Emorragia post parto: nuove regole dell’OMS
Se ne parla ancora troppo poco, eppure è una delle emergenze più pericolose subito dopo la nascita: l’emorragia post parto. Una complicanza che può insorgere all’improvviso e che, ogni anno, nel mondo, causa circa 45mila morti materne. Un numero che fa riflettere, soprattutto perché in molti casi si potrebbe intervenire in tempo. Proprio da qui nasce la svolta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha aggiornato le linee guida con un obiettivo molto chiaro: non aspettare più che sia troppo tardi. le nuove regole dell’OMS parlano chiaro.
Tradizionalmente si parlava di emorragia quando la perdita superava i 500 ml dopo un parto naturale (o 1000 ml nel cesareo). Oggi invece il messaggio è diverso: bisogna agire prima, osservare meglio e intervenire subito ai primi segnali. Ecco le principali raccomandazioni dell’OMS, spiegate in modo semplice:
- Intervenire precocemente: non aspettare soglie elevate di perdita di sangue. Già intorno ai 300 ml, se accompagnati da segnali clinici, è importante attivarsi subito.
- Misurare davvero la perdita ematica: non “stimarla a occhio”. L’uso di strumenti come teli graduati aiuta a capire con precisione quanto sangue viene perso e riduce il rischio di sottovalutazione.
- Agire come una squadra: ostetriche, ginecologi e personale sanitario devono essere formati e coordinati. La rapidità e la collaborazione fanno la differenza.
- Standardizzare gli interventi: avere protocolli chiari e condivisi permette di intervenire senza esitazioni nei momenti critici.
- Prevenire quando possibile: monitorare attentamente ogni parto, anche quelli senza fattori di rischio, perché l’emorragia può colpire chiunque.
- Accesso rapido ai trattamenti: farmaci, trasfusioni e interventi devono essere disponibili immediatamente, senza ritardi.
Queste indicazioni segnano un cambio di prospettiva importante: non più una medicina che interviene quando la situazione è già grave, ma una medicina che anticipa, osserva e protegge. Per le mamme, sapere tutto questo non deve generare ansia, ma consapevolezza. Perché il punto centrale è uno solo: oggi più che mai, molte morti si possono evitare. E dietro queste nuove linee guida c’è proprio questo impegno: fare in modo che il momento più potente della vita, quello in cui nasce un bambino, sia anche il più sicuro possibile per chi lo mette al mondo.
“Sta arrivando un fratellino”: come dirlo
C’è una frase che cambia tutto, gli equilibri, le attenzioni, persino il posto sul divano accanto a mamma e papà: “Sta arrivando un fratellino (o una sorellina)”. Per noi è gioia pura, ma per un bambino può essere anche un piccolo terremoto emotivo, fatto di curiosità, entusiasmo… e sì, anche un pizzico di paura. E allora come si dà questa notizia così grande senza creare ansie o gelosie? Come dirlo?
La prima cosa da sapere è che non è solo cosa si dice, ma come lo si dice. Gli esperti sottolineano che a comunicare la novità devono essere entrambi i genitori, insieme, creando un momento speciale e protetto. Questo perché il bambino ha bisogno di sentirsi al centro, rassicurato da entrambe le figure di riferimento. Ancora più importante: il contatto. Tenere la mano, abbracciare, stare vicini mentre si parla. Perché prima ancora delle parole, è il corpo a trasmettere sicurezza.
Poi viene il linguaggio, che deve essere semplice, concreto, adatto all’età. Con i più piccoli funziona dire le cose così come sono: nella pancia della mamma sta crescendo un bambino che verrà a vivere con voi. Niente discorsi troppo lunghi o complicati, perché i bambini non hanno bisogno di spiegazioni perfette, ma di sentirsi inclusi.
E qui arriva uno degli errori più comuni: raccontarlo “di sfuggita” o farlo sapere da altri. La notizia deve arrivare da mamma e papà, non da una nonna o da una conversazione ascoltata per caso, altrimenti il bambino rischia di sentirsi escluso o confuso.
Altro punto delicato: il momento. Non esiste quello perfetto, ma deve essere tranquillo, senza fretta, senza distrazioni, magari in un momento di quotidianità serena. Perché il bambino deve avere lo spazio per reagire, fare domande, anche restare in silenzio.
E sì, preparati: non sempre la reazione sarà quella che immagini. Alcuni bambini si entusiasmano subito, altri fanno finta di niente, altri ancora si arrabbiano. Tutto normale. L’arrivo di un fratellino è un cambiamento enorme, e ogni emozione è lecita.
Quello che davvero fa la differenza è quello che succede dopo. Coinvolgerlo, farlo sentire parte della storia, chiedergli aiuto, renderlo “grande” senza caricarlo di responsabilità. Anche solo scegliere insieme un body o pensare al nome può trasformare la gelosia in attesa.
E poi una verità che spesso dimentichiamo: per un figlio, l’amore non si divide… si misura. Ha bisogno di vedere, sentire, toccare che il suo posto non cambia, che mamma e papà sono sempre lì, esattamente come prima. Perché in fondo non stai solo annunciando una nascita. Stai accompagnando tuo figlio in una delle sue prime, grandi trasformazioni. E se lo fai con presenza, dolcezza e un pizzico di verità… quella frase, “arriva un fratellino”, smetterà di fare paura e inizierà a suonare come una promessa.
Endometriosi e gravidanza
Endometriosi e gravidanza non sono due parallele che non si incontrano mai. Anzi. Stando ai dati del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità, questa patologia è una delle principali cause di infertilità femminile. Circa il 30–40% delle donne con endometriosi può incontrare difficoltà nel concepimento. Ma non è una sentenza, come spesso affermano molti, di infertilità. La maggioranza delle donne con endometriosi può rimanere incinta, spontaneamente o attraverso percorsi di medicina della riproduzione.
L’endometriosi, di cui si celebra la Giornata mondiale il 28 marzo “è una patologia complessa che può influenzare la fertilità sia attraverso alterazioni anatomiche degli organi riproduttivi, sia attraverso processi infiammatori che modificano l’ambiente ovarico e uterino”. Lo spiega Mauro Cozzolino, ginecologo esperto in medicina della riproduzione e Direttore della clinica Ivi Bologna all’Adnkronos.
“Oggi grazie a una maggiore consapevolezza dei sintomi e a strumenti diagnostici sempre più accurati, molte donne con forme lievi di endometriosi riescono a concepire spontaneamente. In casi selezionati, la rimozione laparoscopica dei focolai endometriosici può contribuire a migliorare la fertilità: diversi studi riportano tassi di gravidanza spontanea compresi tra il 40% e il 60% entro 12 mesi dall’intervento, soprattutto nelle pazienti con malattia meno avanzata”, sottolinea l’esperto.
“Nelle pazienti con stadi più avanzati della patologia o con fattori tubarici associati, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), come la fecondazione in vitro (Fivet) rappresentano un’opzione terapeutica efficace”, aggiunge Cozzolino.
“Secondo la letteratura scientifica internazionale e le linee guida della European society of human reproduction and embryology, i risultati della Pma nelle donne con endometriosi sono generalmente comparabili a quelli osservati nelle pazienti con altre cause di infertilità, mentre le probabilità cumulative di gravidanza possono raggiungere o superare il 60% dopo più cicli di trattamento”, sottolinea il medico.
Il ginecologo conclude: “Attraverso un approccio personalizzato, che tenga conto dell’età della paziente, della riserva ovarica e dello stadio della malattia, è possibile accompagnare molte donne nel percorso verso la maternità. Una diagnosi precoce è fondamentale: una gestione tempestiva della patologia permette non solo di migliorare la qualità della vita delle pazienti, ma anche di preservare il potenziale riproduttivo e pianificare strategie terapeutiche mirate”.
Scar pregnancy
Tra i termini medici che possono spaventare una mamma c’è anche scar pregnancy, ovvero la gravidanza su cicatrice da taglio cesareo. Un nome poco conosciuto, ma importante da capire, soprattutto per chi ha già avuto un parto cesareo e desidera un altro bambino.
Si tratta di una forma rara di gravidanza ectopica: invece di impiantarsi correttamente nell’utero, l’embrione si annida proprio nella cicatrice lasciata da un precedente cesareo. Questo può creare complicazioni perché il tessuto cicatriziale è più fragile e meno adatto a sostenere la crescita della gravidanza.
Le cause non sono sempre chiarissime, ma il fattore principale è proprio la presenza di una cicatrice uterina. In alcuni casi, la zona non si rimargina perfettamente e può diventare un punto “debole” dove l’embrione si impianta. Non è colpa di nessuno, né qualcosa che si può prevedere facilmente: è una condizione rara, ma da conoscere.
I segnali a cui prestare attenzione
Spesso all’inizio può non dare sintomi evidenti, ma alcuni campanelli d’allarme possono essere:
- perdite di sangue anomale
- dolore pelvico
- sensazione di pressione nella zona bassa dell’addome
Per questo è fondamentale fare controlli precoci in gravidanza, soprattutto se si ha avuto un cesareo.
La scar pregnancy non può essere portata avanti perché comporta rischi seri per la mamma, tra cui emorragie importanti e rottura dell’utero. Il trattamento dipende da quanto è precoce la diagnosi e può includere:
- terapia farmacologica per interrompere la gravidanza
- interventi mini-invasivi per rimuovere il tessuto
- in alcuni casi, chirurgia
La diagnosi precoce è davvero la chiave: più si interviene subito, più si riducono i rischi.
Si può avere un’altra gravidanza? Sì, nella maggior parte dei casi è possibile avere altre gravidanze sane dopo una scar pregnancy. Sarà però importante essere seguite con attenzione, con controlli ecografici precoci e un monitoraggio più accurato.
Leggere queste cose può spaventare, lo so. Ma la cosa più importante è ricordare che si tratta di una condizione rara e che oggi la medicina è in grado di riconoscerla e gestirla in tempo. Ascoltare il proprio corpo, fare controlli e affidarsi a specialisti è sempre la strada giusta. Perché la prevenzione, anche qui, è la forma più grande di cura.
Hair trend: Sanremo insegna
Sanremo 2026 non solo inonda con la sua musica le classifiche, insegna pure lo stile. Le cantanti all’Ariston hanno regalato gli hair trend del momento. Dai capelli lunghi e levigati ai tagli pixie più audaci, il festival ha mostrato acconciature che influenzeranno ciò che le persone cercheranno e indosseranno durante tutto l’anno.
Secondo Annabelle Taurua, Beauty Expert di Fresha, “il festival ha dimostrato come le acconciature possano rafforzare il mood di un outfit. I look che abbiamo visto bilanciavano sofisticatezza classica ed esecuzione al passo con le tendenze, ed è proprio questo che vedremo durante tutto l’anno”. Quindi: quali saranno i tagli femminili che domineranno la scena quest’anno e su chi li abbiamo visti a Sanremo?
Per rispondere a questa domanda, Fresha ha analizzato i dati di ricerca su Google italiani, tra cui il volume medio mensile di ricerca in Italia per identificare i trend più popolari durante il 2025 e la variazione percentuale annua per capire quali trend stanno guadagnando slancio verso il 2026. Annabelle Taurua ha poi commentato riferendo ogni haircut agli artisti che hanno partecipato quest’anno a Sanremo. Ecco la classifica:
1. Polished Lengths, Levante
Levante ha incantato il palco con capelli lunghi e levigati, pettinati con una riga centrale precisa. La chioma incorniciava il viso elegantemente e completava alla perfezione i suoi outfit couture. Con un aumento incredibile del 175% delle ricerche in Italia, non sorprende che questo look raffinato e lucido stia diventando una delle tendenze principali del 2026. Taurua osserva: “I capelli lunghi e levigati puntano a creare un’estetica sofisticata e armoniosa che valorizza l’outfit senza sovrastarlo. Lo styling di Levante è un esempio perfetto di questo equilibrio”.
2. Riviera Bob, Serena Brancale
Un morbido Riviera Bob fino al mento è stato visto su Serena Brancale, leggermente arrotondato alle estremità e stratificato per dare movimento. Con 18.100 ricerche mensili e un aumento del 50% YoY, il Riviera Bob cattura chiaramente l’attenzione. Taurua nota: “I Riviera Bob sono una rivisitazione moderna di un taglio classico: versatili, eleganti e valorizzanti. Il taglio di Serena dimostra perfettamente come questa tendenza funzioni sul palco e nella vita di tutti i giorni”.
3. Blunt Bob, Mara Sattei
Mara Sattei ha portato un taglio più deciso e editoriale con un Blunt Bob, caratterizzato da linee dritte e precise che incorniciavano il viso con sicurezza. Con un aumento del 69% YoY, il Blunt Bob sta emergendo come un taglio minimalista ma di grande impatto. Taurua aggiunge: “I Blunt Bob sono audaci e fotogenici; funzionano benissimo davanti alla telecamera e offrono un finish moderno e raffinato. Il look di Mara incarna perfettamente questa tendenza”.
4. Pixie/Bixie, Bianca Balti
Bianca Balti ha fatto una dichiarazione forte con un Bixie strutturato, abbracciando una lunghezza corta e giocosa con volume sulla corona. Questo taglio è particolarmente significativo perché mostra la ricrescita dei suoi capelli dopo il trattamento per il cancro, trasformando il suo look di Sanremo in un momento di trionfo personale e di stile. Con 110.000 ricerche mensili in Italia, il Bixie dimostra perché i tagli corti e audaci sono assolutamente richiesti. Taurua commenta: “La scelta di Bianca è di ispirazione, celebra la resilienza e lo stile. Con 110.000 ricerche in Italia, non sorprende che il suo Bixie catturi l’attenzione: è espressivo, elegante, valorizza i lineamenti e riflette un trend crescente per il 2026”.
5. Micro Bangs & Slicked-Back, Michele Bravi & Malika Ayane
Diversi artisti e co-conduttori hanno incorporato texture e styling definiti nei loro look. Michele Bravi ha sfoggiato capelli pettinati con riga laterale precisa e styling tirato, dando al suo outfit ispirato al menswear un tocco elegante e dandy. Malika Ayane, invece, ha abbinato il suo couture strutturato a una coda bassa pettinata all’indietro, creando un finish elegante e drammatico.
Questi stili rispecchiano le tendenze di ricerca: l’interesse per le micro frange è aumentato del 39%, mentre gli styling slicked-back contano 9.900 ricerche mensili. Taurua osserva: “I capelli pettinati all’indietro e le micro frange sono minimal ma d’impatto; valorizzano i lineamenti, completano l’outfit e elevano il look complessivo. Michele e Malika hanno mostrato esattamente come eseguire questi styling sul red carpet”.
Favola della buonanotte: perché leggerla fa bene
C’è un momento della giornata che per molti genitori è diventato un piccolo rituale: il pigiama, le luci soffuse e una storia da leggere prima di dormire. La favola della buonanotte non è solo una tradizione tenera e rassicurante, ma anche un gesto con un grande valore psicologico per i bambini. Perché leggerla fa bene? Aiuta infatti i più piccoli a sentirsi al sicuro, rafforza il legame con mamma e papà e stimola la loro immaginazione. Un semplice libro può diventare uno strumento prezioso per accompagnarli nel mondo dei sogni.
Rafforza il legame con mamma e papà
Il momento della favola è spesso uno dei pochi della giornata in cui genitori e figli si fermano davvero insieme, senza distrazioni. Sedersi accanto al letto, leggere con calma e ascoltare le reazioni del bambino crea un momento di connessione emotiva molto forte. Questo rituale quotidiano trasmette sicurezza e stabilità: il bambino sa che ogni sera ci sarà quel momento speciale dedicato solo a lui.
Aiuta a rilassarsi prima di dormire
La lettura della buonanotte aiuta i bambini a passare dalle attività della giornata al riposo. Il tono della voce del genitore, il ritmo della storia e l’atmosfera tranquilla favoriscono il rilassamento e preparano il cervello al sonno. Con il tempo diventa un vero e proprio segnale: quando inizia la favola, il corpo capisce che è arrivato il momento di calmarsi e andare a dormire.
Stimola immaginazione ed emozioni
Le fiabe permettono ai bambini di entrare in mondi fantastici, incontrare personaggi diversi e vivere avventure straordinarie. Tutto questo stimola fantasia, creatività e capacità di immaginare. Attraverso le storie, inoltre, i bambini imparano a riconoscere e comprendere le emozioni: paura, coraggio, gentilezza, amicizia. Le fiabe diventano così un modo naturale per parlare di sentimenti.
Aiuta lo sviluppo del linguaggio
Ascoltare storie fin da piccoli è anche un grande aiuto per lo sviluppo del linguaggio. I bambini imparano nuove parole, migliorano la capacità di ascolto e sviluppano la comprensione del racconto. Non serve leggere libri complicati: anche storie semplici, ripetute più volte, sono molto utili per la crescita linguistica.
Crea ricordi felici
Molti adulti ricordano ancora con affetto le storie che venivano lette loro prima di dormire. La favola della buonanotte diventa un ricordo emotivo forte, legato alla sensazione di essere protetti e amati. E proprio per questo non è importante leggere perfettamente o scegliere il libro “giusto”. Ciò che conta davvero è il tempo condiviso.
Festa della Donna con i bambini: 5 idee
L’8 marzo non è solo mimose e cene tra amiche. La Festa della Donna può diventare anche un momento speciale da condividere con i bambini, trasformandosi in una giornata fatta di piccoli gesti, attività creative e tempo di qualità insieme. Un’occasione perfetta per spiegare ai più piccoli, con semplicità, il valore delle donne nella storia, nella famiglia e nella società. Ecco 5 idee per queta domenica 8 marzo.
La parola d’ordine? Stare insieme e divertirsi. Una delle idee più dolci è organizzare una colazione o merenda “gialla mimosa” fatta in casa. Con i bambini si possono preparare dolcetti semplici: cupcake alla vaniglia, biscotti al limone o una torta mimosa versione easy. Coinvolgerli in cucina è sempre un successo e permette di parlare della festa mentre si impasta e si decora. Basta aggiungere qualche zuccherino giallo per rendere tutto perfettamente in tema.
Un’altra attività perfetta per l’8 marzo è un lavoretto creativo dedicato alle donne della famiglia. Con cartoncini, colori e un po’ di fantasia i bambini possono realizzare biglietti o piccoli quadretti per la mamma, la nonna o la zia. Si possono disegnare mimose, scrivere una frase dolce o semplicemente lasciare spazio alla loro immaginazione. Il risultato? Un regalo semplice ma pieno di significato.
Se il tempo lo permette, una bellissima idea è uscire per una passeggiata nella natura o al parco. Portare con sé una merenda, stendere una coperta sull’erba e godersi qualche ora all’aria aperta può diventare un piccolo picnic di famiglia. È il modo perfetto per rallentare e dedicarsi davvero ai propri figli, lontano da telefoni e impegni.
La giornata può trasformarsi anche in un momento educativo. Si può raccontare ai bambini la storia di una donna straordinaria: una scienziata, una sportiva, un’artista o semplicemente una donna importante della propria famiglia. I più piccoli adorano le storie e attraverso i racconti imparano il valore della determinazione, del coraggio e della gentilezza.
Infine, perché non chiudere la giornata con una serata cinema sul divano? Esistono tanti film e cartoni animati con protagoniste femminili forti e ispiranti. Un modo leggero ma efficace per parlare di sogni, libertà e rispetto.
In fondo, la Festa della Donna può essere anche questo: una giornata semplice, fatta di affetto, condivisione e piccoli momenti felici con i propri bambini. Perché il modo migliore per celebrare le donne è insegnare ai più piccoli a riconoscerne il valore ogni giorno.
Bacino stretto: cosa significa per il parto
Quando una donna scopre di aspettare un bambino, una delle frasi che può sentire più spesso è: “Hai il bacino stretto?”. Un’espressione che spesso crea ansia nelle future mamme, come se questo dettaglio fisico potesse automaticamente complicare il parto. In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta più di un mito che di un vero problema medico. Cosa significa per il parto il bacino stretto in gravidanza, quindi?
Durante la gravidanza, infatti, il bambino cresce nell’utero, che si espande nell’addome e non nelle ossa del bacino. Questo significa che avere un bacino più piccolo o fianchi stretti non influisce sulla crescita del bebè nei nove mesi. Il piccolo si sviluppa grazie al lavoro della placenta e alla salute generale della mamma, non certo alla forma del bacino.
Inoltre il corpo femminile è sorprendentemente “programmato” per prepararsi al parto. Con il passare delle settimane, gli ormoni della gravidanza rendono più elastici i legamenti e le articolazioni del bacino. Questo processo naturale permette alle ossa di adattarsi e favorire il passaggio del bambino durante il travaglio. È anche per questo motivo che donne molto esili riescono comunque a partorire senza particolari difficoltà.
La vera prova arriva durante il travaglio. I medici e le ostetriche osservano come procede la dilatazione e se il bambino scende correttamente nel canale del parto. Nella maggior parte dei casi tutto avviene in modo naturale. Solo raramente può verificarsi una sproporzione tra la testa del bambino e il bacino della mamma, situazione che può portare a valutare il parto cesareo.
Va detto anche che la forma del bacino non è l’unico elemento che conta. Molto dipende dalla posizione del bambino, dalla forza delle contrazioni e dalla possibilità per la mamma di muoversi liberamente durante il travaglio. Cambiare posizione, camminare o trovare la postura più comoda può aiutare il piccolo a scendere meglio.
Insomma, avere il cosiddetto “bacino stretto” non significa affatto essere destinate a un parto difficile. Ogni nascita è una storia a sé, e il corpo femminile ha una straordinaria capacità di adattarsi. La cosa più importante è essere seguite da professionisti di fiducia e affrontare il percorso con serenità, senza lasciarsi spaventare da vecchie convinzioni che spesso non hanno basi scientifiche.