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Endometriosi e gravidanza

Mar 24
Scritto da Annamaria avatar

Endometriosi e gravidanza non sono due parallele che non si incontrano mai. Anzi. Stando ai dati del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità, questa patologia è una delle principali cause di infertilità femminile. Circa il 30–40% delle donne con endometriosi può incontrare difficoltà nel concepimento.  Ma non è una sentenza, come spesso affermano molti,  di infertilità. La maggioranza delle donne con endometriosi può rimanere incinta, spontaneamente o attraverso percorsi di medicina della riproduzione.

Beautiful pregnant woman touching her belly standing by the window at home

L’endometriosi, di cui si celebra la Giornata mondiale il 28 marzo “è una patologia complessa che può influenzare la fertilità sia attraverso alterazioni anatomiche degli organi riproduttivi, sia attraverso processi infiammatori che modificano l’ambiente ovarico e uterino”. Lo spiega Mauro Cozzolino, ginecologo esperto in medicina della riproduzione e Direttore della clinica Ivi Bologna all’Adnkronos.

“Oggi grazie a una maggiore consapevolezza dei sintomi e a strumenti diagnostici sempre più accurati, molte donne con forme lievi di endometriosi riescono a concepire spontaneamente. In casi selezionati, la rimozione laparoscopica dei focolai endometriosici può contribuire a migliorare la fertilità: diversi studi riportano tassi di gravidanza spontanea compresi tra il 40% e il 60% entro 12 mesi dall’intervento, soprattutto nelle pazienti con malattia meno avanzata”, sottolinea l’esperto. 

“Nelle pazienti con stadi più avanzati della patologia o con fattori tubarici associati, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), come la fecondazione in vitro (Fivet) rappresentano un’opzione terapeutica efficace”, aggiunge Cozzolino.

“Secondo la letteratura scientifica internazionale e le linee guida della European society of human reproduction and embryology, i risultati della Pma nelle donne con endometriosi sono generalmente comparabili a quelli osservati nelle pazienti con altre cause di infertilità, mentre le probabilità cumulative di gravidanza possono raggiungere o superare il 60% dopo più cicli di trattamento”, sottolinea il medico. 

Il ginecologo conclude: “Attraverso un approccio personalizzato, che tenga conto dell’età della paziente, della riserva ovarica e dello stadio della malattia, è possibile accompagnare molte donne nel percorso verso la maternità. Una diagnosi precoce è fondamentale: una gestione tempestiva della patologia permette non solo di migliorare la qualità della vita delle pazienti, ma anche di preservare il potenziale riproduttivo e pianificare strategie terapeutiche mirate”.

Pancioni d’artista

Feb 26
Scritto da Annamaria avatar

C’è chi li accarezza davanti allo specchio, chi li fotografa ogni settimana per vedere come cambiano, e chi decide di trasformarli in una piccola opera d’arte. I pancioni decorati sono diventati una vera tendenza: fiori dipinti a mano, cieli stellati, arcobaleni, frasi dolcissime, persino personaggi fiabeschi che “sbirciano” dall’ombelico. La gravidanza non è mai stata così creativa. I pancioni d’artista diventano trendy.

Non è solo una moda da social, anche se Instagram e TikTok hanno sicuramente acceso i riflettori su questa pratica. È qualcosa di più intimo e simbolico. Il pancione, che per nove mesi è il centro assoluto del corpo e dell’attenzione, diventa una tela viva, un modo per raccontare l’attesa, per darle forma e colore.

Molte mamme lo fanno per celebrare un momento unico. La gravidanza è potente, totalizzante, a volte travolgente. Decorare il pancione significa fermarsi, prendersi tempo, guardarsi con occhi nuovi. È un rituale dolce che aiuta a sentirsi belle in una fase in cui il corpo cambia velocemente e non sempre ci si riconosce. Trasformare quelle curve in un disegno armonioso può essere un modo per riappropriarsi della propria immagine e viverla con orgoglio.

C’è anche un aspetto emotivo fortissimo. Spesso a dipingere è il partner, un’amica, un’artista specializzata. Si crea un momento di condivisione, di risate, di tenerezza. Il bambino scalcia mentre fuori qualcuno traccia linee leggere con pennelli e colori atossici. È come se, per qualche ora, quel dialogo invisibile tra mamma e figlio diventasse visibile.

E poi c’è il desiderio di lasciare un ricordo. Le foto con il pancione decorato restano, incorniciate o custodite nel rullino digitale, come testimonianza di un’attesa che sembra infinita mentre la vivi e brevissima quando è finita. È un modo per dire: “Eri qui, dentro di me, e io ti aspettavo così”.

Non mancano le mamme che scelgono simboli portafortuna o messaggi dedicati al futuro bebè. Un cuore con il suo nome, una frase che parla di amore eterno, un cielo pieno di stelle per augurargli un cammino luminoso. La pelle diventa narrazione, promessa, sogno.

Certo, c’è anche la componente estetica. In un’epoca in cui ogni fase della vita viene raccontata e condivisa, la gravidanza è diventata sempre più visibile, celebrata, mostrata con fierezza. Il pancione non si nasconde più sotto abiti larghi: si esalta, si veste, si illumina. Decorarlo è un passo in più, una dichiarazione di gioia.

Ma al di là dei like e delle tendenze, resta una cosa semplice e potente: la voglia di celebrare la vita che cresce. Perché la gravidanza è trasformazione pura. E trasformare quella trasformazione in arte, anche solo per un giorno, è un modo bellissimo per dirle grazie.

Parto in acqua: quando non si può

Gen 30
Scritto da Annamaria avatar

Molte donne sognano di mettere al mondo il proprio bebè con un parto in acqua. La dottoressa Monica Calcagni a Demografica Adnkronos spiega quando non si può esaudire il desiderio. Il medico chirurgo specialista in Ginecologia ed Ostetricia chiarisce infatti, una volta per tutte, che ci sono alcune condizioni per le quali non è possibile dare l’okay.

parto in acqua quando non si puo

“Il parto in acqua, così come il parto spontaneo, non lo possono fare tutte le donne – sottolinea l’esperta – Ci sono delle condizioni materne e fetali che vanno valutate. Devono esserci, soprattutto per il parto in acqua, delle condizioni materne ottimali. Se c’è una sofferenza fetale, se ci sono problemi di posizione del bambino, un travaglio lento, un’emorragia o un’infezione, non è possibile partorire in acqua”. 

Calcagni aggiunge: “Altri casi che prevedono impossibilità di partorire in acqua si si registra quando c’è una pressione altra o altre complicanze materne, e, spesso, non è possibile fare neppure il parto vaginale. E’ in questi casi che si ricorre a un cesareo che, a questo punto, non è più una scelta, ma un‘urgenza perché si fa dopo che il travaglio è iniziato. E’ un intervento necessario per tutelare sia la vita della madre che quella del bambino”.

Esami TORCH

Gen 29
Scritto da Annamaria avatar

Quando si scopre di essere incinte, l’elenco degli esami da fare sembra allungarsi di giorno in giorno. Tra sigle misteriose e nomi poco rassicuranti, prima o poi spuntano loro: gli esami TORCH. Ma cosa sono davvero? E perché sono così importanti in gravidanza? 

esami torch

TORCH non è un singolo esame, ma un pannello di test del sangue che serve a verificare se la futura mamma è entrata in contatto con alcune infezioni che, se contratte durante la gravidanza, possono creare problemi al feto.

L’acronimo TORCH sta per:

  • T = Toxoplasma gondii (toxoplasmosi)
  • O = Other (altre infezioni, come sifilide, parvovirus B19, varicella)
  • R = Rosolia
  • C = Citomegalovirus (CMV)
  • H = Herpes simplex virus

Questi esami non cercano la malattia nel bambino, ma valutano se la mamma ha anticorpi contro queste infezioni. In pratica rispondono a una domanda chiave: ho già incontrato questo virus/batterio o sono a rischio di infezione in gravidanza? Il risultato aiuta il ginecologo a capire se la donna è immune, stabilire se l’infezione è passata, recente o in corso, indicare eventuali precauzioni o controlli aggiuntivi.

Gli esami TORCH si eseguono con un semplice prelievo di sangue. Nel referto compaiono due sigle fondamentali:

  • IgG: indicano un’infezione avuta in passato (e quindi una possibile immunità)
  • IgM: suggeriscono un’infezione recente o in atto

La combinazione di questi valori è ciò che conta davvero, ed è sempre il medico a interpretarli.

In genere vengono prescritti all’inizio della gravidanza o già in fase preconcezionale. Alcuni test (come toxoplasmosi e citomegalovirus) possono essere ripetuti nel tempo se la donna non è immune. Non sempre vengono richiesti tutti insieme: dipende dalla storia clinica e dalle linee guida seguite dal ginecologo. Sentire parlare di infezioni in gravidanza può spaventare, ma lo scopo degli esami TORCH è esattamente l’opposto: prevenire, informare e proteggere. Nella maggior parte dei casi i risultati sono rassicuranti e, quando non lo sono, esistono percorsi di controllo e cura molto efficaci.

Allenamento alto impatto in gravidanza: sì o no?

Gen 18
Scritto da Annamaria avatar

Allenarsi in gravidanza non è più un tabù, anzi: il movimento è oggi considerato un vero alleato del benessere materno. Ma quando si parla di allenamento ad alto impatto, corsa, HIIT, salti, circuiti intensi, la domanda sorge spontanea: si può fare anche col pancione? Sì o no? La risposta è: dipende. Dal corpo, dalla storia sportiva e da come si sceglie di allenarsi.

Quando si parla di allenamento ad alto impatto, ci si riferisce ad attività che prevedono: salti e balzi, cambi di direzione rapidi, movimenti esplosivi, ritmi sostenuti. Esempi? Running, functional training intenso, cross training, HIIT, aerobica ad alta intensità.

L’allenamento ad alto impatto non è per tutte, ma può essere praticato in casi ben precisi: donne già allenate prima della gravidanza, gravidanze fisiologiche, senza complicazioni, via libera del ginecologo, ascolto costante del proprio corpo. In questi casi, l’attività può essere continuata, spesso modulata, soprattutto nel primo e secondo trimestre. Chi invece non praticava sport intensi prima, non dovrebbe iniziare proprio in gravidanza: questo non è il momento per sperimentare.

Esistono pericoli? Sì, se non si rispettano alcune regole fondamentali. I principali rischi sono legati a:

  • sovraccarico del pavimento pelvico
  • instabilità articolare (gli ormoni rendono le articolazioni più “lente”)
  • traumi da impatto
  • affaticamento eccessivo

Per questo è fondamentale: ridurre salti e impatti con l’avanzare dei mesi, privilegiare superfici ammortizzate, evitare apnea e sforzi massimali, fermarsi subito in caso di dolore, perdite, capogiri. Nel terzo trimestre, in genere, l’alto impatto viene fortemente ridotto o eliminato.

Quando praticato in modo consapevole, l’allenamento intenso può offrire benefici reali: mantiene il tono muscolare, migliora l’umore e riduce stress e ansia, aiuta a controllare l’aumento di peso, rafforza la percezione di forza e fiducia nel proprio corpo, facilita il recupero post parto (se ben gestito). Per molte donne, continuare ad allenarsi significa non perdere la propria identità, ma adattarla a una nuova fase.

Vera causa della nausea in gravidanza

Ott 17
Scritto da Annamaria avatar

Altro che semplice fastidio: la nausea mattutina, per molte donne incinta, non è solo una delle prove più temute dei primi mesi, ma un vero e proprio meccanismo di difesa. La vera causa della nausea in gravidanza la rivela uno studio dell’UCLA (University of California – Los Angeles), che ha collegato le risposte immunitarie alla nausea e alle avversioni alimentari, mostrando come questi sintomi siano in realtà un segnale che la gravidanza sta procedendo bene.

Pregnant woman suffering with nausea in morning

Secondo le ultime ricerche, circa otto donne su dieci vivono nausea, vomito o improvvisi rifiuti verso certi cibi o odori nel primo trimestre. Sintomi sgradevoli, certo, ma che nella maggior parte dei casi non indicano alcun problema: sono, anzi, il segno di un equilibrio finissimo che l’organismo costruisce per accogliere una nuova vita.

“Durante la gravidanza, il sistema immunitario della madre si trova ad affrontare una sfida complessa: deve proteggere sia lei che il feto dalle infezioni, senza però attaccare accidentalmente il bambino, la cui identità genetica è per metà estranea perché deriva dal padre”, spiega Molly Fox, professoressa di antropologia all’UCLA e autrice corrispondente dello studio.

“Normalmente – continua – il sistema immunitario attacca qualsiasi cosa sembri estranea, quindi, in gravidanza, deve adattarsi attentamente per proteggere il feto, pur continuando a difendere dalle infezioni entrambi”.

Insomma, dietro quel malessere mattutino c’è un sofisticato dialogo biologico tra la mamma e il suo corpo. Gli studiosi hanno scoperto che tutto ruota attorno a un mix unico di risposte infiammatorie che consentono al sistema immunitario di non rigettare il feto, affiancate da comportamenti adattivi, come la nausea, che spingono la futura mamma a evitare alimenti potenzialmente pericolosi. Una strategia perfetta, soprattutto nei primi mesi di gestazione, quando il piccolo è più vulnerabile.

“Nausea, vomito o avversione a cibi o odori non sono segni di un problema della madre o del feto, ma è probabile che siano un’indicazione che tutto procede normalmente e un riflesso della sana e utile risposta immunitaria dell’organismo”, sottolinea Daniel Fessler, professore di antropologia e coautore dello studio.

Leucorrea gravidica: come gestirla

Set 12
Scritto da Annamaria avatar

In gravidanza il corpo cambia ogni giorno, e non solo per la pancia che cresce. Tra i fenomeni più comuni e spesso fonte di preoccupazione c’è la leucorrea gravidica, cioè un aumento delle perdite vaginali. Niente panico: nella maggior parte dei casi è del tutto fisiologica e segnale che il corpo sta lavorando a protezione del bambino. Come gestirla però?

leucorrea gravidica come gestirla

Il termine leucorrea gravidica indica un flusso biancastro o trasparente, inodore o leggermente lattiginoso, che tende a intensificarsi durante la gestazione. È causato dall’aumento degli estrogeni e dal maggior afflusso di sangue nell’area pelvica. La sua funzione è importante: aiuta a mantenere la vagina pulita e a prevenire infezioni, creando una barriera naturale di difesa.

La leucorrea gravidica è facilmente riconoscibile:

  • Colore bianco o trasparente;
  • Consistenza fluida o leggermente densa;
  • Odore assente o molto lieve;
  • Quantità variabile, ma spesso abbondante nei mesi centrali della gravidanza.

È bene però distinguere: se le perdite diventano giallastre, verdastre, maleodoranti, oppure si accompagnano a prurito o bruciore, potrebbero essere il segnale di un’infezione vaginale da trattare con il ginecologo.

Come gestirla? Non essendo una malattia, la leucorrea non richiede cure specifiche. Alcuni accorgimenti però possono rendere più confortevole la quotidianità:

  • Biancheria in cotone e abiti traspiranti per favorire l’igiene;
  • No a lavande aggressive: alterano la flora vaginale naturale;
  • Assorbenti sottili e traspiranti se le perdite sono abbondanti;
  • Igiene intima delicata con detergenti a pH fisiologico;
  • Idratazione e alimentazione equilibrata, che aiutano a mantenere in salute anche l’apparato genitale.

Se compaiono i sintomi “spia” di un’infezione (odore forte, prurito, colore anomalo), è fondamentale rivolgersi al ginecologo: solo il medico può indicare la terapia più adeguata, spesso locale e sicura in gravidanza.

Attacchi di fame serali in gravidanza

Lug 17
Scritto da Annamaria avatar

Incinta, è normale avvertire un aumento dell’appetito,. Gli attacchi di fame serali in gravidanza possono cogliere di sorpresa anche le future mamme più attente, generando dubbi su cosa sia giusto mangiare, su come evitare eccessi e su come mantenere uno stile alimentare equilibrato per sé e per il bambino. Non bisogna sentirsi in colpa: ascoltare il proprio corpo è fondamentale, ma farlo con consapevolezza ancora di più.

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Ci sono diverse cause che spiegano perché molte donne hanno attacchi di fame serali in gravidanza, o addirittura durante la notte:

  • Aumento del metabolismo: il corpo lavora per due e consuma più energia.
  • Variazioni ormonali: in particolare la leptina e la grelina, che regolano la sazietà e l’appetito, possono essere alterate.
  • Stanchezza accumulata: la fatica della giornata può spingere il corpo a cercare “ricompense” alimentari.
  • Ipoglicemia serale: se i pasti precedenti sono stati leggeri o troppo distanziati, può calare la glicemia e scatenare fame improvvisa.

Non si tratta di ignorare il senso di fame, ma di gestirlo con intelligenza, facendo scelte che nutrano davvero. Ecco alcune strategie utili:

Mangia in modo equilibrato durante il giorno
Assicurati che i pasti principali (colazione, pranzo, cena) siano completi e contengano proteine, fibre e grassi buoni. Evita di saltare la merenda del pomeriggio: uno yogurt, della frutta secca o un frutto con pane integrale possono evitare picchi di fame la sera.

Prepara uno spuntino serale sano
Se senti che la fame arriva puntuale ogni sera, organizza uno spuntino leggero ma nutriente: ad esempio una banana con burro d’arachidi, una fetta di pane integrale con ricotta, frutta fresca o secca, un bicchiere di latte o una manciata di cereali integrali.

Evita zuccheri semplici e snack confezionati
Biscotti, merendine o cioccolatini possono dare sollievo momentaneo ma aumentare il desiderio di altro zucchero poco dopo, oltre a causare sbalzi glicemici.

Idratati a sufficienza
A volte la fame serale può essere sete mascherata. Bevi regolarmente durante il giorno, anche la sera, ma senza esagerare per evitare risvegli notturni.

Ascolta il tuo corpo, non la noia
La fame può essere anche emotiva: rilassati con una tisana, un bagno caldo o qualche pagina di un libro prima di andare a dormire.

Se gli attacchi di fame diventano troppo frequenti, accompagnati da un aumento eccessivo di peso o da voglie irrefrenabili solo di cibi non salutari, è bene parlarne con il proprio ginecologo o con un nutrizionista specializzato in gravidanza.