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Rientro a scuola: ansia dei bambini

Set 24
Scritto da Annamaria avatar

Zainetto nuovo, quaderni appena comprati, astuccio da riempire e il grembiulino ancora perfettamente piegato. Il rientro a scuola, per le famiglie, comincia spesso così. Tra liste della spesa, libri da acquistare e corse dell’ultimo minuto, però, c’è qualcosa che rischia di passare inosservato: l’ansia dei bambini davanti al ritorno tra i banchi. Perché settembre non porta soltanto entusiasmo. Porta aspettative, curiosità, ma anche paure e preoccupazioni. E quella frase apparentemente innocua, “non voglio andare a scuola”, può nascondere molto più di un semplice capriccio. A spiegarlo a Leggo è la pedagogista Maria Cristina Boccacci, che invita mamme e papà a prestare attenzione ai segnali dei figli e, soprattutto, a non trasformare il rientro a scuola in una gara.

Children with rucksacks sitting on the stairs near school

Ci sono bambini che diventano irritabili, fanno più capricci, hanno difficoltà ad addormentarsi o chiedono più coccole. Ma ce ne sono anche altri che sembrano felicissimi: vogliono scegliere tutto il materiale scolastico, parlano continuamente della scuola e appaiono pieni di entusiasmo. Non sempre, però, dietro un bambino apparentemente entusiasta c’è serenità. “I segnali sono molto simili. L’unica differenza la possiamo fare noi con l’ascolto attivo, quindi mettere parola a quello che notiamo”, spiega Boccacci. Non dobbiamo cercare di eliminare ogni emozione negativa, ma aiutare il bambino a riconoscerla. Anche perché, come sottolinea la pedagogista, le emozioni che non riesce ancora a gestire “non spariscono”: “Restano un carico che, a seconda di come viene accolto o ignorato dagli adulti, può incidere in modo positivo o negativo sull’intero percorso scolastico, fin dalla prima infanzia”.

Spesso siamo proprio noi adulti, spesso senza rendercene conto, a caricare il rientro a scuola di aspettative. Avrà comprato tutto? Andrà bene quest’anno? Sarà bravo? Troverà amici? Come sarà la maestra? E gli altri bambini saranno più avanti di lui? Domande normalissime, certo. Il problema arriva quando diventano confronti continui. “Noi genitori facciamo continuamente confronti tra i nostri figli e i figli degli altri – magari ad alta voce proprio nel cortile della scuola – e pensiamo che loro non ci ascoltino”, racconta Boccacci.

E invece ascoltano. Un “sarà il più bravo della classe?”, oppure “avrà già imparato a leggere e scrivere?”, può trasformarsi nella testa di un bambino in una domanda molto più pesante: sarò abbastanza bravo per mamma e papà? “Questa ansia da prestazione noi la trasferiamo in maniera osmotica ai nostri figli”, spiega la pedagogista. Il messaggio che può arrivare al bambino è semplice e, allo stesso tempo, molto forte: “Se i miei genitori sono agitati, allora anch’io dovrò essere agitato. C’è qualcosa che qualcuno si aspetta da me”.

Ecco cosa non fare

Il rientro a scuola non deve diventare un esame da superare

1. Non fare paragoni.
2. Non parlare continuamente di voti e risultati.
3. Non minimizzare le sue paure.
4. Non esagerare con le preoccupazioni.
5. Non riempire ogni conversazione con la scuola.
6. Non pretendere che sia sempre entusiasta.
7. Non trasformare il rientro in una prova di forza.

Cosa dire invece ai nostri figli? “Stiamo per tornare a scuola? A scuola troverai i tuoi amici”, suggerisce Boccacci. E soprattutto una certezza: “Qualsiasi cosa succeda, mamma e papà saranno sempre lì con te, anche se non ci vedi”. Per i più grandi, invece, aiutano le certezze quotidiane: sapere a che ora ci si sveglia, quando si esce da scuola, chi verrà a prenderli e cosa succederà dopo. La routine, spiega la pedagogista, “va bene dai 0 ai 100 anni”, perché “la certezza di un orario noto – a che ora si esce, chi verrà a riprendere, cosa si farà dopo – permette al bambino di proiettarsi sul rientro a casa anche nel mezzo di una giornata difficile”. C’è poi una regola che vale per tutti, piccoli e grandi: “Non bisogna mai sdrammatizzare, minimizzare, ma neanche esagerare”.

Secondo i dati citati da Boccacci, il disagio legato all’ansia è tutt’altro che raro. La pedagogista riferisce che circa il 20% dei ragazzi in età scolare o prescolare soffre di disturbi d’ansia. E tra gli studenti delle scuole secondarie coinvolti in una consultazione pubblica dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il 51,4% ha riferito stati ricorrenti di ansia o tristezza prolungata. Numeri che invitano a non sottovalutare i segnali: mal di pancia, difficoltà a dormire, irritabilità, stanchezza, mal di testa o un improvviso rifiuto della scuola possono meritare ascolto e attenzione, soprattutto quando diventano frequenti.

La cosa più importante che mamma e papà possono dire prima di un nuovo anno scolastico non è “Devi essere bravo”, ma “Tu per me vali sempre, tu per me vali tutto, tu sei sempre abbastanza per me”.