La doccia perfetta
La doccia quotidiana può essere un vero gesto di cura oppure, se fatta nel modo sbagliato, un’abitudine che secca e irrita la pelle. Bastano però poche accortezze per trasformarla in un rituale di benessere adatto a tutta la famiglia. Ecco cosa fare per la doccia davvero “perfetta”:

- Usare acqua tiepida, mai troppo calda
L’acqua molto calda elimina il film idrolipidico che protegge la pelle, favorendo secchezza, prurito e arrossamenti. La temperatura ideale è simile a quella del corpo, soprattutto per i bambini. - Limitare la durata della doccia
Non serve restare sotto l’acqua a lungo: pochi minuti sono sufficienti per una corretta igiene. Docce troppo lunghe aumentano la disidratazione cutanea, in particolare nei mesi freddi. - Scegliere detergenti delicati
Meglio prodotti con formulazioni semplici, senza profumi aggressivi o sostanze irritanti. Per i bambini, ancora di più, è importante rispettare il pH naturale della pelle. - Non insistere troppo con spugne e scrub
Strofinare energicamente o usare strumenti abrasivi può irritare la pelle e causare microlesioni. La pelle non ha bisogno di essere “grattata” per essere pulita. - Asciugare la pelle tamponando, non strofinando
Dopo la doccia è meglio usare un asciugamano morbido e tamponare delicatamente, evitando movimenti energici che possono sensibilizzare la cute. - Applicare la crema idratante subito dopo
Il momento migliore è quando la pelle è ancora leggermente umida: in questo modo si trattiene l’idratazione e si rinforza la barriera cutanea. Per i bambini può diventare anche un momento di coccola e routine rassicurante. - Creare un rituale rilassante
Una doccia serena, senza fretta e senza stimoli eccessivi, aiuta anche il benessere emotivo. Per i più piccoli è un modo per chiudere la giornata, per gli adulti un’occasione per rallentare.
In fondo, la doccia perfetta non è questione di quantità o di prodotti sofisticati, ma di equilibrio. Pochi gesti fatti bene proteggono la pelle, rispettano i più piccoli e trasformano un’abitudine quotidiana in un vero momento di cura per tutta la famiglia.
6 bevande da evitare al mattino
Soprattutto in questi giorni, tra pranzi e cene luculliane e calici di vino, è necessario fare attenzione. L’immunologo clinico Mauro Minelli all’Adnkronos Salute spiega quali sono le 6 bevande da evitare al mattino, così da stare meglio. Care GoMamme prendete nota.
Il docente di Nutrizione umana alla Lum avverte: “Quello che bevi per primo setta il tono metabolico di tutta la giornata”. Ecco cosa dobbiamo eliminare dalla nostra dieta appena sveglie, preferendogli un bicchiere di acqua tiepida con limone. Poi viene la colazione e per ultimo il caffè.
1. Succhi di frutta industriali. “Il pro: sono dolci, freschi e colorati. Il contro: sono essenzialmente acqua e zuccheri aggiunti. A causa dell’assenza delle fibre presenti nel frutto intero, il glucosio viene assorbito in modo estremamente rapido, provocando un’iperglicemia transitoria immediata. Fa seguito a tutto questo una rapida risposta insulinica e un conseguente calo di energia (e aumento della fame) già a metà mattinata”, spiega Minelli.
2. Caffè a stomaco vuoto. “Pro: è il sacro rito che ‘accende’ il cervello. Il contro: bere caffè prima di aver mangiato stimola la produzione di acido cloridrico, non esattamente il massimo per una gastrite, e alza i livelli di cortisolo proprio quando è già al suo picco naturale. Risultato? Nervosismo e bruciore di stomaco”.
3. Energy drink. “Il pro: generano un picco immediato di vigilanza grazie al rilascio rapido di dopamina e adrenalina. Il contro: inducono uno stress metabolico acuto. L’elevato carico glicemico – illustra Minelli – provoca un’impennata di insulina seguita da un brusco crollo energetico. Inoltre, l’assunzione di forti stimolanti a digiuno aggredisce la mucosa gastrica e altera il ritmo cardiaco basale, portando a tachicardia e agitazione invece che a vera energia”.
4. Acqua ghiacciata. “Il pro: ti sveglia di colpo. Il contro: lo shock termico è reale. L’acqua gelida a digiuno rallenta il metabolismo e ‘congela’ i processi digestivi, rendendo più difficile assimilare la colazione che farai dopo. Meglio a temperatura ambiente”.
5. Bibite gassate. “Il pro: le bollicine danno una falsa sensazione di sazietà. Il contro: gonfiore addominale istantaneo. L’anidride carbonica dilata lo stomaco, mentre gli edulcoranti o gli zuccheri innescano la voglia di dolce per tutto il resto della giornata”, precisa lo specialista.
6. Bevande ‘detox’ confezionate. “Il pro: offrono un apporto immediato e concentrato di micronutrienti (vitamine e sali minerali) in un formato pratico e veloce. Il contro: possono nascondere un carico elevato di zuccheri semplici e conservanti. La forma liquida, tra l’altro, elimina la masticazione, pure necessaria per attivare i segnali di sazietà, e priva la frutta della sua matrice fibrosa. Questo causa un rapido svuotamento gastrico, lasciando l’organismo insoddisfatto e nuovamente affamato in breve tempo”.
Trucchi spezzafame per i brindisi prenatalizi
Il Natale è già nell’aria, ma noi mamme e papà corriamo il rischio di arrivare già appesantiti ai pranzi e le cene delle festività. Ci sono dei trucchi spezzafame per i brindisi natalizi, li svela all’Adnkronos Salute il nutrizionista e fitoterapeuta Ciro Vestita.

“Tisane e spezzafame naturali, come i finocchi, possono esser di grande aiuto”, spiega Vestita. “Durante questo periodo e nelle feste natalizie – ribadisce – è facile ingrassare perché mangiamo in maniera più disordinata, poi, in una fase successiva, durante la festa, stiamo anche di più a casa dove non mancheranno gli avanzi. Quindi è facile che scappi un pezzetto di dolce in più, del cioccolato. E alla fine della giornata si arriva ad aver accumulato 5-600 calorie di troppo. Ma qualche stratagemma per evitare questo c’è”.
“Ci sono alcune piante medicali da usare sotto forma di infuso, ad esempio la malva, la melissa, la camomilla e il biancospino, che sono piante sedative, calmanti: frenano la voglia di mangiare, sono ‘sazianti’ , quindi ci si ritrova la sera ad aver mangiato meno, semplicemente perché questi infusi hanno praticamente bloccato l’appetito”, chiarisce.
“Infine sono ricchissimi di mucillagini e, siccome madre natura non fa mai ‘scatole singole’, queste tisane servono anche a depurarsi e a disintossicarsi”. Ottimo anche il tè verde, “una tazza calda, in questo periodo invernale, è confortevole: spezza la fame ed è ha anche proprietà preventive”, sottolinea ancora.
Un altro segreto? “Si basa sui ‘cuori’ di finocchio. Prendiamo solo la parte interna – suggerisce – Da un finocchio grosso come un pugno rimane praticamente una pallina da ping pong e di questi ‘cuori’ ne mangeremo circa 5 prima pranzo e prima cena che spezzeranno la fame. Questi ortaggi, in più, sono fortemente diuretici, e ci sgonfiano facendoci sentire meglio”.
Alimenti e salute: nuovo glossario
Molti termini di uso comune mettono in relazione alimenti e salute, ma spesso in maniera approssimativa. Cosa sia un alimento spazzatura lo possiamo intuire, ma il nuovo Glossario FeSIN (Federazione delle Società Italiane di Nutrizione), dal titolo “Alimentazione e Nutrizione in parole”, chiarisce diversi concetti.

In primo luogo, che “alimento spazzatura” è un termine non scientifico, usato nel linguaggio comune per indicare un alimento che per la sua composizione e/o modalità di preparazione è in evidente contrasto con i criteri di una sana alimentazione. E quindi chiarisce che gli effetti negativi di un alimento spazzatura sullo stato di salute dipendono dalla sua composizione, dalla quantità e dalla frequenza di consumo, e dal tipo di dieta in cui è inserito.
Ugualmente, molti termini che descrivono componenti e categorie di alimenti sembrano ben noti, ma il Glossario fornisce maggiori, importanti spiegazioni. Ad esempio, che l’alcol etilico (o etanolo) è il prodotto della fermentazione di zuccheri e amidi e che, pur fornendo un apporto energetico pari a circa 7 kcal/g, è privo di funzioni strutturali o regolatorie per l’organismo. Inoltre, il Glossario specifica che l’alcol etilico viene assorbito rapidamente a livello gastrointestinale, alterando il metabolismo di macro- e micronutrienti, la funzione del sistema nervoso centrale e di vari organi e apparati e, molto importante, che è contenuto nelle bevande alcoliche, il cui consumo non viene raccomandato.
Il nuovo strumento redatto dalla FeSIN permette anche di discriminare tra parole simili. Ad esempio, prendendo in esame i termini che si riferiscono a dichiarazioni ed etichette, permette di distinguere l’etichetta dell’alimento (Qualunque testo, marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore), dalla etichetta nutrizionale, che è l’insieme di informazioni presenti sulla confezione di un prodotto alimentare, relative al valore energetico e al contenuto in macro e micronutrienti.
Il Glossario mette anche in risalto che entrambi i tipi di etichetta sono regolati da normative europee. Diversa, poi, è l’etichettatura fronte pacco, ossia l’insieme di informazioni nutrizionali semplificate sul fronte delle confezioni alimentari che mira ad aiutare i consumatori nelle loro scelte alimentari. Può trattarsi di una ripetizione parziale delle informazioni contenute nella etichetta nutrizionale (per esempio, il valore energetico da solo o insieme alle quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale), o può fornire informazioni aggiuntive sulla qualità nutrizionale complessiva dell’alimento, mediante simboli, lettere, codici, colore o altri formati grafici.
Si parla molto della necessità di seguire una dieta corretta, strumento fondamentale per mantenere uno stato ottimale di salute e benessere, ma raramente ci si sofferma a considerare che essa si basa sui fabbisogni nutrizionali. E anche in questo caso viene in aiuto il Glossario, spiegando che il fabbisogno nutrizionale è l’apporto di energia o di un nutriente necessario per soddisfare le esigenze metaboliche, garantire crescita e sviluppo, preservare l’integrità anatomica e funzionale dell’organismo, promuovere la salute e il benessere dell’individuo. Tiene conto delle necessità legate all’attività fisica ed alle differenti condizioni fisiologiche e patologiche.
Quindi, soddisfare i fabbisogni nutrizionali permette di mantenere un buono stato di nutrizione. Ma se non ci alimentiamo correttamente, cosa può accadere? Il Glossario aiuta a capirlo definendo i termini legati allo stato di nutrizione e sue alterazioni.
Ad esempio malnutrizione per difetto, ossia la sindrome clinica multifattoriale conseguente ad apporti di energia e/o nutrienti insufficienti, per periodi protratti di tempo, rispetto alle necessità dell’individuo. Causa significative alterazioni strutturali, metaboliche e funzionali dell’organismo, con conseguenti effetti negativi su crescita, sviluppo, integrità anatomica e funzionale dell’organismo, stato di salute e benessere psicofisico. Ugualmente, il Glossario definisce alcune sindromi e malattie, e termini relativi alla diagnosi nutrizionale, per permettere di orientarsi anche a chi non è esperto.
Nel Glossario, trovano spiegazione termini specifici quali sarcopenia, la sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di massa muscolare, forza muscolare e funzione motoria. Si distingue in primaria, dovuta all’invecchiamento, e secondaria, dovuta alla presenza di patologie. Ma sono descritti anche termini più generali come malattie dismetaboliche, patologie caratterizzate da una alterazione del metabolismo che può essere causata da fattori differenti, tra i quali fattori genetici, stile di vita, condizioni mediche preesistenti, ecc. Includono, tra le altre, il diabete mellito, l’obesità, le dislipidemie e la sindrome metabolica. Nel caso di alterato funzionamento di una via metabolica specifica, spesso di origine genetica, si parla di malattie metaboliche ereditarie.
Infine, vengono definiti termini legati alle differenti aree della Alimentazione e Nutrizione umana, sia quelle di più recente sviluppo quali la nutrigenetica (studio delle variazioni del patrimonio genetico di un individuo (polimorfismi) che possono influenzare le risposte ai componenti della dieta. È alla base della nutrizione personalizzata o nutrizione di precisione), sia quelle più note come la dietetica (applicazione dei principi della nutrizione umana per la valutazione dell’adeguatezza nutrizionale della dieta e la formulazione di schemi alimentari da utilizzare in condizioni fisiologiche e patologiche).
Dalla A alla Z, attraversando diverse aree scientifico-culturali, il Glossario FeSIN propone 200 nuove definizioni per orientarsi tra alimentazione, nutrizione e salute, per una più corretta e univoca comunicazione e comprensione tra esperti, ma anche di facile utilizzo, per la popolazione, le industrie alimentari, gli editori scolastici, i giornalisti, i social, ecc.
La seconda edizione del Glossario Alimentazione e Nutrizione in Parole è il frutto del lavoro di oltre due anni di un gruppo di esperti delle quattro Società Scientifiche Federate FeSIN, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE), la Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA) e l’Associazione Scientifica Alimentazione, Nutrizione e Dietetica (ASAND), ed il contributo dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e metabolismo (SINPE), che avevano partecipato alla prima edizione. È disponibile, gratuitamente, dai siti internet della FeSIN e delle società federate.
10 consigli per seguire la Dieta Mediterranea
Il 16 novembre 2025 ricorre il quindicesimo anniversario del riconoscimento della Dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO. Questo importante traguardo celebra non solo un modello alimentare sano e sostenibile, ma anche un insieme di saperi, pratiche, tradizioni e valori condivisi dalle comunità del Mediterraneo. La SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, propone 10 consigli per seguire la Dieta Mediterranea e farsi del bene.
1. Quello che non deve mai mancare in dispensa
Per cucinare piatti sani e secondo le ricette della tradizione mediterranea, ci sono alcuni alimenti essenziali che non dovrebbero mai mancare in dispensa: olio extravergine d’oliva, pomodori pelati, legumi secchi o in barattolo, preferibilmente in vetro, pasta e riso integrali, farro, cereali, spezie come origano, basilico, rosmarino.
2. La lista della spesa “mediterranea”
Per una migliore gestione, è consigliato organizzare la lista settimanale della spesa con prevalenza di: frutta e verdura fresche e di stagione, pesce azzurro (alici, sgombro, sardine), yogurt bianco, uova, carni bianche, formaggi freschi (ad es. mozzarella, ricotta), pane integrale o ai cereali. Quando possibile, privilegiare prodotti locali e di filiera corta, per sostenere l’economia del territorio, ridurre l’impatto ambientale dei trasporti e garantire maggiore freschezza e qualità agli alimenti.
3. Un menù settimanale antistress e salva tempo
Seguendo le indicazioni della Piramide Alimentare SINU, relativamente alla frequenza di consumo dei diversi alimenti, è facile organizzare un menu settimanale personalizzato, che aiuterà a risparmiare tempo, evitare scelte impulsive e a ridurre lo stress di “cosa cucino oggi?”.
4. La riscoperta delle ricette dell’antica tradizione mediterranea
La nostra tradizione è ricca di tante ricette tipiche, tramandate di generazione in generazione. Riscoprirle, prepararle, in famiglia o con amici, magari con una reinterpretazione moderna, aiuterà a rendere la cucina un momento creativo, piacevole e di condivisione.
5. Spuntini semplici e salutari
Frutta fresca e secca (noci, mandorle, ecc.), yogurt naturale, ma anche una fetta di pane con olio e pomodoro sono la scelta più pratica e sana per una merenda gustosa e genuina.
6. Cucinare in doppia dose
Cucinare legumi, riso, cereali o verdure richiede lunghe preparazioni e cotture. Prevedere una quantità maggiore e conservarla in frigorifero o freezer, in contenitori preferibilmente in vetro, aiuterà a risparmiare tempo e avere sempre a disposizione piatti sani.
7. Un “kit aromatico” per dare più sapore
Alla base della cucina mediterranea ci sono i sapori e i profumi del nostro territorio. Cipolla, aglio, prezzemolo, sedano e carota, tritati e conservati in frigorifero o freezer e pronti all’uso, saranno il mix perfetto per dare più sapore ai piatti in pochi secondi, riducendo anche l’uso di sale.
8. Il piatto unico contiene tutti i nutrienti necessari
Un piatto unico ben bilanciato, come un’insalata di farro con verdure e feta o una pasta con ceci e spinaci, racchiude tutti i nutrienti essenziali in una sola preparazione, semplificando la cucina quotidiana: riduce il numero di pentole da usare, accorcia i tempi di preparazione e cottura e consente di risparmiare energia e acqua, contribuendo anche a uno stile di vita più sostenibile.
9. La tecnologia è a sostegno della Dieta Mediterranea
Sfruttare gli elettrodomestici moderni come la friggitrice ad aria per verdure croccanti senza olio, la pentola a pressione per legumi pronti in 30 minuti o i robot da cucina per tritare, impastare, frullare, è una validissima scelta e un aiuto in cucina, per risparmiare tempo e soprattutto fatica.
10. Mangiare insieme
La Dieta Mediterranea non è solo un insieme di alimenti, ma un vero e proprio stile di vita che valorizza anche la convivialità. Mangiare insieme, in famiglia o con amici, favorisce la condivisione, rallenta il ritmo dei pasti, migliora la qualità dell’alimentazione e il benessere psicologico. Anche il momento del pasto può diventare un’occasione per educare i più piccoli a scelte alimentari sane, rafforzare i legami e riscoprire il piacere di stare a tavola, lontano da schermi e distrazioni.
Dopo le vacanze niente detox
Le vacanze sono finite e con loro anche gli aperitivi infiniti, le cene al chiaro di luna e quei “tanto ci penso a settembre” che hanno riempito i nostri piatti. Ma al rientro la domanda è sempre la stessa: come si riparte senza sensi di colpa? La risposta arriva da Sara Olivieri, dietista e divulgatrice da oltre 200mila follower su Instagram, dove con il suo profilo ironico e fuori dagli schemi “Inizio lunedì” smonta i falsi miti del benessere. Dice chiaramente una cosa: dopo le vacanze, niente detox.

Intervistata da Leggo, Olivieri mette subito le cose in chiaro: niente punizioni, niente digiuni, niente “detox” a base di beveroni miracolosi. “La prima cosa da dire è che non si tratta di ‘riparare’ o ‘compensare’, ma semplicemente di riprendere le proprie abitudini. Non serve mettersi a stecchetto o vivere a verdure bollite. Anzi, dopo un periodo ricco di cibo, spesso anche disordinato, il corpo stesso tende a richiedere cibi più semplici: più acqua, più verdure, pasti regolari. Bisogna solo rientrare in ascolto di sé, senza drammi”.
Altro che succhi verdi e tisane dai poteri miracolosi: “Il corpo non è mai ‘intossicato’ nel senso in cui ci fanno credere certe pubblicità. Fegato e reni sono organi perfetti, se li lasciamo lavorare in pace”, chiarisce la dietista. Il segreto sta nel tornare alla normalità: “Mangiare con varietà e regolarità, senza eccessi. Aggiungendo idratazione, sonno e un po’ di movimento, il corpo si riequilibra da solo”.
La dieta in alcuni periodi ci assilla: “Viviamo in una società che alterna abbuffate e punizioni, senza mai fermarsi nel mezzo. E poi siamo impazienti: vogliamo risultati immediati, anche quando sappiamo che non funzionano. Ma il dimagrimento non è un ordine Amazon: non arriva tutto il giorno dopo. Bisogna accettare che serve tempo. Quando smetti di cercare scorciatoie, smetti anche di sentirti in colpa ogni volta che ‘sgarri’. Se ti concentri su azioni quotidiane semplici e sostenibili, i risultati arrivano davvero. Non in due giorni, ma arrivano. E durano di più”.
Ecco la sua ricetta benessere: “Inizia da cose piccole. Bevi più acqua, fai una spesa sensata, organizza i pasti con un minimo di anticipo. Non serve rivoluzionare tutto. E se ieri hai mangiato una pizza, non è un problema: non serve ‘recuperare’, serve solo continuare. Il benessere non si misura in giorni perfetti, ma in settimane in cui stai bene, nel corpo e nella testa”. Come spesso accade è l’equilibrio a fare la differenza.
Come mantenere l’abbronzatura a lungo
Tornare dalle vacanze con una bella tintarella è una delle soddisfazioni più grandi dell’estate. Ma come mantenere l’abbronzatura a lungo senza ricorrere a lampade o soluzioni aggressive? Non è un sogno impossibile, anzi. Come racconta a Leggo il dottor Luigi Lembo, ”l’abbronzatura, di per sé, ha un ciclo naturale. È un meccanismo di difesa della pelle contro i raggi UV. La nostra epidermide è fatta di cellule – i cheratinociti – che si rinnovano ogni mese: questo processo, chiamato desquamazione, porta via anche il colore acquisito durante l’esposizione al sole. Quindi sì, è normale che la tintarella sfumi gradualmente”.

La buona notizia è che ci sono accorgimenti semplici per farla durare un po’ di più. “La chiave è semplice: idratazione costante. Una pelle ben idratata desquama più lentamente e trattiene più a lungo la melanina. Usare una buona crema idratante ogni giorno, preferibilmente dopo la doccia, aiuta moltissimo. È un gesto sano che fa bene non solo all’abbronzatura, ma alla salute della pelle in generale”, spiega il dirigente medico in Dermatologia e Venereologia presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma,
E se l’estate non basta e si desidera un colorito dorato anche nei mesi freddi, niente paura: la soluzione sono gli autoabbronzanti. “Assolutamente sì, a patto che si scelgano prodotti sicuri e certificati. Gli autoabbronzanti moderni sono ben tollerati, non fanno male e non penetrano in profondità: agiscono solo sugli strati più superficiali della pelle, legandosi ai cheratinociti e colorandoli temporaneamente”, sottolinea l’esperto.
Certo, bisogna fare attenzione nell’applicazione, per evitare spiacevoli macchie. “L’unico effetto collaterale è estetico: se il prodotto non viene applicato in modo uniforme, si rischiano stacchi di colore. È importante esfoliare bene la pelle prima dell’applicazione e stendere il prodotto con attenzione, magari usando un guanto apposito. Inoltre, il risultato può variare da persona a persona: in base al pH cutaneo, il colore può virare più sul giallo o sul marrone”, specifica ancora il medico.
Decisamente meglio, quindi, gli autoabbronzanti rispetto alle lampade UV. “Le lampade abbronzanti possono sembrare una scorciatoia, ma sono dannose per la pelle, soprattutto se usate con frequenza. Se proprio si desidera mantenere un colorito uniforme anche in inverno, è molto meglio optare per autoabbronzanti formulati da aziende serie, dermatologicamente testati e privi di sostanze allergizzanti” ,chiarisce Lembo.
La ricetta è chiara: idratarsi ogni giorno, evitare scrub troppo aggressivi, affidarsi ad autoabbronzanti sicuri e, soprattutto, accettare i tempi naturali della pelle.
Digital detox
Viviamo costantemente con il telefono in mano: notifiche che lampeggiano, chat che non finiscono mai, email che bussano a tutte le ore. Una connessione senza pause che, alla lunga, non connette più ma logora. È qui che entra in gioco la digital detox, ovvero l’arte di staccare dagli schermi per riconnettersi con se stessi e con la vita reale.

Ma cos’è davvero? Non si tratta di una punizione autoimposta, né di un ritorno improvviso all’era della pietra. La digital detox è una pausa, più o meno lunga, che ci regaliamo per ridurre l’uso di smartphone, tablet e computer. Un modo per alleggerire la mente, ritrovare concentrazione e ricordarci che il mondo non sta dentro un display.
Come farla senza sentirsi in crisi d’astinenza?
Il segreto è la gradualità. Iniziare con piccole abitudini quotidiane può fare miracoli:
- lasciare il telefono in un’altra stanza mentre si cena (e scoprire che si può ancora parlare guardandosi negli occhi);
- stabilire una “zona no tech” in casa, magari la camera da letto, per tornare ad addormentarsi senza scrolling infinito;
- dedicare almeno un’ora al giorno ad attività offline: leggere un libro, fare una passeggiata, cucinare senza fretta.
Per i più coraggiosi esistono anche le versioni “full immersion”: weekend senza smartphone, vacanze in luoghi con poca o nessuna connessione, giornate intere di silenzio digitale. All’inizio spaventa, ma la sensazione di libertà che ne deriva è sorprendente.
Il punto è che non serve sparire dal mondo, basta ritrovare un equilibrio. Il telefono non è un nemico, ma uno strumento. Se siamo noi a controllarlo, e non il contrario, allora la digital detox ha fatto il suo lavoro.
In fondo, non c’è filtro Instagram che possa competere con un tramonto guardato dal vivo, senza lo schermo in mezzo.

Scritto da Annamaria e postato in