Verdure in gravidanza educano gusto dei bimbi
Quante mamme si sono trovate davanti a un bambino che storce il naso davanti a broccoli, cavoli o altro? E se il segreto per aiutarlo ad apprezzarle iniziasse addirittura prima della nascita? Secondo una recente ricerca condotta dall’Università di Durham, nel Regno Unito, i sapori e gli odori che il bambino percepisce nel grembo materno potrebbero influenzare le sue preferenze alimentari anche anni dopo. In altre parole, ciò che la mamma mangia durante la gravidanza potrebbe aiutare il piccolo a familiarizzare con alcuni alimenti fin dai primi mesi di vita. Quindi le verdure in gravidanza educano il gusto dei bimbi.
I ricercatori hanno seguito un gruppo di bambini già durante la gravidanza delle loro mamme. Nelle ultime settimane di gestazione alcune donne hanno assunto capsule contenenti estratto di carota, altre estratto di cavolo nero, una verdura dal sapore più intenso. Grazie alle ecografie tridimensionali, gli studiosi hanno osservato le espressioni facciali dei feti dopo l’assunzione degli aromi. Successivamente hanno continuato a monitorare gli stessi bambini nelle prime settimane di vita e poi nuovamente all’età di 3 anni.
I risultati hanno mostrato un dato molto interessante: i piccoli che erano stati esposti a un determinato aroma durante la gravidanza tendevano a reagire in modo più positivo quando lo ritrovavano dopo la nascita.
Quando i bambini hanno compiuto 3 anni, i ricercatori hanno riproposto loro gli stessi aromi utilizzando semplici tamponi di cotone impregnati delle essenze. I bambini che avevano avuto familiarità con l’odore del cavolo nero durante la vita prenatale mostravano espressioni più serene e positive davanti a quel profumo. Lo stesso accadeva per chi era stato esposto all’aroma della carota. Al contrario, gli odori meno familiari suscitavano reazioni di maggiore rifiuto o disagio. Questo suggerisce che la memoria sensoriale inizia a formarsi molto prima della nascita e che le esperienze vissute nel pancione possono lasciare tracce durature.
Molte famiglie affrontano ogni giorno piccole battaglie a tavola. Verdure e ortaggi sono spesso tra gli alimenti meno amati dai bambini, soprattutto quelli dal gusto più deciso. Lo studio suggerisce che una dieta varia durante la gravidanza potrebbe rappresentare un primo passo per aiutare il bambino ad accettare una maggiore varietà di sapori nel corso della crescita.
Naturalmente non si tratta di una formula magica: il carattere del bambino, l’ambiente familiare e le abitudini alimentari continueranno a giocare un ruolo fondamentale. Tuttavia, offrire al piccolo una sorta di “assaggio prenatale” di alcuni alimenti potrebbe rendere più semplice il loro inserimento successivamente.
Per le future mamme il messaggio è semplice: seguire un’alimentazione equilibrata e varia durante la gravidanza non fa bene soltanto alla salute propria e del bambino, ma potrebbe contribuire anche a costruire le basi delle future preferenze alimentari. Verdure di stagione, ortaggi colorati, legumi e alimenti diversi tra loro permettono infatti al bambino di entrare in contatto con una grande varietà di aromi già nel grembo materno.
Gli stessi ricercatori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi su gruppi più numerosi di mamme e bambini per confermare questi risultati e capire se lo stesso effetto si verifica anche con altri sapori. La ricerca, però, apre una strada affascinante: il percorso verso una sana alimentazione potrebbe iniziare molto prima dello svezzamento e persino prima della nascita.
Addominali in gravidanza? 4 esercizi sicuri
er anni si è pensato che allenare gli addominali in gravidanza fosse vietato. Oggi, invece, gli esperti spiegano che, in assenza di particolari controindicazioni mediche e con il via libera del ginecologo, mantenere attivo il core può essere non solo possibile, ma anche utile per il benessere della futura mamma. Ci sono 4 esercizi super sicuri, ovviamente è sempre d’obbligo chiedere il parere del ginecologo.
Durante la gravidanza l’obiettivo cambia: non è ‘scolpire’. Gli addominali diventano alleati della postura, dell’equilibrio e della preparazione del corpo ai cambiamenti dei nove mesi. Secondo Marina Colombo, esperta di allenamento in gravidanza intervistata da Gazzetta Active, i muscoli addominali aiutano a sostenere la colonna vertebrale, ridurre il mal di schiena, stabilizzare il bacino, migliorare la postura e collaborare con il pavimento pelvico nella gestione della pressione addominale durante gravidanza e parto.
Con il pancione che cresce, il muscolo retto addominale si allunga per fare spazio all’utero. Per questo motivo alcuni esercizi tradizionali, come i classici crunch o i sit-up, vengono spesso limitati, soprattutto dal secondo trimestre in poi. Possono infatti aumentare la pressione intra-addominale, accentuare la diastasi addominale e provocare il cosiddetto “doming”, il rigonfiamento centrale dell’addome. Inoltre, restare sdraiate sulla schiena per lunghi periodi può diventare scomodo dopo la ventesima settimana di gestazione. Gli specialisti consigliano quindi movimenti più controllati e mirati, che coinvolgano soprattutto il muscolo trasverso dell’addome, una sorta di “corsetto naturale” che sostiene la pancia senza creare tensioni eccessive.
Tra gli esercizi proposti dalla Colombo, ci sono attività semplici da svolgere a casa, sempre con gradualità e ascoltando il proprio corpo.
Quadrupedia con palla tra le ginocchia
In posizione a quattro zampe, si attivano pavimento pelvico e addome profondo mentre si stringe delicatamente una piccola palla tra le ginocchia. Questo esercizio aiuta a migliorare stabilità e controllo del core.
Bird Dog modificato
Sempre in quadrupedia, si allungano contemporaneamente un braccio e la gamba opposta, mantenendo il tronco stabile. È un ottimo esercizio per equilibrio, coordinazione e sostegno della schiena.
Attivazione del core in posizione supinaCon alcune modifiche adatte alla gravidanza, è possibile lavorare sulla respirazione e sull’attivazione dell’addome profondo senza sovraccaricare la parete addominale.
Sollevamento laterale del bacino
Sdraiate su un fianco, con supporti adeguati, si esegue un lieve sollevamento del bacino attivando contemporaneamente addome e pavimento pelvico. Un movimento utile per rinforzare la muscolatura laterale del tronco.
L’attività fisica in gravidanza, quando autorizzata dal medico, può contribuire a migliorare la postura, ridurre i fastidi lombari, favorire la mobilità e aiutare la futura mamma ad affrontare con maggiore consapevolezza il parto e il recupero post-partum. Anche dal punto di vista psicologico, il movimento rappresenta un prezioso alleato contro stress e tensioni.
Ogni gravidanza è diversa. Prima di iniziare qualsiasi attività fisica è fondamentale confrontarsi con il proprio ginecologo o con professionisti specializzati nell’allenamento prenatale. In caso di gravidanza a rischio o di particolari condizioni cliniche, infatti, potrebbero essere necessarie indicazioni personalizzate.
Gravidanza e primi anni: luci e ombre
I primi mille giorni di vita di un bambino, dalla gravidanza ai due anni, sono fondamentali per la sua salute presente e futura. E una buona notizia c’è: sempre più mamme e papà italiani stanno adottando comportamenti più sani durante la gravidanza e nei primi anni di vita dei figli. A dirlo è l’ultima rilevazione della Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni, promossa dal Ministero della Salute, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e realizzata insieme alle Regioni. Ci sono però luci e ombre. Gravidanza e primi anni fanno ancora discutere: alcuni miglioramenti ci sono, ma le cattive abitudini rimangono.
I dati mostrano segnali incoraggianti. Oggi sono sempre meno le donne che fumano o consumano alcol durante la gravidanza, e cresce l’attenzione verso il benessere dei bambini. Tuttavia, gli esperti sottolineano che siamo ancora lontani dagli standard raccomandati e che persistono forti differenze tra Nord e Sud Italia, sia dal punto di vista sanitario sia sociale.
Secondo il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone, le disuguaglianze iniziano addirittura prima della nascita. “Non tutti i bambini nascono e crescono nelle stesse condizioni”, spiega. Le difficoltà economiche, culturali e sociali possono influenzare la salute fin dai primi mesi di vita, con conseguenze che si trascinano negli anni.
Tra gli aspetti che preoccupano maggiormente gli esperti c’è l’utilizzo corretto dell’acido folico. Ben il 93,2% delle mamme dichiara di averlo assunto durante la gravidanza, ma solo il 35,4% lo ha fatto nei tempi raccomandati, cioè prima del concepimento e nelle prime settimane di gestazione. Molte donne iniziano infatti a prenderlo quando la gravidanza è già iniziata, riducendone così l’efficacia preventiva contro alcune malformazioni congenite. Anche in questo caso emergono forti differenze territoriali: si passa dal 24,6% di assunzione corretta in Campania al 44,4% in Veneto.
Sul fronte del fumo, i dati sono confortanti ma non del tutto rassicuranti. Il 5,5% delle donne continua a fumare durante la gravidanza. La percentuale varia dal 3,2% della Provincia autonoma di Bolzano al 7,9% del Lazio. Un dato interessante riguarda il periodo successivo al parto: molte donne riprendono a fumare durante l’allattamento e aumenta anche il consumo di sigarette elettroniche e dispositivi a tabacco riscaldato. Inoltre quasi una madre su tre vive in una casa dove il partner o altri familiari fumano abitualmente.
Anche il consumo di alcol in gravidanza è diminuito, ma non è scomparso. Il 7,4% delle donne dichiara di bere occasionalmente, almeno una o due volte al mese, mentre una piccola quota continua a consumare alcol con maggiore frequenza. Gli esperti ricordano che non esiste una quantità di alcol considerata sicura durante la gravidanza.
L’allattamento resta un altro punto cruciale. Meno della metà dei bambini tra i 2 e i 3 mesi riceve latte materno in modo esclusivo. La percentuale cala ulteriormente tra i 4 e i 5 mesi di vita. Anche qui il divario territoriale è evidente: le regioni del Sud registrano generalmente i dati peggiori. Ancora oggi il 13,1% dei bambini italiani non riceve mai latte materno.
Tra le buone notizie c’è il crescente numero di genitori che mette a dormire i neonati a pancia in su, la posizione raccomandata per ridurre il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS). Lo fa il 70% delle famiglie, anche se restano ampi margini di miglioramento.
A preoccupare particolarmente pediatri ed esperti dello sviluppo infantile è invece il rapporto sempre più precoce dei bambini con gli schermi. Già tra i 2 e i 5 mesi di vita il 14,6% dei piccoli trascorre del tempo davanti a televisione, smartphone, tablet o computer. In alcune regioni del Sud, come la Sicilia, la percentuale arriva a sfiorare il 25%.
Con il passare dei mesi il fenomeno cresce ulteriormente. Tra gli 11 e i 15 mesi, in alcune aree del Paese oltre un terzo dei bambini trascorre almeno una o due ore al giorno davanti a uno schermo. Numeri che fanno riflettere, soprattutto considerando che le linee guida internazionali raccomandano di evitare completamente l’esposizione agli schermi nei primi anni di vita.
Parallelamente emerge un altro dato che dovrebbe far riflettere le famiglie: si legge ancora troppo poco ai bambini. Oltre la metà dei piccoli tra i 2 e i 5 mesi non ha mai ascoltato la lettura di un libro nella settimana precedente all’intervista. E proprio nelle regioni del Sud si registrano le percentuali più basse di lettura quotidiana condivisa.
La fotografia che emerge è quella di un’Italia che sta migliorando, ma a velocità diverse. Da una parte cresce la consapevolezza sull’importanza delle buone pratiche nei primi anni di vita; dall’altra restano forti disparità territoriali e culturali che rischiano di influenzare il futuro dei bambini fin dalla nascita.
La sfida, secondo gli esperti, è proprio questa: garantire a tutti i bambini le stesse opportunità di salute, indipendentemente dalla regione in cui nascono o dalle condizioni economiche della loro famiglia. Perché investire nei primi mille giorni significa investire nel futuro di un’intera generazione.
Denial of pregnancy
Può sembrare difficile da credere, eppure succede più spesso di quanto si pensi: alcune donne scoprono di essere incinte molto tardi, a volte addirittura al momento del parto. Questa condizione si chiama denial of pregnancy, ovvero negazione della gravidanza, ed è un fenomeno reale e complesso che non ha nulla a che vedere con la distrazione o con la superficialità.
In parole semplici, si tratta di una situazione in cui una donna non è consapevole della propria gravidanza, nonostante lo sia davvero. Non è una scelta volontaria, ma qualcosa che avviene a livello inconscio. Il corpo, in questi casi, manda segnali poco evidenti oppure difficili da interpretare, mentre la mente, in qualche modo, non li riconosce per quello che sono.
Uno degli aspetti più sorprendenti è proprio questo: i sintomi tipici della gravidanza possono essere molto sfumati o addirittura assenti. Il ciclo può sembrare ancora presente o diventare semplicemente irregolare, la pancia può crescere poco o in modo non evidente, e anche i movimenti del bambino possono essere scambiati per qualcosa di diverso, come disturbi intestinali o digestivi. Nausea e stanchezza, che spesso associamo subito a una gravidanza, possono non esserci o passare inosservate, rendendo ancora più difficile accorgersi di ciò che sta accadendo.
Ma perché succede? Non esiste una risposta unica. Spesso si tratta di una combinazione di fattori, tra cui elementi psicologici importanti. Periodi di forte stress, situazioni personali complicate, paure profonde o eventi emotivamente difficili possono giocare un ruolo significativo. In alcuni casi, si parla di un vero e proprio meccanismo di difesa inconscio: la mente, per proteggere la persona da qualcosa che non riesce ad affrontare in quel momento, “mette da parte” la consapevolezza della gravidanza. È importante ribadirlo: non è una scelta, ma una risposta complessa dell’organismo.
Quando la gravidanza viene scoperta tardi, l’impatto può essere molto forte. Ci si trova improvvisamente di fronte a una realtà completamente nuova, senza aver avuto il tempo di prepararsi, né fisicamente né emotivamente. È normale che emergano confusione, paura o anche senso di colpa. Proprio per questo, in questi casi, è fondamentale che la donna non si senta giudicata, ma sostenuta.
La prima cosa da fare è rivolgersi a un medico o a un ginecologo per effettuare i controlli necessari e verificare lo stato di salute della mamma e del bambino. Accanto a questo, può essere molto utile un supporto psicologico, per aiutare a elaborare ciò che è accaduto e affrontare i cambiamenti improvvisi. Anche la presenza di una rete di supporto, fatta di familiari, amici o professionisti, può fare davvero la differenza.
Parlare di negazione della gravidanza è importante proprio per questo: per informare, ma anche per creare comprensione. Dietro queste storie non c’è mancanza di responsabilità, ma spesso fragilità, paura o bisogno di protezione. Conoscere questo fenomeno aiuta a guardarlo con più empatia e meno giudizio, ricordando che ogni esperienza è unica e merita rispetto.
Dormire sul futon in gravidanza
Durante la gestazione, il sonno diventa spesso un piccolo “campo di battaglia”: pancia che cresce, mal di schiena, difficoltà a trovare la posizione giusta… insomma, riposare bene non è sempre semplice. Negli ultimi anni, molte future mamme si stanno chiedendo: dormire sul futon può aiutare in gravidanza?
Il futon è un materasso tradizionale giapponese, generalmente più sottile e rigido rispetto ai materassi occidentali. Viene spesso appoggiato su tatami o su strutture basse, e ha un grande punto di forza: mantiene la colonna vertebrale ben allineata. Per chi ama uno stile di vita minimal e naturale, è una scelta affascinante. Ma in gravidanza… è sempre una buona idea?
Dormire su una superficie più rigida può avere alcuni vantaggi:
- Supporto alla schiena: il futon tende a mantenere la colonna in posizione più neutra, utile soprattutto nei primi mesi.
- Meno “sprofondamento”: rispetto a materassi molto morbidi, evita posizioni scorrette durante la notte.
- Facilità nei movimenti: alcune donne trovano più semplice girarsi durante il sonno.
Sulla carta, quindi, non è una scelta sbagliata. Ma non è adatto a tutte. Con l’avanzare della gravidanza, il corpo cambia e le esigenze diventano diverse:
- Maggiore pressione su fianchi e spalle: un futon troppo rigido può risultare scomodo, soprattutto dormendo sul fianco (la posizione consigliata).
- Difficoltà ad alzarsi: da una superficie bassa o da terra può essere più faticoso, specie nel terzo trimestre.
- Bisogno di comfort: il corpo spesso “chiede” più accoglienza, non solo supporto.
Quello che va benissimo all’inizio, potrebbe non esserlo più dopo qualche mese. Perciò dipenda da mamma a mamma. Se già dormi su un futon e ti trovi bene, puoi continuare, soprattutto nei primi mesi, ascoltando sempre il tuo corpo. Se invece stai pensando di passare al futon durante la gravidanza, forse non è il momento ideale per cambiare abitudine, perché il corpo ha bisogno di stabilità e comfort.
Più che il tipo di materasso, conta questo:
- dormire sul fianco sinistro
- usare cuscini di supporto (anche tanti!)
- evitare superfici che causano dolore o tensione
Settimana mondiale dell’immunizzazione
“Per ogni generazione, i vaccini funzionano” è il tema della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, dal 24 al 30 aprile 2026, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mette in evidenza come i vaccini abbiano protetto intere generazioni. Continuano a farlo, salvando milioni di vite e prevenendo oltre trenta malattie potenzialmente letali.
L’immunizzazione in epoca neonatale sta vivendo un’evoluzione importante. Le più recenti evidenze scientifiche e le raccomandazioni nazionali ed europee hanno confermato l’efficacia della doppia protezione madre-neonato e di una strategia di immunizzazione integrata, basata su immunizzazione passiva neonatale (anticorpi monoclonali) e immunizzazione attiva prenatale (vaccinazione materna), consolidata in Italia nella stagione 2025-2026.
“Negli ultimi anni, l’approccio alla protezione dei neonati si è ampliato significativamente”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN). “Accanto al calendario vaccinale tradizionale, che in Italia prevede l’avvio delle vaccinazioni a partire dal 61° giorno di vita, si sono affermate nuove modalità di prevenzione già dalla nascita. La principale innovazione riguarda la prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), responsabile di un elevato numero di ospedalizzazioni, soprattutto nei lattanti nei primi 6 mesi, per il quale oggi sono disponibili due strategie complementari: l’immunizzazione diretta di tutti i nuovi nati tramite anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione, somministrabili con una singola dose prima o durante la stagione epidemica,e la vaccinazione materna in gravidanza, che consente il trasferimento di anticorpi protettivi al feto, attivi sin dai primi mesi di vita”.
La prima strategia è stata l’immunizzazione diretta del neonato con nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione autorizzato in Europa per prevenire la malattia grave nel primo periodo stagionale di esposizione al VRS. È previsto in dose singola da somministrare alla nascita, per i nati durante la stagione epidemica invernale ottobre-marzo, oppure prima dell’inizio della stagione epidemica per i nati da aprile a settembre. Questa strategia, già avviata nella stagione 2024-2025, è andata a regime nella stagione 2025-2026, in cui la campagna di immunoprofilassi è partita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, riuscendo così a incrementare le coperture rispetto all’anno precedente.
La vaccinazione materna in gravidanza è autorizzata per la somministrazione tra 24 e 36 settimane di gestazione, con protezione del neonato dalla nascita fino a sei mesi attraverso il trasferimento transplacentare degli anticorpi. L’immunizzazione in epoca prenatale si conferma uno dei pilastri della prevenzione materno-infantile.
La vaccinazione in gravidanza non è una novità per l’Italia, dove sono già raccomandate la vaccinazione antinfluenzale, in qualsiasi trimestre e la vaccinazione anti-difterite-tetano-pertosse (dTpa), preferibilmente nel terzo trimestre. Questi interventi hanno dimostrato efficacia sia nel proteggere la madre, sia nel ridurre significativamente il rischio di malattia nel neonato, in particolare per la pertosse nei primi mesi di vita.
“Questa ‘doppia protezione’ rappresenta un cambio di paradigma nella sanità pubblica, in ambito neonatale e pediatrico, anticipando la difesa immunitaria a una fase estremamente precoce della vita”, aggiunge il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste innovazioni sono state integrate con quanto già previsto dal calendario vaccinale (vaccinazioni obbligatorie e raccomandate a partire dal terzo mese di vita), che può essere quindi ridefinito “calendario di immunizzazione” in quanto la principale novità è la sua integrazione ed estensione con strumenti di immunizzazione mirati già attorno alla nascita”.
Le nuove strategie contro il VRS segnano un’evoluzione concreta verso una medicina preventiva sempre più precoce, efficace e mirata, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo le forme gravi di infezione respiratoria nei neonati e nei lattanti e alleggerire il carico sui sistemi sanitari, garantendo al tempo stesso una protezione universale per tutti i neonati.
“Il VRS può rappresentare il banco di prova di una nuova sanità pubblica: più precoce, più mirata e più vicina ai bisogni reali dei neonati e delle loro famiglie. Le novità in tema di immunizzazione in epoca neonatale segnano un passaggio decisivo: proteggere il neonato nelle prime settimane di vita significa intervenire nel momento in cui la vulnerabilità è massima e il beneficio clinico può essere più rilevante. La SIN da sempre è impegnata per rafforzare l’informazione, sia nella comunità, sia tra gli operatori sanitari, garantendo un counselling sempre più tempestivo e integrato, capace di accompagnare le donne e le coppie con indicazioni chiare, aggiornate e basate sulle evidenze scientifiche, per garantire una nascita e una crescita in salute a tutti i neonati”, conclude il Presidente Agosti.
Proprio per guidare i genitori nelle scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita, la Società Italiana di Neonatologia e la Società Italiana di Pediatria hanno realizzato la seconda edizione dell’opuscolo “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, uno strumento pratico e chiaro, tradotto in 7 lingue, per favorire l’accesso anche alle famiglie di origine straniera, consultabile e scaricabile gratuitamente online dai rispettivi siti.
Capelli in gravidanza: cambiare look in sicurezza
Con l’arrivo della primavera e dell’estate, cresce inevitabilmente la voglia di rinnovarsi. Un nuovo taglio, qualche schiaritura, un colore più luminoso: piccoli cambiamenti che fanno sentire subito meglio. Ma quando si aspetta un bebè, è normale chiedersi cosa si possa fare davvero senza rischi. I capelli in gravidanza vanno curati: cambiare il look in sicurezza è possibile. La parola chiave è una sola: consapevolezza.
Negli ultimi anni, anche il mondo dell’hair beauty si è evoluto molto. Le tendenze puntano sempre più su effetti naturali, luminosi e poco invasivi. Via libera quindi a balayage delicati, schiariture soft e riflessi tono su tono, che non partono direttamente dalla radice ma lavorano sulle lunghezze. Questo dettaglio è fondamentale, perché evita il contatto diretto con il cuoio capelluto, riducendo l’assorbimento di eventuali sostanze chimiche.
Ed è proprio qui il punto centrale quando si parla di gravidanza. Le classiche tinte permanenti contengono ingredienti come ammoniaca, resorcina o perossido di idrogeno, che teoricamente potrebbero essere assorbiti dalla pelle, anche se in quantità molto limitata. Non esistono prove certe di danni al feto, ma gli esperti invitano comunque alla prudenza, soprattutto nel primo trimestre, il periodo più delicato dello sviluppo. Per questo, la tendenza (non solo estetica ma anche “safe”) è chiara: meno chimica, più naturale.
Sempre più donne scelgono: tinte senza ammoniaca, colorazioni semipermanenti, riflessanti e soprattutto prodotti vegetali come l’henné puro, che non contiene sostanze aggressive. Anche se il risultato è meno drastico rispetto a una tinta tradizionale, l’effetto è luminoso e molto naturale, perfetto per questa fase.
Un’altra soluzione amatissima, consigliata anche dai professionisti, sono le tecniche come colpi di sole, shatush o balayage. Il motivo è semplice: non coinvolgono la radice del capello e quindi riducono ulteriormente ogni possibile rischio. In più, sono perfette per la stagione, perché donano luce al viso senza stravolgere il colore di base.
Diverso il discorso per le decolorazioni più intense. Qui è meglio fare attenzione: si tratta di trattamenti più aggressivi, che utilizzano ossidanti e sostanze più forti. Non sono vietati in assoluto, ma vanno valutati con attenzione e, se possibile, rimandati o sostituiti con alternative più delicate.
Un consiglio che torna spesso tra gli esperti è quello di aspettare almeno il secondo trimestre prima di fare qualsiasi trattamento chimico, quando la fase più delicata dello sviluppo del bambino è superata.
E poi c’è un aspetto che spesso si sottovaluta: durante la gravidanza i capelli cambiano. Possono diventare più forti, più lucidi… oppure più secchi o difficili da gestire. Anche il colore può reagire in modo diverso dal solito. Per questo è sempre meglio affidarsi a un parrucchiere esperto e comunicare chiaramente la propria condizione.
Alla fine, il punto non è rinunciare a sentirsi belle. Anzi. Prendersi cura di sé durante la gravidanza è importante anche a livello emotivo. Ma farlo in modo informato, scegliendo trattamenti più delicati e adatti a questo momento, è il modo migliore per vivere questo cambiamento con serenità.
Nausea e vomito in gravidanza: non sottovalutare
Quando si parla di dolce si pensa subito a un momento felice, pieno di attese e di emozioni positive. Eppure, per molte donne, i primi mesi, e non solo, possono essere segnati da un disturbo tanto comune quanto sottovalutato: nausea e vomito. Non si tratta semplicemente delle classiche “nausee mattutine”, ma di una condizione che riguarda circa due donne su tre e che, in alcuni casi, in gravidanza può incidere in modo importante sulla qualità della vita. Non bisogna sottovalutare.
La nausea può presentarsi in qualsiasi momento della giornata, non solo al mattino, e può durare ben oltre il primo trimestre. Per alcune future mamme diventa una presenza costante, difficile da gestire, che rende complicato mangiare, lavorare, riposare e vivere serenamente la quotidianità. In una percentuale significativa di casi, poi, alla nausea si associa anche il vomito, e per una piccola parte di donne si può arrivare a forme più severe, come l’iperemesi gravidica, che richiede attenzione medica e talvolta anche il ricovero.
Quello che spesso viene trascurato è l’impatto emotivo di questa condizione. Sentirsi sempre stanche, provate, senza energie può far nascere frustrazione e senso di colpa, soprattutto quando ci si sente dire che “è normale” o che “passerà”. Ma ogni gravidanza è diversa e ogni esperienza merita di essere ascoltata senza giudizio. Non riuscire a vivere questo periodo con entusiasmo non significa essere meno felici o meno grate: significa semplicemente avere bisogno di supporto.
Un altro aspetto importante riguarda la gestione di questi sintomi. Nonostante la loro diffusione, solo una parte delle donne riceve un trattamento adeguato. Eppure oggi esistono diverse possibilità per alleviare il disagio, a partire da piccoli accorgimenti quotidiani, come mangiare poco e spesso, scegliere cibi leggeri ed evitare odori forti, fino a terapie specifiche, sempre sotto indicazione del medico. Tra queste, alcune associazioni di farmaci come la vitamina B6 e la doxilamina sono utilizzate proprio per ridurre nausea e vomito in modo sicuro.
Il messaggio più importante, oggi, è che non è necessario sopportare tutto in silenzio. La gravidanza non deve essere un percorso di resistenza, ma un’esperienza da vivere nel modo più sereno possibile. Parlare con il proprio ginecologo, chiedere aiuto e trovare una soluzione adatta alla propria situazione è un diritto, non un capriccio.
Perché prendersi cura di sé, in questo momento così delicato, significa prendersi cura anche del proprio bambino. E questo è, forse, il gesto più importante di tutti.