Maternità e invecchiamento: lo studio
Secondo una nuova ricerca dell’Università di Helsinki e del Minerva Foundation Institute for Medical Research, essere mamma può influire sul processo di invecchiamento. Non nel modo che molti immaginiamo, però. Lo studio ha analizzato i dati di quasi 15.000 gemelle seguite per decenni, con informazioni raccolte a partire dagli anni ’70 e monitorate fino a oggi. Ha misurato anche l’invecchiamento biologico tramite indicatori epigenetici. Maternità e invecchiamento non sono così legati, come si evince dalla notizia riportata dall’Adnkronos.

I risultati mostrano che le donne con due o tre figli tendono ad avere un profilo di longevità più favorevole rispetto a chi non ha figli o ne ha molti. Anche l’età in cui avvengono le gravidanze sembra contare. Gli intervalli tra i 24 e i 38 anni sono associati a modelli di invecchiamento più vantaggiosi. Invece una prole numerosa (più di quattro figli) è stata collegata a una vita mediamente più breve e a un invecchiamento biologico accelerato.
Gli autori spiegano questi risultati con un principio evolutivo noto come teoria della storia della vita. “Gli organismi hanno risorse limitate come tempo ed energia. Quando una grande quantità di energia viene investita nella riproduzione, questa viene sottratta ai meccanismi di mantenimento e riparazione del corpo, il che potrebbe ridurre la durata della vita”.
In modo sorprendente, lo studio ha anche osservato che le donne senza figli mostrano un invecchiamento biologico più rapido rispetto a quelle con pochi figli, suggerendo che altri fattori legati allo stile di vita o alla salute potrebbero influenzare questi risultati, anche se non tutti sono stati pienamente controllati nelle analisi.
I ricercatori sono chiari nel sottolineare che i dati si applicano a livello di popolazione, non come predittori individuali. Una donna non dovrebbe cambiare i propri piani sulla base di questi risultati. Le dinamiche di famiglia, l’età del primo parto e le condizioni di vita variano molto nel tempo. Lo studio non stabilisce un rapporto di causa-effetto diretto.
Quindi, numero di figli e tempistica delle gravidanze sembrano associarsi a certi schemi di invecchiamento biologico. Ma la scelta di quando e quanti figli avere resta una decisione personale, influenzata da molti aspetti che vanno ben oltre i dati statistici.
Maternità oltre i 40 anni
La maternità oltre i 40 anni è sempre più comune in Italia: molte donne, come l’attrice di Un Medico in Famiglia Margot Sikabonyi, scelgono di allargare la famiglia in un momento della vita in cui si sentono più stabili, consapevoli e pronte ad affrontare ciò che verrà. Margot, che ha dato il benvenuto al suo terzo figlio Michele a 42 anni, racconta questa esperienza con una sincerità delicata e intensa al Corriere della Sera.
Per lei, “mamma a 42 anni, con altri due bambini, reduce da un divorzio, coraggiosa forse sì”, ma soprattutto è una donna che finalmente sente di possedere gli strumenti interiori per vivere la maternità con piena presenza. Margot dice che prima, a 30 anni, si sentiva spesso in balia degli eventi: una giovinezza segnata da insicurezze e giudizi esterni che le impedivano di godersi appieno il ruolo di madre. Oggi, invece, sente una profonda armonia con il suo bambino e con se stessa, nonostante “lo scenario che mi circonda sia assolutamente imperfetto”, con una famiglia allargata e la mancanza di una rete familiare vicino a lei.
Molto della sua riflessione sulla maternità oltre i 40 anni ruota attorno a un concetto essenziale: la consapevolezza di sé. Racconta che tante paure sono svanite proprio grazie alla sicurezza, alla maturità e alla capacità di ascoltare il proprio corpo e la propria mente. Anche se “le notti sono discontinue a causa dei pasti, il tempo per me è praticamente inesistente”, Margot sottolinea che la maternità non l’ha cancellata, anzi: ha dato voce alla donna che è oggi, con una maggiore capacità di abbandonarsi, accettare i propri limiti e aprirsi alle nuove possibilità.
Un altro punto che emerge forte dalle sue parole riguarda il supporto emotivo nelle fasi più delicate. Margot riflette su quanto la solitudine sia diffusa tra le mamme e su come una rete di donne, di figure affettive e di sostegno psicologico possa fare la differenza: “la società tende a metterci alla prova con mille richieste, aspettative e ci immagina affiancate da presenze che non sempre sono in grado di cogliere cosa accade dentro di noi”. Per lei, ritrovare equilibrio significa anche imparare a vivere e raccontare le proprie emozioni, senza paura di mostrare fragilità.
Infine Margot parla dei valori che desidera trasmettere ai suoi figli: essere presenti, vedere, ascoltare e vivere con empatia. “Se penso a Michele desidero essere presente: ci sono, ti vedo, ti ascolto”, dice, aggiungendo che la serenità è un tesoro da coltivare non solo per sé, ma per chi cresce accanto a noi.
La sua esperienza dimostra che la maternità oltre i 40 anni non è soltanto possibile, ma può essere una stagione di pienezza, profondità e autenticità, in cui la donna non perde se stessa, ma trova una nuova misura del suo potenziale come madre e come persona.
Latte materno contro la NEC
In occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sull’Enterocolite Necrotizzante (NEC), celebrata il 17 maggio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) richiama l’attenzione su una delle patologie più gravi che possono colpire i neonati prematuri. L’enterocolite necrotizzante, o NEC, è una vera e propria emergenza neonatale, caratterizzata da un’infiammazione intestinale che, nei casi più gravi, può portare alla necrosi e alla perforazione dell’intestino. Il latte materno è importantissimo contro la NEC.

La malattia si manifesta solitamente nelle prime settimane di vita, e la sua comparsa è tanto più probabile quanto minore è l’età gestazionale del neonato. Colpisce fino all’8% dei bambini con peso inferiore a 1000 grammi, ma può riguardare anche i nati a termine in presenza di fattori di rischio come cardiopatie congenite o complicanze perinatali.
Le opzioni terapeutiche variano dalla sospensione dell’alimentazione enterale e dalla somministrazione di antibiotici, fino all’intervento chirurgico nei casi più complessi. Ma è sul fronte della prevenzione che la medicina neonatale punta sempre più con decisione.
“Gli sforzi preventivi si sono concentrati sull’identificazione di interventi che possano ridurre il rischio, la frequenza e la gravità della NEC”, afferma Simonetta Costa, segretaria del Gruppo di Studio del Neonato Chirurgico della SIN. “Poiché la NEC si verifica prevalentemente nei neonati pretermine, la prevenzione della nascita pretermine avrebbe un impatto significativo sulla sua incidenza”, aggiunge.
Un ruolo cruciale contro la patologia è svolto dal latte materno, la cui efficacia preventiva è oggi sostenuta da un ampio consenso scientifico. La somministrazione di corticosteroidi prenatali alle donne a rischio di parto prematuro è già un importante strumento per ridurre l’incidenza della NEC, ma è l’alimentazione con latte umano a rappresentare un vero e proprio scudo naturale.
“Un altro strumento di grande importanza per la prevenzione della NEC è il latte umano”, sottolinea Massimo Agosti, presidente della SIN. “Secondo le raccomandazioni della nostra Società Italiana di Neonatologia e delle altre società scientifiche nazionali ed internazionali che si occupano di nutrizione neonatale, il latte della propria mamma è la prima scelta anche per i neonati prematuri”, aggiunge. Il latte materno contro la NEC è efficace.
“Se il latte materno non è disponibile, il latte umano donato – prosegue Agosti – rappresenta la prima alternativa, pur offrendo benefici protettivi leggermente minori a causa delle procedure cui è soggetto di congelamento, pastorizzazione e conservazione”.
I benefici del latte materno sono molteplici: abbassa il pH gastrico, migliora la motilità intestinale e contrasta la disbiosi, grazie alla presenza di componenti prebiotici e probiotici. La protezione, inoltre, è dose-dipendente: più latte materno viene somministrato, maggiore è la copertura offerta contro la NEC.
Una pratica emergente che sta guadagnando terreno è la terapia orale del colostro: piccole gocce del primo latte materno somministrate nella bocca del neonato entro le prime 24 ore di vita. Un gesto semplice, ma che secondo diversi studi può contribuire in modo significativo a ridurre il rischio di NEC.
Maternità: lavoro da casa
Finite le vacanze si torna alla routine. Per una neomamma, nel post parto, tornare al lavoro non è semplice, ma da casa potrebbe essere l’ideale. Così da poter gestire la maternità al meglio.

La pandemia ha insegnato a tutti che il lavoro da casa è ottimale e offre tanti vantaggi. La flessibilità degli orari, quando possibile, e il poter conciliare la vita professionale con quella famigliare sono in cima alla lista. In questo modo la maternità viene tutelata maggiormente. Ma anche il lavoro da casa, sebbene più elastico, deve essere gestito bene.
Per non far precipitare la propria carriera e avere una corretta maternità è bene organizzarsi. E’ necessario programmare la professione, magari stando al computer quando i piccoli sono a scuola o sono impegnati in attività sportive. Se si ha un neonato, e lo dico con esperienza, perché è quel che è accaduto a me, lo si riesce a programmare ancora meglio, dato che il bebè ha bisogni più basici rispetto a un bambino più grande.
Se pure il vostro compagno lavora da casa, potrete dividervi i turni. Se uno lavora da casa, l’altro sta col bimbo. Se non è possibile, si può chiedere una mano ai parenti più prossimi: i nonni su tutti.
L’errore più grande è che, dato che si produce dalla propria abitazione, non esitano più orari certi e si abbattano i paletti. Questo non è possibile. Quando le ore di lavoro, concordate, sono finite, si sta coi propri cari, senza ulteriori ingerenze. E questo vale anche per il proprio benessere psicofisico: è importante conservare dei momenti per rilassarsi, fare attività fisica, uscire con i figli, fare shopping. La maternità ne trarrà sicuramente beneficio, come anche la professione.
Tumore al seno prima dei 40 anni: maternità possibile
Il tumore al seno prima dei 40 anni rende comunque possibile la maternità. Le pazienti possono anche sospendere le cure ormonali per portare avanti una gravidanza. Al Policlinico San Martino di Genova sono arrivate alcune ricerche scientifiche che in tutto il mondo hanno migliorato l’approccio alla preservazione della fertilità. (altro…)
Cancro al seno: maternità possibile
Per curare il cancro al seno bisogna fare cure che possono causare infertilità. Ma la maternità è possibile. Basta rivolgersi a specialisti in grado di utilizzare le tecniche di crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico.
Il sogno di maternità per chi ha avuto un cancro al seno rimane possibile, lo spiega la Dottoressa Giorgia Mangili.
Maternità facoltativa
La maternità facoltativa è un periodo di astensione dal lavoro che può essere richiesto dal genitore dopo la nascita di uno o più figli, oppure dopo l’adozione o l’affidamento di uno o più minori. Può essere richiesta anche dal padre, in questo caso meglio parlare di congedo parentale.
L’Inps così spiega la maternità e la paternità facoltativa, che si può richiedere in aggiunta alla maternità obbligatoria: “Il congedo parentale compete, in costanza di rapporto di lavoro, ai genitori naturali entro i primi 12 anni di vita del bambino per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi, aumentabili a 11 qualora il padre lavoratore si astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi. Detto periodo complessivo può essere fruito dai genitori anche contemporaneamente”. (altro…)
Maternità anticipata
Maternità anticipata, molte sono costrette a richiederla, come fare e quando spetta?
Se la gravidanza è tranquilla e non presenta complicanze, si può lavorare con il pancione fino al settimo e all’ottavo mese di gestazione, dipende dal contratto di lavoro che ha la mamma. Se invece non è così, se si sta vivendo una gravidanza ‘a rischio’ o la donna incinta ha patologie che potrebbero creare problemi alla gestazione, la maternità anticipata è prevista, quindi la retribuzione, pur astenendosi anticipatamente dal lavoro, un obbligo per l’azienda o il proprio principale. (altro…)

Scritto da Annamaria e postato in 