Come resettare l’orologio biologico: regole
Svegliarsi già stanchi, fare fatica ad addormentarsi, rigirarsi nel letto per ore oppure aprire gli occhi nel cuore della notte. Quando il sonno non funziona più come dovrebbe, spesso pensiamo subito allo stress. Ma non sempre è soltanto colpa delle giornate troppo piene: potrebbe essere il nostro orologio biologico. Come resettare? Lo spiega ad Adnkronos la dottoressa Alessia Lanari. La direttrice della struttura Neuroterritoriale del Dipartimento di Neuroscienze di ASST Lariana e primario ad interim della Neurologia, dà le regole.

Il nostro ritmo circadiano è un vero e proprio orologio interno di circa 24 ore, che regola l’alternanza tra veglia e sonno ed è fortemente influenzato dalla luce. Quando scuola, lavoro, vita sociale e abitudini serali ci costringono a dormire poco o in orari sempre diversi, possiamo andare incontro a una vera “desincronizzazione”. Come spiega l’esperta, il sonno è regolato dall’interazione tra il processo circadiano, cioè il nostro orologio biologico, e il processo omeostatico, che determina la pressione del sonno: più tempo trascorriamo svegli, più aumenta il bisogno di dormire. E allora come possiamo rimettere ordine?
Le 5 regole per dormire meglio
1. Sveglia sempre alla stessa ora. La prima regola può sembrare banale, ma è fondamentale: mantenere orari regolari, soprattutto per il risveglio, anche durante il fine settimana. È proprio la regolarità ad aiutare l’organismo a sincronizzare nuovamente il proprio orologio interno.
2. La camera da letto deve tornare a essere il luogo del sonno. Televisione accesa, smartphone sul comodino, computer sul letto: meglio lasciarli fuori dalla routine della notte. La camera dovrebbe essere associata al riposo e non alle attività che tengono il cervello sveglio. La dottoressa Lanari suggerisce inoltre di evitare, quando possibile, di avere orologi continuamente visibili. Guardare continuamente l’ora durante una notte insonne può aumentare la preoccupazione per il tempo che passa.
3. Attenzione ai sonnellini. Dopo una notte difficile viene spontaneo cercare di recuperare durante il giorno. Ma dormire a lungo o fare un pisolino nel tardo pomeriggio può rendere ancora più complicato prendere sonno la sera.
4. Luce naturale e movimento durante il giorno. Per aiutare il nostro orologio biologico bisogna pensare anche alle ore diurne. Esporsi alla luce naturale e fare attività fisica, preferibilmente nelle prime ore della giornata, sono importanti segnali per il nostro organismo. Una passeggiata all’aperto può quindi essere molto più utile di quanto immaginiamo.
5. La sera rallentare. Quando arriva la sera, è il momento di abbassare il ritmo. Meglio evitare ciò che può disturbare il sonno: pasti molto abbondanti, alcol, caffeina e nicotina, soprattutto nelle ore che precedono il momento di andare a letto.
Tra i nemici del sonno ci sono anche gli schermi. Smartphone, tablet, computer e televisori possono interferire con la fisiologia del sonno soprattutto quando vengono utilizzati intensamente e molto vicino all’ora di andare a letto. La melatonina, l’ormone che segnala all’organismo che è arrivato il momento di dormire, viene infatti fortemente influenzata dalla luce. La luce ricca di lunghezze d’onda corte, come quella blu, può segnalare al cervello che è ancora giorno e ridurre la secrezione di melatonina.
Ma Lanari invita a non demonizzare la tecnologia: il problema non è soltanto la luce blu. Anche quanto a lungo utilizziamo gli schermi e quanto è stimolante ciò che stiamo guardando può ritardare l’addormentamento. Per questo, spiega la neurologa ad Adnkronos, è utile ridurre l’esposizione agli schermi nelle ore immediatamente precedenti il sonno e mantenere una buona esposizione alla luce naturale durante il giorno.
E se non arriva il sonno? Qui arriva una regola che può sembrare controintuitiva: non bisogna combattere con il cuscino. Se il sonno non arriva, restare a letto a guardare l’orologio e pensare “domani devo alzarmi presto” rischia di trasformare il letto in un luogo di ansia e veglia.“Se non ci si addormenta, è preferibile alzarsi, fare qualcosa di tranquillo con luce soffusa e tornare a letto quando compare nuovamente sonnolenza”, consiglia Lanari.
Non sempre, però, basta rimettere in ordine gli orari. La stanchezza al risveglio può essere anche il segnale di un problema del sonno. Un esempio è l’apnea ostruttiva del sonno, che può manifestarsi con russamento forte e abituale, pause respiratorie durante la notte, sonnolenza durante il giorno, mal di testa al mattino e difficoltà di concentrazione. “Russare occasionalmente è molto comune”, spiega Lanari, ma quando il russamento è forte, abituale e associato a pause respiratorie può essere un segnale da non trascurare. Se il problema è frequente, è quindi importante parlarne con il medico.
3 esercizi per spegnere il cervello
Siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, sempre pronti a rispondere a un messaggio, una mail o una notifica. E così, paradossalmente, anche le vacanze rischiano di trasformarsi in un periodo in cui il corpo è lontano dalla scrivania, ma la mente continua a lavorare senza sosta. Ecco 3 esercizi per spegnere il cervello.
Non sorprende che sempre più persone tornino da un viaggio sentendosi stanche quasi quanto prima di partire. Il problema ha persino un nome: “always on culture”, la cultura della reperibilità continua. Una condizione che mantiene il cervello costantemente in allerta e il corpo in uno stato di tensione cronica. Quando siamo esposti senza sosta a stimoli digitali, infatti, il nostro organismo continua a produrre cortisolo e adrenalina, gli ormoni dello stress. Il risultato? Sonno meno riposante, difficoltà di concentrazione, irritabilità e una sensazione costante di affaticamento mentale.
Per contrastare questo fenomeno, Richard Romagnoli, formatore e coach, ha elaborato una guida pratica al “reset mentale”, basata su 3 tecniche che aiutano a rallentare il flusso dei pensieri e a ritrovare uno spazio di quiete interiore, come riporta Leggo.
1. Dieci minuti di silenzio e una pagina bianca
Il primo esercizio è tanto semplice quanto efficace. Nei giorni che precedono una vacanza, o in qualsiasi momento particolarmente stressante, concedetevi almeno dieci minuti di silenzio assoluto. Niente smartphone, niente televisione, niente musica di sottofondo. L’obiettivo non è controllare i pensieri, ma lasciarli emergere liberamente.
Subito dopo, prendete carta e penna e scrivete tutto ciò che vi passa per la testa: preoccupazioni, impegni, idee, paure, cose da ricordare. Mettere i pensieri nero su bianco aiuta il cervello a liberarsi dal bisogno di tenerli costantemente attivi. È una sorta di “svuotatasche mentale” che permette di alleggerire il carico emotivo accumulato durante la giornata.
2. Creare ogni giorno una piccola oasi di quiete
Il secondo esercizio consiste nel ritagliarsi dei micro-spazi di silenzio. Bastano venti minuti al giorno, possibilmente al mattino, per interrompere il bombardamento continuo di informazioni che accompagna le nostre giornate. mNiente podcast, niente social, niente televisione. Solo silenzio.
Può sembrare difficile all’inizio, perché siamo abituati a riempire ogni momento vuoto con uno stimolo. Eppure è proprio in quei minuti di apparente inattività che il cervello riesce a rallentare davvero. Una passeggiata senza telefono, una colazione in tranquillità o semplicemente qualche minuto seduti all’aperto possono diventare preziosi alleati del benessere mentale.
3. Tre minuti di respirazione lenta per ricominciare
Il momento più delicato arriva spesso al rientro dalle vacanze, quando notifiche, appuntamenti e impegni sembrano travolgerci nuovamente. Per evitare di perdere subito la serenità conquistata, Romagnoli suggerisce un piccolo rituale quotidiano: tre minuti di respirazione lenta e consapevole.Sedetevi comodamente, chiudete gli occhi e concentratevi sul respiro. Inspirate lentamente dal naso ed espirate con calma.
Solo tre minuti possono aiutare a riportare l’attenzione al presente, ridurre la tensione accumulata e favorire una sensazione immediata di calma. A volte bastano pochi minuti di silenzio per ritrovare ciò che cerchiamo da tempo: un po’ di pace.
Diete fai da te: consigli dell’esperta
Tutte noi spesso ci affidiamo a diete fai da te, soprattutto col caldo in arrivo e la prova costume che incombe. Per darci una mano e metterci in guardia arrivano i consigli dell’esperta. Livia Barba, dirigente medico dell’Unità operativa complessa di Endocrinologia diretta da Francesco Scavuzzo, risponde ai quesiti più in voga. Sono 5 domande sulle tendenze che riguardano l’alimentazione. Lo fa nella prima puntata di “Primavera in salute”, la nuova rubrica social dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Diete fai da te: “Le diete fai da te, specie se restrittive dal punto di vista calorico, possono determinare veri quadri di scompenso. Possiamo perdere massa muscolare, massa magra, creando sarcopenia e quindi stanchezza, astenia protratta. Inoltre, per la sfera femminile, può determinare alterazioni del ciclo mestruale che vanno dall’irregolarità, quindi l’oligomenorrea, fino all’assenza di ciclo, amenorrea secondaria. Se protratte, queste diete possono poi portare a un abbassamento del metabolismo basale”.
Perdita di peso rapida: “E’ una perdita patologica, perdiamo liquidi e massa muscolare. Per il grasso ci vuole tempo e indicazioni nutrizionali specifiche. Tra l’altro, perdere rapidamente peso ci espone al rischio yo-yo e quindi al recupero rapido. A tal proposito, attenzione alle restrittive autosomministrate. Il digiuno intermittente che va tanto di moda è un importantissimo strumento ma solo in mano a medici nutrizionisti e dietisti”.
Diete estreme: “Diete estreme come le detox, le iperproteiche, i beveroni, possono dare squilibri elettrolitici, sovraccarico renale e anche danno epatico, talvolta determinando malori e anche ricorso al pronto soccorso. Per dimagrire in sicurezza è opportuno fare degli esami sia del sangue che esami clinici”.
Esami da fare: “Dal punto di vista del prelievo è utile dosare glicemia, insulina, profilo lipidico (quindi valutazione del colesterolo e dei trigliceridi), funzionalità renale ed epatica, talvolta la valutazione degli ormoni tiroidei. Dal punto di vista clinico è molto utile la valutazione della bioimpedenziometria, che ci consente di conoscere la quantità di muscolo (quindi massa magra), di grasso e anche di liquidi. Conoscere la composizione corporea di un paziente ci consente di prenderlo in carico in maniera più completa e di seguirlo in maniera ottimale nel tempo. L’uso di questi strumenti porta alla definizione di un piano terapeutico personalizzato: ogni persona è a sé e merita una dieta sartoriale”.
Dormire bene: le posizioni migliori
La postura che assumiamo mentre dormiamo non è un vezzo estetico, ma ha un impatto concreto sulla qualità del riposo e sulla salute di schiena, collo, respirazione e circolazione. Non esiste un’unica “posizione perfetta per tutti”, ma ci sono scelte che in genere aiutano il corpo a riposare meglio e altre che possono creare tensioni, dolori o disturbi se adottate troppo a lungo. Quali sono le posizioni migliori per dormire bene?

Dormire sul fianco
Dormire di lato è spesso considerata una delle posizioni più salutari perché mantiene la colonna vertebrale allineata e riduce la pressione su schiena e collo. Se aggiungi un cuscino tra le ginocchia, il bacino resta allineato e si alleviano anche i dolori alle anche e alla zona lombare. La posizione laterale è anche particolarmente utile per chi soffre di reflusso o bruciore: come osservano gli esperti, dormire sul lato sinistro può aiutare i processi digestivi e favorire il corretto flusso di cibo ed esofago grazie alla conformazione naturale degli organi.
Dormire sulla schiena
Dormire sulla schiena con un buon supporto per la testa e, se necessario, un cuscino sotto le ginocchia, permette alla colonna vertebrale di mantenere una posizione neutra e distribuisce il peso corporeo in modo uniforme. È spesso raccomandata per chi soffre di mal di schiena o tensioni muscolari. Questa posizione ha anche il vantaggio di ridurre il rischio di rughe da compressione sul viso perché non schiaccia la pelle contro il cuscino.
Le posizioni che è meglio evitare? Quella a pancia in giù è considerata, quasi unanimemente, una delle posizioni peggiori per la salute posturale. In questa postura la testa resta girata di lato per ore, con il collo ruotato e la colonna fuori asse, e questo può portare a dolori al collo, alla schiena e alle spalle. Anche se per alcune persone può sembrare comoda o aiuta a ridurre il russare in modo temporaneo, nel lungo periodo tende a stressare i muscoli e le articolazioni, causando rigidità al risveglio.
Anche alcune varianti “estreme” della posizione laterale, ad esempio con le ginocchia molto piegate o il busto troppo chiuso su sé stesso, possono limitare la respirazione e creare tensione muscolare se ripetute per tutta la notte.
Per dormire meglio usa un cuscino adatto: non troppo alto né troppo basso, metti un cuscino tra le ginocchia se dormi di lato se scegli la schiena, prova a sollevare leggermente il capo o usare un supporto sotto le ginocchia, evita di dormire a pancia sotto per periodi prolungati, soprattutto se già hai dolore cervicale o lombare.
Non esiste una posizione perfetta per tutti è importante: la scelta migliore è quella che mantiene la colonna vertebrale allineata, distribuisce bene il peso e ti fa svegliare senza dolori. Dormire non è solo chiudere gli occhi: è dare al corpo la possibilità di guarire, rigenerarsi e recuperare energia. E spesso, il modo in cui ci si adagia tra le lenzuola è il primo passo verso un riposo davvero rigenerante.
La doccia perfetta
La doccia quotidiana può essere un vero gesto di cura oppure, se fatta nel modo sbagliato, un’abitudine che secca e irrita la pelle. Bastano però poche accortezze per trasformarla in un rituale di benessere adatto a tutta la famiglia. Ecco cosa fare per la doccia davvero “perfetta”:
- Usare acqua tiepida, mai troppo calda
L’acqua molto calda elimina il film idrolipidico che protegge la pelle, favorendo secchezza, prurito e arrossamenti. La temperatura ideale è simile a quella del corpo, soprattutto per i bambini. - Limitare la durata della doccia
Non serve restare sotto l’acqua a lungo: pochi minuti sono sufficienti per una corretta igiene. Docce troppo lunghe aumentano la disidratazione cutanea, in particolare nei mesi freddi. - Scegliere detergenti delicati
Meglio prodotti con formulazioni semplici, senza profumi aggressivi o sostanze irritanti. Per i bambini, ancora di più, è importante rispettare il pH naturale della pelle. - Non insistere troppo con spugne e scrub
Strofinare energicamente o usare strumenti abrasivi può irritare la pelle e causare microlesioni. La pelle non ha bisogno di essere “grattata” per essere pulita. - Asciugare la pelle tamponando, non strofinando
Dopo la doccia è meglio usare un asciugamano morbido e tamponare delicatamente, evitando movimenti energici che possono sensibilizzare la cute. - Applicare la crema idratante subito dopo
Il momento migliore è quando la pelle è ancora leggermente umida: in questo modo si trattiene l’idratazione e si rinforza la barriera cutanea. Per i bambini può diventare anche un momento di coccola e routine rassicurante. - Creare un rituale rilassante
Una doccia serena, senza fretta e senza stimoli eccessivi, aiuta anche il benessere emotivo. Per i più piccoli è un modo per chiudere la giornata, per gli adulti un’occasione per rallentare.
In fondo, la doccia perfetta non è questione di quantità o di prodotti sofisticati, ma di equilibrio. Pochi gesti fatti bene proteggono la pelle, rispettano i più piccoli e trasformano un’abitudine quotidiana in un vero momento di cura per tutta la famiglia.
6 bevande da evitare al mattino
Soprattutto in questi giorni, tra pranzi e cene luculliane e calici di vino, è necessario fare attenzione. L’immunologo clinico Mauro Minelli all’Adnkronos Salute spiega quali sono le 6 bevande da evitare al mattino, così da stare meglio. Care GoMamme prendete nota.

Il docente di Nutrizione umana alla Lum avverte: “Quello che bevi per primo setta il tono metabolico di tutta la giornata”. Ecco cosa dobbiamo eliminare dalla nostra dieta appena sveglie, preferendogli un bicchiere di acqua tiepida con limone. Poi viene la colazione e per ultimo il caffè.
1. Succhi di frutta industriali. “Il pro: sono dolci, freschi e colorati. Il contro: sono essenzialmente acqua e zuccheri aggiunti. A causa dell’assenza delle fibre presenti nel frutto intero, il glucosio viene assorbito in modo estremamente rapido, provocando un’iperglicemia transitoria immediata. Fa seguito a tutto questo una rapida risposta insulinica e un conseguente calo di energia (e aumento della fame) già a metà mattinata”, spiega Minelli.
2. Caffè a stomaco vuoto. “Pro: è il sacro rito che ‘accende’ il cervello. Il contro: bere caffè prima di aver mangiato stimola la produzione di acido cloridrico, non esattamente il massimo per una gastrite, e alza i livelli di cortisolo proprio quando è già al suo picco naturale. Risultato? Nervosismo e bruciore di stomaco”.
3. Energy drink. “Il pro: generano un picco immediato di vigilanza grazie al rilascio rapido di dopamina e adrenalina. Il contro: inducono uno stress metabolico acuto. L’elevato carico glicemico – illustra Minelli – provoca un’impennata di insulina seguita da un brusco crollo energetico. Inoltre, l’assunzione di forti stimolanti a digiuno aggredisce la mucosa gastrica e altera il ritmo cardiaco basale, portando a tachicardia e agitazione invece che a vera energia”.
4. Acqua ghiacciata. “Il pro: ti sveglia di colpo. Il contro: lo shock termico è reale. L’acqua gelida a digiuno rallenta il metabolismo e ‘congela’ i processi digestivi, rendendo più difficile assimilare la colazione che farai dopo. Meglio a temperatura ambiente”.
5. Bibite gassate. “Il pro: le bollicine danno una falsa sensazione di sazietà. Il contro: gonfiore addominale istantaneo. L’anidride carbonica dilata lo stomaco, mentre gli edulcoranti o gli zuccheri innescano la voglia di dolce per tutto il resto della giornata”, precisa lo specialista.
6. Bevande ‘detox’ confezionate. “Il pro: offrono un apporto immediato e concentrato di micronutrienti (vitamine e sali minerali) in un formato pratico e veloce. Il contro: possono nascondere un carico elevato di zuccheri semplici e conservanti. La forma liquida, tra l’altro, elimina la masticazione, pure necessaria per attivare i segnali di sazietà, e priva la frutta della sua matrice fibrosa. Questo causa un rapido svuotamento gastrico, lasciando l’organismo insoddisfatto e nuovamente affamato in breve tempo”.
Trucchi spezzafame per i brindisi prenatalizi
Il Natale è già nell’aria, ma noi mamme e papà corriamo il rischio di arrivare già appesantiti ai pranzi e le cene delle festività. Ci sono dei trucchi spezzafame per i brindisi natalizi, li svela all’Adnkronos Salute il nutrizionista e fitoterapeuta Ciro Vestita.

“Tisane e spezzafame naturali, come i finocchi, possono esser di grande aiuto”, spiega Vestita. “Durante questo periodo e nelle feste natalizie – ribadisce – è facile ingrassare perché mangiamo in maniera più disordinata, poi, in una fase successiva, durante la festa, stiamo anche di più a casa dove non mancheranno gli avanzi. Quindi è facile che scappi un pezzetto di dolce in più, del cioccolato. E alla fine della giornata si arriva ad aver accumulato 5-600 calorie di troppo. Ma qualche stratagemma per evitare questo c’è”.
“Ci sono alcune piante medicali da usare sotto forma di infuso, ad esempio la malva, la melissa, la camomilla e il biancospino, che sono piante sedative, calmanti: frenano la voglia di mangiare, sono ‘sazianti’ , quindi ci si ritrova la sera ad aver mangiato meno, semplicemente perché questi infusi hanno praticamente bloccato l’appetito”, chiarisce.
“Infine sono ricchissimi di mucillagini e, siccome madre natura non fa mai ‘scatole singole’, queste tisane servono anche a depurarsi e a disintossicarsi”. Ottimo anche il tè verde, “una tazza calda, in questo periodo invernale, è confortevole: spezza la fame ed è ha anche proprietà preventive”, sottolinea ancora.
Un altro segreto? “Si basa sui ‘cuori’ di finocchio. Prendiamo solo la parte interna – suggerisce – Da un finocchio grosso come un pugno rimane praticamente una pallina da ping pong e di questi ‘cuori’ ne mangeremo circa 5 prima pranzo e prima cena che spezzeranno la fame. Questi ortaggi, in più, sono fortemente diuretici, e ci sgonfiano facendoci sentire meglio”.
Alimenti e salute: nuovo glossario
Molti termini di uso comune mettono in relazione alimenti e salute, ma spesso in maniera approssimativa. Cosa sia un alimento spazzatura lo possiamo intuire, ma il nuovo Glossario FeSIN (Federazione delle Società Italiane di Nutrizione), dal titolo “Alimentazione e Nutrizione in parole”, chiarisce diversi concetti.

In primo luogo, che “alimento spazzatura” è un termine non scientifico, usato nel linguaggio comune per indicare un alimento che per la sua composizione e/o modalità di preparazione è in evidente contrasto con i criteri di una sana alimentazione. E quindi chiarisce che gli effetti negativi di un alimento spazzatura sullo stato di salute dipendono dalla sua composizione, dalla quantità e dalla frequenza di consumo, e dal tipo di dieta in cui è inserito.
Ugualmente, molti termini che descrivono componenti e categorie di alimenti sembrano ben noti, ma il Glossario fornisce maggiori, importanti spiegazioni. Ad esempio, che l’alcol etilico (o etanolo) è il prodotto della fermentazione di zuccheri e amidi e che, pur fornendo un apporto energetico pari a circa 7 kcal/g, è privo di funzioni strutturali o regolatorie per l’organismo. Inoltre, il Glossario specifica che l’alcol etilico viene assorbito rapidamente a livello gastrointestinale, alterando il metabolismo di macro- e micronutrienti, la funzione del sistema nervoso centrale e di vari organi e apparati e, molto importante, che è contenuto nelle bevande alcoliche, il cui consumo non viene raccomandato.
Il nuovo strumento redatto dalla FeSIN permette anche di discriminare tra parole simili. Ad esempio, prendendo in esame i termini che si riferiscono a dichiarazioni ed etichette, permette di distinguere l’etichetta dell’alimento (Qualunque testo, marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore), dalla etichetta nutrizionale, che è l’insieme di informazioni presenti sulla confezione di un prodotto alimentare, relative al valore energetico e al contenuto in macro e micronutrienti.
Il Glossario mette anche in risalto che entrambi i tipi di etichetta sono regolati da normative europee. Diversa, poi, è l’etichettatura fronte pacco, ossia l’insieme di informazioni nutrizionali semplificate sul fronte delle confezioni alimentari che mira ad aiutare i consumatori nelle loro scelte alimentari. Può trattarsi di una ripetizione parziale delle informazioni contenute nella etichetta nutrizionale (per esempio, il valore energetico da solo o insieme alle quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale), o può fornire informazioni aggiuntive sulla qualità nutrizionale complessiva dell’alimento, mediante simboli, lettere, codici, colore o altri formati grafici.
Si parla molto della necessità di seguire una dieta corretta, strumento fondamentale per mantenere uno stato ottimale di salute e benessere, ma raramente ci si sofferma a considerare che essa si basa sui fabbisogni nutrizionali. E anche in questo caso viene in aiuto il Glossario, spiegando che il fabbisogno nutrizionale è l’apporto di energia o di un nutriente necessario per soddisfare le esigenze metaboliche, garantire crescita e sviluppo, preservare l’integrità anatomica e funzionale dell’organismo, promuovere la salute e il benessere dell’individuo. Tiene conto delle necessità legate all’attività fisica ed alle differenti condizioni fisiologiche e patologiche.
Quindi, soddisfare i fabbisogni nutrizionali permette di mantenere un buono stato di nutrizione. Ma se non ci alimentiamo correttamente, cosa può accadere? Il Glossario aiuta a capirlo definendo i termini legati allo stato di nutrizione e sue alterazioni.
Ad esempio malnutrizione per difetto, ossia la sindrome clinica multifattoriale conseguente ad apporti di energia e/o nutrienti insufficienti, per periodi protratti di tempo, rispetto alle necessità dell’individuo. Causa significative alterazioni strutturali, metaboliche e funzionali dell’organismo, con conseguenti effetti negativi su crescita, sviluppo, integrità anatomica e funzionale dell’organismo, stato di salute e benessere psicofisico. Ugualmente, il Glossario definisce alcune sindromi e malattie, e termini relativi alla diagnosi nutrizionale, per permettere di orientarsi anche a chi non è esperto.
Nel Glossario, trovano spiegazione termini specifici quali sarcopenia, la sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di massa muscolare, forza muscolare e funzione motoria. Si distingue in primaria, dovuta all’invecchiamento, e secondaria, dovuta alla presenza di patologie. Ma sono descritti anche termini più generali come malattie dismetaboliche, patologie caratterizzate da una alterazione del metabolismo che può essere causata da fattori differenti, tra i quali fattori genetici, stile di vita, condizioni mediche preesistenti, ecc. Includono, tra le altre, il diabete mellito, l’obesità, le dislipidemie e la sindrome metabolica. Nel caso di alterato funzionamento di una via metabolica specifica, spesso di origine genetica, si parla di malattie metaboliche ereditarie.
Infine, vengono definiti termini legati alle differenti aree della Alimentazione e Nutrizione umana, sia quelle di più recente sviluppo quali la nutrigenetica (studio delle variazioni del patrimonio genetico di un individuo (polimorfismi) che possono influenzare le risposte ai componenti della dieta. È alla base della nutrizione personalizzata o nutrizione di precisione), sia quelle più note come la dietetica (applicazione dei principi della nutrizione umana per la valutazione dell’adeguatezza nutrizionale della dieta e la formulazione di schemi alimentari da utilizzare in condizioni fisiologiche e patologiche).
Dalla A alla Z, attraversando diverse aree scientifico-culturali, il Glossario FeSIN propone 200 nuove definizioni per orientarsi tra alimentazione, nutrizione e salute, per una più corretta e univoca comunicazione e comprensione tra esperti, ma anche di facile utilizzo, per la popolazione, le industrie alimentari, gli editori scolastici, i giornalisti, i social, ecc.
La seconda edizione del Glossario Alimentazione e Nutrizione in Parole è il frutto del lavoro di oltre due anni di un gruppo di esperti delle quattro Società Scientifiche Federate FeSIN, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE), la Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA) e l’Associazione Scientifica Alimentazione, Nutrizione e Dietetica (ASAND), ed il contributo dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e metabolismo (SINPE), che avevano partecipato alla prima edizione. È disponibile, gratuitamente, dai siti internet della FeSIN e delle società federate.

Scritto da Annamaria e postato in