Kangaroo Care: il contatto pelle a pelle fa bene
Un abbraccio che calma, rassicura e cura. Non solo il neonato, ma anche i suoi genitori. In occasione della Giornata Mondiale della Kangaroo Care, celebrata il 15 maggio scorso, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e Vivere ETS tornano a sottolineare quanto il contatto pelle a pelle immediato dopo la nascita sia fondamentale per il benessere del bambino e della famiglia. Fa bene a tutti.
Il messaggio scelto quest’anno è semplice ma potentissimo: “La tranquillità è forza”. Perché quando mamma o papà tengono il loro piccolo sul petto, pelle contro pelle, qualcosa cambia davvero. Il respiro rallenta, lo stress diminuisce, il battito si regolarizza e quel legame unico tra genitore e figlio inizia a costruirsi fin dai primissimi istanti di vita.
La cosiddetta Kangaroo Care, conosciuta anche come marsupioterapia, è oggi riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno standard assistenziale importantissimo soprattutto per i neonati prematuri o con basso peso alla nascita. Ma i benefici non riguardano soltanto i bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale. Anche nei neonati nati a termine, infatti, il contatto pelle a pelle nei primi mesi di vita aiuta il neurosviluppo e favorisce l’attaccamento emotivo.
Il principio è semplice: il corpo del genitore diventa il luogo più naturale e sicuro per il bambino. Attraverso il contatto, il calore, l’odore, la voce e il battito cardiaco, il neonato riceve una stimolazione sensoriale completa che lo aiuta a sentirsi protetto e stabile. E i benefici sono tantissimi.
Secondo il professor Massimo Agosti, presidente della SIN, la Kangaroo Care contribuisce a ridurre dolore e stress nel neonato, migliora la stabilità cardiorespiratoria e digestiva, favorisce un sonno più regolare e aumenta anche le possibilità di successo dell’allattamento al seno, soprattutto nei casi più delicati, come quelli dei bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale.
Ma c’è di più. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato che la Kangaroo Care ha effetti molto importanti anche sulla salute mentale dei genitori. Un recente studio clinico condotto tra Svezia e Norvegia ha evidenziato che il contatto pelle a pelle immediato dopo la nascita riduce in modo significativo i sintomi depressivi nelle mamme e allevia ansia e stress anche nei papà.
Non è difficile capire perché. L’ingresso improvviso in una TIN, soprattutto dopo un parto prematuro o complicato, può essere un’esperienza fortemente traumatica per una famiglia. Molti genitori si sentono spaventati, impotenti, disorientati. Poter toccare il proprio bambino, tenerlo sul petto e sentirlo vicino cambia completamente la percezione di quel momento così fragile.
Un altro aspetto emerso dagli studi riguarda lo sviluppo emotivo dei neonati stessi. I bambini che ricevono il contatto pelle a pelle subito dopo la nascita mostrano una migliore regolazione dello stress e una maggiore emotività positiva nei mesi successivi.
Per questo motivo l’OMS continua a promuovere la diffusione della Kangaroo Care sia negli ospedali sia a casa, pubblicando nuove linee guida rivolte al personale sanitario e alle famiglie.
Secondo la SIN, però, resta ancora tanto da fare, soprattutto sul fronte dell’accesso dei genitori alle Terapie Intensive Neonatali. Grazie alla collaborazione con Vivere ETS, molte TIN italiane oggi sono aperte h24, ma non ovunque mamma e papà vengono ancora considerati parte integrante della cura del bambino. Ed è proprio questo il punto centrale della Kangaroo Care: il genitore non è un semplice visitatore. La sua presenza è parte della terapia. Come ricordano anche Martina Bruscagnin e Monica Ceccatelli di Vivere ETS, stare vicino al proprio neonato non è solo un bisogno emotivo, ma un vero diritto alla salute per tutta la famiglia. Perché a volte il gesto più semplice del mondo, un abbraccio, può diventare la cura più potente di tutte.
Settimana mondiale dell’immunizzazione
“Per ogni generazione, i vaccini funzionano” è il tema della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, dal 24 al 30 aprile 2026, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mette in evidenza come i vaccini abbiano protetto intere generazioni. Continuano a farlo, salvando milioni di vite e prevenendo oltre trenta malattie potenzialmente letali.
L’immunizzazione in epoca neonatale sta vivendo un’evoluzione importante. Le più recenti evidenze scientifiche e le raccomandazioni nazionali ed europee hanno confermato l’efficacia della doppia protezione madre-neonato e di una strategia di immunizzazione integrata, basata su immunizzazione passiva neonatale (anticorpi monoclonali) e immunizzazione attiva prenatale (vaccinazione materna), consolidata in Italia nella stagione 2025-2026.
“Negli ultimi anni, l’approccio alla protezione dei neonati si è ampliato significativamente”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN). “Accanto al calendario vaccinale tradizionale, che in Italia prevede l’avvio delle vaccinazioni a partire dal 61° giorno di vita, si sono affermate nuove modalità di prevenzione già dalla nascita. La principale innovazione riguarda la prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), responsabile di un elevato numero di ospedalizzazioni, soprattutto nei lattanti nei primi 6 mesi, per il quale oggi sono disponibili due strategie complementari: l’immunizzazione diretta di tutti i nuovi nati tramite anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione, somministrabili con una singola dose prima o durante la stagione epidemica,e la vaccinazione materna in gravidanza, che consente il trasferimento di anticorpi protettivi al feto, attivi sin dai primi mesi di vita”.
La prima strategia è stata l’immunizzazione diretta del neonato con nirsevimab, anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione autorizzato in Europa per prevenire la malattia grave nel primo periodo stagionale di esposizione al VRS. È previsto in dose singola da somministrare alla nascita, per i nati durante la stagione epidemica invernale ottobre-marzo, oppure prima dell’inizio della stagione epidemica per i nati da aprile a settembre. Questa strategia, già avviata nella stagione 2024-2025, è andata a regime nella stagione 2025-2026, in cui la campagna di immunoprofilassi è partita in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, riuscendo così a incrementare le coperture rispetto all’anno precedente.
La vaccinazione materna in gravidanza è autorizzata per la somministrazione tra 24 e 36 settimane di gestazione, con protezione del neonato dalla nascita fino a sei mesi attraverso il trasferimento transplacentare degli anticorpi. L’immunizzazione in epoca prenatale si conferma uno dei pilastri della prevenzione materno-infantile.
La vaccinazione in gravidanza non è una novità per l’Italia, dove sono già raccomandate la vaccinazione antinfluenzale, in qualsiasi trimestre e la vaccinazione anti-difterite-tetano-pertosse (dTpa), preferibilmente nel terzo trimestre. Questi interventi hanno dimostrato efficacia sia nel proteggere la madre, sia nel ridurre significativamente il rischio di malattia nel neonato, in particolare per la pertosse nei primi mesi di vita.
“Questa ‘doppia protezione’ rappresenta un cambio di paradigma nella sanità pubblica, in ambito neonatale e pediatrico, anticipando la difesa immunitaria a una fase estremamente precoce della vita”, aggiunge il Prof. Mario Giuffrè, Segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN. “Queste innovazioni sono state integrate con quanto già previsto dal calendario vaccinale (vaccinazioni obbligatorie e raccomandate a partire dal terzo mese di vita), che può essere quindi ridefinito “calendario di immunizzazione” in quanto la principale novità è la sua integrazione ed estensione con strumenti di immunizzazione mirati già attorno alla nascita”.
Le nuove strategie contro il VRS segnano un’evoluzione concreta verso una medicina preventiva sempre più precoce, efficace e mirata, con l’obiettivo di ridurre in modo significativo le forme gravi di infezione respiratoria nei neonati e nei lattanti e alleggerire il carico sui sistemi sanitari, garantendo al tempo stesso una protezione universale per tutti i neonati.
“Il VRS può rappresentare il banco di prova di una nuova sanità pubblica: più precoce, più mirata e più vicina ai bisogni reali dei neonati e delle loro famiglie. Le novità in tema di immunizzazione in epoca neonatale segnano un passaggio decisivo: proteggere il neonato nelle prime settimane di vita significa intervenire nel momento in cui la vulnerabilità è massima e il beneficio clinico può essere più rilevante. La SIN da sempre è impegnata per rafforzare l’informazione, sia nella comunità, sia tra gli operatori sanitari, garantendo un counselling sempre più tempestivo e integrato, capace di accompagnare le donne e le coppie con indicazioni chiare, aggiornate e basate sulle evidenze scientifiche, per garantire una nascita e una crescita in salute a tutti i neonati”, conclude il Presidente Agosti.
Proprio per guidare i genitori nelle scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita, la Società Italiana di Neonatologia e la Società Italiana di Pediatria hanno realizzato la seconda edizione dell’opuscolo “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, uno strumento pratico e chiaro, tradotto in 7 lingue, per favorire l’accesso anche alle famiglie di origine straniera, consultabile e scaricabile gratuitamente online dai rispettivi siti.
Giornata Mondiale NIDCAP
In occasione della Giornata Mondiale NIDCAP del 20 marzo, i Centri di Formazione di Rimini e Modena, insieme alla Società Italiana di Neonatologia (SIN), alla Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF) e all’associazione VIVERE ETS, celebrano l’eccellenza della cura neonatale al motto internazionale lanciato dalla Federazione NIDCAP: “NIDCAP fa la differenza perché…”.
L’approccio NIDCAP (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program) è uno dei modelli di cura individualizzata al neonato in collaborazione con le famiglie. Non è semplicemente un protocollo assistenziale, ma una filosofia che trasforma radicalmente la Terapia Intensiva Neonatale (TIN) da ambiente puramente tecnologico ad ecosistema di sviluppo relazionale e neurologico. La scienza conferma che il cervello del neonato prematuro è un organo in evoluzione esponenziale, estremamente plastico, ma anche vulnerabile. Ogni stimolo ambientale a cui è sottoposto il bambino agisce direttamente sulla sua mappa neurale cerebrale.
La NIDCAP, proteggendo i ritmi biologici e ottimizzando l’ambiente sensoriale, garantisce che questa architettura cerebrale si sviluppi in modo armonioso. In questa ottica, la presenza dei genitori non è un atto di cortesia o un orario di visita, ma una componente essenziale per la vita del bambino. Infatti, le evidenze scientifiche dimostrano che l’apertura dei reparti di TIN H24, 7 giorni su 7, permette alla famiglia di fungere da scudo neuro-protettivo. Al contrario, la separazione dal genitore è una fonte di stress tossico per il neonato, capace di alterare lo sviluppo dei circuiti neuronali.
Le testimonianze dei genitori sul perché “NIDCAP fa la differenza” sono la prova tangibile di tutto ciò.
Lilia, mamma di Gregory, descrive con le sue parole come questa assistenza permetta la riparazione del legame che si è interrotto con la nascita pretermine del bambino, “…senza NIDCAP non riusciresti a ricostruire quel cordone ombelicale che la natura ha precocemente interrotto”. Ad Alice e Alessandro, genitori di Giovanni, tale approccio ha consentito di appropriarsi dell’identità familiare “…ci ha permesso di sentirci una famiglia fin dal primo momento e di prenderci cura del nostro bambino con il supporto del personale medico e infermieristico”.
Barbara e Alberto, genitori di Mia, testimoniano con le loro parole la connessione relazionale tra i componenti della famiglia, “…ha permesso alla nostra famiglia di creare un filo che ci ha tenuti uniti per seguire passo a passo i progressi e le conquiste giornaliere di Mia”. Chiara, mamma di Dalila, con le sue parole si sofferma sul sostegno all’adeguatezza genitoriale, “…mi ha permesso di sentirmi mamma e di poter fare la mamma, quando in realtà ero a pezzi e mi sentivo totalmente inadeguata”.
Cosa raccontano i professionisti a tale proposito? Secondo Gina Ancora, Vicepresidente SIN e direttrice del Centro Training NIDCAP di Rimini, “NIDCAP fa la differenza perché,promuovendo l’instaurarsi di una relazione amorevole durante le fasi precoci della vita, facilita un attaccamento sicuro genitore-bambino, creando così il terreno fertile per fare attecchire semi di pace futura. Questo approccio assistenziale non si limita alla cura medica, ma prepara il terreno per una crescita umana armoniosa e serena. La missione principale è far sì che l’innovazione tecnologica più avanzata resti al servizio della persona attraverso la cura della relazione. La cura smette così di essere un insieme di procedure isolate per diventare un progetto condiviso, che mette al centro l’identità profonda della famiglia e del bambino”.
Alberto Berardi, direttore del Centro Training NIDCAP di Modena, rimarca come la presenza dei genitori, inclusi fratellini e sorelline, sia una componente clinica irrinunciabile e sicura, “..La scienza ci spiega che la famiglia, e in particolare la madre, funge da vera e propria barriera naturale alle infezioni. Attraverso il contatto, i genitori favoriscono lo strutturarsi del microbiota nel proprio piccolo, e questo processo naturale sarà fonte di protezione, migliorando le risposte immunitarie e riducendo i rischi di acquisizione di patogeni. Insieme a questa protezione immunologica, la vicinanza dei genitori offre anche degli stimoli indispensabili per la regolazione biologica e lo sviluppo armonioso del sistema nervoso. In questo percorso di crescita, il tocco dolce, il contatto pelle a pelle e l’allattamento al seno non sono solo gesti d’affetto, ma diventano veri e propri strumenti di protezione e cura che permettono al bambino di crescere più forte”.
Natascia Simeone e Natascia Bertoncelli, rispettivamente Trainer dei centri di formazione di Rimini e Modena, evidenziano che “NIDCAP assicura una relazione precoce tra genitori e bambini, permette l’inizio di un legame fondamentale per la crescita futura del neonato e dei suoi genitori. Attraverso l’affiancamento costante da parte di professionisti formati NIDCAP, i genitori, durante il ricovero, rimangono in continuo contatto fisico ed emotivo con i loro neonati. Acquisiscono la capacità di osservarli, di descriverne i punti di forza e di vulnerabilità, effettuando una co-regolazione costante e continua con il bambino, propedeutica al raggiungimento della capacità di auto-regolazione del neonato, fonte a sua volta di benessere e di sviluppo. Tale percorso permette ai genitori di raggiungere le competenze necessarie per prendersi cura del proprio bambino in completa autonomia, favorendo un ritorno a casa più sereno per l’intera famiglia”.
Le equipe multidisciplinari delle TIN di Rimini e Modena, insieme a tutti i professionisti NIDCAP italiani, testimoniano quotidianamente che “La famiglia è la vera cura, il nutrimento che fa crescere il bambino e la forza che vince ogni ostacolo”. Questa visione è sostenuta con forza dai rappresentanti delle associazioni e delle società scientifiche.
Martina Bruscagnin, presidente di VIVERE ETS, dice “NIDCAP fa la differenza perché trasforma l’ospedale in una casa. Come associazione, ci impegniamo affinché il diritto alla non separazione sia garantito ovunque, sostenere il futuro dei bambini significa prima di tutto sostenere la dignità dei loro genitori, fornendo loro gli strumenti per essere i primi e più importanti custodi della salute dei propri figli.”
Monica Ceccatelli, vicepresidente di VIVERE ETS, testimonia “Il nostro obiettivo è che nessuna famiglia si senta ospite in TIN. NIDCAP restituisce ai genitori l’importanza della loro presenza in un momento di estrema fragilità, permettendo all’intera famiglia di fiorire. Vedere un genitore che impara a interpretare il movimento di una mano, l’espressione del viso, il respiro del proprio piccolo è la dimostrazione che la vicinanza è la base della crescita e della genitorialità di tipo responsivo.” Aggiunge Martina Bruscagnin “È solo grazie alla sinergia e alla preparazione che si sviluppano in TIN tra genitori e figli, con il prezioso supporto degli operatori, che le famiglie possono vivere questo periodo in modo proficuo, maturando l’esperienza necessaria per gestire con autonomia il ritorno a casa”.
Questa visione sociale e umana si fonde perfettamente con gli obiettivi delle società scientifiche, che vedono nel coinvolgimento della famiglia il vertice della qualità assistenziale.
Elena Bernabei, presidente della SIN INF commenta “L’infermieristica neonatale moderna trova nel NIDCAP una grande espressione di qualità e competenza. Noi professionisti siamo i garanti dell’alleanza tra scienza e umanità; ogni volta che facilitiamo il contatto pelle a pelle o incoraggiamo una madre nell’allattamento, stiamo scrivendo il futuro di quel bambino. L’infermiere NIDCAP non assiste solo un paziente, ma accoglie e protegge un intero nucleo familiare, integrando la tecnica con la sensibilità relazionale.”
Massimo Agosti, presidente della SIN, si dichiara orgoglioso che la SIN abbia al suo interno professionisti che conducono due dei 33 Centri Training NIDCAP a livello mondiale. “La scienza dimostra che stimoli quali il tocco, la voce e la presenza costante dei genitori, rappresentano veri e propri motori dello sviluppo cerebrale. In quest’ottica, l’abbraccio materno e paterno diventa una medicina potente e insostituibile per garantire la salute futura dei piccoli pazienti. L’osservazione costante da parte dei genitori rende il neonato un vero e proprio partner clinico, capace di fornire dati unici che completano il monitoraggio tecnologico. Coinvolgere attivamente i genitori trasforma la loro presenza in una risorsa clinica fondamentale, una parte integrante della cura. In tal senso l’approccio assistenziale NIDCAP ben rispecchia il motto della SIN -Insieme al neonato e alla sua famiglia- e si armonizza con tutto il lavoro che la nostra società scientifica propone.”
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Dormire bene alla base pure per neonati
“Sleep Well, Live Better”: la Giornata Mondiale del Sonno, che ricorre oggi, 13 marzo 2026, ci ricorda che dormire bene è alla base di una vita migliore. E questo vale ancora di più pure per i neonati: garantire loro un sonno sicuro e di qualità significa investire nel loro futuro, nella loro salute e nel loro benessere di domani.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN) rinnova il suo impegno nel promuovere e diffondere i consigli per un sonno sicuro. Un sonno protetto non riguarda solo l’ambiente domestico: è una responsabilità che inizia già in ospedale, anche nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN), dove ogni giorno si lavora per garantire ai neonati condizioni di riposo che favoriscano sicurezza, comfort e sviluppo.
La SIN sostiene con forza la diffusione di pratiche basate sull’evidenza scientifica, affinché famiglie e professionisti condividano gli stessi principi di prevenzione, contribuendo insieme a ridurre i rischi e a costruire per ogni bambino un futuro più sano.
“Il sonno è un’esigenza biologica fondamentale per il neonato, troppo spesso sottovalutata ed interrotta”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della SIN. “Nel neonato il sonno non è solo riposo: è un vero e proprio processo attivo di sviluppo. Durante il sonno si consolidano le connessioni neuronali, si regolano metabolismo, crescita e risposta allo stress. Nei primi mesi di vita, i neonati trascorrono fino al 70–80% del tempo dormendo, a testimonianza di quanto il sonno sia centrale per il loro sviluppo neurologico”.
La protezione del sonno inizia, quindi, già in ospedale e in particolare anche e soprattutto in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove i neonati prematuri o fragili ricoverati sono spesso svegliati a causa dei rumori ambientali e di procedure mediche, monitoraggi e terapie a cui sono sottoposti, per supportarli e aiutarli nella loro cura e crescita.
La SIN promuove e sostiene, quindi, in tutte le TIN, strategie di attenzioni orientate alla tutela del sonno che mirano a ridurre le luci e i rumori ambientali, riunire le procedure assistenziali in minori interventi per evitare risvegli ripetuti, favorire il posizionamento contenitivo e il comfort posturale del neonato, promuovere il contatto pelle a pelle (kangaroo care) con i genitori.
Anche a casa alcuni comportamenti possono favorire un sonno fisiologico e sicuro nel neonato:
– riconoscere e rispettare i segnali di sonno
– mantenere routine semplici e ripetitive
– offrire un ambiente tranquillo e con stimoli moderati
– favorire la vicinanza e la regolazione emotiva attraverso la presenza del caregiver.
“Seguire tutti i consigli e le indicazioni per garantire un sonno sicuro al proprio neonato è fondamentale anche per ridurre in modo notevole il rischio di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero la Sindrome della morte in culla), evento fortunatamente raro, ma che rimane la principale causa di mortalità nel primo anno di vita, dopo il periodo neonatale”, spiega la Prof.ssa Luana Nosetti, Responsabile del Centro Disturbi Respiratori del sonno e SIDS, Clinica Pediatrica Università dell’Insubria Ospedale Filippo del Ponte di Varese. “In Italia il tasso di casi di SIDS si è ridotto a circa lo 0,5 per mille nati vivi, in calo grazie alle campagne di prevenzione, ma dobbiamo continuare ad informare i genitori sulle precauzioni più importanti da adottare”.
La SIN ribadisce alcune regole fondamentali per la sicurezza del sonno del neonato, e in particolare:
- L’avvio dell’allattamento al seno è raccomandato
Numerosi studi dimostrano che il latte materno contribuisce a ridurre il rischio di SIDS.
- Posizione supina (sulla schiena) per ogni sonno
Il bambino deve essere messo sempre sulla schiena, per ogni sonno, giorno e notte.
3. Superficie per il sonno: ferma, piatta, non inclinata
Usare solo superfici rigide e piane, conformi agli standard di sicurezza (culla, lettino).
Non far dormire in: seggiolini auto, sdraiette, cuscini, ecc. Evitare di far addormentare il piccolo altrove (no trapunte, copertine soffici…).
4. Niente oggetti morbidi o accessori nel letto
Vietati: cuscini, paracolpi, coperte, peluche, nidi, riduttori, cuscini da allattamento. L’ambiente deve essere completamente sgombro.
5. Condivisione della stanza sì, del letto no
Il bambino dovrebbe dormire nella stessa stanza dei genitori, ma su una superficie separata, mai nello stesso letto, per almeno i primi 12 mesi. Il bed-sharing non è raccomandato.
6. Evitare fumo, alcol e droghe
Non fumare in gravidanza né dopo la nascita ed evitare alcol e sostanze che alterano lo stato di vigilanza.
7. Garantire una temperatura adeguata
La temperatura ambientale va mantenuta tra i 19° e i 21°C. Evitare il surriscaldamento. Vestire il bambino in modo leggero, senza coprirgli la testa.
8. Il materasso della culla dev’essere certificato a norma CE
È consigliato usare sempre lenzuola sotto con angoli elasticizzati ed è necessario che la copertina non arrivi a coprire bocca e naso. Sì ai sacchi nanna, che aiutano il neonato a sentirsi contenuto e protetto.
9. Supervisione quando il bambino dorme in dispositivi non pensati per il sonno
Se il bambino si addormenta in seggiolini auto, passeggini, fasce o marsupi, va trasferito rapidamente su una superficie sicura.
10. Succhietto e vaccinazioni
Anche l’uso del succhietto verso il primo mese di vita durante il sonno e le vaccinazioni, eseguite secondo il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, rientrano nelle strategie per contenere il rischio di morte in culla.
Ogni neonato merita un sonno protetto e di qualità, elemento essenziale per favorire uno sviluppo neurologico ed emotivo ottimale e per accompagnarlo verso un percorso di crescita più sicuro, equilibrato e sano.
Malattie rare: sfida parte da screening neonatale
Una diagnosi nei primi giorni di vita può cambiare il destino di un bambino. È da qui che inizia la riflessione della Giornata delle Malattie Rare, celebrata il 28 febbraio, che quest’anno accende i riflettori su un tema cruciale: garantire accesso alle terapie e ai trattamenti – farmacologici e non – a tutte le persone con malattia rara, fin dalla nascita. Per le malattie rare la sfida parte dallo screening neonatale.
La Società Italiana di Neonatologia (SIN), insieme a UNIAMO Federazione Italiana Malattie Rare, richiama l’attenzione sull’evoluzione dello screening neonatale e sulle nuove prospettive aperte dal sequenziamento genomico. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: assicurare diagnosi precoci e percorsi di cura tempestivi, appropriati ed equi per ogni neonato, indipendentemente dalla regione in cui nasce.
Le malattie rare sono più di 7.000 e coinvolgono circa 300 milioni di persone nel mondo. Nel 70% dei casi hanno un’origine genetica e spesso si manifestano già in età pediatrica.
In questo scenario, lo screening neonatale rappresenta una delle più importanti conquiste della medicina preventiva. Con un semplice prelievo effettuato nei primi giorni di vita, è oggi possibile individuare precocemente diverse malattie metaboliche, endocrine e genetiche rare. Una diagnosi tempestiva permette di intervenire subito, modificando in modo significativo il decorso della patologia e migliorando qualità e aspettativa di vita.
Le nuove tecnologie di sequenziamento genomico potrebbero ampliare ulteriormente questo orizzonte, consentendo di identificare rapidamente centinaia di malattie genetiche gravi ma potenzialmente trattabili già in epoca neonatale.
Ma accanto alle opportunità emergono anche interrogativi complessi. Il sequenziamento esteso può infatti individuare varianti genetiche dal significato incerto o legate a malattie a esordio tardivo e non trattabili. Informazioni che rischiano di generare ansia nelle famiglie e di aprire delicati problemi interpretativi. Non tutte le mutazioni si traducono in una malattia clinicamente manifesta e il rischio di sovradiagnosi è reale.
“Si tratta di una prospettiva scientifica di grande rilievo, che potrebbe rafforzare il ruolo dello screening come strumento di prevenzione e di equità su tutto il territorio, ma insieme ad UNIAMO riteniamo indispensabile una ‘cabina di regia’ nazionale”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN. “Il principio guida deve restare il migliore interesse del minore e della sua famiglia. Lo screening neonatale deve offrire un beneficio diretto e concreto al neonato, limitandosi alle condizioni per le quali esiste un trattamento efficace. Ogni estensione deve essere valutata con rigore scientifico e responsabilità etica. Fondamentali risultano, inoltre, il consenso informato dei genitori, la tutela dei dati genetici e la garanzia di equità di accesso su tutto il territorio nazionale, per evitare nuove disuguaglianze in un ambito così delicato”.
La genomica neonatale può rappresentare una straordinaria opportunità per la salute pubblica e per le famiglie colpite da malattie rare, ma la sua introduzione deve avvenire all’interno di un quadro normativo chiaro, condiviso e trasparente, affinché resti uno strumento realmente orientato al bene del bambino.
“Gli screening sono programmi di salute pubblica”, sottolinea Luigi Memo, Segretario del Gruppo di Studio di Genetica Clinica Neonatale della SIN, “pensati per migliorare la salute e la qualità di vita del neonato, e non devono trasformarsi in strumenti di raccolta indiscriminata di dati o di sorveglianza genetica. La sfida è coniugare innovazione tecnologica, tutela dei diritti e responsabilità sociale. La combinazione tra diagnosi precoce, terapie innovative e interventi non farmacologici appropriati può realmente cambiare la storia naturale di molte malattie rare, ma questo è possibile solo se l’accesso alle cure è equo, continuo e strutturato”.
Negli ultimi anni, lo sviluppo delle terapie geniche ha aperto scenari fino a poco tempo fa impensabili, soprattutto quando il trattamento viene avviato precocemente. Tuttavia, la cura non si esaurisce nei farmaci o nelle tecnologie avanzate.
Accanto alle terapie farmacologiche è essenziale garantire percorsi assistenziali, riabilitativi, nutrizionali e un supporto multidisciplinare costante. La presa in carico deve essere globale, continuativa e centrata sulla persona.
“Lo screening neonatale esteso è uno straordinario strumento per individuare fin dalla nascita patologie che possono essere trattate prima che compaiano i sintomi”, dichiara la Presidente UNIAMO Annalisa Scopinaro. “I trattamenti possono essere non solo farmacologici ma anche, nella nostra visione, abilitativi e riabilitativi. Bisogna considerare la diagnosi un momento dal quale parte una presa in carico olistica che riguarda tutti gli stakeholders ed è preceduto da tanta informazione. I bambini e le loro famiglie devono essere accompagnati in un percorso di supporto e di cura che non li lasci mai da soli. Dobbiamo essere cauti e coesi rispetto a tutta una serie di tematiche, che hanno risvolti etici importanti. Come affrontare, nel caso degli screening genetici, varianti ancora non conosciute e le possibili influenze sul fenotipo. Genotipi e fenotipi non congruenti. Patologie c.d. late onset, cioè a insorgenza tardiva. Dovremmo scegliere le patologie da screenare con ampio consenso da parte di tutte le comunità coinvolte: scientifica, istituzionale, associativa”.
Per trasformare questa visione in realtà serve un’azione coordinata tra istituzioni, medici specialisti – biologi, genetisti, neonatologi, psicologi – e associazioni delle persone con malattia rara e delle loro famiglie, come UNIAMO. L’obiettivo è costruire un sistema di screening capace di superare le disuguaglianze territoriali. E garantire a ogni neonato, ovunque nasca, il diritto a una diagnosi precoce e alle migliori cure disponibili. Perché nelle malattie rare il tempo conta. E spesso comincia a contare fin dal primo giorno di vita.
Lettura ad alta voce per tutti i neonati
In occasione della Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce, che ricorre 4 febbraio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la diffusione della cultura della lettura condivisa ad alta voce per tutti i neonati e in particolare per i neonati prematuri, nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN).
I nati pretermine sono a rischio di sviluppo neurologico atipico non solo per quanto riguarda gli aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e sociali, pur in assenza di lesioni cerebrali maggiori. Tale rischio aumenta quanto più il neonato è prematuro.
Il miglioramento dell’assistenza ostetrica e neonatologica ha determinato un incremento dei tassi di sopravvivenza e una riduzione della morbilità severa alla dimissione dalle TIN, rendendo sempre più evidente la necessità di prevenire e mitigare gli esiti a lungo termine. Le percentuali di ritardo del linguaggio nei neonati pretermine con età gestazionale inferiore alle 32 settimane sono comprese tra il 24% e il 32%.
Esistono periodi sensibili e critici dello sviluppo, in cui l’assenza di un’adeguata stimolazione o l’esposizione a esperienze sensoriali inappropriate può alterare i processi maturativi.
Il cervello in via di sviluppo necessita di input sensoriali specifici, forniti al momento opportuno. Nel grembo materno la voce della madre rappresenta il suono dominante: a partire dalla 28a settimana il feto è in grado di discriminare tra suoni di diversa intensità, come le voci maschili e femminili. L’apprendimento uditivo e le basi dello sviluppo del linguaggio iniziano nel terzo trimestre; il riconoscimento della voce materna avverrebbe verosimilmente intorno alla 32a settimana. Questo canale privilegiato di apprendimento e relazione viene bruscamente interrotto dalla nascita pretermine.
Non esistono studi che quantifichino con precisione gli effetti della mancanza di stimoli linguistici da parte della mamma conseguente alla nascita pretermine; tuttavia, è plausibile che essa sia estremamente significativa, soprattutto in assenza di un’apertura H24 delle TIN ai genitori. Considerando che mediamente una persona parla dalle 2,5 alle 3,5 ore al giorno, utilizzando circa 16.000 parole, risulta evidente la riduzione dell’acquisizione linguistica. In altri termini, la quantità di contatto tra figli e genitori è strettamente correlata allo sviluppo del linguaggio. Inoltre, i neonati pretermine hanno difficoltà a distinguere i suoni rilevanti da quelli di sottofondo: i rumori ambientali possono ostacolare il riconoscimento delle voci genitoriali, ulteriormente attenuate dalle pareti dell’incubatrice.
“La ridotta esposizione prenatale al linguaggio umano, l’ambiente uditivo stressante delle TIN, la diminuzione del linguaggio diretto al neonato, indubbiamente meno ricco di contenuti relazionali , dovuta sia all’inibizione emotiva dei genitori, sia alla rotazione degli operatori sanitari sono indicati come principali fattori di rischio per lo sviluppo del linguaggio e della capacità di autoregolazione in questi bambini”, spiega il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN.
Prosegue: “La cura del neonato in collaborazione con la famiglia, attuata attraverso programmi di assistenza individualizzata, viene oggi considerata uno standard assistenziale imprescindibile nelle TIN e comprende diverse strategie volte a promuovere il neurosviluppo. Tra queste, nel rispetto dei segnali comportamentali del neonato, si inserisce la lettura ad alta voce. Una presenza genitoriale più costante, favorita dall’apertura H24 dei reparti e da specifici programmi di accoglienza e, di conseguenza, una maggiore esposizione alle parole, sono associate a un incremento delle vocalizzazioni neonatali e a un migliore sviluppo del linguaggio espressivo”.
Numerosi studi hanno evidenziato gli effetti benefici dell’esposizione alla voce materna registrata; tuttavia, la lettura ad alta voce si distingue per la possibilità di instaurare una relazione diretta e significativa tra genitore e figlio.
In un recente studio condotto dalla Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini, Ausl Romagna, Cesena, e il Laboratorio di Psicodinamica dello Sviluppo, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, sede di Cesena, i genitori di alcuni neonati pretermine hanno ricevuto un libro illustrato. Sono stati supportati nella lettura in TIN e nella sua prosecuzione dopo la dimissione. I risultati sono stati confrontati con quelli di neonati reclutati prima dell’implementazione dell’intervento. I bambini esposti alla lettura ad alta voce hanno mostrato, nel follow-up, punteggi alle scale di neurosviluppo più stabili e meno soggetti a un declino nel tempo.
Condividere la lettura di un libro tra un adulto e un bambino, anche in epoca neonatale, sia pretermine, sia a termine, è molto più di un semplice trasferimento di informazioni. In quello che può apparire come un semplice scambio di parole o gesti è presente una profonda dimensione affettiva che costruisce e definisce la relazione genitore-figlio. La lettura è un vero e proprio atto sociale, legato alla relazione affettiva. Rappresenta un valido supporto alla crescita e allo sviluppo della capacità di regolazione emotiva del neonato. Leggere ad alta voce contribuisce, inoltre, a promuovere una cultura relazionale che contrasta l’utilizzo eccessivo dei dispositivi digitali nei primi anni di vita.
Nell’ambito delle iniziative volte a favorire la lettura nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale, la SIN ha donato a tutti i Centri di Neonatologia italiani una copia del libro “Nel tuo abbraccio. E’ un vero e proprio “viaggio in rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, ideato da Vivere ETS Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, con il contributo e la supervisione scientifica della SIN e della SIN INF (Società Italiana di Neonatologia Infermieristica), edito da Carthusia.
La SIN sostiene, inoltre, il programma nazionale Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce in famiglia nei bambini da 0 a 6 anni.
“La Società Italiana di Neonatologia è in prima linea nel promuovere l’assistenza in collaborazione con le famiglie nelle Terapie Intensive Neonatali italiane, l’apertura H24 dei reparti ai genitori e tutte le iniziative a sostegno della salute e del benessere del neonato e della sua famiglia nei primi 1000 giorni di vita. Tutti noi neonatologiconsideriamo i genitori una parte integrante delle nostre cure verso il neonato”, continua Agosti.
“In questo contesto, la lettura ad alta voce dei genitori in TIN si configura come un intervento potente a supporto del neurosviluppo. A fronte dei tanti benefici emotivi, relazionali e fisici a breve e lungo termine legati alla presenza dei genitori in TIN, non è più accettabile limitarne l’ingresso, adducendo l’infondata giustificazione che possa aumentare il rischio infettivo. Esistono al contrario solidi studi scientifici che dimostrano come la loro presenza riduca le infezioni neonatali”, sottolinea.
“A tale proposito, gli Standard Assistenziali Europei per la salute del neonato incentivano la strutturazione dell’ambiente fisico delle TIN in modo da facilitare il coinvolgimento dei genitori in tutti gli ambiti di cura dei loro neonati. E documentano, supportati da rigorose metanalisi e dagli ultimi Global Position Papers dell’OMS, la ridotta mortalità ed incidenza di infezioni che ne consegue, attraverso l’implementazione della pratica della Kangaroo Care e dell’aumento dei tassi di allattamento al seno. La lettura ad alta voce, oltre ai sopracitati benefici in termini di neurosviluppo, diventa un ulteriore strumento di partecipazione attiva alle cure, sostenuta dall’apertura H24 dei reparti di TIN”, conclude la Dott.ssa Irene Papa, Segretaria del Gruppo di Studio Care Neonatale della SIN.
Giornata Mondiale Prematurità
“Garantire ai neonati prematuri il miglior inizio possibile per un futuro in salute”. È questo il claim della Giornata Mondiale della Prematurità 2025, che si celebrerà il 17 novembre e che, grazie alla Global Foundation for the Care of Newborn Infants GFCNI,è stata inserita ufficialmente nel calendario dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità),riconoscendo a livello globale la nascita pretermine come priorità sanitaria.
I primi giorni e mesi di vita rappresentano un periodo delicato e decisivo, nel quale si pongono le basi per la crescita, lo sviluppo cognitivo e la salute a lungo termine del neonato. Garantire il miglior inizio possibile è ancora più fondamentale per i neonati prematuri, che hanno bisogno di cure di elevatissima qualità fin dai primi istanti e assistenza personalizzata, il più possibile a contatto con i genitori.
La nascita pretermine, definita come un parto che avviene prima delle 37 settimane complete di gestazione, comporta significativi fattori di rischio per la salute dei bambini, che possono influire non solo sulla prima infanzia, ma anche sullo sviluppo a lungo termine. Ogni anno nel mondo circa 13,4 milioni di neonati vengono alla luce prima della 37ª settimana di gestazione, ovvero 1 bambino su 10. Malgrado gli sforzi a livello internazionale, il tasso globale di nascite pretermine non è diminuito in modo significativo nell’ultimo decennio: la riduzione annuale stimata è di circa lo 0,14% tra il 2010 e il 2020.
La prematurità è la principale causa di mortalità neonatale nei bambini sotto i 5 anni di vita in tutto il mondo, ma ancora con forti disuguaglianze. Uno studio del 2025 mostra che la sopravvivenza fino alla dimissione dagli ospedali dei neonati estremamente pretermine (<29 settimane) è circa il 70% nei paesi ad alto reddito, ma solo il 44% nei paesi a basso e medio reddito. In Italia, la sopravvivenza alla dimissione è già del 74% a 24-27 settimane di età gestazionale e sale al 93% a 28-29 settimane, al 97% a 30-31 settimane e > 99% sopra le 32 settimane (Report INNSIN 2024).
I bambini nati molto pretermine (≤28 settimane) sono a rischio di disabilità neurocognitive. Tuttavia, negli ultimi anni, la ricerca sul loro sviluppo neurologico ha consolidato evidenze chiare sull’utilità di interventi precoci e pratiche di cura che migliorano gli esiti a breve e lungo termine:
- favorire il più possibile il contatto precoce e prolungato genitore-bambino (Kangaroo Care) durante il ricovero;
- implementare programmi di intervento precoce che coinvolgano e istruiscano i genitori nelle attività di stimolazione sensomotoria e relazionale;
- gestire il dolore, attraverso protocolli sistematici, per la protezione sensoriale e per la dimissione con piano di follow-up neuroevolutivo;
- assicurare continuità di cura territoriale e accesso rapido a servizi di riabilitazione, quando necessari.
Anche la cura nutrizionale dei neonati prematuri rappresenta oggi un tassello cruciale per garantire crescita adeguata, sviluppo neurocognitivo ottimale e riduzione delle complicanze. La nutrizione del neonato prematuro non è solo una questione di “sopravvivenza”, ma di ottimizzazione della crescita, dello sviluppo e della salute a lungo termine. Recenti linee guida confermano che un approccio nutrizionale precoce, mirato e multidisciplinare è un pilastro fondamentale della cura della prematurità. Le raccomandazioni dell’European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) e di linee guida nazionali (come quelle della Società Italiana di Neonatologia (SIN) del 2016 e della Sociedade Portuguesa de Neonatologia del 2023) sottolineano l’importanza dell’alimentazione con latte materno o in alternativa con latte umano donato.
Il latte materno è un dono prezioso per iniziare la vita in salute per ogni neonato, e ancor più, accanto alle terapie farmacologiche, per quelli più fragili, come i prematuri. A tal proposito, il governo italiano ha recentemente recepito il documento “Disponibilità del latte umano donato”, a cura del Gruppo di Lavoro per il monitoraggio dell’appropriatezza operativa e gestionale delle Banche del Latte Umano Donato in Italia (costituito con decreto direttoriale del Ministero della Salute nel 2022), realizzato per mettere in atto una serie di interventi che possano contribuire a qualificare e rendere più efficace il sistema delle banche del latte umano donato nel nostro Paese (GU n° 47 del 26 febbraio 2025).
Tali interventi potranno essere utili affinché il latte umano donato possa essere trasportato alle Terapie Intensive Neonatali sprovviste di banca del latte. Ugualmente importante è l’attenzione alla nutrizione nel corso dei primi anni di vita, poiché la nascita pretermine può costituire un fattore predisponente all’insorgenza di problematiche metaboliche a lungo termine, quali il sovrappeso e l’obesità.
Per ridurre l’impatto della prematurità e migliorarne gli esiti è fondamentale un approccio articolato e globale, da parte di tutti gli operatori coinvolti, comprese le istituzioni politiche:
– prevenzione primaria: migliorare la salute materna (nutrizione, assistenza prenatale, gestione delle infezioni e delle complicanze ostetriche), promuovere gravidanze sicure e informate;
– miglioramento dei dati e del monitoraggio: molti paesi non dispongono di dati affidabili sulla gestazione, peso alla nascita e assistenza neonatale; ciò limita la pianificazione e l’intervento;
– assistenza neonatale di qualità: per i nati pretermine, accesso a cure neonatali (tutte le settimane di gestazione), terapia intensiva se necessaria, supporto allo sviluppo (ad es. Kangaroo Care);
– riduzione delle disuguaglianze: potenziare i sistemi sanitari nei paesi a basso medio reddito, garantire che ogni neonato — ovunque nasca — abbia accesso alle cure necessarie;
– follow-up e supporto dello sviluppo: garantire che i bambini nati pretermine abbiano accesso a screening per lo sviluppo neurocognitivo, interventi precoci e sostegno educativo e sociale quando necessario.
“Dobbiamo offrire ad ogni bambino che nasce troppo presto non solo la sopravvivenza, ma anche una qualità di vita la migliore possibile”, afferma il Presidente SIN, Prof. Massimo Agosti. “Questa sfida è tanto sanitaria, quanto etica e sociale: ridurre le problematiche legate alla prematurità e attenuarne gli effetti significa investire nel futuro dell’umanità. In questa prospettiva, i primi momenti di vita rappresentano il cuore dei primi mille giorni e sono determinanti per la salute futura dei neonati. La SIN ribadisce la necessità di un impegno concreto da parte delle Istituzioni nazionali e regionali per potenziare le reti perinatali, assicurare risorse adeguate alle Terapie Intensive Neonatali e garantire la continuità assistenziale dopo la dimissione”. “Investire nella cura dei neonati pretermine significa investire nel futuro del Paese: in termini di salute, sviluppo e inclusione sociale”, conclude Agosti.
Le iniziative per la Giornata Mondiale della Prematurità 2025
“NEL TUO ABBRACCIO”: DIECI FILASTROCCHE RACCONTANO LA CARTA DEI DIRITTI DEL NEONATO PREMATURO
Un vero e proprio “viaggio in rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro: “Nel tuo abbraccio” è il nuovo libro, voluto da Vivere ETS Coordinamento nazionale delle associazioni dei genitori, con la collaborazione di tutte le 25 associazioni che rappresenta, con il contributo e la supervisione scientifica della Società Italiana di Neonatologia. Edito da Carthusia, con l’autrice Anna Sarfatti e l’illustratrice Sophie Fatus, ha ricevuto il patrocinio, oltre che della SIN, anche di SIN INF, SIMP, SIP, AOGOI e SIGO.
Dieci filastrocche, con piccoli passi poetici e tenere illustrazioni, per celebrare i 15 anni della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, la prima dedicata ai neonati in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), nata dalla collaborazione tra associazioni di genitori, operatori e società scientifiche. Questa raccolta, pensata per accompagnare le famiglie nel loro viaggio in TIN, tra diritti, cure e sostegno, è adatta a progetti di lettura in reparto, ma è rivolta a tutti e ha lo scopo di sensibilizzare, anche opinione pubblica e istituzioni, su un tema così importante come la nascita prematura. “Nel tuo abbraccio” è distribuito nelle librerie e attraverso Vivere ETS e le Associazioni locali.
L’ITALIA SI COLORA DI VIOLA!
Da Sud a Nord, il 17 novembre tutta l’Italia si colorerà di viola, colore ufficiale della giornata, per i neonati prematuri e le loro famiglie. Ospedali, reparti di Terapia Intensiva Neonatale, Comuni, piazze, monumenti ed edifici accenderanno una luce viola, aderendo alla Giornata Mondiale della Prematurità. Già in tantissimi hanno manifestato piena adesione all’iniziativa, mostrando sensibilità alla causa e disponibilità a promuovere la giornata, con l’illuminazione e attraverso siti web, social e canali istituzionali.
SIN e Vivere ETS hanno, inoltre, realizzato una raccolta digitale, il KIT VIOLA PER I NEONATI PREMATURI, con i file della campagna ufficiale di sensibilizzazione per la Giornata Mondiale della Prematurità 2025, utilizzabili sui social o da stampare. C’è poi il MINI KIT VIOLA DIGITALE, pensato a supporto delle attività dedicate ai bambini, per scuole, associazioni, ecc., con file, schede informative, disegni da colorare, immagini e video sul tema dei nati prematuri, per spiegare anche ai più piccoli e in modo semplice che cosa è la prematurità.
E per chi lo desidera, potrà inviare una propria interpretazione creativa della prematurità (disegni, testi, immagini, foto, video, ecc.), in formato digitale, partecipando all’iniziativa “LA PREMATURITÀ PER ME”, un altro modo per riflettere e raccontare, secondo il punto di vista dei più piccoli, la nascita prematura. La Giornata Mondiale della Prematurità sarà raccontata, supportata e condivisa attraverso i social ufficiali della SIN, su cui saranno pubblicate tutte le foto e i video ricevuti degli eventi in TIN e in città e dei siti illuminati o colorati di viola.
Mutual Gaze
In occasione della Giornata Mondiale della vista, il 9 ottobre scorso, la SIN ha ribadito l’importanza della prevenzione per l’identificazione precoce di patologie come retinopatia del prematuro e cataratta congenita. La vista si sviluppa durante la vita fetale secondo tre momenti di scatto di crescita: a 16-20 settimane, 28-32 e infine dopo 37 settimane di età gestazionale. La vista riveste un ruolo fondamentale nella precoce costruzione della sfera relazionale del neonato. Il “mutual gaze” definisce la condizione dinamica in cui madre e neonato mantengono e regolano mutualmente il loro sguardo diretto l’uno verso l’altro.
Questo speciale contatto visivo è in grado di influenzare reciprocamente le risposte comportamentali e gli stati emozionali e cognitivi. Si può, infatti, ipotizzare che i bambini che vivono precocemente esperienze frequenti e positive, ma soprattutto durature, di “mutual gaze” con i propri genitori siano maggiormente predisposti allo sviluppo di relazione, al controllo dell’attenzione e alla regolazione emotiva negli anni successivi.
In presenza di deficit neurosensoriali quali la sordità, studi condotti sul “mutual gaze”, in cui almeno uno dei due soggetti della diade madre-neonato ne era affetto, hanno osservato che i bambini trascorrevano meno tempo guardando altrove e più tempo guardando la propria mamma, enfatizzando l’importanza dell’attenzione visiva in presenza di ipoacusia. Le madri sorde, inoltre, usavano di più strategie visive di contatto, mentre le madri normoudenti si basavano di più sulla vocalizzazione, pur in presenza di figli sordi.
“L’assenza di interazioni di ‘mutual gaze‘ può rappresentare un motivo di preoccupazione, in quanto un contatto oculare assente o debole potrebbe essere un segno precoce di condizioni atipiche, in particolare nell’ambito del neurosviluppo, oltre che di alterata funzione visiva”, ha evidenziato Gabriella Araimo, Segretario del Gruppo di Studio Organi di senso della SIN.
Grazie all’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nel 2017, i neonati sono sottoposti a screening visivi (come il test del riflesso rosso), che permettono di prevenire alcune forme di ipovisione e cecità.
“La prevenzione a tutela della vista dei neonati è sempre più importante non solo per l’identificazione precoce e la presa in carico tempestiva di patologie potenzialmente invalidanti, quali la retinopatia del prematuro e la cataratta congenita, ma anche per lo sviluppo relazionale sin dai primi momenti di vita”, ha concluso il Presidente SIN Massimo Agosti.