8 segnali di maturità emotiva nei bambini

Ott 07
Scritto da Annamaria avatar

Come capire se i bambini stanno sviluppando una buona maturità emotiva? Non esiste una formula magica, ma ci sono alcuni comportamenti che possono raccontare molto del suo modo di stare con se stesso e con gli altri. Secondo la psicologa dello sviluppo Lyndsay Gibson, intervistata dalla CNBC, costruire una buona solidità emotiva fin dalla prima infanzia aiuta i bambini a diventare adulti più autonomi, resilienti e capaci di affrontare i cambiamenti. E il ruolo dei genitori è fondamentale: affetto, ascolto, pazienza e rispetto possono accompagnare questo percorso. E allora ecco gli 8 segnali di maturità emotiva nei bambini indicati dalla psicologa.

8 segnali di maturita emotiva nei bambini
  1. È pieno di entusiasmo e vitalità

Si appassiona alle cose che ama, gioca con creatività, fa domande, propone idee e cerca esperienze positive. Per mamma e papà tutta questa energia può essere anche parecchio impegnativa, ma ascoltare le sue idee e incoraggiarlo significa fargli capire che il suo entusiasmo ha valore.

  1. Conosce se stesso e comprende gli altri

Crescendo, il bambino impara a riconoscere ciò che prova, i propri bisogni e le proprie emozioni. Questa consapevolezza lo aiuta anche a sviluppare empatia, a rispettare i sentimenti degli altri e a comprendere punti di vista diversi dal proprio.

  1. Sa difendersi, ma sa anche essere ragionevole

Un bambino emotivamente maturo non ha paura di esprimere la propria opinione e di farsi valere. Allo stesso tempo, però, riesce ad ascoltare, collaborare e trovare un compromesso senza trasformare ogni confronto in una battaglia.

  1. Non ha paura di mostrarsi vulnerabile

Piangere, raccontare una paura, ammettere di essere triste o dire “ho bisogno di te” non sono segni di debolezza. Al contrario, mostrano che il bambino si sente abbastanza sicuro da esprimere ciò che prova, soprattutto con i genitori. Per questo è importante non minimizzare mai le sue emozioni.

  1. Impara a gestire sempre meglio le emozioni

Con la crescita arriva anche una maggiore capacità di controllare rabbia, frustrazione e stress. Il bambino comincia a capire che ciò che prova è legittimo, ma che non tutto ciò che sente deve necessariamente trasformarsi in un comportamento impulsivo. Impara inoltre che le parole e i modi con cui comunica possono avere un effetto sugli altri.

  1. Coltiva i propri interessi

Un altro segnale importante è quando il bambino sviluppa passioni e interessi personali: può costruire, disegnare, collezionare, inventare giochi o progettare qualcosa che lo entusiasma. Raccontare ai genitori le proprie idee è anche un modo per costruire creatività e autostima.

  1. Diventa autonomo e non teme gli errori

Un bambino emotivamente maturo, in base alla sua età, prova a risolvere alcuni problemi da solo, sperimenta e cerca le proprie soluzioni. E soprattutto non vive necessariamente l’errore come un fallimento. Imparare che si può sbagliare, riprovare e trovare una strada diversa è una conquista importante.

  1. Comincia a vedere le sfumature

Con la crescita il bambino supera gradualmente il pensiero “tutto bianco o tutto nero”. Inizia a capire che le situazioni possono essere più complesse, che ogni scelta può avere delle conseguenze e che non sempre esiste una sola spiegazione. Comincia così a ragionare sul rapporto causa-effetto e a considerare anche le possibili circostanze e i diversi punti di vista.

La maturità emotiva non significa avere bambini sempre tranquilli, obbedienti e senza capricci. Significa accompagnarli, passo dopo passo, verso la capacità di conoscere se stessi, esprimere quello che provano, affrontare le difficoltà e diventare sempre più autonomi. E in questo percorso, per loro, sapere di poter contare sull’ascolto di mamma e papà fa davvero la differenza.

Ciambellone alle patate dolci

Ott 06
Scritto da Annamaria avatar

Un dolce semplice da preparare, morbido e profumato, ideale per la colazione o la merenda dei bambini. Il ciambellone alle patate dolci conquista.  Nell’impasto questo tipo di patateregalano una consistenza soffice e naturalmente dolce, permettendo di non esagerare con lo zucchero.

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Le patate dolci sono una buona fonte di carboidrati, fibre e vitamina A, sotto forma di betacarotene, oltre ad altri micronutrienti. Sono quindi un ingrediente interessante per variare la merenda e portare in tavola un alimento diverso dalle classiche patate. E poi c’è un vantaggio niente affatto secondario: il loro gusto naturalmente dolce può rendere il ciambellone molto appetibile anche per i bambini che davanti alle verdure storcono il naso. In questo caso, però, la verdura finisce direttamente dentro una torta!

Per preparare un ciambellone servono:

300 grammi di patate dolci già cotte e private della buccia,

3 uova, 

100 grammi di zucchero, 

80 ml di olio di semi, 

150 ml di latte, 

250 grammi di farina, 

una bustina di lievito per dolci, 

scorza grattugiata di un’arancia,

se piace, si può aggiungere anche un pizzico di cannella.

Per prima cosa bisogna cuocere le patate dolci, al forno oppure al vapore, finché diventano morbide. Una volta raffreddate, si schiacciano fino a ottenere una purea. In una ciotola si montano le uova con lo zucchero, poi si aggiungono l’olio, il latte, la scorza d’arancia e la purea di patate dolci. Si mescola bene e si incorpora poco alla volta la farina setacciata insieme al lievito. Quando l’impasto è omogeneo e senza grumi, si versa in uno stampo da ciambellone precedentemente imburrato e infarinato.

Il dolce va cotto in forno statico a 180 gradi per circa 40-45 minuti. Prima di sfornarlo è sempre meglio fare la prova dello stecchino: se esce asciutto, il ciambellone è pronto. Una volta raffreddato, si può servire semplicemente con una spolverata di zucchero a velo.

Gravidanza: i lavori da evitare

Ott 05
Scritto da Annamaria avatar

Essere incinta non significa necessariamente dover smettere di lavorare. Ma ci sono mansioni che durante la gravidanza possono diventare rischiose e che devono quindi essere modificate, sospese o, quando non esistono alternative, abbandonate temporaneamente. Il punto importante è che non esiste una lista di professioni vietate in blocco: conta soprattutto che cosa si fa concretamente durante il lavoro e a quali rischi si è esposte. Ecco i lavori da evitare.

gravidanza i lavori da evitare

Infermiera, OSS e operatrici sanitarie

Chi lavora in ospedale, in una casa di cura o nell’assistenza può essere esposta a agenti biologici, fluidi corporei, sollevamento e spostamento dei pazienti, oltre a determinati farmaci o sostanze. Il rischio biologico è particolarmente importante nelle attività sanitarie.

Questo non significa che un’infermiera debba automaticamente smettere di lavorare: la mansione deve essere valutata e, se necessario, modificata evitando le attività a rischio.

Parrucchiere ed estetiste

Anche parrucchiere ed estetiste possono dover fare attenzione. Il problema riguarda soprattutto l’esposizione a determinati prodotti chimici, oltre alle posture, alle tante ore in piedi e alla fatica fisica. La presenza di una sostanza chimica sul posto di lavoro non significa automaticamente che sia pericolosa: deve essere valutato il tipo di prodotto, il livello e la durata dell’esposizione. Se il rischio non può essere eliminato, la lavoratrice deve essere spostata ad attività più sicure.

Colf, badanti e lavoratrici domestiche

Qui i problemi possono essere soprattutto sollevare pesi, spostare persone, utilizzare determinati prodotti chimici, lavorare a lungo in piedi o assumere posture faticose. Una badante che deve sollevare frequentemente un anziano non autosufficiente, per esempio, può avere bisogno di una modifica delle mansioni. Non è quindi il mestiere in sé a essere incompatibile, ma l’attività concreta che viene svolta.

Cameriere, bariste e commesse

Stare in piedi per molte ore, trasportare vassoi o scatole, fare continui spostamenti e lavorare in ambienti dove esiste il rischio di cadute o scivolamenti sono condizioni che devono essere valutate durante la gravidanza.Anche in questi casi la soluzione può essere una modifica temporanea dell’attività, per ridurre gli sforzi e i rischi.

Operaia, magazziniera e lavori nella logistica

Sono tra le situazioni che richiedono maggiore attenzione quando il lavoro comporta sollevamento e trasporto di carichi, movimenti ripetitivi, vibrazioni, posture faticose o ritmi particolarmente gravosi. INAIL considera questi elementi tra i principali rischi professionali da valutare durante la gravidanza. Se non è possibile eliminare il rischio attraverso una diversa organizzazione del lavoro, può essere necessario assegnare alla lavoratrice una mansione alternativa.

Agricoltura e lavori con sostanze chimiche

Il lavoro agricolo può comportare esposizione a pesticidi e altri prodotti chimici, oltre a fatica fisica e attività all’aperto in condizioni climatiche impegnative. Anche qui è fondamentale valutare la specifica esposizione. Gli agenti chimici pericolosi sono infatti oggetto di una precisa valutazione dei rischi sul luogo di lavoro.

Veterinarie e chi lavora con gli animali

Anche il contatto con animali può comportare un rischio biologico, a seconda dell’attività svolta e degli agenti ai quali la lavoratrice può essere esposta. Per questo la mansione deve essere valutata caso per caso.

Medici, tecniche di radiologia e lavoratrici esposte a radiazioni

Questo è uno dei casi in cui la tutela è particolarmente importante. Le lavoratrici in gravidanza non possono essere adibite ad attività che espongano il nascituro a dosi di radiazioni ionizzanti superiori ai limiti previsti dalla normativa. Per questo, quando una lavoratrice comunica la gravidanza, l’esposizione deve essere rivalutata e, se necessario, la mansione modificata.

Chi lavora di notte

Il lavoro notturno ha una tutela specifica. In Italia è vietato adibire la lavoratrice al lavoro tra le 24 e le 6 dall’accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Questo può riguardare, per esempio, chi lavora in ospedale, negli alberghi, nella ristorazione, nelle fabbriche o in altri settori organizzati su turni.

La cosa importante è non decidere da sole di licenziarsi o di smettere di lavorare. Quando una lavoratrice comunica la gravidanza, il datore di lavoro deve valutare i rischi legati alla mansione. Se esiste un pericolo, deve prima cercare di eliminarlo o modificare temporaneamente le condizioni di lavoro. Se non è possibile, deve valutare l’assegnazione a una mansione diversa e sicura.

Se neppure questo è possibile, può essere disposta l’astensione anticipata dal lavoro nei casi previsti dalla legge. L’astensione può inoltre essere prevista quando le condizioni di lavoro o ambientali sono considerate pregiudizievoli per la salute della donna o del bambino.

La regola, quindi, è semplice: la gravidanza non significa necessariamente rinunciare al proprio lavoro, ma significa avere diritto a lavorare in sicurezza. E se una mansione non è compatibile con la gravidanza, la legge prevede strumenti precisi per proteggere mamma e bambino.

Ripetizioni: quando servono davvero?

Ott 04
Scritto da Annamaria avatar

Settembre è il mese dei nuovi inizi e delle promesse dei nostri figli. Poi passano le prime settimane di scuola e per molti arriva la domanda fatidica: servono le ripetizioni? Non sempre. E soprattutto non è detto che una difficoltà scolastica debba trasformarsi automaticamente in un appuntamento fisso con un insegnante privato. A volte basta un piccolo aiuto per superare un argomento difficile, recuperare una lacuna o ritrovare un po’ di sicurezza. In altri casi, invece, il problema è più profondo e continuare semplicemente a fare esercizi con un tutor rischia di non essere la soluzione. Quando servono davvero?

ripetizioni quando servono davvero

La prima cosa da capire, quindi, è perché il bambino sta facendo fatica. Un’insufficienza può capitare a tutti. Anche un bambino normalmente bravo può trovarsi in difficoltà davanti a una materia nuova, a un insegnante con un metodo diverso o semplicemente a un periodo di stanchezza. La situazione cambia quando la difficoltà diventa continua. 

Se i brutti voti si ripetono nella stessa materia, se il bambino non riesce a recuperare nonostante l’impegno, se passa ore sui compiti senza riuscire a completarli o ha bisogno costantemente dell’adulto accanto, può essere il momento di chiedersi se un aiuto esterno possa davvero essere utile. Anche gli insegnanti possono dare un’indicazione importante: il confronto con la scuola aiuta a capire se si tratta di una lacuna circoscritta oppure di una difficoltà più generale.

Ci sono alcuni campanelli d’allarme che possono far capire a noi genitori che il semplice “studia di più” non sta funzionando. Per esempio, il bambino continua a non comprendere un argomento anche dopo diverse spiegazioni; impiega un tempo sproporzionato per fare i compiti; evita sistematicamente una determinata materia; si blocca davanti agli esercizi ancora prima di provarci; diventa molto insicuro o si convince di “non essere portato”.

Un altro segnale è quando mamma e papà diventano l’insegnante di casa ogni pomeriggio. Se i compiti si trasformano quotidianamente in discussioni, pianti o tensioni familiari, affidarsi per qualche ora alla persona giusta può essere utile anche per restituire serenità alla famiglia.

L’errore è pensare alle ripetizioni come a una stampella da utilizzare per tutto l’anno senza un vero obiettivo. Meglio chiedersi: cosa deve recuperare mio figlio? Una volta individuato il problema, anche il percorso può essere più breve e mirato. Per un bambino delle elementari, per esempio, può essere sufficiente un aiuto nei compiti e un lavoro sul metodo. Alle medie può diventare più importante imparare a organizzare lo studio e affrontare una materia nella quale si sono accumulate lacune. Alle superiori, invece, soprattutto nelle materie più complesse, può servire un intervento più specialistico.

Se le difficoltà sono molto diffuse, persistono nel tempo e sembrano riguardare non soltanto una materia ma, per esempio, lettura, scrittura, comprensione, organizzazione o attenzione, le semplici ripetizioni potrebbero non essere sufficienti. In questi casi è importante parlarne prima con gli insegnanti e, se necessario, con il pediatra o con gli specialisti indicati per una valutazione. Le difficoltà scolastiche possono avere origini molto diverse e non vanno automaticamente attribuite a svogliatezza o mancanza di impegno.

Anche il Ministero dell’Istruzione sottolinea l’importanza di una didattica personalizzata quando emergono specifiche difficoltà di apprendimento.

Quanto costano le ripetizioni nel 2026? Secondo l’Osservatorio Prezzi LeTueLezioni 2026, realizzato analizzando oltre 94mila annunci, la tariffa mediana nazionale è di circa 13 euro l’ora per le lezioni in presenza. Si sale a 15 euro l’ora per le lezioni online e per quelle a domicilio. Facendo un calcolo molto semplice, un’ora alla settimana per tutto l’anno scolastico significa una spesa che si aggira intorno ai 500 euro complessivi. Due ore alla settimana fanno invece poco più di 100 euro al mese in presenza e circa 120 euro online o a domicilio.

Naturalmente sono valori indicativi: il prezzo può cambiare parecchio in base alla materia, all’esperienza dell’insegnante, alla città e al livello dello studente. Per le materie scolastiche più comuni le tariffe tendono a rimanere relativamente vicine. Matematica, inglese, fisica, chimica e latino si collocano generalmente nell’area dei 13-15 euro l’ora, mentre l’informatica arriva intorno ai 17 euro. Le lingue meno diffuse e le materie che richiedono una preparazione più specialistica possono costare di più.

E poi ci sono sport, musica e arti: qui il prezzo cambia decisamente passo e può arrivare anche a 20-25 euro l’ora, proprio perché si tratta di attività che richiedono competenze specifiche e, spesso, lezioni individuali.

La sorpresa del 2026 è che la lezione online non è automaticamente quella più economica. Non è soltanto la materia a fare il prezzo. Uno studente universitario che dà ripetizioni può generalmente chiedere una cifra più contenuta, mentre un insegnante laureato e con esperienza può arrivare a 15-25 euro l’ora. Per gli specialisti con una lunga esperienza, soprattutto nelle materie tecniche, la tariffa può superare i 30 euro.

Prima di iniziare a spendere soldi ogni settimana, vale la pena fare una cosa semplicissima: parlare con l’insegnante.

Pidocchi e ossiuri: cosa fare

Ott 03
Scritto da Annamaria avatar

Con il ritorno a scuola tornano anche due piccoli nemici dei bambini: pidocchi e ossiuri. Il professor Antonino Gulino, pediatra di famiglia a Catania e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Pediatria spiega l’emergenza e attraverso le pagine di Leggo dice cosa fare.

pidocchi e ossiuri cosa fare

Il pidocchio, spiega Gulino, “è un piccolo parassita che vive esclusivamente sull’uomo” e depone le uova, le cosiddette lendini, alla base dei capelli. “Il contagio – precisa il pediatra – è interumano, da persona a persona”. Il sintomo più comune è “un intenso prurito”, mentre il pidocchio adulto, di appena uno-due millimetri, “spesso non lo vediamo”. Più facili da riconoscere sono le lendini, che possono essere individuate con “il famoso pettinino, quello con i denti molto fitti”.

Una volta accertata la presenza dei pidocchi, “i trattamenti sono sostanzialmente due”: tra i prodotti più utilizzati c’è la permetrina, mentre esistono anche prodotti al silicone. Il trattamento va ripetuto dopo “sette-dieci giorni”, perché il primo “uccide i pidocchi già grandi”, ma “le uova non le distrugge”. Secondo Gulino va trattato “solo il bambino” interessato, mentre a casa è sufficiente lavare ad alta temperatura la biancheria usata di recente.

E soprattutto niente sensi di colpa: i pidocchi non sono legati alla scarsa igiene. Il parassita “si riproduce facilmente sia nel capello sporco che in quello pulito”. Inoltre, avverte il pediatra, “Non esistono lozioni, sciroppi o spray in grado di prevenire l’infezione”. Nemmeno il taglio a zero serve: “Non ha senso”, perché “se il trattamento è fatto bene fa effetto comunque”.

Poi ci sono gli ossiuri, che Gulino definisce “la parassitosi intestinale più comune in età pediatrica”. Il sintomo tipico è “un prurito, soprattutto notturno”. Per diagnosticarli si può ricorrere allo “scotch test”, mentre il trattamento farmacologico “deve essere fatto almeno in due dosi”. In questo caso, secondo il pediatra, “i genitori, i fratelli, ma anche i nonni che sono stati a contatto con il bambino, vanno trattati”.

Anche gli ossiuri, sottolinea Gulino, “non è una questione di igiene”. E l’aglio? “L’aglio serve soltanto per i vampiri”, dice ironicamente il pediatra: “per la cura degli ossiuri non serve a nulla”. Utile invece tenere le unghie corte, perché sotto le unghie possono accumularsi le uova.

Pidocchi e ossiuri, insomma, sono fastidiosi ma gestibili. La cosa importante è riconoscerli, seguire il trattamento corretto e non affidarsi ai rimedi della nonna.

Buona festa dei nonni: lavoretto

Ott 02
Scritto da Annamaria avatar

Buona festa dei Nonni! Il 2 ottobre è la giornata speciale dedicata a quelle figure straordinarie che riempiono di coccole, storie e saggezza la vita dei nostri figli. Se ti stai chiedendo come festeggiarli oggi stesso con un pensiero unico, ecco un’idea semplice per un lavoretto last-minute da fare col tuo bambino.

buona festa dei nonni lavoretto

In Italia, la Festa dei Nonni è stata istituita ufficialmente nel 2005 dal Parlamento italiano per celebrare l’importanza del loro ruolo sociale e familiare. La scelta della data non è affatto casuale: il 2 ottobre, infatti, la Chiesa cattolica festeggia gli Angeli Custodi. E chi, se non i nonni, sono i veri angeli custodi terreni dei nostri bimbi, sempre pronti a proteggerli e a regalare loro una complicità magica? Il fiore ufficiale di questa giornata è il Non ti scordar di me, un simbolo perfetto per racchiudere l’amore eterno che lega i nipoti ai nonni.

Per stupire i nonni non servono regali costosi, ma del tempo condiviso. Questo lavoretto è facilissimo, non sporca ed è perfetto anche per i bimbi più piccoli. Servono: 

  • Cartoncini colorati (o fogli di carta spessa)
  • Forbici a punta arrotondata
  • Colla stick
  • Pennarelli o matite colorate
  • Opzionale: Qualche cioccolatino o caramella

Si inizia creando la base del biglietto. Prendi un cartoncino colorato e piegalo a metà a forma di libro. Sulla copertina fai scrivere o colorare al tuo bimbo la scritta “Auguri Nonni!”.

Ora si passa al taschino. Su un altro foglio colorato, disegna la sagoma di un taschino (come quello dei jeans o delle camicie) e ritaglialo.

Ci siamo! Metti la colla solo lungo i due bordi laterali e sul fondo del taschino, lasciando la parte superiore aperta. Incollalo al centro della copertina del biglietto. Con un pennarello scuro, il bimbo può disegnare dei piccoli tratti lungo i bordi per imitare le cuciture della stoffa.

Adesso è il momento di ritagliare insieme un bel cuore di carta rossa e incollarlo proprio al centro del taschino.

All’interno del taschino, infila dei piccoli foglietti con i disegni del bimbo, un pensierino stampato con la sua calligrafia, se è abbastanza grande per scriverlo, oppure un paio delle caramelle, ovviamente quelle preferite del nonno e della nonna.

Nastro Rosa LILT 2026: la prevenzione inizia da noi

Ott 01
Scritto da Annamaria avatar

Sono circa 60.000 le donne che quest’anno in Italia ricevono una diagnosi di tumore al seno. Ma la prevenzione può cominciare molto prima, con un gesto semplice, gratuito e alla portata di tutte: l’autopalpazione, a livello di conoscenza del proprio corpo. La prevenzione inizia da noi stesse. È da qui che parte l’edizione 2026 di LILT for Women – Nastro Rosa, la campagna nazionale di sensibilizzazione e informazione della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori presentata dal Presidente Nazionale Francesco Schittulli presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Palazzo Montecitorio. L’iniziativa in rosa accompagnerà l’intero mese di ottobre, dedicato a livello mondiale alla prevenzione del tumore alla mammella.

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Elisabetta Gregoraci, Ambassador LILT, con il presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori Francesco Schittulli

Alla conferenza stampa, moderata dal giornalista televisivo Paolo Di Giannantonio, sono intervenuti l’On. Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute, l’On. Maria Stefania Marino ed Elisabetta Gregoraci, Ambassador della LILT Nazionale.

Il tumore al seno resta la neoplasia più frequente tra le donne in Italia: rappresenta circa il 30% di tutti i tumori femminili e una donna su sette potrebbe svilupparlo nel corso della vita. I progressi della diagnosi precoce e delle terapie hanno però portato il tasso di sopravvivenza a cinque anni oltre l’88%, e dal 2000 si registra una progressiva e costante riduzione della mortalità. Un risultato che dimostra l’importanza di continuare a sensibilizzare le donne sul valore della “prevenzione” e sui fattori di rischio modificabili – sorappeso e obesità, scarsa attività fisica, alimentazione, alcol e fumo. Il 40% dei casi potrebbe essere evitato adottando sani stili di vita.

Nel suo intervento, Marcello Gemmato ha ricordato che “nel 2019 la spesa per la salute è stata di 114 miliardi, nel 2026 siamo arrivati a 134 miliardi. Questo è senz’altro sintomatico di un forte investimento in salute, ma insieme a questo abbiamo bisogno di investire in prevenzione primaria, secondaria e terzaria. Per questo motivo, nell’ultima legge di bilancio abbiamo inserito mezzo miliardo di euro in più in prevenzione”.

“Partire dalla conoscenza del proprio corpo è il primo atto di prevenzione, ed è un gesto che appartiene a ogni donna”, ha dichiarato Francesco Schittulli. “L’autopalpazione è semplice, si può imparare e ripetere con regolarità e aiuta ad accorgersi tempestivamente di ciò che cambia. Invitandole a fare ‘il primo passo’, vogliamo dire alle donne che la prevenzione comincia da ognuna di loro e che, grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più personalizzate, il tumore al seno è oggi sempre più guaribile. Per questo la LILT continua a chiedere programmi di screening uniformi su tutto il territorio nazionale, e a mettere a disposizione delle donne i suoi circa 400 ambulatori e spazi di prevenzione”.

“Essere ancora una volta al fianco della LILT per il Nastro Rosa è per me un impegno che sento profondamente. La mia storia personale mi ha insegnato quanto la prevenzione possa essere importante e quanto sia fondamentale non rimandare i controlli. Con la LILT e con il professor Schittulli condivido la volontà di portare questo messaggio a quante più donne possibile: prendersi cura di se stesse non è un gesto di paura, ma un atto d’amore verso la propria vita e verso le persone che ci sono accanto. Sono orgogliosa di

poter mettere la mia voce al servizio di una campagna che può davvero fare la differenza”, ha dichiarato Elisabetta Gregoraci.

“Come componente della Presidenza nazionale della LILT, di cui mi onoro di farne parte, ringrazio sempre il Prof. Schittulli e tutti i medici e volontari che prestano il Loro servizio alla Lilt con grande senso di responsabilità. Sento la necessità  di sottolineare l’importanza di un impegno comune: istituzioni, professionisti sanitari, associazioni, scuola, famiglie e cittadini a collaborare affinché la prevenzione diventi sempre più una scelta quotidiana e non un appuntamento occasionale, la prevenzione a mio avviso è il più importante investimento che dobbiamo fare per la nostra salute”, ha sottolineato Maria Stefania Marino.

Presente alla conferenza stampa anche l’on. Roberto Pella, vicepresidente ANCI, che intervenendo per un breve saluto ha ricordato: “La prevenzione deve diventare una cultura permanente e un diritto concreto ed esigibile per ogni cittadina e ogni cittadino, non può essere un privilegio legato al luogo in cui si nasce o si vive. Per questo i Comuni italiani sono e continueranno a essere al fianco della LILT: portare la promozione della salute sui territori, rendere più accessibili i percorsi di diagnosi precoce e di assistenza, anche domiciliare, contribuire a costruire un Paese nel quale i dati sul tumore alla mammella possano essere sempre più ridotti”

La campagna Nastro Rosa 2026

Il claim scelto per l’edizione 2026 è “Il primo passo”, accompagnato dal messaggio “L’autopalpazione del seno è il primo gesto per conoscere il nostro corpo. La prevenzione inizia da ciascuna di noi!”. Un invito rivolto a tutte le donne a riconoscersi protagoniste della propria salute, a partire dalla conoscenza del proprio corpo, e a fare di questo gesto l’avvio di un percorso di prevenzione che comprende visite senologiche, controlli periodici clinico-strumentali e programmi di screening. La campagna 2026 ha ricevuto il patrocinio di ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ed è stata realizzata con il sostegno dello sponsor Yamamay. Come ogni anno, nel mese di ottobre le 105 Associazioni LILT e i 20 coordinamenti regionali daranno vita a una rete capillare di iniziative in tutta Italia, con visite senologiche, incontri divulgativi con distribuzione di opuscoli, pannelli informativi, attività nelle scuole e nei luoghi di lavoro, oltre a campagne social e spazi di ascolto.

Allattamento al seno: dopo nascita più sostegno

Set 30
Scritto da Annamaria avatar

Parlare di allattamento al seno significa parlare di mamme, neonati e di un percorso che non sempre è semplice come si immagina prima della nascita. Perché una cosa è iniziare ad allattare in ospedale, un’altra è riuscire a proseguire una volta tornati a casa, quando arrivano stanchezza, dubbi, difficoltà con l’attacco, dolore e la sensazione, molto comune, di non avere abbastanza latte. Dopo la nascita serve più sostegno.

allattamento al seno dopo nascita piu sostegno

I numeri fotografano proprio questo passaggio. In Italia, nel 2025, il 71% dei neonati sani e a termine è stato allattato esclusivamente al seno, secondo i dati del Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della Società Italiana di Neonatologia. Ma a 2-3 mesi la percentuale scende al 48%, per arrivare al 39% a 4-5 mesi, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. E non mancano differenze territoriali: Centro e Nord presentano tassi più elevati rispetto a Sud e Isole.

Sono dati che la SIN presenta in occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento, dall’1 al 7 ottobre, riportando l’attenzione su un punto fondamentale: sostenere l’allattamento non significa semplicemente dire a una mamma che “il latte materno fa bene”. Significa metterla nelle condizioni concrete di poter allattare, prima in ospedale e poi anche dopo il ritorno a casa.

Il momento della nascita è fondamentale. Il contatto pelle a pelle tra mamma e neonato, il rooming-in, cioè la possibilità di tenere il bambino vicino per gran parte della giornata, e un’assistenza competente possono facilitare l’avvio dell’allattamento. È proprio con questo obiettivo che nel 2023 è nato il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della SIN, pensato per promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento nei Centri di Neonatologia e Ostetricia.

Oggi hanno aderito al progetto 115 Punti Nascita: 81 al Nord, 12 al Centro e 22 al Sud e nelle Isole. Sono invece 65 i Punti Nascita accreditati per l’allattamento, dopo aver raggiunto gli obiettivi previsti, tra cui una specifica policy aziendale, un gruppo di lavoro dedicato, il rooming-in per almeno 20 ore su 24 e il contatto pelle a pelle in sala parto.

“L’allattamento materno è raccomandato dalle principali organizzazioni internazionali che si occupano di salute, dal Ministero della Salute e dalle società scientifiche d’area perinatale e pediatrica e rappresenta un investimento per la salute della diade madre-neonato, con ricadute positive non solo sul piano clinico, ma anche sotto il profilo sociale e ambientale ed economico”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, ma anche, e in modo determinante, da parte dei professionisti e dei servizi sanitari”. Il messaggio della SIN è chiaro: una mamma non dovrebbe sentirsi sola davanti alle difficoltà dell’allattamento.

Un altro punto affrontato dalla SIN riguarda le tante informazioni che circolano sull’allattamento. Dubbi, consigli ricevuti da amici e parenti, informazioni trovate online e falsi miti possono rendere ancora più difficile un momento che è già delicato.

Per questo SIN, insieme a SIP e AIBLUD, ha realizzato il Position Statement 2026 sull’Allattamento, con l’obiettivo di orientare le famiglie verso un sostegno professionale e di fare chiarezza sulle reali controindicazioni all’allattamento. “Proprio su questo tema, uno studio recente mostra come il fenomeno dei malintesi e delle fake news sull’allattamento sia in riduzione nelle nuove generazioni; la generazione Z, infatti, risulta meglio informata rispetto a quella X”, afferma il Dott. Riccardo Davanzo della Commissione Allattamento & BLUD della SIN (COMASIN). “Questa differenza potrebbe essere dovuta alla facilità di recuperare informazioni dal web, ma anche ad una capacità a discriminarne la bontà”.

Il sostegno è ancora più importante quando il bambino nasce prematuro e viene ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale. “Dato che il latte materno rappresenta il nutrimento di prima scelta anche per il neonato pretermine, nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) e nei reparti di Pediatria vanno maggiormente diffusi ed applicati i protocolli di sostegno all’avvio, al mantenimento e alla tutela dell’allattamento al seno e dell’uso del latte materno o, in alternativa, del latte umano donato”, continua il Dott. Davanzo. “In particolare in TIN è indispensabile per la relazione madre-neonato e per il miglior sviluppo complessivo la presenza attiva dei genitori come veri e propri partner di cura, in un’ottica di Family Centered Integrated Care e di Zero Separation, utilizzando momenti intimi di incontro genitori-neonato, come la Kangaroo Care”.

Il tema dell’allattamento diventa anche immagini con “Nutrire. Unire.”, il progetto fotografico nato nella U.O. Neonatologia dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova. L’idea è raccontare, attraverso la fotografia, l’universalità di un gesto che appartiene a culture e famiglie diverse. L’allattamento come gesto capace di unire, al di là delle differenze culturali, linguistiche e sociali. La prima esposizione sarà visitabile dal 6 al 18 ottobre 2026 al Palazzo Ducale di Genova. Successivamente la mostra sarà ospitata a Bari, in occasione del XXXII Congresso Nazionale della SIN, dal 28 al 30 ottobre.

Durante il Congresso Nazionale della SIN sarà disponibile “Baby SIN”, uno spazio dedicato alle mamme che allattano e ai genitori che hanno bisogno di un momento di intimità con il proprio neonato o lattante. L’area sarà dotata di poltrone ergonomiche, tiralatte, fasciatoio, frigorifero per conservare il latte e sterilizzatore, oltre a tavolini e sedie a misura di bambino. Un piccolo esempio concreto di quello che dovrebbe essere il principio alla base di ogni percorso nascita: non lasciare sole le famiglie quando arrivano le difficoltà.

“Il latte materno è un alimento unico, capace di offrire benefici immediati e a lungo termine al neonato. Rappresenta una difesa cruciale contro le infezioni e nel medio e lungo periodo svolge una potente azione preventiva contro importanti patologie come sovrappeso, obesità e cardiopatia ischemica. Questa protezione, attiva fin dai primissimi giorni di vita, pone le basi per salvaguardare la salute del futuro adulto e per questo dobbiamo continuare ad investire in percorsi che valorizzino e tutelino l’allattamento materno fin dalla nascita”, conclude il Presidente Agosti.