Allattamento al seno: dopo nascita più sostegno
Parlare di allattamento al seno significa parlare di mamme, neonati e di un percorso che non sempre è semplice come si immagina prima della nascita. Perché una cosa è iniziare ad allattare in ospedale, un’altra è riuscire a proseguire una volta tornati a casa, quando arrivano stanchezza, dubbi, difficoltà con l’attacco, dolore e la sensazione, molto comune, di non avere abbastanza latte. Dopo la nascita serve più sostegno.

I numeri fotografano proprio questo passaggio. In Italia, nel 2025, il 71% dei neonati sani e a termine è stato allattato esclusivamente al seno, secondo i dati del Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della Società Italiana di Neonatologia. Ma a 2-3 mesi la percentuale scende al 48%, per arrivare al 39% a 4-5 mesi, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. E non mancano differenze territoriali: Centro e Nord presentano tassi più elevati rispetto a Sud e Isole.
Sono dati che la SIN presenta in occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento, dall’1 al 7 ottobre, riportando l’attenzione su un punto fondamentale: sostenere l’allattamento non significa semplicemente dire a una mamma che “il latte materno fa bene”. Significa metterla nelle condizioni concrete di poter allattare, prima in ospedale e poi anche dopo il ritorno a casa.
Il momento della nascita è fondamentale. Il contatto pelle a pelle tra mamma e neonato, il rooming-in, cioè la possibilità di tenere il bambino vicino per gran parte della giornata, e un’assistenza competente possono facilitare l’avvio dell’allattamento. È proprio con questo obiettivo che nel 2023 è nato il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della SIN, pensato per promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento nei Centri di Neonatologia e Ostetricia.
Oggi hanno aderito al progetto 115 Punti Nascita: 81 al Nord, 12 al Centro e 22 al Sud e nelle Isole. Sono invece 65 i Punti Nascita accreditati per l’allattamento, dopo aver raggiunto gli obiettivi previsti, tra cui una specifica policy aziendale, un gruppo di lavoro dedicato, il rooming-in per almeno 20 ore su 24 e il contatto pelle a pelle in sala parto.
“L’allattamento materno è raccomandato dalle principali organizzazioni internazionali che si occupano di salute, dal Ministero della Salute e dalle società scientifiche d’area perinatale e pediatrica e rappresenta un investimento per la salute della diade madre-neonato, con ricadute positive non solo sul piano clinico, ma anche sotto il profilo sociale e ambientale ed economico”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, ma anche, e in modo determinante, da parte dei professionisti e dei servizi sanitari”. Il messaggio della SIN è chiaro: una mamma non dovrebbe sentirsi sola davanti alle difficoltà dell’allattamento.
Un altro punto affrontato dalla SIN riguarda le tante informazioni che circolano sull’allattamento. Dubbi, consigli ricevuti da amici e parenti, informazioni trovate online e falsi miti possono rendere ancora più difficile un momento che è già delicato.
Per questo SIN, insieme a SIP e AIBLUD, ha realizzato il Position Statement 2026 sull’Allattamento, con l’obiettivo di orientare le famiglie verso un sostegno professionale e di fare chiarezza sulle reali controindicazioni all’allattamento. “Proprio su questo tema, uno studio recente mostra come il fenomeno dei malintesi e delle fake news sull’allattamento sia in riduzione nelle nuove generazioni; la generazione Z, infatti, risulta meglio informata rispetto a quella X”, afferma il Dott. Riccardo Davanzo della Commissione Allattamento & BLUD della SIN (COMASIN). “Questa differenza potrebbe essere dovuta alla facilità di recuperare informazioni dal web, ma anche ad una capacità a discriminarne la bontà”.
Il sostegno è ancora più importante quando il bambino nasce prematuro e viene ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale. “Dato che il latte materno rappresenta il nutrimento di prima scelta anche per il neonato pretermine, nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) e nei reparti di Pediatria vanno maggiormente diffusi ed applicati i protocolli di sostegno all’avvio, al mantenimento e alla tutela dell’allattamento al seno e dell’uso del latte materno o, in alternativa, del latte umano donato”, continua il Dott. Davanzo. “In particolare in TIN è indispensabile per la relazione madre-neonato e per il miglior sviluppo complessivo la presenza attiva dei genitori come veri e propri partner di cura, in un’ottica di Family Centered Integrated Care e di Zero Separation, utilizzando momenti intimi di incontro genitori-neonato, come la Kangaroo Care”.
Il tema dell’allattamento diventa anche immagini con “Nutrire. Unire.”, il progetto fotografico nato nella U.O. Neonatologia dell’IRCCS Policlinico San Martino di Genova. L’idea è raccontare, attraverso la fotografia, l’universalità di un gesto che appartiene a culture e famiglie diverse. L’allattamento come gesto capace di unire, al di là delle differenze culturali, linguistiche e sociali. La prima esposizione sarà visitabile dal 6 al 18 ottobre 2026 al Palazzo Ducale di Genova. Successivamente la mostra sarà ospitata a Bari, in occasione del XXXII Congresso Nazionale della SIN, dal 28 al 30 ottobre.
Durante il Congresso Nazionale della SIN sarà disponibile “Baby SIN”, uno spazio dedicato alle mamme che allattano e ai genitori che hanno bisogno di un momento di intimità con il proprio neonato o lattante. L’area sarà dotata di poltrone ergonomiche, tiralatte, fasciatoio, frigorifero per conservare il latte e sterilizzatore, oltre a tavolini e sedie a misura di bambino. Un piccolo esempio concreto di quello che dovrebbe essere il principio alla base di ogni percorso nascita: non lasciare sole le famiglie quando arrivano le difficoltà.
“Il latte materno è un alimento unico, capace di offrire benefici immediati e a lungo termine al neonato. Rappresenta una difesa cruciale contro le infezioni e nel medio e lungo periodo svolge una potente azione preventiva contro importanti patologie come sovrappeso, obesità e cardiopatia ischemica. Questa protezione, attiva fin dai primissimi giorni di vita, pone le basi per salvaguardare la salute del futuro adulto e per questo dobbiamo continuare ad investire in percorsi che valorizzino e tutelino l’allattamento materno fin dalla nascita”, conclude il Presidente Agosti.
Tuta con elettrodi dopo gravidanza: funziona?
La tuta con gli elettrodi è diventata una delle nuove protagoniste del fitness. La mostra sui social, dopo la nascita del piccolo Leonardo, anche Diletta Leotta, tornata ad allenarsi con il personal trainer utilizzando una speciale tuta EMS, cioè dotata di elettrodi che stimolano i muscoli durante l’esercizio. Ma la domanda che interessa è: questa particolare tuta funziona davvero dopo la gravidanza? La risposta è sì, ma con qualche basilare precisazione.
EMS significa “Electrical Muscle Stimulation”, cioè elettrostimolazione muscolare. La tuta è aderente e contiene diversi elettrodi posizionati in corrispondenza dei principali gruppi muscolari. Gli impulsi elettrici fanno contrarre i muscoli mentre la persona esegue esercizi e movimenti. L’idea è quella di rendere più intenso il lavoro muscolare anche durante sessioni relativamente brevi. Alcune ricerche sulla elettrostimolazione di tutto il corpo, hanno osservato miglioramenti della massa e della funzione muscolare e, in alcuni studi, una riduzione della massa grassa. Tuttavia, la qualità delle prove non è ancora uniforme.
Dopo nove mesi di gravidanza il corpo ha bisogno di tempo per recuperare. Addome, pavimento pelvico, schiena e muscolatura in generale possono essere cambiati e non è realistico pensare di tornare immediatamente alla forma precedente. La tuta EMS può essere eventualmente uno strumento all’interno di un programma di allenamento, soprattutto per lavorare sulla forza muscolare. Non è invece una “tuta brucia-grassi” e non può eliminare da sola i chili accumulati durante la gravidanza o la pelle rilassata.
Per tornare in forma dopo il parto conta soprattutto una ripresa graduale dell’attività fisica, compatibilmente con il tipo di parto e con le eventuali complicazioni. Tra l’altro, se dopo la gravidanza rimane la pancia, non sempre il problema è semplicemente “grasso”. Possono entrare in gioco la muscolatura addominale, la postura, il pavimento pelvico e anche un’eventuale diastasi dei retti addominali. Per questo, prima di scegliere qualsiasi allenamento intenso, è utile capire come sta recuperando il corpo. In presenza di diastasi, dolore, problemi del pavimento pelvico o dopo un cesareo, è consigliabile confrontarsi con il ginecologo, il medico o un fisioterapista esperto di riabilitazione post-partum.
La tuta EMS può essere un’interessante integrazione all’allenamento per migliorare forza e tono muscolare, ma non sostituisce una corretta attività fisica, una buona alimentazione e, soprattutto, il tempo necessario al corpo per recuperare dopo la gravidanza. Ogni corpo ha i suoi tempi.
Dopo il parto dimagrire con la crononutrizione?
Perdere i chili accumulati durante la gravidanza è uno dei desideri più comuni delle neomamme. Ma tra poppate, notti insonni, cambi di pannolino e ritmi completamente stravolti, seguire una dieta tradizionale è spesso più difficile del previsto. E se il segreto non fosse tanto cosa mangiare, ma quando mangiare? È quello che suggerisce un recente studio americano, rilanciato dal Corriere della Sera, secondo cui dopo il parto si potrebbe dimagrire con la crononutrizione, cioè un’alimentazione che rispetta gli orari biologici e la nuova routine quotidiana della mamma.

La crononutrizione si basa su un principio molto semplice: organizzare i pasti in determinati momenti della giornata, seguendo il ritmo naturale dell’organismo. Secondo i ricercatori dell’Università dell’Alabama a Birmingham, questo approccio potrebbe risultare più facile da seguire rispetto alle classiche diete che richiedono di contare calorie, pesare gli alimenti o compilare un diario alimentare ogni giorno. Per una mamma con un neonato, infatti, il tempo è poco e le giornate cambiano continuamente. Avere poche regole chiare sugli orari può essere molto più gestibile.
Gli studiosi hanno coinvolto dieci donne entro sei mesi dal parto, analizzando le loro abitudini alimentari e chiedendo quali strategie ritenessero davvero praticabili. Il risultato? Le mamme hanno preferito due approcci:
- evitare di mangiare nelle 3-4 ore prima di andare a dormire;
- concentrare i pasti in una finestra di circa 10 ore, lasciando circa 14 ore senza cibo durante la notte, una versione più leggera del digiuno intermittente.
Secondo le partecipanti, questo metodo si integra meglio con la vita familiare e con i nuovi ritmi imposti dal neonato.
La parola “digiuno” può spaventare, soprattutto durante l’allattamento. In realtà gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Nel post parto non sono indicate diete drastiche né restrizioni severe, soprattutto se il bambino viene allattato al seno. L’obiettivo è seguire un’alimentazione equilibrata, nutriente e solo leggermente ipocalorica, sempre con il via libera del proprio medico o nutrizionista. La crononutrizione, quindi, non significa saltare i pasti o mangiare troppo poco, ma semplicemente distribuire meglio il cibo durante la giornata.
Ogni donna ha tempi diversi per recuperare la forma fisica dopo la gravidanza. Per questo gli esperti ricordano che il dimagrimento dovrebbe essere graduale, senza inseguire risultati immediati. Dormire quando possibile, bere a sufficienza, fare movimento appena il ginecologo lo consente e seguire un’alimentazione sana restano le basi del benessere. La crononutrizione potrebbe diventare un alleato in più, soprattutto perché è semplice da mettere in pratica e si adatta meglio alla vita reale delle neomamme. Ma, come sempre, ogni percorso alimentare nel post parto va personalizzato con uno specialista.
Come riconoscere la diastasi addominale
Ti alleni, mangi bene, fai attenzione… ma quella pancia non va via? Se ti è capitato di guardarti allo specchio e pensare “non è possibile, non può essere solo gonfiore”, sappi che non sei sola. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, dietro una pancia che non migliora con sport e dieta potrebbe esserci una condizione molto comune dopo la gravidanza: la diastasi addominale. Durante la gravidanza, i muscoli dell’addome si allontanano per fare spazio al bambino. È un processo naturale. Il problema nasce quando, dopo il parto, questi muscoli non tornano più alla loro posizione originaria. Si crea così una separazione (più o meno evidente) chiamata diastasi. Come riconoscere questa patologia?

La dottoressa Laura Petrini Rossi, fisioterapista specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico e nelle patologie femminili, ideatrice del metodo Fisiodermica, spiega al quotidiano quali segnali a cui prestare attenzione:
Pancia sempre gonfia, anche a digiuno o appena sveglia
Addome che sporge in avanti, soprattutto nella zona dell’ombelico
Mal di schiena, in particolare nella zona lombare
Difficoltà a “tenere dentro” la pancia, anche sforzandosi
L’esperta lo dice chiaramente: “Non è solo grasso”. E aggiunge che, proprio per questo motivo, dieta e allenamento tradizionale spesso non bastano a risolvere il problema. Anzi, in alcuni casi, esercizi non adatti in palestra, come i ‘crunch’ ad esempio, possono persino peggiorare la situazione.
Per molte donne il primo campanello d’allarme arriva davanti allo specchio, ma esiste anche un piccolo gesto che può aiutare a orientarsi. Sdraiandosi a pancia in su e sollevando leggermente testa e spalle, si può percepire con le dita, in corrispondenza dell’ombelico, una sorta di spazio tra i muscoli. È una sensazione particolare, come una fessura, che può far sospettare la presenza di diastasi. Naturalmente non si tratta di una diagnosi, ma può essere un primo passo per capire se approfondire.
Un aspetto importante che emerge è la distinzione tra semplice gonfiore e diastasi. Il gonfiore tende a variare, a comparire e scomparire nell’arco della giornata, spesso legato all’alimentazione o alla digestione. La diastasi, invece, resta. È stabile, visibile, e non cambia nonostante gli sforzi. Per questo motivo, quando il dubbio c’è, la cosa più utile da fare è rivolgersi a uno specialista, come un fisioterapista esperto in pavimento pelvico o un medico. Perché la diastasi si può trattare, ma serve un approccio mirato e personalizzato. Solo nei casi più severi si ricorre alla chirurgia, con l’addominoplastica.
Può capitare anche a donne molto allenate e attente. È una possibile conseguenza della gravidanza, e riconoscerla è il primo passo per prendersi cura di sé nel modo giusto.
Post parto: quando tornare al lavoro?
Il post parto è sempre un momento delicato per tante ragioni. Molte neomamme si domandano: quando è opportuno tornare al lavoro? Non esiste lo stesso tempo per tutte. Ci sono alcuni elementi importanti da considerare per prendere una decisione consapevole e sostenibile.
Dopo il parto il corpo ha bisogno di tempo per recuperare. Oltre al recupero fisico, c’è quello emotivo: l’arrivo di un bambino porta gioia, ma anche stanchezza, cambiamenti ormonali, nuove responsabilità.
Molte donne sentono la necessità di prendersi tutto il congedo a disposizione; altre avvertono il desiderio di tornare prima alla routine lavorativa. Entrambe le scelte sono valide: l’importante è che la mamma si ascolti e consideri il proprio benessere complessivo.
Nei primi mesi il neonato dipende completamente dai genitori. L’allattamento, i ritmi irregolari di sonno, la necessità di contatto e sicurezza rendono il periodo iniziale particolarmente intenso.
Una mamma può valutare il rientro al lavoro anche in base a:
- modalità di alimentazione del bambino e loro compatibilità con gli orari di lavoro;
- possibilità di affidarlo a una persona di fiducia o a un servizio educativo adeguato;
- equilibrio tra tempo passato con il bambino e qualità dell’accudimento.
Le condizioni di lavoro giocano un ruolo centrale:
- Flessibilità degli orari
- Possibilità di lavoro da remoto
- Ambiente comprensivo verso le esigenze familiari
- Tutele previste dal contratto
Più un ambiente è favorevole, più può essere sereno un eventuale rientro anticipato. Al contrario, in contesti rigidi o molto stressanti, prendersi tutto il tempo concesso può essere una scelta più salutare.
Per molte famiglie, il ritorno al lavoro è legato anche a considerazioni economiche. Il costo di eventuali servizi per l’infanzia, il livello di sostegno familiare disponibile o altre spese possono influenzare la decisione.
È importante anche considerare come organizzare la vita quotidiana una volta rientrati: gestione dei turni, dei compiti domestici e del tempo libero.
In Italia la normativa tutela la salute di mamma e bambino con:
- Congedo di maternità obbligatorio
- Congedo parentale facoltativo
- Pausa per l’allattamento nei primi mesi dal rientro
- Tutele per lavori considerati a rischio
Conoscere i propri diritti aiuta a sentirsi più sicure e a pianificare con tranquillità.
Decidere quando tornare al lavoro non è solo una questione di tempi, ma soprattutto di equilibrio personale. Parlare con persone di fiducia, condividere dubbi e aspettative con il partner, confrontarsi con altre mamme può aiutare a chiarire la propria posizione. Per dubbi specifici sulla salute fisica o emotiva, è utile rivolgersi al proprio medico o a una figura sanitaria di riferimento.
Pavimento pelvico: come allenarlo post parto
Il post parto è un viaggio tutto nuovo, fatto di emozioni, stravolgimenti e riscoperta del proprio corpo. Tra le zone che più risentono della gravidanza e del parto c’è il pavimento pelvico, quella “rete invisibile” di muscoli che sostiene utero, vescica e intestino. Spesso non se ne parla abbastanza, eppure prendersene cura fa davvero la differenza per il benessere di una neomamma. Sapere come allenarlo è basilare.

Durante la gravidanza, il pavimento pelvico viene sottoposto a un grande carico. Con il parto (naturale o cesareo), può subire stiramenti, cedimenti o piccole lesioni. Il risultato? Fastidi come incontinenza urinaria, dolori lombari, sensazione di peso o anche difficoltà nei rapporti sessuali. La buona notizia è che questi disturbi non sono “da sopportare”. Allenare il pavimento pelvico aiuta a ritrovare tono, equilibrio e fiducia nel proprio corpo.
Sempre dopo aver avuto il via libera dal medico, in genere si può iniziare a lavorarci dopo la visita di controllo post parto (intorno alla 6ª settimana). Ma già nei primi giorni si può iniziare a prendere consapevolezza del pavimento pelvico con semplici esercizi di respirazione e percezione.
Il primo passo è imparare a “sentire” questi muscoli, che non vediamo ma possiamo controllare. Gli esercizi di Kegel sono i più noti e facili da fare, anche mentre si è sul divano o si allatta.
Ecco una routine base:
- Contrai i muscoli come se volessi trattenere la pipì, tenendo la contrazione per 3-5 secondi.
- Rilassa completamente per lo stesso tempo.
- Ripeti per 10 volte, almeno 3 volte al giorno.
E’ importante non contrarre glutei o addome, solo il pavimento pelvico. Ricordate sempre che un bravo fisioterapista specializzato in riabilitazione perineale può guidarti con esercizi personalizzati.
Oltre alla ginnastica perineale, si può integrare:
- Yoga post parto, che lavora con dolcezza sulla zona pelvica e sulla postura
- Pilates con focus sul core (sempre dopo consulto medico)
- Esercizi di respirazione diaframmatica, che aiutano a coordinare respiro e attivazione muscolare
E ricordate: non è solo una questione fisica, ma anche di benessere mentale. Ritrovare la fiducia nel proprio corpo dopo il parto è necessario.
Burnout post parto
Il periodo dopo l’arrivo della cicogna è intenso, profondo e delicato nella vita di ogni donna. C’è la felicità per la nascita del bimbo, ma pure il momento in cui il corpo, la mente e le emozioni affrontano una vera e propria rivoluzione. Tra le difficoltà che possono emergere in questa fase, una delle meno riconosciute ma più comuni è il burnout emotivo post parto.

Conosciuto anche come “esaurimento da maternità”, il burnout post parto è una condizione di profondo affaticamento fisico, mentale ed emotivo che può colpire le neomamme, spesso nei primi mesi di vita del bambino. Non si tratta solo di stanchezza, ma di una sensazione costante di svuotamento, irritabilità, apatia e difficoltà a far fronte anche alle normali richieste quotidiane.
A differenza della depressione post partum (che richiede un’attenzione clinica specifica), il burnout non è una patologia, ma può diventarlo se trascurato.
Quali sono i campanelli d’allarme comuni del burnout post parto?
- Senso di colpa costante (“non sto facendo abbastanza”)
- Sensazione di non riuscire a godersi il proprio bambino
- Mancanza di energia anche dopo aver dormito
- Sbalzi d’umore, pianto facile, isolamento
- Rabbia o frustrazione frequente
- Difficoltà a concentrarsi o a prendere decisioni
Le cause possono essere molteplici e spesso si sommano tra loro:
- Privazione del sonno
- Pressione sociale a essere subito “madri perfette”
- Calo degli ormoni che influenza l’umore
- Mancanza di supporto da parte del partner o della rete familiare
- Sovraccarico di responsabilità domestiche e di cura
- Scarsa valorizzazione del ruolo materno nella società
Per affrontarlo parla con amici, partner, psicologo. Dì come ti senti. Chiedi aiuto perché delegare è sano. Ritagliati piccoli spazi per te. Dormi quando puoi farlo e informati, se il caso, da specialisti. Se serve, chiedi supporto. Non sei sola.
Attività fisica dopo il parto
Riprendere l’attività fisica dopo il parto è un viaggio personale. Ascolta te stessa per ritrovare forma, ma soprattutto benessere. Come iniziare?

Per riprendere l’attività fisica in modo sicuro e graduale dopo il parto, prima di iniziare qualsiasi programma di allenamento, è fondamentale consultare il proprio medico o ginecologo. Se hai avuto un parto cesareo o complicazioni è assolutamente necessario. Generalmente, dopo un parto naturale, si può iniziare con esercizi leggeri già dopo 4-6 settimane. Se hai avuto un cesareo, invece, è consigliabile attendere almeno 6-8 settimane.
Non avere la fretta di fare tutto e subito. Inizia con dolcezza! Nei primi giorni, concentrati su esercizi di respirazione diaframmatica e sul rafforzamento del pavimento pelvico. Questi esercizi aiutano a ristabilire la connessione con il tuo corpo e a migliorare la postura.
Camminare tanto aiuta moltissimo. La camminata è un’attività semplice, ma efficace pee riprendere l’attività fisica dopo il parto. Inizia con brevi passeggiate, magari spingendo il passeggino, e aumenta gradualmente la durata e l’intensità. Evita attività ad alto impatto come la corsa o il salto fino a quando non ti sentirai pronta.
Se hai finalmente avuto il via libera dal medico, puoi introdurre esercizi di rafforzamento muscolare. Concentrati su esercizi che coinvolgono più gruppi muscolari, come squat, affondi e plank modificati. Ricorda di ascoltare sempre il tuo corpo e di procedere con gradualità.
Da non dimenticare: se stai allattando, è consigliabile allattare o estrarre il latte prima dell’allenamento per evitare disagi. Indossa un reggiseno sportivo adeguato e mantieniti sempre assolutamente idratata durante l’attività fisica.

Scritto da Annamaria e postato in