Articoli della categoria ‘GRAVIDANZA’

Dormire sul futon in gravidanza

Apr 27
Scritto da Annamaria avatar

Durante la gestazione, il sonno diventa spesso un piccolo “campo di battaglia”: pancia che cresce, mal di schiena, difficoltà a trovare la posizione giusta… insomma, riposare bene non è sempre semplice. Negli ultimi anni, molte future mamme si stanno chiedendo: dormire sul futon può aiutare in gravidanza?

dormire sul futon in gravidanza

Il futon è un materasso tradizionale giapponese, generalmente più sottile e rigido rispetto ai materassi occidentali. Viene spesso appoggiato su tatami o su strutture basse, e ha un grande punto di forza: mantiene la colonna vertebrale ben allineata. Per chi ama uno stile di vita minimal e naturale, è una scelta affascinante. Ma in gravidanza… è sempre una buona idea?

Dormire su una superficie più rigida può avere alcuni vantaggi:

  • Supporto alla schiena: il futon tende a mantenere la colonna in posizione più neutra, utile soprattutto nei primi mesi.
  • Meno “sprofondamento”: rispetto a materassi molto morbidi, evita posizioni scorrette durante la notte.
  • Facilità nei movimenti: alcune donne trovano più semplice girarsi durante il sonno.

Sulla carta, quindi, non è una scelta sbagliata. Ma non è adatto a tutte. Con l’avanzare della gravidanza, il corpo cambia e le esigenze diventano diverse:

  • Maggiore pressione su fianchi e spalle: un futon troppo rigido può risultare scomodo, soprattutto dormendo sul fianco (la posizione consigliata).
  • Difficoltà ad alzarsi: da una superficie bassa o da terra può essere più faticoso, specie nel terzo trimestre.
  • Bisogno di comfort: il corpo spesso “chiede” più accoglienza, non solo supporto.

Quello che va benissimo all’inizio, potrebbe non esserlo più dopo qualche mese. Perciò dipenda da mamma a mamma. Se già dormi su un futon e ti trovi bene, puoi continuare, soprattutto nei primi mesi, ascoltando sempre il tuo corpo. Se invece stai pensando di passare al futon durante la gravidanza, forse non è il momento ideale per cambiare abitudine, perché il corpo ha bisogno di stabilità e comfort.

Più che il tipo di materasso, conta questo:

  • dormire sul fianco sinistro
  • usare cuscini di supporto (anche tanti!)
  • evitare superfici che causano dolore o tensione

Settimana mondiale dell’immunizzazione

Apr 21
Scritto da Annamaria avatar

“Per ogni generazione, i vaccini funzionano” è il tema della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, dal 24 al 30 aprile 2026, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mette in evidenza come i vaccini abbiano protetto intere generazioni. Continuano a farlo, salvando milioni di vite e prevenendo oltre trenta malattie potenzialmente letali. 

L’immunizzazione in epoca neonatale sta vivendo un’evoluzione importante. Le più recenti evidenze scientifiche e le raccomandazioni nazionali ed europee hanno confermato l’efficacia della doppia protezione madre-neonato e di una strategia di immunizzazione integrata, basata su immunizzazione passiva neonatale (anticorpi monoclonali) e immunizzazione attiva prenatale (vaccinazione materna), consolidata in Italia nella stagione 2025-2026.

“Negli ultimi anni, l’approccio alla protezione dei neonati si è ampliato significativamente”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN). “Accanto al calendario vaccinale tradizionale, che in Italia prevede l’avvio delle vaccinazioni a partire dal 61° giorno di vita, si sono affermate nuove modalità di prevenzione già dalla nascita. La principale innovazione riguarda la prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), responsabile di un elevato numero di ospedalizzazioni, soprattutto nei lattanti nei primi 6 mesi, per il quale oggi sono disponibili due strategie complementari: l’immunizzazione diretta di tutti i nuovi nati tramite anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione, somministrabili con una singola dose prima o durante la stagione epidemica,e la vaccinazione materna in gravidanza, che consente il trasferimento di anticorpi protettivi al feto, attivi sin dai primi mesi di vita”.

La prima strategia è stata l’immunizzazione diretta del neonato con nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione autorizzato in Europa per prevenire la malattia grave nel primo periodo stagionale di esposizione al VRS. È previsto in dose singola da somministrare alla nascita, per i nati durante la stagione epidemica invernale ottobre-marzo, oppure prima dell’inizio della stagione epidemica per i nati da aprile a settembre. Questa strategia, già avviata nella stagione 2024-2025, è andata a regime nella stagione 2025-2026, in cui la campagna di immunoprofilassi è partita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, riuscendo così a incrementare le coperture rispetto all’anno precedente.

La vaccinazione materna in gravidanza è autorizzata per la somministrazione tra 24 e 36 settimane di gestazione, con protezione del neonato dalla nascita fino a sei mesi attraverso il trasferimento transplacentare degli anticorpi. L’immunizzazione in epoca prenatale si conferma uno dei pilastri della prevenzione materno-infantile. 

La vaccinazione in gravidanza non è una novità per l’Italia, dove sono già raccomandate la vaccinazione antinfluenzale, in qualsiasi trimestre e la vaccinazione anti-difterite-tetano-pertosse (dTpa), preferibilmente nel terzo trimestre. Questi interventi hanno dimostrato efficacia sia nel proteggere la madre, sia nel ridurre significativamente il rischio di malattia nel neonato, in particolare per la pertosse nei primi mesi di vita.

“Questa ‘doppia protezione’ rappresenta un cambio di paradigma nella sanità pubblica, in ambito neonatale e pediatrico, anticipando la difesa immunitaria a una fase estremamente precoce della vita”, aggiunge il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste innovazioni sono state integrate con quanto già previsto dal calendario vaccinale (vaccinazioni obbligatorie e raccomandate a partire dal terzo mese di vita), che può essere quindi ridefinito “calendario di immunizzazione” in quanto la principale novità è la sua integrazione ed estensione con strumenti di immunizzazione mirati già attorno alla nascita”. 

Le nuove strategie contro il VRS segnano un’evoluzione concreta verso una medicina preventiva sempre più precoce, efficace e mirata, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo le forme gravi di infezione respiratoria nei neonati e nei lattanti e alleggerire il carico sui sistemi sanitari, garantendo al tempo stesso una protezione universale per tutti i neonati.

“Il VRS può rappresentare il banco di prova di una nuova sanità pubblica: più precoce, più mirata e più vicina ai bisogni reali dei neonati e delle loro famiglie. Le novità in tema di immunizzazione in epoca neonatale segnano un passaggio decisivo: proteggere il neonato nelle prime settimane di vita significa intervenire nel momento in cui la vulnerabilità è massima e il beneficio clinico può essere più rilevante. La SIN da sempre è impegnata per rafforzare l’informazione, sia nella comunità, sia tra gli operatori sanitari, garantendo un counselling sempre più tempestivo e integrato, capace di accompagnare le donne e le coppie con indicazioni chiare, aggiornate e basate sulle evidenze scientifiche, per garantire una nascita e una crescita in salute a tutti i neonati”, conclude il Presidente Agosti.

Proprio per guidare i genitori nelle scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita, la Società Italiana di Neonatologia e la Società Italiana di Pediatria hanno realizzato la seconda edizione dell’opuscolo “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, uno strumento pratico e chiaro, tradotto in 7 lingue, per favorire l’accesso anche alle famiglie di origine straniera, consultabile e scaricabile gratuitamente online dai rispettivi siti.

Capelli in gravidanza: cambiare look in sicurezza

Apr 19
Scritto da Annamaria avatar

Con l’arrivo della primavera e dell’estate, cresce inevitabilmente la voglia di rinnovarsi. Un nuovo taglio, qualche schiaritura, un colore più luminoso: piccoli cambiamenti che fanno sentire subito meglio. Ma quando si aspetta un bebè, è normale chiedersi cosa si possa fare davvero senza rischi. I capelli in gravidanza vanno curati: cambiare il look in sicurezza è possibile. La parola chiave è una sola: consapevolezza.

capelli in gravidanza cambiare look in sicurezza

Negli ultimi anni, anche il mondo dell’hair beauty si è evoluto molto. Le tendenze puntano sempre più su effetti naturali, luminosi e poco invasivi. Via libera quindi a balayage delicati, schiariture soft e riflessi tono su tono, che non partono direttamente dalla radice ma lavorano sulle lunghezze. Questo dettaglio è fondamentale, perché evita il contatto diretto con il cuoio capelluto, riducendo l’assorbimento di eventuali sostanze chimiche.

Ed è proprio qui il punto centrale quando si parla di gravidanza. Le classiche tinte permanenti contengono ingredienti come ammoniaca, resorcina o perossido di idrogeno, che teoricamente potrebbero essere assorbiti dalla pelle, anche se in quantità molto limitata. Non esistono prove certe di danni al feto, ma gli esperti invitano comunque alla prudenza, soprattutto nel primo trimestre, il periodo più delicato dello sviluppo. Per questo, la tendenza (non solo estetica ma anche “safe”) è chiara: meno chimica, più naturale.

Sempre più donne scelgono: tinte senza ammoniaca, colorazioni semipermanenti, riflessanti e soprattutto prodotti vegetali come l’henné puro, che non contiene sostanze aggressive. Anche se il risultato è meno drastico rispetto a una tinta tradizionale, l’effetto è luminoso e molto naturale, perfetto per questa fase.

Un’altra soluzione amatissima, consigliata anche dai professionisti, sono le tecniche come colpi di sole, shatush o balayage. Il motivo è semplice: non coinvolgono la radice del capello e quindi riducono ulteriormente ogni possibile rischio. In più, sono perfette per la stagione, perché donano luce al viso senza stravolgere il colore di base.

Diverso il discorso per le decolorazioni più intense. Qui è meglio fare attenzione: si tratta di trattamenti più aggressivi, che utilizzano ossidanti e sostanze più forti. Non sono vietati in assoluto, ma vanno valutati con attenzione e, se possibile, rimandati o sostituiti con alternative più delicate.

Un consiglio che torna spesso tra gli esperti è quello di aspettare almeno il secondo trimestre prima di fare qualsiasi trattamento chimico, quando la fase più delicata dello sviluppo del bambino è superata.

E poi c’è un aspetto che spesso si sottovaluta: durante la gravidanza i capelli cambiano. Possono diventare più forti, più lucidi… oppure più secchi o difficili da gestire. Anche il colore può reagire in modo diverso dal solito. Per questo è sempre meglio affidarsi a un parrucchiere esperto e comunicare chiaramente la propria condizione.

Alla fine, il punto non è rinunciare a sentirsi belle. Anzi. Prendersi cura di sé durante la gravidanza è importante anche a livello emotivo. Ma farlo in modo informato, scegliendo trattamenti più delicati e adatti a questo momento, è il modo migliore per vivere questo cambiamento con serenità.

Nausea e vomito in gravidanza: non sottovalutare

Apr 16
Scritto da Annamaria avatar

Quando si parla di dolce si pensa subito a un momento felice, pieno di attese e di emozioni positive. Eppure, per molte donne, i primi mesi, e non solo, possono essere segnati da un disturbo tanto comune quanto sottovalutato: nausea e vomito. Non si tratta semplicemente delle classiche “nausee mattutine”, ma di una condizione che riguarda circa due donne su tre e che, in alcuni casi, in gravidanza può incidere in modo importante sulla qualità della vita. Non bisogna sottovalutare.

Nausea e vomito in gravidanza non sottovalutare

La nausea può presentarsi in qualsiasi momento della giornata, non solo al mattino, e può durare ben oltre il primo trimestre. Per alcune future mamme diventa una presenza costante, difficile da gestire, che rende complicato mangiare, lavorare, riposare e vivere serenamente la quotidianità. In una percentuale significativa di casi, poi, alla nausea si associa anche il vomito, e per una piccola parte di donne si può arrivare a forme più severe, come l’iperemesi gravidica, che richiede attenzione medica e talvolta anche il ricovero.

Quello che spesso viene trascurato è l’impatto emotivo di questa condizione. Sentirsi sempre stanche, provate, senza energie può far nascere frustrazione e senso di colpa, soprattutto quando ci si sente dire che “è normale” o che “passerà”. Ma ogni gravidanza è diversa e ogni esperienza merita di essere ascoltata senza giudizio. Non riuscire a vivere questo periodo con entusiasmo non significa essere meno felici o meno grate: significa semplicemente avere bisogno di supporto.

Un altro aspetto importante riguarda la gestione di questi sintomi. Nonostante la loro diffusione, solo una parte delle donne riceve un trattamento adeguato. Eppure oggi esistono diverse possibilità per alleviare il disagio, a partire da piccoli accorgimenti quotidiani, come mangiare poco e spesso, scegliere cibi leggeri ed evitare odori forti, fino a terapie specifiche, sempre sotto indicazione del medico. Tra queste, alcune associazioni di farmaci come la vitamina B6 e la doxilamina sono utilizzate proprio per ridurre nausea e vomito in modo sicuro.

Il messaggio più importante, oggi, è che non è necessario sopportare tutto in silenzio. La gravidanza non deve essere un percorso di resistenza, ma un’esperienza da vivere nel modo più sereno possibile. Parlare con il proprio ginecologo, chiedere aiuto e trovare una soluzione adatta alla propria situazione è un diritto, non un capriccio.

Perché prendersi cura di sé, in questo momento così delicato, significa prendersi cura anche del proprio bambino. E questo è, forse, il gesto più importante di tutti.

Canto di gruppo contro depressione post partum

Apr 15
Scritto da Annamaria avatar

Diventare mamma è un’esperienza intensa, meravigliosa… ma anche profondamente destabilizzante. Emozioni contrastanti, stanchezza, senso di solitudine: per molte donne il post parto non è solo felicità, ma anche fragilità. E non è raro: la depressione post partum colpisce una percentuale significativa di neomamme, spesso senza essere riconosciuta o trattata adeguatamente. Negli ultimi anni, però, sta emergendo una strada nuova, sorprendente e molto più “dolce” rispetto ai percorsi tradizionali: il canto di gruppo contro la depressione post partum.

Non si tratta di lezioni di canto o performance. Immagina invece un gruppo di mamme sedute in cerchio, con i loro bambini accanto, guidate da una voce che le accompagna in melodie semplici, ripetitive, quasi cullanti. Un momento condiviso, senza giudizio, senza aspettative. E proprio qui succede qualcosa di potente: il canto diventa uno strumento per liberare emozioni, alleggerire i pensieri e ritrovare un equilibrio interiore. Cantare, soprattutto insieme ad altre persone, aiuta a “scaricare” stati emotivi negativi e favorisce il benessere psicologico.

Non è solo una sensazione: lo dice la scienza. Il progetto internazionale “Music and Motherhood”, promosso dall’OMS e studiato anche in Italia, ha dimostrato che partecipare a incontri di canto di gruppo può migliorare in modo significativo i sintomi della depressione post partum e la qualità della vita delle neomamme. In alcuni studi, gruppi di mamme coinvolte in percorsi di canto settimanali hanno mostrato un miglioramento emotivo più rapido rispetto ad altri tipi di supporto. E non solo: i benefici non si esauriscono subito, ma tendono a durare nel tempo.

Uno degli aspetti più interessanti è che il canto non aiuta solo la mamma, ma anche la relazione con il neonato. Cantare insieme: rafforza il legame, favorisce l’interazione e crea momenti di connessione autentica. Non serve essere intonate o “brave”: il bambino percepisce la voce, il ritmo, la presenza. E per molte mamme questo diventa un modo naturale per sentirsi più sicure e in sintonia con il proprio bambino.

C’è poi un altro elemento fondamentale: non si è sole. Il gruppo crea una rete, uno spazio in cui condividere senza bisogno di spiegare troppo. Anche solo sapere che altre donne stanno vivendo emozioni simili alleggerisce il carico mentale. Il canto, in questo contesto, diventa un ponte: facilita la comunicazione anche tra persone che magari non parlano la stessa lingua o fanno fatica a esprimersi verbalmente.

Un altro aspetto importante è che questo tipo di intervento è semplice, sostenibile e poco medicalizzato. Non sostituisce, ovviamente, percorsi terapeutici quando necessari, ma può affiancarli o rappresentare un primo passo per stare meglio. Ed è proprio questo il suo punto di forza: è naturale, accogliente, alla portata di tutte.

Emorragia post parto: nuove regole dell’OMS

Mar 29
Scritto da Annamaria avatar

Se ne parla ancora troppo poco, eppure è una delle emergenze più pericolose subito dopo la nascita: l’emorragia post parto. Una complicanza che può insorgere all’improvviso e che, ogni anno, nel mondo, causa circa 45mila morti materne. Un numero che fa riflettere, soprattutto perché in molti casi si potrebbe intervenire in tempo. Proprio da qui nasce la svolta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha aggiornato le linee guida con un obiettivo molto chiaro: non aspettare più che sia troppo tardi. le nuove regole dell’OMS parlano chiaro.

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Tradizionalmente si parlava di emorragia quando la perdita superava i 500 ml dopo un parto naturale (o 1000 ml nel cesareo). Oggi invece il messaggio è diverso: bisogna agire prima, osservare meglio e intervenire subito ai primi segnali. Ecco le principali raccomandazioni dell’OMS, spiegate in modo semplice:

  • Intervenire precocemente: non aspettare soglie elevate di perdita di sangue. Già intorno ai 300 ml, se accompagnati da segnali clinici, è importante attivarsi subito.
  • Misurare davvero la perdita ematica: non “stimarla a occhio”. L’uso di strumenti come teli graduati aiuta a capire con precisione quanto sangue viene perso e riduce il rischio di sottovalutazione.
  • Agire come una squadra: ostetriche, ginecologi e personale sanitario devono essere formati e coordinati. La rapidità e la collaborazione fanno la differenza.
  • Standardizzare gli interventi: avere protocolli chiari e condivisi permette di intervenire senza esitazioni nei momenti critici.
  • Prevenire quando possibile: monitorare attentamente ogni parto, anche quelli senza fattori di rischio, perché l’emorragia può colpire chiunque.
  • Accesso rapido ai trattamenti: farmaci, trasfusioni e interventi devono essere disponibili immediatamente, senza ritardi.

Queste indicazioni segnano un cambio di prospettiva importante: non più una medicina che interviene quando la situazione è già grave, ma una medicina che anticipa, osserva e protegge. Per le mamme, sapere tutto questo non deve generare ansia, ma consapevolezza. Perché il punto centrale è uno solo: oggi più che mai, molte morti si possono evitare. E dietro queste nuove linee guida c’è proprio questo impegno: fare in modo che il momento più potente della vita, quello in cui nasce un bambino, sia anche il più sicuro possibile per chi lo mette al mondo.

“Sta arrivando un fratellino”: come dirlo

Mar 28
Scritto da Annamaria avatar

C’è una frase che cambia tutto, gli equilibri, le attenzioni, persino il posto sul divano accanto a mamma e papà:Sta arrivando un fratellino (o una sorellina)”. Per noi è gioia pura, ma per un bambino può essere anche un piccolo terremoto emotivo, fatto di curiosità, entusiasmo… e sì, anche un pizzico di paura. E allora come si dà questa notizia così grande senza creare ansie o gelosie? Come dirlo?

sta arrivando un fratellino come dirlo

La prima cosa da sapere è che non è solo cosa si dice, ma come lo si dice. Gli esperti sottolineano che a comunicare la novità devono essere entrambi i genitori, insieme, creando un momento speciale e protetto. Questo perché il bambino ha bisogno di sentirsi al centro, rassicurato da entrambe le figure di riferimento. Ancora più importante: il contatto. Tenere la mano, abbracciare, stare vicini mentre si parla. Perché prima ancora delle parole, è il corpo a trasmettere sicurezza. 

Poi viene il linguaggio, che deve essere semplice, concreto, adatto all’età. Con i più piccoli funziona dire le cose così come sono: nella pancia della mamma sta crescendo un bambino che verrà a vivere con voi. Niente discorsi troppo lunghi o complicati, perché i bambini non hanno bisogno di spiegazioni perfette, ma di sentirsi inclusi.

E qui arriva uno degli errori più comuni: raccontarlo “di sfuggita” o farlo sapere da altri. La notizia deve arrivare da mamma e papà, non da una nonna o da una conversazione ascoltata per caso, altrimenti il bambino rischia di sentirsi escluso o confuso. 

Altro punto delicato: il momento. Non esiste quello perfetto, ma deve essere tranquillo, senza fretta, senza distrazioni, magari in un momento di quotidianità serena. Perché il bambino deve avere lo spazio per reagire, fare domande, anche restare in silenzio.

E sì, preparati: non sempre la reazione sarà quella che immagini. Alcuni bambini si entusiasmano subito, altri fanno finta di niente, altri ancora si arrabbiano. Tutto normale. L’arrivo di un fratellino è un cambiamento enorme, e ogni emozione è lecita.

Quello che davvero fa la differenza è quello che succede dopo. Coinvolgerlo, farlo sentire parte della storia, chiedergli aiuto, renderlo “grande” senza caricarlo di responsabilità. Anche solo scegliere insieme un body o pensare al nome può trasformare la gelosia in attesa.

E poi una verità che spesso dimentichiamo: per un figlio, l’amore non si divide… si misura. Ha bisogno di vedere, sentire, toccare che il suo posto non cambia, che mamma e papà sono sempre lì, esattamente come prima. Perché in fondo non stai solo annunciando una nascita. Stai accompagnando tuo figlio in una delle sue prime, grandi trasformazioni. E se lo fai con presenza, dolcezza e un pizzico di verità… quella frase,arriva un fratellino, smetterà di fare paura e inizierà a suonare come una promessa.

Endometriosi e gravidanza

Mar 24
Scritto da Annamaria avatar

Endometriosi e gravidanza non sono due parallele che non si incontrano mai. Anzi. Stando ai dati del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità, questa patologia è una delle principali cause di infertilità femminile. Circa il 30–40% delle donne con endometriosi può incontrare difficoltà nel concepimento.  Ma non è una sentenza, come spesso affermano molti,  di infertilità. La maggioranza delle donne con endometriosi può rimanere incinta, spontaneamente o attraverso percorsi di medicina della riproduzione.

Beautiful pregnant woman touching her belly standing by the window at home

L’endometriosi, di cui si celebra la Giornata mondiale il 28 marzo “è una patologia complessa che può influenzare la fertilità sia attraverso alterazioni anatomiche degli organi riproduttivi, sia attraverso processi infiammatori che modificano l’ambiente ovarico e uterino”. Lo spiega Mauro Cozzolino, ginecologo esperto in medicina della riproduzione e Direttore della clinica Ivi Bologna all’Adnkronos.

“Oggi grazie a una maggiore consapevolezza dei sintomi e a strumenti diagnostici sempre più accurati, molte donne con forme lievi di endometriosi riescono a concepire spontaneamente. In casi selezionati, la rimozione laparoscopica dei focolai endometriosici può contribuire a migliorare la fertilità: diversi studi riportano tassi di gravidanza spontanea compresi tra il 40% e il 60% entro 12 mesi dall’intervento, soprattutto nelle pazienti con malattia meno avanzata”, sottolinea l’esperto. 

“Nelle pazienti con stadi più avanzati della patologia o con fattori tubarici associati, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), come la fecondazione in vitro (Fivet) rappresentano un’opzione terapeutica efficace”, aggiunge Cozzolino.

“Secondo la letteratura scientifica internazionale e le linee guida della European society of human reproduction and embryology, i risultati della Pma nelle donne con endometriosi sono generalmente comparabili a quelli osservati nelle pazienti con altre cause di infertilità, mentre le probabilità cumulative di gravidanza possono raggiungere o superare il 60% dopo più cicli di trattamento”, sottolinea il medico. 

Il ginecologo conclude: “Attraverso un approccio personalizzato, che tenga conto dell’età della paziente, della riserva ovarica e dello stadio della malattia, è possibile accompagnare molte donne nel percorso verso la maternità. Una diagnosi precoce è fondamentale: una gestione tempestiva della patologia permette non solo di migliorare la qualità della vita delle pazienti, ma anche di preservare il potenziale riproduttivo e pianificare strategie terapeutiche mirate”.