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Asciugare i panni in casa fa male

Feb 07
Scritto da Annamaria avatar

Finora l’ho fatto spesso, chiaramente in inverno: ho aperto lo stendino in casa e messo le cose bagnate lì affinché si asciugassero. Ora, però, starò più attenta. Asciugare i panni in casa fa male, può provocare reazioni allergiche ai danni del sistema respiratorio. Voi l sapevate? A lanciare l’allarme sulle pagine di Leggo è Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona.

asciugare i panni in casa fa male

Stando all’esperto queste abitudini, piuttosto estese, “possono essere dannose per la salute respiratoria di alcune persone. Un eccessivo tasso di umidità dell’aria, come quello causato dai panni messi ad asciugare in casa senza la giusta aerazione degli ambienti, rappresenta il terreno fertile per la crescita di muffe”. 

Quando i vestiti bagnati asciugano, rilasciano molta acqua nell’aria. Questo fa salire il tasso di umidità, creando un ambiente ideale per muffe, acari della polvere, batteri. Un’aria troppo umida è collegata a problemi respiratori, allergie e peggioramento dell’asma, soprattutto in bambini e persone sensibili.

Le pareti fredde, gli angoli e i soffitti sono i primi punti a risentirne. La muffa può liberare spore nell’aria, irritare vie respiratorie e occhi, peggiorare tosse cronica e raffreddori frequenti. Spesso non si vede subito, ma cresce lentamente.

In un ambiente umido gli acari proliferano, le spore di muffa aumentano e l’aria diventa più pesante. Tutto questo può scatenare starnuti, naso chiuso, tosse notturna e difficoltà respiratorie. L’umidità elevata fa percepire la temperatura come più bassa, portando spesso ad accendere di più il riscaldamento (e consumare di più).

Se l’asciugatura è lenta, inoltre, i tessuti possono sviluppare cattivo odore, si favorisce la crescita batterica nei capi. Se non si hanno alternative:

Apri spesso le finestre
Usa una stanza ben ventilata
Evita camere da letto e stanze dei bambini
Usa un deumidificatore
Distanzia bene i capi sullo stendino

Altrimenti meglio usare l’asciugatrice o mettere i capi sul balcone o in un locale lavanderia con la finestra.

Meglio coprire o scoprire i bambini col freddo?

Gen 25
Scritto da Annamaria avatar

Quando arriva il freddo, la domanda è sempre la stessa, e divide nonne, genitori e pediatri: meglio coprire o scoprire i bambini col freddo? Sciarpe sì o no? Cappello sempre? E quella paura costante che “prendano freddo” è davvero fondata? Facciamo chiarezza, con un piccolo vademecum pratico per affrontare l’inverno senza ansia (e senza sudare).

Partiamo da una verità che rassicura molti genitori: il freddo in sé non fa ammalare. Raffreddori, influenze e malanni stagionali sono causati da virus, non dalla temperatura. Il problema nasce quando il bambino suda troppo e poi resta con indumenti umidi, oppure quando è vestito in modo non adatto all’attività che sta svolgendo.

Un criterio semplice e sempre valido è questo: vestire il bambino con uno strato in più rispetto a un adulto nelle stesse condizioni. Non significa imbottirlo come per una spedizione artica, ma aggiungere uno strato leggero, facilmente rimovibile se entra in un ambiente caldo o inizia a muoversi molto.

Vestire “a cipolla” è la scelta più intelligente:

  • aiuta a regolare la temperatura corporea
  • evita sudorazione eccessiva
  • permette di togliere o aggiungere capi in base al momento della giornata

Meglio tre strati traspiranti che un unico maglione pesantissimo.

Ci sono zone del corpo che nei bambini disperdono più calore:

  • testa: il cappello è importante, soprattutto nei più piccoli
  • collo: meglio uno scaldacollo che una sciarpa lunga
  • mani e piedi: guanti e calze adeguate sono fondamentali

Se queste parti sono protette, il resto del corpo si mantiene più facilmente in equilibrio.

Coprirli troppo comporta dei rischi e non è una buona idea:

  • il bambino può sudare
  • la pelle resta umida
  • il raffreddamento successivo favorisce malessere e brividi
  • può diventare irritabile e stanco

In ambienti chiusi la temperatura ideale è intorno ai 19–20 gradi. Niente tutine pesanti o pile se il riscaldamento è acceso: bastano abiti comodi e traspiranti. Vale anche di notte: meglio una coperta in più che pigiami esageratamente pesanti.

Piuttosto che toccare mani e naso (spesso freddi anche quando il bimbo sta bene), controlla: nuca, schiena, petto. Se sono caldi e asciutti, l’abbigliamento è corretto.

La vera chiave non è “coprirli” o “scoprirli”, ma vestirli nel modo giusto, osservandoli e adattandosi alle situazioni. Il freddo fa parte della stagione, e affrontarlo con buon senso aiuta anche i bambini a diventare più resilienti.

Dormire bene: le posizioni migliori

Gen 22
Scritto da Annamaria avatar

La postura che assumiamo mentre dormiamo non è un vezzo estetico, ma ha un impatto concreto sulla qualità del riposo e sulla salute di schiena, collo, respirazione e circolazione. Non esiste un’unica “posizione perfetta per tutti”, ma ci sono scelte che in genere aiutano il corpo a riposare meglio e altre che possono creare tensioni, dolori o disturbi se adottate troppo a lungo. Quali sono le posizioni migliori per dormire bene?

dormire bene le posizioni migliori

Dormire sul fianco

Dormire di lato è spesso considerata una delle posizioni più salutari perché mantiene la colonna vertebrale allineata e riduce la pressione su schiena e collo. Se aggiungi un cuscino tra le ginocchia, il bacino resta allineato e si alleviano anche i dolori alle anche e alla zona lombare. La posizione laterale è anche particolarmente utile per chi soffre di reflusso o bruciore: come osservano gli esperti, dormire sul lato sinistro può aiutare i processi digestivi e favorire il corretto flusso di cibo ed esofago grazie alla conformazione naturale degli organi.

Dormire sulla schiena

Dormire sulla schiena con un buon supporto per la testa e, se necessario, un cuscino sotto le ginocchia, permette alla colonna vertebrale di mantenere una posizione neutra e distribuisce il peso corporeo in modo uniforme. È spesso raccomandata per chi soffre di mal di schiena o tensioni muscolari. Questa posizione ha anche il vantaggio di ridurre il rischio di rughe da compressione sul viso perché non schiaccia la pelle contro il cuscino.

Le posizioni che è meglio evitare? Quella a pancia in giù è considerata, quasi unanimemente, una delle posizioni peggiori per la salute posturale. In questa postura la testa resta girata di lato per ore, con il collo ruotato e la colonna fuori asse, e questo può portare a dolori al collo, alla schiena e alle spalle. Anche se per alcune persone può sembrare comoda o aiuta a ridurre il russare in modo temporaneo, nel lungo periodo tende a stressare i muscoli e le articolazioni, causando rigidità al risveglio.

Anche alcune varianti “estreme” della posizione laterale, ad esempio con le ginocchia molto piegate o il busto troppo chiuso su sé stesso, possono limitare la respirazione e creare tensione muscolare se ripetute per tutta la notte.

Per dormire meglio usa un cuscino adatto: non troppo alto né troppo basso, metti un cuscino tra le ginocchia se dormi di lato se scegli la schiena, prova a sollevare leggermente il capo o usare un supporto sotto le ginocchia, evita di dormire a pancia sotto per periodi prolungati, soprattutto se già hai dolore cervicale o lombare.

Non esiste una posizione perfetta per tutti è importante: la scelta migliore è quella che mantiene la colonna vertebrale allineata, distribuisce bene il peso e ti fa svegliare senza dolori. Dormire non è solo chiudere gli occhi: è dare al corpo la possibilità di guarire, rigenerarsi e recuperare energia. E spesso, il modo in cui ci si adagia tra le lenzuola è il primo passo verso un riposo davvero rigenerante. 

Bambini: temperatura ideale per dormire in inverno

Gen 07
Scritto da Annamaria avatar

Ci siamo passate tutte: controllo compulsivo del termometro in cameretta, mano appoggiata sul termosifone alle tre di notte, bimbo che si scopre, si riscopre, suda o sembra freddino. In inverno, far dormire bene i bambini diventa quasi una missione strategica, soprattutto in questo periodo dell’anno in cui influenza, raffreddori e tosse sembrano fare a gara per entrare in casa. Qual è, quindi, la temperatura ideale per dormire bene in inverno?

bambini temperatura ideale per dormire bene in inverno

La temperatura perfetta per la cameretta dei bambini (neonati compresi) è compresa tra 18 e 20 gradi. Sì, lo so: a molte mamme 18 gradi sembrano pochi. Ma la scienza è piuttosto chiara su questo punto.Un ambiente troppo caldo secca le mucose di naso e gola, favorisce tosse, naso chiuso e risvegli notturni, può peggiorare i sintomi influenzali, aumenta la sudorazione (e il rischio che il bimbo si raffreddi quando si scopre)

Un ambiente leggermente fresco, invece, aiuta un sonno più profondo, sostiene il sistema immunitario, riduce la proliferazione di virus e batteri, favorisce una respirazione più regolare. In altre parole: meglio una stanza un po’ fresca e ben vestiti, che una stanza caldissima con bambini sudati.

Termosifoni devono rimanere accesi di notte. La risposta breve è: meglio di no, o almeno non a pieno regime. L’ideale è:scaldare bene la stanza prima di andare a dormire,, spegnere o abbassare i termosifoni durante la notte, mantenere una temperatura stabile, senza sbalzi

Se i termosifoni restano accesi tutta la notte, soprattutto nelle case ben isolate, si rischia di superare facilmente i 21–22 gradi, creando un microclima poco sano per le vie respiratorie. Ed è proprio in questo periodo, con l’influenza in circolazione, che l’aria troppo calda e secca diventa una nemica silenziosa. Se avete un impianto autonomo o programmabile, impostate una temperatura notturna più bassa: il corpo dei bambini (e anche il nostro) ringrazia.

In inverno il vero problema non è solo il caldo, ma l’aria secca. Termosifoni accesi e finestre chiuse regalano mucose disidratate e raffreddori più ostinati. Cosa aiuta davvero? Arieggiare la stanza almeno 10 minuti al giorno, anche se fa freddo, usare un umidificatore, evitare di stendere il bucato sui termosifoni della cameretta.

Come vestire i bambini per dormire bene? Via libera a: pigiami in cotone o caldo cotone, sacco nanna per i più piccoli, lenzuola traspiranti Meglio evitare: pile e materiali sintetici a contatto con la pelle, troppe coperte sovrapposte, cappellini durante il sonno.

Detox prima della Befana

Gen 02
Scritto da Annamaria avatar

Tra pandori tagliati a tutte le ore, cioccolatini che spuntano ovunque e caramelle “solo un’altra”, le feste sono una lunga, golosa maratona. Bellissima, certo. Ma quando arriva il momento che sta tra Capodanno e la Befana, il corpo – di grandi e bambini – inizia a chiedere tregua. Gonfiore, stanchezza, poca fame vera: segnali chiarissimi. La buona notizia? Non serve una dieta punitiva. Serve rimettere equilibrio, fare del detox prima della Befana.

Il primo gesto detox è semplicissimo: bere di più. Acqua naturale, tisane tiepide, infusi leggeri. Aiuta a drenare, a riattivare l’organismo e a spezzare automaticamente la voglia di zuccheri continui. Per i bambini? Acqua aromatizzata con fettine di arancia o mela: effetto festa, zero zucchero.

Dopo giorni beige (farine, zuccheri, creme), il piatto ha bisogno di colore. Verdure cotte e crude, zuppe, passati, contorni semplici. La frutta torna protagonista, soprattutto a colazione e a merenda. Non come “punizione”, ma come riscoperta: dolce naturale, che sazia e rinfresca.

Via l’idea che senza dolce non sia colazione. Yogurt, latte, pane integrale, frutta fresca, un velo di miele se serve. Anche i bambini si riabituano in fretta, soprattutto se il clima è sereno e non da “da oggi basta tutto”.

Bandire completamente i dolci crea solo frustrazione (e attacchi improvvisi al primo cioccolatino). Meglio ridurre gradualmente: una porzione consapevole, magari a fine pasto, e stop agli assaggi automatici. L’organismo ringrazia, l’umore pure.

Piatti semplici, digestivi. In questa fase vincono:

  • minestre e vellutate
  • riso, pasta e cereali integrali
  • uova, pesce, legumi
    Cibi facili da digerire che rimettono in moto il metabolismo senza appesantire.

Coinvolgete in questo percorso familiare anche i vostri bambini! Trasformare la “disintossicazione” in un gioco funziona sempre. Scegliere insieme la verdura, preparare frullati, inventare piatti colorati. Se passa il messaggio che si torna a mangiare bene per sentirsi meglio, e non per “rimediare agli eccessi”, anche i più piccoli seguono. Questi giorni sospesi, tra una festa e l’altra, sono perfetti per rimettere ordine senza rigidità. Il corpo si alleggerisce, l’energia torna, il palato si resetta. Così, quando arriverà la Befana con il suo carico di dolcezza finale, saremo pronti a goderla davvero. Con equilibrio, e senza sensi di colpa

Ecoemozioni nei ragazzi

Dic 27
Scritto da Annamaria avatar

La crisi climatica non è più soltanto un problema ambientale, ma anche psicologico, soprattutto per bambini e adolescenti. Secondo l’articolo di Corriere della Sera, sempre più ricerche mostrano che l’emergenza climatica incide in modo significativo sulla salute mentale dei giovani, generando nuove forme di stati d’animo collettivi definiti dagli autori del libro Ecoemozioni. Alice Facchini e Matteo Innocenti definiscono i disturbi nei ragazzi come ecoansia, ecoparalisi, eutierria e solastalgia. 

ecoemozioni nei ragazzi

La cosiddetta ecoansia è forse la forma più diffusa: non si tratta di una malattia, ma di un’emozione intensa legata alla percezione di un futuro incerto per il pianeta. Può manifestarsi come ansia, nervosismo, sensazione di impotenza o tristezza, e talvolta porta i giovani a sentirsi isolati o incompresi da chi non condivide la stessa preoccupazione. 

Come spiegano gli autori, “Non è una malattia, ma una condizione innata, un’emozione che tutti proviamo, anche chi non se ne rende conto. Infatti, chi può affermare di non avere paura della devastazione del nostro ambiente, che potrebbe mettere a rischio la specie umana?”. 

Un’altra ecoemozione descritta è l’ecoparalisi, uno stato in cui la mente si blocca davanti all’idea di un pianeta irreversibilmente danneggiato: si percepisce tutto come inutile, troppo complicato o compromesso, e questo può durare da poche ore a giorni, influenzando negativamente l’umore e le prospettive di azione. 

Ma non tutte le ecoemozioni sono negative. L’eutierria è uno stato emotivo positivo che nasce da un senso di pace e di unità con la natura, ad esempio immergendosi in un ambiente naturale o immaginandolo. Questo tipo di connessione può accrescere speranza, fiducia e benessere, aiutando a bilanciare le sensazioni negative legate alla crisi climatica. 

Infine, c’è la solastalgia, una forma di nostalgia dolorosa per l’ambiente che si sta degradando sotto i nostri occhi. È quella sensazione di perdita di qualcosa a cui sentiamo profondamente di appartenere — come un parco che scompare o un paesaggio trasformato — che mescola il piacere dei ricordi con la tristezza per ciò che non potrà più tornare. 

Gli autori sottolineano che riconoscere queste ecoemozioni nei ragazzi è il primo passo per aiutarli a gestirle: immergersi nella natura, ascoltarla con calma e riscoprire il nostro legame profondo con l’ambiente non solo favorisce benessere psicologico, ma può trasformare preoccupazione e impotenza in impegno propositivo verso il futuro. 

La doccia perfetta

Dic 26
Scritto da Annamaria avatar

La doccia quotidiana può essere un vero gesto di cura oppure, se fatta nel modo sbagliato, un’abitudine che secca e irrita la pelle. Bastano però poche accortezze per trasformarla in un rituale di benessere adatto a tutta la famiglia. Ecco cosa fare per la doccia davvero “perfetta”:

la doccia perfetta
  • Usare acqua tiepida, mai troppo calda
    L’acqua molto calda elimina il film idrolipidico che protegge la pelle, favorendo secchezza, prurito e arrossamenti. La temperatura ideale è simile a quella del corpo, soprattutto per i bambini.
  • Limitare la durata della doccia
    Non serve restare sotto l’acqua a lungo: pochi minuti sono sufficienti per una corretta igiene. Docce troppo lunghe aumentano la disidratazione cutanea, in particolare nei mesi freddi.
  • Scegliere detergenti delicati
    Meglio prodotti con formulazioni semplici, senza profumi aggressivi o sostanze irritanti. Per i bambini, ancora di più, è importante rispettare il pH naturale della pelle.
  • Non insistere troppo con spugne e scrub
    Strofinare energicamente o usare strumenti abrasivi può irritare la pelle e causare microlesioni. La pelle non ha bisogno di essere “grattata” per essere pulita.
  • Asciugare la pelle tamponando, non strofinando
    Dopo la doccia è meglio usare un asciugamano morbido e tamponare delicatamente, evitando movimenti energici che possono sensibilizzare la cute.
  • Applicare la crema idratante subito dopo
    Il momento migliore è quando la pelle è ancora leggermente umida: in questo modo si trattiene l’idratazione e si rinforza la barriera cutanea. Per i bambini può diventare anche un momento di coccola e routine rassicurante.
  • Creare un rituale rilassante
    Una doccia serena, senza fretta e senza stimoli eccessivi, aiuta anche il benessere emotivo. Per i più piccoli è un modo per chiudere la giornata, per gli adulti un’occasione per rallentare.

In fondo, la doccia perfetta non è questione di quantità o di prodotti sofisticati, ma di equilibrio. Pochi gesti fatti bene proteggono la pelle, rispettano i più piccoli e trasformano un’abitudine quotidiana in un vero momento di cura per tutta la famiglia.

6 bevande da evitare al mattino

Dic 21
Scritto da Annamaria avatar

Soprattutto in questi giorni, tra pranzi e cene luculliane e calici di vino, è necessario fare attenzione. L’immunologo clinico Mauro Minelli all’Adnkronos Salute spiega quali sono le 6 bevande da evitare al mattino, così da stare meglio. Care GoMamme prendete nota.

6 bevande da evitare al mattino

Il docente di Nutrizione umana alla Lum avverte: “Quello che bevi per primo setta il tono metabolico di tutta la giornata”. Ecco cosa dobbiamo eliminare dalla nostra dieta appena sveglie, preferendogli un bicchiere di acqua tiepida con limone. Poi viene la colazione e per ultimo il caffè.

1. Succhi di frutta industriali. “Il pro: sono dolci, freschi e colorati. Il contro: sono essenzialmente acqua e zuccheri aggiunti. A causa dell’assenza delle fibre presenti nel frutto intero, il glucosio viene assorbito in modo estremamente rapido, provocando un’iperglicemia transitoria immediata. Fa seguito a tutto questo una rapida risposta insulinica e un conseguente calo di energia (e aumento della fame) già a metà mattinata”, spiega Minelli.

2. Caffè a stomaco vuoto. “Pro: è il sacro rito che ‘accende’ il cervello. Il contro: bere caffè prima di aver mangiato stimola la produzione di acido cloridrico, non esattamente il massimo per una gastrite, e alza i livelli di cortisolo proprio quando è già al suo picco naturale. Risultato? Nervosismo e bruciore di stomaco”.

3. Energy drink. “Il pro: generano un picco immediato di vigilanza grazie al rilascio rapido di dopamina e adrenalina. Il contro: inducono uno stress metabolico acuto. L’elevato carico glicemico – illustra Minelli – provoca un’impennata di insulina seguita da un brusco crollo energetico. Inoltre, l’assunzione di forti stimolanti a digiuno aggredisce la mucosa gastrica e altera il ritmo cardiaco basale, portando a tachicardia e agitazione invece che a vera energia”.

4. Acqua ghiacciata. “Il pro: ti sveglia di colpo. Il contro: lo shock termico è reale. L’acqua gelida a digiuno rallenta il metabolismo e ‘congela’ i processi digestivi, rendendo più difficile assimilare la colazione che farai dopo. Meglio a temperatura ambiente”.

5. Bibite gassate. “Il pro: le bollicine danno una falsa sensazione di sazietà. Il contro: gonfiore addominale istantaneo. L’anidride carbonica dilata lo stomaco, mentre gli edulcoranti o gli zuccheri innescano la voglia di dolce per tutto il resto della giornata”, precisa lo specialista. 

6. Bevande ‘detox’ confezionate. “Il pro: offrono un apporto immediato e concentrato di micronutrienti (vitamine e sali minerali) in un formato pratico e veloce. Il contro: possono nascondere un carico elevato di zuccheri semplici e conservanti. La forma liquida, tra l’altro, elimina la masticazione, pure necessaria per attivare i segnali di sazietà, e priva la frutta della sua matrice fibrosa. Questo causa un rapido svuotamento gastrico, lasciando l’organismo insoddisfatto e nuovamente affamato in breve tempo”.