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Valigia parto in estate: il vademecum

Mag 29
Scritto da Annamaria avatar

Quando il pancione è ormai agli sgoccioli e le temperature iniziano a salire, organizzare la valigia parto per l’ospedale richiede qualche attenzione in più. Tra afa, sudorazione e possibili sbalzi di temperatura dovuti all’aria condizionata, è importante prepararsi con cura per vivere i primi giorni con il proprio neonato nel massimo comfort. Ecco il vademecum per la valigia parto in estate.

valigia per il parto in estate il vademecum

La regola numero uno? Preparare la valigia con qualche settimana di anticipo. Le future mamme che partoriranno tra giugno e settembre dovrebbero iniziare a organizzarla già intorno alla 34ª-35ª settimana di gravidanza, così da evitare corse dell’ultimo minuto.

Per la mamma, meglio privilegiare indumenti leggeri, freschi e realizzati in fibre naturali. Camicie da notte o pigiami con apertura frontale, utili in caso di allattamento, dovrebbero essere in cotone leggero. Anche la vestaglia può essere scelta in una versione estiva, morbida e poco ingombrante. In ospedale l’aria condizionata può essere piuttosto intensa, quindi è comunque consigliabile portare una felpa leggera o un cardigan.

Non devono mancare ciabatte comode, infradito per la doccia, biancheria intima in cotone e reggiseni per l’allattamento. Molte mamme trovano utile avere con sé anche uno spray rinfrescante per il viso e un piccolo ventaglio portatile, soprattutto durante il travaglio nelle giornate più calde.

Anche il beauty case va alleggerito. Meglio puntare sull’essenziale: detergente delicato, spazzolino e dentifricio, elastici per capelli, deodorante, crema idratante e burrocacao. In estate può essere utile aggiungere delle salviette rinfrescanti e una crema lenitiva per le gambe, che negli ultimi mesi di gravidanza possono risultare più pesanti e gonfie.

Per il neonato vale una regola che sorprende molte neomamme: non bisogna vestirlo troppo. I bambini appena nati non devono soffrire il caldo sotto strati eccessivi di vestiti. In piena estate bastano generalmente body a maniche corte in cotone, tutine leggere e una copertina sottile da utilizzare solo se necessario o in ambienti particolarmente climatizzati.

Nella valigia del piccolo non dovrebbero mancare almeno 4-5 cambi completi, bavaglini, calzini leggeri e un cappellino di cotone per il rientro a casa. È sempre importante verificare le indicazioni specifiche della struttura ospedaliera, perché alcuni reparti forniscono parte del corredino.

Un consiglio utile riguarda anche il viaggio di ritorno. Se l’auto rimane parcheggiata al sole, è bene raffrescarla prima di sistemare il neonato nel seggiolino. Una mussoletta di cotone può diventare una preziosa alleata per proteggere il bambino dal sole senza impedirgli di respirare correttamente.

Infine, nella valigia non dovrebbero esserci solo oggetti pratici. Portare con sé qualcosa che faccia sentire a proprio agio può fare la differenza: una bottiglia termica per mantenere l’acqua fresca, una playlist rilassante, una fotografia speciale o un piccolo cuscino da casa possono aiutare a vivere il momento con maggiore serenità.

Bacino stretto: cosa significa per il parto

Mar 07
Scritto da Annamaria avatar

Quando una donna scopre di aspettare un bambino, una delle frasi che può sentire più spesso è: “Hai il bacino stretto?”. Un’espressione che spesso crea ansia nelle future mamme, come se questo dettaglio fisico potesse automaticamente complicare il parto. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta più di un mito che di un vero problema medico. Cosa significa per il parto il bacino stretto in gravidanza, quindi?

Durante la gravidanza, infatti, il bambino cresce nell’utero, che si espande nell’addome e non nelle ossa del bacino. Questo significa che avere un bacino più piccolo o fianchi stretti non influisce sulla crescita del bebè nei nove mesi. Il piccolo si sviluppa grazie al lavoro della placenta e alla salute generale della mamma, non certo alla forma del bacino.

Inoltre il corpo femminile è sorprendentemente “programmato” per prepararsi al parto. Con il passare delle settimane, gli ormoni della gravidanza rendono più elastici i legamenti e le articolazioni del bacino. Questo processo naturale permette alle ossa di adattarsi e favorire il passaggio del bambino durante il travaglio. È anche per questo motivo che donne molto esili riescono comunque a partorire senza particolari difficoltà.

La vera prova arriva durante il travaglio. I medici e le ostetriche osservano come procede la dilatazione e se il bambino scende correttamente nel canale del parto. Nella maggior parte dei casi tutto avviene in modo naturale. Solo raramente può verificarsi una sproporzione tra la testa del bambino e il bacino della mamma, situazione che può portare a valutare il parto cesareo.

Va detto anche che la forma del bacino non è l’unico elemento che conta. Molto dipende dalla posizione del bambino, dalla forza delle contrazioni e dalla possibilità per la mamma di muoversi liberamente durante il travaglio. Cambiare posizione, camminare o trovare la postura più comoda può aiutare il piccolo a scendere meglio.

Insomma, avere il cosiddetto “bacino stretto” non significa affatto essere destinate a un parto difficile. Ogni nascita è una storia a sé, e il corpo femminile ha una straordinaria capacità di adattarsi. La cosa più importante è essere seguite da professionisti di fiducia e affrontare il percorso con serenità, senza lasciarsi spaventare da vecchie convinzioni che spesso non hanno basi scientifiche.

Parto in acqua: quando non si può

Gen 30
Scritto da Annamaria avatar

Molte donne sognano di mettere al mondo il proprio bebè con un parto in acqua. La dottoressa Monica Calcagni a Demografica Adnkronos spiega quando non si può esaudire il desiderio. Il medico chirurgo specialista in Ginecologia ed Ostetricia chiarisce infatti, una volta per tutte, che ci sono alcune condizioni per le quali non è possibile dare l’okay.

parto in acqua quando non si puo

“Il parto in acqua, così come il parto spontaneo, non lo possono fare tutte le donne – sottolinea l’esperta – Ci sono delle condizioni materne e fetali che vanno valutate. Devono esserci, soprattutto per il parto in acqua, delle condizioni materne ottimali. Se c’è una sofferenza fetale, se ci sono problemi di posizione del bambino, un travaglio lento, un’emorragia o un’infezione, non è possibile partorire in acqua”. 

Calcagni aggiunge: “Altri casi che prevedono impossibilità di partorire in acqua si si registra quando c’è una pressione altra o altre complicanze materne, e, spesso, non è possibile fare neppure il parto vaginale. E’ in questi casi che si ricorre a un cesareo che, a questo punto, non è più una scelta, ma un‘urgenza perché si fa dopo che il travaglio è iniziato. E’ un intervento necessario per tutelare sia la vita della madre che quella del bambino”.

Movimento del parto libero

Nov 28
Scritto da Annamaria avatar

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di “parto libero”, un’espressione che può sembrare vaga ma che racconta una realtà molto concreta. E’ il desiderio di molte donne di vivere la nascita dei propri figli con maggiore autonomia, rispetto e consapevolezza. Il movimento del parto libero non nasce come ribellione alla medicina o alle strutture sanitarie. E’ una risposta a un bisogno profondo: sentirsi protagoniste del proprio parto, non semplici pazienti da gestire.

movimento del parto libero

Nel concetto di parto libero rientra l’idea che la donna abbia il diritto di scegliere dove partorire, con chi farlo e in che modo affrontare il dolore, senza pressioni e senza procedure standardizzate applicate in automatico. Significa reclamare un tempo e uno spazio in cui la fisiologia del corpo venga ascoltata prima ancora che guidata, un contesto in cui la nascita non sia vista come un evento di rischio, ma come un processo naturale che, quando non presenta complicazioni, può svolgersi in maniera fluida e rispettosa.

Molte donne che si avvicinano a questo movimento raccontano una sensazione comune: il desiderio di recuperare la centralità del loro corpo. Per decenni il parto è stato vissuto quasi esclusivamente all’interno di sale parto altamente medicalizzate, con protocolli rigidi e una forte delega ai professionisti. Questo ha sicuramente aumentato la sicurezza in moltissimi casi, ma ha anche portato a un uso talvolta eccessivo di interventi non sempre necessari. Il parto libero non rifiuta l’assistenza medica: al contrario, la considera preziosa e fondamentale quando serve. Chiede semplicemente che la gravidanza fisiologica venga rispettata come tale.

Dentro questo approccio rientrano le scelte più diverse: alcune donne desiderano partorire in ospedale con un’ostetrica dedicata che le accompagni passo passo; altre preferiscono il parto in casa, assistite da professionisti esperti; altre ancora scelgono le case maternità, luoghi accoglienti che uniscono calore domestico e competenza sanitaria. Ciò che accomuna tutte queste esperienze è la volontà di essere trattate con delicatezza, ascolto e fiducia.

Tra i pilastri del parto libero c’è anche l’idea di informazione. Le donne che vi si avvicinano vogliono conoscere davvero ogni aspetto del travaglio. Come si muove il bambino, quali posizioni possono aiutare, cosa succede al corpo durante le contrazioni, quali interventi sono utili e quali, invece, si possono evitare. Sapere permette di scegliere, e scegliere permette di sentirsi più serene. Molte testimonianze raccontano che un parto vissuto con consapevolezza. Questo, anche quando richiede un intervento medico, lascia comunque alla madre la sensazione di essere stata parte attiva. E non spettatrice.

Il movimento del parto libero coinvolge sempre più ostetriche, associazioni e gruppi di sostegno che lavorano per promuovere un’assistenza basata sull’evidenza scientifica e sul rispetto della fisiologia. L’obiettivo non è creare contrapposizioni tra “naturale” e “medicale”, ma favorire un dialogo in cui il benessere di madre e bambino sia davvero al centro. La tecnologia, quando necessaria, è una risorsa preziosissima; ciò che si chiede è che non sostituisca l’ascolto e la relazione.

Di fondo, questo movimento parla di libertà, ma anche di fiducia. Fiducia nel corpo, nelle proprie sensazioni, nei professionisti che accompagnano la nascita. Racconta un modo di avvicinarsi al parto meno spaventato e più consapevole, in cui ogni scelta, dall’ambiente alla posizione, dalla gestione del dolore al tipo di assistenza,è rispettata e non giudicata.

Il “parto libero” è, in definitiva, una richiesta di umanità. È il tentativo di restituire alla nascita il suo valore profondo, intimo e potente, permettendo alle donne di viverla come una delle esperienze più trasformative della loro vita.

Induzione al parto

Ott 18
Scritto da Annamaria avatar

Dieci ore intense, di attesa, di emozione, di forza. Così Cecilia Rodriguez ha raccontato la sua esperienza di induzione al parto, condividendo con i fan sui social i momenti che l’hanno portata a stringere finalmente tra le braccia il suo primo figlio, avuto con Ignazio Moser. Un racconto autentico e sincero, che ha acceso i riflettori su una pratica sempre più diffusa ma ancora poco compresa: l’induzione al parto, ossia quella “spintarella gentile” che la medicina offre al corpo quando la natura ha bisogno di un piccolo aiuto per far iniziare il travaglio.

In parole semplici, l’induzione è un intervento medico che serve a stimolare le contrazioni uterine quando il travaglio non parte spontaneamente. Può avvenire in diversi modi – con farmaci, gel ormonali, o, in alcuni casi, con tecniche meccaniche – e viene effettuata sempre in ambiente ospedaliero e sotto controllo medico.

Non si tratta di un intervento “artificiale” nel senso negativo del termine, ma di una misura di sicurezza e di supporto, utile quando la gravidanza si prolunga troppo, quando si sospetta un problema per il bambino o la mamma, oppure semplicemente quando la natura decide di prendersi più tempo del previsto.

Di solito l’induzione viene proposta dopo la 41esima settimana, quando il bimbo sembra non avere troppa fretta di nascere.
Ma può essere necessaria anche in altri casi:

  • se ci sono problemi di pressione alta o preeclampsia,
  • se si rileva una sofferenza fetale,
  • se si rompe il sacco ma le contrazioni non iniziano da sole,
  • o se la mamma ha patologie che rendono rischiosa un’attesa troppo lunga.

Ogni caso, ovviamente, è personalizzato: l’induzione non è un “protocollo unico”, ma una decisione condivisa tra mamma e medici, calibrata su salute, sicurezza e tempi del corpo.

Come ha mostrato Cecilia Rodriguez, l’induzione non è una scorciatoia, anzi. Può durare molte ore, a volte anche più di un giorno, perché il corpo deve “entrare in ritmo” con il supporto medico.Le contrazioni iniziano gradualmente, il collo dell’utero si ammorbidisce, e il corpo si prepara lentamente all’arrivo del bambino.

È un processo che chiede forza, pazienza e fiducia — in sé stesse e nei professionisti che accompagnano questo momento così delicato. E anche se ogni nascita è diversa, l’obiettivo resta sempre lo stesso: la sicurezza e il benessere di mamma e bambino.

Raccontare un’esperienza come quella dell’induzione, come ha fatto Cecilia, significa normalizzare la realtà del parto, fatta di emozioni forti, tempi imprevedibili e coraggio puro. Significa dire alle donne che non esiste un “modo giusto” per partorire. Ogni nascita è un piccolo miracolo, anche (e forse soprattutto) quando non segue il copione perfetto.

Depressione peripartum

Ott 05
Scritto da Annamaria avatar

La nascita di un bambino è spesso raccontata come un momento di gioia assoluta, ma la realtà può essere più complessa. Molte donne, infatti, sperimentano sentimenti di tristezza, ansia e smarrimento durante la gravidanza o dopo il parto. Quando questi stati d’animo diventano persistenti e intensi, si parla di depressione peripartum.

depressione peripartum

Si tratta di una forma di depressione che può manifestarsi in gravidanza o nei primi mesi dopo il parto. Non va confusa con il cosiddetto “baby blues” , una condizione transitoria, che colpisce molte neomamme nei primi giorni dopo la nascita del bambino e che tende a risolversi spontaneamente. La depressione peripartum, invece, è più duratura e richiede attenzione e supporto.

I sintomi più comuni sono:

  • tristezza profonda e persistente
  • perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane
  • ansia, irritabilità o attacchi di panico
  • senso di colpa e inadeguatezza come madre
  • difficoltà a dormire o, al contrario, sonno eccessivo
  • calo dell’energia e della concentrazione
  • difficoltà a creare un legame con il neonato

Perché accade? Le cause sono multifattoriali. Possono incidere i cambiamenti ormonali tipici della gravidanza e del post-parto. Anche lo stress e stanchezza fisica legati alla nuova routine contribuiscono. Poi ci sono i fattori psicologici e sociali, come isolamento, mancanza di supporto, precedenti episodi di depressione o ansia.

La cosa più importante è non sentirsi sole e chiedere aiuto. Parlare con il proprio medico, ginecologo o psicologo è il primo passo. Le strategie più utili per affrontarla possono includere: supporto psicologico individuale o di gruppo. In alcuni casi possono rendersi necessari trattamenti farmacologici sotto stretto controllo medico. Non dimentichiamo che l’aiuto pratico da parte del partner, della famiglia e degli amici, per alleggerire il carico quotidiano possono aiutare. Da tenere bene a mente che è necessari avere uno stile di vita sano: alimentazione equilibrata, movimento moderato, riposo quando possibile.

La depressione peripartum non è un segno di debolezza né di scarsa capacità di essere madre. È una condizione medica che può essere affrontata e superata con il giusto sostegno. Riconoscerla e parlarne apertamente è il primo passo per guarire e per vivere con serenità la maternità.

Pavimento pelvico: come allenarlo post parto 

Ago 22
Scritto da Annamaria avatar

Il post parto è un viaggio tutto nuovo, fatto di emozioni, stravolgimenti e riscoperta del proprio corpo. Tra le zone che più risentono della gravidanza e del parto c’è il pavimento pelvico, quella “rete invisibile” di muscoli che sostiene utero, vescica e intestino. Spesso non se ne parla abbastanza, eppure prendersene cura fa davvero la differenza per il benessere di una neomamma. Sapere come allenarlo è basilare.

pavimento pelvico come allenarlo post parto

Durante la gravidanza, il pavimento pelvico viene sottoposto a un grande carico. Con il parto (naturale o cesareo), può subire stiramenti, cedimenti o piccole lesioni. Il risultato? Fastidi come incontinenza urinaria, dolori lombari, sensazione di peso o anche difficoltà nei rapporti sessuali. La buona notizia è che questi disturbi non sono “da sopportare”. Allenare il pavimento pelvico aiuta a ritrovare tono, equilibrio e fiducia nel proprio corpo.

Sempre dopo aver avuto il via libera dal medico, in genere si può iniziare a lavorarci dopo la visita di controllo post parto (intorno alla 6ª settimana). Ma già nei primi giorni si può iniziare a prendere consapevolezza del pavimento pelvico con semplici esercizi di respirazione e percezione.

Il primo passo è imparare a “sentire” questi muscoli, che non vediamo ma possiamo controllare. Gli esercizi di Kegel sono i più noti e facili da fare, anche mentre si è sul divano o si allatta.

Ecco una routine base:

  1. Contrai i muscoli come se volessi trattenere la pipì, tenendo la contrazione per 3-5 secondi.
  2. Rilassa completamente per lo stesso tempo.
  3. Ripeti per 10 volte, almeno 3 volte al giorno.

E’ importante non contrarre glutei o addome, solo il pavimento pelvico. Ricordate sempre che un bravo fisioterapista specializzato in riabilitazione perineale può guidarti con esercizi personalizzati.

Oltre alla ginnastica perineale, si può integrare:

  • Yoga post parto, che lavora con dolcezza sulla zona pelvica e sulla postura
  • Pilates con focus sul core (sempre dopo consulto medico)
  • Esercizi di respirazione diaframmatica, che aiutano a coordinare respiro e attivazione muscolare

E ricordate: non è solo una questione fisica, ma anche di benessere mentale. Ritrovare la fiducia nel proprio corpo dopo il parto è necessario.

Borsa per il parto: accessori must-have 2025 

Ago 19
Scritto da Annamaria avatar

Preparare la borsa per il parto è uno di quei momenti che rendono tutto più reale: ci siamo quasi! Tra tutine, body e pigiami premaman, però, oggi le future mamme stanno scegliendo accessori sempre più personalizzati, comodi e di tendenza. Ma quali sono i must-have, cosa non può davvero mancare nella valigia del 2025? Scopriamolo insieme.

borsa per il parto accessori must have 2025

Se è vero che ci sono elementi indispensabili da portare (come documenti, cambio per il neonato, assorbenti post-parto e camicie da notte comode), le nuove tendenze ci dicono che le mamme vogliono sentirsi anche coccolate, organizzate e… belle. Ecco gli accessori più scelti del momento, tra funzionalità e stile.

1. Spray viso idratante e rinfrescante

Le ore in ospedale possono essere lunghe e faticose. Uno spray a base di aloe o acqua termale è perfetto per idratare la pelle e dare sollievo durante il travaglio o nelle ore post-parto.

Top trend: gli spray in mini-formato da tenere anche nel beauty post-parto.

2. Cuffie wireless o auricolari relax

Ascoltare musica rilassante o una playlist personalizzata è un modo potente per concentrarsi, respirare meglio e affrontare il travaglio. Sempre più mamme scelgono di portare con sé un paio di auricolari a cancellazione del rumore, per isolarsi dal caos e restare nel proprio spazio mentale.

3. Diario nascita o quaderno delle emozioni

Un accessorio “di cuore”: un piccolo diario su cui annotare pensieri, sensazioni, il primo incontro con il proprio bimbo o semplicemente parole di gratitudine per l’esperienza vissuta. Alcune mamme amano farlo scrivere anche al partner o alle ostetriche.

Alcuni brand propongono versioni con taschine, adesivi, o frasi guida già stampate.

4. Olio perineale o per massaggio

Molte donne scelgono di portare con sé un olio naturale (mandorle dolci, jojoba, vitamina E) da usare prima del parto (se indicato) o nei giorni successivi per un massaggio rilassante o per lenire il corpo.

5. Luce da notte portatile

Sembrerà un dettaglio, ma è geniale: una luce soft (magari ricaricabile via USB) da accendere la notte per l’allattamento o i primi cambi pannolino, senza dover accendere la luce dell’ospedale.

6. Calzini anti-scivolo… belli

Comfort prima di tutto, certo, ma anche l’occhio vuole la sua parte. I nuovi modelli di calzini da travaglio sono divertenti, colorati e motivazionali (con scritte tipo “You got this, mama!” o “Pushing in progress!”).

7. Kit mini beauty post-parto

Shampoo secco, salviette intime delicate, crema per le mani, burrocacao, spazzola compatta, deodorante solido… tutto in mini-taglie da borsa. Per sentirsi subito un po’ meglio, anche in ospedale.

8. Cuscino da allattamento “to-go”

I modelli portatili e compatti, che si ripiegano o si gonfiano all’occorrenza, sono perfetti per i primi giorni. Alcune mamme li usano anche in travaglio per trovare una posizione comoda.

I marchi che stanno conquistando le mamme del 2025 sono: Frida Mom (per kit parto, calzini, spray e postpartum care); MAMMA MIO (oli naturali e prodotti corpo); Nidra e Lulalove (beauty da travaglio e per il neonato); Baby Shower Milano e La Millou (per borse, cuscini e accessori chic); Stokke e Done by Deer (per luci, mussole, copertine e mini accessori design).