Sonno bambini e adulti: vademecum

Set 12
Scritto da Annamaria avatar

Dormire bene è una delle regole più importanti per stare bene, crescere e affrontare le giornate con la giusta energia. Ma quante ore bisogna dormire? La risposta non è uguale per tutti: il fabbisogno di sonno cambia con l’età e ciò che è sufficiente per un adulto può essere decisamente troppo poco per un bambino o per un adolescente. Ecco un vademecum sul sonno dei bambini e degli adulti.

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Nei primi anni di vita il sonno è fondamentale per la crescita e lo sviluppo, mentre durante l’adolescenza continua ad avere un ruolo importante per la memoria, l’apprendimento, l’umore e il benessere generale. Anche noi adulti, naturalmente, abbiamo bisogno di dormire a sufficienza per recuperare energie e mantenere una buona qualità di vita.

Quante ore deve dormire un bambino?

Secondo le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, nelle 24 ore il numero di ore di sonno consigliato varia in base all’età:

  • 0-12 mesi: 12-16 ore, compresi i sonnellini;
  • 1-2 anni: 11-14 ore;
  • 3-5 anni: 10-13 ore;
  • 6-12 anni: 9-12 ore;
  • 13-18 anni: 8-10 ore.

Sono indicazioni che comprendono, quando previsti, anche i riposini durante il giorno. Non tutti i bambini, infatti, hanno gli stessi ritmi e soprattutto nei primi anni il sonno può essere distribuito tra notte e giorno.

Nei primi mesi di vita è normale che il bambino non abbia ancora un ritmo sonno-veglia regolare. I neonati possono dormire molte ore nell’arco della giornata, svegliandosi frequentemente anche durante la notte.

Crescendo, il sonno notturno tende progressivamente a diventare più lungo e i sonnellini diurni diminuiscono. Tra i 3 e i 5 anni, per esempio, alcuni bambini hanno ancora bisogno di un riposino pomeridiano, mentre altri riescono ormai a farne a meno.

L’importante è osservare il bambino nel suo insieme: se è generalmente sereno, attivo e riesce a concentrarsi e giocare normalmente, probabilmente il suo riposo è adeguato alle sue esigenze.

Con l’inizio della scuola, le giornate diventano più impegnative. Sveglia presto, lezioni, compiti, sport, attività extrascolastiche e, soprattutto, il tempo trascorso davanti agli schermi possono finire per rubare spazio al sonno. Tra i 6 e i 12 anni sono consigliate dalle 9 alle 12 ore di sonno nelle 24 ore. È quindi importante organizzare la giornata in modo che l’orario della nanna non venga continuamente rimandato.

Una buona abitudine può essere quella di mantenere, per quanto possibile, orari regolari, anche nei fine settimana, evitando che il sabato e la domenica il bambino vada a dormire e si svegli a orari completamente diversi rispetto ai giorni di scuola.

L’adolescenza è una delle fasi in cui il sonno rischia maggiormente di essere sacrificato. Tra scuola, amici, smartphone, social, videogiochi e serie televisive, andare a letto tardi può diventare una consuetudine. Eppure tra i 13 e i 18 anni il fabbisogno indicato è di 8-10 ore di sonno.

Per questo un adolescente che deve alzarsi presto al mattino non dovrebbe considerare normale dormire soltanto cinque o sei ore per notte. La stanchezza durante il giorno, la difficoltà a concentrarsi, l’irritabilità e la sonnolenza possono essere anche il segnale che il corpo non sta ricevendo abbastanza riposo.

E gli adulti quante ore devono dormire?

Anche per mamma e papà il sonno non è un lusso da concedersi quando rimane un po’ di tempo libero. Gli adulti hanno bisogno di dormire regolarmente per recuperare energie e affrontare meglio la giornata. In generale, per un adulto sono raccomandate circa 7-9 ore di sonno per notte, anche se il bisogno individuale può variare. E qui arriva una piccola regola d’oro per tutta la famiglia: non conta soltanto il numero di ore trascorse a letto, ma anche la qualità del sonno. Un sonno continuamente interrotto o poco ristoratore può lasciare stanchi anche dopo una notte apparentemente lunga.

Vademecum

Per aiutare bambini e ragazzi a riposare bene, possono essere utili alcune semplici abitudini:

1. Orari abbastanza regolari. Andare a letto e svegliarsi più o meno alla stessa ora aiuta a mantenere un ritmo regolare.

2. Una routine della buonanotte. Bagnetto, pigiama, una storia, qualche coccola: soprattutto nei bambini piccoli, una sequenza sempre uguale può aiutare a prepararsi al sonno.

3. Meno schermi prima di dormire. Smartphone, tablet, videogiochi e televisione possono rendere più difficile rilassarsi. Meglio spegnerli con un certo anticipo rispetto all’ora della nanna.

4. Una camera adatta al riposo. L’ambiente dovrebbe essere tranquillo, sufficientemente buio e con una temperatura confortevole.

5. Attenzione a caffeina ed eccitanti. Soprattutto per ragazzi e adulti, è meglio evitare nelle ore serali bevande contenenti caffeina.

6. Il sonno viene prima di tutto. Compiti, attività sportive e impegni sono importanti, ma non dovrebbero trasformare ogni sera in una corsa contro il tempo che finisce per sacrificare le ore di riposo.

Miopia infantile: prevenzione

Set 11
Scritto da Annamaria avatar

La miopia infantile è sempre più diffusa e oggi la prevenzione diventa fondamentale. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2050 oltre la metà della popolazione mondiale potrebbe essere miope. Un dato importante, che fa capire come quello che un tempo sembrava semplicemente un problema da risolvere con un paio di occhiali sia diventato una vera e propria questione di salute pubblica.

miopia infantile prevenzione

Per i bambini, in particolare, controllare la vista fin dai primi anni significa non soltanto correggere un eventuale difetto visivo, ma anche individuare precocemente disturbi e patologie che potrebbero avere conseguenze nel tempo.

Perché la prevenzione della miopia è così importante? A sottolineare l’importanza dei controlli è Simone Donati, responsabile di Oculistica pediatrica all’Ospedale del Ponte di Varese. “È fondamentale, perché tanti disturbi visivi, se non diagnosticati precocemente nel bambino, diventano poi elementi di difficoltà nella vita adulta. Un adulto che da bambino non è stato controllato bene può avere una vista bassa e, ad esempio, non riuscire a ottenere la patente. Oppure può sviluppare in età adulta malattie che, se diagnosticate in anticipo, si possono curare o controllare meglio. La prevenzione resta uno degli elementi fondamentali per tutti. Per i bambini in particolare. Oggi disponiamo di lenti e strumenti che ci permettono anche di limitare la progressione di alcuni difetti refrattivi. Possiamo quindi non solo controllare, ma prevenire malattie che potrebbero insorgere nell’adulto, se conosciamo bene il bambino e lo curiamo bene”, spiega al Corriere della Sera.

Quando un bambino diventa miope, l’obiettivo non è necessariamente soltanto correggere la difficoltà nel vedere da lontano. Gli interventi oggi disponibili puntano anche a rallentare la progressione della miopia, soprattutto durante l’infanzia, quando l’occhio è ancora in fase di crescita.

Tra le tecnologie che stanno attirando l’attenzione ci sono le lenti asferiche HAL, già studiate da anni soprattutto nelle popolazioni asiatiche e ora valutate anche su bambini miopi statunitensi, in confronto con le tradizionali lenti monofocali. Uno studio clinico randomizzato, pubblicato su JAMA Ophthalmology, ha seguito per due anni 159 bambini tra i 6 e i 12 anni, provenienti da nove centri di ricerca negli Stati Uniti. L’obiettivo era verificare se questo particolare tipo di lente potesse effettivamente contribuire a rallentare la progressione della miopia.

A spiegare il meccanismo di queste lenti è Andrea Lembo. Il medico oftalmologo presso l’Ospedale San Giuseppe Multimedica di Milano chiarisce: “Le lenti HAL funzionano con un principio relativamente semplice. Al centro della lente permettono al bambino di vedere nitidamente, come con un normale paio di occhiali. Nella zona circostante presentano moltissime piccole aree ottiche (anelli), praticamente invisibili, che modificano il modo in cui la luce raggiunge la retina. Questi 11 anelli creano davanti alla retina un segnale ottico che sembra suggerire all’occhio di non continuare ad allungarsi”.

La miopia infantile, quindi, non va considerata semplicemente come la necessità di indossare gli occhiali. I controlli regolari permettono di seguire lo sviluppo della vista e, quando necessario, di valutare insieme all’oculista le strategie più adatte per contenere la progressione del difetto.

Contro la sepsi neonatale ogni minuto conta

Set 10
Scritto da Annamaria avatar

Contro la sepsi neonatale ogni minuto conta. È un’emergenza che può colpire soprattutto i neonati prematuri e quelli con peso molto basso alla nascita e che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, continua a essere una delle principali cause di morte nei primi 28 giorni di vita. Riconoscerla rapidamente è fondamentale: la sepsi, infatti, può essere curata con successo, ma anche poche ore di ritardo nella diagnosi possono cambiare significativamente la prognosi.

contro sepsi neonatale ogni minuto conta

In occasione del World Sepsis Day, che si celebra il 13 settembre, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) accende i riflettori sulla necessità di prevenire le infezioni, riconoscere tempestivamente i segnali della sepsi e migliorare sempre di più gli strumenti a disposizione dei medici.

Nel neonato, però, la sepsi può essere particolarmente difficile da individuare perché i primi sintomi possono essere sfumati: il bambino può avere difficoltà a mangiare, apparire meno reattivo, presentare alterazioni della temperatura, difficoltà respiratorie oppure un colorito pallido o marezzato. Proprio per questo il tempo diventa un fattore decisivo.

Una delle difficoltà è legata alla diagnosi. L’emocoltura resta il riferimento principale, ma per ottenere il risultato possono essere necessarie anche 36-72 ore. Nel frattempo, i medici devono decidere rapidamente se iniziare una terapia antibiotica e quale trattamento sia più appropriato.

La ricerca, però, sta aprendo nuove possibilità. “Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi strumenti diagnostici basati su: PCR multiplex, metagenomica, trascrittomica, metabolomica, profilazione genica dell’ospite”, spiega il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste tecnologie potrebbero consentire di identificare l’infezione molte ore prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di iniziare precocemente la terapia antimicrobica e, al tempo stesso, di personalizzarla utilizzando le molecole più adeguate caso per caso e riducendo l’uso improprio di antibiotici”.

Un tema importante è infatti quello dei batteri resistenti agli antibiotici. Per questo è necessario trovare un equilibrio tra la tempestività delle cure e l’utilizzo corretto dei farmaci, attraverso una costante sorveglianza delle infezioni e protocolli condivisi.

Anche in Italia la rete delle Terapie Intensive Neonatali svolge un ruolo importante. “L’Italia dispone di un’efficiente rete di Terapie Intensive Neonatali (TIN) che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “Le attività di ricerca e le reti collaborative promosse dalla SIN, tra cui INN-SIN (Italian Neonatal Network della SIN), consentono oggi di raccogliere dati epidemiologici nazionali sulle infezioni neonatali, confrontando gli indicatori di qualità tra le TIN, monitorando i pattern microbiologici e le resistenze agli antibiotici, promuovendo protocolli condivisi di prevenzione e trattamento, sviluppando progetti di miglioramento continuo della qualità assistenziale. Grazie a queste reti è stato possibile migliorare negli ultimi anni la qualità dell’assistenza, promuovere l’uso appropriato degli antibiotici e monitorare l’epidemiologia delle infezioni neonatali”.

Prevenire, prima di tutto. Igiene delle mani, prevenzione delle infezioni materne, assistenza ostetrica qualificata, allattamento al seno e uso appropriato degli antibiotici sono alcuni degli strumenti fondamentali per ridurre il rischio di infezioni nei neonati.

Il problema riguarda in particolare i bambini più fragili. Nei neonati prematuri ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale, infatti, le infezioni invasive rappresentano ancora una delle complicanze più importanti. Nei neonati a termine la sepsi precoce è oggi relativamente rara, anche grazie allo screening materno per Streptococcus agalactiae e alla profilassi antibiotica durante il parto nei casi a rischio.

“La sepsi, se pur raramente, può colpire anche un neonato apparentemente sano. Conoscerne i segnali significa salvare vite. La ricerca ci offre oggi strumenti sempre più sofisticati, ma il fattore più importante rimane il riconoscimento precoce e l’accesso tempestivo alle cure”, conclude il Presidente SIN Agosti.

Per i genitori il messaggio è di non sottovalutare segnali insoliti in un neonato e rivolgersi rapidamente al pediatra o ai servizi di emergenza quando il bambino appare gravemente malato.

Bambini ed ‘esplorazione del corpo’

Set 09
Scritto da Annamaria avatar

Accade che si tocchino le parti intime. Quando si parla di bambini ed esplorazione del corpo c’è sempre un certo imbarazzo. Valentina Paolucci, pediatra conosciuta sui social come La dottoressa dei bambini, spiega a Leggo perché ha deciso di affrontare il tema il più delle volte spinoso nel suo libro “Il corpo è mio!”, edito da Salani.

bambini ed esplorazione del corpo

“L’esplorazione del corpo può comparire già nei primissimi anni di vita ed è particolarmente frequente tra i due e i sei anni”. Attraverso i sensi scopre che quel gesto produce “una sensazione piacevole e rassicurante, soprattutto quando è stanco, annoiato o sta per addormentarsi”. Sono “manifestazioni fisiologiche, occasionali e se necessario facilmente interrompibili, inserite in uno sviluppo complessivamente armonico del bambino”.

In preadolescenza è diverso: “Intervengono i cambiamenti ormonali, una maggiore consapevolezza del piacere e, progressivamente, le fantasie e l’interesse verso la sessualità”. I genitori devono avere lo stesso atteggiamento col proprio figlio: “Non deve essere colpevolizzato, ma cambiano le parole dell’adulto ed il ruolo dell’adulto”.

“Rimproveri e reazioni di disgusto rischiano di trasmettere al bambino l’idea che il suo corpo o un comportamento sia sporco o sbagliato”, dice l’esperta. Rendono il figlio: “meno disponibile a confidarsi con l’adulto proprio quando avrebbe bisogno di raccontare qualcosa che lo potrebbe aver messo a disagio”. E sottolinea come provvedere: “Una regola semplice e coerente, l’esempio dell’adulto e, quando necessario, il reindirizzamento verso un’altra attività”.

“Non stai facendo nulla di sbagliato. Il tuo corpo è tuo, ma questo è un gesto privato. Adesso siamo insieme ad altre persone: vieni, facciamo un’altra cosa”. Questa è la frase che bisognerebbe dire a un bambini, dice il medico. Con i più grandi, invece: “Puoi sempre farmi delle domande sul tuo corpo, le tue sensazioni o dubbi e puoi raccontarmi qualunque cosa ti faccia sentire a disagio: non sarai mai rimproverato e ti starò ad ascoltare”.

“È fondamentale distinguere la privacy dal segreto. L’intimità è uno spazio personale che si protegge. Un segreto che provoca paura, disagio o confusione deve invece poter essere sempre raccontato a un adulto di fiducia”, chiarisce.

Il consulto specialistico deve arrivare solo quando il comportamento è molto frequente. “Normalizzare ciò che appartiene allo sviluppo senza minimizzare i veri segnali d’allarme e, soprattutto, offrire ai genitori parole semplici”, sottolinea.

Confettura d’uva

Set 08
Scritto da Annamaria avatar

Settembre è il mese dei chicchi, dolci e succosi, ricchi di gusto. Per approfittare della frutta di stagione e preparare una merenda genuina per i bambini, la confettura d’uva fatta in casa è un’idea semplice e golosissima. Perfetta sul pane, sulle fette biscottate o per farcire una crostata, permette di far felici pure i piccolini. La preparazione richiede un po’ di pazienza, soprattutto per eliminare i semini, ma il risultato ripaga decisamente l’impegno.

confettura d uva

Per circa 3 vasetti piccoli servono:

  • 1 kg di uva nera o bianca ben matura
  • 300 g di zucchero
  • il succo di mezzo limone biologico
  • facoltativo: una mela piccola, utile per rendere la confettura naturalmente più cremosa grazie alla pectina contenuta nella buccia

Meglio scegliere uva dolce e possibilmente senza semi, che renderà la preparazione molto più veloce.

Lavate accuratamente gli acini d’uva, staccateli dal grappolo e asciugateli. Se utilizzate un tipo di uva con i semi, tagliate gli acini a metà ed eliminateli con pazienza. Versate l’uva in una pentola capiente insieme al succo di limone e allo zucchero. Fate cuocere a fuoco basso, mescolando di tanto in tanto, per circa 45-60 minuti.

Durante la cottura l’uva inizierà a disfarsi naturalmente. Se preferite una confettura più liscia, a fine cottura potete passarla con un passaverdure o frullarla brevemente con un mixer a immersione. Per capire se è pronta, fate la classica prova del piattino: versate una piccola quantità di confettura su un piatto freddo. Se inclinando il piatto non scivola velocemente, ha raggiunto la giusta consistenza.

Versate la confettura ancora bollente in vasetti di vetro sterilizzati, chiudeteli bene e capovolgeteli per qualche minuto. Una volta raffreddati, conservateli in un luogo fresco e buio. Dopo l’apertura, invece, il vasetto va tenuto in frigorifero e consumato in pochi giorni.

La confettura d’uva è buonissima spalmata su una fetta di pane tostato per la merenda dopo la scuola, magari accompagnata da un bicchiere di latte o da uno yogurt. Può diventare anche il ripieno di biscotti fatti in casa o di una soffice crostata.

Capelli dopo il parto

Set 07
Scritto da Annamaria avatar

Dopo il parto molte donne si guardano allo specchio e si accorgono che qualcosa è cambiato: i capelli, bellissimi e folti durante la gravidanza, possono improvvisamente apparire più spenti, fragili, secchi e cadere in quantità impressionante. Niente panico: nella maggior parte dei casi si tratta di un fenomeno fisiologico e temporaneo, legato al brusco cambiamento ormonale che avviene dopo la nascita del bambino.

capelli dopo parto 1

Durante la gravidanza gli estrogeni mantengono più a lungo i capelli nella fase di crescita, regalando spesso una chioma più folta. Dopo il parto, però, i livelli ormonali tornano gradualmente alla normalità e molti capelli entrano contemporaneamente nella fase di caduta. Il fenomeno compare spesso intorno al terzo mese dopo la nascita e tende a risolversi spontaneamente entro il primo anno di vita del bambino. Nel frattempo, però, qualche attenzione in più può aiutare a rendere la chioma più bella, lucida e meno stressata.

Il primo passo è evitare di appesantire ulteriormente capelli già indeboliti. Meglio scegliere uno shampoo delicato, adatto a lavaggi frequenti, e applicare il balsamo soprattutto sulle lunghezze e sulle punte, evitando la radice. Se i capelli appaiono particolarmente fini, possono essere utili shampoo volumizzanti e conditioner leggeri. Gli esperti dell’American Academy of Dermatology consigliano proprio di evitare prodotti troppo ricchi e pesanti che rischiano di far apparire la chioma ancora più piatta. Una o due volte alla settimana si può poi concedere ai capelli una maschera nutriente.

Phon, piastre e arricciacapelli possono peggiorare la fragilità del capello. Non è necessario rinunciare completamente allo styling, ma è meglio utilizzare temperature moderate e applicare sempre un prodotto termoprotettore. Anche raccogliere continuamente i capelli in code molto strette può stressare la radice. Dopo il parto, quando si tende a legare i capelli per praticità, meglio alternare con code morbide, mollette o scrunchie in tessuto.

Per chi ama i rimedi casalinghi, un semplice impacco può regalare morbidezza alle lunghezze.

Si può mescolare:

  • 2 cucchiai di olio di cocco oppure di argan;
  • 1 cucchiaio di miele;
  • qualche goccia di olio di jojoba.

L’impacco va applicato soprattutto sulle lunghezze, lasciato in posa circa 20-30 minuti e poi lavato accuratamente. Un’altra soluzione semplicissima è utilizzare qualche goccia di olio di argan puro sulle punte ancora leggermente umide. Attenzione però alle quantità.

Cinque minuti di massaggio quotidiano possono diventare un piccolo rituale di benessere. Con i polpastrelli, e senza strofinare aggressivamente, si eseguono movimenti circolari su tutto il cuoio capelluto.

In farmacia e online esistono moltissimi prodotti dedicati a capelli e unghie, contenenti biotina, zinco, ferro, vitamina D, aminoacidi e altri nutrienti. Ma non esiste un integratore universale capace di fermare automaticamente la caduta post parto. La scelta migliore, soprattutto dopo una gravidanza e durante l’allattamento, è parlarne con il medico o il dermatologo e valutare eventuali carenze attraverso gli esami del sangue.

Se la caduta continua oltre i sei-dodici mesi, è particolarmente intensa o è accompagnata da altri sintomi come stanchezza estrema, alterazioni del peso o problemi alla pelle, è importante parlarne con il proprio medico. Dopo il parto, infatti, la caduta dei capelli può occasionalmente essere aggravata da anemia, carenze nutrizionali o problemi alla tiroide.

Vaccini: proteggere i bambini fondamentale

Set 06
Scritto da Annamaria avatar

La recente morte della bambina di 4 anni a Palermo, colpita dalla difterite, ha riportato l’attenzione su un tema fondamentale per tutti i genitori: l’importanza dei vaccini. Perché proteggere i bambini è fondamentale.

vaccini proteggere i bambini fondamentale

La difterite è oggi una malattia rarissima in Italia, ma non è scomparsa. E proprio il fatto che molti genitori non ne abbiano mai visto le conseguenze è il risultato delle campagne vaccinali che, negli anni, hanno protetto milioni di bambini. Il recente caso di cronaca ci ricorda quanto la prevenzione resti importante. Vaccinare significa proteggere il proprio figlio da malattie potenzialmente molto gravi, ma anche contribuire a tutelare le persone più fragili della comunità.

È normale che mamma e papà abbiano domande e dubbi. Quando si tratta della salute dei propri figli, voler capire è giusto. Le risposte, però, vanno cercate nelle fonti scientifiche e nel confronto con il pediatra, evitando informazioni non verificate che circolano sui social. I vaccini rappresentano una delle più grandi conquiste della medicina moderna. Malattie che un tempo causavano migliaia di morti e gravi conseguenze oggi sono diventate rare proprio grazie alla prevenzione.

In Italia, in base alla normativa vigente, le vaccinazioni obbligatorie per i bambini e gli adolescenti da 0 a 16 anni sono ben dieci. Questa misura garantisce la cosiddetta immunità di gregge, proteggendo non solo il singolo individuo ma anche i soggetti più fragili che non possono vaccinarsi per motivi medici.

L’elenco dei vaccini obbligatori comprende la profilassi contro:

  • Poliomielite
  • Difterite
  • Tetano
  • Epatite B
  • Pertosse
  • Haemophilus influenzae tipo b
  • Morbillo
  • Rosolia
  • Parotite
  • Varicella

Questi dieci vaccini non comportano dieci singole iniezioni. Per ridurre lo stress nei bambini e ottimizzare la copertura, le somministrazioni avvengono attraverso formulazioni combinate somministrate fin dai primi mesi di vita. Le prime sei patologie vengono contrastate con il vaccino esavalente, offerto in tre dosi nel corso del primo anno di vita (al terzo, quinto e undicesimo mese). Successivamente, tra il dodicesimo e il quindicesimo mese, si procede alla somministrazione del vaccino contro morbillo, parotite, rosolia e varicella. I richiami successivi, previsti a 5-6 anni e poi durante l’adolescenza, assicurano una protezione efficace e duratura nel tempo.

Per questo è sempre importante fare riferimento al proprio pediatra e alla Asl di appartenenza. Proteggere i bambini attraverso la prevenzione è una scelta di responsabilità.

Primo weekend di settembre: 10 cose da fare

Set 05
Scritto da Annamaria avatar

Il primo di weekend di settembre è arrivato. Ma prima che ricomincino davvero scuola, attività sportive, sveglie all’alba e corse contro il tempo, ecco 10 di cose da fare per far stare bene i bambini dopo il rientro dalle vacanze, un piccolo vademecum per trascorrere questi giorni in famiglia con tante idee semplici e divertenti.

primo weekend di settembre 10 cose da fare

1. Fare un ultimo picnic all’aperto

Se il tempo lo permette, approfittate ancora delle giornate di sole. Un pranzo al parco, una merenda su un prato o una gita fuori porta possono regalare ai bambini l’ultima piccola sensazione d’estate. Non serve organizzare nulla di complicato: un plaid, qualche panino, frutta fresca e giochi da portare con sé sono più che sufficienti.

2. Riguardare insieme le foto delle vacanze

È uno dei modi più belli per trasformare la nostalgia in un ricordo felice. Sedetevi insieme e riguardate le fotografie scattate durante l’estate. I bambini potranno raccontare cosa hanno preferito della vacanza, ricordare episodi divertenti e magari scegliere le immagini più belle da stampare.

3. Preparare la cameretta per il nuovo anno

Settembre porta con sé aria di cambiamento. Riordinare insieme la cameretta può essere un modo semplice per prepararsi alla nuova stagione. Via i giochi ormai inutilizzati, spazio ai libri e al materiale scolastico. L’importante è coinvolgere i bambini senza trasformare tutto in un’imposizione. Possono scegliere dove sistemare le nuove cose, decidere quali giochi regalare o riordinare la loro scrivania.

4. Fare un giro per acquistare le ultime cose per la scuola

Zaino, quaderni, astucci, matite e piccoli accessori: per molti bambini acquistare il materiale scolastico è uno dei momenti più emozionanti di settembre. Lasciate che scelgano almeno qualche dettaglio secondo i propri gusti. Una copertina colorata o una penna preferita possono rendere più piacevole anche il ritorno tra i banchi.

5. Organizzare una serata cinema in famiglia

Prima che riprendano gli impegni, una serata sul divano tutti insieme può essere la scelta perfetta. Popcorn, coperte e un film adatto a tutta la famiglia: semplice, economico e sempre efficace. Magari scegliendo proprio un film che racconti una nuova avventura o l’inizio di un nuovo percorso.

6. Tornare gradualmente agli orari giusti

Il weekend può essere anche il momento per iniziare a rimettere un po’ d’ordine nelle giornate. Dopo settimane di cene tardive e sveglie senza orario, meglio non aspettare l’ultimo momento. Anticipare leggermente l’ora della cena e quella della nanna aiuterà i bambini ad affrontare con meno fatica il ritorno alla routine.

7. Fare qualcosa di creativo

Settembre è il mese perfetto per lavoretti e attività manuali. Si possono raccogliere foglie, sassolini o altri piccoli ricordi dell’estate e utilizzarli per creare un collage. Oppure si può realizzare un calendario del nuovo anno scolastico, decorare il diario o personalizzare i quaderni. 

8. Lasciare spazio anche alla noia

Non è necessario riempire ogni minuto del weekend con attività e appuntamenti. Anzi. Dopo un’estate spesso trascorsa tra viaggi, mare, visite e divertimenti, anche annoiarsi un po’ può fare bene. Lasciare ai bambini del tempo libero stimola la fantasia e permette loro di tornare gradualmente a una quotidianità più tranquilla.

9. Parlare del ritorno a scuola

Per alcuni bambini settembre è sinonimo di entusiasmo. Per altri, invece, può portare con sé ansia e preoccupazioni. Il primo weekend del mese può essere un buon momento per parlarne senza pressioni. Come immagini il nuovo anno? C’è qualcosa che ti preoccupa? Cosa ti piacerebbe fare quest’anno? Piccole domande che possono aiutare mamma e papà a capire lo stato d’animo dei propri figli.

10. Godersi ancora un po’ l’estate

Soprattutto, niente fretta. L’autunno arriverà abbastanza presto, insieme ai ritmi serrati, alle sveglie e agli impegni quotidiani. Questo primo weekend di settembre può essere semplicemente un’occasione per stare insieme. Per chi può anche al mare…