Skin Icing
Nel mondo beauty ogni stagione porta con sé una nuova mania, un trend che promette pelle radiosa, effetto lifting o un guizzo di freschezza immediata. Ma questa volta la tendenza arriva dal freddo… nel senso letterale: si chiama Skin Icing ed è l’ultimo rituale di bellezza virale che sta conquistando TikTok, Instagram e le skincare freak di tutto il mondo. Se le maschere LED promettono luce e le creme al retinolo lavorano di notte, lo Skin Icing dice: prendi del ghiaccio e fallo diventare parte della tua routine viso. Semplice? Apparentemente sì. Funziona? A giudicare dal clamore, parecchio.

Lo Skin Icing è una tecnica beauty che prevede l’applicazione di ghiaccio o cubetti di acqua fredda su viso e collo per alcuni minuti al giorno, allo scopo di stimolare la microcircolazione, ridurre gonfiore e rossori, dare un effetto “pelle sveglia” immediato, minimizzare pori e imperfezioni, dare un effetto lifting naturale
Come si fa?
- Avvolgi un cubetto di ghiaccio in un panno di cotone morbido
- Passalo delicatamente su guance, fronte, mento e collo
- Continua per 1-2 minuti (non di più)
- Termina con l’applicazione della tua crema idratante preferita
La pelle sarà subito più fresca, compatta, luminosa. Il ghiaccio ha un effetto vasocostrizione/vasodilatazione: restringe i vasi sanguigni, poi, quando la pelle torna a temperatura, si riattiva la circolazione. Il risultato è un viso che appare subito più sodo e “tonico”. Regala anche un aspetto migliore dopo una notte in cui si dorme male. Ed è tutto gratis.
Capezzoli: cura in gravidanza e in allattamento
Diciamolo senza giri di parole: nessuno ci prepara davvero al tema “capezzoli”. In gravidanza cambiano, tirano, prudono, diventano ipersensibili. E in allattamento si entra in una nuova dimensione. Prendersene cura non è un vezzo beauty, ma una vera forma di auto-protezione. E no, non deve per forza essere complicato. Ecco una guida pratica.
Durante la gravidanza, sotto l’effetto degli ormoni:
- i capezzoli diventano più scuri
- l’areola si allarga
- aumenta la sensibilità (a volte anche il fastidio)
- la pelle può sembrare più secca o “tirare”
È il corpo che si prepara all’allattamento. Nessun allarme, ma un po’ di attenzione in più sì.
Come prendersene cura in gravidanza?
1. Idratazione quotidiana
Usa una crema nutriente e delicata, meglio se specifica per gravidanza o a base di:
- lanolina pura
- burro di karité
- oli vegetali naturali
Una volta al giorno è più che sufficiente. Non serve massaggiare in modo energico: la delicatezza vince sempre.
2. Attenzione al detergente
Via libera a:
- acqua tiepida
- detergenti intimi delicati, senza profumi aggressivi
Evita saponi sgrassanti: seccano la pelle e aumentano il rischio di screpolature.
3. Reggiseno: alleato o nemico
Sì a:
- cotone
- sostegno morbido
- niente cuciture rigide sul capezzolo
No a:
- reggiseni troppo stretti
- tessuti sintetici che non lasciano respirare la pelle
Preparare i capezzoli all’allattamento: serve davvero? Sfatiamo un mito: non servono manovre aggressive o sfregamenti. La natura fa il suo lavoro. Quello che serve davvero è: pelle elastica, ben idratata e non irritata. Stop a spazzole, asciugamani ruvidi o “metodi della nonna” non richiesti.
Nei primi giorni di allattamento i capezzoli possono diventare: arrossati, sensibili, leggermente doloranti È normale. Ma non deve diventare dolore intenso o persistente. Le regole d’oro? Attacco corretto del bambino: è il punto più importante. Se fa male, qualcosa non va. Chiedere aiuto a un’ostetrica non è debolezza, è intelligenza. Lanolina o latte materno. Dopo la poppata: una goccia di latte materno oppure lanolina pura (non va rimossa prima della poppata). Mi raccomando, lascia respirare il seno il più possibile. L’umidità prolungata è nemica della pelle.
Evitare assolutamente alcol o disinfettanti, salviettine profumate, lavaggi continui, coppe assorbilatte sempre umide. I capezzoli non vanno “sterilizzati”, vanno rispettati. Quando chiedere aiuto? Rivolgiti a un professionista se compaiono: ragadi profonde, sanguinamento, dolore persistente, segni di infezione.
Bambini: temperatura ideale per dormire in inverno
Ci siamo passate tutte: controllo compulsivo del termometro in cameretta, mano appoggiata sul termosifone alle tre di notte, bimbo che si scopre, si riscopre, suda o sembra freddino. In inverno, far dormire bene i bambini diventa quasi una missione strategica, soprattutto in questo periodo dell’anno in cui influenza, raffreddori e tosse sembrano fare a gara per entrare in casa. Qual è, quindi, la temperatura ideale per dormire bene in inverno?

La temperatura perfetta per la cameretta dei bambini (neonati compresi) è compresa tra 18 e 20 gradi. Sì, lo so: a molte mamme 18 gradi sembrano pochi. Ma la scienza è piuttosto chiara su questo punto.Un ambiente troppo caldo secca le mucose di naso e gola, favorisce tosse, naso chiuso e risvegli notturni, può peggiorare i sintomi influenzali, aumenta la sudorazione (e il rischio che il bimbo si raffreddi quando si scopre)
Un ambiente leggermente fresco, invece, aiuta un sonno più profondo, sostiene il sistema immunitario, riduce la proliferazione di virus e batteri, favorisce una respirazione più regolare. In altre parole: meglio una stanza un po’ fresca e ben vestiti, che una stanza caldissima con bambini sudati.
Termosifoni devono rimanere accesi di notte. La risposta breve è: meglio di no, o almeno non a pieno regime. L’ideale è:scaldare bene la stanza prima di andare a dormire,, spegnere o abbassare i termosifoni durante la notte, mantenere una temperatura stabile, senza sbalzi
Se i termosifoni restano accesi tutta la notte, soprattutto nelle case ben isolate, si rischia di superare facilmente i 21–22 gradi, creando un microclima poco sano per le vie respiratorie. Ed è proprio in questo periodo, con l’influenza in circolazione, che l’aria troppo calda e secca diventa una nemica silenziosa. Se avete un impianto autonomo o programmabile, impostate una temperatura notturna più bassa: il corpo dei bambini (e anche il nostro) ringrazia.
In inverno il vero problema non è solo il caldo, ma l’aria secca. Termosifoni accesi e finestre chiuse regalano mucose disidratate e raffreddori più ostinati. Cosa aiuta davvero? Arieggiare la stanza almeno 10 minuti al giorno, anche se fa freddo, usare un umidificatore, evitare di stendere il bucato sui termosifoni della cameretta.
Come vestire i bambini per dormire bene? Via libera a: pigiami in cotone o caldo cotone, sacco nanna per i più piccoli, lenzuola traspiranti Meglio evitare: pile e materiali sintetici a contatto con la pelle, troppe coperte sovrapposte, cappellini durante il sonno.
Detox prima della Befana
Tra pandori tagliati a tutte le ore, cioccolatini che spuntano ovunque e caramelle “solo un’altra”, le feste sono una lunga, golosa maratona. Bellissima, certo. Ma quando arriva il momento che sta tra Capodanno e la Befana, il corpo – di grandi e bambini – inizia a chiedere tregua. Gonfiore, stanchezza, poca fame vera: segnali chiarissimi. La buona notizia? Non serve una dieta punitiva. Serve rimettere equilibrio, fare del detox prima della Befana.

Il primo gesto detox è semplicissimo: bere di più. Acqua naturale, tisane tiepide, infusi leggeri. Aiuta a drenare, a riattivare l’organismo e a spezzare automaticamente la voglia di zuccheri continui. Per i bambini? Acqua aromatizzata con fettine di arancia o mela: effetto festa, zero zucchero.
Dopo giorni beige (farine, zuccheri, creme), il piatto ha bisogno di colore. Verdure cotte e crude, zuppe, passati, contorni semplici. La frutta torna protagonista, soprattutto a colazione e a merenda. Non come “punizione”, ma come riscoperta: dolce naturale, che sazia e rinfresca.
Via l’idea che senza dolce non sia colazione. Yogurt, latte, pane integrale, frutta fresca, un velo di miele se serve. Anche i bambini si riabituano in fretta, soprattutto se il clima è sereno e non da “da oggi basta tutto”.
Bandire completamente i dolci crea solo frustrazione (e attacchi improvvisi al primo cioccolatino). Meglio ridurre gradualmente: una porzione consapevole, magari a fine pasto, e stop agli assaggi automatici. L’organismo ringrazia, l’umore pure.
Piatti semplici, digestivi. In questa fase vincono:
- minestre e vellutate
- riso, pasta e cereali integrali
- uova, pesce, legumi
Cibi facili da digerire che rimettono in moto il metabolismo senza appesantire.
Coinvolgete in questo percorso familiare anche i vostri bambini! Trasformare la “disintossicazione” in un gioco funziona sempre. Scegliere insieme la verdura, preparare frullati, inventare piatti colorati. Se passa il messaggio che si torna a mangiare bene per sentirsi meglio, e non per “rimediare agli eccessi”, anche i più piccoli seguono. Questi giorni sospesi, tra una festa e l’altra, sono perfetti per rimettere ordine senza rigidità. Il corpo si alleggerisce, l’energia torna, il palato si resetta. Così, quando arriverà la Befana con il suo carico di dolcezza finale, saremo pronti a goderla davvero. Con equilibrio, e senza sensi di colpa
Ecoemozioni nei ragazzi
La crisi climatica non è più soltanto un problema ambientale, ma anche psicologico, soprattutto per bambini e adolescenti. Secondo l’articolo di Corriere della Sera, sempre più ricerche mostrano che l’emergenza climatica incide in modo significativo sulla salute mentale dei giovani, generando nuove forme di stati d’animo collettivi definiti dagli autori del libro Ecoemozioni. Alice Facchini e Matteo Innocenti definiscono i disturbi nei ragazzi come ecoansia, ecoparalisi, eutierria e solastalgia.
La cosiddetta ecoansia è forse la forma più diffusa: non si tratta di una malattia, ma di un’emozione intensa legata alla percezione di un futuro incerto per il pianeta. Può manifestarsi come ansia, nervosismo, sensazione di impotenza o tristezza, e talvolta porta i giovani a sentirsi isolati o incompresi da chi non condivide la stessa preoccupazione.
Come spiegano gli autori, “Non è una malattia, ma una condizione innata, un’emozione che tutti proviamo, anche chi non se ne rende conto. Infatti, chi può affermare di non avere paura della devastazione del nostro ambiente, che potrebbe mettere a rischio la specie umana?”.
Un’altra ecoemozione descritta è l’ecoparalisi, uno stato in cui la mente si blocca davanti all’idea di un pianeta irreversibilmente danneggiato: si percepisce tutto come inutile, troppo complicato o compromesso, e questo può durare da poche ore a giorni, influenzando negativamente l’umore e le prospettive di azione.
Ma non tutte le ecoemozioni sono negative. L’eutierria è uno stato emotivo positivo che nasce da un senso di pace e di unità con la natura, ad esempio immergendosi in un ambiente naturale o immaginandolo. Questo tipo di connessione può accrescere speranza, fiducia e benessere, aiutando a bilanciare le sensazioni negative legate alla crisi climatica.
Infine, c’è la solastalgia, una forma di nostalgia dolorosa per l’ambiente che si sta degradando sotto i nostri occhi. È quella sensazione di perdita di qualcosa a cui sentiamo profondamente di appartenere — come un parco che scompare o un paesaggio trasformato — che mescola il piacere dei ricordi con la tristezza per ciò che non potrà più tornare.
Gli autori sottolineano che riconoscere queste ecoemozioni nei ragazzi è il primo passo per aiutarli a gestirle: immergersi nella natura, ascoltarla con calma e riscoprire il nostro legame profondo con l’ambiente non solo favorisce benessere psicologico, ma può trasformare preoccupazione e impotenza in impegno propositivo verso il futuro.
La doccia perfetta
La doccia quotidiana può essere un vero gesto di cura oppure, se fatta nel modo sbagliato, un’abitudine che secca e irrita la pelle. Bastano però poche accortezze per trasformarla in un rituale di benessere adatto a tutta la famiglia. Ecco cosa fare per la doccia davvero “perfetta”:

- Usare acqua tiepida, mai troppo calda
L’acqua molto calda elimina il film idrolipidico che protegge la pelle, favorendo secchezza, prurito e arrossamenti. La temperatura ideale è simile a quella del corpo, soprattutto per i bambini. - Limitare la durata della doccia
Non serve restare sotto l’acqua a lungo: pochi minuti sono sufficienti per una corretta igiene. Docce troppo lunghe aumentano la disidratazione cutanea, in particolare nei mesi freddi. - Scegliere detergenti delicati
Meglio prodotti con formulazioni semplici, senza profumi aggressivi o sostanze irritanti. Per i bambini, ancora di più, è importante rispettare il pH naturale della pelle. - Non insistere troppo con spugne e scrub
Strofinare energicamente o usare strumenti abrasivi può irritare la pelle e causare microlesioni. La pelle non ha bisogno di essere “grattata” per essere pulita. - Asciugare la pelle tamponando, non strofinando
Dopo la doccia è meglio usare un asciugamano morbido e tamponare delicatamente, evitando movimenti energici che possono sensibilizzare la cute. - Applicare la crema idratante subito dopo
Il momento migliore è quando la pelle è ancora leggermente umida: in questo modo si trattiene l’idratazione e si rinforza la barriera cutanea. Per i bambini può diventare anche un momento di coccola e routine rassicurante. - Creare un rituale rilassante
Una doccia serena, senza fretta e senza stimoli eccessivi, aiuta anche il benessere emotivo. Per i più piccoli è un modo per chiudere la giornata, per gli adulti un’occasione per rallentare.
In fondo, la doccia perfetta non è questione di quantità o di prodotti sofisticati, ma di equilibrio. Pochi gesti fatti bene proteggono la pelle, rispettano i più piccoli e trasformano un’abitudine quotidiana in un vero momento di cura per tutta la famiglia.
6 bevande da evitare al mattino
Soprattutto in questi giorni, tra pranzi e cene luculliane e calici di vino, è necessario fare attenzione. L’immunologo clinico Mauro Minelli all’Adnkronos Salute spiega quali sono le 6 bevande da evitare al mattino, così da stare meglio. Care GoMamme prendete nota.

Il docente di Nutrizione umana alla Lum avverte: “Quello che bevi per primo setta il tono metabolico di tutta la giornata”. Ecco cosa dobbiamo eliminare dalla nostra dieta appena sveglie, preferendogli un bicchiere di acqua tiepida con limone. Poi viene la colazione e per ultimo il caffè.
1. Succhi di frutta industriali. “Il pro: sono dolci, freschi e colorati. Il contro: sono essenzialmente acqua e zuccheri aggiunti. A causa dell’assenza delle fibre presenti nel frutto intero, il glucosio viene assorbito in modo estremamente rapido, provocando un’iperglicemia transitoria immediata. Fa seguito a tutto questo una rapida risposta insulinica e un conseguente calo di energia (e aumento della fame) già a metà mattinata”, spiega Minelli.
2. Caffè a stomaco vuoto. “Pro: è il sacro rito che ‘accende’ il cervello. Il contro: bere caffè prima di aver mangiato stimola la produzione di acido cloridrico, non esattamente il massimo per una gastrite, e alza i livelli di cortisolo proprio quando è già al suo picco naturale. Risultato? Nervosismo e bruciore di stomaco”.
3. Energy drink. “Il pro: generano un picco immediato di vigilanza grazie al rilascio rapido di dopamina e adrenalina. Il contro: inducono uno stress metabolico acuto. L’elevato carico glicemico – illustra Minelli – provoca un’impennata di insulina seguita da un brusco crollo energetico. Inoltre, l’assunzione di forti stimolanti a digiuno aggredisce la mucosa gastrica e altera il ritmo cardiaco basale, portando a tachicardia e agitazione invece che a vera energia”.
4. Acqua ghiacciata. “Il pro: ti sveglia di colpo. Il contro: lo shock termico è reale. L’acqua gelida a digiuno rallenta il metabolismo e ‘congela’ i processi digestivi, rendendo più difficile assimilare la colazione che farai dopo. Meglio a temperatura ambiente”.
5. Bibite gassate. “Il pro: le bollicine danno una falsa sensazione di sazietà. Il contro: gonfiore addominale istantaneo. L’anidride carbonica dilata lo stomaco, mentre gli edulcoranti o gli zuccheri innescano la voglia di dolce per tutto il resto della giornata”, precisa lo specialista.
6. Bevande ‘detox’ confezionate. “Il pro: offrono un apporto immediato e concentrato di micronutrienti (vitamine e sali minerali) in un formato pratico e veloce. Il contro: possono nascondere un carico elevato di zuccheri semplici e conservanti. La forma liquida, tra l’altro, elimina la masticazione, pure necessaria per attivare i segnali di sazietà, e priva la frutta della sua matrice fibrosa. Questo causa un rapido svuotamento gastrico, lasciando l’organismo insoddisfatto e nuovamente affamato in breve tempo”.
I social minano davvero l’attenzione dei ragazzi
Per anni ci siamo sentiti dire che i videogiochi sono il grande nemico dell’attenzione dei ragazzi, la causa di ogni distrazione, il buco nero che inghiotte concentrazione e rendimento scolastico. E invece, a quanto pare, stavamo guardando dalla parte sbagliata. Una ricerca del Karolinska Institutet insieme alla Oregon Health & Science University ha seguito più di 8.300 bambini dai 10 ai 14 anni per capire davvero come reagisce la loro attenzione quando passano tempo davanti agli schermi. E la sorpresa è notevole: i problemi non arrivano dai videogiochi, né dai video o dalla tv. L’unico vero fattore che sembra incidere sulla capacità di mantenere il focus sono… i social. Sono loro che minano davvero l’attenzione dei ragazzi.

Già questo, da solo, ribalta una narrazione intera. I ricercatori spiegano che la questione non è “quanto” schermo, ma “che tipo” di schermo. Quando un ragazzo gioca, anche se può sembrare immerso in un mondo parallelo, in realtà sta sostenendo un livello di concentrazione costante: prende decisioni, segue obiettivi, coordina strategie. Lo stesso vale per un video, che ha un inizio, una fine, un flusso lineare. I social, invece, lavorano esattamente al contrario: notifiche improvvise, feed infiniti, messaggi che arrivano a raffica, e quell’attesa — quasi pavloviana — che qualcosa stia per succedere da un momento all’altro. È proprio questa frammentazione continua dell’attenzione il terreno più fertile per la distrazione.
Ovviamente, i ricercatori sono cauti: a livello individuale, parliamo di un effetto “modesto”. Non è che ogni ragazzino che passa del tempo su Instagram o TikTok svilupperà un disturbo dell’attenzione, e nessuno sta dicendo che i social “causino” qualcosa come l’ADHD. Ma il punto è un altro: quando un’intera generazione è immersa quotidianamente in un ambiente così frammentato, anche un piccolo cambiamento individuale può trasformarsi in un effetto enorme a livello sociale, con più diagnosi e più fatica generale nel concentrarsi.
E allora, forse, la soluzione non è demonizzare gli schermi in blocco — perché videogiochi e video non sembrano affatto il problema — ma iniziare a guardare con più lucidità come i ragazzi usano i social e che tipo di spazio mentale lasciano loro. Non serve diventare rigidi o punitivi: basta favorire un uso più consapevole, spezzare qualche automatismo, ritagliarsi momenti senza notifiche, alternare digitale e offline con un po’ più di cura. Anche perché l’attenzione non è un interruttore: è un muscolo. E oggi, più che mai, ha bisogno di essere allenato nel modo giusto.

Scritto da Annamaria e postato in