Borsa del parto in autunno e inverno
Aspettare un bambino è una delle avventure più emozionanti della vita, ma quando la data del parto si avvicina arriva anche il momento di pensare alla valigia per l’ospedale. E se il bebè nascerà in autunno o in inverno, la preparazione richiede qualche attenzione in più. Le temperature scendono, le giornate diventano più fredde e bisogna organizzarsi per accogliere il neonato con tutto il necessario, dal primo cambio alla sua prima uscita all’aria aperta. Ecco come preparare la borsa del parto in autunno e inverno.

La prima cosa da mettere in borsa sono i cambi per il piccolo, possibilmente già divisi in sacchetti e organizzati per giorno. In questo modo anche il papà o chi sarà presente in ospedale potrà trovare tutto facilmente, senza dover rovistare tra body e tutine. Con l’arrivo del freddo, si possono preferire body in cotone a manica lunga e tutine in cotone più pesante o in ciniglia, da scegliere in base alla temperatura degli ambienti e alle indicazioni del reparto. Non è necessario coprire eccessivamente il bambino: il rischio, soprattutto in una stanza ben riscaldata, è che abbia troppo caldo.
Nella borsa del parto è utile inserire:
- 4-5 body, a manica lunga o corta secondo la stagione e la temperatura;
- 4-5 tutine, in cotone più pesante o ciniglia;
- calzini e, se necessari, piccoli completini aggiuntivi;
- una o due mussole di cotone;
- un cappellino leggero, se richiesto dall’ospedale o utile per l’uscita;
- qualche cambio in più, nel caso ci siano rigurgiti o piccoli incidenti.
Le quantità sono indicative: è sempre meglio controllare la lista fornita dal punto nascita, perché ogni struttura può avere richieste diverse. La copertina e il primo outfit per tornare a casa
Il momento dell’uscita dall’ospedale è uno dei più attesi. Con il freddo, però, il look del neonato deve essere soprattutto funzionale. Una copertina morbida, adatta alla temperatura esterna, può essere utile per il tragitto fino all’auto, così come una tutina più calda e un eventuale strato aggiuntivo da mettere solo quando serve.
Attenzione, invece, a non esagerare con piumini e indumenti voluminosi se il bambino viaggia nell’ovetto o nel seggiolino auto: gli abiti molto imbottiti possono impedire alle cinture di aderire correttamente al corpo. Meglio vestire il piccolo con strati sottili, allacciare bene le cinture e aggiungere una copertina sopra le cinture già chiuse, senza coprire il viso.
E se fuori fa davvero freddo? Cappellino e copertina possono essere utili per il breve tragitto all’aperto, ma una volta entrati in un ambiente caldo è importante togliere gli strati superflui. I neonati, infatti, non devono essere né raffreddati né surriscaldati.
Anche la futura mamma ha bisogno di una valigia organizzata con attenzione. Dopo il parto, il corpo ha bisogno di comfort e praticità, che si tratti di un parto naturale o di un cesareo. Via libera a camicie da notte o pigiami comodi, meglio se aperti sul davanti per facilitare l’allattamento, vestaglia, ciabatte, calzini e biancheria morbida. In autunno e inverno può essere utile aggiungere un cardigan o una felpa leggera da indossare negli spostamenti, senza dimenticare che le stanze dell’ospedale possono essere calde.
Ecco gli indispensabili per la mamma:
- 2-3 camicie da notte o pigiami comodi;
- vestaglia e ciabatte;
- mutande comode, anche monouso se preferite;
- reggiseni per l’allattamento e coppette assorbilatte, se desiderati;
- assorbenti post parto, se non forniti dalla struttura;
- asciugamani e prodotti per l’igiene personale;
- cambio per il ritorno a casa, comodo e adatto alla stagione;
- caricabatterie, documenti, tessera sanitaria e cartella della gravidanza.
Chi partorisce con cesareo potrebbe preferire indumenti morbidi che non comprimano la zona dell’incisione. In ogni caso, è bene seguire le indicazioni del personale sanitario e verificare in anticipo cosa viene fornito dall’ospedale.
La regola più importante, soprattutto nella stagione fredda, è non confondere il caldo con il troppo caldo. Il neonato va vestito in modo adeguato alla temperatura, con strati facili da togliere o aggiungere, mentre per il viaggio in auto la sicurezza del seggiolino viene prima di qualsiasi outfit.
Allattamento al seno: dopo nascita più sostegno
Parlare di allattamento al seno significa parlare di mamme, neonati e di un percorso che non sempre è semplice come si immagina prima della nascita. Perché una cosa è iniziare ad allattare in ospedale, un’altra è riuscire a proseguire una volta tornati a casa, quando arrivano stanchezza, dubbi, difficoltà con l’attacco, dolore e la sensazione, molto comune, di non avere abbastanza latte. Dopo la nascita serve più sostegno.
I numeri fotografano proprio questo passaggio. In Italia, nel 2025, il 71% dei neonati sani e a termine è stato allattato esclusivamente al seno, secondo i dati del Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della Società Italiana di Neonatologia. Ma a 2-3 mesi la percentuale scende al 48%, per arrivare al 39% a 4-5 mesi, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. E non mancano differenze territoriali: Centro e Nord presentano tassi più elevati rispetto a Sud e Isole.
Sono dati che la SIN presenta in occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento, dall’1 al 7 ottobre, riportando l’attenzione su un punto fondamentale: sostenere l’allattamento non significa semplicemente dire a una mamma che “il latte materno fa bene”. Significa metterla nelle condizioni concrete di poter allattare, prima in ospedale e poi anche dopo il ritorno a casa.
Il momento della nascita è fondamentale. Il contatto pelle a pelle tra mamma e neonato, il rooming-in, cioè la possibilità di tenere il bambino vicino per gran parte della giornata, e un’assistenza competente possono facilitare l’avvio dell’allattamento. È proprio con questo obiettivo che nel 2023 è nato il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della SIN, pensato per promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento nei Centri di Neonatologia e Ostetricia.
Oggi hanno aderito al progetto 115 Punti Nascita: 81 al Nord, 12 al Centro e 22 al Sud e nelle Isole. Sono invece 65 i Punti Nascita accreditati per l’allattamento, dopo aver raggiunto gli obiettivi previsti, tra cui una specifica policy aziendale, un gruppo di lavoro dedicato, il rooming-in per almeno 20 ore su 24 e il contatto pelle a pelle in sala parto.
“L’allattamento materno è raccomandato dalle principali organizzazioni internazionali che si occupano di salute, dal Ministero della Salute e dalle società scientifiche d’area perinatale e pediatrica e rappresenta un investimento per la salute della diade madre-neonato, con ricadute positive non solo sul piano clinico, ma anche sotto il profilo sociale e ambientale ed economico”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, ma anche, e in modo determinante, da parte dei professionisti e dei servizi sanitari”. Il messaggio della SIN è chiaro: una mamma non dovrebbe sentirsi sola davanti alle difficoltà dell’allattamento.
Un altro punto affrontato dalla SIN riguarda le tante informazioni che circolano sull’allattamento. Dubbi, consigli ricevuti da amici e parenti, informazioni trovate online e falsi miti possono rendere ancora più difficile un momento che è già delicato.
Per questo SIN, insieme a SIP e AIBLUD, ha realizzato il Position Statement 2026 sull’Allattamento, con l’obiettivo di orientare le famiglie verso un sostegno professionale e di fare chiarezza sulle reali controindicazioni all’allattamento. “Proprio su questo tema, uno studio recente mostra come il fenomeno dei malintesi e delle fake news sull’allattamento sia in riduzione nelle nuove generazioni; la generazione Z, infatti, risulta meglio informata rispetto a quella X”, afferma il Dott. Riccardo Davanzo della Commissione Allattamento & BLUD della SIN (COMASIN). “Questa differenza potrebbe essere dovuta alla facilità di recuperare informazioni dal web, ma anche ad una capacità a discriminarne la bontà”.
Il sostegno è ancora più importante quando il bambino nasce prematuro e viene ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale. “Dato che il latte materno rappresenta il nutrimento di prima scelta anche per il neonato pretermine, nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) e nei reparti di Pediatria vanno maggiormente diffusi ed applicati i protocolli di sostegno all’avvio, al mantenimento e alla tutela dell’allattamento al seno e dell’uso del latte materno o, in alternativa, del latte umano donato”, continua il Dott. Davanzo. “In particolare in TIN è indispensabile per la relazione madre-neonato e per il miglior sviluppo complessivo la presenza attiva dei genitori come veri e propri partner di cura, in un’ottica di Family Centered Integrated Care e di Zero Separation, utilizzando momenti intimi di incontro genitori-neonato, come la Kangaroo Care”.
Il tema dell’allattamento diventa anche immagini con “Nutrire. Unire.”, il progetto fotografico nato nella U.O. Neonatologia dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova. L’idea è raccontare, attraverso la fotografia, l’universalità di un gesto che appartiene a culture e famiglie diverse. L’allattamento come gesto capace di unire, al di là delle differenze culturali, linguistiche e sociali. La prima esposizione sarà visitabile dal 6 al 18 ottobre 2026 al Palazzo Ducale di Genova. Successivamente la mostra sarà ospitata a Bari, in occasione del XXXII Congresso Nazionale della SIN, dal 28 al 30 ottobre.
Durante il Congresso Nazionale della SIN sarà disponibile “Baby SIN”, uno spazio dedicato alle mamme che allattano e ai genitori che hanno bisogno di un momento di intimità con il proprio neonato o lattante. L’area sarà dotata di poltrone ergonomiche, tiralatte, fasciatoio, frigorifero per conservare il latte e sterilizzatore, oltre a tavolini e sedie a misura di bambino. Un piccolo esempio concreto di quello che dovrebbe essere il principio alla base di ogni percorso nascita: non lasciare sole le famiglie quando arrivano le difficoltà.
“Il latte materno è un alimento unico, capace di offrire benefici immediati e a lungo termine al neonato. Rappresenta una difesa cruciale contro le infezioni e nel medio e lungo periodo svolge una potente azione preventiva contro importanti patologie come sovrappeso, obesità e cardiopatia ischemica. Questa protezione, attiva fin dai primissimi giorni di vita, pone le basi per salvaguardare la salute del futuro adulto e per questo dobbiamo continuare ad investire in percorsi che valorizzino e tutelino l’allattamento materno fin dalla nascita”, conclude il Presidente Agosti.
Parto: epidurale non aumenta rischi neonato
Per molte future mamme arriva prima o poi la stessa domanda: “Se faccio l’epidurale, posso mettere a rischio il mio bambino?”. È una delle paure che possono pesare sulla scelta dell’analgesia durante il travaglio prima del parto. Ma un nuovo, ampio studio internazionale porta una risposta rassicurante: l’epidurale durante il travaglio non aumenta i rischi del neonato.

La ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, ha analizzato i dati di 495.695 donne che hanno partorito un solo bambino in Scozia tra il 2007 e il 2019. Circa una donna su quattro, il 23,2%, aveva ricevuto l’analgesia epidurale durante il travaglio. L’obiettivo era capire se l’epidurale potesse essere collegata a problemi importanti per il neonato: danni neurologici, altre gravi complicanze, sepsi, un punteggio Apgar molto basso, mortalità nei primi 28 giorni e, nel lungo periodo, paralisi cerebrale infantile.
I risultati sono chiari: non è emersa un’associazione tra epidurale e un aumento di questi problemi. Le condizioni neurologiche gravi sono risultate rare: 434 neonati, pari a circa 0,9 casi ogni mille nascite. E la loro frequenza non è risultata maggiore tra i bambini nati da donne che avevano scelto l’epidurale. Lo stesso vale per le altre condizioni analizzate dai ricercatori. Non è stato osservato un aumento del rischio di gravi patologie neonatali, sepsi, Apgar molto basso a cinque minuti dalla nascita, morte entro 28 giorni o paralisi cerebrale durante l’infanzia. I risultati sono rimasti coerenti anche considerando gruppi di donne tradizionalmente più vulnerabili, comprese quelle con gravidanze ad alto rischio, i parti pretermine e le diverse modalità di parto.
Perché l’epidurale fa ancora paura? Viene utilizzata per ridurre il dolore durante il travaglio ed è considerata una delle tecniche più efficaci di analgesia ostetrica. Proprio la paura di possibili conseguenze sul bambino, però, porta alcune donne a rinunciarvi. Rachel Kearns, anestesista e ricercatrice dell’Università di Glasgow e prima autrice dello studio, sottolinea che i risultati rappresentano una rassicurazione sulla sicurezza dell’epidurale per i neonati e possono aiutare le donne a compiere una scelta informata sul controllo del dolore.
Analfabetismo mestruale
Parlare di mestruazioni dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Eppure, ancora oggi, per molte ragazze il ciclo arriva accompagnato da imbarazzo, domande senza risposta e informazioni raccolte qua e là, magari sui social o tra le amiche. È quello che viene definito analfabetismo mestruale, cioè la difficoltà a conoscere e comprendere davvero il funzionamento del ciclo mestruale, a riconoscere ciò che è normale e a capire quando invece un sintomo merita un approfondimento.

Non significa semplicemente non sapere che cosa siano le mestruazioni. Significa, più in generale, non avere gli strumenti per vivere il proprio corpo con consapevolezza. Secondo UNICEF, una conoscenza incompleta delle mestruazioni può alimentare paure, pregiudizi e discriminazioni. Parlare del ciclo prima ancora della prima mestruazione aiuta invece le ragazze ad arrivare preparate a questo passaggio e a viverlo con maggiore serenità.
Sapere quando può arrivare la prima mestruazione è solo l’inizio. Una ragazza dovrebbe sapere, per esempio, che il ciclo può essere irregolare soprattutto nei primi anni, che durata e quantità del flusso possono variare e che esistono diversi prodotti mestruali tra cui scegliere. Ma soprattutto dovrebbe imparare ad ascoltare il proprio corpo. Dolore, stanchezza, cambiamenti dell’umore, flusso molto abbondante o irregolarità non devono essere automaticamente liquidati con un “è normale, hai il ciclo”. Conoscere il proprio ciclo permette di distinguere meglio ciò che rientra nella propria normalità da quello che invece è nuovo, particolarmente intenso o persistente e merita di essere raccontato a un professionista. L’informazione diventa sempre prevenzione.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative dedicate alla salute mestruale, nelle scuole, nelle associazioni, nei servizi territoriali e attraverso progetti rivolti alle adolescenti. Gli sportelli dedicati al ciclo e alla salute mestruale possono offrire uno spazio semplice e riservato nel quale fare domande che spesso una ragazza non se la sente di rivolgere ai genitori o al medico. Sono domande normalissime. E avere un luogo in cui ricevere una risposta corretta, senza giudizi e senza imbarazzo, può fare una grande differenza.
In Italia un punto di riferimento importante sono anche i consultori familiari, che il Ministero della Salute indica tra i servizi territoriali rivolti a donne, minori, coppie e famiglie. Al loro interno possono lavorare ginecologi, ostetriche, psicologi e altre figure sanitarie e sociali. In alcune realtà esistono inoltre gli Spazi giovani, servizi collegati ai consultori e pensati proprio per affrontare le problematiche legate alla sessualità e alla salute degli adolescenti.
Conoscere il ciclo non serve soltanto a sapere quando mettere un assorbente in borsa. Serve a non avere paura del proprio corpo. Serve a non sentirsi “strane” quando qualcosa cambia. Serve a sapere che il dolore molto forte non deve necessariamente essere sopportato in silenzio e che, se il ciclo è particolarmente abbondante, irregolare o associato ad altri disturbi, è possibile parlarne con un medico. Serve anche a scegliere con maggiore consapevolezza prodotti e abitudini igieniche. E serve a sentirsi più libere: andare a scuola, fare sport, uscire con gli amici, andare al mare o partire per un viaggio non dovrebbero diventare attività da evitare perché è arrivato il ciclo.
UNICEF sottolinea infatti che la salute mestruale non riguarda soltanto l’igiene, ma anche informazione, accesso ai servizi, disponibilità di prodotti adeguati, benessere, dignità e possibilità di partecipare normalmente alla vita scolastica e sociale.
La conversazione sul ciclo può iniziare molto tra mamma e figlia. Non serve organizzare il classico “discorso importante”. È molto più utile rispondere alle domande quando arrivano, usare le parole corrette e spiegare con semplicità che cosa sta succedendo nel corpo. E soprattutto evitare di trasmettere l’idea che le mestruazioni siano qualcosa di cui vergognarsi. Una figlia che sa che può parlare liberamente del proprio ciclo sarà anche più propensa a raccontare un dolore insolito, un cambiamento, una preoccupazione o un sintomo che la mette in difficoltà. È questa la vera forza dell’educazione mestruale: non dare soltanto informazioni, ma costruire un rapporto più consapevole con il proprio corpo.
Vademecum per mamme e figlie
Parlate del ciclo prima che arrivi. La prima mestruazione non dovrebbe essere una sorpresa.
Usate parole semplici e corrette. Niente tabù e niente “segreti da donne”.
Non fate confronti. Ogni ciclo può essere diverso e soprattutto nei primi anni può essere irregolare.
Insegnate ad ascoltare il dolore. Avere le mestruazioni non significa dover stare male per forza.
Parlate anche di ragazzi. La salute mestruale non dovrebbe essere considerata un argomento esclusivamente femminile: conoscere significa anche imparare a rispettare il corpo degli altri e a superare pregiudizi e prese in giro.
Indicate alle ragazze dove chiedere aiuto. Consultorio, pediatra, medico di famiglia, ginecologo, ostetrica o eventuali sportelli dedicati possono diventare punti di riferimento.
Perché una ragazza informata non è una ragazza che sa semplicemente “come funziona il ciclo”. È una ragazza che conosce il proprio corpo, sa fare domande e non ha paura di chiedere aiuto quando qualcosa non le sembra normale.
E forse è proprio da qui che dovrebbe cominciare una vera educazione alla salute: dalla possibilità di parlare del proprio corpo senza vergogna.
Tuta con elettrodi dopo gravidanza: funziona?
La tuta con gli elettrodi è diventata una delle nuove protagoniste del fitness. La mostra sui social, dopo la nascita del piccolo Leonardo, anche Diletta Leotta, tornata ad allenarsi con il personal trainer utilizzando una speciale tuta EMS, cioè dotata di elettrodi che stimolano i muscoli durante l’esercizio. Ma la domanda che interessa è: questa particolare tuta funziona davvero dopo la gravidanza? La risposta è sì, ma con qualche basilare precisazione.
EMS significa “Electrical Muscle Stimulation”, cioè elettrostimolazione muscolare. La tuta è aderente e contiene diversi elettrodi posizionati in corrispondenza dei principali gruppi muscolari. Gli impulsi elettrici fanno contrarre i muscoli mentre la persona esegue esercizi e movimenti. L’idea è quella di rendere più intenso il lavoro muscolare anche durante sessioni relativamente brevi. Alcune ricerche sulla elettrostimolazione di tutto il corpo, hanno osservato miglioramenti della massa e della funzione muscolare e, in alcuni studi, una riduzione della massa grassa. Tuttavia, la qualità delle prove non è ancora uniforme.
Dopo nove mesi di gravidanza il corpo ha bisogno di tempo per recuperare. Addome, pavimento pelvico, schiena e muscolatura in generale possono essere cambiati e non è realistico pensare di tornare immediatamente alla forma precedente. La tuta EMS può essere eventualmente uno strumento all’interno di un programma di allenamento, soprattutto per lavorare sulla forza muscolare. Non è invece una “tuta brucia-grassi” e non può eliminare da sola i chili accumulati durante la gravidanza o la pelle rilassata.
Per tornare in forma dopo il parto conta soprattutto una ripresa graduale dell’attività fisica, compatibilmente con il tipo di parto e con le eventuali complicazioni. Tra l’altro, se dopo la gravidanza rimane la pancia, non sempre il problema è semplicemente “grasso”. Possono entrare in gioco la muscolatura addominale, la postura, il pavimento pelvico e anche un’eventuale diastasi dei retti addominali. Per questo, prima di scegliere qualsiasi allenamento intenso, è utile capire come sta recuperando il corpo. In presenza di diastasi, dolore, problemi del pavimento pelvico o dopo un cesareo, è consigliabile confrontarsi con il ginecologo, il medico o un fisioterapista esperto di riabilitazione post-partum.
La tuta EMS può essere un’interessante integrazione all’allenamento per migliorare forza e tono muscolare, ma non sostituisce una corretta attività fisica, una buona alimentazione e, soprattutto, il tempo necessario al corpo per recuperare dopo la gravidanza. Ogni corpo ha i suoi tempi.
Capelli dopo il parto
Dopo il parto molte donne si guardano allo specchio e si accorgono che qualcosa è cambiato: i capelli, bellissimi e folti durante la gravidanza, possono improvvisamente apparire più spenti, fragili, secchi e cadere in quantità impressionante. Niente panico: nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno fisiologico e temporaneo, legato al brusco cambiamento ormonale che avviene dopo la nascita del bambino.

Durante la gravidanza gli estrogeni mantengono più a lungo i capelli nella fase di crescita, regalando spesso una chioma più folta. Dopo il parto, però, i livelli ormonali tornano gradualmente alla normalità e molti capelli entrano contemporaneamente nella fase di caduta. Il fenomeno compare spesso intorno al terzo mese dopo la nascita e tende a risolversi spontaneamente entro il primo anno di vita del bambino. Nel frattempo, però, qualche attenzione in più può aiutare a rendere la chioma più bella, lucida e meno stressata.
Il primo passo è evitare di appesantire ulteriormente capelli già indeboliti. Meglio scegliere uno shampoo delicato, adatto a lavaggi frequenti, e applicare il balsamo soprattutto sulle lunghezze e sulle punte, evitando la radice. Se i capelli appaiono particolarmente fini, possono essere utili shampoo volumizzanti e conditioner leggeri. Gli esperti dell’American Academy of Dermatology consigliano proprio di evitare prodotti troppo ricchi e pesanti che rischiano di far apparire la chioma ancora più piatta. Una o due volte alla settimana si può poi concedere ai capelli una maschera nutriente.
Phon, piastre e arricciacapelli possono peggiorare la fragilità del capello. Non è necessario rinunciare completamente allo styling, ma è meglio utilizzare temperature moderate e applicare sempre un prodotto termoprotettore. Anche raccogliere continuamente i capelli in code molto strette può stressare la radice. Dopo il parto, quando si tende a legare i capelli per praticità, meglio alternare con code morbide, mollette o scrunchie in tessuto.
Per chi ama i rimedi casalinghi, un semplice impacco può regalare morbidezza alle lunghezze.
Si può mescolare:
- 2 cucchiai di olio di cocco oppure di argan;
- 1 cucchiaio di miele;
- qualche goccia di olio di jojoba.
L’impacco va applicato soprattutto sulle lunghezze, lasciato in posa circa 20-30 minuti e poi lavato accuratamente. Un’altra soluzione semplicissima è utilizzare qualche goccia di olio di argan puro sulle punte ancora leggermente umide. Attenzione però alle quantità.
Cinque minuti di massaggio quotidiano possono diventare un piccolo rituale di benessere. Con i polpastrelli, e senza strofinare aggressivamente, si eseguono movimenti circolari su tutto il cuoio capelluto.
In farmacia e online esistono moltissimi prodotti dedicati a capelli e unghie, contenenti biotina, zinco, ferro, vitamina D, aminoacidi e altri nutrienti. Ma non esiste un integratore universale capace di fermare automaticamente la caduta post parto. La scelta migliore, soprattutto dopo una gravidanza e durante l’allattamento, è parlarne con il medico o il dermatologo e valutare eventuali carenze attraverso gli esami del sangue.
Se la caduta continua oltre i sei-dodici mesi, è particolarmente intensa o è accompagnata da altri sintomi come stanchezza estrema, alterazioni del peso o problemi alla pelle, è importante parlarne con il proprio medico. Dopo il parto, infatti, la caduta dei capelli può occasionalmente essere aggravata da anemia, carenze nutrizionali o problemi alla tiroide.
Dopo il parto dimagrire con la crononutrizione?
Perdere i chili accumulati durante la gravidanza è uno dei desideri più comuni delle neomamme. Ma tra poppate, notti insonni, cambi di pannolino e ritmi completamente stravolti, seguire una dieta tradizionale è spesso più difficile del previsto. E se il segreto non fosse tanto cosa mangiare, ma quando mangiare? È quello che suggerisce un recente studio americano, rilanciato dal Corriere della Sera, secondo cui dopo il parto si potrebbe dimagrire con la crononutrizione, cioè un’alimentazione che rispetta gli orari biologici e la nuova routine quotidiana della mamma.

La crononutrizione si basa su un principio molto semplice: organizzare i pasti in determinati momenti della giornata, seguendo il ritmo naturale dell’organismo. Secondo i ricercatori dell’Università dell’Alabama a Birmingham, questo approccio potrebbe risultare più facile da seguire rispetto alle classiche diete che richiedono di contare calorie, pesare gli alimenti o compilare un diario alimentare ogni giorno. Per una mamma con un neonato, infatti, il tempo è poco e le giornate cambiano continuamente. Avere poche regole chiare sugli orari può essere molto più gestibile.
Gli studiosi hanno coinvolto dieci donne entro sei mesi dal parto, analizzando le loro abitudini alimentari e chiedendo quali strategie ritenessero davvero praticabili. Il risultato? Le mamme hanno preferito due approcci:
- evitare di mangiare nelle 3-4 ore prima di andare a dormire;
- concentrare i pasti in una finestra di circa 10 ore, lasciando circa 14 ore senza cibo durante la notte, una versione più leggera del digiuno intermittente.
Secondo le partecipanti, questo metodo si integra meglio con la vita familiare e con i nuovi ritmi imposti dal neonato.
La parola “digiuno” può spaventare, soprattutto durante l’allattamento. In realtà gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Nel post parto non sono indicate diete drastiche né restrizioni severe, soprattutto se il bambino viene allattato al seno. L’obiettivo è seguire un’alimentazione equilibrata, nutriente e solo leggermente ipocalorica, sempre con il via libera del proprio medico o nutrizionista. La crononutrizione, quindi, non significa saltare i pasti o mangiare troppo poco, ma semplicemente distribuire meglio il cibo durante la giornata.
Ogni donna ha tempi diversi per recuperare la forma fisica dopo la gravidanza. Per questo gli esperti ricordano che il dimagrimento dovrebbe essere graduale, senza inseguire risultati immediati. Dormire quando possibile, bere a sufficienza, fare movimento appena il ginecologo lo consente e seguire un’alimentazione sana restano le basi del benessere. La crononutrizione potrebbe diventare un alleato in più, soprattutto perché è semplice da mettere in pratica e si adatta meglio alla vita reale delle neomamme. Ma, come sempre, ogni percorso alimentare nel post parto va personalizzato con uno specialista.
Birthing make-up: consigli
Sui social la chiamano birthing make-up, ne abbiamo già parlato, ed è una delle tendenze beauty che continua a far discutere future mamme e ostetriche. Sempre più donne scelgono di arrivare in sala parto con il trucco impeccabile, la piega appena fatta o il colore fresco, pronte a vivere uno dei momenti più importanti della loro vita sentendosi belle anche nelle prime foto con il neonato. Ma è davvero una buona idea? E soprattutto, come farlo senza mettere il glamour davanti alla praticità? Ecco qualche consiglio per chi ama prendersi cura di sé anche negli ultimi giorni di gravidanza. Ecco alcuni consigli.

Su TikTok e Instagram impazzano video di mamme che, pochi giorni prima del parto, prenotano parrucchiere, manicure e seduta di make-up. L’obiettivo? Sentirsi in ordine durante il ricovero e nelle prime immagini con il proprio bambino. C’è chi realizza una piega morbida, chi punta su un caschetto fresco di taglio, chi sceglie ciglia curate e un trucco naturale a lunga tenuta. Una scelta che divide. Per alcune è una pressione inutile, per altre è semplicemente un modo per affrontare con più serenità un momento ricco di emozioni.
Se l’idea vi piace, il consiglio è uno: puntare sulla naturalezza. Un make-up troppo elaborato rischia di non resistere alle tante ore del travaglio. Meglio scegliere prodotti leggeri e confortevoli. Gli indispensabili possono essere:
- una crema idratante;
- una BB cream o un fondotinta leggerissimo;
- correttore per illuminare lo sguardo;
- mascara waterproof;
- gel per disciplinare le sopracciglia;
- balsamo labbra nutriente o un rossetto nude.
Anche per i capelli vale la regola del “less is more”. Se il parto è vicino può essere piacevole concedersi una piega o rinfrescare il colore, ma è meglio evitare trattamenti aggressivi all’ultimo momento. Per il ricovero conviene scegliere acconciature semplici:
- una treccia morbida;
- una coda bassa;
- uno chignon morbido.
In borsa non dovrebbero mancare un elastico morbido e una fascia per raccogliere i capelli durante il travaglio.
La cosa più importante è ricordare che non esiste un modo giusto di affrontare il parto. C’è chi desidera arrivare in ospedale con mascara e piega perfetta e chi, invece, pensa solo al comfort. Entrambe le scelte sono assolutamente legittime. Prendersi cura del proprio aspetto può essere un gesto che fa stare bene, purché non diventi un obbligo dettato dai social.

Scritto da Annamaria e postato in