola giusta dopo la terza media? La fine della terza media segna uno dei primi veri bivi importanti nella vita di un ragazzo. La scelta della scuola superiore non è solo una questione di indirizzo di studi, ma un passo che tocca identità, sogni, paure e aspettative. Per questo non dovrebbe essere una decisione subita, né dai figli né dai genitori, ma un percorso da costruire insieme. Ecco come affrontarlo con lucidità, ascolto e fiducia reciproca.

la scuola giusta dopo la terza media

La prima domanda non è “qual è la scuola migliore”, ma “chi è mio figlio oggi”. Chiediamoci insieme cosa gli piace davvero, in cosa si sente portato, se preferisce studiare sui libri o imparare facendo, se ama le materie teoriche o quelle pratiche, come reagisce alla fatica e all’impegno. Non servono risposte perfette. Serve ascolto vero, senza giudicare né orientare subito la conversazione verso ciò che noi riteniamo giusto.

Il confronto deve essere continuo e leggero, non un colloquio da esame. E’ importante conoscere le varie scuole dal vivo, open day, incontri con studenti e docenti, visite guidate: vedere una scuola cambia tutto. Portare nostro figlio a respirare l’ambiente, osservare le aule, ascoltare i professori aiuta a trasformare un’idea astratta in qualcosa di concreto. Dopo ogni visita ci si può confrontare sulle impressioni avute. 

L’indirizzo va valutato senza etichette. Liceo, tecnico, professionale: nessuna scelta è di serie A o B. Conta il metodo di studio, il carico di lavoro, la presenza di laboratori, le possibilità future (università, ITS, lavoro). Spieghiamo a nostro figlio che le strade non sono mai definitive e che esistono passaggi, cambi, seconde possibilità.

È giusto considerare la distanza da casa, se ci sono mezzi di trasporto, gli orari e l’organizzazione dello studio. Ma attenzione: questi elementi devono accompagnare la scelta, non determinarla da soli.

Il nostro compito non è scegliere al posto loro, ma offrire strumenti, aiutare a leggere la realtà, contenere l’ansia, ricordare che il valore di un figlio non dipende dalla scuola che frequenta. A volte la scelta non sarà quella che avremmo fatto noi. Ed è proprio lì che entra in gioco la fiducia. Per nostro figlio è un importante passaggio di crescita.

Compiti durante le vacanze di Natale: vademecum

Dic 28
Scritto da Annamaria avatar

Le festività dovrebbero essere una pausa, un tempo sospeso fatto di famiglia, ritmi più lenti e piccoli rituali. E invece, puntuali come il panettone, arrivano anche loro durante le vacanza di Natale: i compiti. Non sono il male assoluto, ma se gestiti male rischiano di trasformare giorni di festa in un continuo “hai fatto i compiti?” che mette tutti di cattivo umore. La buona notizia è che si può trovare un equilibrio. Serve solo un po’ di strategia. Questo vademecum nasce per aiutare i bambini a portare a termine i compiti senza sacrificare la magia del Natale e per evitare ai genitori la sensazione di passare le feste a fare i supplenti.

compiti durante levacanze dinatale vademecum

Partire con un piano. Il primo passo è guardare i compiti nel loro insieme, possibilmente il primo o il secondo giorno di vacanza. Sapere cosa c’è da fare ridimensiona l’ansia e permette di distribuire il lavoro. Non serve un calendario militare, ma una visione d’insieme sì: meglio poco alla volta che tutto il 5 gennaio.

Stabilire un tempo breve e fisso. I compiti non devono occupare l’intera giornata. Un’ora, massimo due per i più grandi, possibilmente sempre alla stessa ora, è più che sufficiente. La mattina funziona meglio: i bambini sono più riposati e il resto della giornata resta libero per giocare, uscire, stare con i nonni.

Proteggere i giorni “speciali”. La Vigilia, il giorno di Natale e Santo Stefano, appena passati, dovrebbero restare (quasi) intoccabili. Se proprio serve, meglio anticipare o rimandare. Le feste sono fatte anche di memoria emotiva: ricordare un Natale passato sui quaderni non aiuta nessuno.

Alternare compiti e piacere. Dopo i compiti, deve esserci qualcosa di bello: un gioco, un film, una passeggiata, un laboratorio in cucina. Il messaggio è chiaro: si fa il proprio dovere, ma poi si torna a essere in vacanza. Senza ricatti, senza promesse esagerate.

Non trasformarsi in insegnanti. Durante le vacanze i genitori non devono spiegare tutto, correggere tutto, controllare tutto. Meglio essere presenti, disponibili, ma non sostituirsi agli insegnanti. Se un esercizio viene sbagliato, non è una tragedia: il rientro a scuola serve anche a questo.

Valorizzare i compiti “nascosti”. Leggere un libro sul divano, scrivere una cartolina ai nonni, cucinare seguendo una ricetta, raccontare una storia ascoltata dai più grandi: sono tutte attività che allenano competenze importanti. Se possibile, aiutare i bambini a collegare i compiti a ciò che vivono davvero.

Accettare che non tutto sarà perfetto. Le vacanze non sono il momento della performance. Se la calligrafia è meno ordinata o la concentrazione dura meno, va bene così. Natale non è una verifica.

Ricordarsi perché esistono le vacanze. Servono a riposare, a ricaricarsi, a tornare a scuola con un po’ più di energia e voglia. I compiti dovrebbero accompagnare questo obiettivo, non sabotarlo.

In fondo, salvare le feste ai bambini non significa eliminare i compiti, ma rimetterli al loro posto. Un posto piccolo, gestibile, che non rubi spazio alle risate, al tempo insieme e a quella sensazione unica che solo questo periodo dell’anno sa dare.

Nuovi programmi scolastici: vecchi libri da buttare

Dic 14
Scritto da Annamaria avatar

Il grande aggiornamento delle Indicazioni nazionali, quello che dal 2026 cambierà programmi, impostazione didattica e persino alcune materie come il ritorno del latino alle medie, non avrà effetti solo sul modo di insegnare. Avrà un impatto molto concreto anche sulle tasche delle famiglie. È un aspetto di cui si parla poco, ma che rischia di diventare il problema numero uno già dall’anno scolastico 2026/27: i vecchi libri non varranno più nulla e il mercato dell’usato, per un anno o forse due, sarà praticamente azzerato. Insomma, nuovi programmi scolastici, e quindi vecchi libri da buttare.

Il motivo è semplice. Quando entrano in vigore nuove Indicazioni nazionali, gli editori devono rivedere completamente i testi: non qualche paragrafo, ma l’impostazione, la scelta dei contenuti, le mappe concettuali, gli esercizi, talvolta perfino l’ordine dei capitoli. Questo significa che i libri attualmente in circolazione non saranno più adottabili. Chi aveva già programmato di comprare i testi di seconda mano, si ritroverà senza alternative, obbligato a passare al nuovo.

Il problema riguarda soprattutto le scuole medie, perché è qui che il ricambio dei libri pesa di più. Per molte famiglie, l’usato è sempre stato una boccata d’ossigeno: un risparmio che, a seconda delle materie, può arrivare anche al 40-50% sul costo finale. E non è solo questione di risparmiare: c’è anche il tema del “ciclo virtuoso”, in cui ogni studente vende i propri libri per acquistare quelli dell’anno successivo, ammortizzando la spesa. Con il cambio dei programmi, questo ciclo si interrompe. Chi oggi frequenta seconda o terza media, ad esempio, non potrà rivendere quasi nulla, e chi entrerà in prima media nel 2026 dovrà acquistare tutto nuovo.

Il paradosso è evidente: una riforma pensata per modernizzare la scuola rischia di pesare soprattutto sulle famiglie che già fanno fatica a sostenere una lista di testi sempre più costosa. E questo accade proprio mentre il governo sta spingendo su tradizione, radici culturali e studio più rigoroso della grammatica e della storia dell’Occidente. Una visione condivisibile o meno, ma che inevitabilmente porta con sé un prezzo.

A tutto questo si aggiunge un altro dettaglio poco considerato: il mercato dell’usato non è solo un modo per risparmiare, ma anche una forma di economia circolare spontanea, un’abitudine utilissima che riduce sprechi e consumo di carta. Con l’arrivo dei nuovi programmi, migliaia di libri attuali rischiano di finire nei cassetti, negli scatoloni o, peggio ancora, al macero.

Le famiglie dovranno quindi prepararsi a un autunno 2026 più costoso del solito. C’è chi parla di incentivi, chi suggerisce voucher o bonus libri ampliati, chi chiede alle scuole di adottare testi digitali almeno in parte. Ma ad oggi, soluzioni ufficiali non ce ne sono. E la sensazione è che questo tema emergerà forte e chiaro solo quando, a giugno, verranno pubblicate le nuove liste dei libri di testo.

Per ora, di certo c’è una cosa sola: dietro la riforma culturale che il Ministero dell’Istruzione ha avviato, si nasconde anche una riforma economica non dichiarata, che riguarda direttamente ogni famiglia italiana con figli in età scolare. Il rischio è che il rinnovamento didattico diventi, almeno all’inizio, un rinnovamento costoso.

La scuola italiana cambia

Dic 13
Scritto da Annamaria avatar

A fine dicembre 2025 il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha firmato il testo definitivo delle nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, cioè le nostre medie. Saranno operative dal primo anno scolastico 2026/27, dando il via a una trasformazione importante dei programmi didattici che era al centro di un lungo dibattito pubblico da mesi. La scuola italiana cambia volto.

la scuola italiana cambia

L’obiettivo dichiarato dal Ministro è chiaro: “voltare pagina”, restituendo al percorso scolastico un impianto culturale che valorizzi la storia occidentale, la nostra identità linguistica e i fondamenti della lingua italiana, a partire dalla grammatica e dallo studio dei classici. Secondo Valditara, queste scelte dovrebbero aiutare gli studenti a sviluppare una maggiore padronanza espressiva e un pensiero critico più solido, senza però tornare a un passato superato ma attingendo alle radici della nostra civiltà. 

Una delle novità che ha attirato maggiore attenzione è il ritorno del latino nella scuola media, previsto a partire dal secondo anno. Lo studio del latino sarà facoltativo, con un’ora settimanale aggiuntiva svolta nelle attività pomeridiane di potenziamento e affidato ai docenti di italiano già abilitati per la disciplina. L’intento è di fare del latino non una materia esclusiva, ma uno strumento di sostegno alla comprensione profonda della lingua e alla logica del pensiero. 

Accanto al latino, si rafforza lo studio della grammatica e della calligrafia fin dalla scuola primaria, con l’obiettivo di evitare “eccessi di spontaneismo” nell’espressione scritta e promuovere una scrittura più consapevole e accurata. Verrà data maggiore importanza alla memorizzazione di poesie e filastrocche, alla scrittura in corsivo, all’ortografia e ai riassunti, strumenti ritenuti utili anche per favorire la comprensione e la riflessione personale sui testi. 

Un altro aspetto centrale riguarda l’insegnamento della storia, che nelle nuove linee guida viene orientato con una forte enfasi sulla storia dell’Occidente come filo conduttore dei programmi. In pratica, si privilegia il racconto delle origini e dello sviluppo della civiltà europea e italiana, con l’intento di offrire agli studenti una narrativa storica più coerente e integrata delle proprie radici culturali. 

Le modifiche, tuttavia, non riguardano solo le cosiddette “materie umanistiche”. Secondo il testo delle Indicazioni nazionali, verranno innovati anche i programmi di matematica, scienze, musica e lingue straniere, con un approccio didattico che punta a partire dal reale, includere strumenti digitali e stimolare competenze pratiche insieme a quelle teoriche. Anche l’educazione motoria e tecnica avrà spazi e accorgimenti pensati per una didattica più laboratoriale e coinvolgente. 

Naturalmente, un cambiamento di questa portata non è passato senza controversie. Sindacati e alcune associazioni di insegnanti hanno espresso critiche, definendo i nuovi programmi troppo prescrittivi o troppo centrati su una visione culturale considerata da alcuni troppo orientata verso l’identità occidentale. Alcune osservazioni sono state sollevate anche dal Consiglio di Stato durante l’iter di approvazione, sebbene alla fine sia arrivato il via libera. 

Ora la parola passa agli editori e alle scuole, che dovranno preparare i nuovi libri di testo e organizzare l’offerta formativa in vista dell’anno scolastico 2026/27. Per insegnanti, studenti e famiglie si apre quindi un periodo di lavoro e di adattamento, in cui l’educazione italiana punta a combinare tradizione e innovazione per rispondere alle esigenze di un mondo in rapido cambiamento.

Torna la “Maturità” 

Ott 30
Scritto da Annamaria avatar

L’Esame di Stato cambia volto  e anche nome. Dal 2026, infatti, torna la Maturità, proprio come un tempo. Un ritorno alle origini che non è solo simbolico, ma segna anche una nuova impostazione per l’esame che conclude il percorso scolastico di milioni di studenti italiani. La riforma, approvata definitivamente dal Parlamento, porta con sé diverse novità pensate per rendere la prova più equilibrata, più formativa e più vicina alla realtà scolastica di oggi.

torna la maturita

Il colloquio orale, che negli ultimi anni si era trasformato in un lungo percorso multidisciplinare, sarà d’ora in poi incentrato su quattro materie. Saranno individuate ogni anno dal Ministero dell’Istruzione entro il 31 gennaio, in modo da permettere agli studenti di prepararsi per tempo e in modo mirato.

Restano invece due prove scritte: una di italiano comune a tutti e una di indirizzo, diversa a seconda del tipo di scuola.

Anche le commissioni cambiano: saranno più snelle, composte da cinque membri (due interni, due esterni e un presidente esterno), per rendere il lavoro di valutazione più agile e coerente.

Un altro punto fermo riguarda la partecipazione: chi rifiuterà il colloquio orale verrà automaticamente bocciato. Il messaggio è chiaro: l’esame va affrontato con serietà e consapevolezza, come tappa finale di un percorso formativo, non come ostacolo da evitare.

Il voto finale terrà conto non solo dei risultati delle prove, ma anche dell’impegno dimostrato durante l’anno e di eventuali attività extrascolastiche riconosciute come formative o meritorie.

L’obiettivo della riforma è duplice: ridare centralità al merito e alla preparazione effettiva, e allo stesso tempo valorizzare il percorso complessivo dello studente. Il ritorno al nome “Maturità” vuole proprio richiamare questo concetto: non si tratta solo di un esame, ma di un momento di crescita personale e culturale.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato che la riforma nasce per “restituire dignità e valore a un passaggio decisivo nel percorso formativo dei giovani”. Sottolinea che la Maturità deve tornare a rappresentare una prova di maturazione, non solo di conoscenza.

Per gli studenti di oggi il cambiamento più grande sarà nella gestione del tempo e del metodo di studio. Con un colloquio centrato su poche materie, servirà approfondire davvero, capire i collegamenti e non limitarsi alla semplice memorizzazione. Anche il modo di essere valutati sarà più completo. Conterà la partecipazione, la costanza, la capacità di esprimersi e di argomentare. Un approccio più “europeo”, che guarda non solo alle conoscenze ma anche alle competenze e all’autonomia di pensiero. E voi che ne pensate?

Il bambino non vuole andare a scuola? Consigli

Set 28
Scritto da Annamaria avatar

Il primo giorno di scuola porta con sé emozioni contrastanti: entusiasmo, ma anche pianti e paure. Scene comuni, che segnano un passaggio delicato verso l’autonomia. Se il bambino non vuole andare a scuola, spesso noi genitori non sappiamo che pesci prendere, a darci una mano i consigli dell’esperta. “Quando un bambino cambia ambiente, è normale che abbia bisogno di tempo per adattarsi”, spiega Maria Antonietta Gulino a Leggo. Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Aggiunge: “Mamma e papà sono figure sicure, ma anche la scuola deve diventare un posto familiare”.

il bambino non vuole andare a scuola consigli

Come aiutare i piccoli? “Va comunicato loro che non si tratta di un abbandono. È importante rispettare il pianto, consolarli e spiegare. Sono i primi passi verso l’autonomia”, dice l’esperta. Il rientro dopo le vacanze può essere altrettanto difficile: “Bisogna ricordare ai bambini le esperienze positive dell’anno precedente. L’obiettivo è farli sentire sicuri”, aggiunge.

E se il rifiuto persiste? “Le ansie dei genitori si riflettono sui figli. In questi casi può essere utile il supporto di uno psicologo”, chiarisce Gulino. Gli insegnanti hanno un ruolo chiave: “Sono un punto di riferimento fondamentale, aiutano i bambini a sentirsi parte del nuovo contesto”.

E sui capricci Gulino è chiara: “Hanno diritto a farli. L’adulto deve mantenere regole e confini: un no, dato con coerenza, è fondamentale”. Le strategie cambiano con l’età. “A due anni servono rassicurazioni semplici. A quattro è importante spiegare il senso della scuola come opportunità. A sei anni, se ben accompagnati, i bambini avranno già acquisito nuove competenze”.

Infine, attenzione ai segnali da non ignorare: “Se smettono di mangiare, dormono male, si isolano o mostrano un disagio costante, è bene parlarne con insegnanti e, se serve, con uno psicologo”. Per Gulino, la chiave è la prevenzione: “Servirebbero psicologi scolastici in tutti i cicli. Se un bambino non sta bene a scuola, come potrà affrontare il mondo del lavoro domani?”.