Sport e bambini: consigli dell’esperto
Sport e bambini, un binomio basilare. Quando iniziare, come scegliere l’attività più adatta. A darci una mano arrivano i consigli dell’esperto. Ugo Giordano lo spiega al Corriere della Sera.

“Nei bambini in età prescolare, fino ai cinque o sei anni, più che di sport si parla di gioco/motricità, importante per orientarli nello spazio e per automatizzare gli schemi corporei di base, come camminare, correre, saltare”, precisa il responsabile dell’Unità Operativa di Medicina dello Sport e Ipertensione Arteriosa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
“A questa età, l’obiettivo non è la performance, ma l’acquisizione di sicurezza e consapevolezza del proprio corpo. Particolarmente consigliabile è il nuoto, non solo per i suoi benefici sulla coordinazione e sulla respirazione, ma anche per l’importanza che riveste in Italia, un Paese costeggiato dal mare. Far muovere i bambini non rappresenta solo un mezzo per promuovere la salute fisica, ma anche uno strumento educativo e relazionale. Con l’ingresso nella scuola primaria, l’attività fisica entra a far parte della vita scolastica e ciò può avvicinare i bambini alle prime esperienze sportive che dovrebbero essere generiche”, aggiunge Giordano.
“In questa fase, il bambino non dovrebbe essere indirizzato verso una sola disciplina, ma praticare discipline diverse di suo gradimento, sempre con uno spirito di gioco e non di competizione – raccomanda –. La scelta dello sport non dovrebbe esser fatta dai genitori sulla base delle proprie esperienze personali, ma deve essere offerta ai piccoli l’opportunità di esplorare e scegliere in base alle proprie inclinazioni per costruire un rapporto positivo con il movimento”.
Il medico sottolinea: “Anche se il padre ha giocato a calcio e la madre è appassionata di danza, è essenziale che la spinta verso lo sport nasca dalla volontà del ragazzo e non da un’imposizione esterna. La forzatura, oltre a creare frustrazione e disinteresse, aumenta il rischio di traumi fisici e psicologici. Al contrario, quando la motivazione è interna, l’impegno sportivo diventa una fonte di benessere e crescita. Non vanno escluse le discipline meno tradizionali, come la vela, che richiede più tecnica che forza fisica, e sport di destrezza come gli sport di tiro o il pattinaggio artistico, in cui la concentrazione prevale spesso sull’impegno corporeo”.
“In ogni caso, nei primi anni di vita le attività devono rimanere ludiche e non competitive. L’approccio agonistico viene infatti introdotto, per la maggior parte degli sport, intorno all’età puberale, quando il corpo è in grado di sostenere un carico cardiovascolare maggiore e dopo almeno tre o quattro anni di pratica continuativa”, chiarisce ancora.
In Italia la pratica sportiva dei minori è regolata da una normativa attenta e strutturata, pensata per tutelarne la salute. Dal punto di vista medico, “esistono due tipi di certificazione: quella per l’attività non agonistica e quella per l’attività agonistica”, precisa il dottore.
Per l’attività non agonistica è prevista una visita medica annuale con elettrocardiogramma obbligatorio, che può essere effettuata dal pediatra, dal medico di base o dal medico dello sport. Nel caso dell’attività agonistica, invece, il percorso è più approfondito e richiede la valutazione di uno specialista in medicina dello sport, con una serie di esami che includono elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo, spirometria, visita cardiologica, controllo della pressione arteriosa ed esame delle urine. Una procedura che rappresenta “un importante strumento di prevenzione”, con standard di sicurezza elevati rispetto a molti altri Paesi.
I benefici dello sport, se praticato con regolarità, sono molteplici: “previene l’obesità, favorisce il confronto con i coetanei, riduce lo stress e migliora la qualità del sonno”, dice Giordano. Inoltre, aiuta a correggere posture scorrette e a ridurre il rischio di traumi legati a una scarsa tonicità muscolare. L’attività fisica dovrebbe far parte della routine settimanale di ogni bambino per almeno due o tre ore.
Attenzione però agli eccessi. Anche lo sport, se praticato in modo intensivo e non adeguato all’età, può diventare controproducente. Il cosiddetto overtraining comporta effetti negativi simili alla sedentarietà, perché corpo e mente non riescono a recuperare. Per questo l’attività deve essere proporzionata allo sviluppo del bambino e crescere in modo graduale: intorno ai dodici anni, tre allenamenti a settimana sono considerati adeguati, con un aumento progressivo nel tempo.
Fondamentale è anche il ruolo dei genitori, che dovrebbero orientarsi più sul sostegno che sul controllo. “È essenziale che il bambino accetti con piacere le ore di sport previste e non le percepisca come un obbligo”. Quando l’attività è vissuta come un gioco e nasce da una motivazione spontanea, il bambino impara naturalmente a dosare energie e riposo.
Lo sport è raccomandato anche per i bambini con patologie croniche, come cardiopatie o diabete, purché adattato alle loro condizioni. È il principio dell’Attività Motoria Preventiva Adattata (AMPA), un esercizio “su misura” che consente di trarre benefici dal movimento in totale sicurezza. L’obiettivo finale è chiaro: promuovere una cultura inclusiva, in cui nessun bambino venga escluso dall’attività fisica, valorizzando salute, benessere e spontaneità.
Eco Ball: il gioco che insegna il riciclo
Si chiama Eco Ball e promette di diventare lo sport più educativo (e green) del momento. Niente trofei o classifiche, ma una sola grande vittoria: quella dell’ambiente. L’idea è semplice e geniale: trasformare la raccolta differenziata in un gioco di squadra. E’ il gioco che insegna il riciclo ai bambini.
L’Eco Ball nasce come iniziativa educativa nelle scuole primarie e negli oratori, con l’obiettivo di insegnare ai più piccoli i principi del riciclo e della sostenibilità attraverso il movimento e la competizione sana. Il campo di gioco? Una palestra o un cortile attrezzato con bidoni colorati che rappresentano i diversi materiali da riciclare: plastica, carta, vetro e organico. La palla, rigorosamente realizzata con materiali riciclati, viene lanciata dai bambini nei contenitori giusti, ma non basta solo il tiro: per guadagnare punti bisogna anche riconoscere correttamente il tipo di rifiuto e spiegarne il percorso di smaltimento.
L’Eco Ball funziona perché unisce educazione e gioco, due elementi che parlano la stessa lingua ai bambini. Durante una partita, si corre, si ride, si collabora e, senza nemmeno accorgersene, si impara che differenziare bene è un gesto quotidiano importantissimo. Ogni squadra è composta da piccoli “eco-atleti” con ruoli diversi: chi raccoglie, chi lancia, chi verifica. In questo modo, tutti partecipano e ciascuno diventa responsabile di un piccolo pezzo del mondo.
Dove prima c’erano lezioni frontali e schede da colorare, oggi c’è un’attività coinvolgente che insegna ai bambini a “toccare con mano” il riciclo. “Con l’Eco Ball i bambini imparano giocando, e questo è il segreto per costruire cittadini consapevoli e rispettosi dell’ambiente fin da piccoli”, spiegano gli educatori che lo hanno introdotto nelle scuole.
Oltre a promuovere buone pratiche ambientali, l’Eco Ball stimola la cooperazione, il pensiero critico e la manualità. I bambini non solo imparano a differenziare, ma capiscono anche come ogni piccola azione quotidiana, dal buttare via una bottiglia al riutilizzare un foglio, può fare la differenza.
E poi, c’è un aspetto non secondario: il divertimento. Perché, come ogni sport che si rispetti, anche l’Eco Ball crea entusiasmo, spirito di squadra e quel pizzico di competizione che rende tutto più emozionante.
Sport come gioco, non obbligo: guida per genitori
Scegliere lo sport giusto per i figli è una decisione importante, ma non deve trasformarsi in una fonte di ansia o aspettative eccessive. Lo sport deve essere visto come gioco, non come obbligo. E’ un’occasione di crescita, salute e divertimento: Ecco alcuni consigli per affrontare la scelta in modo sereno. Una piccola guida per i genitori.

- Coinvolgi i bambini nella scelta: ascoltare i loro interessi è il primo passo per trovare l’attività più adatta. Se amano stare in gruppo, sport di squadra come calcio, basket o pallavolo sono ideali. Se preferiscono concentrarsi su sé stessi, meglio discipline individuali come nuoto, danza, arti marziali o atletica.
- Evita di imporre i tuoi sogni: lo sport non deve diventare la proiezione delle ambizioni dei genitori, ma uno spazio in cui i figli possano esprimere la propria personalità.
- Mantieni un equilibrio con scuola e tempo libero: l’attività sportiva va inserita nella routine senza riempire ogni pomeriggio. I bambini hanno bisogno anche di riposo e gioco libero.
- Punta sul divertimento, non solo sulla performance: l’obiettivo non è crescere un campione, ma dare l’opportunità di scoprire passioni, fare amicizie e imparare il valore della costanza.
- Osserva e adatta: se un’attività non entusiasma o genera stress, non c’è nulla di male a cambiare. La flessibilità aiuta a trovare il percorso giusto.
Con un approccio equilibrato e senza pressioni, lo sport diventa una vera palestra di vita, in cui i bambini imparano a conoscere sé stessi divertendosi. Ricordalo sempre!
Disturbi alimentari: nello sport colpiscono il doppio
Dobbiamo stare sempre all’erta con i nostri bambini. I disturbi alimentari, come già detto, sono in vertiginoso aumento tra i più piccoli, con sintomi sempre più in età precoce. Sappiate anche che nello sport colpiscono il doppio. Come sottolineato dai dati di Fondazione Maria Bianca Corno, che promuove la Settimana Lilla, che si conclude domani, 15 marzo, al primo posto c’è la bulimia, seguita dall’anoressia. A seguire il Binge Eating disorder e gli EDNOS, i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati, tra cui la vigoressia e l’ortoressia.

Nello sport i disturbi alimentari colpiscono il doppio. Laura Dalla Ragione lo chiarisce al Corriere della Sera. la psichiatra e direttrice della Rete di servizi sui DNA dell’Usl Umbria 1 e del Campus Biomedico di Roma spiega: “Le performance sportive sono diventate un momento di difficoltà per tantissimi giovani. L’incidenza di DNA è appunto doppia a parità di età e genere, ci sono moltissime ricerche che lo confermano. Lo sport, che è una cosa meravigliosa, per alcuni può diventare un fattore di rischio di disturbi alimentari”.
“Nello sport (specie in alcune discipline) spesso il problema scatenante è l’obbligo di mantenersi entro un certo peso per poter accedere alle gare – precisa la specialista –. Ma spesso il ragazzo o la ragazza che fanno attività sportiva hanno fame e non riescono a trattenersi come vorrebbero, così, per mantenere il peso, usano metodi di compensazione propri della bulimia, come il vomito autoindotto, i lassativi, i diuretici. E la bulimia non è meno rischiosa per la salute: può portare a squilibri elettrolitici dovuti all’azione del vomitare più volte al giorno. Se si abbassa la quota di potassio nel corpo si può anche arrivare a un arresto cardiocircolatorio”.
E’ evidente che i disturbi alimentari nello sport colpiscono il doppio, ma quali sono le discipline più a rischio? “Danza, ginnastica artistica, pattinaggio. In generale le discipline dove bisogna mantenere un certo tipo di corpo, un certo tipo di peso”.
“Il mondo della danza più di tutte le discipline è a rischio perché è fuori dal Coni, non ha una Federazione, quindi, non c’è alcun tipo di controllo o normativa. Nella danza è diffusa la cosiddetta “triade dell’atleta”: associazione di un disordine alimentare, di amenorrea e osteoporosi. C’è un’incidenza nelle ballerine professioniste del 30% circa. La perdita delle mestruazioni può determinare conseguenze, oltre che cliniche, anche psicologiche e l’impossibilità di raggiungere un peso ‘normale’ in adolescenza può comportare ripercussioni sull’accrescimento osseo”, aggiunge.
Fate attenzione e vigilate, se vi accorgete che qualcosa non va, intervenite immediatamente con i vostri figli.
Fitness: nuove tendenze 2025
Care GoMamme, il nuovo anno è cominciato con buoni proprositi riguardo al fitness? Ricordate che l’attività fisica fa bene e allunga la vita. In questo 2025 ci sono nuove tendenze tutte da provare per quel che riguarda gli allenamenti.
Tra le nuove tendenze 2025 riguardo al fitness ci sono i workout ibridi, ossia che prevedono una combinazione di differenti attività fisiche e discipline, come pesi, cardio, yoga, pilates e molti altri ancora. Li si può fare in palestra, ma pure online. Servono a bruciare calorie, perdere peso, aumentare la massa muscolare e a tonificare il fisico.
Le nuove tendenze 2025 del fitness vedono anche gli allenamenti personalizzati con la tecnologia AI. Grazie agli algoritmi,permettono a chi li sceglie programmi individualizzati, calibrati su diversi strumenti e su diverse discipline.
C’è il fitness olistico, come chiarisce My Personal Trainer, ”quella ginnastica olistica che comprende una serie di discipline come yoga, pilates, stretching, ginnastica dolce e ginnastica posturale, che hanno come obiettivo sinergico il benessere fisico e mentale della persona”.
Altra tendenza è il micro workout. Sono mini allenamenti, di 5-10 minuti che si ripetono nell’arco della giornata. Migliorano la pressione, i livelli di glicemia e si riduce lo stress, migliorando l’umore. C’è l’hybrid cardio è un cardio fit training, un allenamento aerobico a circuito. In questo tipo di allenamento si combinano Dance, Combat e HIIT, o anche Dance HIIT combat fitness.
Il neurofitness, declinato a discipline come Balance Training, e Brain-Body Workouts, è centrato sull’allenamento mentale, per il benessere emotivo. Il fit aalking è una camminata veloce da eseguire tre-quattro volte a settimana per circa 40-50 minuti. Consente di bruciare calorie, ridurre il grasso addominale, migliorare la salute cardiovascolare, tonificare i muscoli e ridurre lo stress.
E per finire il biohacking. Si basa sul controllo dell’ambiente e di sé stessi. “Si combinano allenamento, pratica olistica, alimentazione controllata (digiuno intermittente, ad esempio), regolazione del sonno, ma anche assunzione di integratori, emotrasfusioni, bagni di ghiaccio e via dicendo. L’obiettivo? Migliorare la longevità e le prestazioni fisiche e mentali”.
Bambini: attività fisica e sonno insufficienti
I dati dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Salute sono chiari. Preoccupano, invece, quelli di uno studio pubblicato su Jama Pediatrics e condotto con dati provenienti da 33 Paesi del mondo, di tre fasce di reddito, in sei regioni geografiche. L’attività fisica e il sonno sono insufficienti per 8 bambini su 10 tra i 3 e 4 anni, dicono i risultati finali.

Ecco, mi conforta che per mia figlia non sia mai stato così: ha iniziato nuoto a 2 anni e 9 mesi, poi per due anni si è aggiunta la danza. A seguire solo la seconda, per 5 giorni la settimana. Ora Bibi, che a dicembre diventerà maggiorenne, fa danza dal lunedì al sabato. Certo, a livello accademico, dato che questo vuole fare nella vita. Ma è riuscita a conciliarla con lo studio: frequenta l’ultimo anno del liceo classico. Se si vuole, fortissimamente si vuole, nulla è impossibile. Lo dico ai genitori indecisi sul far fare sport o attività di Alta Formazione ai loro pargoli.
Stando alla ricerca attività fisica e sonno sono insufficienti per la gran parte dei bambini che passano, però, troppo tempo davanti ai video. Le linee guida dell’Oms raccomandano 180 minuti al giorno di attività fisica totale e 60 minuti al giorno di attività fisica di intensità moderata o vigorosa. Riguardo al tempo davanti al Pc, l’Organizzazione Mondiale della Salute specifica di non passare oltre un’ora al giorno davanti allo schermo e poi consiglia una durata del sonno di 10/13 ore.
Lo studio, internazionale, è stato coordinato da esperti del National Institute for Applied Statistics Research Australia. Era finalizzato proprio a verificare la quota di bambini di 3 e 4 anni che soddisfano queste linee guida. Più in generale, il comportamento sedentario in 33 Paesi. L’attività fisica è stata misurata con accelerometri da polso mentre le informazioni sul sonno e sull’uso di schermi sono state fornite dai genitori, si legge su Rai News. Alla fine i dati sono stati sconfortanti. L’attività fisica e il sonno sono insufficienti per 8 bambini su 10 nella fascia di età che va dai 3 ai 4 anni. Quando vedete vostro figlio imbambolato davanti alla tv, al pc o al tablet e peggio ancora allo smartphone, pensateci.
Gravidanza: sport sì e sport no
In gravidanza allenarsi fa bene. Lo dicono tutti gli specialisti e lo sottolinea ancora una volta la dottoressa Floriana Carbone. “E ampiamente dimostrato che allenarsi in gravidanza porta dei benefici non solo alla futura mamma, ma anche al bambino. Questo perché, durante l’attesa, il corpo della mamma affronta dei cambiamenti per soddisfare il fabbisogno di ossigeno e di nutrimento del nascituro, l’attività fisica però va sempre eseguita dopo aver ascoltato il parere di un medico e sempre in sicurezza, con il supporto di un esperto in grado di consigliare gli esercizi giusti anche in base al periodo della gravidanza in cui ci si trova”, sottolinea. La specialista in Ostetricia e Ginecologia alla Clinica Mangiagalli dell’Ospedale Policlinico di Milano a Fanpage chiarisce quali sono gli sport sì e gli sport no.

E’ assolutamente sapere quali siano gli sport sì, quelli ok, e gli sport no in gravidanza, per non rischiare in attesa di un bebè.
Gli sport sì.
“Attività fisica moderata può essere praticata fin dal primo trimestre di gravidanza. Questo periodo, però, è molto delicato, dunque è importante che la futura mamma ascolti il proprio corpo e lavori sul rinforzo della muscolatura.
Nel secondo trimestre si può lavorare sul rinforzo della parte alta della catena posteriore, per chi soffre di problemi circolatori si possono fare degli esercizi per favorire il ritorno venoso, come camminate, lo yoga, lo stretching.
Nel terzo trimestre si lavora sull’elasticità del pavimento pelvico con esercizi abbinati alla respirazione diaframmatica per dare sollievo. In questa fase si consiglia lo yoga prenatale, che aiuta soprattutto il pavimento pelvico e il bacino, alleviandone le tensioni. In questo trimestre si possono anche fare esercizi total body con l’aiuto di una fitball e l’elastico per rafforzare la parte bassa del corpo.
Il consiglio è quello di fare sempre un allenamento che piaccia ma che combini anche una parte aerobica con una parte di resistenza. Gli esercizi poi devono cambiare di trimestre in trimestre, in modo che si evitino quelli che mettono a rischio l’equilibrio della mamma o che creano pressione addominale.
In generale le discipline da preferire sono quelle che hanno basso impatto fisico come il nuoto, la camminata, cyclettes, yoga, pilates, tutti sport che evitino gli squilibri alimentari o la disidratazione”.
Gli sport no.
“Sono da evitare gli sport da contatto. Quelli che possono generare urti improvvisi, come il basket, le arti marziali, la box, il calcio. O l’equitazione, perché è uno sport a rischio di caduta. Anche le immersioni non sono concesse perché possono causare embolie gassose e nella seconda metà della gravidanza non è consigliabile praticare uno sport sopra i 2500 metri di altitudine”.
In gravidanza in quali circostante è meglio non praticare sport? “Sicuramente condizioni di gravidanze a rischio. Pazienti che hanno malattie della placenta, come la placenta previa, pazienti che hanno condizioni che richiedono riposo è meglio che non pratichino sport”.
Bambini: benefici sport
Quali sono i benefici dello sport nei bambini? La Dottoressa Adelia Lucattini lo spiega chiaramente a Orizzonte Scuola: aumenta la fiducia in se stessi.

Lo sport fa bene, non smetteremo mai di ripeterlo, i benefici per i bambini sono molteplici. La psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana sottolinea: “Numerosi studi indicano che le attività sportive non agonistiche nei bambini aumentano l’energia vitale, la fiducia in sé stessi e il piacere. Lo sport, vissuto come un gioco in movimento, consente ai bambini di esprimere la propria personalità. Emozioni e pensieri attraverso il corpo. La padronanza del proprio corpo e la propriocezione dei movimenti aumentano la sensazione di efficacia anche a livello emotivo e mentale. Il raggiungimento di obiettivi prefissati attraverso l’impegno rafforza la fiducia nelle proprie capacità”.
“Il ruolo degli adulti è fondamentale nel trasmettere l’importanza del rispetto delle regole e del lavoro di squadra. L’affetto e l’empatia degli adulti verso i “piccoli sportivi” aiutano i bambini a sviluppare una considerazione positiva di sé stessi e rispetto per gli altri. Questo li rende più socievoli e desiderosi di fare nuove amicizie attraverso il gioco e lo sport”, chiarisce ancora l’esperta.
“Seguendo l’esempio e le indicazioni degli adulti, i bambini interiorizzano le regole, organizzano il loro mondo interno e scoprono le proprie attitudini. Il gioco partecipativo con i coetanei permette loro di riconoscere le proprie qualità. La gioia del movimento fisico controllato, alternato a momenti di gioco libero, favorisce l’empatia, il rispetto della diversità e la creatività, rendendoli meno timidi e più intraprendenti”, dice ancora la Lucattini.
L’esperta conclude: “La partecipazione attiva allo sport offre numerosi benefici fisici e psicologici, riducendo il rischio di obesità e migliorando la coordinazione e l’equilibrio. Lo sport infonde sicurezza in sé stessi, migliora le abilità sociali e personali, riduce l’ansia e le reazioni depressive. È un antidoto naturale all’uso eccessivo di dispositivi elettronici, favorendo l’aspirazione a diventare campioni nello sport e nella vita attraverso l’impegno e il sacrificio”. Mamme e papà abbiate bene a mente i benefici dello sport nei bambini e fatelo praticare ai vostri figli: è importantissimo.

Scritto da Annamaria e postato in