”Sesso in gravidanza? Assolutamente sì”

Mag 19
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Quando le si è domandato dei rapporti intimi quando si è incinta, Ilaria D’Amico, giornalista conduttrice tv e compagna di Gigi Buffon, non ha avuto dubbi. Sesso in gravidanza? Assolutamente sì”, ha detto, ospite del podcast di Diletta Leotta Mamma Dilettante.

sesso in gravidanza assolutamente si

La 50enne, due volte mamma, ha affermato: “Sesso in gravidanza? Ma certo! Ma di che parliamo? Non c’è nessun tipo di problema secondo me: se ti va, assolutamente sì! E nessuno me l’ha mai fatta pesare questa cosa. Verso la fine aiuta anche a partorire. Per me è un grandissimo sì, ma sempre assecondando quel che sente la mamma”. E l’esperta è d’accordo con lei.

Sesso in gravidanza assolutamente sì pure per la dottoressa Elisa Restelli. Laspecialista in Ginecologia e Ostetricia della Clinica Mangiagalli del Policlinico di Milano a Vanity Fair dice la sua. “Quando la gravidanza è fisiologica non ci sono controindicazioni ad avere rapporti sessuali. I benefici sono molteplici, in primis per l’intimità di coppia, ma anche per la donna e per la stessa gravidanza. In particolare, verso il termine della gestazione i rapporti possono favorire, se completi, l’insorgenza del travaglio spontaneo. Lo sperma contiene prostaglandine, sostanza che modifica il collo dell’utero e aiuta a far partire le contrazioni. Le posizioni che si possono assumere quando si fa sesso in gravidanza, soprattutto quando il pancione diventa ingombrante, possono essere la posizione laterale, la posizione a carponi o, se gradita, la posizione in cui la donna è sopra l’uomo”, spiega

“Ci sono effettivamente dei casi in cui i rapporti sessuali tendono a essere controindicati – ricorda però il medico – In particolare alcune condizioni di patologia della gravidanza come la placenta previa, la minaccia di parto prematuro o le infezioni in corso. Il sesso può essere controindicato anche nel primo trimestre se si hanno perdite ematiche o una minaccia di aborto. Concludendo, il sesso in gravidanza dev’essere sempre e solo un piacere per la donna: no alle forzature se ci si sente a disagio o manca il desiderio. Accogliete il vostro sentire senza autogiudicarvi. Oltre all’importanza delle posizioni sessuali più comode per la futura mamma, per entrambi i partner è importante curare al massimo l’igiene intima, allo scopo di prevenire la comparsa di eventuali infezioni”.

Quanto si dimagrisce camminando

Mag 18
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Camminare fa bene, me lo dice sempre anche il mio medico. Migliora la salute cardiovascolare: camminare regolarmente può ridurre il rischio di malattie cardiache. Aumenta il metabolismo. anche con una camminata a passo moderato il metabolismo si incrementa. Riduce lo stress: può avere effetti positivi sulla salute mentale, riducendo lo stress e migliorando l’umore. Ma quanto si dimagrisce camminando? E facendolo tutti i giorni.

quanto si dimagrisce camminando

Tenete sempre che il peso corporeo influisce chiaramente sul consumo calorico della camminata. In breve, maggiore è il peso, più calorie sono necessarie a parità di chilometri percorsi. 

Non si può solo chiedere quanto si dimagrisce camminando e facendolo ogni giorno. A perdere peso, infatti, contribuisce anche una dieta equilibrata e salutare e non solo. Pure l’intensità della camminata fa molto, come alternarla con altre forme di esercizio.

Sul quanto si dimagrisce camminando, The Wom Healthy scrive: “Prendiamo come esempio un soggetto di 70 kg: se si cammina per un’ora al giorno a passo lento-moderato (5 km circa), si possono bruciare circa 1200 calorie alla settimana (175 calorie x 7 giorni). Per perdere mezzo chilo di peso corporeo, è necessario un deficit calorico di circa 3.500 calorie, quindi camminando tutti i giorni si potrebbe perdere circa mezzo chilo ogni tre settimane, a patto che l’apporto calorico rimanga costante. Camminare a passo svelto, oltre a migliorare l’efficacia aerobica, permette di coprire una distanza maggiore a parità di tempo, incrementando le calorie bruciate; se poi con il tempo si passasse alla corsa il dispendio energetico richiesto sarebbe circa doppio a parità di distanza coperta”.

44 Banche del Latte Umano Donato

Mag 17
Scritto da Annamaria avatar

Sono 44 le Banche del latte Umano Donato in Italia per il fabbisogno di neonati prematuri e in emergenza. E’ un ottimo risultato. Ma ancora non basta, come sottolinea la Società Italia di Neonatologia.

44 banche del latte umano donato

“Amore in ogni goccia donata, vita in ogni goccia ricevuta”, è lo slogan per la Giornata Mondiale della Donazione del Latte Umano 2024. Si celebra il 19 maggio. Con 44 Banche del Latte Umano Donato (BLUD), l’Italia continua a mantenere il suo ruolo di leader in Europa. Le ultime due BLUD sono state aperte in Sicilia, che ora conta 5 banche e rappresenta la quarta regione in Italia per numero di banche dopo la Lombardia con 7, il Veneto e la Toscana con 6.

Nonostante questa presenza territoriale così diffusa, con 44 Banche del Latte Umano Donato, e la generosità di tantissime mamme italiane, che compiono questo grande gesto di solidarietà, il latte umano donato (LUD) non è ancora sufficiente per tutti i neonati ed i lattanti che ne hanno bisogno nel nostro Paese. 

Sono principalmente due le categorie di bambini che possono beneficiare del latte umano donato. Sono neonati prematuri o con patologie e quelli in emergenza. Per i neonati prematuri, cioè, nati prima della 37a settimana di gestazione e particolarmente fragili, il LUD è un vero salvavita. Spesso questi bambini non possono essere allattati al seno dalla propria mamma. Ma il latte donato può essere indispensabile anche per i neonati ed i lattanti che si trovano in situazioni di emergenza.

L’Italia è un Paese che vive in pieno dissesto idrogeologico, che da emergenza si è trasformato in realtà quotidiana. Nell’ultimo decennio si sono verificate diverse emergenze. Terremoti, alluvioni, altri disastri, crisi dei rifugiati e dei migranti, senza contare la pandemia di Covid-19. Nelle emergenze la mortalità infantile può essere fino a 70 volte superiore al tasso medio. La Protezione Civile e il sistema di emergenza a livello regionale e locale hanno migliorato significativamente la loro capacità di risposta. Ma poco o nulla è cambiato per quanto riguarda la protezione, la promozione e il sostegno dell’alimentazione dei neonati e dei lattanti nelle emergenze. In queste situazioni, la sopravvivenza dei lattanti può dipendere dall’accesso all’allattamento al seno e/o al latte umano. 

“Per questo motivo, la nostra associazione ha deciso di realizzare il progetto Latte umano donato nelle emergenze, che vedrà coinvolte molte delle BLUD operative nel nostro Paese”, spiega Guido Moro, Presidente dell’AIBLUD Onlus, Associazione Italiana Banche del Latte Umano Donato. “Il progetto si basa sulla realizzazione di una Centrale Operativa ubicata nel nord Italia. Lì verrà fatto confluire il 10% del latte donato raccolto dalle banche coinvolte nell’iniziativa. Il latte verrà lavorato nella Centrale Operativa e trattato. Un processo di liofilizzazione trasformerà il latte liquido in latte in polvere. La liofilizzazione consentirà di mantenere tutte le caratteristiche organolettiche del latte per un periodo di 24 mesi. Il volume ridotto del liofilizzato permetterà di stoccare notevoli quantità in uno spazio minore.  In caso di necessità, il latte liofilizzato verrà, poi, inviato nelle zone delle emergenze. Questo per alimentare neonati e lattanti che non hanno la possibilità di ricevere il latte della propria mamma”. 

Una politica basata su promozione e sostegno del latte umano come strategia per le emergenze dovrebbe essere sviluppata in ogni Paese civile, e per questo motivo l’AIBLUD sta lavorando su questo progetto per l’Italia.

“Da anni promuoviamo in tutti i nostri punti nascita la donazione del latte umano. Informando le potenziali mamme donatrici su questo atto d’amore vitale per i neonati che lo riceveranno. Sono tantissimi i vantaggi dell’utilizzo del Latte Umano di Banca per il neonato prematuro. Riduzione dell’incidenza di intolleranza alimentare, di enterocolite necrotizzante, di displasia broncopolmonare, di sepsi e di altre infezioni, di retinopatia del prematuro. Precoce raggiungimento dell’alimentazione enterale esclusiva. Miglioramento degli outcome neurocognitivi e promozione dello sviluppo cerebrale. L’utilizzo precoce del Latte Umano Donato consente, inoltre, una riduzione dei tempi di degenza. Favorisce la promozione dell’allattamento materno esclusivo nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN)”, commenta Luigi Orfeo.

Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) aggiunge: “È nelle nostre maternità che dobbiamo intercettare le possibili donatrici e far conoscere loro il sistema italiano delle BLUD, che tanti progressi ha fatto negli ultimi anni. È necessaria una maggiore conoscenza e divulgazione sulle caratteristiche che una mamma donatrice deve possedere e sulle modalità di donazione e conservazione del latte, in modo da far aumentare la raccolta ed il numero dei bambini che potranno beneficiare di questo preziosissimo alimento salvavita”.

Continuano, anche, i progetti a livello mondiale ed europeo per una sempre migliore organizzazione delle BLUD.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta lavorando, dal 2022, alla preparazione di Linee Guida sulle Banche del Latte Umano Donato, che possano diventare un riferimento globale a garanzia della qualità e della sicurezza di queste strutture. Tra le principali tematiche che saranno regolamentate: la selezione e lo screening delle potenziali donatrici, il trasporto, la conservazione e la manipolazione del latte, le procedure di lavorazione, la pastorizzazione e la distribuzione equa.  L’uso del latte umano delle donatrici deve essere gestito sempre nel contesto della protezione, della promozione e del miglioramento dell’uso del latte materno, ove possibile.

A livello Europeo, l’European Directorate for the Quality of Medicines & Healthcare (EDQM) sta preparando la 6ª Edizione della “Guide to the quality and safety of tissues and cells for human application”, che rappresenta una revisione della 5a edizione pubblicata nel 2022 ed approvata dal Parlamento Europeo nel 2023. Scopo della guida è presentare la revisione degli standard di sicurezza e qualità relativi alla donazione delle sostanze di origine umana (Substances of Human Origin, SoHO), tra cui il latte materno.

Un’altra iniziativa a livello Europeo è il Progetto IMAGINE, che ha lo scopo di preparare delle Linee Guida europee per la regolamentazione della donazione del latte umano e dell’organizzazione delle BLUD in Europa e sarà portato avanti da un Consorzio composto da istituzioni rappresentative di 5 paesi Europei:  1) European Milk Bank Association (EMBA), con sede in Italia; 2) Human Milk Bank Foundation, Polonia; 3) Frauenmilchbank-Initiative e.V., Germania; 4) Asociación Espanola de Bancos de Leche Humana, Spagna; 5) Irish Neonatal Health Alliance, Irlanda.

“Il mondo delle BLUD ha raggiunto 115 anni dal momento della sua nascita a Vienna nel 1909. – conclude il Presidente Moro – Grazie a tutte queste iniziative di elevato livello scientifico, culturale e sociale, condotte sia a livello europeo, che a livello globale, siamo sicuri che la catena di sostegno e solidarietà della donazione del latte umano continuerà ad estendersi in tutto il mondo. Contribuendo, goccia dopo goccia, alla salute dei nostri neonati”.

Primi segni gravidanza

Mag 16
Scritto da Annamaria avatar

Quali sono i primi segni di una gravidanza? “Il segno precoce di gravidanza più affidabile è un test di gravidanza positivo”, afferma Christine Greves, ginecologa, a Women’ Health US. Ma ci sono particolari ‘indizi’, chiamiamoli così, che gli esperti elencano per capire che si è in dolce attesa.

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I primi segni rivelatori di una gravidanza sono 10, c’è da ribadire che posso essere validi, ma anche sbagliare. Li elenca Elle, che riporta l’articolo statunitense:

I primi segni di una gravidanza:

Aumento della minzione. Se siete consapevoli di quanto spesso fate pipì, potreste notare che andate in bagno un po’ più spesso del solito. “I cambiamenti ormonali della gravidanza possono causare l’espansione dei reni e la produzione di più urina, il che aiuta il corpo a liberarsi delle scorie più rapidamente”, spiega l’ostetrica Jennifer Wider.

Una maggiore sensazione di fatica. “Questo è complicato – dice la dottoressa Greves – dato che potete sentirvi stanche per tante cose, incluso l’avvicinarsi del ciclo. In ogni caso, potreste sentirvi un po’ affaticate a causa degli alti livelli dell’ormone progesterone e di un aumento della produzione di sangue nel vostro corpo”.

Seni e capezzoli gonfi. “Quando aspettate un bambino, l’aumento dei livelli di progesterone può far espandere le ghiandole mammarie, in modo da poter allattare lungo il percorso”, chiarisce il dottor Schaffir. Quindi potreste sentire un po’ di dolore o notare un gonfiore nella fase iniziale.

Nausea con o senza vomito. Non tutte sperimentano nausea e/o vomito durante la gravidanza. Se li avrete, è più probabile che i sintomi siano più evidenti dopo il mancato ciclo a causa dell’aumento dei livelli di ormoni della gravidanza. “Si ritiene che la nausea sia il risultato diretto dell’ormone HCG, che raggiunge il picco tra le otto e le dieci settimane dall’ultimo periodo mestruale prima di diminuire”, afferma il dott. Schaffir. “Alcune donne sono più vulnerabili a questo rispetto ad altre”, aggiunge la dott.ssa Wider.

Stitichezza. Andate in bagno meno del solito? Potrebbe essere un segnale rivelatore. “Il progesterone rilassa la muscolatura liscia dell’intestino, rallentando il tempo di transito del cibo”, precisa la dottoressa Greves. Di conseguenza, potreste sentirvi un po’ bloccate.

Mal di testa. Questo non è particolarmente comune ed è difficile da definire dato che, ovviamente potreste avere mal di testa per un sacco di ragioni diverse. Quando si tratta di gravidanza, il mal di testa può essere “causato da una combinazione di aumento degli ormoni e aumento del volume del sangue”, dice la ginecologa Wider.

Temperatura corporea più alta. “Ciò è dovuto a un aumento dei livelli di progesterone che rimangono elevati se l’ovulo viene fecondato”, spiega sempre la dottoressa Wider. Non vi sentirete necessariamente diverse, ma potreste notare una temperatura leggermente aumentata, se la tenete monitorata.

Gonfiore. “Ciò risale al rallentamento del tratto gastrointestinale da parte del progesterone: può anche farvi sentire gonfie”, afferma il dottor Schaffir.

Lievi crampi pelvici. “Questo può accadere dopo che l’ovulo si è attaccato alla parete uterina – dice la dottoressa Wider – anche se non tutti potrebbero notarlo o sentirlo. A volte sembrano crampi mestruali, facendo pensare ad alcune donne che il loro ciclo sia in arrivo”.

Improvvise avversioni alimentari. “All’improvviso non volete più la vostra colazione preferita? Potrebbe essere un segno di gravidanza e di solito è collegato all’aumento dei livelli di HCG”, afferma il dottor Schaffir. Non dura per sempre, però. “Di solito migliora alla fine del primo trimestre”, aggiunge.

Come è meglio dormire

Mag 15
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Ognuno di noi ha la sua posizione: di fianco, prono o supino. Qualcuno lo fa pure a testa in giù: ma come è meglio dormire?

come e meglio dormire

La qualità del sonno è importante, per questa ragione sapere come è meglio dormire è assolutamente importante, anche per una buona salute e tanta serenità in famiglia, che se si riposa male, da svegli si sta anche peggio e lo stress aumenta a dismisura.

Alessandro Bettin, osteopata, posturologo e fisioterapista, a La Gazzetta dello Sport spiega come è meglio dormire. “Quando percepisce un impulso doloroso, il corpo è programmato per cambiare naturalmente posizione. Questa continua ricerca incide sulla qualità del sonno e sulla nostra salute, ma non esiste una formula magica per identificare una posizione ideale”, precisa l’esperto.  “Una volta stesi a letto la nostra colonna vertebrale dovrebbe mantenere le sue curve fisiologiche minimizzando gli stress meccanici che agiscono su di essa, spesso causa dell’insorgenza di dolore”, continua.  

Bettin chiarisce che non esiste una posizione ideale per dormire: ognuno deve adattarsi a seconda della propria necessità: “La sfida è trovare una postura che rispetti la fisiologia della colonna vertebrale senza perdere di vista lo stato di salute e le esigenze delle persone, aspetto che può variare nel tempo”.

Non va bene appisolarsi proni: “Dormire in questa posizione può risultare traumatico per la colonna vertebrale e per il diaframma. In questa posizione la colonna vertebrale non può tenere una posizione ideale. A livello cervicale deve mantenere una rotazione prolungata da un lato, e la compressione esercitata sul diaframma può rendere più difficoltosa la respirazione. Se proprio non si riesce a fare a meno di questa posizione, è consigliato ridurre o eliminare il cuscino sotto la testa e posizionarne uno sotto il bacino per migliorare la fisiologia della colonna vertebrale”.

Stare supini potrebbe essere buono, ma c’è un ma. “Non è indicata alle persone che russano, che soffrono di apnee notturne e di reflusso gastroesofageo. Per queste persone è consigliabile il riposo sul fianco”, dice Bettin.

“Un ulteriore beneficio può essere dato dall’utilizzo di cuscini da posizionare in specifiche parti del corpo. Sotto i piedi e i polpacci per chi soffre di gambe gonfie e pressione bassa. Sotto le ginocchia, o tra le gambe per chi dorme sul fianco, per chi soffre di mal di schiena. Una posizione corretta ci consente di dormire meglio, rispettare le naturali curve della colonna vertebrale. Sono fondamentali materasso e cuscino di buona qualità, che vanno cambiati con regolarità al fine di garantire un supporto soddisfacente. E per rilassarsi, basta un quarto d’ora di stretching prima di andare a letto per distendere i muscoli contratti durante la giornata”, conclude lo specialista.

Kangaroo Care riduce mortalità

Mag 14
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La Kangaroo Care riduce la mortalità dei nati pretermine e le infezioni. La SIN è impegnata da sempre in prima linea per la più ampia diffusione in tutti i punti nascita italiani di questa cura essenziale in particolare per i neonati prematuri.

kangaroo care riduce mortalita

“La Kangaroo Care è una delle misure più efficaci che possono essere adottate per migliorare le prospettive di sopravvivenza dei bambini nati prematuri o di basso peso. Questo in tutti i contesti, nei paesi ad alto e basso reddito”. Questo è quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) nel Global Position Paper dal titolo: “KMC A trasformative innovation in neonatal health care”.

In occasione della Giornata Mondiale della Kangaroo Care, che, come ogni anno, si celebra il 15 maggio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ribadisce l’importanza di questa attività. E il suo impegno nel promuovere, insieme con le associazioni dei genitori, le strategie di implementazione. E tutte le modalità operative per il corretto svolgimento di questa cura. Sostiene la sua più ampia diffusione presso tutti i punti nascita in Italia.

E’ un vero e proprio metodo di cura, che si realizza attraverso il contatto pelle-a-pelle, tra mamma/papà e neonato, continuo e prolungato. Va da 8 a 24 ore al giorno, per quante più ore possibile. Va iniziato immediatamente dopo il parto, o quando le condizioni cliniche del neonato lo consentono. L ’OMS raccomanda fortemente la KC per tutti i neonati pretermine o di basso peso come cura di routine e l’inizio il prima possibile dopo la nascita. 

Secondo le più recenti evidenze e numerose revisioni della letteratura, la Kangaroo Care, iniziata in ospedale o a casa, riduce la mortalità durante il ricovero alla nascita o a 28 giorni di età. Probabilmente, riduce le infezioni gravi tra i neonati pretermine e di basso peso alla nascita. La KC, inoltre, comporta maggiori benefici, a medio e lungo termine, se dura almeno 8 ore al giorno. E se viene iniziata quanto prima possibile. 

Ormai diversi studi sostengono che la KC deve essere inserita nei bundle di miglioramento assistenziale e di outcome dei neonati prematuri per il livello di impatto a breve e lungo termine che essa ha.

Nonostante i suoi comprovati benefici, le esperienze dirette di alcuni ospedali mostrano una grande variabilità nell’inizio della Kangaroo Care. E spesso difficoltà logistiche e professionali nell’eseguirla. Soprattutto nei neonati pretermine. Per i neonati prematuri, infatti, è fattibile anche prima della stabilizzazione. Ma richiede formazione professionale, adattamento degli spazi e attrezzature per la rianimazione.

Tutto questo non può che confermare la necessità di un ulteriore impegno non solo per la promozione culturale e organizzativa dei punti nascita. Ma anche nel promuovere azioni concrete presso i decisori delle politiche sanitarie, affinché la KC venga considerata una attività di cura essenziale tra gli standard di cura per tutti i neonati e per le loro famiglie.

“Purtroppo, sappiamo di casi di Terapie Intensive Neonatali che ancora impongono limitazioni di orari per l’accesso ai genitori. Addirittura alcune solo poche ore al giorno – afferma il presidente SIN Luigi Orfeo – Da anni sosteniamo l’apertura h24 delle TIN. E il diritto di tutti i genitori di poter stare accanto al proprio figlio ricoverato per tutto il tempo che lo desiderano. I genitori sono parte integrante della cura e la kangaroo care ne è una dimostrazione concreta”.

Il Gruppo di Studio della Care neonatale della SIN ha messo a disposizione di tutte le TIN italiane il documentoKangaroo Care – Le Indicazioni nazionali della SIN”. Ci sono all’interno precise istruzioni per una corretta e sicura implementazione di questa importante pratica. Riduce la mortalità e le infezioni: è importantissima.

Plumcake alle zucchine

Mag 13
Scritto da Annamaria avatar

Non solo dolce. Il plumcake può essere anche salato alle zucchine. Questa ricetta è l’ideale per i bambini, che ne sono ghiotti. Come si prepara?

plumcake alle zucchine

Per realizzare un plumcake alle zucchine in casa occorre avere:

3 uova

100 ml di oli di semi

100 ml di latte

100 grammi di parmigiano reggiano grattugiato

200 grammi di farina 00

8 grammi di lievito per torte salate

300 grammi di zucchine

Sale fino q.b.

In una ciotola mescolate le uova, l’olio di semi, il latte, il formaggio grattugiato. Quando sarà tutto amalgamato, unite la farina, il lievito per torte salate, il sape e, volendo, se vi piace, un po’ di pepe. A questo punto lavate e tagliarte le zucchine alla Juliette, con l’apposito attrezzo, unite anche queste all’impasto.

Quando il composto, denso ma non troppo, sarà pronto, versatelo in uno stampo da plumcake imburrato e appositamente infarinato. Livellatelo. Cocete in forno ventilato preriscaldato a 170 gradi centigradi. Sarà pronto in circa 45 minuti: fate la prova stecchino.

Potete servire il plumcake alle zucchine a tavola, quando si sarà raffreddato, o intero o già tagliato a fette. E’ perfetto sia per i picnic che per le cene, come antipasto. E’ anche un ottimo piatto unico, volendo, per un pranzo veloce dei piccolini di casa.

Consigli riduzione sale

Mag 12
Scritto da Annamaria avatar

La SINU, Società Italiana di Nutrizione Umana, sottolinea quanto il tanto sale negli alimenti faccia male. La nostra assunzione di sale supera largamente i bisogni fisiologici. L’eccessivo consumo di sale aumenta la pressione arteriosa e, riducendo il consumo, nella maggior parte dei casi, la pressione diminuisce. Un maggior consumo di sale è associato anche a lesioni aterosclerotiche premature e ad un più alto rischio di eventi cardiovascolari, quali infarto cardiaco ed ictus cerebrale. La riduzione della pressione conseguente alla riduzione del consumo di sale è in grado di prevenire un numero sostanziale di eventi cardiovascolari. La moderazione nel consumo di sale sarà tanto più efficace quanto prima viene implementata nella vita di un individuo. Per questo regala consigli pratici per la riduzione di sale. Riguardano sia gli adulti che i bambini.

consigli riduzione sale

I consigli per la riduzione del sale allungano la vita e sono semplici da seguire, basta solo un po’ di volontà e volersi bene, seguendo sempre, come già sottolineato in altri post, la dieta mediterranea, forte di prevenzione anche del tumore.

Ecco i consigli per la riduzione del sale.

  1. Acquisire consapevolezza del proprio consumo abituale di sale (eventualmente attraverso la misura dell’escrezione di sodio in una raccolta delle urine delle 24 ore) e realizzare il divario tra il proprio livello di assunzione e quello raccomandato (<5g al giorno complessivamente).
  2. Valutare quanta parte del proprio consumo di sale è dovuta al sale aggiunto in cucina e a tavola e quanta dipende, invece, dal contenuto di sale dei prodotti che acquistiamo o che consumiamo fuori casa (pane, pizza, taralli, crackers, grissini, formaggi, salumi, prodotti in scatola o in vetro, piatti pronti).
  3. Impegnarsi a ridurre sia il sale di uso domestico, sia quello nei prodotti acquistati o consumati fuori casa, leggendo sistematicamente l’etichetta al momento dell’acquisto e raccomandandosi di aggiungere poco sale al ristorante.
  4. Non aggiungere sale negli alimenti dei bambini e limitarne al massimo l’uso per tutta la famiglia. 
  5. Limitare l’uso di condimenti alternativi contenenti sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.).
  6. Insaporire i cibi con erbe aromatiche (come aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, menta, origano, maggiorana, sedano, porro, timo, semi di finocchio) e spezie (come pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano, curry).
  7. Esaltare il sapore dei cibi usando succo di limone e aceto (ad es. nelle insalate).
  8. Consumare solo eccezionalmente alimenti trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, olive da tavola, acciughe salate, alcuni salumi e formaggi).
  9. Nell’attività sportiva moderata reintegrare con la semplice acqua i liquidi perduti attraverso la sudorazione.