Succhi di frutta: quali scegliere davvero?
Quando arriva il caldo, i succhi di frutta sembrano la soluzione perfetta per dissetarsi e fare il pieno di energia. Ma sono davvero tutti uguali? Quali scegliere davvero? E soprattutto, possono far parte di un’alimentazione sana per tutta la famiglia? La risposta è sì, a patto di sceglierli con attenzione. I nutrizionisti ricordano infatti che i succhi di frutta possono offrire vitamine, sali minerali e preziosi antiossidanti, ma è importante preferire quelli al 100% di frutta e senza zuccheri aggiunti.

Secondo il nutrizionista Rob Hobson, intervistato dal Daily Mail, la quantità ideale è di circa 150 ml al giorno, meglio se consumati durante i pasti per limitare l’esposizione dei denti agli zuccheri naturali contenuti nella frutta. Ecco i migliori, come riporta il quotidiano Leggo.
Succo di melograno
Tra i succhi più interessanti c’è sicuramente quello di melograno. Questo frutto è ricco di polifenoli, sostanze antiossidanti che aiutano a contrastare l’azione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Alcuni studi suggeriscono inoltre che il succo di melograno possa contribuire a mantenere sotto controllo il colesterolo e favorire il benessere cardiovascolare. L’importante è scegliere prodotti composti esclusivamente da melograno, evitando quelli arricchiti con zuccheri o altri succhi.
Succo di mirtillo rosso
Il succo di mirtillo rosso è particolarmente conosciuto per il suo possibile ruolo nella prevenzione delle infezioni urinarie. Le sostanze contenute nei mirtilli, chiamate proantocianidine, possono infatti rendere più difficile ai batteri aderire alle pareti delle vie urinarie. È però importante fare attenzione alle etichette: il sapore naturalmente aspro del mirtillo porta spesso i produttori ad aggiungere zucchero. Meglio quindi scegliere versioni senza zuccheri aggiunti.
Succo d’arancia
A colazione è uno dei grandi protagonisti delle tavole italiane. Il succo d’arancia è una preziosa fonte di vitamina C, fondamentale per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Oltre a questo, favorisce la produzione di collagene, importante per pelle, ossa e articolazioni, e aiuta l’organismo ad assorbire meglio il ferro contenuto negli alimenti vegetali. Anche il succo confezionato può rappresentare una buona alternativa, purché sia di qualità e senza zuccheri aggiunti.
Succo di ciliegia
Forse meno conosciuto, il succo di ciliegia sta attirando sempre più attenzione grazie alle sue proprietà. Le ciliegie contengono naturalmente melatonina, l’ormone che regola il sonno, e antocianine, potenti antiossidanti che possono aiutare il recupero muscolare dopo l’attività fisica. Può essere una scelta interessante soprattutto per adolescenti sportivi o per gli adulti particolarmente attivi.
Succo di barbabietola
Il succo di barbabietola è tra i più particolari, ma anche tra i più studiati. È ricco di nitrati naturali che favoriscono la produzione di ossido nitrico, una sostanza che aiuta a migliorare la circolazione sanguigna. Secondo gli esperti, potrebbe avere effetti positivi non solo sulle prestazioni fisiche, ma anche sulla concentrazione e sulle funzioni cognitive.
Anche se può essere un valido alleato, il succo di frutta non deve sostituire il consumo della frutta fresca intera. Quest’ultima contiene infatti fibre preziose che aiutano a controllare l’assorbimento degli zuccheri e favoriscono il senso di sazietà. Per i bambini, il consiglio resta sempre lo stesso: prima frutta fresca, poi eventualmente un piccolo bicchiere di succo di qualità come complemento di una dieta varia ed equilibrata.
La regola d’oro: quando acquistate un succo di frutta, controllate sempre l’etichetta. Le scelte migliori sono quelle che riportano:
- 100% frutta;
- assenza di zuccheri aggiunti;
- pochi ingredienti;
- niente coloranti o aromi artificiali.
Bambini: 7 regole per mangiare bene in estate
L’estate è sinonimo di libertà, giornate all’aria aperta, vacanze e ritmi più rilassati. Ma per molte famiglie rappresenta anche un momento in cui le abitudini alimentari dei bambini vengono completamente stravolte. Finiscono scuola e asilo, si va a dormire più tardi, ci si sveglia senza la sveglia e spesso il caldo fa passare la voglia di mangiare. Proprio per questo è importante aiutare i più piccoli a mantenere un’alimentazione equilibrata anche durante i mesi estivi. Qualche semplice accorgimento può fare la differenza, ecco quindi le 7 regole per mangiare bene in estate.
1. Non saltare mai la colazione
Durante l’estate molti bambini si svegliano più tardi e capita che la colazione venga rimandata o addirittura saltata. È un’abitudine da evitare perché rischia di creare fame disordinata nel corso della giornata. Il risultato? Continui spuntini, pasti incompleti e una maggiore attrazione verso snack poco salutari. Anche se ci si alza tardi, meglio iniziare la giornata con una colazione nutriente: latte o yogurt, cereali, pane e marmellata, frutta fresca o una fetta di torta fatta in casa.
2. Mantenere orari il più possibile regolari
Vacanza non significa caos totale. I bambini hanno bisogno di punti di riferimento e anche gli orari dei pasti aiutano a dare ritmo alle giornate. Non è necessario guardare l’orologio in modo ossessivo, ma cercare di mantenere una certa regolarità tra colazione, pranzo, merenda e cena favorisce una migliore gestione della fame.
3. Adattare le porzioni al movimento
L’estate non è uguale per tutti i bambini. C’è chi trascorre le giornate al centro estivo, tra nuoto, giochi e attività sportive, e chi invece passa più tempo in casa davanti a tablet e televisione. Per questo motivo le porzioni devono essere adattate alle reali esigenze energetiche del bambino. Più attività fisica significa maggiore fabbisogno; meno movimento richiede invece una maggiore attenzione alle quantità.
4. Se il caldo toglie l’appetito, meglio piccoli pasti più frequenti
Con le alte temperature è normale avere meno fame. Invece di insistere con porzioni abbondanti, può essere utile offrire pasti più leggeri e distribuire meglio il cibo nell’arco della giornata. Insalate di riso, pasta fredda con verdure, hummus con bastoncini di carote, panini semplici e frutta fresca possono diventare alleati preziosi durante le giornate più afose.
5. Acqua, acqua e ancora acqua
L’idratazione è la vera protagonista dell’estate. I bambini spesso sono talmente impegnati a giocare da dimenticarsi di bere. Per questo è importante ricordare loro di farlo regolarmente, senza aspettare che arrivi la sete. Quando si trascorrono molte ore all’aperto, soprattutto al mare o in piscina, è utile fare pause frequenti per bere e riposarsi all’ombra nelle ore più calde.
6. Frutta e verdura ogni giorno
Colorate, fresche e ricche di acqua, vitamine e sali minerali, frutta e verdura sono le migliori alleate contro il caldo. Anguria, melone, pesche, albicocche, cetrioli, pomodori e zucchine aiutano a reintegrare i liquidi persi con la sudorazione e forniscono energia in modo naturale. Un’idea semplice? Preparare macedonie colorate o spiedini di frutta da gustare come merenda.
7. Gelato sì, ma con equilibrio
Il gelato è uno dei simboli dell’estate e non deve essere demonizzato. Attenzione però a considerarlo un sostituto del pasto o una soluzione per dissetarsi. Le versioni industriali, soprattutto quelle alle creme, possono essere ricche di zuccheri e grassi. L’ideale è proporlo come merenda due o tre volte a settimana. Ancora meglio se preparato in casa con yogurt bianco, latte e frutta fresca, per una versione più genuina e nutriente.
Le merende fresche che piacciono ai bambini
Quando le temperature salgono, ecco alcune idee semplici e sane:
- yogurt bianco con frutta fresca;
- macedonia colorata;
- smoothie di frutta;
- bruschetta con pomodoro e olio extravergine;
- ghiaccioli fatti in casa;
- gelati preparati con yogurt e frutta;
- pane e ricotta con miele o marmellata.
I 3 cibi da limitare per restare giovani più a lungo
Quando si parla di benessere e salute, spesso ci concentriamo su ciò che dovremmo mangiare: frutta, verdura, cereali integrali e alimenti ricchi di antiossidanti. Ma altrettanto importante è sapere quali cibi sarebbe meglio portare in tavola il meno possibile. Secondo gli esperti, alcuni alimenti possono favorire l’infiammazione, affaticare l’organismo e accelerare i normali processi di invecchiamento. La buona notizia? Non serve eliminarli completamente, ma consumarli con moderazione può fare la differenza per tutta la famiglia. Ecco i 3 cibi da limitare per restare giovani più a lungo.

Salumi e carni lavorate
Wurstel, salsicce, pancetta, carni in scatola e molti insaccati sono prodotti pratici e veloci, ma non dovrebbero diventare una presenza abituale nel menu settimanale. Questi alimenti contengono spesso elevate quantità di sale, grassi saturi e conservanti utilizzati per prolungarne la durata. Un consumo frequente può aumentare il rischio di problemi cardiovascolari e favorire processi infiammatori che, nel tempo, incidono negativamente sul benessere generale. Meglio riservare questi prodotti alle occasioni sporadiche, preferendo carni fresche, pesce, legumi e uova come fonti proteiche principali.
Bibite zuccherate e dolci industriali
Succhi confezionati, bevande gassate, snack dolci e merendine rappresentano una delle principali fonti di zuccheri aggiunti nella dieta di adulti e bambini. L’eccesso di zuccheri può favorire sbalzi glicemici, aumentare il senso di fame e contribuire all’accumulo di grasso corporeo. Inoltre, gli studiosi associano il consumo elevato di zuccheri a un processo chiamato “glicazione”, che può influire negativamente sull’elasticità della pelle e sulla salute dei tessuti. Per i più piccoli: meglio privilegiare acqua, frutta fresca, yogurt naturale e merende semplici preparate in casa.
Fritti dei fast food e snack ricchi di grassi trans
Patatine fritte, snack confezionati e alcuni prodotti industriali a lunga conservazione possono contenere grassi di scarsa qualità e oli sottoposti a lavorazioni intensive. Un consumo frequente di questi alimenti può influire negativamente sulla salute cardiovascolare e aumentare i processi ossidativi dell’organismo, cioè quei fenomeni che contribuiscono all’invecchiamento cellulare. Se i bambini amano le patatine, si possono preparare in casa al forno o nella friggitrice ad aria, ottenendo un risultato gustoso ma più equilibrato.
Cosa mettere invece nel piatto? Per aiutare il corpo a mantenersi in salute nel tempo, gli specialisti consigliano di puntare su:
- frutta e verdura di stagione;
- legumi;
- cereali integrali;
- pesce azzurro;
- frutta secca;
- olio extravergine d’oliva.
Bambini e cibo: 10 errori da evitare
Sempre più spesso si parla di rapporto con il cibo già dall’infanzia. Non è un tema “da grandi”, come si pensava una volta. Molti comportamenti che vediamo negli adolescenti — selettività estrema, rifiuto del cibo, senso di colpa, abbuffate — hanno radici molto più precoci. La buona notizia? Proprio perché tutto inizia presto, noi genitori possiamo fare tantissimo.
Non servono regole rigide o perfezione. Serve consapevolezza. E soprattutto evitare alcuni errori molto comuni che, senza volerlo, possono complicare il rapporto dei bambini con il cibo. Ecco un decalogo semplice, concreto, dedicato ai bambini e cibo: sono 10 errori da evitare.

1. Non etichettare i cibi come “buoni” o “cattivi”
Può sembrare innocuo, ma dire “questo fa male” o “questo è buono” crea una divisione netta.
I bambini iniziano a vivere il cibo con giudizio, non con equilibrio.Meglio parlare di varietà e frequenza: alcuni cibi si mangiano più spesso, altri ogni tanto.
2. Non usare il cibo come premio o punizione
“Se finisci le verdure, ti do il dolce”. “Se fai il bravo, ti compro una merendina”. Così il dolce diventa desiderabile “emotivamente” e le verdure un obbligo. Il risultato? Esattamente l’opposto di quello che vogliamo.
3. Non forzare a mangiare
Obbligare un bambino a finire il piatto insegna a non ascoltare il proprio corpo.
Fame e sazietà sono competenze naturali: vanno rispettate, non ignorate.
4. Non commentare continuamente quanto mangia
“Non hai mangiato niente”. “Hai mangiato troppo”. Anche queste frasi, ripetute nel tempo, creano insicurezza. Meglio fidarsi e osservare nel lungo periodo, non nel singolo pasto.
5. Non trasmettere ansia a tavola
Se il momento del pasto diventa una battaglia, il bambino assocerà il cibo a tensione. E la tensione è terreno fertile per rifiuti, rigidità e conflitti.
6. Non parlare male del proprio corpo davanti ai figli
“Io sono a dieta”, “Mi vedo grassa”. I bambini ascoltano tutto. E imparano che il corpo va giudicato. Il rapporto con il cibo passa anche da qui.
7. Non proporre sempre alternative “facili”
Se rifiuta la pasta, subito crackers. Se non vuole la verdura, arriva il panino. Così si rinforza la selettività. Meglio mantenere una proposta varia, senza diventare un “ristorante su richiesta”.
8. Non eliminare completamente alcuni cibi
I divieti assoluti creano desiderio. Un bambino che non può mai mangiare dolci, appena ne ha occasione tenderà a esagerare. Meglio insegnare la moderazione, non la privazione.
9. Non ignorare segnali persistenti
Rifiuto costante del cibo, selezione estrema, paura di mangiare, ossessioni… Non sono “capricci” se durano nel tempo. In questi casi è importante chiedere supporto a uno specialista.
10. Non dimenticare che siete un esempio
I bambini non fanno quello che diciamo. Fanno quello che vedono. Se mangiamo in fretta, con il telefono, saltando pasti o parlando male del cibo… loro imparano esattamente quello.
Trucchi spezzafame per i brindisi prenatalizi
Il Natale è già nell’aria, ma noi mamme e papà corriamo il rischio di arrivare già appesantiti ai pranzi e le cene delle festività. Ci sono dei trucchi spezzafame per i brindisi natalizi, li svela all’Adnkronos Salute il nutrizionista e fitoterapeuta Ciro Vestita.
“Tisane e spezzafame naturali, come i finocchi, possono esser di grande aiuto”, spiega Vestita. “Durante questo periodo e nelle feste natalizie – ribadisce – è facile ingrassare perché mangiamo in maniera più disordinata, poi, in una fase successiva, durante la festa, stiamo anche di più a casa dove non mancheranno gli avanzi. Quindi è facile che scappi un pezzetto di dolce in più, del cioccolato. E alla fine della giornata si arriva ad aver accumulato 5-600 calorie di troppo. Ma qualche stratagemma per evitare questo c’è”.
“Ci sono alcune piante medicali da usare sotto forma di infuso, ad esempio la malva, la melissa, la camomilla e il biancospino, che sono piante sedative, calmanti: frenano la voglia di mangiare, sono ‘sazianti’ , quindi ci si ritrova la sera ad aver mangiato meno, semplicemente perché questi infusi hanno praticamente bloccato l’appetito”, chiarisce.
“Infine sono ricchissimi di mucillagini e, siccome madre natura non fa mai ‘scatole singole’, queste tisane servono anche a depurarsi e a disintossicarsi”. Ottimo anche il tè verde, “una tazza calda, in questo periodo invernale, è confortevole: spezza la fame ed è ha anche proprietà preventive”, sottolinea ancora.
Un altro segreto? “Si basa sui ‘cuori’ di finocchio. Prendiamo solo la parte interna – suggerisce – Da un finocchio grosso come un pugno rimane praticamente una pallina da ping pong e di questi ‘cuori’ ne mangeremo circa 5 prima pranzo e prima cena che spezzeranno la fame. Questi ortaggi, in più, sono fortemente diuretici, e ci sgonfiano facendoci sentire meglio”.
Alimenti e salute: nuovo glossario
Molti termini di uso comune mettono in relazione alimenti e salute, ma spesso in maniera approssimativa. Cosa sia un alimento spazzatura lo possiamo intuire, ma il nuovo Glossario FeSIN (Federazione delle Società Italiane di Nutrizione), dal titolo “Alimentazione e Nutrizione in parole”, chiarisce diversi concetti.

In primo luogo, che “alimento spazzatura” è un termine non scientifico, usato nel linguaggio comune per indicare un alimento che per la sua composizione e/o modalità di preparazione è in evidente contrasto con i criteri di una sana alimentazione. E quindi chiarisce che gli effetti negativi di un alimento spazzatura sullo stato di salute dipendono dalla sua composizione, dalla quantità e dalla frequenza di consumo, e dal tipo di dieta in cui è inserito.
Ugualmente, molti termini che descrivono componenti e categorie di alimenti sembrano ben noti, ma il Glossario fornisce maggiori, importanti spiegazioni. Ad esempio, che l’alcol etilico (o etanolo) è il prodotto della fermentazione di zuccheri e amidi e che, pur fornendo un apporto energetico pari a circa 7 kcal/g, è privo di funzioni strutturali o regolatorie per l’organismo. Inoltre, il Glossario specifica che l’alcol etilico viene assorbito rapidamente a livello gastrointestinale, alterando il metabolismo di macro- e micronutrienti, la funzione del sistema nervoso centrale e di vari organi e apparati e, molto importante, che è contenuto nelle bevande alcoliche, il cui consumo non viene raccomandato.
Il nuovo strumento redatto dalla FeSIN permette anche di discriminare tra parole simili. Ad esempio, prendendo in esame i termini che si riferiscono a dichiarazioni ed etichette, permette di distinguere l’etichetta dell’alimento (Qualunque testo, marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore), dalla etichetta nutrizionale, che è l’insieme di informazioni presenti sulla confezione di un prodotto alimentare, relative al valore energetico e al contenuto in macro e micronutrienti.
Il Glossario mette anche in risalto che entrambi i tipi di etichetta sono regolati da normative europee. Diversa, poi, è l’etichettatura fronte pacco, ossia l’insieme di informazioni nutrizionali semplificate sul fronte delle confezioni alimentari che mira ad aiutare i consumatori nelle loro scelte alimentari. Può trattarsi di una ripetizione parziale delle informazioni contenute nella etichetta nutrizionale (per esempio, il valore energetico da solo o insieme alle quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale), o può fornire informazioni aggiuntive sulla qualità nutrizionale complessiva dell’alimento, mediante simboli, lettere, codici, colore o altri formati grafici.
Si parla molto della necessità di seguire una dieta corretta, strumento fondamentale per mantenere uno stato ottimale di salute e benessere, ma raramente ci si sofferma a considerare che essa si basa sui fabbisogni nutrizionali. E anche in questo caso viene in aiuto il Glossario, spiegando che il fabbisogno nutrizionale è l’apporto di energia o di un nutriente necessario per soddisfare le esigenze metaboliche, garantire crescita e sviluppo, preservare l’integrità anatomica e funzionale dell’organismo, promuovere la salute e il benessere dell’individuo. Tiene conto delle necessità legate all’attività fisica ed alle differenti condizioni fisiologiche e patologiche.
Quindi, soddisfare i fabbisogni nutrizionali permette di mantenere un buono stato di nutrizione. Ma se non ci alimentiamo correttamente, cosa può accadere? Il Glossario aiuta a capirlo definendo i termini legati allo stato di nutrizione e sue alterazioni.
Ad esempio malnutrizione per difetto, ossia la sindrome clinica multifattoriale conseguente ad apporti di energia e/o nutrienti insufficienti, per periodi protratti di tempo, rispetto alle necessità dell’individuo. Causa significative alterazioni strutturali, metaboliche e funzionali dell’organismo, con conseguenti effetti negativi su crescita, sviluppo, integrità anatomica e funzionale dell’organismo, stato di salute e benessere psicofisico. Ugualmente, il Glossario definisce alcune sindromi e malattie, e termini relativi alla diagnosi nutrizionale, per permettere di orientarsi anche a chi non è esperto.
Nel Glossario, trovano spiegazione termini specifici quali sarcopenia, la sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di massa muscolare, forza muscolare e funzione motoria. Si distingue in primaria, dovuta all’invecchiamento, e secondaria, dovuta alla presenza di patologie. Ma sono descritti anche termini più generali come malattie dismetaboliche, patologie caratterizzate da una alterazione del metabolismo che può essere causata da fattori differenti, tra i quali fattori genetici, stile di vita, condizioni mediche preesistenti, ecc. Includono, tra le altre, il diabete mellito, l’obesità, le dislipidemie e la sindrome metabolica. Nel caso di alterato funzionamento di una via metabolica specifica, spesso di origine genetica, si parla di malattie metaboliche ereditarie.
Infine, vengono definiti termini legati alle differenti aree della Alimentazione e Nutrizione umana, sia quelle di più recente sviluppo quali la nutrigenetica (studio delle variazioni del patrimonio genetico di un individuo (polimorfismi) che possono influenzare le risposte ai componenti della dieta. È alla base della nutrizione personalizzata o nutrizione di precisione), sia quelle più note come la dietetica (applicazione dei principi della nutrizione umana per la valutazione dell’adeguatezza nutrizionale della dieta e la formulazione di schemi alimentari da utilizzare in condizioni fisiologiche e patologiche).
Dalla A alla Z, attraversando diverse aree scientifico-culturali, il Glossario FeSIN propone 200 nuove definizioni per orientarsi tra alimentazione, nutrizione e salute, per una più corretta e univoca comunicazione e comprensione tra esperti, ma anche di facile utilizzo, per la popolazione, le industrie alimentari, gli editori scolastici, i giornalisti, i social, ecc.
La seconda edizione del Glossario Alimentazione e Nutrizione in Parole è il frutto del lavoro di oltre due anni di un gruppo di esperti delle quattro Società Scientifiche Federate FeSIN, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE), la Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA) e l’Associazione Scientifica Alimentazione, Nutrizione e Dietetica (ASAND), ed il contributo dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e metabolismo (SINPE), che avevano partecipato alla prima edizione. È disponibile, gratuitamente, dai siti internet della FeSIN e delle società federate.
10 consigli per seguire la Dieta Mediterranea
Il 16 novembre 2025 ricorre il quindicesimo anniversario del riconoscimento della Dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO. Questo importante traguardo celebra non solo un modello alimentare sano e sostenibile, ma anche un insieme di saperi, pratiche, tradizioni e valori condivisi dalle comunità del Mediterraneo. La SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, propone 10 consigli per seguire la Dieta Mediterranea e farsi del bene.

1. Quello che non deve mai mancare in dispensa
Per cucinare piatti sani e secondo le ricette della tradizione mediterranea, ci sono alcuni alimenti essenziali che non dovrebbero mai mancare in dispensa: olio extravergine d’oliva, pomodori pelati, legumi secchi o in barattolo, preferibilmente in vetro, pasta e riso integrali, farro, cereali, spezie come origano, basilico, rosmarino.
2. La lista della spesa “mediterranea”
Per una migliore gestione, è consigliato organizzare la lista settimanale della spesa con prevalenza di: frutta e verdura fresche e di stagione, pesce azzurro (alici, sgombro, sardine), yogurt bianco, uova, carni bianche, formaggi freschi (ad es. mozzarella, ricotta), pane integrale o ai cereali. Quando possibile, privilegiare prodotti locali e di filiera corta, per sostenere l’economia del territorio, ridurre l’impatto ambientale dei trasporti e garantire maggiore freschezza e qualità agli alimenti.
3. Un menù settimanale antistress e salva tempo
Seguendo le indicazioni della Piramide Alimentare SINU, relativamente alla frequenza di consumo dei diversi alimenti, è facile organizzare un menu settimanale personalizzato, che aiuterà a risparmiare tempo, evitare scelte impulsive e a ridurre lo stress di “cosa cucino oggi?”.
4. La riscoperta delle ricette dell’antica tradizione mediterranea
La nostra tradizione è ricca di tante ricette tipiche, tramandate di generazione in generazione. Riscoprirle, prepararle, in famiglia o con amici, magari con una reinterpretazione moderna, aiuterà a rendere la cucina un momento creativo, piacevole e di condivisione.
5. Spuntini semplici e salutari
Frutta fresca e secca (noci, mandorle, ecc.), yogurt naturale, ma anche una fetta di pane con olio e pomodoro sono la scelta più pratica e sana per una merenda gustosa e genuina.
6. Cucinare in doppia dose
Cucinare legumi, riso, cereali o verdure richiede lunghe preparazioni e cotture. Prevedere una quantità maggiore e conservarla in frigorifero o freezer, in contenitori preferibilmente in vetro, aiuterà a risparmiare tempo e avere sempre a disposizione piatti sani.
7. Un “kit aromatico” per dare più sapore
Alla base della cucina mediterranea ci sono i sapori e i profumi del nostro territorio. Cipolla, aglio, prezzemolo, sedano e carota, tritati e conservati in frigorifero o freezer e pronti all’uso, saranno il mix perfetto per dare più sapore ai piatti in pochi secondi, riducendo anche l’uso di sale.
8. Il piatto unico contiene tutti i nutrienti necessari
Un piatto unico ben bilanciato, come un’insalata di farro con verdure e feta o una pasta con ceci e spinaci, racchiude tutti i nutrienti essenziali in una sola preparazione, semplificando la cucina quotidiana: riduce il numero di pentole da usare, accorcia i tempi di preparazione e cottura e consente di risparmiare energia e acqua, contribuendo anche a uno stile di vita più sostenibile.
9. La tecnologia è a sostegno della Dieta Mediterranea
Sfruttare gli elettrodomestici moderni come la friggitrice ad aria per verdure croccanti senza olio, la pentola a pressione per legumi pronti in 30 minuti o i robot da cucina per tritare, impastare, frullare, è una validissima scelta e un aiuto in cucina, per risparmiare tempo e soprattutto fatica.
10. Mangiare insieme
La Dieta Mediterranea non è solo un insieme di alimenti, ma un vero e proprio stile di vita che valorizza anche la convivialità. Mangiare insieme, in famiglia o con amici, favorisce la condivisione, rallenta il ritmo dei pasti, migliora la qualità dell’alimentazione e il benessere psicologico. Anche il momento del pasto può diventare un’occasione per educare i più piccoli a scelte alimentari sane, rafforzare i legami e riscoprire il piacere di stare a tavola, lontano da schermi e distrazioni.
5 consigli dell’ISS per migliorare la dieta
Mangiare bene sembra facile, ma tra la fretta, la stanchezza e l’invasione di cibi pronti è facile finire per scegliere quello che è comodo, non quello che fa bene. Eppure, secondo gli esperti dell’ISS, Istituto Superiore di Sanità, bastano 5 semplici consigli per cambiare direzione e migliorare davvero la nostra dieta, come spiegano sulle pagine del Corriere della Sera.

Ecco i 5 consigli degli esperti dell’ISS per migliorare la dieta in un’Italia dove il consumo di cibi ultra‑processati è aumentato e gli alimenti vegetali sono inspiegabilmente pochi.
Una dieta (più) vegetale è il punto di partenza di ogni cambiamento alimentare positivo: più vegetali, meno prodotti animali. “Questo tipo di alimentazione si basa prevalentemente su fonti vegetali, quindi cereali (pane, pasta, riso) preferibilmente integrali, poi legumi, olio d’oliva, frutta, verdure, con un modesto consumo di alimenti di origine animale (carni magre, pesce, uova, latticini)”. La nostra tanto amata dieta mediterranea, insomma, ma nella sua versione originale, genuina e varia. Sì a pane integrale, pasta al dente, minestroni e insalatone. Carne e formaggi? Con moderazione.
Lenticchie, ceci, fagioli, piselli, soia: non solo fanno bene, ma fanno anche risparmiare. Ricchissimi di proteine vegetali, fibre e ferro, andrebbero consumati anche 4–5 volte a settimana, come piatto unico o in abbinamento a cereali. Un consiglio pratico: prepararne in abbondanza e surgelarli già cotti, così da averli sempre pronti. Sì anche a hummus e burger vegetali (fatti in casa).
Il pesce non deve mancare nella dieta settimanale. Ma attenzione: non tutto il pesce è uguale. Meglio quello azzurro, di piccola taglia, che è meno contaminato e ricco di omega 3. “Preferire pesce, legumi e carni bianche e consumarli almeno 3 volte a settimana”. Carne rossa e salumi? Sono da limitare, meglio ancora evitarli. Non solo per il benessere, ma anche per l’ambiente.
Non tutti i grassi sono da bandire, anzi. Alcuni sono alleati preziosi della nostra salute. È il caso degli oli vegetali spremuti a freddo, come l’olio extravergine d’oliva, e della frutta secca, ricca di grassi buoni e vitamine. Da evitare, invece, burro, margarine industriali e oli tropicali come quello di palma o di cocco (troppo ricchi di grassi saturi).
La regola è semplice: meno etichette leggibili solo con la lente d’ingrandimento, più ingredienti riconoscibili. I cibi ultra-processati (conservati, raffinati, addizionati) vanno consumati con attenzione: non nutrono davvero e spesso sono troppo ricchi di zuccheri, sale e grassi.

Scritto da Annamaria e postato in