Carnevale 2026: maschera emozione fai-da-te

Feb 09
Scritto da Annamaria avatar

Il Carnevale è il momento perfetto per riscoprire il piacere dei lavoretti creativi da fare insieme, seduti a un tavolo tra forbici, colori e tanta fantasia. Per il Carnevale 2026, ispirandoci al successo dei personaggi che rappresentano le emozioni, ecco un’idea semplice, economica e super divertente: realizzare una maschera-emozione  fai-da-te personalizzata, che permetta al bambino di scegliere se essere Gioia, Calma, Sorpresa… o inventare un’emozione tutta sua. Un’attività che stimola creatività, manualità e dialogo, trasformando il pomeriggio in un piccolo laboratorio di emozioni.

carnevale 2026 maschera emozione fai da te

Ogni bambino sceglie un’emozione e la trasforma in una maschera colorata, espressiva e unica. Non esistono regole fisse: ogni volto può essere allegro, buffo, curioso, strano o sorprendente. Cosa occorre?

  • Cartoncino bianco o colorato
  • Matite e pennarelli
  • Tempere o acquerelli
  • Forbici (con punta arrotondata)
  • Colla stick
  • Elastico o bastoncino di legno
  • Materiali decorativi a scelta: carta crespa, feltro, cotone, lana, glitter, adesivi

Inizialmente è necessario disegnare la sagoma. Su un cartoncino disegna la forma di una maschera (puoi usare un piatto come base). Segna gli spazi per gli occhi. Poi aiuta il bambino a ritagliare la sagoma e i fori per gli occhi. Ora c’è da scegliere l’emozione. Chiedi: “Se questa maschera avesse un sentimento, quale sarebbe?” Gioia, Rabbia, Stupore, Timidezza… o una creazione inventata.
Dipingete la maschera con i colori che ricordano quell’emozione. Aggiungete sopracciglia, bocca, capelli, lacrime, cuori, stelline. Fissa dietro un elastico oppure un bastoncino per tenerla in mano. Ed ecco pronta una maschera unica, nata dall’immaginazione!

Questo lavoretto è speciale, aiuta il bambino a riconoscere ed esprimere le emozioni, stimola la motricità fine, rafforza il legame genitore-figlio. Ultimo, non. Meno importante, questo lavoretto è economico e personalizzabile.

Carnevale 2026: i costumi più gettonati

Feb 08
Scritto da Annamaria avatar

Il Carnevale 2026 si preannuncia ricco di colori, fantasia e riferimenti pop che arrivano direttamente dal grande schermo! Le tendenze per i travestimenti dei bambini seguono ciò che amano guardare, giocare e immaginare, e quest’anno i costumi più desiderati raccontano una festa di eroi, emozioni e avventure da vivere insieme. Ecco i costumi più gettonati.

carnevale 2026 i costumi piu gettonati

1. Personaggi dei film più amati

Oltre alle emozioni di Inside Out 2 e ai protagonisti di Zootropolis 2, ci sono molte richieste legate a travestimenti ispirati a eroi del cinema e personaggi iconici, sia classici sia moderni. Ad esempio:

  • Supereroi come Batman, Superman e Supergirl, intramontabili e sempre amati dai piccoli esploratori di avventure. 

2. Classici che non passano mai

I bambini continuano ad adorare costumi ispirati a figure tipiche di Carnevale e della fantasia infantile:

  • Animali simpatici come pinguini, gattini, farfalle o draghi
  • Professioni classiche come pompiere, astronauta o poliziotto
    Questi travestimenti sono versatili, facili da trovare e perfetti per correre e giocare tutto il giorno. 

3. Costumi a tema famiglia (Family Match)

Una tendenza forte del 2026 è il Carnevale in “squadra”, ovvero i costumi coordinati per genitori e figli:

  • la famiglia Addams in versione notturna
  • personaggi di Super Mario Bros, dove ogni membro interpreta un personaggio diverso
  • temi naturali come sole, nuvole e arcobaleni per un gruppo colorato e originale
    Queste idee rendono il Carnevale un’esperienza condivisa e divertente per tutti. 

 4. Trend green e “creativi”

Un altro filone che va forte è quello dei costumi sostenibili e creativi:

  • vestiti fai-da-te realizzati con materiali riciclati
  • idee di closet cosplay, cioè usare capi di casa per trasformarli in personaggi di tendenza. Ad esempio, una felpa blu e qualche accessorio possono diventare Judy Hopps da Zootropolis o Dustin da Stranger Things usando oggetti già nell’armadio. 

5. Ispirazioni dal mondo dei videogiochi e pop culture

Se guardiamo alle fonti di costume più attuali online (come negozi di costumi stagionali), vediamo che alcune figure legate al mondo dei videogiochi sono presenti anche nelle proposte per bambini nel 2026, ad esempio:

  • personaggi di temi come “Among Us”, dove la semplice tuta colorata è subito riconoscibile
    Questa tendenza nasce dalla moda dei videogiochi e rimane un travestimento semplice da realizzare e amatissimo dai più piccoli. 

Carnevale 2026 promette di essere un’esplosione di sogni realizzati. Che si tratti di un costume ispirato agli eroi preferiti, o di una maschera generata dalla creatività di casa, l’importante è divertirsi, giocare insieme e vivere la festa con spirito leggero

Asciugare i panni in casa fa male

Feb 07
Scritto da Annamaria avatar

Finora l’ho fatto spesso, chiaramente in inverno: ho aperto lo stendino in casa e messo le cose bagnate lì affinché si asciugassero. Ora, però, starò più attenta. Asciugare i panni in casa fa male, può provocare reazioni allergiche ai danni del sistema respiratorio. Voi l sapevate? A lanciare l’allarme sulle pagine di Leggo è Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona.

asciugare i panni in casa fa male

Stando all’esperto queste abitudini, piuttosto estese, “possono essere dannose per la salute respiratoria di alcune persone. Un eccessivo tasso di umidità dell’aria, come quello causato dai panni messi ad asciugare in casa senza la giusta aerazione degli ambienti, rappresenta il terreno fertile per la crescita di muffe”. 

Quando i vestiti bagnati asciugano, rilasciano molta acqua nell’aria. Questo fa salire il tasso di umidità, creando un ambiente ideale per muffe, acari della polvere, batteri. Un’aria troppo umida è collegata a problemi respiratori, allergie e peggioramento dell’asma, soprattutto in bambini e persone sensibili.

Le pareti fredde, gli angoli e i soffitti sono i primi punti a risentirne. La muffa può liberare spore nell’aria, irritare vie respiratorie e occhi, peggiorare tosse cronica e raffreddori frequenti. Spesso non si vede subito, ma cresce lentamente.

In un ambiente umido gli acari proliferano, le spore di muffa aumentano e l’aria diventa più pesante. Tutto questo può scatenare starnuti, naso chiuso, tosse notturna e difficoltà respiratorie. L’umidità elevata fa percepire la temperatura come più bassa, portando spesso ad accendere di più il riscaldamento (e consumare di più).

Se l’asciugatura è lenta, inoltre, i tessuti possono sviluppare cattivo odore, si favorisce la crescita batterica nei capi. Se non si hanno alternative:

Apri spesso le finestre
Usa una stanza ben ventilata
Evita camere da letto e stanze dei bambini
Usa un deumidificatore
Distanzia bene i capi sullo stendino

Altrimenti meglio usare l’asciugatrice o mettere i capi sul balcone o in un locale lavanderia con la finestra.

Gravidanza: cosa fa il feto nel pancione

Feb 06
Scritto da Annamaria avatar

Cosa succede davvero mentre aspetti vivi la tua gravidanza? Per chi si domanda cosa fa il feto nel pancione, una recente pubblicazione offre risposte affascinanti. Nel saggio Imparare prima di nascere (Società editrice Il Mulino, 2025), la professoressa Laila Craighero, neuroscienziata cognitiva dell’Università di Ferrara, esplora come il feto non sia un organismo passivo, ma un vero “apprendista” che inizia ad ascoltare, sentire, muoversi e persino interagire con l’ambiente in cui si trova settimane prima della nascita.

gravidanza cosa fa il feto nel pancione

L’utero materno può sembrare buio e silenzioso, ma è tutt’altro: è relativamente rumoroso, ricco di stimoli e sensazioni filtrate. Qui dentro il feto sviluppa progressivamente i suoi sensi e comincia a sperimentare il mondo in modi che solo fino a poco tempo fa pensavamo possibili solo dopo la nascita.

Il tatto è il primo senso a emergere: a circa 11 settimane di gestazione i recettori tattili compaiono sul viso, le mani e i piedi, e si estendono progressivamente nel resto del corpo. Intorno alla ottava settimana si formano le papille gustative e, poco dopo, le cellule olfattive.

Una scoperta sorprendente è che il feto comincia a deglutire il liquido amniotico già verso l’undicesima settimana e mostra i primi movimenti respiratori irregolari fin dalla decima. Questi comportamenti permettono alle molecole nel liquido di raggiungere i recettori del gusto e dell’olfatto, imprimendo nei piccoli tracce di sapori e odori che influenzeranno le preferenze dopo la nascita.

Il senso dell’udito si affina con il progredire della gravidanza: studi citati nel libro mostrano che attorno alle 27 settimane il feto risponde ai suoni a bassa frequenza, mentre più tardi comincia a percepire frequenze più alte. Proprio per questo la voce della mamma – trasmessa non solo dall’esterno ma anche attraverso gli organi – risulta particolarmente familiare ed interessante per il bambino in utero.

La vista è l’ultimo senso a svilupparsi, e alla nascita resta ancora molto immaturo: la retina è circa metà di quella adulta e la capacità visiva è notevolmente inferiore. Tuttavia, le prime settimane di vita fuori dall’utero confermano che il neonato riesce a associare volti a stimoli esterni, come nel classico esperimento in cui i piccoli, nelle prime ore di vita, aumentano la suzione per rivedere il volto materno piuttosto che quello di un estraneo.

Il feto si muove già nelle prime fasi della gravidanza. Dalla 14ª settimana in poi dirige gran parte dei suoi movimenti verso sé stesso e l’ambiente che lo circonda – il proprio viso, il corpo, la parete dell’utero e il cordone ombelicale. Questi movimenti non sono casuali: da semplici scatti a movimenti più raffinati come portare la mano alla bocca e succhiarla, il feto esercita le basi dei gesti futuri e impara a modulare la forza.

Secondo la professoressa Craighero, il mondo prenatale resta ancora in gran parte da esplorare, ma è ormai chiaro che il feto non vive in una bolla sensoriale isolata, bensì è costantemente in ascolto, percepisce sapori e odori, reagisce ai suoni e si muove con crescente intenzionalità. Tutto questo getta le basi non solo per le future capacità sensoriali e motorie, ma anche per le prime forme di relazione con l’ambiente esterno.

In altre parole, mentre aspetti il grande incontro con tuo figlio, sappi che dentro il pancione c’è un piccolo mondo in fermento, dove ogni giorno si costruiscono i primi passi – sensoriali e motori – verso quello che sarà un grande e vivido incontro con la vita “fuori”. 

Febbre e scuola: quando tenere i bimbi a casa

Feb 05
Scritto da Annamaria avatar

Nelle ultime settimane la polemica è esplosa sui social: Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, si è pubblicamente scagliato contro quei genitori che mandano i figli all’asilo o a scuola nonostante la febbre o sintomi influenzali, definendoli “irresponsabili”. Le sue parole, durissime, arrivano in un momento in cui l’influenza stagionale è particolarmente diffusa e le famiglie si confrontano quotidianamente con il dilemma di mandare o no il bambino malato in collettività. Ma oltre ai toni forti dei messaggi social, cosa dicono i pediatri su febbre e scuola? Quando tenere i bimbi a casa per non mettere a rischio la sua salute e quella dei compagni?

febbre e scuola quando tenere i bimbi a casa

Secondo Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, che ne ha parlato al Corriere della Sera, è importante guardare oltre la semplice presenza o assenza di febbre. In questa stagione influenzale, soprattutto nei bambini sotto i 5 anni, fascia che si ammala di più, è buona regola non mandare a scuola un bambino che non sta bene, anche se non ha la febbre alta.

Il motivo? Le malattie influenzali e virali deprimono le difese immunitarie, rendendo il bambino più vulnerabile a ricadute e a infezioni secondarie. Inoltre, molte di queste infezioni si trasmettono proprio nei giorni precedenti la comparsa dei sintomi e durante tutto il periodo in cui i piccoli sono sintomatici, aumentando il rischio di contagio tra i compagni.

Una regola pratica, ripresa anche da diverse indicazioni pediatriche internazionali, è semplice:
restare a casa almeno 24 ore dopo che la febbre è scomparsa senza l’uso di antipiretici. Come spiega Agostiniani, se un bambino ha recuperato il suo comportamento abituale, è attivo, gioca, si idrata bene e ha perso i segni di malessere, è presumibilmente pronto a tornare in classe. In altre parole, non basta che la temperatura rientri nei valori normali grazie a un farmaco: è importante che l’intero quadro clinico sia migliorato.

Mantenere a casa i bambini malati non è soltanto una questione di comfort o di evitare che “stiano male di nuovo”: ha un valore più ampio di tutela collettiva. Le infezioni respiratorie si diffondono facilmente in ambienti chiusi come aule e asili. Un bambino influenzato può essere fonte di contagio anche quando i sintomi sono lievi. La scuola non è un sostituto della convalescenza: tornare troppo presto rischia di allungare i tempi di guarigione.

Giunta nelle sue storie ha sottolineato che “quello che per qualcuno è ‘solo febbre’, per altri può significare complicazioni o ospedale”: un richiamo forte alla responsabilità non solo individuale, ma collettiva.

La legge in molte regioni italiane non richiede obbligatoriamente un certificato medico per il rientro dopo una semplice febbre o un’influenza, ma le indicazioni pediatriche suggeriscono sempre di confrontarsi con il medico di famiglia per un quadro personalizzato. Il buon senso, infatti, rimane la bussola più utile nei casi in cui i sintomi non sono netti o quando si torna troppo rapidamente alla vita di comunità.

Lettura ad alta voce per tutti i neonati

Feb 04
Scritto da Annamaria avatar

In occasione della Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce, che ricorre 4 febbraio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la diffusione della cultura della lettura condivisa ad alta voce per tutti i neonati e in particolare per i neonati prematuri, nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN).

lettura ad alta voce per tutti i neronati

I nati pretermine sono a rischio di sviluppo neurologico atipico non solo per quanto riguarda gli aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e sociali, pur in assenza di lesioni cerebrali maggiori. Tale rischio aumenta quanto più il neonato è prematuro. 

Il miglioramento dell’assistenza ostetrica e neonatologica ha determinato un incremento dei tassi di sopravvivenza e una riduzione della morbilità severa alla dimissione dalle TIN, rendendo sempre più evidente la necessità di prevenire e mitigare gli esiti a lungo termine. Le percentuali di ritardo del linguaggio nei neonati pretermine con età gestazionale inferiore alle 32 settimane sono comprese tra il 24% e il 32%.

Esistono periodi sensibili e critici dello sviluppo, in cui l’assenza di un’adeguata stimolazione o l’esposizione a esperienze sensoriali inappropriate può alterare i processi maturativi. 

Il cervello in via di sviluppo necessita di input sensoriali specifici, forniti al momento opportuno. Nel grembo materno la voce della madre rappresenta il suono dominante: a partire dalla 28a settimana il feto è in grado di discriminare tra suoni di diversa intensità, come le voci maschili e femminili. L’apprendimento uditivo e le basi dello sviluppo del linguaggio iniziano nel terzo trimestre; il riconoscimento della voce materna avverrebbe verosimilmente intorno alla 32a settimana. Questo canale privilegiato di apprendimento e relazione viene bruscamente interrotto dalla nascita pretermine.

Non esistono studi che quantifichino con precisione gli effetti della mancanza di stimoli linguistici da parte della mamma conseguente alla nascita pretermine; tuttavia, è plausibile che essa sia estremamente significativa, soprattutto in assenza di un’apertura H24 delle TIN ai genitori. Considerando che mediamente una persona parla dalle 2,5 alle 3,5 ore al giorno, utilizzando circa 16.000 parole, risulta evidente la riduzione dell’acquisizione linguistica. In altri termini, la quantità di contatto tra figli e genitori è strettamente correlata allo sviluppo del linguaggio. Inoltre, i neonati pretermine hanno difficoltà a distinguere i suoni rilevanti da quelli di sottofondo: i rumori ambientali possono ostacolare il riconoscimento delle voci genitoriali, ulteriormente attenuate dalle pareti dell’incubatrice.

“La ridotta esposizione prenatale al linguaggio umano, l’ambiente uditivo stressante delle TIN, la diminuzione del linguaggio diretto al neonato, indubbiamente meno ricco di contenuti relazionali , dovuta sia all’inibizione emotiva dei genitori, sia alla rotazione degli operatori sanitari sono indicati come principali fattori di rischio per lo sviluppo del linguaggio e della capacità di autoregolazione in questi bambini”, spiega il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN.

Prosegue: “La cura del neonato in collaborazione con la famiglia, attuata attraverso programmi di assistenza individualizzata, viene oggi considerata uno standard assistenziale imprescindibile nelle TIN e comprende diverse strategie volte a promuovere il neurosviluppo. Tra queste, nel rispetto dei segnali comportamentali del neonato, si inserisce la lettura ad alta voce. Una presenza genitoriale più costante, favorita dall’apertura H24 dei reparti e da specifici programmi di accoglienza e, di conseguenza, una maggiore esposizione alle parole, sono associate a un incremento delle vocalizzazioni neonatali e a un migliore sviluppo del linguaggio espressivo”.

Numerosi studi hanno evidenziato gli effetti benefici dell’esposizione alla voce materna registrata; tuttavia, la lettura ad alta voce si distingue per la possibilità di instaurare una relazione diretta e significativa tra genitore e figlio.

In un recente studio condotto dalla Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini, Ausl Romagna, Cesena, e il Laboratorio di Psicodinamica dello Sviluppo, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, sede di Cesena, i genitori di alcuni neonati pretermine hanno ricevuto un libro illustrato. Sono stati supportati nella lettura in TIN e nella sua prosecuzione dopo la dimissione. I risultati sono stati confrontati con quelli di neonati reclutati prima dell’implementazione dell’intervento. I bambini esposti alla lettura ad alta voce hanno mostrato, nel follow-up, punteggi alle scale di neurosviluppo più stabili e meno soggetti a un declino nel tempo.

Condividere la lettura di un libro tra un adulto e un bambino, anche in epoca neonatale, sia pretermine, sia a termine, è molto più di un semplice trasferimento di informazioni. In quello che può apparire come un semplice scambio di parole o gesti è presente una profonda dimensione affettiva che costruisce e definisce la relazione genitore-figlio. La lettura è un vero e proprio atto sociale, legato alla relazione affettiva. Rappresenta un valido supporto alla crescita e allo sviluppo della capacità di regolazione emotiva del neonato. Leggere ad alta voce contribuisce, inoltre, a promuovere una cultura relazionale che contrasta l’utilizzo eccessivo dei dispositivi digitali nei primi anni di vita.

Nell’ambito delle iniziative volte a favorire la lettura nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale, la SIN ha donato a tutti i Centri di Neonatologia italiani una copia del libro “Nel tuo abbraccio. E’ un vero e proprio “viaggio in rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, ideato da Vivere ETS Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, con il contributo e la supervisione scientifica della SIN e della SIN INF (Società Italiana di Neonatologia Infermieristica), edito da Carthusia.

La SIN sostiene, inoltre, il programma nazionale Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce in famiglia nei bambini da 0 a 6 anni.

“La Società Italiana di Neonatologia è in prima linea nel promuovere l’assistenza in collaborazione con le famiglie nelle Terapie Intensive Neonatali italiane, l’apertura H24 dei reparti ai genitori e tutte le iniziative a sostegno della salute e del benessere del neonato e della sua famiglia nei primi 1000 giorni di vita. Tutti noi neonatologiconsideriamo i genitori una parte integrante delle nostre cure verso il neonato”, continua Agosti. 

“In questo contesto, la lettura ad alta voce dei genitori in TIN si configura come un intervento potente a supporto del neurosviluppo. A fronte dei tanti benefici emotivi, relazionali e fisici a breve e lungo termine legati alla presenza dei genitori in TIN, non è più accettabile limitarne l’ingresso, adducendo l’infondata giustificazione che possa aumentare il rischio infettivo. Esistono al contrario solidi studi scientifici che dimostrano come la loro presenza riduca le infezioni neonatali”, sottolinea.

“A tale proposito, gli  Standard Assistenziali Europei per la salute del neonato incentivano la strutturazione dell’ambiente fisico delle TIN in modo da facilitare il coinvolgimento dei genitori in tutti gli ambiti di cura dei loro neonati. E documentano, supportati da rigorose metanalisi e dagli ultimi Global Position Papers dell’OMS,  la ridotta mortalità ed incidenza di infezioni che ne consegue, attraverso l’implementazione della  pratica della Kangaroo Care  e dell’aumento dei tassi di allattamento al seno. La lettura ad alta voce, oltre ai sopracitati benefici in termini di neurosviluppo, diventa un ulteriore strumento di partecipazione attiva alle cure, sostenuta dall’apertura H24 dei reparti di TIN”, conclude la Dott.ssa Irene Papa, Segretaria del Gruppo di Studio Care Neonatale della SIN.

Iscrizione scuola 2026/2027: vademecum

Feb 03
Scritto da Annamaria avatar

Se sei genitore e ancora non hai completato l’iscrizione alla scuola per l’anno 2026/2027, è il momento di organizzarsi: la procedura telematica è aperta dal 13 gennaio e si chiude il 14 febbraio 2026 alle ore 20.00. Ecco una guida semplice per non farsi trovare impreparati. Un vademecum.

iscrizione scuola 2026 27 vademecum

 1 – Le domande vanno inviate esclusivamente online:
dalle ore 8:00 del 13 gennaio 2026
alle ore 20:00 del 14 febbraio 2026

Questa scadenza vale per le classi prime di:

  • scuola primaria
  • scuola secondaria di primo grado
  • scuola secondaria di secondo grado
    e anche per altri percorsi di istruzione come IeFP e alcuni percorsi quadriennali. 

L’ordine temporale con cui presenti la domanda non influisce sull’accoglimento: tutte saranno trattate allo stesso modo.

2 – La procedura si svolge tramite la Piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione, raggiungibile all’indirizzo dedicato alle iscrizioni online. Per accedervi avrai bisogno di una identità digitale tra queste:
SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale)
CIE (Carta d’Identità Elettronica)
 CNS (Carta Nazionale dei Servizi)
eIDAS (per identificazioni digitali europee)

3-  Le iscrizioni online riguardano le classi prime di:

  • scuola primaria
  • scuola secondaria di I grado
  • scuola secondaria di II grado
    Non comprende invece (in genere) la scuola dell’infanzia, che per la maggior parte dei casi richiede ancora domanda cartacea direttamente alla scuola scelta. 

4 – Per completare la procedura online ti serviranno:
 i dati anagrafici del bambino/ della bambina
il codice fiscale (del bambino e dei genitori)
la scuola (o scuole) a cui vuoi iscriverlo
le credenziali di identità digitale validi come SPID o CIE per accedere alla piattaforma

Ricorda: puoi indicare più preferenze di scuole nella stessa domanda (es. prima, seconda e terza scelta), così la piattaforma tenterà di inserirti anche se la prima scuola non ha posti disponibili.

5 – Se in una scuola ci sono più richieste di posti disponibili, si procede con criteri di priorità decisi dal Consiglio d’Istituto della scuola stessa (come residenza nel bacino, fratelli già iscritti, situazioni familiari particolari, ecc.). La pubblicazione delle graduatorie avviene dopo la chiusura del periodo di iscrizioni.

Non serve affrettarsi il primo giorno: la data di invio non dà precedenza, quindi puoi compilare con calma entro il 14 febbraio. 

Supporto per chi ne ha bisogno: se non hai un computer o hai difficoltà tecniche, molte scuole offrono supporto per la compilazione direttamente in segreteria. 

Iscrizioni scuola dell’infanzia: restano cartacee nella maggior parte dei casi e vanno consegnate alla scuola prescelta, sempre entro il 14 febbraio.

Rose di Carnevale

Feb 02
Scritto da Annamaria avatar

Tra coriandoli, mascherine e pomeriggi di festa, il Carnevale ha un profumo inconfondibile: quello dei dolci fritti. Accanto alle più celebri chiacchiere e frittelle, c’è una specialità meno chiassosa ma amatissima, soprattutto dai bambini: le rose di Carnevale. Croccanti, leggere e scenografiche, sono un dolce che unisce semplicità e stupore, perfetto da preparare anche in famiglia.

rose di carnevale

Il nome viene dalla loro forma: sfoglie sottilissime che, una volta fritte, si aprono come petali. Il risultato è un fiore dorato, delicato da vedere e irresistibile da mordere. Sono dolci che fanno subito festa, ideali da portare in tavola o da offrire ai più piccoli durante una merenda mascherata.

Le rose di Carnevale conquistano i bambini per diversi motivi: sono croccanti ma leggere, non stoppose, non hanno creme o ripieni complessi, sono spolverate di zucchero a velo, sembrano quasi un gioco, un fiore da mangiare

In più, si possono preparare insieme: i bambini adorano aiutare a comporre le “rose” prima della frittura (con un po’ di supervisione, ovviamente).

Ingredienti

  • 2 uova
  • 200 g di farina 00
  • 30 g di zucchero
  • 30 g di burro fuso
  • 1 cucchiaio di grappa o rum (facoltativo)
  • 1 pizzico di sale
  • Olio di semi per friggere
  • Zucchero a velo per decorare

Iniziamo. In una ciotola mescola uova, zucchero e burro fuso. Aggiungi la farina poco alla volta, il sale e, se vuoi, il liquore. Impasta fino a ottenere un composto liscio ed elastico. Avvolgilo nella pellicola e lascialo riposare 30 minuti. Stendi l’impasto molto sottile (meglio con la macchina per la pasta). Ricava dei dischi di diametro diverso e sovrapponili leggermente, premendo al centro. Friggi in olio caldo: vedrai i “petali” aprirsi come una rosa. Scola su carta assorbente e spolvera con zucchero a velo. Sono spaziali!