Lettura ad alta voce per tutti i neonati
In occasione della Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce, che ricorre 4 febbraio, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la diffusione della cultura della lettura condivisa ad alta voce per tutti i neonati e in particolare per i neonati prematuri, nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN).
I nati pretermine sono a rischio di sviluppo neurologico atipico non solo per quanto riguarda gli aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e sociali, pur in assenza di lesioni cerebrali maggiori. Tale rischio aumenta quanto più il neonato è prematuro.
Il miglioramento dell’assistenza ostetrica e neonatologica ha determinato un incremento dei tassi di sopravvivenza e una riduzione della morbilità severa alla dimissione dalle TIN, rendendo sempre più evidente la necessità di prevenire e mitigare gli esiti a lungo termine. Le percentuali di ritardo del linguaggio nei neonati pretermine con età gestazionale inferiore alle 32 settimane sono comprese tra il 24% e il 32%.
Esistono periodi sensibili e critici dello sviluppo, in cui l’assenza di un’adeguata stimolazione o l’esposizione a esperienze sensoriali inappropriate può alterare i processi maturativi.
Il cervello in via di sviluppo necessita di input sensoriali specifici, forniti al momento opportuno. Nel grembo materno la voce della madre rappresenta il suono dominante: a partire dalla 28a settimana il feto è in grado di discriminare tra suoni di diversa intensità, come le voci maschili e femminili. L’apprendimento uditivo e le basi dello sviluppo del linguaggio iniziano nel terzo trimestre; il riconoscimento della voce materna avverrebbe verosimilmente intorno alla 32a settimana. Questo canale privilegiato di apprendimento e relazione viene bruscamente interrotto dalla nascita pretermine.
Non esistono studi che quantifichino con precisione gli effetti della mancanza di stimoli linguistici da parte della mamma conseguente alla nascita pretermine; tuttavia, è plausibile che essa sia estremamente significativa, soprattutto in assenza di un’apertura H24 delle TIN ai genitori. Considerando che mediamente una persona parla dalle 2,5 alle 3,5 ore al giorno, utilizzando circa 16.000 parole, risulta evidente la riduzione dell’acquisizione linguistica. In altri termini, la quantità di contatto tra figli e genitori è strettamente correlata allo sviluppo del linguaggio. Inoltre, i neonati pretermine hanno difficoltà a distinguere i suoni rilevanti da quelli di sottofondo: i rumori ambientali possono ostacolare il riconoscimento delle voci genitoriali, ulteriormente attenuate dalle pareti dell’incubatrice.
“La ridotta esposizione prenatale al linguaggio umano, l’ambiente uditivo stressante delle TIN, la diminuzione del linguaggio diretto al neonato, indubbiamente meno ricco di contenuti relazionali , dovuta sia all’inibizione emotiva dei genitori, sia alla rotazione degli operatori sanitari sono indicati come principali fattori di rischio per lo sviluppo del linguaggio e della capacità di autoregolazione in questi bambini”, spiega il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN.
Prosegue: “La cura del neonato in collaborazione con la famiglia, attuata attraverso programmi di assistenza individualizzata, viene oggi considerata uno standard assistenziale imprescindibile nelle TIN e comprende diverse strategie volte a promuovere il neurosviluppo. Tra queste, nel rispetto dei segnali comportamentali del neonato, si inserisce la lettura ad alta voce. Una presenza genitoriale più costante, favorita dall’apertura H24 dei reparti e da specifici programmi di accoglienza e, di conseguenza, una maggiore esposizione alle parole, sono associate a un incremento delle vocalizzazioni neonatali e a un migliore sviluppo del linguaggio espressivo”.
Numerosi studi hanno evidenziato gli effetti benefici dell’esposizione alla voce materna registrata; tuttavia, la lettura ad alta voce si distingue per la possibilità di instaurare una relazione diretta e significativa tra genitore e figlio.
In un recente studio condotto dalla Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini, Ausl Romagna, Cesena, e il Laboratorio di Psicodinamica dello Sviluppo, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, sede di Cesena, i genitori di alcuni neonati pretermine hanno ricevuto un libro illustrato. Sono stati supportati nella lettura in TIN e nella sua prosecuzione dopo la dimissione. I risultati sono stati confrontati con quelli di neonati reclutati prima dell’implementazione dell’intervento. I bambini esposti alla lettura ad alta voce hanno mostrato, nel follow-up, punteggi alle scale di neurosviluppo più stabili e meno soggetti a un declino nel tempo.
Condividere la lettura di un libro tra un adulto e un bambino, anche in epoca neonatale, sia pretermine, sia a termine, è molto più di un semplice trasferimento di informazioni. In quello che può apparire come un semplice scambio di parole o gesti è presente una profonda dimensione affettiva che costruisce e definisce la relazione genitore-figlio. La lettura è un vero e proprio atto sociale, legato alla relazione affettiva. Rappresenta un valido supporto alla crescita e allo sviluppo della capacità di regolazione emotiva del neonato. Leggere ad alta voce contribuisce, inoltre, a promuovere una cultura relazionale che contrasta l’utilizzo eccessivo dei dispositivi digitali nei primi anni di vita.
Nell’ambito delle iniziative volte a favorire la lettura nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale, la SIN ha donato a tutti i Centri di Neonatologia italiani una copia del libro “Nel tuo abbraccio. E’ un vero e proprio “viaggio in rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, ideato da Vivere ETS Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, con il contributo e la supervisione scientifica della SIN e della SIN INF (Società Italiana di Neonatologia Infermieristica), edito da Carthusia.
La SIN sostiene, inoltre, il programma nazionale Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce in famiglia nei bambini da 0 a 6 anni.
“La Società Italiana di Neonatologia è in prima linea nel promuovere l’assistenza in collaborazione con le famiglie nelle Terapie Intensive Neonatali italiane, l’apertura H24 dei reparti ai genitori e tutte le iniziative a sostegno della salute e del benessere del neonato e della sua famiglia nei primi 1000 giorni di vita. Tutti noi neonatologiconsideriamo i genitori una parte integrante delle nostre cure verso il neonato”, continua Agosti.
“In questo contesto, la lettura ad alta voce dei genitori in TIN si configura come un intervento potente a supporto del neurosviluppo. A fronte dei tanti benefici emotivi, relazionali e fisici a breve e lungo termine legati alla presenza dei genitori in TIN, non è più accettabile limitarne l’ingresso, adducendo l’infondata giustificazione che possa aumentare il rischio infettivo. Esistono al contrario solidi studi scientifici che dimostrano come la loro presenza riduca le infezioni neonatali”, sottolinea.
“A tale proposito, gli Standard Assistenziali Europei per la salute del neonato incentivano la strutturazione dell’ambiente fisico delle TIN in modo da facilitare il coinvolgimento dei genitori in tutti gli ambiti di cura dei loro neonati. E documentano, supportati da rigorose metanalisi e dagli ultimi Global Position Papers dell’OMS, la ridotta mortalità ed incidenza di infezioni che ne consegue, attraverso l’implementazione della pratica della Kangaroo Care e dell’aumento dei tassi di allattamento al seno. La lettura ad alta voce, oltre ai sopracitati benefici in termini di neurosviluppo, diventa un ulteriore strumento di partecipazione attiva alle cure, sostenuta dall’apertura H24 dei reparti di TIN”, conclude la Dott.ssa Irene Papa, Segretaria del Gruppo di Studio Care Neonatale della SIN.
Giornata Mondiale Prematurità
“Garantire ai neonati prematuri il miglior inizio possibile per un futuro in salute”. È questo il claim della Giornata Mondiale della Prematurità 2025, che si celebrerà il 17 novembre e che, grazie alla Global Foundation for the Care of Newborn Infants GFCNI,è stata inserita ufficialmente nel calendario dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità),riconoscendo a livello globale la nascita pretermine come priorità sanitaria.
I primi giorni e mesi di vita rappresentano un periodo delicato e decisivo, nel quale si pongono le basi per la crescita, lo sviluppo cognitivo e la salute a lungo termine del neonato. Garantire il miglior inizio possibile è ancora più fondamentale per i neonati prematuri, che hanno bisogno di cure di elevatissima qualità fin dai primi istanti e assistenza personalizzata, il più possibile a contatto con i genitori.
La nascita pretermine, definita come un parto che avviene prima delle 37 settimane complete di gestazione, comporta significativi fattori di rischio per la salute dei bambini, che possono influire non solo sulla prima infanzia, ma anche sullo sviluppo a lungo termine. Ogni anno nel mondo circa 13,4 milioni di neonati vengono alla luce prima della 37ª settimana di gestazione, ovvero 1 bambino su 10. Malgrado gli sforzi a livello internazionale, il tasso globale di nascite pretermine non è diminuito in modo significativo nell’ultimo decennio: la riduzione annuale stimata è di circa lo 0,14% tra il 2010 e il 2020.
La prematurità è la principale causa di mortalità neonatale nei bambini sotto i 5 anni di vita in tutto il mondo, ma ancora con forti disuguaglianze. Uno studio del 2025 mostra che la sopravvivenza fino alla dimissione dagli ospedali dei neonati estremamente pretermine (<29 settimane) è circa il 70% nei paesi ad alto reddito, ma solo il 44% nei paesi a basso e medio reddito. In Italia, la sopravvivenza alla dimissione è già del 74% a 24-27 settimane di età gestazionale e sale al 93% a 28-29 settimane, al 97% a 30-31 settimane e > 99% sopra le 32 settimane (Report INNSIN 2024).
I bambini nati molto pretermine (≤28 settimane) sono a rischio di disabilità neurocognitive. Tuttavia, negli ultimi anni, la ricerca sul loro sviluppo neurologico ha consolidato evidenze chiare sull’utilità di interventi precoci e pratiche di cura che migliorano gli esiti a breve e lungo termine:
- favorire il più possibile il contatto precoce e prolungato genitore-bambino (Kangaroo Care) durante il ricovero;
- implementare programmi di intervento precoce che coinvolgano e istruiscano i genitori nelle attività di stimolazione sensomotoria e relazionale;
- gestire il dolore, attraverso protocolli sistematici, per la protezione sensoriale e per la dimissione con piano di follow-up neuroevolutivo;
- assicurare continuità di cura territoriale e accesso rapido a servizi di riabilitazione, quando necessari.
Anche la cura nutrizionale dei neonati prematuri rappresenta oggi un tassello cruciale per garantire crescita adeguata, sviluppo neurocognitivo ottimale e riduzione delle complicanze. La nutrizione del neonato prematuro non è solo una questione di “sopravvivenza”, ma di ottimizzazione della crescita, dello sviluppo e della salute a lungo termine. Recenti linee guida confermano che un approccio nutrizionale precoce, mirato e multidisciplinare è un pilastro fondamentale della cura della prematurità. Le raccomandazioni dell’European Society for Paediatric Gastroenterology Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) e di linee guida nazionali (come quelle della Società Italiana di Neonatologia (SIN) del 2016 e della Sociedade Portuguesa de Neonatologia del 2023) sottolineano l’importanza dell’alimentazione con latte materno o in alternativa con latte umano donato.
Il latte materno è un dono prezioso per iniziare la vita in salute per ogni neonato, e ancor più, accanto alle terapie farmacologiche, per quelli più fragili, come i prematuri. A tal proposito, il governo italiano ha recentemente recepito il documento “Disponibilità del latte umano donato”, a cura del Gruppo di Lavoro per il monitoraggio dell’appropriatezza operativa e gestionale delle Banche del Latte Umano Donato in Italia (costituito con decreto direttoriale del Ministero della Salute nel 2022), realizzato per mettere in atto una serie di interventi che possano contribuire a qualificare e rendere più efficace il sistema delle banche del latte umano donato nel nostro Paese (GU n° 47 del 26 febbraio 2025).
Tali interventi potranno essere utili affinché il latte umano donato possa essere trasportato alle Terapie Intensive Neonatali sprovviste di banca del latte. Ugualmente importante è l’attenzione alla nutrizione nel corso dei primi anni di vita, poiché la nascita pretermine può costituire un fattore predisponente all’insorgenza di problematiche metaboliche a lungo termine, quali il sovrappeso e l’obesità.
Per ridurre l’impatto della prematurità e migliorarne gli esiti è fondamentale un approccio articolato e globale, da parte di tutti gli operatori coinvolti, comprese le istituzioni politiche:
– prevenzione primaria: migliorare la salute materna (nutrizione, assistenza prenatale, gestione delle infezioni e delle complicanze ostetriche), promuovere gravidanze sicure e informate;
– miglioramento dei dati e del monitoraggio: molti paesi non dispongono di dati affidabili sulla gestazione, peso alla nascita e assistenza neonatale; ciò limita la pianificazione e l’intervento;
– assistenza neonatale di qualità: per i nati pretermine, accesso a cure neonatali (tutte le settimane di gestazione), terapia intensiva se necessaria, supporto allo sviluppo (ad es. Kangaroo Care);
– riduzione delle disuguaglianze: potenziare i sistemi sanitari nei paesi a basso medio reddito, garantire che ogni neonato — ovunque nasca — abbia accesso alle cure necessarie;
– follow-up e supporto dello sviluppo: garantire che i bambini nati pretermine abbiano accesso a screening per lo sviluppo neurocognitivo, interventi precoci e sostegno educativo e sociale quando necessario.
“Dobbiamo offrire ad ogni bambino che nasce troppo presto non solo la sopravvivenza, ma anche una qualità di vita la migliore possibile”, afferma il Presidente SIN, Prof. Massimo Agosti. “Questa sfida è tanto sanitaria, quanto etica e sociale: ridurre le problematiche legate alla prematurità e attenuarne gli effetti significa investire nel futuro dell’umanità. In questa prospettiva, i primi momenti di vita rappresentano il cuore dei primi mille giorni e sono determinanti per la salute futura dei neonati. La SIN ribadisce la necessità di un impegno concreto da parte delle Istituzioni nazionali e regionali per potenziare le reti perinatali, assicurare risorse adeguate alle Terapie Intensive Neonatali e garantire la continuità assistenziale dopo la dimissione”. “Investire nella cura dei neonati pretermine significa investire nel futuro del Paese: in termini di salute, sviluppo e inclusione sociale”, conclude Agosti.
Le iniziative per la Giornata Mondiale della Prematurità 2025
“NEL TUO ABBRACCIO”: DIECI FILASTROCCHE RACCONTANO LA CARTA DEI DIRITTI DEL NEONATO PREMATURO
Un vero e proprio “viaggio in rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro: “Nel tuo abbraccio” è il nuovo libro, voluto da Vivere ETS Coordinamento nazionale delle associazioni dei genitori, con la collaborazione di tutte le 25 associazioni che rappresenta, con il contributo e la supervisione scientifica della Società Italiana di Neonatologia. Edito da Carthusia, con l’autrice Anna Sarfatti e l’illustratrice Sophie Fatus, ha ricevuto il patrocinio, oltre che della SIN, anche di SIN INF, SIMP, SIP, AOGOI e SIGO.
Dieci filastrocche, con piccoli passi poetici e tenere illustrazioni, per celebrare i 15 anni della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, la prima dedicata ai neonati in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), nata dalla collaborazione tra associazioni di genitori, operatori e società scientifiche. Questa raccolta, pensata per accompagnare le famiglie nel loro viaggio in TIN, tra diritti, cure e sostegno, è adatta a progetti di lettura in reparto, ma è rivolta a tutti e ha lo scopo di sensibilizzare, anche opinione pubblica e istituzioni, su un tema così importante come la nascita prematura. “Nel tuo abbraccio” è distribuito nelle librerie e attraverso Vivere ETS e le Associazioni locali.
L’ITALIA SI COLORA DI VIOLA!
Da Sud a Nord, il 17 novembre tutta l’Italia si colorerà di viola, colore ufficiale della giornata, per i neonati prematuri e le loro famiglie. Ospedali, reparti di Terapia Intensiva Neonatale, Comuni, piazze, monumenti ed edifici accenderanno una luce viola, aderendo alla Giornata Mondiale della Prematurità. Già in tantissimi hanno manifestato piena adesione all’iniziativa, mostrando sensibilità alla causa e disponibilità a promuovere la giornata, con l’illuminazione e attraverso siti web, social e canali istituzionali.
SIN e Vivere ETS hanno, inoltre, realizzato una raccolta digitale, il KIT VIOLA PER I NEONATI PREMATURI, con i file della campagna ufficiale di sensibilizzazione per la Giornata Mondiale della Prematurità 2025, utilizzabili sui social o da stampare. C’è poi il MINI KIT VIOLA DIGITALE, pensato a supporto delle attività dedicate ai bambini, per scuole, associazioni, ecc., con file, schede informative, disegni da colorare, immagini e video sul tema dei nati prematuri, per spiegare anche ai più piccoli e in modo semplice che cosa è la prematurità.
E per chi lo desidera, potrà inviare una propria interpretazione creativa della prematurità (disegni, testi, immagini, foto, video, ecc.), in formato digitale, partecipando all’iniziativa “LA PREMATURITÀ PER ME”, un altro modo per riflettere e raccontare, secondo il punto di vista dei più piccoli, la nascita prematura. La Giornata Mondiale della Prematurità sarà raccontata, supportata e condivisa attraverso i social ufficiali della SIN, su cui saranno pubblicate tutte le foto e i video ricevuti degli eventi in TIN e in città e dei siti illuminati o colorati di viola.
Mutual Gaze
In occasione della Giornata Mondiale della vista, il 9 ottobre scorso, la SIN ha ribadito l’importanza della prevenzione per l’identificazione precoce di patologie come retinopatia del prematuro e cataratta congenita. La vista si sviluppa durante la vita fetale secondo tre momenti di scatto di crescita: a 16-20 settimane, 28-32 e infine dopo 37 settimane di età gestazionale. La vista riveste un ruolo fondamentale nella precoce costruzione della sfera relazionale del neonato. Il “mutual gaze” definisce la condizione dinamica in cui madre e neonato mantengono e regolano mutualmente il loro sguardo diretto l’uno verso l’altro.
Questo speciale contatto visivo è in grado di influenzare reciprocamente le risposte comportamentali e gli stati emozionali e cognitivi. Si può, infatti, ipotizzare che i bambini che vivono precocemente esperienze frequenti e positive, ma soprattutto durature, di “mutual gaze” con i propri genitori siano maggiormente predisposti allo sviluppo di relazione, al controllo dell’attenzione e alla regolazione emotiva negli anni successivi.
In presenza di deficit neurosensoriali quali la sordità, studi condotti sul “mutual gaze”, in cui almeno uno dei due soggetti della diade madre-neonato ne era affetto, hanno osservato che i bambini trascorrevano meno tempo guardando altrove e più tempo guardando la propria mamma, enfatizzando l’importanza dell’attenzione visiva in presenza di ipoacusia. Le madri sorde, inoltre, usavano di più strategie visive di contatto, mentre le madri normoudenti si basavano di più sulla vocalizzazione, pur in presenza di figli sordi.
“L’assenza di interazioni di ‘mutual gaze‘ può rappresentare un motivo di preoccupazione, in quanto un contatto oculare assente o debole potrebbe essere un segno precoce di condizioni atipiche, in particolare nell’ambito del neurosviluppo, oltre che di alterata funzione visiva”, ha evidenziato Gabriella Araimo, Segretario del Gruppo di Studio Organi di senso della SIN.
Grazie all’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nel 2017, i neonati sono sottoposti a screening visivi (come il test del riflesso rosso), che permettono di prevenire alcune forme di ipovisione e cecità.
“La prevenzione a tutela della vista dei neonati è sempre più importante non solo per l’identificazione precoce e la presa in carico tempestiva di patologie potenzialmente invalidanti, quali la retinopatia del prematuro e la cataratta congenita, ma anche per lo sviluppo relazionale sin dai primi momenti di vita”, ha concluso il Presidente SIN Massimo Agosti.
Neonati a rischio per fattori psicosociali
La salute dei neonati può essere a rischio per colpa di fattori psicosociali. Sono tanti e diversi i fattori complessivamente definiti “psicosociali”, che hanno effetti sulla salute del neonato. Possono esercitare i loro effetti già durante la gravidanza, ma anche nel periodo neonatale e per tutta l’età pediatrica, con un impatto significativo in termini di morbilità e di mortalità. “Fattori di rischio psicosociali”, è uno tra i principali argomenti trattati nel corso del XXXI Congresso della Società Italiana di Neonatologia.
Un recente studio inglese, su una coorte di oltre due milioni di nati, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, ha evidenziato come l’età materna troppo giovane, l’uso di sostanze voluttuarie da parte della gestante, i contesti familiari a rischio per povertà o per violenza subita o assistita e le patologie psichiatriche, determinino una significativa riduzione del peso neonatale, maggiori ricoveri dei neonati dopo la dimissione e un complessivo incremento della mortalità nel primo anno di vita.
Studi precedenti avevano già dimostrato che i fattori psicosociali esercitano un ruolo patogenetico in diversi ambiti dello sviluppo neurologico valutati a 4 anni e mezzo, sia in termini di deficit motori, che cognitivi e dello sviluppo delle emozioni.
I fattori psicosociali possono avere, quindi, un impatto traumatico e duraturo sulla salute dei neonati, influenzando il loro sviluppo neurocomportamentale, emotivo e fisico. Agiscono sul sistema endocrino, immunitario e antimicrobico, metabolico, modificando il processo evolutivo del bambino. Prematurità, basso peso alla nascita, disturbi neurologici, difficoltà respiratorie, alterazioni del sonno, problemi di attaccamento, disturbi del comportamento e dello sviluppo cognitivo, sono solo alcune delle problematiche di salute che possono così crearsi nei neonati e nei bambini.
“È necessario occuparsi, sin dalla nascita, in realtà già durante la gravidanza, insieme ai colleghi ginecologi ed ostetrici, di questi fattori di rischio psicosociale, per valutarne, e possibilmente prevenirne o curarne, gli effetti sulla salute sia a breve che a lungo termine”, ha affermato il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), Prof. Massimo Agosti, durante il XXXI Congresso Nazionale nella sessione dedicata al tema. “I primi mille giorni di vita sono determinanti per porre basi solide per la salute futura dell’individuo”.
Questo si traduce nell’informazione e nella formazione dei medici e del personale che devono essere in grado di identificare le situazioni psicosociali a rischio e, attraverso un lavoro multidisciplinare che coinvolge psicologi, assistenti sociali e, solo se necessario, l’autorità giudiziaria, di intervenire il prima possibile per tutelare la salute dei neonati.
“Dimettere dal reparto di Neonatologia un neonato senza avere piena consapevolezza di possibili rischi psicosociali, già in atto o futuri, e senza creare un’adeguata rete di protezione, anche con la collaborazione dei pediatri di famiglia, significa non adempiere compiutamente al nostro ruolo, così come non essere protagonisti nel chiedere alla politica di intervenire per ridurre la povertà, di aiutare le famiglie in difficoltà, di accogliere chi, strappato ad abitudini e contesti drammatici, ha bisogno di prevenzione e cura”, prosegue il Prof. Nicola Laforgia, Direttore del Programma Formativo SIN.
Oggi in Italia il 26,7% dei minori sotto i 16 anni è a rischio povertà (vive, cioè, in famiglie con un reddito inferiore alla metà di quello medio nazionale) o di esclusione sociale (Istat) e questo dato è significativamente più alto al Sud e nelle Isole, nei contesti familiari di basso livello culturale e in quelli di cittadinanza non italiana.
La povertà, le cattive condizioni socioeconomiche, la perdita di lavoro di uno o di entrambi i genitori, le condizioni abitative inadeguate, ecc. sono tutti fattori che possono alterare la salute dei neonati e dei bambini. A questi si aggiunge l’enorme disagio che vive la maggior parte delle persone che provengono da altre parti del mondo, che, inevitabilmente, cambiano, spesso improvvisamente e in solitudine, abitudini e contesti di vita.
Infine, anche l’ambiente, l’inquinamento e il cambiamento climatico devono essere considerati a tutti gli effetti fattori di rischio psicosociale, capaci di influenzare negativamente la salute dei più piccoli e per questo è necessario tenere alta la nostra attenzione e chiedere alle Istituzioni di intervenire con politiche mirate.
Informazione e formazione, insieme ad interventi precoci e percorsi di supporto dedicati per le famiglie rappresentano gli strumenti a disposizione dei Neonatologi per il loro ruolo attivo nella tutela della salute del neonato e del suo futuro di bambino e adulto sano.
Priorità allattamento al seno
“Priorità allattamento al seno“ è il claim lanciato dall’edizione 2025 della Settimana Mondiale dell’Allattamento (Sam), che ricorre dall’1 al 7 ottobre e che racchiude anche tutto l’impegno che la Società Italiana di Neonatologia (Sin) dedica a quello che rappresenta un investimento non solo sulla salute, ma anche in ambito economico, sociale ed ecologico. Ed è in questa direzione che quest’anno si muove la Sam, con l’obiettivo di “creare reti sostenibili”, perché allattare è fondamentale anche per la sostenibilità ambientale. E’ quanto si legge in una nota Sin, Società Italiana di Neonatologia .
Per l’individuo allattato al seno, è oramai ampiamente confermata dalla letteratura scientifica la riduzione del rischio di varie importanti patologie, fra le quali asma, obesità e leucemia. Così come sono noti i benefici anche per la mamma. La Società Italiana di Neonatologia, attraverso la Com.A.Sin Commissione Allattamento e Blud (Banche del Latte Umano Donato), ha intensificato negli ultimi anni l’impegno per l’allattamento, rendendosi capofila di un progetto nazionale inter-societario ed interprofessionale di promozione dell’allattamento nelle Maternità Italiane: il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (Paa).
Dei 104 Punti Nascita arruolati nel 2023, 97 hanno completato un percorso per dimostrare l’impatto di un pacchetto di interventi. Il Progetto PAA è risultato efficace nel migliorare non solo gli indicatori di processo (come la definizione di una policy aziendale ad hoc, l’istituzione di un gruppo di lavoro aziendale, l’incremento delle pratiche del rooming-in e del pelle-a-pelle, la copertura formativa del personale), ma anche l’indicatore di esito, cioè il tasso di allattamento al seno alla dimissione della Maternità.
“In particolare, il tasso di allattamento alla dimissione di oltre 33.000 neonati di buon peso, sani ed a termine, è aumentato dal 67% al 71%. Sembrano incrementi piccoli, ma bisogna precisare che questo dato statistico riguarda un numero di neonati considerevole, pari a circa il 9% dei nati in Italia nel 2024. I 97 Punti Nascita nel loro insieme hanno fatto significativi progressi nel promuovere l’allattamento e ben 57 di questi sono riusciti a raggiungere gli obiettivi richiesti per poter ottenere il riconoscimento ‘Punti Nascita per l’Allattamento’, la cui nomina ufficiale è prevista in occasione del XXXI Congresso Nazionale Sin, a Montesilvano (Pescara), il 7 ottobre, nel corso della sessione d’apertura interamente dedicata all’Allattamento materno”, commenta il Dott. Riccardo Davanzo, Presidente Com.A.SIN.
Il Progetto PAA ha, inoltre, creato opportunità di aggiornamento sull’allattamento mediante nuove FAD (in particolare per medici ed infermiere/i) e l’elaborazione locale guidata dal coordinamento nazionale di 20 protocolli assistenziali relativi all’allattamento, come il protocollo sull’ittero e le indicazioni sulla promozione dell’allattamento nella gestione dell’ipoglicemia neonatale. Ha contribuito, infine, all’implementazione in molti Centri della scheda SIN di prevenzione di un grave evento avverso il collasso neonatale (Sudden Unexpected Postnatal Collaps – SUPC), strumento essenziale per migliorare la sicurezza del neonato fisiologico nelle Sale Parto italiane. Tra gli impegni futuri della SIN c’è la realizzazione della Position Statement sull’Allattamento, sull’allattamento al seno e l’uso del latte materno, come aggiornamento della precedente edizione del 2015.
“La promozione dell’allattamento materno e di quanto questo sia vitale per il neonato e per la sua mamma è da sempre al centro delle attività della nostra Società. Allattare è una partita che si vince con ‘gioco di squadra’, facendo rete intorno alle mamme, sostenendole e affinché non si arrendano alle prime difficoltà. In occasione della SAM 2025, abbiamo dedicato proprio a loro ‘le 7 regole d’oro per l’Allattamento’, sette semplici consigli per accompagnarle in questa pratica così preziosa per neonati e mamme”, afferma il Presidente SIN Prof. Massimo Agosti.
Proprio per questo, in occasione della SAM 2025, la SIN diffonde le “sette regole d’oro per l’allattamento”, un vademecum semplice ed efficace:
- Inizia subito – il contatto pelle a pelle stimola ossitocina e avvio precoce.
- Allatta a richiesta – no agli orari fissi, sì alle poppate libere.
- Allattamento esclusivo per i primi sei mesi – raccomandato da OMS, Ministero e società scientifiche.
- Evita la bilancia-mania – conta di più il pannolino bagnato e la crescita dopo il calo fisiologico.
- Il tuo latte basta – niente acqua o tisane, sì a idratazione e dieta equilibrata per la mamma.
- Non sei sola – chiedere aiuto a papà, familiari, pediatra, ostetrica o consultori è sempre possibile.
- Un gesto ecologico – il latte materno è naturale, sostenibile, sempre pronto e senza sprechi.
Proteggi il tuo bambino
La Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Neonatologia (SIN) presentano la seconda edizione dell’opuscolo “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto”, uno strumento pratico, aggiornato e di facile consultazione che accompagna i genitori nelle scelte di prevenzione e vaccinazione nei primi anni di vita.
L’opuscolo, scaricabile gratuitamente, nasce con un duplice obiettivo: fornire informazioni affidabili e comprensibili sulle malattie prevenibili e sul calendario vaccinale e, al tempo stesso, contrastare la disinformazione e le fake news, sempre più diffuse soprattutto sui social media e nel web.
Per favorire l’accesso a tutte le famiglie che vivono in Italia, il materiale è stato tradotto in sette lingue (cinese, filippino, inglese, russo, spagnolo, ucraino e arabo), così da garantire anche ai genitori di origine straniera la possibilità di informarsi correttamente e compiere scelte consapevoli in materia di salute e prevenzione.
Un impegno contro le fake news
L’introduzione all’opuscolo si rivolge direttamente ai genitori sottolineando come il pediatra resti la figura di riferimento per la salute del bambino, in particolare nella prevenzione delle malattie infettive attraverso gli anticorpi e i vaccini. Il documento evidenzia inoltre la necessità di non abbassare la guardia: la ridotta percezione della gravità di alcune infezioni, proprio grazie al successo dei vaccini, rischia di alimentare falsi miti e sfiducia, mentre una corretta e trasparente informazione deve essere la base di ogni decisione genitoriale.
“Con questa seconda edizione dell’opuscolo – dichiara il Presidente della Società Italiana di Pediatria Rino Agostiniani – vogliamo dare un messaggio chiaro: la salute dei bambini si difende con le conoscenze scientifiche, non con le fake news. Offrire strumenti informativi semplici, tradotti in più lingue e liberamente accessibili significa aiutare i genitori a scegliere consapevolmente, affidandosi a pediatri, neonatologi e ai canali istituzionali, e non alle fonti prive di fondamento che circolano online“.
“Proteggere da infezioni potenzialmente gravi significa dare sin dai primi giorni di vita la possibilità di crescere sani e sicuri”, prosegue il Presidente della Società Italiana di Neonatologia Massimo Agosti. “Con questo opuscolo vogliamo dire alle famiglie che non sono sole: i neonatologi e i pediatri sono al loro fianco, per offrire sicurezza, fiducia e conoscenze basate sulla scienza, mai sulla paura. Le prime epoche di vita sono un tempo prezioso e delicato e, grazie a strumenti semplici e chiari come questo opuscolo, vogliamo accompagnare ogni genitore nelle scelte di prevenzione e vaccinazione, perché la salute del bambino si costruisce insieme, con responsabilità e attenzione.”
Il documento “Proteggi il tuo bambino – Non è mai troppo presto” è disponibile gratuitamente sui siti ufficiali della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana di Neonatologia.
Bambini: sicurezza fin dall’inizio
“Sicurezza del paziente fin dall’inizio!”: con questo slogan il “World Patient Safety Day” 2025, che si celebra oggi, 17 settembre, mette al centro i più piccoli. Dalla nascita ai nove anni, ogni intervento precoce e ogni misura preventiva possono cambiare il futuro dei bambini. La Giornata è promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per richiamare l’attenzione dei Paesi sull’importanza della sicurezza delle cure. Per l’occasione, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) sottolinea che ogni bambino ha diritto a un’assistenza sicura sin dai primi giorni di vita e che la protezione dei neonati non può prescindere da una stretta collaborazione tra famiglie e professionisti.
“Il periodo dei primi mille giorni, dal concepimento ai due anni, è decisivo per il benessere dell’individuo – spiega Massimo Agosti, presidente SIN –. I neonatologi hanno il compito di accompagnare le famiglie, offrendo cure individualizzate e centrate sul nucleo familiare. Prevenire i rischi lungo i percorsi assistenziali, garantire diagnosi tempestive e abbattere le differenze regionali è parte integrante di questo impegno”.
Per trasformare questi principi in pratica, la SIN ha promosso strumenti concreti. Gli “Standard Organizzativi per l’Assistenza Perinatale“, elaborati insieme alle principali società scientifiche dell’area materno-infantile, mirano a uniformare l’offerta sanitaria in termini di risorse umane, strutturali e tecnologiche. Un ulteriore tassello è l’adozione, in collaborazione con la European Foundation for the Care of Newborn Infants (EFCNI) e con Vivere ETS, degli “Standard Assistenziali Europei per la Salute del Neonato”, che pongono grande attenzione anche al ruolo delle associazioni dei genitori.
La vicinanza e il coinvolgimento dei genitori rappresentano un cardine della buona crescita del bambino. Studi scientifici confermano che la partecipazione attiva delle famiglie, soprattutto nei casi di prematurità, favorisce lo sviluppo e riduce i rischi clinici. Per questo la SIN insiste sull’importanza di informare e formare i genitori già durante la degenza ospedaliera, affinché possano diventare il principale presidio di protezione del neonato.
Allattamento al seno, prevenzione delle infezioni con semplici gesti come il lavaggio frequente delle mani, adesione alle vaccinazioni e alle pratiche di immunoprofilassi, uso corretto dei dispositivi di ritenuta e anti-abbandono in auto, sonno sicuro nella culla lontano dal fumo passivo, ma anche l’attenzione a non scuotere mai il piccolo per calmarne il pianto: sono alcune delle azioni che, se adottate con consapevolezza, possono fare la differenza per la salute e la sicurezza dei neonati.
“Per garantire un futuro in salute e in sicurezza ad ogni neonato è necessario il coinvolgimento collettivo di professionisti della salute, famiglie e associazioni, ma anche delle istituzioni, cominciando fin dal primo istante di vita e continuando durante tutto il percorso di crescita e sviluppo”, conclude il presidente Agosti.
Alcol in gravidanza: nessuna dose è sicura
Alcol in gravidanza? Nessuna dose è sicura. Bere alcol in gravidanza, anche solo un bicchiere, può mettere seriamente a rischio la salute del bambino. Ogni anno nel mondo circa 120mila neonati sviluppano i Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico (FASD), con quasi 2.500 casi solo in Italia. Numeri che fanno riflettere: la FASD è infatti la prima causa di disabilità intellettiva nei Paesi ad alto reddito.
A richiamare l’attenzione sul tema è la Società Italiana di Neonatologia (SIN), che in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sui Disturbi dello Spettro Feto-Alcolico – in programma il 9 settembre, non a caso il nono giorno del nono mese – invita a una riflessione collettiva. “La FASD è totalmente prevenibile con l’astensione dall’alcol durante la gravidanza”, ribadisce la SIN.
Che cos’è la FASD? Sotto questo acronimo rientra un insieme di anomalie fisiche e neurocomportamentali che colpiscono i bambini esposti all’alcol in gravidanza o durante l’allattamento. La forma più grave è la Sindrome Feto-Alcolica (FAS), che può comportare malformazioni facciali, microcefalia, ritardo della crescita e seri problemi cognitivi e comportamentali. Se non diagnosticata precocemente, può portare a conseguenze pesanti in adolescenza e nell’età adulta: scarso rendimento scolastico, difficoltà relazionali, scarsa autonomia.
Nonostante i rischi ormai documentati, molte donne continuano a bere. “Molte future madri sono convinte che un consumo moderato non nuoccia al feto”, avverte il Dott. Luigi Memo, Segretario del Gruppo di Studio di Genetica Clinica Neonatale della SIN.
L’Europa resta il continente con il consumo di alcol più elevato – il doppio della media mondiale – e l’Italia non fa eccezione. Un’indagine del 2020 rivela che il 66% delle donne in età fertile ha assunto alcolici. Ancora più preoccupante: il 15% delle gestanti italiane ammette di aver bevuto durante la gravidanza, con picchi al Centro-Nord, e il dato sale al 18% durante l’allattamento (soprattutto in Toscana ed Emilia-Romagna).
Per fare chiarezza, il Ministero della Salute ha finanziato un progetto biennale affidato all’Istituto Superiore di Sanità, che coinvolgerà reparti di Neonatologia e Ostetricia in tutta Italia. L’obiettivo? Monitorare il consumo di alcol tra le donne in gravidanza, soprattutto tra i 18 e i 24 anni, e raccogliere dati aggiornati sull’incidenza della FASD.
“È necessario superare la tolleranza culturale verso l’alcol, anche tra i professionisti sanitari”, sottolinea il Prof. Massimo Agosti, Presidente della SIN. “L’unica scelta corretta è la totale astensione, già da quando si inizia a pensare a una gravidanza. La FASD è prevenibile al 100% e i medici hanno il dovere di informare chiaramente le donne sui rischi”. Fondamentale, inoltre, la diagnosi precoce per i bambini esposti: solo così è possibile garantire un percorso di cura efficace, che includa supporto medico, neuropsichiatrico, logopedia, fisioterapia e sostegno educativo.
Ricordatelo: anche un solo bicchiere può fare la differenza. Per proteggere i bambini, la strada è una sola: zero alcol in gravidanza e allattamento.