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TIN: perché lo psicologo è fondamentale

Ott 29
Scritto da Annamaria avatar

Quando un neonato nasce prematuro o le sue condizioni si aggravano, la paura e il dolore coinvolgono tutta la famiglia. La Società Italiana di Neonatologia richiama l’attenzione sul ruolo dello psicologo e spiega perché è fondamentale nelle TIN, accanto a genitori e operatori sanitari, soprattutto nei momenti più difficili del ricovero.

TIN perche psicologo fondamentale
TIN perche psicologo fondamentale

Ci sono momenti in cui una famiglia si trova ad affrontare una paura più grande di qualsiasi parola. Succede quando un bambino nasce molto prematuro, quando le sue condizioni peggiorano improvvisamente o quando arriva una diagnosi difficile da accettare. In Terapia Intensiva Neonatale (TIN), la preoccupazione per la salute del proprio figlio può trasformarsi in un’esperienza profondamente traumatica, che lascia un segno anche dopo la fine del ricovero.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN), riunita a Bari per il XXXII Congresso Nazionale, dal 28 al 30 ottobre 2026, sottolinea l’importanza della presenza dello psicologo all’interno dell’équipe di cura. Una figura fondamentale per accompagnare i genitori nelle situazioni più delicate, ma anche per sostenere medici e infermieri, chiamati ogni giorno a confrontarsi con emozioni intense e decisioni difficili.

In TIN, comunicare una cattiva notizia non significa soltanto spiegare una condizione clinica. Per mamma e papà, ascoltare che il proprio bambino sta peggiorando può essere un momento che cambia tutto. Le parole utilizzate, il tempo dedicato al colloquio, la possibilità di fare domande e di ricevere risposte comprensibili possono influenzare profondamente il modo in cui i genitori affrontano ciò che sta accadendo.

La comunicazione non dovrebbe esaurirsi in un singolo incontro, ma accompagnare la famiglia lungo tutto il percorso di cura. Anche quando la situazione è molto complessa, poter contare su professionisti capaci di ascoltare e spiegare con chiarezza aiuta a non sentirsi soli e a mantenere un rapporto di fiducia con l’équipe.

E’ proprio qui che entra in gioco lo psicologo: aiuta i professionisti a preparare i colloqui più difficili, a comprendere le reazioni emotive dei genitori e a trovare modalità di comunicazione empatiche e rispettose. Il suo compito non è cancellare il dolore o nascondere la realtà, ma aiutare le famiglie ad affrontarla con il sostegno di chi si prende cura del loro bambino.

C’è un aspetto di cui si parla meno: la sofferenza di chi lavora in Terapia Intensiva Neonatale. Medici e infermieri sono quotidianamente accanto ai neonati più fragili e alle loro famiglie. Quando le condizioni di un bambino peggiorano gravemente o si verifica un lutto, anche gli operatori possono provare tristezza, senso di impotenza, colpa e stress emotivo.

A confermarlo è lo studio STRONG del 2023, condotto tra gli operatori delle TIN italiane. Il 44,7% degli intervistati non aveva ricevuto una formazione specifica sulla comunicazione delle cattive notizie, mentre il 41,2% dichiarava di non avere una strategia comunicativa precisa. Inoltre, oltre il 90% riteneva necessaria una formazione sulla gestione del lutto.

Sono dati che mostrano quanto sia importante preparare i professionisti non soltanto sul piano clinico, ma anche su quello della comunicazione e della gestione delle emozioni. Prendersi cura di chi cura significa contribuire a creare un ambiente di lavoro più consapevole, capace di affrontare le situazioni critiche senza lasciare che il peso emotivo ricada sui singoli.

Tra gli strumenti più importanti c’è il debriefing, un momento strutturato di confronto dopo un evento critico. Non è semplicemente uno spazio in cui sfogarsi, ma un’occasione per ripercorrere quanto accaduto, condividere le difficoltà incontrate e riflettere su come migliorare la comunicazione e il lavoro di squadra.

Con il supporto dello psicologo, gli operatori possono riconoscere le proprie reazioni emotive, comprendere meglio le dinamiche vissute e trovare modalità più efficaci per affrontare situazioni analoghe in futuro. Un sostegno che può contribuire a prevenire l’isolamento e a rendere l’équipe più unita proprio quando la pressione è maggiore.

Come sottolinea il professor Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia: “La cura in Terapia Intensiva Neonatale non riguarda esclusivamente il neonato. In TIN dobbiamo prenderci cura dell’intero nucleo familiare e, allo stesso tempo, sostenere i professionisti che ogni giorno affrontano situazioni di elevata complessità emotiva. La presenza dello psicologo rappresenta una risorsa essenziale per garantire una comunicazione efficace, umana e rispettosa, soprattutto nei momenti più difficili. Il vero obiettivo non è regalare false certezze a mamma e papà o eliminare la loro sofferenza, ma offrire a famiglie ed operatori gli strumenti emotivi necessari per attraversarla insieme”.

Il ricovero di un neonato in Terapia Intensiva Neonatale coinvolge tutta la famiglia. Accanto alle cure mediche, sono importanti l’ascolto, la comprensione e la possibilità di trovare uno spazio in cui esprimere dubbi e paure senza sentirsi giudicati. Investire nella presenza dello psicologo in TIN significa riconoscere che la salute non riguarda soltanto il corpo e che anche le emozioni hanno bisogno di attenzione. Perché, nei momenti più difficili della vita di un bambino, prendersi cura di lui significa anche sostenere mamma e papà e non dimenticare chi, ogni giorno, lavora per proteggerlo.