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Viaggiare con un neonato

Ago 06
Scritto da Annamaria avatar

Le vacanze con un bebè si possono fare, ma richiedono un pizzico di organizzazione in più. Niente stress o rinunce: basta seguire qualche semplice accorgimento per vivere il viaggio in sicurezza e rispettare i tempi del proprio bambino. A ricordarlo è Ida Sirgiovanni, neonatologa di Humanitas San Pio X, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha condiviso alcuni consigli pratici per affrontare l’estate e viaggiare con un neonato.

viaggiare con un neonato

1. Scegliete una vacanza a misura di neonato

La prima regola è adattare la vacanza ai bisogni del bambino, non il contrario. Un neonato non percepisce la vacanza come un momento di svago: ciò di cui ha bisogno è mantenere una routine regolare fatta di sonno, pappa e coccole. Come spiega Ida Sirgiovanni al giornale un ambiente nuovo, con rumori, luci e temperature diverse, può renderlo temporaneamente più irritabile. Per questo è importante scegliere una destinazione tranquilla e organizzare giornate senza ritmi frenetici.

2. Non partite subito dopo la nascita

Secondo l’esperta è meglio attendere almeno una decina di giorni prima di affrontare un viaggio. Questo periodo consente di verificare che l’allattamento sia ben avviato, monitorare l’eventuale calo fisiologico di peso e controllare la comparsa dell’ittero. Aspettare qualche giorno in più permette anche ai neogenitori di prendere confidenza con le nuove esigenze del piccolo.

3. Fate un controllo dal pediatra prima della partenza

Prima di preparare le valigie è consigliabile programmare una visita dal pediatra. Ida Sirgiovanni suggerisce di verificare insieme:

  • lo stato di salute del bambino;
  • il calendario vaccinale;
  • eventuali dubbi sull’alimentazione;
  • quali farmaci portare in viaggio e come utilizzarli;
  • i riferimenti sanitari della località di vacanza, come pronto soccorso pediatrico e pediatra più vicino.

Sapere a chi rivolgersi in caso di necessità permette di affrontare la vacanza con molta più serenità.

4. Al mare sì, ma con le giuste precauzioni

Il mare è una meta piacevole anche con un neonato, purché si rispettino alcune regole fondamentali. L’esperta consiglia di uscire solo nelle ore più fresche della giornata, prima delle 10.30 e dopo le 17, evitando sempre il sole diretto.

Per quanto riguarda il bagno in mare, è meglio aspettare che il bambino sia un po’ più grande. Se si decide di avvicinarlo all’acqua, bisogna farlo molto gradualmente, iniziando da piedi e gambe e senza forzarlo se mostra disagio. Dopo il bagno è importante risciacquare subito la pelle con acqua dolce, asciugarlo bene e proteggerlo con indumenti leggeri.

5. In campagna attenzione agli insetti

La campagna è una destinazione ideale per chi cerca tranquillità, ma durante l’estate bisogna fare i conti con zanzare e pappataci. Tra i consigli della neonatologa:

  • utilizzare zanzariere su culla e passeggino;
  • preferire abiti leggeri ma coprenti;
  • verificare che l’alloggio sia dotato di zanzariere;
  • evitare spray repellenti direttamente sulla pelle del neonato;
  • usare eventualmente cerotti agli oli essenziali, applicandoli sul passeggino o sugli abiti e mai sulla cute.

Con un po’ di organizzazione e qualche attenzione in più, anche la prima vacanza con un neonato può trasformarsi in un’esperienza piacevole e ricca di emozioni per tutta la famiglia.

Giornata al mare al contrario

Giu 29
Scritto da Annamaria avatar

Con il caldo record che sta investendo l’Italia, trascorrere una giornata al mare con i bambini piccoli può trasformarsi in una vera impresa. Sveglie all’alba, corse per trovare posto sotto l’ombrellone, sole cocente già dalle prime ore del mattino e capricci dovuti alla stanchezza mettono a dura prova anche i genitori più pazienti. E se la soluzione fosse semplicemente… cambiare programma? Come trascorrere una giornata al mare al contrario.

A lanciare un’idea tanto semplice quanto efficace è Kelsey Pomeroy, mamma americana di due bambini di 4 e 1 anno. Il suo metodo, chiamato “giornata al mare al contrario” (backwards beach days), è tornato virale sui social proprio in queste settimane di caldo torrido, conquistando tantissime famiglie.

L’idea nasce dall’esigenza di adattare la giornata ai ritmi dei bambini, invece che a quelli degli adulti. Invece di raggiungere la spiaggia di prima mattina, quando tutti si precipitano in riva al mare, Kelsey organizza le prime ore della giornata con attività più tranquille e al riparo dal sole: una passeggiata, un salto in biblioteca, un po’ di divertimento al parco giochi oppure qualche ora in piscina. Dopo un pranzo anticipato arriva il momento del riposino, fondamentale soprattutto per i più piccoli. Solo nel tardo pomeriggio tutta la famiglia si sposta in spiaggia, quando il sole è meno intenso, le temperature diventano più piacevoli e anche la spiaggia si svuota.

Secondo la mamma americana, questa semplice modifica ha cambiato completamente le vacanze della sua famiglia. I bambini arrivano al mare riposati, pieni di energia e con molta più voglia di giocare. Anche mamma e papà vivono la giornata con meno stress: niente levatacce, meno preoccupazione per il rischio di scottature e addio alle classiche cene con bambini esausti, nervosi e ancora pieni di sabbia.

“Odiavo andare in spiaggia con bambini piccoli. Ma ora che faccio giornate di spiaggia al contrario, ho iniziato ad amarle”, ha raccontato Kelsey Pomeroy su Instagram. E ancora: “Non sono sicura di poter più andare in spiaggia al mattino o a mezzogiorno, almeno fino a quando i miei bambini non saranno in grado di superare la giornata senza pisolini e senza crisi di panico. I nostri picnic sulla spiaggia al tramonto sono stati molto meglio che avere bambini stanchi e urlanti in un ristorante!”.

In effetti, soprattutto durante giornate roventi come quelle che stiamo vivendo, trascorrere le ore centrali al fresco è anche una scelta consigliata dagli esperti. Tra le 11 e le 17, infatti, i raggi ultravioletti sono particolarmente intensi e aumentano il rischio di scottature, colpi di calore e disidratazione, soprattutto nei bambini.

Naturalmente ogni famiglia ha le proprie esigenze e non esiste una regola valida per tutti. Ma questa routine alternativa può rappresentare un valido spunto per chi ha figli piccoli e desidera vivere il mare con più serenità. A volte basta davvero cambiare prospettiva, o semplicemente invertire l’ordine della giornata, per trasformare una vacanza stressante in un ricordo felice da condividere con tutta la famiglia.

Valigia parto in estate: il vademecum

Mag 29
Scritto da Annamaria avatar

Quando il pancione è ormai agli sgoccioli e le temperature iniziano a salire, organizzare la valigia parto per l’ospedale richiede qualche attenzione in più. Tra afa, sudorazione e possibili sbalzi di temperatura dovuti all’aria condizionata, è importante prepararsi con cura per vivere i primi giorni con il proprio neonato nel massimo comfort. Ecco il vademecum per la valigia parto in estate.

valigia per il parto in estate il vademecum

La regola numero uno? Preparare la valigia con qualche settimana di anticipo. Le future mamme che partoriranno tra giugno e settembre dovrebbero iniziare a organizzarla già intorno alla 34ª-35ª settimana di gravidanza, così da evitare corse dell’ultimo minuto.

Per la mamma, meglio privilegiare indumenti leggeri, freschi e realizzati in fibre naturali. Camicie da notte o pigiami con apertura frontale, utili in caso di allattamento, dovrebbero essere in cotone leggero. Anche la vestaglia può essere scelta in una versione estiva, morbida e poco ingombrante. In ospedale l’aria condizionata può essere piuttosto intensa, quindi è comunque consigliabile portare una felpa leggera o un cardigan.

Non devono mancare ciabatte comode, infradito per la doccia, biancheria intima in cotone e reggiseni per l’allattamento. Molte mamme trovano utile avere con sé anche uno spray rinfrescante per il viso e un piccolo ventaglio portatile, soprattutto durante il travaglio nelle giornate più calde.

Anche il beauty case va alleggerito. Meglio puntare sull’essenziale: detergente delicato, spazzolino e dentifricio, elastici per capelli, deodorante, crema idratante e burrocacao. In estate può essere utile aggiungere delle salviette rinfrescanti e una crema lenitiva per le gambe, che negli ultimi mesi di gravidanza possono risultare più pesanti e gonfie.

Per il neonato vale una regola che sorprende molte neomamme: non bisogna vestirlo troppo. I bambini appena nati non devono soffrire il caldo sotto strati eccessivi di vestiti. In piena estate bastano generalmente body a maniche corte in cotone, tutine leggere e una copertina sottile da utilizzare solo se necessario o in ambienti particolarmente climatizzati.

Nella valigia del piccolo non dovrebbero mancare almeno 4-5 cambi completi, bavaglini, calzini leggeri e un cappellino di cotone per il rientro a casa. È sempre importante verificare le indicazioni specifiche della struttura ospedaliera, perché alcuni reparti forniscono parte del corredino.

Un consiglio utile riguarda anche il viaggio di ritorno. Se l’auto rimane parcheggiata al sole, è bene raffrescarla prima di sistemare il neonato nel seggiolino. Una mussoletta di cotone può diventare una preziosa alleata per proteggere il bambino dal sole senza impedirgli di respirare correttamente.

Infine, nella valigia non dovrebbero esserci solo oggetti pratici. Portare con sé qualcosa che faccia sentire a proprio agio può fare la differenza: una bottiglia termica per mantenere l’acqua fresca, una playlist rilassante, una fotografia speciale o un piccolo cuscino da casa possono aiutare a vivere il momento con maggiore serenità.

Donare latte materno: un gesto d’amore

Mag 19
Scritto da Annamaria avatar

Un qualcosa piccolo solo all’apparenza, ma capace di fare la differenza nella vita di tantissimi neonati e delle loro famiglie. Donare il proprio latte materno è un gesto d’amore: significa trasformare un’esperienza profondamente intima come l’allattamento in un atto concreto di cura e solidarietà. E oggi, più che mai, il Latte Umano Donato rappresenta una risorsa preziosa soprattutto per i bambini più fragili, come i neonati prematuri o con patologie complesse ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale.

donare latte materno un gesto d amore

In occasione della Giornata Mondiale della Donazione del Latte Umano, che si celebra oggi, 19 maggio, l’Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato (AIBLUD) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) hanno voluto accendere i riflettori sull’importanza delle Banche del Latte Umano, strutture specializzate dove il latte donato dalle mamme viene raccolto, controllato, trattato e conservato in totale sicurezza. Per tanti piccoli pazienti questo latte non è soltanto nutrimento. È una vera terapia salvavita.

Negli ultimi anni la medicina neonatale ha fatto passi da gigante, ma il latte umano continua a essere considerato insostituibile. Non a caso nel 2024 il Parlamento Europeo ne ha riconosciuto ufficialmente il valore classificandolo come “sostanza di origine umana”, al pari di un tessuto. E i benefici riguardano tutti: i neonati che lo ricevono, le mamme che lo donano e persino l’intera comunità.

Per una donna, donare il proprio latte significa innanzitutto sentirsi utile, parte attiva di una rete di aiuto concreta. Sapere che quel latte potrà nutrire un bambino fragile, magari nato troppo presto o in condizioni delicate, ha un enorme valore emotivo e psicologico. Molte mamme raccontano che la donazione rafforza il senso di autostima e rende ancora più significativo il proprio percorso di maternità.

Anche dal punto di vista fisico ci sono benefici importanti. L’estrazione regolare del latte aiuta infatti a mantenere stabile la produzione lattea e può essere utile soprattutto nelle prime settimane dopo il parto, quando l’allattamento si sta ancora consolidando. Inoltre, può ridurre il rischio di ingorghi mammari o mastiti nelle donne che producono latte in eccesso. Ma non è tutto.

Entrare in contatto con una Banca del Latte significa spesso ricevere supporto qualificato sull’allattamento, sulla conservazione del latte e sulla gestione dei primi mesi con il neonato. Un accompagnamento prezioso che aiuta molte mamme a vivere questa fase con maggiore consapevolezza e serenità.

Per i neonati che ricevono il latte donato, invece, i vantaggi sono enormi e scientificamente documentati. Il latte umano riduce in modo significativo il rischio di gravi complicanze nei bambini prematuri, come l’enterocolite necrotizzante, una patologia intestinale molto pericolosa. Aiuta inoltre a migliorare la digestione, sostiene il sistema immunitario e favorisce uno sviluppo neurologico più armonioso.

Anche per i neonati a termine che, temporaneamente, non possono essere allattati dalla propria mamma, il latte donato rappresenta la migliore alternativa possibile. E spesso aiuta anche le madri riceventi dal punto di vista emotivo. Sapere che il proprio bambino sta ricevendo latte umano può alleviare ansia, senso di colpa o frustrazione in momenti già molto delicati, soprattutto dopo un parto difficile o una nascita prematura.

Le Banche del Latte diventano così qualcosa di molto più grande di un semplice servizio sanitario. Creano una rete di sostegno tra mamme, famiglie e operatori sanitari, promuovendo una cultura della condivisione e della cura reciproca. Un sistema che fa bene anche alla sanità pubblica, perché l’utilizzo del latte umano contribuisce a ridurre complicanze, ricoveri prolungati e costi ospedalieri.

Oggi l’Italia conta 44 Banche del Latte Umano Donato ed è tra i Paesi europei più avanzati in questo settore. Ma secondo gli esperti c’è ancora bisogno di ampliare la rete e rendere l’accesso al latte donato più omogeneo su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è semplice ma fondamentale: garantire a ogni neonato, fin dai primi giorni di vita, le stesse opportunità di cura e di salute. Perché dietro ogni goccia di latte donato c’è molto più di un alimento. C’è il gesto silenzioso di una mamma che aiuta un’altra mamma.

Kangaroo Care: il contatto pelle a pelle fa bene

Mag 18
Scritto da Annamaria avatar

Un abbraccio che calma, rassicura e cura. Non solo il neonato, ma anche i suoi genitori. In occasione della Giornata Mondiale della Kangaroo Care, celebrata il 15 maggio scorso, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e Vivere ETS tornano a sottolineare quanto il contatto pelle a pelle immediato dopo la nascita sia fondamentale per il benessere del bambino e della famiglia. Fa bene a tutti.

Il messaggio scelto quest’anno è semplice ma potentissimo: “La tranquillità è forza”. Perché quando mamma o papà tengono il loro piccolo sul petto, pelle contro pelle, qualcosa cambia davvero. Il respiro rallenta, lo stress diminuisce, il battito si regolarizza e quel legame unico tra genitore e figlio inizia a costruirsi fin dai primissimi istanti di vita.

La cosiddetta Kangaroo Care, conosciuta anche come marsupioterapia, è oggi riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno standard assistenziale importantissimo soprattutto per i neonati prematuri o con basso peso alla nascita. Ma i benefici non riguardano soltanto i bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale. Anche nei neonati nati a termine, infatti, il contatto pelle a pelle nei primi mesi di vita aiuta il neurosviluppo e favorisce l’attaccamento emotivo.

Il principio è semplice: il corpo del genitore diventa il luogo più naturale e sicuro per il bambino. Attraverso il contatto, il calore, l’odore, la voce e il battito cardiaco, il neonato riceve una stimolazione sensoriale completa che lo aiuta a sentirsi protetto e stabile. E i benefici sono tantissimi.

Secondo il professor Massimo Agosti, presidente della SIN, la Kangaroo Care contribuisce a ridurre dolore e stress nel neonato, migliora la stabilità cardiorespiratoria e digestiva, favorisce un sonno più regolare e aumenta anche le possibilità di successo dell’allattamento al seno, soprattutto nei casi più delicati, come quelli dei bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale.

Ma c’è di più. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che la Kangaroo Care ha effetti molto importanti anche sulla salute mentale dei genitori. Un recente studio clinico condotto tra Svezia e Norvegia ha evidenziato che il contatto pelle a pelle immediato dopo la nascita riduce in modo significativo i sintomi depressivi nelle mamme e allevia ansia e stress anche nei papà.

Non è difficile capire perché. L’ingresso improvviso in una TIN, soprattutto dopo un parto prematuro o complicato, può essere un’esperienza fortemente traumatica per una famiglia. Molti genitori si sentono spaventati, impotenti, disorientati. Poter toccare il proprio bambino, tenerlo sul petto e sentirlo vicino cambia completamente la percezione di quel momento così fragile.

Un altro aspetto emerso dagli studi riguarda lo sviluppo emotivo dei neonati stessi. I bambini che ricevono il contatto pelle a pelle subito dopo la nascita mostrano una migliore regolazione dello stress e una maggiore emotività positiva nei mesi successivi.

Per questo motivo l’OMS continua a promuovere la diffusione della Kangaroo Care sia negli ospedali sia a casa, pubblicando nuove linee guida rivolte al personale sanitario e alle famiglie.

Secondo la SIN, però, resta ancora tanto da fare, soprattutto sul fronte dell’accesso dei genitori alle Terapie Intensive Neonatali. Grazie alla collaborazione con Vivere ETS, molte TIN italiane oggi sono aperte h24, ma non ovunque mamma e papà vengono ancora considerati parte integrante della cura del bambino. Ed è proprio questo il punto centrale della Kangaroo Care: il genitore non è un semplice visitatore. La sua presenza è parte della terapia. Come ricordano anche Martina Bruscagnin e Monica Ceccatelli di Vivere ETS, stare vicino al proprio neonato non è solo un bisogno emotivo, ma un vero diritto alla salute per tutta la famiglia. Perché a volte il gesto più semplice del mondo, un abbraccio, può diventare la cura più potente di tutte.

Infermieri ‘angeli’ dei neonati

Mag 11
Scritto da Annamaria avatar

Ci sono professioni che si vedono poco, ma che fanno una differenza enorme. Succede nelle Neonatologie italiane, dove ogni giorno migliaia di infermieri si prendono cura dei neonati accompagnando allo stesso tempo anche mamme e papà in uno dei momenti più delicati della vita. Possono essere considerati veri e propri ‘angeli’ dei neonati.

SIN INF Piccolo manuale segreto per la tua nanna sicura

In occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere del 12 maggio, la Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF) ha deciso di accendere i riflettori proprio su queste figure fondamentali, spesso considerate veri e propri “angeli silenziosi” delle corsie pediatriche.

Ogni anno in Italia nascono oltre 350 mila bambini e molti di loro, fin dal primo giorno di vita, hanno bisogno di assistenza specialistica. È qui che entrano in gioco gli infermieri di Neonatologia: professionisti altamente formati che lavorano accanto ai neonatologi per garantire cure, monitoraggio, sostegno alle famiglie e sicurezza dei piccoli pazienti.

“Prendersi cura di un neonato, soprattutto se prematuro o con patologie, significa offrire non solo competenze cliniche di alto livello ma anche attenzioni relazionali e umane”, ha spiegato la dottoressa Elena Bernabei, presidente della SIN INF. Un lavoro che, sottolinea, coinvolge non soltanto il bambino ma tutto il nucleo familiare.

L’assistenza neonatale oggi va molto oltre gli aspetti strettamente medici. Gli infermieri accompagnano i genitori nell’allattamento, nella gestione del neonato e nel delicatissimo rientro a casa dopo il ricovero. Un supporto prezioso soprattutto per chi vive l’esperienza della Terapia Intensiva Neonatale, fatta di paure, fragilità ma anche di piccoli grandi traguardi quotidiani.

Secondo la SIN INF, l’Italia è oggi tra i Paesi con il più basso tasso di mortalità neonatale al mondo, un risultato legato anche all’elevato livello di formazione degli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza ai neonati.

Per celebrare questa giornata, la SIN INF parteciperà anche a un evento organizzato dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino in Piazza Castello, con un’iniziativa speciale dedicata alle famiglie e ai più piccoli. L’idea è tanto semplice quanto bellissima: insegnare ai bambini, attraverso il gioco, come prendersi cura di un neonato.

All’interno dello stand sarà infatti allestita una culletta dimostrativa dove i piccoli partecipanti potranno imparare, guidati dagli infermieri, a preparare correttamente il lettino del bebè. Un’attività educativa pensata per sensibilizzare anche i fratellini maggiori sul tema della sicurezza del sonno e della prevenzione della SIDS, la sindrome della morte improvvisa del lattante. Per l’occasione la SIN INF ha realizzato anche una brochure illustrata e pensata appositamente per i bambini, con linguaggio semplice, immagini da colorare e persino una filastrocca educativa.

Le regole della “nanna sicura”

La SIN e le associazioni che si occupano di prevenzione della SIDS diffondono da tempo alcune regole fondamentali per il sonno sicuro dei neonati.

Tra le raccomandazioni principali:

  • far dormire il neonato sempre a pancia in su
  • usare una superficie rigida e piatta
  • evitare cuscini, peluche, paracolpi e coperte morbide nel lettino
  • mantenere la temperatura della stanza tra 18 e 20 gradi
  • far dormire il bambino nella stessa stanza dei genitori ma non nello stesso letto
  • evitare il fumo in gravidanza e dopo la nascita

Gli esperti ricordano che anche piccoli gesti quotidiani possono contribuire concretamente alla sicurezza del neonato.

“Sarà emozionante vedere con quanta attenzione i bambini ascolteranno i nostri consigli”, ha raccontato ancora la dottoressa Bernabei, spiegando quanto sia importante coinvolgere tutta la famiglia nella cura dei più piccoli. Perché prendersi cura di un neonato non significa soltanto controllare parametri e terapie. Significa anche costruire intorno a lui una rete fatta di competenza, ascolto, presenza e amore. Ed è proprio questo, forse, il lato più bello del lavoro degli infermieri di Neonatologia.

Settimana mondiale dell’immunizzazione

Apr 21
Scritto da Annamaria avatar

“Per ogni generazione, i vaccini funzionano” è il tema della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, dal 24 al 30 aprile 2026, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mette in evidenza come i vaccini abbiano protetto intere generazioni. Continuano a farlo, salvando milioni di vite e prevenendo oltre trenta malattie potenzialmente letali. 

settimana mondiale dell immunizzazione

L’immunizzazione in epoca neonatale sta vivendo un’evoluzione importante. Le più recenti evidenze scientifiche e le raccomandazioni nazionali ed europee hanno confermato l’efficacia della doppia protezione madre-neonato e di una strategia di immunizzazione integrata, basata su immunizzazione passiva neonatale (anticorpi monoclonali) e immunizzazione attiva prenatale (vaccinazione materna), consolidata in Italia nella stagione 2025-2026.

“Negli ultimi anni, l’approccio alla protezione dei neonati si è ampliato significativamente”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN). “Accanto al calendario vaccinale tradizionale, che in Italia prevede l’avvio delle vaccinazioni a partire dal 61° giorno di vita, si sono affermate nuove modalità di prevenzione già dalla nascita. La principale innovazione riguarda la prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), responsabile di un elevato numero di ospedalizzazioni, soprattutto nei lattanti nei primi 6 mesi, per il quale oggi sono disponibili due strategie complementari: l’immunizzazione diretta di tutti i nuovi nati tramite anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione, somministrabili con una singola dose prima o durante la stagione epidemica,e la vaccinazione materna in gravidanza, che consente il trasferimento di anticorpi protettivi al feto, attivi sin dai primi mesi di vita”.

La prima strategia è stata l’immunizzazione diretta del neonato con nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione autorizzato in Europa per prevenire la malattia grave nel primo periodo stagionale di esposizione al VRS. È previsto in dose singola da somministrare alla nascita, per i nati durante la stagione epidemica invernale ottobre-marzo, oppure prima dell’inizio della stagione epidemica per i nati da aprile a settembre. Questa strategia, già avviata nella stagione 2024-2025, è andata a regime nella stagione 2025-2026, in cui la campagna di immunoprofilassi è partita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, riuscendo così a incrementare le coperture rispetto all’anno precedente.

La vaccinazione materna in gravidanza è autorizzata per la somministrazione tra 24 e 36 settimane di gestazione, con protezione del neonato dalla nascita fino a sei mesi attraverso il trasferimento transplacentare degli anticorpi. L’immunizzazione in epoca prenatale si conferma uno dei pilastri della prevenzione materno-infantile. 

La vaccinazione in gravidanza non è una novità per l’Italia, dove sono già raccomandate la vaccinazione antinfluenzale, in qualsiasi trimestre e la vaccinazione anti-difterite-tetano-pertosse (dTpa), preferibilmente nel terzo trimestre. Questi interventi hanno dimostrato efficacia sia nel proteggere la madre, sia nel ridurre significativamente il rischio di malattia nel neonato, in particolare per la pertosse nei primi mesi di vita.

“Questa ‘doppia protezione’ rappresenta un cambio di paradigma nella sanità pubblica, in ambito neonatale e pediatrico, anticipando la difesa immunitaria a una fase estremamente precoce della vita”, aggiunge il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste innovazioni sono state integrate con quanto già previsto dal calendario vaccinale (vaccinazioni obbligatorie e raccomandate a partire dal terzo mese di vita), che può essere quindi ridefinito “calendario di immunizzazione” in quanto la principale novità è la sua integrazione ed estensione con strumenti di immunizzazione mirati già attorno alla nascita”. 

Le nuove strategie contro il VRS segnano un’evoluzione concreta verso una medicina preventiva sempre più precoce, efficace e mirata, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo le forme gravi di infezione respiratoria nei neonati e nei lattanti e alleggerire il carico sui sistemi sanitari, garantendo al tempo stesso una protezione universale per tutti i neonati.

“Il VRS può rappresentare il banco di prova di una nuova sanità pubblica: più precoce, più mirata e più vicina ai bisogni reali dei neonati e delle loro famiglie. Le novità in tema di immunizzazione in epoca neonatale segnano un passaggio decisivo: proteggere il neonato nelle prime settimane di vita significa intervenire nel momento in cui la vulnerabilità è massima e il beneficio clinico può essere più rilevante. La SIN da sempre è impegnata per rafforzare l’informazione, sia nella comunità, sia tra gli operatori sanitari, garantendo un counselling sempre più tempestivo e integrato, capace di accompagnare le donne e le coppie con indicazioni chiare, aggiornate e basate sulle evidenze scientifiche, per garantire una nascita e una crescita in salute a tutti i neonati”, conclude il Presidente Agosti.

Proprio per guidare i genitori nelle scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita, la Società Italiana di Neonatologia e la Società Italiana di Pediatria hanno realizzato la seconda edizione dell’opuscolo “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, uno strumento pratico e chiaro, tradotto in 7 lingue, per favorire l’accesso anche alle famiglie di origine straniera, consultabile e scaricabile gratuitamente online dai rispettivi siti.

Testa piatta nei neonati

Mar 27
Scritto da Annamaria avatar

La chiamano “sindrome della testa piatta”, ma il nome medico è plagiocefalia posizionale. E se ti è capitato di notare la testolina del tuo bimbo un po’ schiacciata da un lato, sappi una cosa importante: è molto più comune di quanto pensi e nella maggior parte dei casi si risolve con piccoli accorgimenti quotidiani. Prima di tutto, però, capiamo di cosa si tratta davvero, cos’è la testa piatta nei neonati.

testa piatta nei neonati

Nei primi mesi di vita il cranio dei neonati è molto morbido e modellabile. Questo è fondamentale per la crescita del cervello, ma significa anche che la forma della testa può cambiare facilmente in base alla posizione in cui il bambino trascorre più tempo. Se il piccolo tende a stare sempre appoggiato sullo stesso lato, quella zona può appiattirsi: è proprio così che nasce la plagiocefalia. E no, non è una malattia grave. Nella maggior parte dei casi è una condizione benigna, spesso solo estetica, ma che va comunque osservata e accompagnata con attenzione. 

Molti comportamenti quotidiani  normalissimi possono favorire la testa piatta. Il più frequente? Lasciare il neonato troppo a lungo in sdraiette, ovetti o seggiolini. Questi strumenti limitano il movimento e aumentano la pressione sempre nello stesso punto della testa. Gli esperti consigliano di usare la sdraietta non più di 30 minuti al giorno. Altro mito da sfatare: i famosi “cuscini con il buco”. Sembrano la soluzione perfetta… ma spesso sono inutili o addirittura controproducenti, perché aumentano la superficie di appoggio e possono peggiorare l’appiattimento. 

La buona notizia è che nella maggior parte dei casi non servono strumenti speciali, ma solo piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane.

1. Alternare sempre la posizione della testa
Cambia lato durante la nanna, l’allattamento e quando lo tieni in braccio. Anche piccoli gesti fanno una grande differenza.

2. Stimolare il movimento
I neonati tendono a guardare sempre verso ciò che li interessa (spesso… la mamma!). Spostati, cambia lato della culla o dei giochi per invitarlo a girarsi.

3. Più tempo “a pancia in giù” (quando è sveglio)
Il famoso tummy time: all’inizio pochi minuti, poi sempre di più. Aiuta non solo la forma della testa, ma anche lo sviluppo motorio.

4. Meno tempo nei supporti “contenitivi”
Ovetto, sdraietta, seggiolino: utili sì, ma con moderazione. Il bambino ha bisogno di muoversi liberamente.

Nella maggior parte dei casi, crescendo e iniziando a muoversi di più, la testa tende a rimodellarsi da sola.Ma è sempre bene parlarne con il pediatra se:

  • la forma non migliora dopo qualche mese
  • il bambino gira sempre la testa solo da un lato
  • sospetti un torcicollo

In alcuni casi specifici si può ricorrere alla fisioterapia o, più raramente, a un caschetto su misura per guidare la crescita del cranio. 

Far dormire il neonato a pancia in su resta la scelta più sicura per prevenire la morte in culla, anche se può favorire la testa piatta. Quindi non si cambia questa regola: si compensa durante il giorno con movimento, alternanza e contatto. In fondo, la parola chiave è una sola: variare.