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Educazione digitale

Ott 26
Scritto da Annamaria avatar

Quanto tempo trascorrono i nostri figli davanti a uno schermo? È una delle domande che più spesso si pongono i genitori, preoccupati per l’uso eccessivo di smartphone, social network e intelligenza artificiale. Ma forse dovremmo partire da un’altra domanda: quanto tempo dedichiamo davvero ai nostri bambini, senza distrazioni e senza avere continuamente il telefono in mano? È da qui che parte la riflessione di Alessio Carciofi, papà, autore, docente universitario ed esperto di benessere digitale. Sulle pagine del Corriere della Sera invita le famiglie a ripensare il rapporto con la tecnologia. Perché l’educazione digitale dei figli non significa soltanto stabilire regole e limiti, ma soprattutto imparare a dare il buon esempio.

educazione digitale
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Buonsenso e postura sono le parole chiave indicate da Carciofi per affrontare una delle grandi sfide educative del nostro tempo. In una quotidianità scandita da notifiche, messaggi ed email, il rischio è quello di essere sempre connessi, ma sempre meno presenti nelle relazioni che contano: “Prestiamo attenzione allo sguardo: riprendiamo a guardare i nostri ragazzi negli occhi e a esserci quando passiamo del tempo con loro. Quando, per esempio, accompagno mio figlio al parco e gioco con lui, mi impegno a restare concentrato su quel momento, senza rispondere a notifiche, messaggi ed email”.

Un gesto apparentemente semplice, ma tutt’altro che scontato. Quante volte, mentre giochiamo con i bambini, controlliamo una notifica o rispondiamo a un messaggio? E quante volte chiediamo loro di mettere via il telefono mentre noi continuiamo a consultare il nostro? Carciofi invita proprio a partire da questa contraddizione: “Credo che il nodo centrale sia proprio questo: prima di domandarci quanto tempo i nostri figli trascorrano davanti a uno schermo, dovremmo chiederci quanto tempo passiamo noi a guardarli davvero”.

Il tema è al centro del suo libro Spegni tutto. Vivere nell’era artificiale senza diventare un robot (Feltrinelli), nel quale l’autore affronta il paradosso di una società in cui possiamo raggiungere chiunque in pochi secondi, ma facciamo sempre più fatica a concentrarci su una persona alla volta. “I messaggi che riceviamo non sempre richiedono una risposta immediata. Non possiamo scappare dal digitale, né sarebbe giusto rimpiangere un mondo pretecnologico che non ritornerà. Dobbiamo però ritrovare l’attenzione verso l’altro, riscoprire il tempo del corpo e la libertà di scegliere con lentezza”, chiarisce.

Il buon esempio è particolarmente importante nei primi anni di vita, quando i bambini cercano lo sguardo di mamma e papà per condividere le proprie conquiste. Può essere il momento in cui imparano ad andare in bicicletta senza rotelle o quello in cui segnano un gol durante una partita: in entrambi i casi, il desiderio è trovare negli occhi di un genitore la gioia di chi sta assistendo a un piccolo, grande traguardo.

“Pensiamo a quando imparano ad andare in bicicletta senza rotelle e cercano gli occhi di mamma e papà per condividere la gioia della conquista. Oppure a quando, durante un allenamento di calcio, segnano un gol e cercano lo sguardo del padre per condividere la soddisfazione. È lì che dobbiamo esserci, per costruire una relazione con loro. L’attenzione è la prima forma di cura e di amore”, sottolinea.

Un’attenzione che diventa ancora più importante crescendo. Da anni Carciofi lavora con ragazzi dagli 11 ai 17 anni nell’ambito di progetti di educazione digitale e racconta di incontrare spesso giovani che faticano a entrare in relazione con gli altri. “Quando li incontro per la prima volta, sono sorpresi e, insieme, frustrati. Faticano a relazionarsi con gli altri, anche per effetto dell’uso dei social network. Stanno curvi, con lo sguardo rivolto verso il basso. Solo quando inizio a parlare la loro lingua e metto in gioco la mia vulnerabilità riesco a conquistare la loro fiducia. Oggi i giovani fanno sempre più fatica a entrare in relazione e spesso vivono un presente così ingombrante da non riuscire a immaginare il proprio futuro”, precisa ancora.

Anche il modo di utilizzare la tecnologia cambia con l’età. Secondo Carciofi, i preadolescenti mostrano interesse per gli strumenti di intelligenza artificiale generativa, anche perché possono offrire una simulazione della relazione, mentre gli adolescenti si orientano maggiormente verso i social network. Non sempre, però, scelgono di pubblicare contenuti personali: spesso osservano i profili degli altri e si confrontano con ciò che vedono online.

Il rischio è che il mondo digitale diventi uno spazio in cui misurare continuamente se stessi attraverso gli altri, con conseguenze sul modo di percepire le proprie capacità e il proprio valore. La soluzione, sottolinea l’esperto, non è vietare tutto, ma accompagnare bambini e ragazzi in un percorso di consapevolezza. Perché le regole sono importanti, ma devono essere adeguate all’età e sostenute dalla presenza degli adulti.

“Dobbiamo educare bambini e ragazzi insieme, come società. Fino ai 6-7 anni è fondamentale soprattutto lo sguardo; fino agli 11-12 anni il genitore diventa un copilota, la persona con cui esplorare app, social network e contenuti accessibili online. Infine, arriva la fase della gestione: è il momento in cui le regole, i limiti e i confini stabiliti in precedenza vengono applicati e monitorati nella quotidianità familiare”, conclude.

Come tradurre questi consigli nella vita di tutti i giorni? 

1. Fino ai 6-7 anni, puntiamo sulla relazione.
Dedichiamo ai bambini momenti di gioco e condivisione senza smartphone. Guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli e partecipiamo alle loro scoperte. La nostra presenza è fondamentale per costruire una relazione solida.

2. Fino agli 11-12 anni, diventiamo copiloti digitali.
Non lasciamo che i bambini esplorino da soli il mondo online. Scopriamo insieme app, giochi, siti e contenuti, spiegando che cosa è adatto alla loro età e quali rischi possono incontrare.

3. Con gli adolescenti, stabiliamo regole e confini chiari.
Man mano che crescono, i ragazzi hanno bisogno di maggiore autonomia, ma anche di limiti condivisi. Concordiamo tempi e modalità di utilizzo dei dispositivi e verifichiamo che gli accordi vengano rispettati.

4. Diamo il buon esempio.
Se chiediamo ai figli di non usare il telefono a tavola, facciamolo anche noi. Evitiamo di controllare continuamente le notifiche mentre parliamo con loro: le regole funzionano meglio quando sono coerenti.

5. Non rispondiamo sempre subito.
Insegniamo ai bambini, con il nostro comportamento, che non tutto richiede una risposta immediata. Possiamo aspettare prima di controllare un messaggio e lasciare spazio a momenti di tranquillità, senza interruzioni.

6. Incoraggiamo le esperienze fuori dallo schermo.
Gioco all’aperto, sport, lettura, attività creative e incontri con gli amici aiutano bambini e ragazzi a vivere esperienze concrete, a coltivare interessi e a costruire relazioni.

7. Ascoltiamo senza giudicare.
Se un figlio racconta qualcosa che ha visto online o una difficoltà incontrata sui social, evitiamo di reagire subito con rimproveri e divieti. Cerchiamo di capire che cosa è successo e affrontiamo insieme il problema.

8. Ricordiamoci che educare è un percorso condiviso.
Non esistono regole valide per tutte le famiglie e per ogni età. Il nostro compito è accompagnare i figli verso un uso sempre più consapevole della tecnologia, adattando le indicazioni alla loro crescita.

Educazione digitale bambini

Ago 16
Scritto da Annamaria avatar

L’educazione digitale dei bambini deve essere sempre presente in famiglia. Oggi è necessario che i genitori siano preparati. E’ con questo scopo che è nato il decalogo di Neoconnessi, che la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha messo a punto con WindTre.

Il decalogo regala 10 linee guida che possono dare una Manno alle mamme e ai papà nell’educazione digitale dei bambini.

La FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) ha capito quando fosse importante realizzare una guida sull’educazione digitale fruibile da pediatri, genitori, educatori. “Bambini e adolescenti in un mondo digitale” è nata per questa ragione.  All’interno si evitare l’uso di internet in tutte le fasce d’età: dai 0 ai 3 anni, per permettere al bambino di costruire i suoi riferimenti spazio-temporali. Dai 3 ai 6 anni, per favorire la scoperta delle possibilità sensoriali e manuali attraverso il gioco con i coetanei. Dai 6 ai 9 anni, per aiutare il bambino a scoprire le regole del gioco sociale. Dai 9 ai 12 anni, per promuovere un’esplorazione sicura e adatta all’età dei contenuti presenti sui social network, sempre sotto la supervisione dei genitori.

Il decalogo dà un’ulteriore mano ai genitori e quindi ai bambini.

1 – Stai vicino ai bambini quando muovono i primi passi in Rete

2 – Mai più senza Parental e Self Control

3 – La qualità dei contenuti oltre alla quantità

4 – Facciamo i bravi… cittadini digitali. Anche in rete norme di rispetto ed educazione

5 – Sempre gentili, anche online

6 – Alleniamoci a non cadere nelle trappole del Web

7 – Insegniamo che la nostra identità online ha valore

8 – Facciamo i creativi… anche online

9 – Troviamo il giusto equilibrio fra digitale e reale

10 – Facciamoci raccontare le novità digitali dai più piccoli