Kofta di pollo
Croccanti fuori, morbide dentro e ricche di gusto. Le kofta di pollo sono una ricetta ispirata alla tradizione mediorientale che può diventare un’ottima alternativa alle classiche polpette. La versione per i bambini è più delicata, con poche spezie e ingredienti semplici, ma mantiene tutto il sapore di un piatto sano, divertente e nutriente. Perfette per una cena estiva, un picnic o anche da infilare nella schiscetta per una gita, piacciono perché si mangiano con le mani e si possono accompagnare con tante salse leggere e verdure fresche.

Le kofta sono speciali perché uniscono proteine nobili, aromi delicati e una consistenza molto morbida, ideale anche per i più piccoli. Il pollo è una carne magra, facilmente digeribile e ricca di proteine, indispensabili per la crescita. Aggiungendo erbe aromatiche e un pizzico di spezie leggere si abitua il palato dei bambini a nuovi sapori senza risultare troppo intensi. Inoltre possono essere cotte al forno o in friggitrice ad aria, risultando leggere ma gustose. Ecco cosa serve per prepararle per una famiglia di 4 persone:
- 500 g di macinato di pollo
- 1 uovo
- 3 cucchiai di pangrattato
- 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
- 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
- qualche fogliolina di menta fresca (facoltativa)
- mezzo cucchiaino di paprika dolce
- un pizzico di cumino (facoltativo, in piccolissima quantità)
- sale q.b.
- olio extravergine d’oliva
Mescolate il macinato con l’uovo, il parmigiano, il pangrattato e le erbe aromatiche. Aggiungete la paprika dolce e, se i bambini sono già abituati a sapori nuovi, una punta di cumino. Impastate fino a ottenere un composto omogeneo. Con le mani leggermente inumidite formate dei cilindri, le classiche kofta, oppure delle piccole polpettine se i bambini sono molto piccoli. Disponetele su una teglia rivestita con carta forno, spennellatele con poco olio e cuocetele a 180°C per circa 20-25 minuti, girandole a metà cottura. In alternativa si possono preparare in friggitrice ad aria a 180°C per 15-18 minuti.
Le kofta di pollo si sposano benissimo con riso basmati, cous cous, pomodorini e cetrioli, carote crude a bastoncino, yogurt greco con un po’ di limone ed erba cipollina come salsa. Per i bambini più piccoli possono essere servite semplicemente con purè di patate o verdure cotte.
Birthing make-up: consigli
Sui social la chiamano birthing make-up, ne abbiamo già parlato, ed è una delle tendenze beauty che continua a far discutere future mamme e ostetriche. Sempre più donne scelgono di arrivare in sala parto con il trucco impeccabile, la piega appena fatta o il colore fresco, pronte a vivere uno dei momenti più importanti della loro vita sentendosi belle anche nelle prime foto con il neonato. Ma è davvero una buona idea? E soprattutto, come farlo senza mettere il glamour davanti alla praticità? Ecco qualche consiglio per chi ama prendersi cura di sé anche negli ultimi giorni di gravidanza. Ecco alcuni consigli.

Su TikTok e Instagram impazzano video di mamme che, pochi giorni prima del parto, prenotano parrucchiere, manicure e seduta di make-up. L’obiettivo? Sentirsi in ordine durante il ricovero e nelle prime immagini con il proprio bambino. C’è chi realizza una piega morbida, chi punta su un caschetto fresco di taglio, chi sceglie ciglia curate e un trucco naturale a lunga tenuta. Una scelta che divide. Per alcune è una pressione inutile, per altre è semplicemente un modo per affrontare con più serenità un momento ricco di emozioni.
Se l’idea vi piace, il consiglio è uno: puntare sulla naturalezza. Un make-up troppo elaborato rischia di non resistere alle tante ore del travaglio. Meglio scegliere prodotti leggeri e confortevoli. Gli indispensabili possono essere:
- una crema idratante;
- una BB cream o un fondotinta leggerissimo;
- correttore per illuminare lo sguardo;
- mascara waterproof;
- gel per disciplinare le sopracciglia;
- balsamo labbra nutriente o un rossetto nude.
Anche per i capelli vale la regola del “less is more”. Se il parto è vicino può essere piacevole concedersi una piega o rinfrescare il colore, ma è meglio evitare trattamenti aggressivi all’ultimo momento. Per il ricovero conviene scegliere acconciature semplici:
- una treccia morbida;
- una coda bassa;
- uno chignon morbido.
In borsa non dovrebbero mancare un elastico morbido e una fascia per raccogliere i capelli durante il travaglio.
La cosa più importante è ricordare che non esiste un modo giusto di affrontare il parto. C’è chi desidera arrivare in ospedale con mascara e piega perfetta e chi, invece, pensa solo al comfort. Entrambe le scelte sono assolutamente legittime. Prendersi cura del proprio aspetto può essere un gesto che fa stare bene, purché non diventi un obbligo dettato dai social.
Tampone Streptococco in gravidanza
Tra gli ultimi controlli previsti in gravidanza ce n’è uno che spesso passa quasi inosservato, ma che può fare una grande differenza per la salute del bambino. È il tampone vagino-rettale per la ricerca dello Streptococco di gruppo B (Streptococcus agalactiae o SGB), un esame semplice, indolore e raccomandato tra la 36ª e la 37ª settimana di gestazione.

Lo Streptococco di gruppo B è un batterio che può essere presente naturalmente nell’intestino e nella vagina di molte donne senza provocare alcun sintomo. Si stima che ne sia portatrice circa una donna su quattro. Nella maggior parte dei casi non crea alcun problema alla futura mamma, ma durante il parto può essere trasmesso al neonato, soprattutto nel passaggio attraverso il canale del parto.
Lo scopo del test non è curare la mamma, ma proteggere il bambino. Se il tampone risulta positivo, non significa che ci sia un’infezione in corso o che il parto sarà complicato. Significa semplicemente che, durante il travaglio, verrà somministrato un antibiotico per via endovenosa, una misura che riduce drasticamente il rischio di trasmissione del batterio al neonato. Grazie a questa semplice prevenzione, il rischio di sviluppare una grave infezione nei primi giorni di vita diminuisce in modo significativo.
L’esame è molto rapido e non richiede alcuna preparazione particolare. Il ginecologo o l’ostetrica prelevano un piccolo campione con un cotton fioc dalla vagina e dal retto. Il prelievo dura pochi secondi e non è doloroso. È importante eseguirlo tra la 36ª e la 37ª settimana, perché il risultato ottenuto in quel periodo riflette con maggiore accuratezza la presenza del batterio al momento del parto.
Ricevere un risultato positivo non deve spaventare. Non significa che il bambino sia infetto né che sia necessario assumere antibiotici durante la gravidanza. La terapia viene somministrata solo durante il travaglio, quando è realmente efficace nel prevenire il contagio del neonato. Il personale sanitario seguirà un protocollo ben definito e monitorerà mamma e bambino secondo le linee guida.
Nei rari casi in cui il batterio venga trasmesso al neonato, possono comparire infezioni anche molto serie, come: sepsi neonatale; polmonite; meningite. Si tratta di complicanze poco frequenti, ma potenzialmente gravi. Proprio per questo il tampone rappresenta uno degli strumenti di prevenzione più importanti nelle ultime settimane di gravidanza.
Pipì a letto dopo i 5 anni: errori da evitare
La pipì a letto dopo i 5 anni è un problema molto più comune di quanto si pensi. L’enuresi notturna interessa infatti molti bambini in età scolare e, nella maggior parte dei casi, non dipende da pigrizia, dispetti o cattive abitudini. Eppure, spesso sono proprio le reazioni degli adulti a far sentire il bambino in colpa, peggiorando il disagio. Ecco gli errori da evitare se vostro figlio continua a bagnare il letto durante la notte.

1. Non sgridarlo
La prima regola è semplice: mai rimproverare il bambino. Non lo fa apposta e non può controllarlo durante il sonno. Frasi come “Sei troppo grande” oppure “Devi impegnarti di più” rischiano solo di aumentare ansia, vergogna e senso di colpa.
2. Non umiliarlo davanti agli altri
Può sembrare una battuta innocente, ma raccontare a nonni, amici o fratelli che il bambino fa ancora la pipì a letto può ferirlo profondamente. L’enuresi è un tema molto delicato e va affrontato con discrezione e rispetto della sua privacy.
3. Non punirlo
Niente castighi, niente giochi tolti e nessuna punizione. L’enuresi è un disturbo involontario: punire un bambino per qualcosa che non può controllare non serve a risolvere il problema, ma rischia di compromettere la sua autostima.
4. Non svegliarlo ogni notte per farlo andare in bagno
Molti genitori impostano la sveglia nel cuore della notte pensando di prevenire l’incidente. In realtà questa soluzione non insegna al bambino a riconoscere lo stimolo e può disturbare il sonno di tutta la famiglia. Se il problema persiste, è meglio confrontarsi con il pediatra per valutare le strategie più adatte.
5. Non limitare drasticamente l’acqua
Far bere poco durante la giornata è un errore. Il bambino deve mantenersi ben idratato. È sufficiente evitare grandi quantità di liquidi poco prima di andare a dormire e limitare le bevande zuccherate o contenenti caffeina.
6. Non ignorare il problema
Se dopo i 5 anni la pipì a letto continua con una certa frequenza, è opportuno parlarne con il pediatra. Nella maggior parte dei casi si tratta di una fase destinata a risolversi, ma il medico può escludere eventuali cause mediche e suggerire il percorso più adatto.
7. Non confrontarlo con altri bambini
Ogni bambino ha i propri tempi di maturazione. Dire frasi come “Tua sorella alla tua età non lo faceva” oppure “I tuoi amici dormono già senza problemi” non aiuta e aumenta solo la pressione emotiva.
8. Non trasformare il letto in un motivo di ansia
Cambiare le lenzuola con serenità, usare un coprimaterasso impermeabile e rassicurare il bambino sono piccoli gesti che fanno una grande differenza. L’obiettivo è fargli capire che può contare sull’aiuto dei genitori, senza sentirsi giudicato.
La buona notizia è che nella maggior parte dei casi l’enuresi notturna tende a risolversi spontaneamente con la crescita. Affrontarla con pazienza, comprensione e senza colpevolizzare il bambino è il modo migliore per aiutarlo a vivere questa fase con serenità. Se gli episodi sono frequenti o persistono nel tempo, una visita dal pediatra permetterà di individuare le eventuali cause e trovare insieme la soluzione più adatta.
“È importante che i genitori riferiscano al più presto il disturbo al pediatra – spiega Manuela Trinci, psicoterapeuta dell’età evolutiva e referente scientifico di Ludobiblio, IRCCS Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze-. Non c’è nulla di cui vergognarsi, ma è necessario aiutare il bambino a superare questa fase. Talvolta l’enuresi si manifesta in concomitanza con un disagio a scuola, difficoltà con gli amichetti o la separazione dei genitori. Il pediatra valuterà il bambino e potrà consigliare, se necessario, il supporto di uno psicologo. Creare una rete di sostegno composta da genitori, pediatra, insegnanti ed eventualmente psicoterapeuta è la strategia migliore per supportarlo in un momento di difficoltà”.
Viaggiare con un neonato
Le vacanze con un bebè si possono fare, ma richiedono un pizzico di organizzazione in più. Niente stress o rinunce: basta seguire qualche semplice accorgimento per vivere il viaggio in sicurezza e rispettare i tempi del proprio bambino. A ricordarlo è Ida Sirgiovanni, neonatologa di Humanitas San Pio X, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha condiviso alcuni consigli pratici per affrontare l’estate e viaggiare con un neonato.

1. Scegliete una vacanza a misura di neonato
La prima regola è adattare la vacanza ai bisogni del bambino, non il contrario. Un neonato non percepisce la vacanza come un momento di svago: ciò di cui ha bisogno è mantenere una routine regolare fatta di sonno, pappa e coccole. Come spiega Ida Sirgiovanni al giornale un ambiente nuovo, con rumori, luci e temperature diverse, può renderlo temporaneamente più irritabile. Per questo è importante scegliere una destinazione tranquilla e organizzare giornate senza ritmi frenetici.
2. Non partite subito dopo la nascita
Secondo l’esperta è meglio attendere almeno una decina di giorni prima di affrontare un viaggio. Questo periodo consente di verificare che l’allattamento sia ben avviato, monitorare l’eventuale calo fisiologico di peso e controllare la comparsa dell’ittero. Aspettare qualche giorno in più permette anche ai neogenitori di prendere confidenza con le nuove esigenze del piccolo.
3. Fate un controllo dal pediatra prima della partenza
Prima di preparare le valigie è consigliabile programmare una visita dal pediatra. Ida Sirgiovanni suggerisce di verificare insieme:
- lo stato di salute del bambino;
- il calendario vaccinale;
- eventuali dubbi sull’alimentazione;
- quali farmaci portare in viaggio e come utilizzarli;
- i riferimenti sanitari della località di vacanza, come pronto soccorso pediatrico e pediatra più vicino.
Sapere a chi rivolgersi in caso di necessità permette di affrontare la vacanza con molta più serenità.
4. Al mare sì, ma con le giuste precauzioni
Il mare è una meta piacevole anche con un neonato, purché si rispettino alcune regole fondamentali. L’esperta consiglia di uscire solo nelle ore più fresche della giornata, prima delle 10.30 e dopo le 17, evitando sempre il sole diretto.
Per quanto riguarda il bagno in mare, è meglio aspettare che il bambino sia un po’ più grande. Se si decide di avvicinarlo all’acqua, bisogna farlo molto gradualmente, iniziando da piedi e gambe e senza forzarlo se mostra disagio. Dopo il bagno è importante risciacquare subito la pelle con acqua dolce, asciugarlo bene e proteggerlo con indumenti leggeri.
5. In campagna attenzione agli insetti
La campagna è una destinazione ideale per chi cerca tranquillità, ma durante l’estate bisogna fare i conti con zanzare e pappataci. Tra i consigli della neonatologa:
- utilizzare zanzariere su culla e passeggino;
- preferire abiti leggeri ma coprenti;
- verificare che l’alloggio sia dotato di zanzariere;
- evitare spray repellenti direttamente sulla pelle del neonato;
- usare eventualmente cerotti agli oli essenziali, applicandoli sul passeggino o sugli abiti e mai sulla cute.
Con un po’ di organizzazione e qualche attenzione in più, anche la prima vacanza con un neonato può trasformarsi in un’esperienza piacevole e ricca di emozioni per tutta la famiglia.
Smartphone a bimbi piccoli? I pediatri dicono no
Smartphone a bimbi piccoli? I pediatri dicono di no, di aspettare. Sono sempre più i medici che lanciano un appello ai genitori: niente smartphone, tablet e altri dispositivi digitali nei primi tre anni di vita. Un messaggio che oggi trova spazio anche in una proposta di legge presentata al Senato, nata con il sostegno della Società Italiana di Pediatria e della Fondazione Terre des Hommes, con l’obiettivo di tutelare lo sviluppo dei più piccoli e aiutare le famiglie a fare scelte più consapevoli.

Secondo i pediatri, i primi mille giorni di vita sono fondamentali per lo sviluppo del cervello. In questa fase il bambino ha bisogno soprattutto di relazioni, sguardi, parole, movimento e gioco libero. Un’esposizione eccessiva agli schermi, invece, può interferire con queste esperienze essenziali e, nei casi più marcati, contribuire a un ritardo nello sviluppo cognitivo, del linguaggio e delle competenze relazionali.
Un altro aspetto che preoccupa gli specialisti riguarda l’uso dello smartphone per calmare il bambino. Se il cellulare diventa la soluzione abituale per interrompere il pianto o una crisi di nervosismo, il piccolo rischia di sviluppare con maggiore difficoltà la capacità di gestire le proprie emozioni, affidandosi sempre allo stimolo digitale.
Il disegno di legge non punta a “punire” le famiglie, ma a promuovere prevenzione e informazione. Tra gli obiettivi principali ci sono: evitare l’esposizione agli schermi nei bambini fino a 3 anni; diffondere linee guida nazionali rivolte ai genitori; offrire informazioni già durante la gravidanza, nei corsi preparto, nei consultori e attraverso i pediatri; promuovere servizi educativi per la prima infanzia che limitino l’uso dei dispositivi digitali.
Nella quotidianità non è sempre semplice rinunciare al telefono, soprattutto quando si è stanchi o si è fuori casa. Eppure esistono tante alternative che aiutano il bambino a crescere e divertirsi: leggere insieme un libro illustrato; cantare filastrocche e canzoncine; giocare con costruzioni o incastri; fare una passeggiata all’aria aperta; coinvolgerlo in piccoli giochi sensoriali o creativi. Non servono attività complicate: spesso bastano la presenza di un adulto e qualche minuto di attenzione condivisa.
Gli esperti ricordano che la tecnologia non è un nemico, ma ogni età ha i suoi bisogni. Nei primissimi anni di vita nessuna app può sostituire una conversazione, un abbraccio o un gioco fatto insieme. L’obiettivo non è creare sensi di colpa, ma aiutare le famiglie a usare gli strumenti digitali con maggiore consapevolezza. Perché il regalo più prezioso che si può fare a un bambino, soprattutto nei suoi primi anni, resta il tempo trascorso con mamma e papà.
Ipertensione in gravidanza: gli errori da non fare
La pressione alta quando si è in dolce attesa non va sottovalutata. Sebbene in molti casi possa essere tenuta sotto controllo, l’ipertensione in gravidanza richiede attenzione e il rispetto delle indicazioni del ginecologo per proteggere la salute della mamma e del bambino. Con il caldo estivo, inoltre, è ancora più importante ascoltare il proprio corpo e adottare qualche accorgimento in più. Ecco gli errori più comuni da non fare mai.

Non sospendere o modificare la terapia da sole
Se il medico ha prescritto farmaci per controllare la pressione, non bisogna mai interromperli o cambiarne il dosaggio senza consultarlo. Alcuni medicinali sono perfettamente compatibili con la gravidanza e servono a prevenire complicanze importanti.
Non saltare i controlli
Misurare regolarmente la pressione e presentarsi a tutte le visite è fondamentale. L’ipertensione può peggiorare rapidamente e, in alcuni casi, evolvere in preeclampsia, una condizione che richiede un monitoraggio immediato.
Non abusare di sale
Non è necessario eliminarlo completamente, ma limitarne il consumo aiuta a evitare un’eccessiva ritenzione di liquidi. Meglio ridurre cibi confezionati, salumi, snack salati e piatti pronti, spesso ricchi di sodio.
Non trascurare l’idratazione
Bere poco, soprattutto durante l’estate, può favorire malessere e peggiorare il benessere generale. L’acqua dovrebbe accompagnare tutta la giornata, anche quando non si avverte sete.
Non esporsi al sole nelle ore più calde
Tra le 11 e le 17 è preferibile rimanere in luoghi freschi e ombreggiati. Il caldo intenso aumenta lo stress per l’organismo e può provocare affaticamento, capogiri e disidratazione.
Non restare completamente inattive
Salvo diversa indicazione del ginecologo, una leggera attività fisica come una passeggiata o il nuoto può favorire la circolazione e il benessere generale. Al contrario, una vita troppo sedentaria non aiuta il sistema cardiovascolare.
Non ignorare i campanelli d’allarme
Alcuni sintomi richiedono un contatto immediato con il medico o il pronto soccorso. Tra questi:
- forte mal di testa persistente;
- vista offuscata o lampi di luce;
- dolore intenso nella parte alta dell’addome;
- gonfiore improvviso di mani, piedi o viso;
- difficoltà respiratoria;
- riduzione dei movimenti del bambino.
Non affidarsi ai consigli trovati online
Ogni gravidanza è diversa. Rimedi naturali, integratori o diete “miracolose” non devono mai sostituire il parere del ginecologo, soprattutto quando si parla di pressione alta.
Ricevere una diagnosi di ipertensione può spaventare, ma oggi, grazie ai controlli periodici e alle terapie disponibili, nella maggior parte dei casi è possibile portare avanti la gravidanza in sicurezza. La regola più importante è una sola: seguire le indicazioni degli specialisti, ascoltare il proprio corpo e non sottovalutare mai eventuali cambiamenti.
Riso venere con gamberetti e melone
Colorato, fresco e ricco di nutrienti. Il riso venere con gamberetti e melone può sembrare un abbinamento insolito, ma è un’idea perfetta per un pranzo estivo dei bambini. Dolce e saporito allo stesso tempo, è un piatto unico che unisce carboidrati, proteine e tanta frutta di stagione. Un modo originale per portare in tavola ingredienti sani e far scoprire ai più piccoli nuovi sapori, senza rinunciare al gusto.

Perché fa bene ai bambini? Il segreto di questa ricetta è l’equilibrio tra gli ingredienti. Il riso venere è ricco di fibre e sali minerali, sazia a lungo ed è naturalmente profumato. I gamberetti apportano proteine di alta qualità e iodio, prezioso per la crescita e il corretto funzionamento della tiroide. Il melone è composto per oltre il 90% da acqua, aiuta a mantenere una buona idratazione nelle giornate più calde ed è una fonte naturale di vitamina A e vitamina C. Un filo di olio extravergine d’oliva completa il piatto con i grassi “buoni”, fondamentali per lo sviluppo del bambino. Anche se l’abbinamento può sembrare particolare, il contrasto tra la dolcezza del melone e il sapore delicato dei gamberetti è spesso molto apprezzato dai bambini, soprattutto se il melone viene tagliato in piccoli cubetti.
Ecco cosa serve avere per 4 porzioni:
- 250 g di riso venere
- 250 g di gamberetti già sgusciati
- 300 g di melone maturo
- 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- qualche foglia di basilico fresco
- succo di mezzo limone (facoltativo)
- un pizzico di sale
Cuocete il riso venere seguendo i tempi indicati sulla confezione, quindi scolatelo e lasciatelo raffreddare completamente. Nel frattempo fate cuocere i gamberetti per 2-3 minuti in una padella antiaderente con un cucchiaio di olio. Lasciateli intiepidire. Tagliate il melone a cubetti piccoli e spezzettate qualche foglia di basilico con le mani. Versate il riso in una ciotola capiente, unite i gamberetti, il melone e il basilico. Condite con l’olio extravergine d’oliva e, se gradito, con qualche goccia di succo di limone. Mescolate delicatamente e lasciate riposare in frigorifero per una ventina di minuti prima di servire.
Se vostro figlio è diffidente davanti ai sapori nuovi, presentate il piatto come una “insalata dell’estate” e lasciategli partecipare alla preparazione. Potrà mescolare gli ingredienti o usare uno scavino per creare delle palline di melone, è una ricetta perfetta anche da portare in spiaggia, in piscina o per un picnic.

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