Trucchi spezzafame per i brindisi prenatalizi

Dic 06
Scritto da Annamaria avatar

Il Natale è già nell’aria, ma noi mamme e papà corriamo il rischio di arrivare già appesantiti ai pranzi e le cene delle festività. Ci sono dei trucchi spezzafame per i brindisi natalizi, li svela all’Adnkronos Salute il nutrizionista e fitoterapeuta Ciro Vestita.

trucchi spezzafame per i brindisi prenatalizi

“Tisane e spezzafame naturali, come i finocchi, possono esser di grande aiuto”, spiega Vestita. “Durante questo periodo e nelle feste natalizie – ribadisce – è facile ingrassare perché mangiamo in maniera più disordinata, poi, in una fase successiva, durante la festa,  stiamo anche di più a casa dove non mancheranno gli avanzi. Quindi è facile che scappi un pezzetto di dolce in più, del cioccolato. E alla fine della giornata si arriva ad aver accumulato 5-600 calorie di troppo. Ma qualche stratagemma per evitare questo c’è”. 

“Ci sono alcune piante medicali da usare sotto forma di infuso, ad esempio la malva, la melissa, la camomilla e il biancospino, che sono piante sedative, calmanti: frenano la voglia di mangiare, sono ‘sazianti’ , quindi ci si ritrova la sera ad aver mangiato meno, semplicemente perché questi infusi hanno praticamente bloccato l’appetito”, chiarisce. 

“Infine sono ricchissimi di mucillagini e, siccome madre natura non fa mai ‘scatole singole’, queste tisane servono anche a depurarsi e a disintossicarsi”. Ottimo anche il tè verde, “una tazza calda, in questo periodo invernale, è confortevole: spezza la fame ed è ha anche proprietà preventive”, sottolinea ancora.

Un altro segreto? “Si basa sui ‘cuori’ di finocchio. Prendiamo solo la parte interna – suggerisce – Da un finocchio grosso come un pugno rimane praticamente una pallina da ping pong e di questi ‘cuori’ ne mangeremo circa 5 prima pranzo e prima cena che spezzeranno la fame. Questi ortaggi, in più, sono fortemente diuretici, e ci sgonfiano facendoci sentire meglio”.

Tronchetto di Natale facilissimo

Dic 05
Scritto da Annamaria avatar

A Natale c’è un profumo che scalda la casa più di qualsiasi decorazione: quello dei dolci preparati insieme ai bambini. Ma diciamolo: tra impegni, scuola, lavoro e corse di dicembre, non sempre si ha tempo per impasti, cotture e tecniche complicate.
La soluzione? Un tronchetto di Natale facilissimo, senza forno, che si prepara in un lampo e che i bambini possono fare davvero quasi tutto da soli. È goloso, scenografico e divertente da assemblare. Perfetto per un pomeriggio natalizio in famiglia, senza stress e senza montagne di piatti da lavare.

tronchetto di natale facilissimo

Il bello di questo tronchetto è che si tratta di un dolce “montato”, non “cotto”: si usano biscotti secchi, una crema morbida e una copertura al cioccolato. I bambini possono disporre, spalmare, arrotolare e decorare. Insomma: un’esperienza sensoriale totale, tra dita sporche di cioccolato e risate, che crea ricordi (oltre a un dolce irresistibile).

Ingredienti

Per il tronchetto:

  • 300 g di biscotti secchi tipo Oro Saiwa o Digestive
  • 300 ml di latte (anche vegetale) per inzupparli
  • 250 g di mascarpone
  • 200 ml di panna da montare
  • 3 cucchiai di zucchero a velo
  • 3 cucchiai di crema alle nocciole (facoltativa ma amatissima)

Per la copertura:

  • 200 g di cioccolato fondente
  • 50 g di burro
  • Zucchero a velo, cacao, stelline, zuccherini per decorare

Prepara la crema (il compito dell’adulto): montate la panna e mescolatela con mascarpone e zucchero a velo. Se piace, aggiungete un po’ di crema alle nocciole: diventa una farcitura golosissima.

Disponi i biscotti (compito dei bambini): su un foglio di pellicola o carta forno, mettete i biscotti uno accanto all’altro. Inzuppateli leggermente nel latte: devono ammorbidirsi, non rompersi.

Spalma la crema (compito dei bambini + supervisione): Stendete la crema su tutta la superficie. I bimbi adorano questa parte: è come dipingere!

Arrotola il tronchetto (compito dell’adulto): con l’aiuto della pellicola, arrotolate tutto delicatamente. Non serve che sia perfetto: la copertura farà miracoli.

Prepara la copertura: sciogliete il cioccolato con il burro. Quando è fluido, ricoprite il rotolo. Con una forchetta, fate leggere righe verticali: l’effetto “corteccia” arriva subito.

Decorate (compito dei bambini). Zuccherini, stelline, neve di zucchero a velo…
È il momento in cui i bambini trasformano un semplice rotolo in un vero tronchetto natalizio.

Moda bambino per le festività

Dic 04
Scritto da Annamaria avatar

Le feste di fine anno portano con sé lucine, musica, profumo di biscotti… e la solita domanda dei genitori: “Ma cosa gli faccio mettere?”. Scegliere l’outfit giusto per i maschietti può sembrare facile, ma il vero segreto è trovare il punto d’incontro perfetto tra formalità e comodità, così lui è carino nelle foto di famiglia ma libero di muoversi senza sentirsi “impacchettato”. Ed ecco qualche consiglio per la moda bambino per le festività che stanno per arrivare. Elegante, ma non troppo…

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Per le festività non c’è bisogno del completo gessato da mini-manager. Oggi la moda bambino punta a un’eleganza più morbida, fatta di capi comodi, funzionali e facili da abbinare. Gli elementi vincenti sono pochi, essenziali e versatili:

La camicia resta un grande classico, ma meglio sceglierla in cotone morbido, magari con un taglio più casual o con microfantasie che alleggeriscono il look: stelline, quadretti leggeri, righe sottilissime. Sono perfette sia per la cena della Vigilia che per il pranzo di Natale dai nonni.

Un bel pullover in lana o cotone caldo, nei toni delle feste – rosso profondo, verde bosco, blu notte – è la soluzione più confortevole e fotografabile. Meglio evitare maxi-renne che rischiano di sembrare un costume, via libera invece a ricami discreti, intrecci o piccoli pattern.

La tendenza più comoda e intelligente dell’anno sono i pantaloni con elastico in vita, taglio elegante e tessuti morbidi. Sembrano pantaloni da cerimonia, ma lui li porta con la stessa facilità di una tuta. Perfetti con un paio di sneakers pulite oppure con piccoli anfibi se vuoi un effetto più formale.

  • Per i bimbi che non sopportano giacche e blazer, il cardigan lavorato è l’alternativa più furba: caldo, elegante, zero rigidità.
  • Se invece al tuo bambino piace “vestirsi da grande”, una giacca destrutturata in felpa o lana cotta lo farà sentire un piccolo protagonista delle feste.

Capitolo scarpe. Sneakers bianche, polacchine morbide, stivaletti in pelle: ciò che conta davvero è che il piedino sia libero e che la suola non scivoli. È un periodo di corse, giochi, pacchetti da aprire e scale su e giù: meglio mettere da parte la rigidità per un giorno.

Una mini-cravatta morbida, un papillon di cotone o velluto, una sciarpina leggera: quei dettagli che rendono la foto di Natale un po’ più magica, senza farli sembrare uno sposo in miniatura.

Moda bambina per le festività

Dic 03
Scritto da Annamaria avatar

Le feste di fine anno portano con sé luci, colori, pranzi in famiglia e, per molte bambine, l’emozione di indossare un abito speciale. Il periodo che va da dicembre all’Epifania è uno dei più amati per giocare con la moda, scegliere un look più elegante del solito e trasformare i momenti in famiglia in ricordi che restano. Ma cosa scegliere davvero per la propria bambina, tra tendenze, comodità e atmosfera natalizia? Ecco qualche dritta sulla moda bambina per le festività.

moda bambina per le festivita
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La prima regola è semplice: belle sì, scomode mai. I bambini devono correre, giocare, sedersi sul tappeto a scartare i regali. Per questo, anche quando scegliamo un abito elegante, è bene puntare su modelli morbidi, tessuti confortevoli e dettagli che non pizzicano.

I must-have di questa stagione?

  • Tulle morbido e glitter delicati, perfetti per un look da fata senza rigidità.
  • Velluto nei classici colori del Natale: rosso rubino, verde bosco, blu notte. Elegante, fotografico e caldissimo.
  • Cotone e maglieria fine, per chi preferisce un look più sobrio ma comunque raffinato.

L’abito da festa per eccellenza resta quello a collezione natalizia: quadri scozzesi, tartan rosso o blu, fiocchi e colletti bianchi. È la scelta perfetta per la foto davanti all’albero o per il pranzo del 25.

Chi ama le tradizioni troverà modelli meravigliosi nelle collezioni dei marchi specializzati, da quelli più classici a quelli più moderni: gonne ampie, maniche arricciate, giochi di ruches, bottoncini dorati.

Per un look ancora più speciale, si può abbinare un cappottino in panno, anche corto, con una piccola applicazione festiva.

Per la sera di Capodanno si può osare un po’ di più: una gonna in paillettes, una camicetta in tulle plumetis, un vestitino metallizzato oro o argento. Anche qui vale la regola “scintillare sì, graffiare no”: meglio scegliere paillettes morbide e foderate.

Le scarpe possono essere ballerine glitterate, stivaletti laccati o anfibi comodi: la moda bambina ama mischiare romanticismo e carattere.

Negli ultimi anni sono tornati in auge gli outfit coordinati mamma e figlia. Non serve essere identiche: basta un dettaglio condiviso, un colore, un tessuto, una fantasia, per scattare una foto indimenticabile. Un vestito in velluto rosso per lei e una maglia di velluto per te, oppure una gonna plissé dorata per entrambe: piccoli dettagli che raccontano un legame.

Gli accessori rendono tutto più magico:

  • Cerchietti con stelline, fiocchi o perle
  • Calzamaglie calde in tinta unita o lurex leggero
  • Mantelline di eco-pelliccia, morbidissime e adorabili nelle foto
  • Mini borsette brillantinate (solo decorative, ma loro le adorano!)

Se la tua bambina non ama gli abiti, nessun problema: la moda festa non è fatta di obblighi. Una gonna tutu e una maglia calda, un completo in velluto, oppure un maglioncino natalizio ricamato con leggings effetto scamosciato sono alternative perfette e di grande stile.

Come scegliere in base all’occasione

  • Pranzo di Natale in famiglia: tartan, velluto, colori tradizionali.
  • Cena elegante: tulle, paillettes, oro/argento, magari un abitino più strutturato.
  • Eventi a scuola o recite: qualcosa di semplice, comodo e pratico.
  • Capodanno: via libera allo scintillio con equilibrio.

Pavimento pelvico: come allenarlo

Dic 02
Scritto da Annamaria avatar

Allenare il pavimento pelvico non è un esercizio “da dopo”, ma un gesto di cura da iniziare già in gravidanza per preparare il corpo, prevenire problemi e sostenere il benessere della donna. E’ importante sapere come allenarlo. Il pavimento pelvico è quella “cupola” di muscoli, legamenti e tessuti connettivi che sostiene gli organi del bacino: vescica, utero, retto, vagina. Se quella struttura viene trascurata, specialmente durante la gravidanza e il parto, aumentano il rischio di incontinenza, prolassi o fastidi nel post-parto. 

pavimento pelvico come allenarlo

Durante la gravidanza, infatti, il peso crescente dell’utero e del bambino, unito ai cambiamenti ormonali che rendono i tessuti più lassi, impone al pavimento pelvico uno sforzo considerevole, come spiega Valeria Savasi, professoressa di ginecologia e ostetricia all’università di Milano. La direttrice dell’unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Buzzi al Corriere della Sera chiarisce: “in gravidanza il pavimento pelvico, pur rimanendo attivo e competente, viene messo sotto sforzo dal peso crescente del feto e dall’aumento del volume dell’utero e viene ulteriormente indebolito dalle modificazioni ormonali, che rendono più lassi e meno tonici i tessuti per preparare la donna al parto”.

Il risultato di questa pressione costante può manifestarsi con fastidi anche prima del parto: un terzo delle donne al primo figlio e più della metà di chi ha già partorito può sperimentare perdite urinarie. 

Ecco perché è importante agire: mantenere allenata la muscolatura del pavimento pelvico non significa soltanto prevenire l’incontinenza, ma anche rendere più agevole il parto stesso. “Se è tenuta allenata – evidenzia l’esperta – non solo previene le perdite urinarie involontarie nei nove mesi, ma al momento del parto facilita anche la fuoriuscita del bambino, velocizzando i tempi e riducendo il rischio di lacerazioni spontanee e di episiotomia”.

Ma come si fa, concretamente, ad “allenare” il pavimento pelvico? Il metodo più semplice e diffuso sono i cosiddetti esercizi di Kegel: consistono nel contrarre i muscoli pelvici come se si volesse trattenere la pipì, mantenendo la contrazione per circa 5 secondi e poi rilassando per un tempo doppio. L’ideale è ripetere questa sequenza almeno dieci volte per tre volte al giorno.

Un suggerimento utile: il momento ideale per praticarli è quando si va al bagno. All’inizio, se si ha difficoltà a identificare i muscoli giusti, è consigliabile farsi guidare da un’ostetrica del corso preparto o da un fisioterapista esperto, per essere sicure di lavorare bene. 

Oltre ai Kegel, è utile abbinare esercizi di sollevamento del bacino e ginnastica posturale: yoga prenatale, pilates adattato, nuoto o semplici passeggiate quotidiane aiutano a mantenere la tonicità e la flessibilità del corpo con delicatezza. 

Dopo la nascita del bambino, la “sfida” non è finita: il parto per via vaginale e le spinte del travaglio possono allungare e stressare i muscoli del pavimento pelvico, rendendo necessaria una riabilitazione personalizzata. “Durante la fase espulsiva del parto – spiega Savasi – il passaggio della testa del feto provoca un allungamento delle fibre del muscolo puborettale di circa tre volte la loro lunghezza a riposo, e questo provoca un trauma in due parti su tre”.

I problemi più frequenti dopo il parto? Incontinenza urinaria, perdite involontarie, difficoltà a controllare la vescica durante sforzi (tosse, starnuti), e in alcuni casi anche dolore durante i rapporti sessuali o disfunzioni legate al rilassamento dei tessuti. 

Per prevenire o ridurre questi rischi, è consigliabile, anche in assenza di sintomi, iniziare un percorso di riabilitazione del pavimento pelvico dopo circa 6 settimane dal parto, magari con l’aiuto di un’ostetrica o di un fisioterapista specializzato. Gli esercizi devono essere graduali, spesso inizialmente sdraiate o sedute, per evitare stress ai tessuti ancora in fase di recupero. Infine, è importante tenere presente che un pavimento pelvico in salute non agisce solo sulla continenza: migliora complessivamente il benessere del corpo, la postura, la funzione sessuale, e protegge dai problemi che possono comparire anche molti anni dopo il parto.

Crema mani: la migliore

Dic 01
Scritto da Annamaria avatar

Quando le temperature si abbassano, il vento freddo e il gelo diventano nemici invisibili delle nostre mani: la pelle può seccarsi, tirare, screpolarsi. In più, lavaggi frequenti, detersivi e sbalzi tra freddo esterno e riscaldamenti interni peggiorano la situazione. In questi mesi — e se sei in gravidanza, o semplicemente hai la pelle sensibile — una buona crema mani diventa un gesto di cura davvero importante: non solo per estetica, ma per protezione, benessere e confort quotidiano. Qual è la migliore?

crema mani la migliore

La pelle delle mani, a differenza di quella di altre zone del corpo, è naturalmente più vulnerabile: ha uno strato esterno (lo strato corneo) più spesso e poche ghiandole sebacee, quindi tende a perdere facilmente umidità e a diventare ruvida. Una buona crema mani funziona su due fronti: da un lato “richiama” acqua con umettanti come glicerina o urea, dall’altro crea un film protettivo con oli o burri, riducendo la perdita d’acqua (TEWL). Questo aiuta a mantenere la pelle elastica, morbida e più resistente alle aggressioni esterne. 

Per aiutare i consumatori a orientarsi, Altroconsumo ha testato numerose creme mani disponibili su mercato — nei supermercati, nelle farmacie o in erboristeria — valutandole per efficacia idratante, protezione, praticità d’uso e rapporto qualità/prezzo. 

Ecco alcune delle creme più consigliate:

  • Glysolid Crema Mani Classica — qualità ottima, tra le migliori del test. 
  • Kaloderma Nutre Burro Mani — un altro marchio ben valutato da Altroconsumo per il rapporto qualità/prezzo. 
  • Cien SOS Concentrated Hand Cream (distribuita da Lidl) — anche questa indicata come “qualità ottima”, con un prezzo molto accessibile. 
  • Leocrema Crema Mani Nutriente Intensiva — posizionata tra le creme più efficaci nella fascia “buona”. 
  • La Roche-Posay Lipikar Xérand Creme Mains Réparatrice — indicata per pelli secche e stressate, con buona efficacia ma fascia di prezzo medio-alta. 

Questa classifica mostra un dato interessante: non è detto che la crema più costosa sia la migliore. Spesso le formule “economiche” — se ben fatte — sono quelle che offrono il miglior bilancio tra efficacia, innocuità, sensazione sulla pelle e prezzo. 

Se sei in gravidanza (ma lo stesso vale anche fuori da questo periodo), le mani possono diventare più sensibili: la pelle può disidratarsi, diventare più secca o irritabile. In questo contesto, la crema mani diventa una piccola cura quotidiana, un gesto gentile verso te stessa: idrata, ammorbidisce, previene screpolature e danni da freddo.

Meglio scegliere creme con formule delicate, possibilmente senza ingredienti aggressivi, profumi forti o sostanze potenzialmente irritanti, perché la pelle potrebbe reagire in modo diverso rispetto al solito. Con prodotti testati e una buona applicazione costante, le mani restano morbide e protette, e tu eviti fastidi inutili.

Per ottenere risultati concreti basta poco: una dose piccola, applicata ogni volta che lavi le mani, dopo la doccia, o prima di uscire. Se la pelle è molto secca, un’ottima idea è spalmarla prima di andare a dormire, magari indossando un paio di guanti di cotone: mentre riposi, la tua pelle si rigenera.

Il vero segreto non è tanto il marchio, ma la costanza. Una crema anche economica, ma usata regolarmente, spesso offre migliori risultati di una crema “di lusso” acquistata e usata solo sporadicamente. 

Homeschooling

Nov 30
Scritto da Annamaria avatar

Quando si parla di istruzione obbligatoria, la mente corre subito all’immagine tradizionale: lo zaino, la scuola, l’aula, i compagni. Eppure in Italia, come in molti altri Paesi, esiste un’alternativa regolamentata: l’istruzione parentale, più nota come homeschooling o home education. Significa che non è obbligatorio frequentare una scuola: i genitori possono scegliere di “fare scuola a casa” per i figli, assumendosi la responsabilità della loro istruzione diretta. 

homeschooling

La recente vicenda dei bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco” ha portato alla ribalta questo tema. Le famiglie che optano per l’homeschooling non sono fuori legge: la normativa italiana lo consente, a patto di rispettare alcune Regole. Nel caso in questione, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato che per quei bambini l’obbligo scolastico risultava “regolarmente espletato” tramite educazione domiciliare riconosciuta. 

Allora, come funziona davvero l’istruzione parentale? E cosa devono sapere le famiglie che la scelgono, oggi, in Italia?

Innanzitutto, per “optare” per l’homeschooling bisogna fare una dichiarazione formale: i genitori devono inviare al dirigente scolastico della scuola più vicina una comunicazione in cui dichiarano la loro volontà di provvedere all’istruzione in famiglia, e affermano di possedere la capacità tecnica o economica per farlo. Questa dichiarazione va rinnovata ogni anno. 

Dopo aver fatto questa scelta, i bambini non “perdono” l’obbligo scolastico: lo affrontano in un modo diverso, e cioè somministrando loro l’istruzione a casa. Ma per poter passare all’anno successivo, ciascun alunno in homeschooling deve sostenere ogni anno un esame di idoneità presso una scuola statale o paritaria, fino a quando non viene assolto l’obbligo di istruzione (che in Italia dura 10 anni). 

Le modalità dell’esame variano a seconda del livello scolastico: per la scuola primaria è prevista almeno una prova scritta di competenze linguistiche, una di competenze logico-matematiche e un colloquio. Per la scuola media tre prove scritte (italiano, matematica, inglese) più un colloquio interdisciplinare. Per il biennio superiore un esame sulle discipline previste dal piano di studi dell’indirizzo scelto. 

La scuola a cui si affida l’esame ha anche l’obbligo di vigilare sul rispetto dell’obbligo scolastico: se la famiglia non presenta la dichiarazione di istruzione parentale o non consente l’esame, il dirigente scolastico, e in seconda battuta anche il sindaco del comune di residenza, possono intervenire. 

In questi anni l’homeschooling è aumentato molto: le famiglie che lo scelgono sono molte di più rispetto al passato e provengono da diverse realtà, spesso spinti dal desiderio di un’educazione più personalizzata e rispettosa dei tempi del bambino. 

Questo percorso offre flessibilità: la possibilità di costruire un programma di apprendimento su misura, di modulare tempi e ritmi, ma richiede consapevolezza, impegno e trasparenza. Non è una “via facile”: gli esami di idoneità richiedono preparazione adeguata, ed è importante che la famiglia si mantenga aggiornata su programmi e scadenze.

Il caso della “famiglia nel bosco” ha ricordato che la scelta dell’homeschooling, benché legale e possibile, non è esente da responsabilità. Le istituzioni competenti vigilano per far sì che l’istruzione avvenga seriamente, e intervengono se emergono irregolarità o condizioni non idonee. 

In definitiva, l’istruzione parentale rappresenta un’alternativa reale e regolata alla scuola tradizionale: una scelta per chi crede che l’apprendimento possa avvenire anche fuori dalle aule, nel contesto della famiglia, con metodi diversi, tempi personalizzati e percorsi su misura. Ma è anche una scelta che comporta doveri: dichiarazioni da presentare, esami da sostenere, verifica della serietà del percorso educativo.

Chi decide di intraprendere questa strada lo fa perché crede in un’educazione consapevole, libera e responsabile. E quando la legge è rispettata, anche l’homeschooling può essere un’opportunità di crescita e libertà  per i bambini, per i genitori, per l’intero concetto di scuola.

Bambini: insegnare la metacognizione

Nov 29
Scritto da Annamaria avatar

La metacognizione è una parola che sembra complicata, ma il suo significato è sorprendentemente semplice: è la capacità di capire come funziona la nostra mente mentre impariamo. In altre parole, è “pensare su come pensiamo”. Nei bambini questa abilità non nasce da sola, ma può essere coltivata giorno dopo giorno. Si può ‘insegnare la metacognizione. E quando si sviluppa, può davvero fare la differenza: li aiuta a imparare meglio, ad affrontare le difficoltà con più serenità e a diventare più autonomi.

bambini insegnare la metacognizione

I bambini che sviluppano metacognizione imparano a conoscere i propri punti di forza e i propri limiti, capire in cosa sono bravi e dove fanno più fatica li aiuta ad avere un’immagine più realistica e serena di sé. Acquisendola scelgono strategie efficaci: se sanno come imparano meglio, leggendo, ascoltando, facendo esempi, ripassando, trovano da soli il metodo più utile per loro.

La metacognizione serve loro a gestire la frustrazione. Un bambino che capisce perché non riesce in un compito non si sente “sbagliato”: semplicemente cambia strategia. E questo riduce tantissimo l’ansia. Diventano più autonomi nello studio: la metacognizione è la base dell’autonomia: sapere come organizzarsi, come controllare il proprio lavoro, come chiedere aiuto al momento giusto.

Per sìviluppare questo ‘potere’ non servono tecniche complesse: bastano piccoli gesti quotidiani.

1. Fare domande che aiutano a riflettere

Dopo un’attività, si può chiedere:
“Cosa ti è piaciuto di più?”
– “Cosa è stato difficile e perché?”
“Come hai fatto a risolvere questo problema?”

2. Mostrare che sbagliare è normale

Se i bambini vedono che gli errori non vengono puniti, ma analizzati insieme, sviluppano una mentalità aperta e curiosa.

3. Aiutare a organizzare i pensieri

Liste, schemi, disegni, mappe mentali: tutto ciò che permette di “vedere” le idee aiuta il cervello a lavorare meglio.

4. Parlare dei propri processi mentali

I bambini imparano osservando gli adulti. Se un genitore dice ad alta voce: “Prima penso a cosa devo fare, poi preparo tutto il necessario, e alla fine controllo se ho dimenticato qualcosa”, il bambino impara un modello di pensiero organizzato.

La metacognizione non è utile solo per la scuola: aiuta a risolvere litigi tra compagni, facilita l’apprendimento di nuove competenze, sostiene l’autostima, rende il bambino più consapevole ed equilibrato.