Trucchi spezzafame per i brindisi prenatalizi
Il Natale è già nell’aria, ma noi mamme e papà corriamo il rischio di arrivare già appesantiti ai pranzi e le cene delle festività. Ci sono dei trucchi spezzafame per i brindisi natalizi, li svela all’Adnkronos Salute il nutrizionista e fitoterapeuta Ciro Vestita.

“Tisane e spezzafame naturali, come i finocchi, possono esser di grande aiuto”, spiega Vestita. “Durante questo periodo e nelle feste natalizie – ribadisce – è facile ingrassare perché mangiamo in maniera più disordinata, poi, in una fase successiva, durante la festa, stiamo anche di più a casa dove non mancheranno gli avanzi. Quindi è facile che scappi un pezzetto di dolce in più, del cioccolato. E alla fine della giornata si arriva ad aver accumulato 5-600 calorie di troppo. Ma qualche stratagemma per evitare questo c’è”.
“Ci sono alcune piante medicali da usare sotto forma di infuso, ad esempio la malva, la melissa, la camomilla e il biancospino, che sono piante sedative, calmanti: frenano la voglia di mangiare, sono ‘sazianti’ , quindi ci si ritrova la sera ad aver mangiato meno, semplicemente perché questi infusi hanno praticamente bloccato l’appetito”, chiarisce.
“Infine sono ricchissimi di mucillagini e, siccome madre natura non fa mai ‘scatole singole’, queste tisane servono anche a depurarsi e a disintossicarsi”. Ottimo anche il tè verde, “una tazza calda, in questo periodo invernale, è confortevole: spezza la fame ed è ha anche proprietà preventive”, sottolinea ancora.
Un altro segreto? “Si basa sui ‘cuori’ di finocchio. Prendiamo solo la parte interna – suggerisce – Da un finocchio grosso come un pugno rimane praticamente una pallina da ping pong e di questi ‘cuori’ ne mangeremo circa 5 prima pranzo e prima cena che spezzeranno la fame. Questi ortaggi, in più, sono fortemente diuretici, e ci sgonfiano facendoci sentire meglio”.
Alimenti e salute: nuovo glossario
Molti termini di uso comune mettono in relazione alimenti e salute, ma spesso in maniera approssimativa. Cosa sia un alimento spazzatura lo possiamo intuire, ma il nuovo Glossario FeSIN (Federazione delle Società Italiane di Nutrizione), dal titolo “Alimentazione e Nutrizione in parole”, chiarisce diversi concetti.
In primo luogo, che “alimento spazzatura” è un termine non scientifico, usato nel linguaggio comune per indicare un alimento che per la sua composizione e/o modalità di preparazione è in evidente contrasto con i criteri di una sana alimentazione. E quindi chiarisce che gli effetti negativi di un alimento spazzatura sullo stato di salute dipendono dalla sua composizione, dalla quantità e dalla frequenza di consumo, e dal tipo di dieta in cui è inserito.
Ugualmente, molti termini che descrivono componenti e categorie di alimenti sembrano ben noti, ma il Glossario fornisce maggiori, importanti spiegazioni. Ad esempio, che l’alcol etilico (o etanolo) è il prodotto della fermentazione di zuccheri e amidi e che, pur fornendo un apporto energetico pari a circa 7 kcal/g, è privo di funzioni strutturali o regolatorie per l’organismo. Inoltre, il Glossario specifica che l’alcol etilico viene assorbito rapidamente a livello gastrointestinale, alterando il metabolismo di macro- e micronutrienti, la funzione del sistema nervoso centrale e di vari organi e apparati e, molto importante, che è contenuto nelle bevande alcoliche, il cui consumo non viene raccomandato.
Il nuovo strumento redatto dalla FeSIN permette anche di discriminare tra parole simili. Ad esempio, prendendo in esame i termini che si riferiscono a dichiarazioni ed etichette, permette di distinguere l’etichetta dell’alimento (Qualunque testo, marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna tale imballaggio o contenitore), dalla etichetta nutrizionale, che è l’insieme di informazioni presenti sulla confezione di un prodotto alimentare, relative al valore energetico e al contenuto in macro e micronutrienti.
Il Glossario mette anche in risalto che entrambi i tipi di etichetta sono regolati da normative europee. Diversa, poi, è l’etichettatura fronte pacco, ossia l’insieme di informazioni nutrizionali semplificate sul fronte delle confezioni alimentari che mira ad aiutare i consumatori nelle loro scelte alimentari. Può trattarsi di una ripetizione parziale delle informazioni contenute nella etichetta nutrizionale (per esempio, il valore energetico da solo o insieme alle quantità di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale), o può fornire informazioni aggiuntive sulla qualità nutrizionale complessiva dell’alimento, mediante simboli, lettere, codici, colore o altri formati grafici.
Si parla molto della necessità di seguire una dieta corretta, strumento fondamentale per mantenere uno stato ottimale di salute e benessere, ma raramente ci si sofferma a considerare che essa si basa sui fabbisogni nutrizionali. E anche in questo caso viene in aiuto il Glossario, spiegando che il fabbisogno nutrizionale è l’apporto di energia o di un nutriente necessario per soddisfare le esigenze metaboliche, garantire crescita e sviluppo, preservare l’integrità anatomica e funzionale dell’organismo, promuovere la salute e il benessere dell’individuo. Tiene conto delle necessità legate all’attività fisica ed alle differenti condizioni fisiologiche e patologiche.
Quindi, soddisfare i fabbisogni nutrizionali permette di mantenere un buono stato di nutrizione. Ma se non ci alimentiamo correttamente, cosa può accadere? Il Glossario aiuta a capirlo definendo i termini legati allo stato di nutrizione e sue alterazioni.
Ad esempio malnutrizione per difetto, ossia la sindrome clinica multifattoriale conseguente ad apporti di energia e/o nutrienti insufficienti, per periodi protratti di tempo, rispetto alle necessità dell’individuo. Causa significative alterazioni strutturali, metaboliche e funzionali dell’organismo, con conseguenti effetti negativi su crescita, sviluppo, integrità anatomica e funzionale dell’organismo, stato di salute e benessere psicofisico. Ugualmente, il Glossario definisce alcune sindromi e malattie, e termini relativi alla diagnosi nutrizionale, per permettere di orientarsi anche a chi non è esperto.
Nel Glossario, trovano spiegazione termini specifici quali sarcopenia, la sindrome clinica caratterizzata dalla perdita di massa muscolare, forza muscolare e funzione motoria. Si distingue in primaria, dovuta all’invecchiamento, e secondaria, dovuta alla presenza di patologie. Ma sono descritti anche termini più generali come malattie dismetaboliche, patologie caratterizzate da una alterazione del metabolismo che può essere causata da fattori differenti, tra i quali fattori genetici, stile di vita, condizioni mediche preesistenti, ecc. Includono, tra le altre, il diabete mellito, l’obesità, le dislipidemie e la sindrome metabolica. Nel caso di alterato funzionamento di una via metabolica specifica, spesso di origine genetica, si parla di malattie metaboliche ereditarie.
Infine, vengono definiti termini legati alle differenti aree della Alimentazione e Nutrizione umana, sia quelle di più recente sviluppo quali la nutrigenetica (studio delle variazioni del patrimonio genetico di un individuo (polimorfismi) che possono influenzare le risposte ai componenti della dieta. È alla base della nutrizione personalizzata o nutrizione di precisione), sia quelle più note come la dietetica (applicazione dei principi della nutrizione umana per la valutazione dell’adeguatezza nutrizionale della dieta e la formulazione di schemi alimentari da utilizzare in condizioni fisiologiche e patologiche).
Dalla A alla Z, attraversando diverse aree scientifico-culturali, il Glossario FeSIN propone 200 nuove definizioni per orientarsi tra alimentazione, nutrizione e salute, per una più corretta e univoca comunicazione e comprensione tra esperti, ma anche di facile utilizzo, per la popolazione, le industrie alimentari, gli editori scolastici, i giornalisti, i social, ecc.
La seconda edizione del Glossario Alimentazione e Nutrizione in Parole è il frutto del lavoro di oltre due anni di un gruppo di esperti delle quattro Società Scientifiche Federate FeSIN, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE), la Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione (SISA) e l’Associazione Scientifica Alimentazione, Nutrizione e Dietetica (ASAND), ed il contributo dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) e della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e metabolismo (SINPE), che avevano partecipato alla prima edizione. È disponibile, gratuitamente, dai siti internet della FeSIN e delle società federate.
Dopo le vacanze niente detox
Le vacanze sono finite e con loro anche gli aperitivi infiniti, le cene al chiaro di luna e quei “tanto ci penso a settembre” che hanno riempito i nostri piatti. Ma al rientro la domanda è sempre la stessa: come si riparte senza sensi di colpa? La risposta arriva da Sara Olivieri, dietista e divulgatrice da oltre 200mila follower su Instagram, dove con il suo profilo ironico e fuori dagli schemi “Inizio lunedì” smonta i falsi miti del benessere. Dice chiaramente una cosa: dopo le vacanze, niente detox.

Intervistata da Leggo, Olivieri mette subito le cose in chiaro: niente punizioni, niente digiuni, niente “detox” a base di beveroni miracolosi. “La prima cosa da dire è che non si tratta di ‘riparare’ o ‘compensare’, ma semplicemente di riprendere le proprie abitudini. Non serve mettersi a stecchetto o vivere a verdure bollite. Anzi, dopo un periodo ricco di cibo, spesso anche disordinato, il corpo stesso tende a richiedere cibi più semplici: più acqua, più verdure, pasti regolari. Bisogna solo rientrare in ascolto di sé, senza drammi”.
Altro che succhi verdi e tisane dai poteri miracolosi: “Il corpo non è mai ‘intossicato’ nel senso in cui ci fanno credere certe pubblicità. Fegato e reni sono organi perfetti, se li lasciamo lavorare in pace”, chiarisce la dietista. Il segreto sta nel tornare alla normalità: “Mangiare con varietà e regolarità, senza eccessi. Aggiungendo idratazione, sonno e un po’ di movimento, il corpo si riequilibra da solo”.
La dieta in alcuni periodi ci assilla: “Viviamo in una società che alterna abbuffate e punizioni, senza mai fermarsi nel mezzo. E poi siamo impazienti: vogliamo risultati immediati, anche quando sappiamo che non funzionano. Ma il dimagrimento non è un ordine Amazon: non arriva tutto il giorno dopo. Bisogna accettare che serve tempo. Quando smetti di cercare scorciatoie, smetti anche di sentirti in colpa ogni volta che ‘sgarri’. Se ti concentri su azioni quotidiane semplici e sostenibili, i risultati arrivano davvero. Non in due giorni, ma arrivano. E durano di più”.
Ecco la sua ricetta benessere: “Inizia da cose piccole. Bevi più acqua, fai una spesa sensata, organizza i pasti con un minimo di anticipo. Non serve rivoluzionare tutto. E se ieri hai mangiato una pizza, non è un problema: non serve ‘recuperare’, serve solo continuare. Il benessere non si misura in giorni perfetti, ma in settimane in cui stai bene, nel corpo e nella testa”. Come spesso accade è l’equilibrio a fare la differenza.
5 consigli dell’ISS per migliorare la dieta
Mangiare bene sembra facile, ma tra la fretta, la stanchezza e l’invasione di cibi pronti è facile finire per scegliere quello che è comodo, non quello che fa bene. Eppure, secondo gli esperti dell’ISS, Istituto Superiore di Sanità, bastano 5 semplici consigli per cambiare direzione e migliorare davvero la nostra dieta, come spiegano sulle pagine del Corriere della Sera.

Ecco i 5 consigli degli esperti dell’ISS per migliorare la dieta in un’Italia dove il consumo di cibi ultra‑processati è aumentato e gli alimenti vegetali sono inspiegabilmente pochi.
Una dieta (più) vegetale è il punto di partenza di ogni cambiamento alimentare positivo: più vegetali, meno prodotti animali. “Questo tipo di alimentazione si basa prevalentemente su fonti vegetali, quindi cereali (pane, pasta, riso) preferibilmente integrali, poi legumi, olio d’oliva, frutta, verdure, con un modesto consumo di alimenti di origine animale (carni magre, pesce, uova, latticini)”. La nostra tanto amata dieta mediterranea, insomma, ma nella sua versione originale, genuina e varia. Sì a pane integrale, pasta al dente, minestroni e insalatone. Carne e formaggi? Con moderazione.
Lenticchie, ceci, fagioli, piselli, soia: non solo fanno bene, ma fanno anche risparmiare. Ricchissimi di proteine vegetali, fibre e ferro, andrebbero consumati anche 4–5 volte a settimana, come piatto unico o in abbinamento a cereali. Un consiglio pratico: prepararne in abbondanza e surgelarli già cotti, così da averli sempre pronti. Sì anche a hummus e burger vegetali (fatti in casa).
Il pesce non deve mancare nella dieta settimanale. Ma attenzione: non tutto il pesce è uguale. Meglio quello azzurro, di piccola taglia, che è meno contaminato e ricco di omega 3. “Preferire pesce, legumi e carni bianche e consumarli almeno 3 volte a settimana”. Carne rossa e salumi? Sono da limitare, meglio ancora evitarli. Non solo per il benessere, ma anche per l’ambiente.
Non tutti i grassi sono da bandire, anzi. Alcuni sono alleati preziosi della nostra salute. È il caso degli oli vegetali spremuti a freddo, come l’olio extravergine d’oliva, e della frutta secca, ricca di grassi buoni e vitamine. Da evitare, invece, burro, margarine industriali e oli tropicali come quello di palma o di cocco (troppo ricchi di grassi saturi).
La regola è semplice: meno etichette leggibili solo con la lente d’ingrandimento, più ingredienti riconoscibili. I cibi ultra-processati (conservati, raffinati, addizionati) vanno consumati con attenzione: non nutrono davvero e spesso sono troppo ricchi di zuccheri, sale e grassi.
10 fake news sulle calorie
Quali sono le 10 fake news più diffuse sulle calorie. Le rivela a Vanity Fair Oaolo Bianchini. Consulente nutrizionale e nutraceutico di Salò e autore del Metodo Bianchini, basato sulla nutrizione consapevole, sottolinea come sia sbagliato affidarsi al semplice calcolo per stare tranquilli o dimagrire.
Bianchini smonta le 10 fake news sulle calorie, basandosi sui meccanismi della biochimica. “Leggere sull’etichetta di un cibo quante calorie contiene non ha alcun valore, poiché la caloria è stata introdotta nella scienza alimentare solo per praticità di calcolo, volendo equiparare l’energia chimica degli alimenti all’energia termica per poterla facilmente calcolare”, spiega.
“Non bisogna più considerare le calorie in rapporto al cibo, perché questo significa paragonare l’essere umano ad un ‘forno’ che brucia gli alimenti. Le calorie esprimono una misurazione che considera le leggi della termodinamica e non hanno alcuna relazione all’interno degli organismi cellulari che seguono le leggi della biologia e chimica, per cui non devono essere in alcun modo applicate al metabolismo”, aggiunge.
Ecco le 10 fake news sulle calorie secondo Bianchini.
1.Le calorie sono l’unico parametro che conta – FALSO. “Pensare che il valore energetico di un alimento sia l’unico elemento rilevante è sbagliato. L’abitudine a selezionare cibi in base al loro contenuto calorico ci allontana dalla realtà biologica con la quale dovremmo stabilire la scelta di ciò che mangiamo. Il nostro corpo non è un “forno” e il cibo non viene semplicemente bruciato per produrre calore”.
2.Ridurre le calorie fa sempre dimagrire- FALSO. “Non basta tagliare le calorie per perdere peso. Il metabolismo e le risposte ormonali giocano un ruolo fondamentale nella gestione del peso corporeo. Le diete che si basano sul calcolo calorico sono fondate su una vecchia concezione della scienza alimentare, anziché su una logica biochimica. Perché ancora oggi si insegna alle persone a mangiare in funzione del potere calorico del cibo e non in funzione del potere biochimico del cibo stesso?”.
3.Tutti gli alimenti con lo stesso apporto calorico sono uguali – FALSO. “100 calorie di pasta non hanno lo stesso effetto di 100 calorie di prosciutto. Gli alimenti differiscono per composizione e interazione con il nostro organismo perché sono molecole completamente diverse, indipendentemente dalle calorie che hanno. Le reazioni biochimiche fanno parte di un complesso sistema che è il metabolismo e servono (oltre a mantenere costante la temperatura corporea) ad alimentare il sistema nervoso, a gestire tutti i processi vitali delle cellule, a fornire energia per la contrazione muscolare. Tutte queste funzioni vitali derivano dall’energia chimica contenuta in ogni molecola di cibo che noi ingeriamo e rappresenta il nostro unico, vero, vitale carburante. Per cui, l’uomo utilizza solo questa forma di energia per vivere, non l’energia termica che i cibi rilasciano bruciando”.
4.Le etichette caloriche ci dicono tutto – FALSO. “Leggere le calorie sull’etichetta non fornisce informazioni sugli effetti biologici e metabolici degli alimenti. Per stabilire quante calorie ha un alimento serve capire qual è il processo: lo si brucia in un apposito strumento chiamato calorimetro e il calore propagato dalla combustione rappresenta il suo valore calorico. Tale risultato non dice nulla sull’effetto biologico di un alimento all’interno del nostro organismo perché gli organismi pluricellulari non adottano reazioni di combustione che sono chiaramente e logicamente incompatibili con la vita stessa”.
5.Il corpo umano funziona secondo le leggi della termodinamica-FALSO. “Le calorie misurano energia termica, ma il corpo umano segue le leggi della biochimica e della fisiologia, non quelle di un calorimetro per cui non devono essere in alcun modo applicate al metabolismo”.
6.Gli alimenti vengono bruciati nel nostro corpo- FALSO. “Il cibo non viene bruciato, ma scomposto e trasformato attraverso reazioni chimiche per ottenere energia chimica utilizzabile dalle cellule. Le cellule utilizzano l’energia dei legami chimici dei nutrienti e questa energia è sfruttata in modo perfetto da proteine (ATPasi). Nessuna combustione avviene a livello cellulare”.
7.Più calorie = più energia per il corpo-FALSO. “Non tutte le calorie diventano energia utilizzabile. L’assimilazione e l’uso dei nutrienti dipendono da complessi meccanismi biologici”.
8.Le diete ipocaloriche sono sempre efficaci – FALSO. “Le diete basate solo sul calcolo calorico trascurano l’importanza degli effetti ormonali e biochimici degli alimenti, spesso portando a fallimenti. Nella scienza alimentare, leggere sull’etichetta quante calorie contiene quell’alimento, non ha alcun valore poiché la caloria è stata introdotta solo per praticità di calcolo volendo equiparare l’energia chimica degli alimenti all’energia termica per poterla facilmente calcolare”.
9.La nutrizione è una scienza esatta basata sulle calorie – FALSO. “La nutrizione è una scienza complessa che coinvolge biochimica, fisiologia e ormoni. Ridurla a un semplice conteggio calorico è un errore. Un’alimentazione che sfrutta i principi biochimici dei cibi determina risposte ormonali ideali per creare condizioni ottimali per migliore il benessere, dimagrire e mantenere il peso forma”.
10.Gli alimenti non sono come i farmaci – FALSO. “Secondo le conoscenze biochimiche, è corretto considerare gli effetti biologici dei nutrienti con la stessa visione con la quale vengono studiati quelli dei farmaci. Gli alimenti influenzano il nostro organismo tanto quanto i farmaci. Dovremmo considerarli per i loro effetti biochimici e non per le calorie”.
Alimenti che allungano la vita
Quali sono gli alimenti che allungano la vita? Uno studio a cui hanno partecipato i ricercatori dell’Università di Bologna, pubblicato sulla rivista Advances Nutrition, li elenca. Sono quelli che regalano maggiore longevità. Ed è bene conoscerli.

Come si legge sul Corriere della Sera, che riporta i risultati della ricerca, “una dieta molto ricca di noci, cereali integrali, frutta, verdura e pesce è fortemente associata a una riduzione della mortalità per tutte le cause”. Anche legumi e carni bianche aiutano. Questi sono tutti alimenti che allungano la vita.
Oltre agli alimenti che allungano la vita, ci sono anche quelli che l’accorciano. “L’assunzione frequente di carni rosse e lavorate e di bevande zuccherate è correlato a un aumento di mortalità: tali alimenti vanno dunque limitati al massimo, se si vuole vivere a lungo. Un consumo abbondante di zuccheri aggiunti, cereali raffinati e uova è risultato tendenzialmente correlato ad aumento della mortalità, seppure in misura poco significativa”.
“I nostri risultati confermano i benefici per la longevità associati all’aumento del consumo di noci, cereali integrali, frutta, verdura e pesce, tutti chiaramente associati a tassi di mortalità più bassi – spiegano i ricercatori –. Questi alimenti sono generalmente ricchi di nutrienti cruciali, tra cui vitamine, minerali, fibre alimentari e grassi sani, essenziali per ridurre al minimo l’infiammazione, migliorare la salute metabolica e prevenire malattie non trasmissibili come quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2 e i tumori”.
Nutrizione bambini: errori dei genitori
Di nutrizione bambini torna a parlare Valter Longo, autore di La nutrizione inizia da bambini. Ne ho già parlato, è libro tutto da colorare su alimentazione sana ed esercizio fisico, elaborato secondo i principi della longevità dalla Fondazione Valter Longo. L’organizzazione non-profit fondata dal Professor Longo nel 2017 ha l’obiettivo di promuovere uno stile di vita salutare e abitudini alimentari che possano rallentare e contrastare l’insorgenza di importanti patologie correlate all’avanzare dell’età. Il volume è pubblicato da ElectaKids, con le illustrazioni di Manuela Lupis. L’esperto a Vanity Fair parla anche degli errori dei genitori.

Quando gli si domanda quali siano gli errori più comuni dei genitori nella nutrizione dei bambini, Longo spiega: “Ce ne sono tanti, uno per esempio è dare ai figli troppe proteine: spesso i bambini, nelle varie fasce di età, mangiano oltre due volte il fabbisogno di proteine raccomandato da tutte le società pediatriche nel mondo. Il genitore non se ne rende proprio conto: i figli mangiano carne a scuola, poi tornano a casa e rimangiano carne, magari con le medesime porzioni dell’adulto, sebbene il fabbisogno quotidiano di proteine sia di 1 grammo per chilo”.
“Significa che se un genitore pesa 60 chili e il bambino 20, la porzione di carne di quest’ultimo dovrà essere un terzo rispetto all’adulto. Capita invece che in un solo pasto le quantità necessarie siano già triplicate. Se poi si offrono proteine al mattino e proteine alla sera, questo è disastroso”, chiarisce ancora il professore.
Longo spiega ancora: “Perché le proteine controllano alcuni fattori di crescita e – stando a studi recenti – controllano anche l’insulinoresistenza. Quindi gli stessi processi che rendono poi il bambino sovrappeso-obeso. Si pensa che la proteina renda più magr. In realtà la proteina può contribuire a rendere più grassi perché, creando appunto insulinoresistenza, mette il corpo umano in una modalità di conservazione dei grassi secondo la logica biologica ‘ho molto proteine, ho molte calorie, adesso le metto da parte in forma di grasso perché mi serviranno in un periodo più magro’”.
Gli errori dei genitori nella nutrizione dei bambini non finiscono qui: “Ci sono altre quattro ‘P’ da tenere d’occhio: pasta, pane, pizza e patate, che insieme alle proteine riassumono i problemi centrali della dieta del bambino. Il punto è che, con l’idea della dieta mediterranea, i genitori eccedono con l’offerta di questi alimenti, sia la mattina che la sera, e un bambino che si muove molto poco e segue quotidianamente questa alimentazione ovviamente non brucerà mai tutte le calorie in eccesso”.
“Non dico che non si debbano mangiare le quattro ‘P’. Dico però che non se ne dovrebbero mangiare più di quanto si brucia. Vanno benissimo per bambini pizza e patate. Ma se al giorno si consumano tra le 1.500 e le 2000 calorie e se ne assumono abitualmente 200 in più, ogni 30 giorni ci saranno circa 6000 calorie in più. Quindi circa mezzo chilo di grasso. Ed è così che una persona diventa sovrappeso”, sottolinea l’esperto.
Stando a Longo ci sono alimenti che bisognerebbe reintrodurre nella dieta dei piccoli: “Sì, ci sono, e anche per questo siamo arrivati quasi al 50% di soggetti sovrappeso-obesi in Italia seguendo gli americani che sono al 75%! Abbiamo dimenticato quasi del tutto anche la vera dieta mediterranea, che ormai non segue quasi più nessuno. E che comunque non basta”.
“I genitori sbagliano perché a casa non c’è più il minestrone fatto cinque volte alla settimana – prosegue – Quello era il giusto modo di mangiare. Magari versioni diverse di minestrone. Un giorno con pasta e ceci, un giorno con pasta e fagioli, un giorno con riso e lenticchie. Amidi, legumi e per metà, se non due terzi, verdure. Perché 50, 60 o 70 anni fa la povertà obbligava a mangiare in questo modo. Adesso non si fa più per varie ragioni, che non sono soltanto quelle del benessere. Spesso sono proprio le persone più povere, in Italia, a mangiare peggio, adottando una dieta ricca di zuccheri e cibi ultra processati”.
Dieta Mediterranea la migliore al mondo
Parliamo di benessere nostro e dei nostri figli. E di salute. La dieta mediterranea è ancora la migliore al mondo. Prodotto del ‘made in Italy’, “incoraggia un consumo moderato di grassi sani, come l’olio d’oliva, e limita i grassi malsani, come i grassi saturi. E’ anche benefica per la salute cardiovascolare, poiché è stata associata a una riduzione della pressione sanguigna, del colesterolo e del peso corporeo, nonché a miglioramenti generali della salute del cuore e a un abbassamento dei tassi di malattie cardiache e ictus. L’abbondanza di frutti di mare nutrienti, noci, semi, olio extravergine, fagioli, verdure a foglia verde e cereali integrali nella dieta mediterranea offre anche numerosi vantaggi per il cervello. In particolare, gli antociani contenuti nelle bacche, nel vino e nel cavolo rosso sono considerati particolarmente benefici per la salute”, si legge sul Quotidiano del Piave.

La nostra dieta mediterranea è la migliore al mondo, non ci sono dubbi. Lo annuncia la Coldiretti sulla base del nuovo best diets ranking elaborato dai media statunitense U.S. News & World’s Report’s, celebre a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori. Ed è un regime alimentare che fa assolutamente bene: aiuta a prevenire molte patologie come il diabete, l’obesità e la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e osteoarticolari o i tumori.
E’ la migliore al mondo, quindi seguitela e fatela seguire a tutti in famiglia. La dieta mediterranea è favolosa. Qui di seguito la classifica stilata dal primo al quinto posto:
- Mediterranea, aiuta a prevenire molte patologie come il diabete, l’obesità e la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e osteoarticolari o i tumori
- Dash contro l’ipertensione
- Flexitariana, un modo flessibile di alimentarsi
- Mind che previene e riduce il declino cognitivo
- Mayo Clinic che enfatizza frutta, verdura e cereali integrali

Scritto da Annamaria e postato in