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Gravidanza: i lavori da evitare

Ott 05
Scritto da Annamaria avatar

Essere incinta non significa necessariamente dover smettere di lavorare. Ma ci sono mansioni che durante la gravidanza possono diventare rischiose e che devono quindi essere modificate, sospese o, quando non esistono alternative, abbandonate temporaneamente. Il punto importante è che non esiste una lista di professioni vietate in blocco: conta soprattutto che cosa si fa concretamente durante il lavoro e a quali rischi si è esposte. Ecco i lavori da evitare.

gravidanza i lavori da evitare

Infermiera, OSS e operatrici sanitarie

Chi lavora in ospedale, in una casa di cura o nell’assistenza può essere esposta a agenti biologici, fluidi corporei, sollevamento e spostamento dei pazienti, oltre a determinati farmaci o sostanze. Il rischio biologico è particolarmente importante nelle attività sanitarie.

Questo non significa che un’infermiera debba automaticamente smettere di lavorare: la mansione deve essere valutata e, se necessario, modificata evitando le attività a rischio.

Parrucchiere ed estetiste

Anche parrucchiere ed estetiste possono dover fare attenzione. Il problema riguarda soprattutto l’esposizione a determinati prodotti chimici, oltre alle posture, alle tante ore in piedi e alla fatica fisica. La presenza di una sostanza chimica sul posto di lavoro non significa automaticamente che sia pericolosa: deve essere valutato il tipo di prodotto, il livello e la durata dell’esposizione. Se il rischio non può essere eliminato, la lavoratrice deve essere spostata ad attività più sicure.

Colf, badanti e lavoratrici domestiche

Qui i problemi possono essere soprattutto sollevare pesi, spostare persone, utilizzare determinati prodotti chimici, lavorare a lungo in piedi o assumere posture faticose. Una badante che deve sollevare frequentemente un anziano non autosufficiente, per esempio, può avere bisogno di una modifica delle mansioni. Non è quindi il mestiere in sé a essere incompatibile, ma l’attività concreta che viene svolta.

Cameriere, bariste e commesse

Stare in piedi per molte ore, trasportare vassoi o scatole, fare continui spostamenti e lavorare in ambienti dove esiste il rischio di cadute o scivolamenti sono condizioni che devono essere valutate durante la gravidanza.Anche in questi casi la soluzione può essere una modifica temporanea dell’attività, per ridurre gli sforzi e i rischi.

Operaia, magazziniera e lavori nella logistica

Sono tra le situazioni che richiedono maggiore attenzione quando il lavoro comporta sollevamento e trasporto di carichi, movimenti ripetitivi, vibrazioni, posture faticose o ritmi particolarmente gravosi. INAIL considera questi elementi tra i principali rischi professionali da valutare durante la gravidanza. Se non è possibile eliminare il rischio attraverso una diversa organizzazione del lavoro, può essere necessario assegnare alla lavoratrice una mansione alternativa.

Agricoltura e lavori con sostanze chimiche

Il lavoro agricolo può comportare esposizione a pesticidi e altri prodotti chimici, oltre a fatica fisica e attività all’aperto in condizioni climatiche impegnative. Anche qui è fondamentale valutare la specifica esposizione. Gli agenti chimici pericolosi sono infatti oggetto di una precisa valutazione dei rischi sul luogo di lavoro.

Veterinarie e chi lavora con gli animali

Anche il contatto con animali può comportare un rischio biologico, a seconda dell’attività svolta e degli agenti ai quali la lavoratrice può essere esposta. Per questo la mansione deve essere valutata caso per caso.

Medici, tecniche di radiologia e lavoratrici esposte a radiazioni

Questo è uno dei casi in cui la tutela è particolarmente importante. Le lavoratrici in gravidanza non possono essere adibite ad attività che espongano il nascituro a dosi di radiazioni ionizzanti superiori ai limiti previsti dalla normativa. Per questo, quando una lavoratrice comunica la gravidanza, l’esposizione deve essere rivalutata e, se necessario, la mansione modificata.

Chi lavora di notte

Il lavoro notturno ha una tutela specifica. In Italia è vietato adibire la lavoratrice al lavoro tra le 24 e le 6 dall’accertamento della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Questo può riguardare, per esempio, chi lavora in ospedale, negli alberghi, nella ristorazione, nelle fabbriche o in altri settori organizzati su turni.

La cosa importante è non decidere da sole di licenziarsi o di smettere di lavorare. Quando una lavoratrice comunica la gravidanza, il datore di lavoro deve valutare i rischi legati alla mansione. Se esiste un pericolo, deve prima cercare di eliminarlo o modificare temporaneamente le condizioni di lavoro. Se non è possibile, deve valutare l’assegnazione a una mansione diversa e sicura.

Se neppure questo è possibile, può essere disposta l’astensione anticipata dal lavoro nei casi previsti dalla legge. L’astensione può inoltre essere prevista quando le condizioni di lavoro o ambientali sono considerate pregiudizievoli per la salute della donna o del bambino.

La regola, quindi, è semplice: la gravidanza non significa necessariamente rinunciare al proprio lavoro, ma significa avere diritto a lavorare in sicurezza. E se una mansione non è compatibile con la gravidanza, la legge prevede strumenti precisi per proteggere mamma e bambino.

Diritti mamme lavoratrici dipendenti

Giu 28
Scritto da Annamaria avatar

Quali sono i diritti e le tutele per le mamme lavoratrici dipendenti. Save the Children li elenca per ricordare cosa prevede la legislazione affinché si possa conciliare la maternità e il lavoro.

Molti, anche nelle aziende, fanno finta di non ricordare quali siano i diritti e le tutele che riguardano le mamme lavoratrici dipendenti e, quindi, più in generale i neogenitori.

Qui di seguito i diritti e le tutele delle mamme lavoratrici dipendenti:

  • Sicurezza e salute della madre lavoratrice: il datore di lavoro ha l’obbligo di rispettare i divieti imposti alla madre lavoratrice che le permettono di continuare a svolgere la sua mansione senza mettere a rischio la salute propria e del suo bambino. Le tutele si applicano in caso di lavori pericolosi e di fatica, ma anche per orari di lavoro notturni. L’attuazione delle tutele avviene tramite la modifica delle mansioni ed eventuale spostamento. L’inosservanza di queste tutele da parte del datore è punibile con l’arresto fino a 6 mesi. 
  • Congedo di maternità: si tratta di un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto durante la gravidanza e il puerperio per un totale di 5 mesi, con possibilità di scelta se astenersi dal lavoro nei due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi dopo il parto; oppure astenersi nel  mese precedente al parto e nei 4 mesi successivi; lavorare fino al parto e fruire del congedo nei 5 mesi successivi, purchè il medico specialista e il medico competente sulla salute nei luoghi di lavoro attestino che tale scelta non danneggi la salute della madre e del nascituro. (Ddl 1334 Legge di Bilancio 2019).
  • Indennità di maternità: per il periodo del congedo di maternità è prevista un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione per l’intero periodo del congedo di maternità stesso. 
  • Congedo parentale: in sintesi è l’astensione facoltativa dei genitori per un periodo di massimo 10 mesi, elevabili a 11 se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per un periodo, continuativo o frazionato, di almeno tre mesi. nei primi 12 anni di vita del bambino, retribuito al 30% della retribuzione. Il congedo parentale può essere richiesto dalla madre e dal padre lavoratore per un periodo continuativo o frazionato di massimo 6 mesi. Per il padre lavoratore dipendente, i mesi possono diventare 7 in caso di astensione dal lavoro per un periodo di almeno tre mesi. La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto alcuni interventi mirati per i congedi  parentali, ne parliamo nell’articolo Sostegno alla genitorialità: le principali novità politiche.
  • Permessi di riposo: per le mamme lavoratrici dipendenti, o in alternativa per i padri, sono previsti dei periodi di riposo per l’allattamento. Scopri di più su come funzionano i permessi per allattamento.
  • Congedo per malattia del figlio: i genitori (alternativamente) hanno diritto ad astenersi dal lavoro per tutta la durata della malattia del figlio fino ai suoi 3 anni. Dai 3 agli 8 anni del figlio l’astensione è di massimo 5 giorni l’anno. Il congedo per malattia del figlio non è retribuito.