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Dove partorire? Vademecum

Gen 10
Scritto da Annamaria avatar

Scegliere dove partorire è una delle decisioni più importanti (e spesso più cariche di emozione) di tutta la gravidanza. Non è solo una questione di vicinanza o di “fama” dell’ospedale: è il luogo in cui mamma e bambino verranno accolti in un momento delicatissimo. Per questo vale la pena fermarsi, informarsi e fare una scelta consapevole. Ecco un vademecum pratico per orientarsi senza stress.

dove partorire vademecum

1. Il primo criterio da valutare è la sicurezza. In Italia i punti nascita vengono classificati in base al numero di parti annui e al livello di assistenza.

In generale:

  • un punto nascita con almeno 500 parti l’anno garantisce maggiore esperienza del personale
  • la presenza di ostetriche, ginecologi, anestesisti e pediatri/neonatologi h24 è fondamentale
  • informarsi sulla disponibilità di terapia intensiva neonatale (TIN) o su eventuali convenzioni con strutture vicine

Se la gravidanza è a rischio o presenta particolari complessità, meglio orientarsi su un centro di secondo livello.

2. Distanza e tempi di percorrenza: sembra banale, ma non lo è affatto. In travaglio, anche 15 minuti fanno la differenza. Chiediti:

  • quanto tempo ci vuole realmente da casa (anche in orari notturni o di traffico)
  • se la struttura è facilmente raggiungibile
  • se è presente un pronto soccorso ostetrico sempre attivo

Un ospedale eccellente ma lontano può diventare fonte di ansia inutile.

3. Filosofia del parto: informarsi è un diritto. Ogni struttura ha un suo approccio. Alcune sono più medicalizzate, altre più orientate al parto fisiologico. Informati su:

  • percentuale di parti naturali e di cesarei
  • libertà di movimento durante il travaglio
  • possibilità di partorire in acqua o in posizioni diverse dal lettino
  • uso dell’epidurale (sempre disponibile? solo in certi orari?)

La cosa più importante è che tu ti senta rispettata e ascoltata.

4. Se per te l’epidurale è importante, verifica:

  • se è disponibile 24 ore su 24
  • se è gratuita o a pagamento
  • se è necessario frequentare corsi o firmare consensi in anticipo

Non dare nulla per scontato: le modalità cambiano da struttura a struttura.

5. Rooming-in e allattamento. Dopo il parto, il clima fa la differenza tanto quanto l’assistenza medica. Chiedi se:

  • è previsto il rooming-in (bimbo sempre con la mamma)
  • il personale supporta l’allattamento al seno
  • ci sono consulenti o ostetriche dedicate nei primi giorni

Un buon supporto nel post-parto può evitare stress e difficoltà inutili.

6. Presenza del partner. Verifica:

  • se il partner può essere presente durante il travaglio e il parto
  • se può restare anche dopo, negli orari di visita
  • se sono consentite altre figure di supporto (doula, mamma, sorella)

Il parto è anche un evento emotivo: sentirsi accompagnate conta moltissimo.

7. Struttura pubblica o privata? Non esiste una scelta giusta in assoluto.

  • Pubblico: massima sicurezza, costi nulli o minimi, meno personalizzazione
  • Privato o convenzionato: più comfort, maggiore continuità assistenziale, costi più elevati

La vera differenza la fa spesso l’équipe, più che la struttura in sé.

8. Visitare il reparto. Molti ospedali organizzano:

  • open day
  • visite guidate
  • incontri informativi per future mamme

Vedere gli spazi, fare domande, ascoltare il personale aiuta a “sentire” se è il posto giusto.

9. Fidati dei dati, ma anche delle sensazioni Leggi statistiche, chiedi al tuo ginecologo, ascolta altre mamme. Ma alla fine conta anche l’istinto. Se entrando in una struttura ti senti, accolta, rassicurata, rispettata probabilmente sei nel posto giusto.

Neonati a rischio per fattori psicosociali

Ott 08
Scritto da Annamaria avatar

La salute dei neonati può essere a rischio per colpa di fattori psicosociali. Sono tanti e diversi i fattori complessivamente definiti “psicosociali”, che hanno effetti sulla salute del neonato. Possono esercitare i loro effetti già durante la gravidanza, ma anche nel periodo neonatale e per tutta l’età pediatrica, con un impatto significativo in termini di morbilità e di mortalità. “Fattori di rischio psicosociali”, è uno tra i principali argomenti trattati nel corso del XXXI Congresso della Società Italiana di Neonatologia.

Un recente studio inglese, su una coorte di oltre due milioni di nati, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet, ha evidenziato come l’età materna troppo giovane, l’uso di sostanze voluttuarie da parte della gestante, i contesti familiari a rischio per povertà o per violenza subita o assistita e le patologie psichiatriche, determinino una significativa riduzione del peso neonatale, maggiori ricoveri dei neonati dopo la dimissione e un complessivo incremento della mortalità nel primo anno di vita.

Studi precedenti avevano già dimostrato che i fattori psicosociali esercitano un ruolo patogenetico in diversi ambiti dello sviluppo neurologico valutati a 4 anni e mezzo, sia in termini di deficit motori, che cognitivi e dello sviluppo delle emozioni.

I fattori psicosociali possono avere, quindi, un impatto traumatico e duraturo sulla salute dei neonati, influenzando il loro sviluppo neurocomportamentale, emotivo e fisico. Agiscono sul sistema endocrino, immunitario e antimicrobico, metabolico, modificando il processo evolutivo del bambino. Prematurità, basso peso alla nascita, disturbi neurologici, difficoltà respiratorie, alterazioni del sonno, problemi di attaccamento, disturbi del comportamento e dello sviluppo cognitivo, sono solo alcune delle problematiche di salute che possono così crearsi nei neonati e nei bambini. 

“È necessario occuparsi, sin dalla nascita, in realtà già durante la gravidanza, insieme ai colleghi ginecologi ed ostetrici, di questi fattori di rischio psicosociale, per valutarne, e possibilmente prevenirne o curarne, gli effetti sulla salute sia a breve che a lungo termine”, ha affermato il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), Prof. Massimo Agosti, durante il XXXI Congresso Nazionale nella sessione dedicata al tema. “I primi mille giorni di vita sono determinanti per porre basi solide per la salute futura dell’individuo”.

Questo si traduce nell’informazione e nella formazione dei medici e del personale che devono essere in grado di identificare le situazioni psicosociali a rischio e, attraverso un lavoro multidisciplinare che coinvolge psicologi, assistenti sociali e, solo se necessario, l’autorità giudiziaria, di intervenire il prima possibile per tutelare la salute dei neonati.

“Dimettere dal reparto di Neonatologia un neonato senza avere piena consapevolezza di possibili rischi psicosociali, già in atto o futuri, e senza creare un’adeguata rete di protezione, anche con la collaborazione dei pediatri di famiglia, significa non adempiere compiutamente al nostro ruolo, così come non essere protagonisti nel chiedere alla politica di intervenire per ridurre la povertà, di aiutare le famiglie in difficoltà, di accogliere chi, strappato ad abitudini e contesti drammatici, ha bisogno di prevenzione e cura”, prosegue il Prof. Nicola Laforgia, Direttore del Programma Formativo SIN.

Oggi in Italia il 26,7% dei minori sotto i 16 anni è a rischio povertà (vive, cioè, in famiglie con un reddito inferiore alla metà di quello medio nazionale) o di esclusione sociale (Istat) e questo dato è significativamente più alto al Sud e nelle Isole, nei contesti familiari di basso livello culturale e in quelli di cittadinanza non italiana.

La povertà, le cattive condizioni socioeconomiche, la perdita di lavoro di uno o di entrambi i genitori, le condizioni abitative inadeguate, ecc. sono tutti fattori che possono alterare la salute dei neonati e dei bambini. A questi si aggiunge l’enorme disagio che vive la maggior parte delle persone che provengono da altre parti del mondo, che, inevitabilmente, cambiano, spesso improvvisamente e in solitudine, abitudini e contesti di vita.

Infine, anche l’ambiente, l’inquinamento e il cambiamento climatico devono essere considerati a tutti gli effetti fattori di rischio psicosociale, capaci di influenzare negativamente la salute dei più piccoli e per questo è necessario tenere alta la nostra attenzione e chiedere alle Istituzioni di intervenire con politiche mirate.

Informazione e formazione, insieme ad interventi precoci e percorsi di supporto dedicati per le famiglie rappresentano gli strumenti a disposizione dei Neonatologi per il loro ruolo attivo nella tutela della salute del neonato e del suo futuro di bambino e adulto sano.

Neonati in aereo

Giu 30
Scritto da Annamaria avatar

I neonati di pochi giorni possono volare? Sì, in aereo possono andare, ma non immediatamente dopo essere venuti al mondo. “Per quanto riguarda quelli sani e nati a termine no, possono volare a partire da 48 ore dopo la nascita”, spiega la vicepresidente della Società Italiana di Pediatria, Antonella Di Stefano, a Vanity Fair.

neonati in aereo

La pediatra, però, consiglia ai neogenitori per quel che riguarda i neonati in aereo di attendere qualche giorno in più: “Anche se non ci sono pericoli nel farli imbarcare prima è preferibile aspettare almeno fino al settimo giorno di vita per permettere loro di vivere più serenamente la prima settimana di adattamento alla vita extrauterina”.

Il discorso cambia quando si parla di neonati prematuri o con patologie polmonari e cardiache in aereo. “Per loro andrebbe richiesto un parere medico prima di intraprendere il volo. Così come in caso di malattie infettive acute, interventi chirurgici recenti o malattie respiratorie croniche severe”, chiarisce l’esperta.

Come regolarsi col jet lag? “Se si parte per destinazioni a Est, ad esempio, nei giorni precedenti si può provare ad anticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la mattina; mentre per i viaggi a Ovest si dovrebbe fare il contrario, ovvero posticipare di 1-2 ore l’addormentamento e favorire l’esposizione alla luce la sera”, precisa Antonella Di Stefano.

Lettura ad alta voce durante Kangaroo Care

Mar 02
Scritto da Annamaria avatar

Durante la Kangaroo Care la lettura ad alta voce aiuta i neonati prematuri a migliorare lo sviluppo neurologico.

lettura ad alta voce durante kangaroo care

I neonati prematuri, soprattutto se nati a età gestazionali estremamente o molto basse, sono soggetti a rischio di neurosviluppo atipico, non solo per gli aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e sociali. L’esposizione precoce all’ambiente extrauterino, le procedure stressanti e dolorose e la separazione dalla madre impattano fortemente, infatti, pur in assenza di lesioni cerebrali documentate, sullo sviluppo cerebrale, potendo causare anche disturbi dell’udito e deficit del linguaggio.

Il neonato è in grado di distinguere precocemente, già in utero, attraverso l’intonazione e la prosodia, la voce materna. Questo canale privilegiato di relazione viene bruscamente modificato ed interrotto dalla nascita pretermine, in quanto il neonato passa dall’ambiente uterino, in cui è esposto a suoni a bassa frequenza e vocalizzazioni trasmesse ed attenuate, a quello della Terapia Intensiva Neonatale (TIN), caratterizzato da suoni ad alta frequenza, intensi e non attenuati, che raramente si mantengono sotto i 45 dB raccomandati. 

Alcuni studi suggeriscono che, a causa della commistione di voci umane e di rumori elettronici dell’ambiente, solo il 2-5% dei suoni presenti in TIN corrispondono ad un linguaggio identificabile dal neonato, per di più in genere non diretto specificatamente a lui, contribuendo così alla potenziale alterazione di neuro-sviluppo della prematurità, con disordini da deficit di attenzione e anomalie delle capacità comunicative precoci. 

In occasione della Giornata Mondiale dell’Udito, che si celebra il 3 marzo, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la lettura ad alta voce durante la Kangaroo Care in TIN per supportare il corretto sviluppo neurologico e sensoriale del neonato.

Il claim indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) quest’anno è “Cambiare la mentalità: responsabilizzatevi per rendere la cura dell’orecchio e dell’udito una realtà per tutti!”. È fondamentale adottare tutte le misure possibili per diffondere l’importanza della salute dell’orecchio e dell’udito per il futuro.

“La nascita prematura ed il ricovero in TIN interrompono la funzione di filtro esercitata dal grembo materno ed espongono il neonato ad una eccessiva stimolazione uditiva negativa”, afferma il presidente della SIN, prof. Massimo Agosti. “Il neonato si trova in un periodo di estrema vulnerabilità e per questo promuoviamo la cura del neurosviluppo, personalizzata e centrata sul neonato e sulla sua famiglia, per la neuroprotezione del cervello, non solo attraverso la riduzione dello stress del neonato (mediante il contenimento dell’esposizione al rumore e la protezione del sonno), ma soprattutto incentivando il suo sviluppo e la relazione con i genitori. Il neonato è un essere “hi touch”, cioè sensibile a stimoli sensoriali e affettivi a elevato contatto. Leggere in TIN è terapeutico, per il bambino, ma anche per i genitori!”.

Gli studi che evidenziano l’importanza dell’esposizione al linguaggio diretto al neonato dimostrano, infatti, che l’esposizione alle parole umane in TIN aumenta i vocalizzi già a partire dalla 32a settimana di gestazione; aumenta la stabilità neurovegetativa neonatale (frequenza cardiaca e respiratoria, livelli di ossigenazione), migliora la tolleranza alimentare e l’ansia parentale.

La lettura ad alta voce da parte dei genitori durante la Kangaroo Care rivela, quindi, una sicura strategia di intervento multisensoriale in Neonatologia ed in TIN, consentendo ai nati pretermine di progredire adeguatamente lungo la traiettoria di sviluppo. 

Quotidianamente, sia durante la degenza in TIN, ma anche una volta a casa, i genitori dovrebbero leggere ai propri figli, per consentire loro il riconoscimento precoce della propria voce e altri input sensoriali provenienti dal contatto fisico, sensazioni olfattive e vestibolari che arricchiscono il messaggio uditivo. 

Diversi studi hanno rilevato che l’Early Vocal Contact, il contatto vocale precoce inteso come canto o lettura ad alta voce offerto direttamente dai genitori, sembra avere effetti positivi sullo sviluppo uditivo ed emotivo dei neonati, oltre a migliorare le loro prestazioni neurologiche, grazie alla plasticità cerebrale basata sull’esperienza dei suoni materni. Questi effetti positivi si amplificano e vengono ulteriormente potenziati quando tali pratiche sono integrate con il contatto pelle a pelle (Kangaroo Care). La voce e il canto materno, inoltre, offrono un intervento non farmacologico per mitigare lo stress da dolore durante le procedure di cura. 

L’ipoacusia o sordità congenita è la seconda causa di disabilità dello sviluppo a livello mondiale e la sua incidenza è rimasta costante negli anni, nonostante i progressi della neonatologia. È una patologia che colpisce, ancora oggi, 1-2 neonati su mille e in alcune categorie di bambini, come i neonati ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale e quelli con familiarità per ipoacusia infantile, la prevalenza può essere 10-20 volte maggiore. 

“Il Gruppo di Studio Organi di Senso della SIN è sempre attento nel promuovere le tematiche di protezione dell’udito in collaborazione con gli altri Gruppi di Studio per gli aspetti relativi all’esposizione a fattori potenzialmente tossici, quali i farmaci e le stimolazioni neurosensoriali non controllate”, conclude la dott.ssa Gabriella Araimo, Segretaria del Gruppo di Studio Organi di Senso della SIN.

Finestre di veglia bambini

Ago 14
Scritto da Annamaria avatar

Si regolano autonomamente. Le finestre di veglia dei bambini sono i momenti che i piccoli trascorrono svegli. Noi genitori non dobbiamo modificare le loro abitudini, spesso sbagliamo. “Alla nascita il bambino ha ancora il ritmo fetale, dorme a lungo, già a tre mesi avrà nel suo corpo il livello di melatonina di un adulto”, chiarisce a Fanpage il dottor Oliviero Bruni.

Esperto in medicina del sonno e neuropsichiatra infantile azienda Ospedaliera Sant’Andrea all’Università Sapienza di Roma, chiarisce: “Le finestre di veglia sono un termine che è stato coniato per definire il ritmo circadiano del bambino, che cambia con la crescita. Il bambino, soprattutto nel primo mese di vita mantiene il ritmo della vita fetale, il basic rest activity cycle. Esattamente come quando è nella pancia della mamma, per il primo mese di vita il bimbo ha 3-4 ore di immobilità che possiamo definire sonno, e un periodo che varia da 30 minuti ad un’ora di attività”.

“Dal primo al terzo mese di vita cambiano i ritmi sonno-veglia del bambino, perché il suo corpo inizia a produrre autonomamente la melatonina, che poi si stabilizza, raggiungendo i livelli che ha nell’adulto”, dice l’esperto. “In questo periodo si strutturano le fasi del sonno. E diventano relativamente simili a quelle dell’adulto. Le finestre di veglia si allungano naturalmente, passando da trenta minuti a novanta minuti”, precisa ancora..

Le ore di sonno di tutti i bambini non sono uguali ovviamente. “Sicuramente con la crescita le finestre di veglia si allungano. Nel senso che le ore di veglia aumentano nelle ore diurne e diminuiscono in quelle notturne, consentendo al bambino di avere un sonno più continuativo”, dice Bruni. I genitori devono rispettare le finestre di veglia dei loro bambini in funzione dei sonnellini: “Se un bambino non dorme o salta un sonnellino, la sua finestra di veglia si allunga. E saltando il sonno del pomeriggio può essere più irritabile e nervoso. E di conseguenza avere un sonno instabile e alterato anche nel corso della notte”.

“Le finestre di veglia si allungano attorno ai sei mesi. Quando il sonno viene portato nelle ore notturne, diventando molto più continuativo da lì in avanti. Successivamente attorno ad un anno di età iniziano a instaurarsi i sonnellini diurni per i bambin. Uno mattutino e uno pomeridiano. Con la crescita si manterrà solo quello del pomeriggio. A mio avviso un concetto che non esiste sono i power nap, far dormire i bimbi nel tardo pomeriggio. Perché poi si addormentino più tardi nella notte”, sottolinea il medico.

Decalogo per viaggiare con neonati

Lug 30
Scritto da Annamaria avatar

Con l’arrivo della stagione estiva e con l’inizio delle tanto sospirate vacanze, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) fornisce una serie di raccomandazioni per garantire un viaggio sicuro e sereno con neonati e bambini di pochi mesi. Ecco quindi il decalogo per viaggiare con neonati e bimbi piccoli.

decalogo per viaggiare con neonati

Sono regole semplici da seguire quelle del decalogo per viaggiare con neonati, ma utilissime. A noi mamme e papà danno una grandissima mano.

E’ tempo di vacanze, non abbiate paura. Grazie al decalogo SIPPS per viaggiare con neonati la serenità non verrà mai a mancare

– 1. È possibile viaggiare con un neonato?

“Sì, è possibile viaggiare con un neonato – risponde il presidente della Sipps, Giuseppe Di Mauro purché si garantiscano le condizioni di comfort necessarie. Tuttavia, è preferibile differire il viaggio dopo i primi dieci giorni di vita, un periodo in cui alcune condizioni come l’avvio dell’allattamento, il calo ponderale o un eventuale ittero devono essere monitorate con il supporto del pediatra di fiducia. Per i neonati prematuri, è necessaria una valutazione pediatrica prima della partenza”.

– 2. Consigli per un viaggio in automobile.

“I neonati possono viaggiare in auto – precisa la professoressa Susanna Esposito, direttrice della Clinica Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e presidente della Sipps Emilia-Romagna – se sono garantite condizioni climatiche favorevoli all’interno dell’abitacolo. È meglio viaggiare nelle ore più temperate della giornata e posizionare l’auto all’ombra. Prevedere una sosta ogni due ore circa e ogni volta che il piccolo deve essere alimentato. Non lasciare mai il neonato solo in auto, poiché la temperatura interna potrebbe raggiungere livelli elevati, causando disidratazione”.

– 3. Uso dell’aria condizionata in macchina.

Gli esperti della Sipps invitano a non abusare dell’aria condizionata. Mantenerla a temperature non molto inferiori a quelle esterne, mai sotto i 22-23 gradi.

– 4. Sicurezza del seggiolino in auto.

Il neonato deve essere alloggiato nel seggiolino conforme alla normativa europea (ECE R44/03 o ECE R44/04), fissato correttamente al sedile. Fino ai 9 chili di peso, il seggiolino deve essere installato in senso contrario alla marcia. Il posto più sicuro è il sedile centrale posteriore. Se l’auto ha l’airbag anteriore, il seggiolino deve essere posto obbligatoriamente sul sedile posteriore. È vietato tenere i bambini in braccio.

– 5. Vantaggi del treno rispetto all’auto.

Il treno è una soluzione comoda poiché offre più spazio per muoversi e collocare il passeggino o l’ovetto, anche se il neonato viaggia in braccio alla mamma.

– 6. Viaggio in aereo.

Se necessario, il neonato può viaggiare in aereo, ma potrebbe essere sottoposto a stress dovuto a sbalzi di temperatura, pressione, luce e rumori. Dare al neonato qualcosa da mangiare o un succhiotto durante decollo e atterraggio può alleviare i disagi dovuti ai cambiamenti di pressione.

– 7. Assunzione di liquidi durante il volo.

È raccomandabile assicurare al neonato un’adeguata assunzione di liquidi, preferibilmente latte materno o, se non possibile, latte artificiale, poiché i neonati sono più soggetti alla disidratazione.

– 8. Vaccinazioni e viaggi.

Per i neonati non ancora vaccinati, è raccomandabile differire il viaggio di qualche mese, per completare il ciclo vaccinale del primo anno di vita e programmare le vaccinazioni necessarie per il luogo di destinazione.

– 9. Effetti del fuso orario.

Il cambiamento del fuso orario può causare sintomi di Jet Lag, come alterazioni del sonno e malessere generale. I bambini tendono a sopportare meglio questi cambiamenti, ma è importante regolare le ore di sonno e dei pasti subito dopo l’arrivo e, se possibile, già nei due giorni precedenti la partenza.

– 10. Consigli generali per lunghi viaggi.

Durante lunghi viaggi in auto, aereo, treno o bus- concludono i pediatri della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale- è consigliabile distrarre i bambini con i loro libri e giocattoli preferiti. Portare sempre il necessario per la toilette, cibo e bevande per mantenerli puliti e nutriti.

Regali di Natale bambini piccoli

Dic 05
Scritto da Annamaria avatar

Le festività si avvicinano sempre maggiormente. Si pensa a cosa donare ai nostri cari. Quali sono i regali di Natale più adatti ai bambini piccoli? Devono riuscire a catturare l’’attenzione dei bebè e alimentare la loro creatività, soprattutto.

regali di natale bambini piccoli

Scegliere tra i giocattoli può essere molto divertente e il web, con le sue recensioni, ci aiuta moltissimo. Navigando si possono scoprire novità di cui non sapevamo nulla, avere idee e capire quale scegliere. I regali di Natale per i bambini più piccoli è importante che stimolino pure l’apprendimento mentre intrattengono i piccolini.

Le caratteristiche fondamentali dei regali di Natale per i bambini piccoli sono comunque semplici: i giochi devono assolutamente essere realizzati con materiali resistenti e sicuri. Devono avere un design accattivante, con colori vivaci, che colpiscano immediatamente. I giocattoli in questione devono anche servire a coadiuvare lo sviluppo cognitivo e motorio. L’aspetto didattico non va assolutamente sottovalutato, anzi.

Dai 0 ai 3 mesi ci sono cuscini fatti apposta per i neonati, quelli che suonano con melodie rilassanti, ma dotati di massaggiagengive, sonaglietti, realizzato con materiali che stimolino il tatto. Sono tutti lavabili in lavatrice, perché l’igiene è importantissima. Si possono scegliere anche i libri d stoffa sensoriali o pupazzi sempre volti alla stimolazione tattile, ma pure i mattoncini morbidi in gomma, per stimolare concentrazione e destrezza.

Dai 9 mesi in su ci sono i laptop che simulano i veri computer, con effetti luminosi, suoni informatici, specchio, per attività educative e interattive e tantissimi altri. Basterà tenere a mente cosa deve avere un dono in sé per optare per uno o per l’altro e farli così felici sotto l’albero la mattina del 25, dove i bimbi troveranno pure quelli portati da Babbo Natale…

Resistenza antimicrobica

Nov 24
Scritto da Annamaria avatar

Nelle TIN sono i farmaci più utilizzati, l’antibiotico-resistenza può diventare un grande problema. Per i neonatologi l’uso va controllato e razionalizzato. La resistenza antimicrobica (AMR) si verifica quando batteri, virus, funghi e parassiti non rispondono più agli agenti antimicrobici. A causa della resistenza ai farmaci, gli antibiotici e gli altri agenti antimicrobici diventano inefficaci. E le infezioni diventano difficili o impossibili da trattare, aumentando il rischio di diffusione della malattia, a volte grave. In Italia, secondo il Rapporto nazionale AIFA, nel 2022 l’uso degli antibiotici sistemici risulta in ripresa, con un +24% rispetto al 2021. 

resistenza antimocrobica

Per aumentare la consapevolezza e la comprensione della resistenza antimicrobica e promuovere le migliori pratiche per prevenirla e per affrontare un’emergenza già da tempo, purtroppo, globale, si celebra ogni anno, dal 18 al 24 novembre, la World AMR Awareness Week. Tema di quest’anno, come per il 2022, è “Prevenire insieme la resistenza antimicrobica. Rappresenta una minaccia per l’uomo, gli animali, le piante e l’ambiente.

“Per preservare l’efficacia degli antibiotici e ridurre in modo efficace la resistenza antimicrobica, è necessario promuovere una collaborazione intersettoriale”, afferma il Dott. Luigi Orfeo, Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN). “Occorre una consapevolezza globale, in tutti i settori, che devono essere in grado di utilizzare gli antimicrobici in modo prudente e appropriato. Devono adottare misure preventive per ridurre l’incidenza delle infezioni. E seguire le buone pratiche nello smaltimento dei rifiuti contaminati”, continua.

E’ fondamentale che, non solo gli operatori sanitari e le istituzioni, ma anche i cittadini prendano piena coscienza della portata di questo fenomeno: solo collaborando, secondo un approccio One-Health, si può sperare di porre un freno allo sviluppo e alla diffusione della resistenza agli antibiotici. Un modo per farlo è quello di mettere in atto delle “azioni virtuose”, che possano contribuire a ridurre l’incidenza e l’impatto delle infezioni da batteri resistenti, in qualsiasi ambito.

Tutti possono farlo. Come le industrie farmaceutiche, con le giuste indicazioni d’uso e proponendo alternative agli antimicrobici. Il personale sanitario e i medici, implementando buone pratiche, informando i cittadini e prescrivendo antibiotici attenendosi alle linee guida. I cittadini e i pazienti, assumendo antibiotici solo dietro prescrizione medica, seguendone scrupolosamente le indicazioni. Le scuole, promuovendo la conoscenza del problema dell’antimicrobico-resistenza e dei metodi per contrastarla.

Oggi le infezioni neonatali rappresentano ancora un’importante causa di morbilità e mortalità. Dati recenti della letteratura mettono in evidenza che negli ultimi 30 anni c’è stato, nel mondo, un aumento dell’incidenza delle infezioni/sepsi neonatali del 13% circa con 6.31 milioni di casi stimati nel 2019 responsabili del 3.7% della mortalità in epoca neonatale.

Diversi patogeni possono essere trasmessi ai neonati verticalmente da madre a figlio in seguito allo sviluppo, da parte della madre, di un’infezione oppure orizzontalmente dai caregivers, in comunità o in ambito ospedaliero. In particolare, i neonati ricoverati nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN) sono ad alto rischio di infezione a causa della fisiologica immaturità del sistema immunitario, della prolungata ospedalizzazione e delle necessarie pratiche diagnostiche-terapeutiche spesso invasive. Per questi motivi fino al 90% dei neonati pretermine con peso < 1000 g vengono sottoposti a terapia antibiotica empirica nel sospetto di una sepsi precoce, rappresentando questi ultimi un terzo della top ten dei medicinali più utilizzati durante la degenza.

“Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza per i neonati e in particolare per quelli ricoverati in TIN, rappresenta una delle principali preoccupazioni per noi neonatologi. Il 50% circa delle infezioni neonatali severe risultano, attualmente, resistenti alla prima ed alla seconda linea di trattamenti raccomandati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Il motivo è che gli antibiotici sono, effettivamente, tra i farmaci più utilizzati nelle terapie intensive neonatali. Anche se a volte non necessari, e seppur ad oggi valutati in modo più critico rispetto al passato, il loro uso rimane ancora significativo e prolungato, causando il rischio di insorgenza di alcune patologie come infezione tardiva, enterocolite necrotizzante o anche di morte”, continua il Dott. Orfeo.

“La prevenzione delle infezioni in ambito ospedaliero resta la miglior difesa per combattere la battaglia contro la resistenza antimicrobica. E l’igiene delle mani, in particolare, rappresenta la misura più importante per prevenirne la diffusione. Pertanto costituisce una pratica da diffondere ed incentivare il più possibile”, conclude.