Smartphone a bimbi piccoli? I pediatri dicono no
Smartphone a bimbi piccoli? I pediatri dicono di no, di aspettare. Sono sempre più i medici che lanciano un appello ai genitori: niente smartphone, tablet e altri dispositivi digitali nei primi tre anni di vita. Un messaggio che oggi trova spazio anche in una proposta di legge presentata al Senato, nata con il sostegno della Società Italiana di Pediatria e della Fondazione Terre des Hommes, con l’obiettivo di tutelare lo sviluppo dei più piccoli e aiutare le famiglie a fare scelte più consapevoli.

Secondo i pediatri, i primi mille giorni di vita sono fondamentali per lo sviluppo del cervello. In questa fase il bambino ha bisogno soprattutto di relazioni, sguardi, parole, movimento e gioco libero. Un’esposizione eccessiva agli schermi, invece, può interferire con queste esperienze essenziali e, nei casi più marcati, contribuire a un ritardo nello sviluppo cognitivo, del linguaggio e delle competenze relazionali.
Un altro aspetto che preoccupa gli specialisti riguarda l’uso dello smartphone per calmare il bambino. Se il cellulare diventa la soluzione abituale per interrompere il pianto o una crisi di nervosismo, il piccolo rischia di sviluppare con maggiore difficoltà la capacità di gestire le proprie emozioni, affidandosi sempre allo stimolo digitale.
Il disegno di legge non punta a “punire” le famiglie, ma a promuovere prevenzione e informazione. Tra gli obiettivi principali ci sono: evitare l’esposizione agli schermi nei bambini fino a 3 anni; diffondere linee guida nazionali rivolte ai genitori; offrire informazioni già durante la gravidanza, nei corsi preparto, nei consultori e attraverso i pediatri; promuovere servizi educativi per la prima infanzia che limitino l’uso dei dispositivi digitali.
Nella quotidianità non è sempre semplice rinunciare al telefono, soprattutto quando si è stanchi o si è fuori casa. Eppure esistono tante alternative che aiutano il bambino a crescere e divertirsi: leggere insieme un libro illustrato; cantare filastrocche e canzoncine; giocare con costruzioni o incastri; fare una passeggiata all’aria aperta; coinvolgerlo in piccoli giochi sensoriali o creativi. Non servono attività complicate: spesso bastano la presenza di un adulto e qualche minuto di attenzione condivisa.
Gli esperti ricordano che la tecnologia non è un nemico, ma ogni età ha i suoi bisogni. Nei primissimi anni di vita nessuna app può sostituire una conversazione, un abbraccio o un gioco fatto insieme. L’obiettivo non è creare sensi di colpa, ma aiutare le famiglie a usare gli strumenti digitali con maggiore consapevolezza. Perché il regalo più prezioso che si può fare a un bambino, soprattutto nei suoi primi anni, resta il tempo trascorso con mamma e papà.
Scuola: stop ai cellulari in classe
Con l’inizio del nuovo anno scolastico si concretizza una delle novità più discusse degli ultimi mesi: lo stop ai cellulari in classe, voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Una misura che ha acceso un acceso dibattito nel mondo della scuola, ma che, sorprendentemente, trova il favore della maggior parte dei genitori.
Non si tratta solo di parole: gli istituti si stanno già attrezzando. All’ingresso gli studenti consegneranno i propri dispositivi, che verranno riposti in armadietti di sicurezza, chiusi a chiave, per poi essere riconsegnati a fine giornata. Un piccolo rito quotidiano che promette di cambiare profondamente il modo di vivere la scuola.
Per molti genitori si tratta di una liberazione. La maggioranza vede in questo divieto una possibilità concreta di riportare l’attenzione sui libri, sulla relazione con i compagni e con gli insegnanti. Via chat, notifiche, social: insomma, via le distrazioni continue che hanno reso più difficile concentrarsi durante le lezioni. E non manca chi intravede in questa scelta un’occasione per reimparare a vivere la scuola come spazio “protetto”, diverso dalla vita fuori.
Naturalmente, restano le incognite. Per i ragazzi il cellulare non è solo un oggetto: è identità, comunicazione, talvolta anche rifugio. Privarsene, seppur solo per le ore scolastiche, significherà imparare a gestire diversamente tempo e relazioni. È qui che si gioca la vera sfida: non tanto custodire gli smartphone sotto chiave, quanto restituire agli studenti la capacità di abitare la scuola senza la mediazione costante di uno schermo.
Il divieto voluto da Valditara, insomma, non è soltanto una regola: è un esperimento culturale. Se funzionerà, sarà perché avrà saputo ridare centralità alla scuola come luogo di ascolto, di concentrazione e di crescita collettiva. E perché, forse, avrà insegnato anche agli adulti che educare non significa solo dire “no”, ma creare le condizioni perché quel “no” si trasformi in un “sì” a qualcosa di più grande.
Divieto smartphone in classe
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara chiarisce sul divieto di smartphone in classe alle superiori a partire dal prossimo anno scolastico. Al Corriere della Sera spiega come funzionerà. Sarà un grande cambiamento per gli alunni.

Sul divieto smartphone in classe, il ministro spiega: “Gli studenti non potranno tenerlo acceso in classe. Le singole scuole decideranno come organizzarsi. Di norma, li si fa riporre in contenitori appesi nell’aula e li si riprende all’uscita”. Sul poterlo riprendere durante l’intervallo precisa: “Decideranno le scuole. Ci interessa che durante le lezioni non ci si distragga”.
Il divieto smartphone in classe potrebbe non riguardare alcuni: “Abbiamo previsto delle eccezioni per gli studenti con bisogni educativi speciali. Stiamo valutando l’utilità dell’impiego per indirizzi di studio particolari”.
“Dal prossimo anno scolastico dovremmo avvicinarci ad un rapporto di un tablet/pc ogni due studenti. Era 1 ogni 7 studenti nel 2020-2021, si è ridotto a 1 ogni 3 quest’anno, con un terzo delle scuole dove c’è un dispositivo per ogni studente. Tutte le scuole hanno una lavagna elettronica. Abbiamo investito 2,1 miliardi per digitalizzarle. Dunque il cellulare ai fini della didattica è pressoché inutile”, dice ancora Valditara.
“Chi non si adegua viola una regola di comportamento e sarà soggetto alla sanzione prevista dal regolamento del suo istituto che si adeguerà alla circolare”, sottolinea il politico. E’ convinto della bontà del provvedimento, allontanarsi dal telefonino per un po’ farà bene agli adolescenti: “Li aiutiamo nelle ore della scuola a prendersi una pausa, a concentrarsi e a imparare meglio”.
Natale: smartphone ai bambini sì o no?
Lo smartphone ai bambini come regalo di Natale è opportuno? Molti di noi lo fanno trovare ai figli sotto l’albero: sì o no? E’ giusto come dono? Mara Morelli, psicologa, psicoterapeuta, e ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica, e Salute, della Sapienza dà alcune indicazioni a riguardo.

Smartphone sì o no ai bambini a Natale? ”Non è semplice capire a che età si può regalare un dispositivo ai propri figli – spiega la terapeuta a Fanpage – I rischi ci sono, però mettendo limiti e impostando una comunicazione corretta, aperta e interessata, si possono evitare alcuni problemi legati all’utilizzo. Non c’è un giusto o sbagliato in assoluto, sicuramente più i bambini sono piccoli più vanno guidati nell’utilizzo perché non hanno ancora la capacità di autoregolarsi, non sanno cosa devono fare. Quindi è importante che il limite venga dato da fuori”.
Decidere per il sì o il no riguardo a regalare smartphone ai bambini a Natale è solo una scelta nostra. Ma è bene, come dice l’esperta, porre dei limiti: “Regolare il numero di ore, ma non è solo una questione di tempo, bisogna anche capire cosa ci fanno con questi dispositivi, i rischi sono dietro l’angolo. Bisogna attivare sistemi di parental control, mantenere un canale comunicativo. E poi mettere delle regole, i limiti servono ai figli, sono rassicuranti, ne hanno bisogno. Lo dimostra anche la letteratura”.
Per la psicologa un telefonino si può regalare a ragazzini “dalla scuola secondaria in poi, non prima”: ossia quando hanno 11 o 12 anni. “E comunque monitorando sempre in maniera stretta come vengono utilizzati questi dispositivi. Perché spesso gli adolescenti non si rendono conto di quali potrebbero essere i pericoli. In primis l’adescamento online, perché cominciano magari a comunicare con sconosciuti, entrano in intimità, spesso poi vengono chieste foto e video, che poi diventano gli strumenti del ricatto. Ma anche il sexting può diventare un problema, è molto diffuso tra i giovani, e può degenerare nel revenge porn. Sono cose che ho visto succedere anche nelle scuole secondarie di primo grado. Per questo è molto importante educare sin da subito i ragazzi, sia a casa, sia a scuola”, precisa.
Sul rischio di dipendenza da smartphone la Morelli spiega: “Sicuramente, non è automatico, ma l’utilizzo dei dispositivi può diventare disfunzionale ed essere un problema per i ragazzi e le ragazze”.
I genitori devono stare attenti: “Bisogna affiancarli sin dall’inizio, spiegandogli cosa si può fare, fargli capire che possono chiedere aiuto e consiglio. Sostanzialmente comunicando, e poi è importantissimo essere curiosi di quello che fanno online, un genitore attento a ciò che il figlio fa sul web è anche in grado di intercettare meglio le difficoltà”. Regole chiare e comportamenti coerenti delle mamme e dei papà, questo serve per la terapeuta.
Età giusta per smartphone bambini
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Bambini: smartphone non è babysitter
I genitori devono stare molto attenti, considerare seriamente che lo smartphone non è una babysitter in grado di far stare buoni i bambini all’occorrenza. Molte mie amiche lo mettono in mano al figlio, ad esempio, al ristorante: “Così vede un video e sta tranquillo”. Non è così che si fa, i media device creano dipendenza il più delle volte. (altro…)
Miopia bambini favorita da smartphone
La miopia nei bambini è favorita dall’uso dello smartphone. Il grande ricorso alla Dad ha fatto aumentare il rischio di ben il 30%, lo dimostrano alcuni studi effettuati sul piccoli.
La miopia cresce sempre più e arriva più precocemente, favorita dall’utilizzo dello smartphone sin da bambini, questo afferma una analisi comparativa di 33 studi, pubblicata sulla rivista Lancet Digital Health. “La miopia è in aumento in tutto il mondo, e la metà della popolazione mondiale ne soffrirà entro il 2050”, si legge. (altro…)
Attenzione al phubbing
Dobbiamo fare attenzione al phubbing. Questo termine identifica un comportamento sempre più frequente tra adulti e ragazzi. Seppur in compagnia di altre persone, si preferisce stare davanti allo schermo di uno smartphone o un tablet: quante volte vi è capitato o è capitato ai vostri figli?
Phubbing non è altro che la crasi di due termini inglesi: phone (telefono) e phubbing (snobbare). E’ il caso di farci attenzione, perché pure all’interno dei nuclei famigliari questo comportamento è sempre più frequente: stare davanti a uno schermo è un’ossessione. (altro…)

Scritto da Annamaria e postato in