Giochi che uniscono: 7 attività
Imparare a stare insieme non è qualcosa che nasce automaticamente. Per i bambini condividere, aspettare il proprio turno, ascoltare gli altri e collaborare può essere una vera sfida. Eppure è proprio attraverso il gioco che si imparano alcune delle competenze più importanti della vita: cooperazione, empatia e spirito di squadra. Quando il gioco non è competitivo ma collaborativo, infatti, i bambini scoprono che divertirsi insieme è più bello che vincere da soli. Bastano poche idee semplici per trasformare un pomeriggio con gli amici o una festa di compleanno in una piccola palestra di collaborazione. Ecco i giochi che uniscono, 7 attività per insegnare loro a collaborare
Uno dei giochi più efficaci è la costruzione della torre di squadra. Si dividono i bambini in piccoli gruppi e si dà loro lo stesso materiale: bicchieri di plastica, mattoncini o blocchi da costruzione. L’obiettivo non è battere gli altri, ma costruire insieme la torre più stabile possibile. Per riuscirci devono parlare, organizzarsi, ascoltare le idee degli altri. È un gioco semplice ma potentissimo per insegnare che le idee di tutti contano.
Un’altra attività molto amata è il disegno collettivo gigante. Si stende un grande foglio sul tavolo o sul pavimento e si chiede ai bambini di realizzare insieme una città, un bosco o un mondo fantastico. Ognuno contribuisce con un pezzo: chi disegna le case, chi gli alberi, chi i personaggi. Il risultato finale diventa una creazione condivisa e i bambini capiscono che la bellezza nasce quando ognuno aggiunge qualcosa di suo.
Per sviluppare la fiducia reciproca funziona molto bene il gioco della guida cieca. Un bambino ha gli occhi bendati mentre un compagno lo guida con la voce attraverso un piccolo percorso fatto di cuscini o oggetti da evitare. Poi i ruoli si scambiano. Questo gioco insegna due cose fondamentali: fidarsi degli altri e prendersi la responsabilità di aiutare qualcuno.
Molto divertente è anche la caccia al tesoro collaborativa. A differenza della versione classica, qui i bambini non competono tra squadre ma risolvono insieme gli indizi per arrivare al premio finale. Gli indovinelli richiedono di ragionare insieme, confrontarsi e prendere decisioni in gruppo. In questo modo il tesoro diventa una conquista condivisa.
Per i più piccoli è perfetto il puzzle di squadra. Si divide un grande puzzle in più parti e ogni bambino riceve alcuni pezzi. Per completarlo devono metterli insieme, aiutarsi e capire dove incastrare ogni parte. Il messaggio è semplice ma molto chiaro: solo collaborando si riesce a completare il quadro.
Un gioco molto energico è la staffetta cooperativa. I bambini devono trasportare un oggetto – per esempio una palla o un cucchiaio con una pallina – ma tenendolo in due o tre contemporaneamente. Per riuscirci devono coordinarsi, andare allo stesso ritmo e aiutarsi se qualcuno perde l’equilibrio. Tra risate e tentativi, imparano che muoversi insieme richiede attenzione e rispetto dei tempi degli altri.
Infine c’è il gioco della storia inventata. I bambini si siedono in cerchio e uno inizia una storia con una frase. Il compagno accanto ne aggiunge un’altra e così via. Pian piano nasce un racconto buffo e imprevedibile che appartiene a tutti. È un modo bellissimo per insegnare che ascoltare è importante quanto parlare.
Questi giochi hanno un grande vantaggio: non servono materiali costosi né organizzazioni complicate. Bastano un po’ di spazio, qualche oggetto semplice e soprattutto la voglia di stare insieme. Attraverso queste piccole esperienze i bambini imparano che collaborare non significa rinunciare a sé stessi, ma scoprire quanto si può fare quando ognuno mette il proprio talento al servizio del gruppo. E spesso, tra una risata e l’altra, capiscono anche una cosa fondamentale: insieme è molto più divertente.
Dormire bene alla base pure per neonati
“Sleep Well, Live Better”: la Giornata Mondiale del Sonno, che ricorre oggi, 13 marzo 2026, ci ricorda che dormire bene è alla base di una vita migliore. E questo vale ancora di più pure per i neonati: garantire loro un sonno sicuro e di qualità significa investire nel loro futuro, nella loro salute e nel loro benessere di domani.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN) rinnova il suo impegno nel promuovere e diffondere i consigli per un sonno sicuro. Un sonno protetto non riguarda solo l’ambiente domestico: è una responsabilità che inizia già in ospedale, anche nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN), dove ogni giorno si lavora per garantire ai neonati condizioni di riposo che favoriscano sicurezza, comfort e sviluppo.
La SIN sostiene con forza la diffusione di pratiche basate sull’evidenza scientifica, affinché famiglie e professionisti condividano gli stessi principi di prevenzione, contribuendo insieme a ridurre i rischi e a costruire per ogni bambino un futuro più sano.
“Il sonno è un’esigenza biologica fondamentale per il neonato, troppo spesso sottovalutata ed interrotta”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della SIN. “Nel neonato il sonno non è solo riposo: è un vero e proprio processo attivo di sviluppo. Durante il sonno si consolidano le connessioni neuronali, si regolano metabolismo, crescita e risposta allo stress. Nei primi mesi di vita, i neonati trascorrono fino al 70–80% del tempo dormendo, a testimonianza di quanto il sonno sia centrale per il loro sviluppo neurologico”.
La protezione del sonno inizia, quindi, già in ospedale e in particolare anche e soprattutto in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove i neonati prematuri o fragili ricoverati sono spesso svegliati a causa dei rumori ambientali e di procedure mediche, monitoraggi e terapie a cui sono sottoposti, per supportarli e aiutarli nella loro cura e crescita.
La SIN promuove e sostiene, quindi, in tutte le TIN, strategie di attenzioni orientate alla tutela del sonno che mirano a ridurre le luci e i rumori ambientali, riunire le procedure assistenziali in minori interventi per evitare risvegli ripetuti, favorire il posizionamento contenitivo e il comfort posturale del neonato, promuovere il contatto pelle a pelle (kangaroo care) con i genitori.
Anche a casa alcuni comportamenti possono favorire un sonno fisiologico e sicuro nel neonato:
– riconoscere e rispettare i segnali di sonno
– mantenere routine semplici e ripetitive
– offrire un ambiente tranquillo e con stimoli moderati
– favorire la vicinanza e la regolazione emotiva attraverso la presenza del caregiver.
“Seguire tutti i consigli e le indicazioni per garantire un sonno sicuro al proprio neonato è fondamentale anche per ridurre in modo notevole il rischio di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero la Sindrome della morte in culla), evento fortunatamente raro, ma che rimane la principale causa di mortalità nel primo anno di vita, dopo il periodo neonatale”, spiega la Prof.ssa Luana Nosetti, Responsabile del Centro Disturbi Respiratori del sonno e SIDS, Clinica Pediatrica Università dell’Insubria Ospedale Filippo del Ponte di Varese. “In Italia il tasso di casi di SIDS si è ridotto a circa lo 0,5 per mille nati vivi, in calo grazie alle campagne di prevenzione, ma dobbiamo continuare ad informare i genitori sulle precauzioni più importanti da adottare”.
La SIN ribadisce alcune regole fondamentali per la sicurezza del sonno del neonato, e in particolare:
- L’avvio dell’allattamento al seno è raccomandato
Numerosi studi dimostrano che il latte materno contribuisce a ridurre il rischio di SIDS.
- Posizione supina (sulla schiena) per ogni sonno
Il bambino deve essere messo sempre sulla schiena, per ogni sonno, giorno e notte.
3. Superficie per il sonno: ferma, piatta, non inclinata
Usare solo superfici rigide e piane, conformi agli standard di sicurezza (culla, lettino).
Non far dormire in: seggiolini auto, sdraiette, cuscini, ecc. Evitare di far addormentare il piccolo altrove (no trapunte, copertine soffici…).
4. Niente oggetti morbidi o accessori nel letto
Vietati: cuscini, paracolpi, coperte, peluche, nidi, riduttori, cuscini da allattamento. L’ambiente deve essere completamente sgombro.
5. Condivisione della stanza sì, del letto no
Il bambino dovrebbe dormire nella stessa stanza dei genitori, ma su una superficie separata, mai nello stesso letto, per almeno i primi 12 mesi. Il bed-sharing non è raccomandato.
6. Evitare fumo, alcol e droghe
Non fumare in gravidanza né dopo la nascita ed evitare alcol e sostanze che alterano lo stato di vigilanza.
7. Garantire una temperatura adeguata
La temperatura ambientale va mantenuta tra i 19° e i 21°C. Evitare il surriscaldamento. Vestire il bambino in modo leggero, senza coprirgli la testa.
8. Il materasso della culla dev’essere certificato a norma CE
È consigliato usare sempre lenzuola sotto con angoli elasticizzati ed è necessario che la copertina non arrivi a coprire bocca e naso. Sì ai sacchi nanna, che aiutano il neonato a sentirsi contenuto e protetto.
9. Supervisione quando il bambino dorme in dispositivi non pensati per il sonno
Se il bambino si addormenta in seggiolini auto, passeggini, fasce o marsupi, va trasferito rapidamente su una superficie sicura.
10. Succhietto e vaccinazioni
Anche l’uso del succhietto verso il primo mese di vita durante il sonno e le vaccinazioni, eseguite secondo il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, rientrano nelle strategie per contenere il rischio di morte in culla.
Ogni neonato merita un sonno protetto e di qualità, elemento essenziale per favorire uno sviluppo neurologico ed emotivo ottimale e per accompagnarlo verso un percorso di crescita più sicuro, equilibrato e sano.
Giovani: il futuro fa paura
Crescere oggi non è semplice. Per molti ragazzi pensare al futuro non significa entusiasmo o sogni, ma ansia, pressione e senso di smarrimento. Il futuro fa paura ai giovani. È la fotografia che emerge dalla ricerca “Fragile – mappae mundi di una nuova generazione”, promossa dalla Fondazione Unhate, che ha analizzato il rapporto dei giovani italiani tra i 13 e i 24 anni con il presente e con ciò che li aspetta domani. Il dato che colpisce di più è che quasi un giovane su quattro si sente sopraffatto e bloccato, schiacciato da aspettative, paure e difficoltà relazionali. Una condizione che gli studiosi definiscono quella degli “sfiduciati sotto pressione”: ragazzi che percepiscono il mondo come minaccioso, fanno fatica a immaginare il futuro e tendono a interiorizzare il disagio senza chiedere aiuto.
Lo studio racconta una generazione cresciuta in un contesto pieno di opportunità – più accesso all’informazione, più libertà di movimento, orizzonti globali più ampi – ma anche più complesso e difficile da interpretare. Quando mancano punti di riferimento solidi, questa apertura può trasformarsi in una fonte di pressione e spaesamento, fino a creare una vera e propria sensazione di “blocco”.
La ricerca individua quattro diversi profili tra i giovani italiani, che aiutano a capire meglio le tante sfumature di questa generazione. Il gruppo più numeroso è quello dei “moderati in transizione”, che rappresenta il 34%: ragazzi che mantengono un equilibrio fragile e hanno bisogno di sostegno per affrontare i passaggi più delicati della crescita. Poi ci sono gli “irrequieti in bilico”, circa il 25%, giovani spesso molto attivi e motivati ma esposti a un forte rischio di sovraccarico e ansia da prestazione. All’estremo opposto si trovano i “fiduciosi propositivi”, che sono solo il 17%: ragazzi con buon equilibrio emotivo e relazionale, capaci di guardare al futuro come a uno spazio di possibilità.
Nonostante le fragilità, il quadro non è completamente negativo. Molti giovani continuano a credere nel futuro, nella scienza, nella tecnologia e nelle opportunità offerte dall’Europa. Ma allo stesso tempo emergono segnali diffusi di stanchezza, insicurezza e senso di inadeguatezza, soprattutto nella fascia tra i 17 e i 19 anni, quando si avvicinano le scelte più importanti per la vita adulta.
Secondo gli esperti, la chiave per trasformare questa fragilità in una risorsa sta soprattutto nelle relazioni educative e nei contesti che accompagnano i ragazzi nella crescita. Scuola, famiglia, attività sportive, artistiche o di volontariato possono diventare spazi fondamentali in cui i giovani costruiscono fiducia, identità e senso del futuro. Perché crescere significa anche imparare a orientarsi in un mondo complesso, ma nessuno dovrebbe farlo da solo.
Ospedale e rispetto: vademecum per genitori
Negli ultimi anni negli ospedali italiani sono aumentate le aggressioni contro medici e infermieri. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ad esempio, gli episodi di violenza verbale e fisica sono più che raddoppiati in cinque anni, passando da 28 nel 2021 a 64 nel 2025. Ospedale e rispetto devono andare a braccetto. Arriva il vademecum per i genitori.
Il Bambino Gesù lancia una campagna dal messaggio molto semplice ma potente: “Il rispetto è la prima cura”. L’idea è speciale: sono proprio i bambini a ricordare agli adulti come comportarsi in ospedale, con un piccolo vademecum pensato soprattutto per i genitori che arrivano al pronto soccorso con i loro figli. L’obiettivo è migliorare l’ambiente di cura e rafforzare l’alleanza tra famiglie e personale sanitario, perché la serenità di medici e infermieri aiuta anche i bambini a sentirsi più tranquilli e protetti.
Il vademecum del Bambino Gesù: 7 regole per i genitori
Ecco le sette semplici regole ricordate ai genitori quando si entra in ospedale:
- Aspettare con pazienza. In pronto soccorso ogni caso ha una priorità diversa.
- Non alzare la voce. Urlare spaventa i bambini e non aiuta il lavoro dei medici.
- Fidarsi del personale sanitario. Ogni situazione viene valutata con attenzione.
- Ricordare che non si è soli. In ospedale ci sono altri pazienti e famiglie da rispettare.
- Seguire le regole degli spazi comuni. L’ospedale è un luogo condiviso.
- Fare piccoli gesti di attenzione. Anche il rispetto quotidiano fa la differenza.
- Lasciare gli ambienti puliti. Prendersi cura degli spazi aiuta tutti a stare meglio.
Quando un bambino sta male è normale essere preoccupati o spaventati. Ma creare un clima sereno aiuta il personale sanitario a lavorare meglio e rende l’esperienza ospedaliera meno stressante per tutti. Il messaggio della campagna è chiaro: la cura dei bambini inizia anche dal rispetto reciproco tra medici, infermieri e famiglie. Un piccolo promemoria che vale sempre, soprattutto nei momenti più delicati.
La campagna è promossa dall’Irccs in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza su operatori sanitari e socio-sanitari il 12 marzo.
Muffin salati primavera
Con l’arrivo della bella stagione viene voglia di piatti più leggeri, colorati e pieni di verdure di stagione. Un’idea perfetta da preparare insieme ai bambini sono i muffin salati primava: morbidi, gustosi e facilissimi da realizzare. La cosa più bella? I piccoli possono partecipare davvero alla preparazione, mescolando gli ingredienti e riempiendo i pirottini. Questa ricetta è ideale per una merenda salata, per la cena oppure da portare a scuola o a un picnic al parco nelle prime giornate di sole.
Cucinare insieme ai bambini è sempre una bella occasione per passare del tempo di qualità. Impastare, mescolare e assaggiare permette ai piccoli di scoprire nuovi sapori e di sentirsi protagonisti. In più i muffin sono perfetti perché non servono tecniche complicate: basta unire gli ingredienti e il gioco è fatto.
Ingredienti
- 2 uova
- 150 g di farina
- 80 ml di latte
- 40 ml di olio extravergine d’oliva
- 50 g di parmigiano grattugiato
- 1 bustina di lievito per torte salate
- 1 zucchina
- 1 carota
- 50 g di pisellini (anche surgelati)
- un pizzico di sale
Per prima cosa lavate le verdure e grattugiate la zucchina e la carota. I bambini possono aiutare a versare i pisellini in una ciotola. In un’altra ciotola rompete le uova e sbattetele con il latte e l’olio. Aggiungete poi la farina, il parmigiano e il lievito, mescolando bene fino a ottenere un impasto morbido e senza grumi. A questo punto unite le verdure e mescolate ancora. I bambini adoreranno riempire i pirottini dei muffin con l’impasto: basta versarlo per circa tre quarti della loro altezza. Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa 20 minuti, finché i muffin saranno dorati e profumati.
Questi muffin salati sono morbidi, colorati e ricchi di verdure, quindi perfetti anche per quei bambini che di solito fanno un po’ di fatica a mangiarle. Inoltre sono pratici da portare fuori casa: ideali per una merenda al parco, un picnic o una cena veloce. Prepararli insieme ai bambini non è solo un modo per cucinare qualcosa di buono, ma anche per condividere un momento semplice e felice. E spesso, quando i piccoli partecipano alla preparazione, il piatto… sparisce dal piatto ancora più velocemente.
Favola della buonanotte: perché leggerla fa bene
C’è un momento della giornata che per molti genitori è diventato un piccolo rituale: il pigiama, le luci soffuse e una storia da leggere prima di dormire. La favola della buonanotte non è solo una tradizione tenera e rassicurante, ma anche un gesto con un grande valore psicologico per i bambini. Perché leggerla fa bene? Aiuta infatti i più piccoli a sentirsi al sicuro, rafforza il legame con mamma e papà e stimola la loro immaginazione. Un semplice libro può diventare uno strumento prezioso per accompagnarli nel mondo dei sogni.
Rafforza il legame con mamma e papà
Il momento della favola è spesso uno dei pochi della giornata in cui genitori e figli si fermano davvero insieme, senza distrazioni. Sedersi accanto al letto, leggere con calma e ascoltare le reazioni del bambino crea un momento di connessione emotiva molto forte. Questo rituale quotidiano trasmette sicurezza e stabilità: il bambino sa che ogni sera ci sarà quel momento speciale dedicato solo a lui.
Aiuta a rilassarsi prima di dormire
La lettura della buonanotte aiuta i bambini a passare dalle attività della giornata al riposo. Il tono della voce del genitore, il ritmo della storia e l’atmosfera tranquilla favoriscono il rilassamento e preparano il cervello al sonno. Con il tempo diventa un vero e proprio segnale: quando inizia la favola, il corpo capisce che è arrivato il momento di calmarsi e andare a dormire.
Stimola immaginazione ed emozioni
Le fiabe permettono ai bambini di entrare in mondi fantastici, incontrare personaggi diversi e vivere avventure straordinarie. Tutto questo stimola fantasia, creatività e capacità di immaginare. Attraverso le storie, inoltre, i bambini imparano a riconoscere e comprendere le emozioni: paura, coraggio, gentilezza, amicizia. Le fiabe diventano così un modo naturale per parlare di sentimenti.
Aiuta lo sviluppo del linguaggio
Ascoltare storie fin da piccoli è anche un grande aiuto per lo sviluppo del linguaggio. I bambini imparano nuove parole, migliorano la capacità di ascolto e sviluppano la comprensione del racconto. Non serve leggere libri complicati: anche storie semplici, ripetute più volte, sono molto utili per la crescita linguistica.
Crea ricordi felici
Molti adulti ricordano ancora con affetto le storie che venivano lette loro prima di dormire. La favola della buonanotte diventa un ricordo emotivo forte, legato alla sensazione di essere protetti e amati. E proprio per questo non è importante leggere perfettamente o scegliere il libro “giusto”. Ciò che conta davvero è il tempo condiviso.
Festa della Donna con i bambini: 5 idee
L’8 marzo non è solo mimose e cene tra amiche. La Festa della Donna può diventare anche un momento speciale da condividere con i bambini, trasformandosi in una giornata fatta di piccoli gesti, attività creative e tempo di qualità insieme. Un’occasione perfetta per spiegare ai più piccoli, con semplicità, il valore delle donne nella storia, nella famiglia e nella società. Ecco 5 idee per queta domenica 8 marzo.
La parola d’ordine? Stare insieme e divertirsi. Una delle idee più dolci è organizzare una colazione o merenda “gialla mimosa” fatta in casa. Con i bambini si possono preparare dolcetti semplici: cupcake alla vaniglia, biscotti al limone o una torta mimosa versione easy. Coinvolgerli in cucina è sempre un successo e permette di parlare della festa mentre si impasta e si decora. Basta aggiungere qualche zuccherino giallo per rendere tutto perfettamente in tema.
Un’altra attività perfetta per l’8 marzo è un lavoretto creativo dedicato alle donne della famiglia. Con cartoncini, colori e un po’ di fantasia i bambini possono realizzare biglietti o piccoli quadretti per la mamma, la nonna o la zia. Si possono disegnare mimose, scrivere una frase dolce o semplicemente lasciare spazio alla loro immaginazione. Il risultato? Un regalo semplice ma pieno di significato.
Se il tempo lo permette, una bellissima idea è uscire per una passeggiata nella natura o al parco. Portare con sé una merenda, stendere una coperta sull’erba e godersi qualche ora all’aria aperta può diventare un piccolo picnic di famiglia. È il modo perfetto per rallentare e dedicarsi davvero ai propri figli, lontano da telefoni e impegni.
La giornata può trasformarsi anche in un momento educativo. Si può raccontare ai bambini la storia di una donna straordinaria: una scienziata, una sportiva, un’artista o semplicemente una donna importante della propria famiglia. I più piccoli adorano le storie e attraverso i racconti imparano il valore della determinazione, del coraggio e della gentilezza.
Infine, perché non chiudere la giornata con una serata cinema sul divano? Esistono tanti film e cartoni animati con protagoniste femminili forti e ispiranti. Un modo leggero ma efficace per parlare di sogni, libertà e rispetto.
In fondo, la Festa della Donna può essere anche questo: una giornata semplice, fatta di affetto, condivisione e piccoli momenti felici con i propri bambini. Perché il modo migliore per celebrare le donne è insegnare ai più piccoli a riconoscerne il valore ogni giorno.