Articoli della categoria ‘IL BAMBINO’

Bambini e schermi

Mar 25
Scritto da Annamaria avatar

Se hai un bambino piccolo, lo sai: il tema degli schermi è sempre lì, tra sensi di colpa, tentativi di regole e quei momenti in cui un cartone animato diventa l’unico modo per riuscire a fare una doccia. Ma qualcosa è cambiato per bambini e schermi. E questa volta lo dicono i pediatri.

bambini e schermi

Secondo le nuove linee guida dell’American Academy of Pediatrics, raccontate anche da Fanpage, non ha più senso fissarsi solo su “quanto tempo” i bambini passano davanti a uno schermo. Il punto vero, oggi, è un altro: che cosa fanno davanti a quello schermo e in che contesto lo fanno.

È un cambio di prospettiva importante, quasi liberatorio per molti genitori. Per anni ci siamo sentiti ripetere numeri, limiti, minuti da non superare. Oggi invece la scienza ammette una cosa molto concreta: non tutte le ore davanti a uno schermo sono uguali.

Un’ora passata a guardare un contenuto educativo insieme a mamma o papà non è la stessa cosa di un’ora trascorsa a scorrere video a caso, magari da soli, trascinati da algoritmi che catturano l’attenzione senza mai lasciarla andare.

Ed è proprio qui che arriva la vera svolta. I pediatri parlano apertamente di “ecosistema digitale”: un ambiente progettato per tenere i bambini incollati allo schermo, fatto di autoplay, scroll infinito e suggerimenti continui. Tradotto: non è solo una questione di regole in casa. Anche il modo in cui sono costruite le app e le piattaforme gioca un ruolo enorme.

E questo, diciamolo, cambia anche il modo in cui noi genitori possiamo (e dobbiamo) guardarci. Perché se prima tutto sembrava dipendere dalla nostra capacità di dire “basta così”, oggi è chiaro che non siamo soli dentro questa partita. Anzi, spesso giochiamo in salita.

Questo non significa “liberi tutti”, ma nemmeno vivere con il cronometro in mano. Significa piuttosto farsi qualche domanda diversa. Lo schermo sta sostituendo il sonno? Il gioco libero? Il movimento? Le relazioni? Oppure è uno strumento che, usato bene, può anche arricchire?

Le nuove indicazioni vanno proprio in questa direzione: meno ansia da minuti, più attenzione all’equilibrio complessivo della giornata. Perché un bambino non cresce “a ore di schermo”, ma dentro un mix fatto di relazioni, movimento, noia (sì, anche quella) e stimoli reali.

E allora forse la domanda giusta non è più “quanti minuti?”, ma “che posto ha lo schermo nella nostra vita di famiglia?”.

E qui arriva la parte più umana, quella che riguarda tutte noi. Perché nella realtà quotidiana non esistono famiglie perfette. Ci sono giornate lunghe, stanchezza, lavoro, imprevisti. Ci sono momenti in cui quello schermo è una pausa, un aiuto, quasi una salvezza.

La buona notizia è che non serve essere perfette per fare bene. Serve essere presenti, consapevoli, un po’ flessibili e un po’ attente. E soprattutto ricordarsi che ciò che conta davvero non è eliminare gli schermi, ma non lasciare che prendano il posto delle cose che fanno crescere davvero i nostri bambini.

In fondo, più che controllare un timer, oggi siamo chiamate a fare qualcosa di più difficile ma anche più autentico: accompagnare i nostri figli dentro il mondo digitale, senza perderci quello reale.

Vacanze di Pasqua: quando chiudono le scuole

Mar 23
Scritto da Annamaria avatar

Le vacanze pasquali rappresentano ogni anno uno dei momenti più attesi da studenti e famiglie: una pausa nel cuore della primavera che segna l’avvicinarsi della fine dell’anno scolastico e offre l’occasione perfetta per rallentare, viaggiare o semplicemente stare insieme.

Nel 2026, la Pasqua cade domenica 5 aprile, seguita dal lunedì dell’Angelo (Pasquetta) il 6 aprile. Tuttavia, come sempre, sono i calendari scolastici regionali a stabilire nel dettaglio i giorni di sospensione delle lezioni. Ecco quando chiudono le scuole per le vacanze di Pasqua.

Nella maggior parte d’Italia, le scuole resteranno chiuse dal 2 al 7 aprile 2026, con alcune piccole differenze tra regione e regione. Si tratta di una pausa di circa una settimana, ideale per organizzare qualche giorno fuori porta oppure dedicarsi ad attività in famiglia.

Il calendario regione per regione:

  • Abruzzo: dal 2 al 7 aprile
  • Basilicata: dal 2 al 7 aprile
  • Calabria: dal 2 al 7 aprile
  • Campania: dal 2 al 7 aprile
  • Emilia-Romagna: dal 2 al 7 aprile
  • Friuli Venezia Giulia: dal 2 al 7 aprile
  • Lazio: dal 2 al 7 aprile
  • Liguria: dal 2 al 6 aprile
  • Lombardia: dal 2 al 7 aprile
  • Marche: dal 2 al 7 aprile
  • Molise: dal 2 al 7 aprile
  • Piemonte: dal 2 al 7 aprile
  • Provincia di Bolzano: dal 2 al 7 aprile
  • Puglia: dal 2 al 7 aprile
  • Sardegna: dal 2 al 7 aprile
  • Sicilia: dal 2 al 7 aprile
  • Toscana: dal 2 al 7 aprile
  • Trentino: dal 2 all’8 aprile
  • Umbria: dal 2 al 7 aprile
  • Valle d’Aosta: dal 2 al 7 aprile
  • Veneto: dal 2 al 7 aprile (

Le vacanze pasquali arrivano in un momento ideale dell’anno: le giornate si allungano, il clima diventa più mite e cresce la voglia di stare all’aria aperta. Per molte famiglie sono l’occasione per organizzare brevi viaggi o gite fuori porta, trascorrere più tempo insieme dopo i mesi invernali, dedicarsi ad attività semplici, come picnic, giochi all’aperto o passeggiate nella natura Non a caso, questa pausa è spesso vissuta come una piccola “anteprima d’estate”, anche se breve.

È importante ricordare che, pur esistendo un calendario regionale, ogni istituto scolastico può introdurre piccole modifiche o giorni aggiuntivi di sospensione, ad esempio per ponti o delibere interne. Per questo motivo, è sempre consigliabile verificare anche il calendario ufficiale della propria scuola.

Papà non è un peluche

Mar 21
Scritto da Annamaria avatar

C’è un’immagine tenera che spesso associamo ai papà: quella del “padre peluche”. Sempre disponibile, sempre accomodante, pronto a dire sì per evitare lacrime, capricci o tensioni. Un papà dolce, certo. Ma attenzione: quando la dolcezza diventa assenza di regole, il rischio è di fare più danni che bene. Papà non è un peluche: i bambini non hanno bisogno solo di affetto, ma anche di confini chiari, presenza autorevole e guida emotiva.

papa non e un peluche

Essere un papà presente non significa accontentare ogni richiesta. Anzi. I bambini hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a distinguere tra ciò che vogliono e ciò che è giusto per loro. Un “no” detto con calma e amore è molto più educativo di cento “sì” concessi per stanchezza o senso di colpa.

Può sembrare strano, ma i limiti fanno sentire i bambini più sicuri. Sapere che c’è un adulto che guida, che decide, che contiene le emozioni, dà stabilità. Un papà troppo permissivo, invece, rischia di lasciare il bambino senza punti di riferimento, costretto a gestire da solo emozioni che non è ancora pronto a controllare.

Dire sempre sì evita i conflitti… ma non prepara alla vita reale. I bambini devono imparare, poco alla volta, che non tutto è immediato e che la frustrazione fa parte della crescita. Un papà che sa dire “no” insegna una competenza fondamentale: aspettare, adattarsi, trovare soluzioni. Attenzione: non si tratta di essere duri o distanti. Il modello giusto non è il papà severo di una volta, ma quello autorevole: affettuoso, presente, ma anche coerente. Un papà che ascolta, spiega, accoglie le emozioni… ma resta fermo quando serve.

Il papà ha un ruolo prezioso nello sviluppo emotivo dei figli. Spesso è colui che introduce il bambino al mondo esterno, alle regole sociali, alla gestione del rischio. Se diventa solo “il buono” o quello che concede tutto, perde una parte fondamentale di questa funzione.

Non è facile dire di no, soprattutto quando si è stanchi o si ha poco tempo. Ma essere genitori non significa essere perfetti: significa essere punti di riferimento. E un papà che sa dire “no” con amore non è meno affettuoso. È semplicemente un papà che sta aiutando suo figlio a crescere davvero. 

Giornata Mondiale NIDCAP

Mar 20
Scritto da Annamaria avatar

In occasione della Giornata Mondiale NIDCAP del 20 marzo, i Centri di Formazione di Rimini e Modena, insieme alla Società Italiana di Neonatologia (SIN), alla Società Italiana di Neonatologia Infermieristica (SIN INF) e all’associazione VIVERE ETS, celebrano l’eccellenza della cura neonatale al motto internazionale lanciato dalla Federazione NIDCAP: “NIDCAP fa la differenza perché…”.

SIN NIDCAP

L’approccio NIDCAP (Newborn Individualized Developmental Care and Assessment Program) è uno dei modelli di cura individualizzata al neonato in collaborazione con le famiglie. Non è semplicemente un protocollo assistenziale, ma una filosofia che trasforma radicalmente la Terapia Intensiva Neonatale (TIN) da ambiente puramente tecnologico ad ecosistema di sviluppo relazionale e neurologico. La scienza conferma che il cervello del neonato prematuro è un organo in evoluzione esponenziale, estremamente plastico, ma anche vulnerabile. Ogni stimolo ambientale a cui è sottoposto il bambino agisce direttamente sulla sua mappa neurale cerebrale.

La NIDCAP, proteggendo i ritmi biologici e ottimizzando l’ambiente sensoriale, garantisce che questa architettura cerebrale si sviluppi in modo armonioso. In questa ottica, la presenza dei genitori non è un atto di cortesia o un orario di visita, ma una componente essenziale per la vita del bambino. Infatti, le evidenze scientifiche dimostrano che l’apertura dei reparti di TIN H24, 7 giorni su 7, permette alla famiglia di fungere da scudo neuro-protettivo. Al contrario, la separazione dal genitore è una fonte di stress tossico per il neonato, capace di alterare lo sviluppo dei circuiti neuronali. 

Le testimonianze dei genitori sul perché “NIDCAP fa la differenza” sono la prova tangibile di tutto ciò.
Lilia, mamma di Gregory, descrive con le sue parole come questa assistenza permetta la riparazione del legame che si è interrotto con la nascita pretermine del bambino, “…senza NIDCAP non riusciresti a ricostruire quel cordone ombelicale che la natura ha precocemente interrotto”. Ad Alice e Alessandro, genitori di Giovanni, tale approccio ha consentito di appropriarsi dell’identità familiare “…ci ha permesso di sentirci una famiglia fin dal primo momento e di prenderci cura del nostro bambino con il supporto del personale medico e infermieristico”.

Barbara e Alberto, genitori di Mia, testimoniano con le loro parole la connessione relazionale tra i componenti della famiglia, “…ha permesso alla nostra famiglia di creare un filo che ci ha tenuti uniti per seguire passo a passo i progressi e le conquiste giornaliere di Mia”. Chiara, mamma di Dalila, con le sue parole si sofferma sul sostegno all’adeguatezza genitoriale, “…mi ha permesso di sentirmi mamma e di poter fare la mamma, quando in realtà ero a pezzi e mi sentivo totalmente inadeguata”.

Cosa raccontano i professionisti a tale proposito? Secondo Gina Ancora, Vicepresidente SIN e direttrice del Centro Training NIDCAP di Rimini, “NIDCAP fa la differenza perché,promuovendo l’instaurarsi di una relazione amorevole durante le fasi precoci della vita, facilita un attaccamento sicuro genitore-bambino, creando così il terreno fertile per fare attecchire semi di pace futura. Questo approccio assistenziale non si limita alla cura medica, ma prepara il terreno per una crescita umana armoniosa e serena. La missione principale è far sì che l’innovazione tecnologica più avanzata resti al servizio della persona attraverso la cura della relazione. La cura smette così di essere un insieme di procedure isolate per diventare un progetto condiviso, che mette al centro l’identità profonda della famiglia e del bambino”.

Alberto Berardi, direttore del Centro Training NIDCAP di Modena, rimarca come la presenza dei genitori, inclusi fratellini e sorelline, sia una componente clinica irrinunciabile e sicura, “..La scienza ci spiega che la famiglia, e in particolare la madre, funge da vera e propria barriera naturale alle infezioni. Attraverso il contatto, i genitori favoriscono lo strutturarsi del microbiota nel proprio piccolo, e questo processo naturale sarà fonte di protezione, migliorando le risposte immunitarie e riducendo i rischi di acquisizione di patogeni. Insieme a questa protezione immunologica, la vicinanza dei genitori offre anche degli stimoli indispensabili per la regolazione biologica e lo sviluppo armonioso del sistema nervoso. In questo percorso di crescita, il tocco dolce, il contatto pelle a pelle e l’allattamento al seno non sono solo gesti d’affetto, ma diventano veri e propri strumenti di protezione e cura che permettono al bambino di crescere più forte”.

Natascia Simeone e Natascia Bertoncelli, rispettivamente Trainer dei centri di formazione di Rimini e Modena, evidenziano che “NIDCAP assicura una relazione precoce tra genitori e bambini, permette l’inizio di un legame fondamentale per la crescita futura del neonato e dei suoi genitori. Attraverso l’affiancamento costante da parte di professionisti formati NIDCAP, i genitori, durante il ricovero, rimangono in continuo contatto fisico ed emotivo con i loro neonati. Acquisiscono la capacità di osservarli, di descriverne i punti di forza e di vulnerabilità, effettuando una co-regolazione costante e continua con il bambino, propedeutica al raggiungimento della capacità di auto-regolazione del neonato, fonte a sua volta di benessere e di sviluppo. Tale percorso permette ai genitori di raggiungere le competenze necessarie per prendersi cura del proprio bambino in completa autonomia, favorendo un ritorno a casa più sereno per l’intera famiglia”.

Le equipe multidisciplinari delle TIN di Rimini e Modena, insieme a tutti i professionisti NIDCAP italiani, testimoniano quotidianamente che “La famiglia è la vera cura, il nutrimento che fa crescere il bambino e la forza che vince ogni ostacolo”. Questa visione è sostenuta con forza dai rappresentanti delle associazioni e delle società scientifiche. 

Martina Bruscagnin, presidente di VIVERE ETS, dice “NIDCAP fa la differenza perché trasforma l’ospedale in una casa. Come associazione, ci impegniamo affinché il diritto alla non separazione sia garantito ovunque, sostenere il futuro dei bambini significa prima di tutto sostenere la dignità dei loro genitori, fornendo loro gli strumenti per essere i primi e più importanti custodi della salute dei propri figli.”

Monica Ceccatelli, vicepresidente di VIVERE ETS, testimonia “Il nostro obiettivo è che nessuna famiglia si senta ospite in TIN. NIDCAP restituisce ai genitori l’importanza della loro presenza in un momento di estrema fragilità, permettendo all’intera famiglia di fiorire. Vedere un genitore che impara a interpretare il movimento di una mano, l’espressione del viso, il respiro del proprio piccolo è la dimostrazione che la vicinanza è la base della crescita e della genitorialità di tipo responsivo.” Aggiunge Martina Bruscagnin “È solo grazie alla sinergia e alla preparazione che si sviluppano in TIN tra genitori e figli, con il prezioso supporto degli operatori, che le famiglie possono vivere questo periodo in modo proficuo, maturando l’esperienza necessaria per gestire con autonomia il ritorno a casa”.

Questa visione sociale e umana si fonde perfettamente con gli obiettivi delle società scientifiche, che vedono nel coinvolgimento della famiglia il vertice della qualità assistenziale. 

Elena Bernabei, presidente della SIN INF commenta “L’infermieristica neonatale moderna trova nel NIDCAP una grande espressione di qualità e competenza. Noi professionisti siamo i garanti dell’alleanza tra scienza e umanità; ogni volta che facilitiamo il contatto pelle a pelle o incoraggiamo una madre nell’allattamento, stiamo scrivendo il futuro di quel bambino. L’infermiere NIDCAP non assiste solo un paziente, ma accoglie e protegge un intero nucleo familiare, integrando la tecnica con la sensibilità relazionale.” 

Massimo Agosti, presidente della SIN, si dichiara orgoglioso che la SIN abbia al suo interno professionisti che conducono due dei 33 Centri Training NIDCAP a livello mondiale. “La scienza dimostra che stimoli quali il tocco, la voce e la presenza costante dei genitori, rappresentano veri e propri motori dello sviluppo cerebrale. In quest’ottica, l’abbraccio materno e paterno diventa una medicina potente e insostituibile per garantire la salute futura dei piccoli pazienti. L’osservazione costante da parte dei genitori rende il neonato un vero e proprio partner clinico, capace di fornire dati unici che completano il monitoraggio tecnologico. Coinvolgere attivamente i genitori trasforma la loro presenza in una risorsa clinica fondamentale, una parte integrante della cura. In tal senso l’approccio assistenziale NIDCAP ben rispecchia il motto della SIN -Insieme al neonato e alla sua famiglia- e si armonizza con tutto il lavoro che la nostra società scientifica propone.”

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Dormire bene alla base pure per neonati

Mar 13
Scritto da Annamaria avatar

Sleep Well, Live Better”: la Giornata Mondiale del Sonno, che ricorre oggi, 13 marzo 2026, ci ricorda che dormire bene è alla base di una vita migliore. E questo vale ancora di più pure per i neonati: garantire loro un sonno sicuro e di qualità significa investire nel loro futuro, nella loro salute e nel loro benessere di domani.

La Società Italiana di Neonatologia (SIN) rinnova il suo impegno nel promuovere e diffondere i consigli per un sonno sicuro. Un sonno protetto non riguarda solo l’ambiente domestico: è una responsabilità che inizia già in ospedale, anche nelle Terapie Intensive Neonatali (TIN), dove ogni giorno si lavora per garantire ai neonati condizioni di riposo che favoriscano sicurezza, comfort e sviluppo.

La SIN sostiene con forza la diffusione di pratiche basate sull’evidenza scientifica, affinché famiglie e professionisti condividano gli stessi principi di prevenzione, contribuendo insieme a ridurre i rischi e a costruire per ogni bambino un futuro più sano.

“Il sonno è un’esigenza biologica fondamentale per il neonato, troppo spesso sottovalutata ed interrotta”, afferma il Prof. Massimo Agosti, Presidente della SIN. “Nel neonato il sonno non è solo riposo: è un vero e proprio processo attivo di sviluppo. Durante il sonno si consolidano le connessioni neuronali, si regolano metabolismo, crescita e risposta allo stress. Nei primi mesi di vita, i neonati trascorrono fino al 70–80% del tempo dormendo, a testimonianza di quanto il sonno sia centrale per il loro sviluppo neurologico”.

La protezione del sonno inizia, quindi, già in ospedale e in particolare anche e soprattutto in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), dove i neonati prematuri o fragili ricoverati sono spesso svegliati a causa dei rumori ambientali e di procedure mediche, monitoraggi e terapie a cui sono sottoposti, per supportarli e aiutarli nella loro cura e crescita. 

La SIN promuove e sostiene, quindi, in tutte le TIN, strategie di attenzioni orientate alla tutela del sonno che mirano a ridurre le luci e i rumori ambientali, riunire le procedure assistenziali in minori interventi per evitare risvegli ripetuti, favorire il posizionamento contenitivo e il comfort posturale del neonato, promuovere il contatto pelle a pelle (kangaroo care) con i genitori.

Anche a casa alcuni comportamenti possono favorire un sonno fisiologico e sicuro nel neonato:

– riconoscere e rispettare i segnali di sonno

– mantenere routine semplici e ripetitive

– offrire un ambiente tranquillo e con stimoli moderati

– favorire la vicinanza e la regolazione emotiva attraverso la presenza del caregiver.

“Seguire tutti i consigli e le indicazioni per garantire un sonno sicuro al proprio neonato è fondamentale anche per ridurre in modo notevole il rischio di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero la Sindrome della morte in culla), evento fortunatamente raro, ma che rimane la principale causa di mortalità nel primo anno di vita, dopo il periodo neonatale”, spiega la Prof.ssa Luana Nosetti, Responsabile del Centro Disturbi Respiratori del sonno e SIDS, Clinica Pediatrica Università dell’Insubria Ospedale Filippo del Ponte di Varese. “In Italia il tasso di casi di SIDS si è ridotto a circa lo 0,5 per mille nati vivi, in calo grazie alle campagne di prevenzione, ma dobbiamo continuare ad informare i genitori sulle precauzioni più importanti da adottare”.

La SIN ribadisce alcune regole fondamentali per la sicurezza del sonno del neonato, e in particolare:

  1. L’avvio dell’allattamento al seno è raccomandato

Numerosi studi dimostrano che il latte materno contribuisce a ridurre il rischio di SIDS.

  1. Posizione supina (sulla schiena) per ogni sonno

Il bambino deve essere messo sempre sulla schiena, per ogni sonno, giorno e notte.

3. Superficie per il sonno: ferma, piatta, non inclinata

Usare solo superfici rigide e piane, conformi agli standard di sicurezza (culla, lettino).

Non far dormire in: seggiolini auto, sdraiette, cuscini, ecc. Evitare di far addormentare il piccolo altrove (no trapunte, copertine soffici…). 

4. Niente oggetti morbidi o accessori nel letto

Vietati: cuscini, paracolpi, coperte, peluche, nidi, riduttori, cuscini da allattamento. L’ambiente deve essere completamente sgombro.

5. Condivisione della stanza sì, del letto no

Il bambino dovrebbe dormire nella stessa stanza dei genitori, ma su una superficie separata, mai nello stesso letto, per almeno i primi 12 mesi. Il bed-sharing non è raccomandato.

6. Evitare fumo, alcol e droghe

Non fumare in gravidanza né dopo la nascita ed evitare alcol e sostanze che alterano lo stato di vigilanza.

7. Garantire una temperatura adeguata

La temperatura ambientale va mantenuta tra i 19° e i 21°C. Evitare il surriscaldamento. Vestire il bambino in modo leggero, senza coprirgli la testa.

8. Il materasso della culla dev’essere certificato a norma CE

È consigliato usare sempre lenzuola sotto con angoli elasticizzati ed è necessario che la copertina non arrivi a coprire bocca e naso. Sì ai sacchi nanna, che aiutano il neonato a sentirsi contenuto e protetto.

9. Supervisione quando il bambino dorme in dispositivi non pensati per il sonno

Se il bambino si addormenta in seggiolini auto, passeggini, fasce o marsupi, va trasferito rapidamente su una superficie sicura. 

10. Succhietto e vaccinazioni

Anche l’uso del succhietto verso il primo mese di vita durante il sonno e le vaccinazioni, eseguite secondo il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, rientrano nelle strategie per contenere il rischio di morte in culla.

Ogni neonato merita un sonno protetto e di qualità, elemento essenziale per favorire uno sviluppo neurologico ed emotivo ottimale e per accompagnarlo verso un percorso di crescita più sicuro, equilibrato e sano.

Giovani: il futuro fa paura

Mar 12
Scritto da Annamaria avatar

Crescere oggi non è semplice. Per molti ragazzi pensare al futuro non significa entusiasmo o sogni, ma ansia, pressione e senso di smarrimento. Il futuro fa paura ai giovani. È la fotografia che emerge dalla ricerca “Fragile – mappae mundi di una nuova generazione”, promossa dalla Fondazione Unhate, che ha analizzato il rapporto dei giovani italiani tra i 13 e i 24 anni con il presente e con ciò che li aspetta domani. Il dato che colpisce di più è che quasi un giovane su quattro si sente sopraffatto e bloccato, schiacciato da aspettative, paure e difficoltà relazionali. Una condizione che gli studiosi definiscono quella degli “sfiduciati sotto pressione”: ragazzi che percepiscono il mondo come minaccioso, fanno fatica a immaginare il futuro e tendono a interiorizzare il disagio senza chiedere aiuto.

giovani ilfuturo fa paura

Lo studio racconta una generazione cresciuta in un contesto pieno di opportunità – più accesso all’informazione, più libertà di movimento, orizzonti globali più ampi – ma anche più complesso e difficile da interpretare. Quando mancano punti di riferimento solidi, questa apertura può trasformarsi in una fonte di pressione e spaesamento, fino a creare una vera e propria sensazione di “blocco”.

La ricerca individua quattro diversi profili tra i giovani italiani, che aiutano a capire meglio le tante sfumature di questa generazione. Il gruppo più numeroso è quello dei “moderati in transizione”, che rappresenta il 34%: ragazzi che mantengono un equilibrio fragile e hanno bisogno di sostegno per affrontare i passaggi più delicati della crescita. Poi ci sono gli “irrequieti in bilico”, circa il 25%, giovani spesso molto attivi e motivati ma esposti a un forte rischio di sovraccarico e ansia da prestazione. All’estremo opposto si trovano i “fiduciosi propositivi”, che sono solo il 17%: ragazzi con buon equilibrio emotivo e relazionale, capaci di guardare al futuro come a uno spazio di possibilità.

Nonostante le fragilità, il quadro non è completamente negativo. Molti giovani continuano a credere nel futuro, nella scienza, nella tecnologia e nelle opportunità offerte dall’Europa. Ma allo stesso tempo emergono segnali diffusi di stanchezza, insicurezza e senso di inadeguatezza, soprattutto nella fascia tra i 17 e i 19 anni, quando si avvicinano le scelte più importanti per la vita adulta.

Secondo gli esperti, la chiave per trasformare questa fragilità in una risorsa sta soprattutto nelle relazioni educative e nei contesti che accompagnano i ragazzi nella crescita. Scuola, famiglia, attività sportive, artistiche o di volontariato possono diventare spazi fondamentali in cui i giovani costruiscono fiducia, identità e senso del futuro. Perché crescere significa anche imparare a orientarsi in un mondo complesso, ma nessuno dovrebbe farlo da solo.

Ospedale e rispetto: vademecum per genitori

Mar 11
Scritto da Annamaria avatar

Negli ultimi anni negli ospedali italiani sono aumentate le aggressioni contro medici e infermieri. All’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ad esempio, gli episodi di violenza verbale e fisica sono più che raddoppiati in cinque anni, passando da 28 nel 2021 a 64 nel 2025. Ospedale e rispetto devono andare a braccetto. Arriva il vademecum per i genitori.

il rispetto e la prima cura

Il Bambino Gesù lancia una campagna dal messaggio molto semplice ma potente: “Il rispetto è la prima cura”. L’idea è speciale: sono proprio i bambini a ricordare agli adulti come comportarsi in ospedale, con un piccolo vademecum pensato soprattutto per i genitori che arrivano al pronto soccorso con i loro figli. L’obiettivo è migliorare l’ambiente di cura e rafforzare l’alleanza tra famiglie e personale sanitario, perché la serenità di medici e infermieri aiuta anche i bambini a sentirsi più tranquilli e protetti.

Il vademecum del Bambino Gesù: 7 regole per i genitori

Ecco le sette semplici regole ricordate ai genitori quando si entra in ospedale:

  1. Aspettare con pazienza. In pronto soccorso ogni caso ha una priorità diversa.
  2. Non alzare la voce. Urlare spaventa i bambini e non aiuta il lavoro dei medici.
  3. Fidarsi del personale sanitario. Ogni situazione viene valutata con attenzione.
  4. Ricordare che non si è soli. In ospedale ci sono altri pazienti e famiglie da rispettare.
  5. Seguire le regole degli spazi comuni. L’ospedale è un luogo condiviso.
  6. Fare piccoli gesti di attenzione. Anche il rispetto quotidiano fa la differenza.
  7. Lasciare gli ambienti puliti. Prendersi cura degli spazi aiuta tutti a stare meglio. 

Quando un bambino sta male è normale essere preoccupati o spaventati. Ma creare un clima sereno aiuta il personale sanitario a lavorare meglio e rende l’esperienza ospedaliera meno stressante per tutti. Il messaggio della campagna è chiaro: la cura dei bambini inizia anche dal rispetto reciproco tra medici, infermieri e famiglie. Un piccolo promemoria che vale sempre, soprattutto nei momenti più delicati.

La campagna è promossa dall’Irccs in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza su operatori sanitari e socio-sanitari il 12 marzo.

Favola della buonanotte: perché leggerla fa bene

Mar 09
Scritto da Annamaria avatar

C’è un momento della giornata che per molti genitori è diventato un piccolo rituale: il pigiama, le luci soffuse e una storia da leggere prima di dormire. La favola della buonanotte non è solo una tradizione tenera e rassicurante, ma anche un gesto con un grande valore psicologico per i bambini. Perché leggerla fa bene? Aiuta infatti i più piccoli a sentirsi al sicuro, rafforza il legame con mamma e papà e stimola la loro immaginazione. Un semplice libro può diventare uno strumento prezioso per accompagnarli nel mondo dei sogni.

favola della buonanotte perche leggerla fa bene

Rafforza il legame con mamma e papà

Il momento della favola è spesso uno dei pochi della giornata in cui genitori e figli si fermano davvero insieme, senza distrazioni. Sedersi accanto al letto, leggere con calma e ascoltare le reazioni del bambino crea un momento di connessione emotiva molto forte. Questo rituale quotidiano trasmette sicurezza e stabilità: il bambino sa che ogni sera ci sarà quel momento speciale dedicato solo a lui.

Aiuta a rilassarsi prima di dormire

La lettura della buonanotte aiuta i bambini a passare dalle attività della giornata al riposo. Il tono della voce del genitore, il ritmo della storia e l’atmosfera tranquilla favoriscono il rilassamento e preparano il cervello al sonno. Con il tempo diventa un vero e proprio segnale: quando inizia la favola, il corpo capisce che è arrivato il momento di calmarsi e andare a dormire.

Stimola immaginazione ed emozioni

Le fiabe permettono ai bambini di entrare in mondi fantastici, incontrare personaggi diversi e vivere avventure straordinarie. Tutto questo stimola fantasia, creatività e capacità di immaginare. Attraverso le storie, inoltre, i bambini imparano a riconoscere e comprendere le emozioni: paura, coraggio, gentilezza, amicizia. Le fiabe diventano così un modo naturale per parlare di sentimenti.

Aiuta lo sviluppo del linguaggio

Ascoltare storie fin da piccoli è anche un grande aiuto per lo sviluppo del linguaggio. I bambini imparano nuove parole, migliorano la capacità di ascolto e sviluppano la comprensione del racconto. Non serve leggere libri complicati: anche storie semplici, ripetute più volte, sono molto utili per la crescita linguistica.

Crea ricordi felici

Molti adulti ricordano ancora con affetto le storie che venivano lette loro prima di dormire. La favola della buonanotte diventa un ricordo emotivo forte, legato alla sensazione di essere protetti e amati. E proprio per questo non è importante leggere perfettamente o scegliere il libro “giusto”. Ciò che conta davvero è il tempo condiviso.