Articoli taggati come ‘studio’

Ai può predire depressione post partum

Mag 01
Scritto da Annamaria avatar

Ai, l’intelligenza artificiale, può predire la depressione post partum. E’ quanto emerge da uno studio, una ricerca finanziata dal National Institutes of Health e pubblicata su Scientific Reports. 

ai puo predire depressione post partum

“I ricercatori hanno adattato un programma di intelligenza artificiale per identificare i segni del disturbo valutando brevi dichiarazioni narrative di pazienti che avevano partorito di recente. – si legge su AdnkronosIl programma ha identificato con successo un’ampia percentuale di partecipanti che probabilmente avevano il disturbo. E, con ulteriori perfezionamenti, come i dettagli delle cartelle cliniche e i dati sull’esperienza di nascita di diverse popolazioni, il modello potrebbe potenzialmente identificare un’ampia percentuale delle categorie più a rischio”.

“Abbiamo raccolto le narrazioni del parto sotto forma di resoconti testuali aperti e non strutturati. Evidenziando l’esperienza personale e recente del parto di ciascun partecipante – spiegano i ricercatori –. Queste narrazioni sono state ottenute utilizzando una metodologia di ricordo libero. Alle partecipanti è stato chiesto di fornire un breve resoconto della loro recente esperienza di parto, concentrandosi specificamente sugli elementi più angoscianti, se presenti. Questa attenzione agli aspetti più dolorosi dell’esperienza della nascita è in linea con le procedure standard utilizzate nella ricerca dei traumi non post partum”.

“Successivamente, il modello è stato utilizzato per analizzare un diverso sottoinsieme di narrazioni.Per evidenziare il disturbo da stress post-traumatico. Nel complesso, il modello ha identificato correttamente le narrazioni delle partecipanti che probabilmente soffrivano di CB-PTSD. Questo perché avevano ottenuto punteggi elevati nel primo questionario effettuato”, spiega ancora l’agenzia stampa.

“Il nostro approccio unico – continuano i ricercatori -, basato su narrazioni del parto non strutturate, introduce un metodo di acquisizione dati innovativo e a misura di paziente. Questo può consentire l’identificazione precoce delle donne a rischio di CB-PTSD. Prima che altre strategie possano rilevare i sintomi di questa condizione. Inoltre, le donne che condividono le narrazioni delle loro esperienze di parto possono evitare problemi associati ai pregiudizi legati alla desiderabilità sociale nelle risposte al questionario. E la mancata segnalazione dei sintomi a causa della vergogna o della paura. Valutazioni preliminari basate su queste narrazioni possono identificare le donne ad alto rischio, facilitando un intervento medico tempestivo“.

“La dipendenza esclusiva del nostro modello dalle narrazioni del parto come fonte di dati – concludono i ricercatori – presenta un meccanismo efficiente per la raccolta dei dati durante la vulnerabile fase post partum. Aggirando così le potenziali insidie dell’utilizzo solo delle cartelle cliniche”.

Ai, l’intelligenza artificiale, può predire la depressione post partum e può quindi anche aiutare a curarla. La scoperta sembrerebbe davvero ottima e quasi sconvolgente.

Gravidanza invecchia, parto ringiovanisce

Mar 23
Scritto da Annamaria avatar

In gravidanza si invecchia, ma il parto ringiovanisce, in special modo se si allatta al seno. Lo sostiene una ricerca Usa. Negli Stati Uniti gli scienziati delle Università di Yale e Irvine hanno tenuto sotto controllo 120 donne, sia durante la gestazione che dopo.

Stando allo studio dei bravi scienziati durante una gravidanza si invecchia, l’orologio biologico corre: si va avanti addirittura di due anni. Il parto, però, ha l’effetto contrario: ringiovanisce. Secondo quello che hanno sottolineato gli esperti (che hanno messo sotto esame campioni di sangue delle donne in gravidanza, poi ricontrollate a distanza di alcuni mesi dal parto) a determinare l’aumento dell’età biologica sarebbe l’accumulo di gruppi metilici nel Dna. Quest’ultimo è legato agli stress fisiologici, che si sa, col pancione non scherzano affatto.

Durante la gravidanza, nelle donne si osservano modelli epigenetici simili a quelli delle persone anziane, quindi si invecchia. Si recupera però dopo il parto, l’orologio va indietro e si ringiovanisce. Questo accade soprattutto se si aveva un indice di massa corporea non troppo altro prima di mettere al mondo un bebè e in special modo se si allatta al seno in modo esclusivo. Così si attua una forte diminuzione dell’età biologica, per qualcuna delle donne messa sotto esame persino di 8 anni. Questo fa tirare un sospiro di sollievo a tutte le mamme in dolce attesa. 

I device tolgono la parola ai bambini

Mar 09
Scritto da Annamaria avatar

I device, tutti quegli strumenti elettronici che i nostri figli utilizzano ogni giorno, tolgono la parola ai bambini. I piccoli possono perdere anche mille termini, perché diminuiscono le interazioni e le conversazioni genitori-figli. L’impatto linguistico può essere devastante.

i device tolgono la parola ai bambini

I ragazzi sono sempre più connessi, ma in questo modo isolati da quel che li circonda. In parole povere, appunto, i device tolgono la parola ai bambini. Una nuova ricerca guidata dal Telethon Kids Institute e pubblicata dal Journal of the American Medical Association Pediatrics lo conferma. 

Le parole che un bambini sente in media in un giorno sono tra 5000 e 35.000. Se è collegato ai dispositivi elettronici, tutto questo diventa meno scontato. Stando alla ricerca i device tolgono la parola ai bambini, possono privare quelli di 3 anni in media di 1100 parole adulte, 840 vocalizzazioni e 194 conversazioni al giorno. 

E’ opportuno intervenire, scegliere per loro, quando sono ‘online’ qualcosa di educativo, spegnere la tv se è solo di sottofondo, limitare il loro tempo da connessi. “Quando i bambini sono attivi e presenti nel mondo, più noi parliamo con loro, più loro impareranno ad affrontare meglio le cose difficili della vita”, scrive Mary Brushe, responsabile della ricerca e ricercatrice del Telethon Kids Institute. Fare conversazione con i figli diventa un’esigenza primaria, anche per far sviluppare loro un vocabolario importante e capacità linguistiche che siano almeno nella norma. Altrimenti che tipo di generazione avremo in futuro?

Stress in gravidanza anticipa pubertà bambine

Mar 08
Scritto da Annamaria avatar

Lo stress in gravidanza attanaglia molte mamme: sappiate, però, che stando a una ricerca questa continua ansia anticipa la pubertà delle bambine.

Secondo uno studio dell’Università della California di Los Angeles un alto livello di stress in gravidanza anticipa la pubertà surrenale delle bambine. Quei cambiamenti come la comparsa anticipata di peli e brufoli e la maturazione di alcuni aspetti cognitivi arrivano prima, insomma. 

stress in gravidanza anticipa puberta bambine

“Questa ricerca conferma che l’esposizione ambientale in gravidanza, che comprende anche i fattori emotivi, può avere un impatto significativo e duraturo sulle figlie”, commenta a La Repubblica la ginecologa Maria Giuseppina Picconeri.

Membro del direttivo nazionale della Società italiana di riproduzione umana e fondatrice del Nike Medical Center di Roma, l’esperta spiega: ”Lo stress in gravidanza è una condizione molto comune, specialmente nelle donne che hanno avuto difficoltà a concepire e che sono ricorse a trattamenti per la fertilità o alla procreazione medicalmente assistita. Anche se un po’ di stress è normale e addirittura salutare, quando è troppo alto e duraturo può avere un impatto anche sul feto. Questo studio mostra, in particolare, l’effetto che può avere sulle figlie”.

“Lo stress cronico può favorire il rilascio in circolo di alcuni ormoni, come il cortisolo e l’adrenalina – sottolinea Picconeri – Queste alterazioni ormonali possono essere pericolose per la donna incinta, aumentando ad esempio il rischio di ipertensione gravidica. Di conseguenza, può interferire sulla formazione e sullo sviluppo della placenta, aumentando il rischio di ritardi nella crescita fetale, di patologie perinatali, parto pretermine e ora questo studio evidenzia un legame anche con l’inizio della pubertà delle figlie”.

Lo stress in gravidanza anticipa la pubertà delle bambine. La pubertà precoce può avere anche conseguenze sulla salute. “Negli ultimi 20 anni abbiamo registrato un aumento dei casi in cui la pubertà è anticipata. Si stima che oggi le bambine raggiungano la maturazione in media 6 mesi prima delle madri. Questo può avere svariati effetti sulla crescita e salute da adulte”, chiarisce Picconeri. “E’ importante saper valutare il benessere emotivo della donna durante la gravidanza. Bisogna dunque intercettare i primi segni di malessere e offrire alle donne incinte il supporto psicologico di cui necessitano”, conclude.

Cancro al seno e gravidanza

Gen 20
Scritto da Annamaria avatar

Uno studio pubblicato di recente sul Jama e presentato allo scorso San Antonio Breast Cancer Symposium, congresso internazionale sul cancro al seno, dice che si può e risulta soprattutto sicuro avere una gravidanza. Anche dopo una diagnosi di cancro al seno dovuto a mutazioni dei geni BRCA.

La ricerca, coordinata da Matteo Lambertini dell’Università di Genova, ha coinvolto diversi centri nel mondo, tra cui la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza. Sono stati analizzati i dati di 4.732 donne di età media 35 anni. Sono state seguite in 78 centri nel mondo. Una su cinque ha concepito entro 10 anni dalla diagnosi di tumore. Il tempo medio dalla diagnosi al concepimento è stato di 3 anni e mezzo. E’ stato possibile dimostrare così sia la fattibilità e la sicurezza di una gravidanza. Ma pure che con la gravidanza non si è verificato un incremento della probabilità di ricomparsa del tumore. Cancro al seno e gravidanza, quindi sì: si può.

“I risultati di questo studio consentono invece di sfatare il mito che gli ormoni della gravidanza possano avere un impatto negativo sull’outcome oncologico di queste giovani donne”, commenta Robert Fruscio. E’ professore di Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. E aggiunge: “Possiamo finalmente fornire rassicurazioni sul fatto che, dopo un’adeguata cura del carcinoma della mammella e un appropriato periodo di osservazione, la gravidanza non dovrebbe più essere sconsigliata a queste donne”.

“Siamo molto soddisfatti di aver contribuito in maniera significativa a questo studio. Consente di fare un deciso passo avanti nella cura delle donne portatrici di mutazioni dei geni BRCA. Orgogliosi di essere diventati negli anni centro di riferimento per la prevenzione dei tumori ginecologici in donne con aumentato rischio genetico”, dice Fabio Landoni. E’direttore della Clinica di Ginecologia della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori e professore di Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. “Il lavoro appena pubblicato è uno splendido esempio di come la ricerca condotta in maniera rigorosa possa avere un impatto immediato e pratico sulla clinica”, conclude. Tutto questo dovrebbe riempire di gioia chi desidera diventare madre. Cancro al seno e gravidanza non sono più due cose inaccostabili, quindi.

Bambini: altro effetto della pandemia

Dic 21
Scritto da Annamaria avatar

Li ha resi più fragili mentalmente. C’è un altro effetto della pandemia. I bambini nati subito prima o durante questo orribile periodo sembrano avere più difficoltà a parlare, a sviluppare le loro capacità linguistiche. 

bambini altro effetto della pandemia

Uno studio condotto da quattro psicologi spagnoli, docenti dell’Università Autonoma e della Complutense di Madrid (Eva Murillo, Marta Casla, Irene Rujas e Miguel Lázaro) lo mette nero su bianco. Questo è un altro terribile effetto della pandemia. I bambini ne pagano le conseguenze. Gli studiosi in un intervento su The Conversation spiegano: “Le interazioni sociali nei primi mesi di vita sono fondamentali affinché i bambini imparino a comunicare e sviluppino le loro abilità linguistiche. Il contatto fisico, il tatto, il sorriso e le nostre prime ‘conversazioni’ faccia a faccia sono i pilastri su cui costruiamo la nostra comprensione del mondo sociale”. Ma tutto ciò è stato sacrificato nei tempi del lockdown e delle mascherine…

La ricerca ha coinvolto 153 bambini di età compresa tra i 18 e i 31 mesi. “I nostri risultati – scrivono gli esperti – hanno mostrato che i bambini nati durante la pandemia usavano meno parole distinte. Il che significa che avevano un vocabolario più piccolo rispetto a quelli nati prima di essa. Questi ultimi, inoltre, erano in grado di utilizzare frasi più complesse, con più parole e una gamma più ampia di strutture. In un contesto normale, si prevede che gli effetti della pandemia sullo sviluppo del linguaggio si compensino nel tempo. Tuttavia, questa situazione ha rappresentato un ulteriore fattore di rischio per i bambini più vulnerabili. Quelli che corrono maggiori rischi di difficoltà di sviluppo, sia per ragioni biologiche che sociali”.

Questo altro effetto della pandemia impone ai genitori di bambini che presentano difficoltà nel parlare la diagnosi precoce. “Se la diagnosi precoce era già cruciale, ora, sulla scia della pandemia, è essenziale. Anche se la crisi del Covid-19 può sembrare una cosa del passato, i suoi effetti sulla salute mentale della popolazione in generale, e sullo sviluppo dei bambini in particolare, sono ancora una realtà. C non possiamo e non dobbiamo ignorare”, sottolineano i ricercatori.

Papà: 3 mesi senza alcol per concepire

Dic 20
Scritto da Annamaria avatar

I papà che vogliono avere un bebè devono stare senza alcol per 3 mesi per concepire. Lo testimonia uno studio della Texas A&M University pubblicato su Andrology. I ricercatori, guidati da Michael Golding, grazie ai risultati hanno capito finalmente quanto sia fondamentale che le coppie che pianificano una gravidanza sapere quando smettere di bere per prevenire eventuali difetti alla nascita del piccolino.

papa 3 mesi senza alcol per concepire

Già le madri non dovrebbero bere. Ora è chiaro che anche i papà debbano stare 3 mesi senza alcol per concepire in tranquillità. “Quando qualcuno consuma alcol regolarmente e poi smette, il suo corpo passa attraverso l’astinenza, dove deve imparare a funzionare senza la sostanza chimica presente”, illustra Golding. E’ professore presso il Dipartimento di Fisiologia veterinaria e Farmacologia della School of Veterinary Medicine & Biomedical Sciences. “Abbiamo scoperto – sottolinea – che gli spermatozoi di un futuro padre sono ancora ‘influenzati’ negativamente dal bere anche durante il processo di astinenza, per questo serve molto più tempo perché lo sperma torni alla normalità. Durante l’astinenza, il fegato sperimenta uno stress ossidativo perpetuo e invia un segnale in tutto il corpo maschile”.

“Il sistema riproduttivo interpreta quel segnale e dice: ‘Oh, stiamo vivendo in un ambiente che ha un forte fattore di stress ossidativo. Devo programmare la prole per essere in grado di adattarsi a quel tipo di ambiente”. E quell’adattamento degli spermatozoi non è vantaggioso ma porta a problemi come la Fas”, rimarca Golding.

“Per anni non c’è stata alcuna considerazione sul consumo di alcol da parte dei maschi. Con il nostro studio – prosegue Golding – volevamo vedere quanto tempo ci sarebbe voluto perché gli effetti dell’alcol sullo sperma svanissero. Pensavamo che sarebbe stato un ritorno alla normalità relativamente rapido, ma non è stato così”. “Nei modelli che stiamo usando, anche bere tre o quattro birre dopo il lavoro diversi giorni alla settimana può indurre l’astinenza quando il comportamento cessa”, evidenzia lo scienziato. “Anche se non ti senti ubriaco, nel tuo corpo stanno avvenendo cambiamenti chimici”, sottolinea ancora. Cari papà, siete avvertiti: 3 mesi senza alcol per concepire. Deve essere un diktat.

8 regole anti invecchiamento

Nov 07
Scritto da Annamaria avatar

Iniziamo a morire nel momento in cui veniamo al mondo: è una dura realtà. Ma è comunque vero che l’età anagrafica può essere assai differente da quella biologica: 8 regole anti invecchiamento ci aiutano a sentirci bene e a essere in salute.

8 regole anti invecchiamento

L’American Heart Association (AHA) a Philadelphia, in Pennsylvania ha individuato 8 regole anti invecchiamento, comportamenti che regalano, se messi in pratica, un’età biologica di circa sei anni in meno. Per stabilirle hanno valutato i dati di 6500 adulti con un’età media di 47 anni.

L’AHA ha chiamato queste 8 regole anti invecchiamento “Life Essential 8”. “Una maggiore aderenza a tutti i parametri Life’s Essential 8 e il miglioramento della salute cardiovascolare possono rallentare il processo di invecchiamento del corpo e apportare molti benefici negli anni”,  spiega Nour Makarem. E’ autore senior dello studio e assistente professore di epidemiologia presso la Mailman School of Public Health presso l’Irving Medical Center della Columbia University di New York City. “Abbiamo scoperto che una maggiore salute cardiovascolare è associata a un invecchiamento biologico rallentato, misurato mediante età biologica”, aggiunge.

Le 8 regole anti invecchiamento sono:

Seguire una dieta sana

Essere più attivi

Smettere di fumare

Dormire bene

Mantenere un peso forma

Controllare il colesterolo

Fare attenzione alla glicemia

Tenere sotto controllo la pressione sanguigna

“Questi risultati ci aiutano a comprendere il legame tra età anagrafica ed età biologica e in che modo seguire abitudini di vita sane possa aiutarci a vivere più a lungo – sottolinea Donald Lloyd-Jones, presidente del gruppo di stesura dei Life’s Essential 8 – . Tutti vogliamo vivere più a lungo. E, cosa ancora più importante, tutti vogliamo vivere in modo più sano più a lungo in modo da poter davvero godere della nostra esistenza ed avere una buona qualità di vita per il maggior numero di anni possibile”.