Analfabetismo mestruale
Parlare di mestruazioni dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Eppure, ancora oggi, per molte ragazze il ciclo arriva accompagnato da imbarazzo, domande senza risposta e informazioni raccolte qua e là, magari sui social o tra le amiche. È quello che viene definito analfabetismo mestruale, cioè la difficoltà a conoscere e comprendere davvero il funzionamento del ciclo mestruale, a riconoscere ciò che è normale e a capire quando invece un sintomo merita un approfondimento.

Non significa semplicemente non sapere che cosa siano le mestruazioni. Significa, più in generale, non avere gli strumenti per vivere il proprio corpo con consapevolezza. Secondo UNICEF, una conoscenza incompleta delle mestruazioni può alimentare paure, pregiudizi e discriminazioni. Parlare del ciclo prima ancora della prima mestruazione aiuta invece le ragazze ad arrivare preparate a questo passaggio e a viverlo con maggiore serenità.
Sapere quando può arrivare la prima mestruazione è solo l’inizio. Una ragazza dovrebbe sapere, per esempio, che il ciclo può essere irregolare soprattutto nei primi anni, che durata e quantità del flusso possono variare e che esistono diversi prodotti mestruali tra cui scegliere. Ma soprattutto dovrebbe imparare ad ascoltare il proprio corpo. Dolore, stanchezza, cambiamenti dell’umore, flusso molto abbondante o irregolarità non devono essere automaticamente liquidati con un “è normale, hai il ciclo”. Conoscere il proprio ciclo permette di distinguere meglio ciò che rientra nella propria normalità da quello che invece è nuovo, particolarmente intenso o persistente e merita di essere raccontato a un professionista. L’informazione diventa sempre prevenzione.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative dedicate alla salute mestruale, nelle scuole, nelle associazioni, nei servizi territoriali e attraverso progetti rivolti alle adolescenti. Gli sportelli dedicati al ciclo e alla salute mestruale possono offrire uno spazio semplice e riservato nel quale fare domande che spesso una ragazza non se la sente di rivolgere ai genitori o al medico. Sono domande normalissime. E avere un luogo in cui ricevere una risposta corretta, senza giudizi e senza imbarazzo, può fare una grande differenza.
In Italia un punto di riferimento importante sono anche i consultori familiari, che il Ministero della Salute indica tra i servizi territoriali rivolti a donne, minori, coppie e famiglie. Al loro interno possono lavorare ginecologi, ostetriche, psicologi e altre figure sanitarie e sociali. In alcune realtà esistono inoltre gli Spazi giovani, servizi collegati ai consultori e pensati proprio per affrontare le problematiche legate alla sessualità e alla salute degli adolescenti.
Conoscere il ciclo non serve soltanto a sapere quando mettere un assorbente in borsa. Serve a non avere paura del proprio corpo. Serve a non sentirsi “strane” quando qualcosa cambia. Serve a sapere che il dolore molto forte non deve necessariamente essere sopportato in silenzio e che, se il ciclo è particolarmente abbondante, irregolare o associato ad altri disturbi, è possibile parlarne con un medico. Serve anche a scegliere con maggiore consapevolezza prodotti e abitudini igieniche. E serve a sentirsi più libere: andare a scuola, fare sport, uscire con gli amici, andare al mare o partire per un viaggio non dovrebbero diventare attività da evitare perché è arrivato il ciclo.
UNICEF sottolinea infatti che la salute mestruale non riguarda soltanto l’igiene, ma anche informazione, accesso ai servizi, disponibilità di prodotti adeguati, benessere, dignità e possibilità di partecipare normalmente alla vita scolastica e sociale.
La conversazione sul ciclo può iniziare molto tra mamma e figlia. Non serve organizzare il classico “discorso importante”. È molto più utile rispondere alle domande quando arrivano, usare le parole corrette e spiegare con semplicità che cosa sta succedendo nel corpo. E soprattutto evitare di trasmettere l’idea che le mestruazioni siano qualcosa di cui vergognarsi. Una figlia che sa che può parlare liberamente del proprio ciclo sarà anche più propensa a raccontare un dolore insolito, un cambiamento, una preoccupazione o un sintomo che la mette in difficoltà. È questa la vera forza dell’educazione mestruale: non dare soltanto informazioni, ma costruire un rapporto più consapevole con il proprio corpo.
Vademecum per mamme e figlie
Parlate del ciclo prima che arrivi. La prima mestruazione non dovrebbe essere una sorpresa.
Usate parole semplici e corrette. Niente tabù e niente “segreti da donne”.
Non fate confronti. Ogni ciclo può essere diverso e soprattutto nei primi anni può essere irregolare.
Insegnate ad ascoltare il dolore. Avere le mestruazioni non significa dover stare male per forza.
Parlate anche di ragazzi. La salute mestruale non dovrebbe essere considerata un argomento esclusivamente femminile: conoscere significa anche imparare a rispettare il corpo degli altri e a superare pregiudizi e prese in giro.
Indicate alle ragazze dove chiedere aiuto. Consultorio, pediatra, medico di famiglia, ginecologo, ostetrica o eventuali sportelli dedicati possono diventare punti di riferimento.
Perché una ragazza informata non è una ragazza che sa semplicemente “come funziona il ciclo”. È una ragazza che conosce il proprio corpo, sa fare domande e non ha paura di chiedere aiuto quando qualcosa non le sembra normale.
E forse è proprio da qui che dovrebbe cominciare una vera educazione alla salute: dalla possibilità di parlare del proprio corpo senza vergogna.
Mini-me mania: l’estate 2026 è di mamma e figlia
C’è una tendenza che ogni estate torna a conquistare Instagram, le vacanze e perfino le passeggiate sul lungomare: la mini-me mania. L’estate 2026 è di mamma e figlia coordinate. Attenzione, però: non significa indossare capi identici dalla testa ai piedi.
Se c’è un capo che mette d’accordo mamme e bambine è sicuramente il vestito floreale. Lungo e romantico per lei, più corto e sbarazzino per la piccola. Le stampe liberty, i piccoli fiorellini colorati e i tessuti leggeri come cotone e lino sono perfetti per le giornate più calde e regalano immediatamente un effetto coordinato dolce e raffinato.
Il bianco è uno dei colori simbolo dell’estate e funziona benissimo nei look mini-me. Una camicia oversize con shorts per la mamma e un abitino in sangallo per la figlia creano un abbinamento semplice ma d’effetto. Il risultato è luminoso, fresco e perfetto sia per una giornata al mare sia per una cena in vacanza.
Il jeans non va mai in ferie. Gonne in denim, salopette leggere, camicie di jeans morbide: sono tutti pezzi facili da abbinare e amatissimi da grandi e piccole. La regola è giocare con lo stesso materiale senza necessariamente scegliere lo stesso modello.
Le righe bianche e blu sono un grande classico dell’estate e rappresentano uno dei modi più semplici per creare un look coordinato. Una t-shirt a righe per la mamma e un vestitino marinaro per la figlia bastano per ottenere quell’effetto “wow” che fa impazzire le foto di famiglia.
Tra le tendenze più amate della stagione ci sono i costumi matching. Molti brand propongono bikini e costumi interi per mamma e figlia nelle stesse fantasie tropicali, floreali o coloratissime. Perfetti per le vacanze, ma senza trasformare il coordinato in una divisa: basta una stampa uguale o un dettaglio in comune.
Spesso non serve vestirsi uguali per creare un effetto mini-me. A volte bastano gli accessori. Cappelli di paglia coordinati, occhiali da sole simili, borse in rafia o sandali dello stesso colore possono creare un richiamo discreto e super chic.
La vera essenza della tendenza mini-me non è copiare il look della mamma, ma celebrare la complicità tra madre e figlia attraverso la moda. Niente outfit troppo rigidi o studiati al millimetro. I look più belli sono quelli che raccontano spontaneità, gioco e affetto.
Stress in gravidanza anticipa pubertà bambine
Lo stress in gravidanza attanaglia molte mamme: sappiate, però, che stando a una ricerca questa continua ansia anticipa la pubertà delle bambine.
Secondo uno studio dell’Università della California di Los Angeles un alto livello di stress in gravidanza anticipa la pubertà surrenale delle bambine. Quei cambiamenti come la comparsa anticipata di peli e brufoli e la maturazione di alcuni aspetti cognitivi arrivano prima, insomma.

“Questa ricerca conferma che l’esposizione ambientale in gravidanza, che comprende anche i fattori emotivi, può avere un impatto significativo e duraturo sulle figlie”, commenta a La Repubblica la ginecologa Maria Giuseppina Picconeri.
Membro del direttivo nazionale della Società italiana di riproduzione umana e fondatrice del Nike Medical Center di Roma, l’esperta spiega: ”Lo stress in gravidanza è una condizione molto comune, specialmente nelle donne che hanno avuto difficoltà a concepire e che sono ricorse a trattamenti per la fertilità o alla procreazione medicalmente assistita. Anche se un po’ di stress è normale e addirittura salutare, quando è troppo alto e duraturo può avere un impatto anche sul feto. Questo studio mostra, in particolare, l’effetto che può avere sulle figlie”.
“Lo stress cronico può favorire il rilascio in circolo di alcuni ormoni, come il cortisolo e l’adrenalina – sottolinea Picconeri – Queste alterazioni ormonali possono essere pericolose per la donna incinta, aumentando ad esempio il rischio di ipertensione gravidica. Di conseguenza, può interferire sulla formazione e sullo sviluppo della placenta, aumentando il rischio di ritardi nella crescita fetale, di patologie perinatali, parto pretermine e ora questo studio evidenzia un legame anche con l’inizio della pubertà delle figlie”.
Lo stress in gravidanza anticipa la pubertà delle bambine. La pubertà precoce può avere anche conseguenze sulla salute. “Negli ultimi 20 anni abbiamo registrato un aumento dei casi in cui la pubertà è anticipata. Si stima che oggi le bambine raggiungano la maturazione in media 6 mesi prima delle madri. Questo può avere svariati effetti sulla crescita e salute da adulte”, chiarisce Picconeri. “E’ importante saper valutare il benessere emotivo della donna durante la gravidanza. Bisogna dunque intercettare i primi segni di malessere e offrire alle donne incinte il supporto psicologico di cui necessitano”, conclude.
Festa della Mamma: film da vedere insieme
La festa della Mamma celebra una giornata speciale. Ci sono film da vedere insieme, mamma e figlia, per piangere, commuoversi, abbracciarsi e sentirsi ancora più vicine.
Una giornata importante quella della festa della Mamma, tra i film da vedere insieme c’è sicuramente “Sirene” del 1990 con Cher, Wynona Ryder e Christina Ricci. E’ adatto a tutti, le due figlie vogliono far sposare questa madre Anni 60 un po’ sopra le righe. Una commedia divertente e tenera. (altro…)
Quarantena: meno male che c’è mia figlia
Non ho mai pensato finora, come sarà capitato a tutti del resto, quanto fossero importanti e basilari cose e azioni che davamo come scontate. Facevano parte della nostra giornata, erano routine. Anzi, alcune di queste ci infastidivano, ci stressavano. Ora ho solo rimpianti. Per chi ama la libertà e detesta gli spazi chiusi è aberrante vivere così. La quarantena diventa quasi una prigionia. Necessaria, però, per il bene comune. (altro…)
Preadolescenza
Gestire la preadolescenza di un figlio non è facile. Vi assicuro, parlo con cognizione di causa: mia figlia ha 11 anni e mezzo…
La preadolescenza va in genere dai 9 ai 12 anni, quell’età di mezzo in cui i bambini iniziano a cambiare fisicamente e cominciano pure ad avere una personalità più definita.
Per quanto mi riguarda, per saperne di più sulla preadolescenza, sto leggendo un libro utilissimo, scritto da Alberto Pellai e Barbara Tamborini, “L’età dello tsunami – Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente”, edito da De Agostini. (altro…)
Padri preferiscono le figlie
Sono mamma di una femminuccia e ora scopro l’acqua calda, che i padri preferiscono le figlie ai maschietti. La ragione stavolta me la spiegano scientificamente: sta nel cervello, perché i figli sono giudicati più autonomi e forte (sarà davvero così?)
I padri preferiscono le figlie. Ma dai? Tutti, a dir la verità, l’abbiamo sempre pensato e detto. Dalla notte dei tempi per di più
Adesso lo prova uno studio della Emory University di Atlanta, in Georgia, pubblicato da The Journal Nehavioral Neuroscience. I ricercatori hanno osservato il comportamento di 52 padri con 30 femmine e 22 maschi. (altro…)
Bambini: uno schiaffo è già troppo
Sono colpevole, perché io uno schiaffo l’ho già dato, ma sappiate che su i bambini (e anche sugli adulti, donne o uomini è indifferente) è già troppo. La violenza non è mai una soluzione, bisogna tenerlo bene a mente e lo farò, lo prometto, anche quando mia figlia sarà totalmente indisponente.
Non bisogna toccare i bambini, non bisogna punire i nostri figli alzando le mani: uno schiaffo è già troppo.
Oggi si è celebrata la Giornata dell’educazione non violenta (No Hitting Day); la fondazione Protezione dell’infanzia Svizzera ha ricordato a tutti che la violenza non è mai una soluzione e non è accettabile in alcuna forma. (altro…)

Scritto da Annamaria e postato in 

